La Ferrata Marangoni sale la bastionata che sovrasta Mori (Trento) e conduce al Santuario attraverso un itinerario esposto, tecnicamente di difficoltà media, con alcuni passaggi atletici e strapiombanti. Dopo il recente rifacimento le attrezzature sono molto migliorate e le difficoltà tecniche, un tempo elevate per via della roccia levigata e unta, sono in gran parte ridotte.
Dal parcheggio ci si dirige verso il centro, poi a destra verso la bastionata e il Santuario; un sentiero lastricato sale ripido fino al Santuario, da cui si seguono le indicazioni per la via ferrata (25' dal parcheggio). Il sentiero, ripido ma senza difficoltà, riporta al bivio presso il Santuario e, a ritroso, al parcheggio (40' dal termine, 2h 45' totali).
Ferrata Marangoni sopra Mori
Resta però caratterizzata da un'esposizione elevata lungo larghi tratti e da alcuni passaggi atletici e strapiombanti. Ideale nelle mezze stagioni e negli inverni miti senza neve.
La roccia, compatta ma estremamente liscia e unta, rende difficile la presa: per questo, dopo i primi metri, la via è quasi ovunque servita da larghe cambre. Si sale un diedro leggermente strapiombante, un camino attrezzato, una rampa con roccette fino a un ampio piano dove si staccano i moschettoni.
A sinistra una parete di 8-10 m molto attrezzata porta al primo tratto esposto: un traverso orizzontale dove valutare con cura gli appoggi. Seguono diedri attrezzati in successione, abbastanza atletici e senza pause, fino al passaggio più iconico: un esposto traverso che aggira un aereo spigolo verticale proprio sopra il punto di partenza, non difficile grazie a buone staffe.

Dopo un sentiero di collegamento a tratti attrezzato si affronta la seconda metà: un lungo camino reso agevole dalle cambre, un panoramico tetto, cenge e spigoli, e infine una lunga parete verticale esposta presso il libro delle firme, con un tratto strapiombante da percorrere rapidamente. Un'ultima parete leggermente strapiombante e gradoni di legno chiudono le attrezzature.
Carattere e difficoltà
Tecnicamente di difficoltà media (le cambre annullano gran parte dei passaggi un tempo durissimi), ma da non sottovalutare: l'esposizione è costante e alcuni tratti atletici e senza riposo mettono alla prova le braccia.
L'attacco è anomalo: a destra della targa un tratto di tre metri in libera, reso possibile da una provvidenziale staffa in alto. In estate la parete, esposta a est, è tutta al sole nelle ore mattutine.
Avvicinamento e partenza
Si parte dal paese di Mori (Trento): la parete sovrasta l'abitato ed è già visibile dall'autostrada. C'è un ampio parcheggio presso l'incrocio fra via Marconi e via della Terra Nera.
Dal parcheggio ci si dirige verso il centro, poi a destra verso la bastionata e il Santuario; un sentiero lastricato sale ripido fino al Santuario, da cui si seguono le indicazioni per la via ferrata (25' dal parcheggio).
Equipaggiamento e condizioni
È consigliato indossare casco e imbraco già al Santuario, evitando di sostare all'attacco: il tratto più esposto passa sopra le teste e un'eventuale caduta di materiale potrebbe avere conseguenze serie.
Le vie ferrate superano delle vere e proprie pareti di roccia, totalmente o in parte munite di funi, di pioli o di scale. Per affrontarle in sicurezza sono necessari allenamento, esperienza di montagna, assenza di vertigini e la conoscenza delle tecniche elementari di scalata.
Oltre al classico equipaggiamento da montagna sono infatti necessari: set da ferrata, imbrago e casco. Utili anche i guanti da ferrata; importantissimo è controllare le previsioni meteo.
Da evitare le ferrate con tempo incerto: i percorsi diventano scivolosi in caso di pioggia e il temporale è molto pericoloso se vi trovaste in parete aggrappati a cavi metallici; prima di intraprendere qualsiasi gita in montagna e su vie ferrate va studiato il percorso per capire lunghezza e grado di difficoltà.
Periodo consigliato
Bassa quota (615 m) ma esposizione marcata: meglio le mezze stagioni o gli inverni miti senza neve. In estate la parete, esposta a est, è tutta al sole nelle ore mattutine.
Un altro itinerario che porta a un santuario: la Ferrata Che Guevara
Una via ferrata lunga e impegnativa, che richiede un buon allenamento fisico, ma che regala dei panorami indimenticabili sulla valle del Sarca. Grandioso itinerario che risale la parete est del Monte Casale che con i suoi 1500 m è uno dei più imponenti bastioni rocciosi delle Prealpi.
La Ferrata Che Guevara è una lunga escursione che risale da Pietramurata alla vetta del Monte Casale in provincia di Trento. La salita non presenta tratti particolarmente difficili dal punto di vista tecnico tuttavia è lunga, esposta e copre un elevato dislivello. Il rientro è lungo e ad anello per un giro complessivo di circa 7-8 ore.
Si tratta di una ferrata di notevole sviluppo e dislivello, sebbene tecnicamente non difficile. Ma la fatica è ampiamente ricompensata dalla spettacolarità dei panorami che il percorso offre, sia dal lato della Valle del Sarca e verso il Lago di Garda, sia in direzione dell'Adamello-Brenta.
Caratteristiche della Che Guevara
L’itinerario supera un dislivello totale di 1380m, arrivando a quota 1630m della cima del Monte Casale. Questa via attrezzata, tecnicamente non molto impegnativa, richiede buoni doti alpinistiche, preparazione fisica e atletica.
La ferrata non presenta passaggi impegnativi ma deve essere affrontata in perfette condizioni fisiche, di allenamento e metereologiche per la lunghezza del percorso e l’assenza di vie di fuga. La ferrata è spesso considerata facile con difficoltà moderate e questo è senza dubbio un punto di vista che è condivisibile a patto tuttavia di alcune importanti precisazioni.
La via non presenta tratti particolarmente impegnativi dal punto di vista tecnico - fatta eccezione per il diedro iniziale e un paio di singoli passaggi lungo la via - a causa dell’abbondante attrezzatura posta sul percorso. A fianco della relativamente bassa difficoltà tuttavia va sottolineata la lunghezza dell’itinerario e il dislivello su cui questo si sviluppa.
Raggiungere la vetta del Monte Casale ci porta a salire quasi 1400 m di dislivello e i tratti attrezzati sebbene si concentrino tra i 700 e i 1200 m di altitudine iniziano ben prima e terminano ben dopo. Per concludere l’esposizione della ferrata è generalmente elevata e lo sviluppo avviene verso sud sud-est quindi generalmente al caldo del sole mattutino.
Per questo sono vivamente consigliate grandi quantità d’acqua. Con queste considerazioni, la ferrata è ideale da percorrere nelle mezze stagioni. Attenzione infine all’intasamento lungo la via a causa dell’elevato numero di turisti che la percorre nel periodo estivo e nei festivi.

Accesso e avvicinamento
Il punto di partenza dell'itinerario è il paese di Pietramurata vicino Sarche in provincia di Trento. Giungendo da Riva del Garda proseguendo in direzione Sarche, si attraversa il paese di Pietramurata e quando siamo in vista del cartello di uscita del paese prendiamo a sinistra via Collungo.
Giungendo da Sarche viceversa appena dopo aver passato il cartello di ingresso a Pietramurata si svolta a destra per la medesima via. Si percorre la via industriale fino a un ampio parcheggio dove lasciamo l'auto.
Dal parcheggio costeggiamo l'industria che vedremo dritta a noi fino a dove la strada asfaltata termina e il sentiero di avvicinamento inizia. Il sentiero segnato con bolli rossi diviene ben presto ripido e a tratti gradonato con cavo corrimano.
Dopo alcuni minuti su questo ripido sentiero costeggiamo una parete rocciosa con un traverso verso destra dove incontreremo il passaggio impegnativo (20' dal parcheggio).
Il primo tratto tecnico
Come anticipato l'inizio della vera e propria ferrata è dopo, ma il diedro che dobbiamo affrontare è di difficoltà superiore al resto della via e se si volesse interrompere la salita è giusto farlo a questo punto.
Si sale questo diedro impegnativo in particolare per la mancanza di appigli nella sua parte centrale. Risulterà necessario trazionare un paio di volte sul cavo per guadagnare il passaggio successivo.
Usciamo dal diedro e procediamo su una lunga placca inclinata oltre la quale percorriamo un tratto di cengia rocciosa verso sinistra guadagnando quota sulle sottostanti cave con dritto a noi il Monte Casale in tutta la sua altezza.
Proseguiamo ora in falso piano tra facili tratti attrezzati e pezzi di sentiero fino ad alcuni balzi rocciosi (ignorare il bivio a sinistra verso una corda fissa). Passiamo su un terrazzo dove una roccia ci presenta la scritta con vernice "quota 550 m" e procediamo tra facili tratti attrezzati con presenze anche di staffe metalliche dove i passaggi sono più impegnativi.
La salita sulla parete del Monte Casale
Man mano che ci avviciniamo all'imponente bastionata incontriamo alcuni tratti verticali ben appigliati e con staffe e un paio di passaggi di arrampicata in libera (segni rossi a indicarci la via) fino a giungere in leggera discesa all'attacco della via Ferrata Che Guevara con una scritta in rosso su roccia "Quota 675 m" (1h dal primo diedro - 1h 20' dal parcheggio).
Alzando lo sguardo, l'imponente bastionata rocciosa del Monte Casale fa bella figura sopra di noi sebbene si possa dire che le maggiori difficoltà tecniche siano state già superate. Iniziamo con un breve facile traverso a destra per poi iniziare un tratto verticale per gradonato oltre il quale iniziamo a piegare verso sinistra in salita principalmente in diagonale.
In questa sezione, la salita è uno zigzag tra tratti verticali, brevi traversi e cenge che possono essere affrontati cercando di ridurre l'utilizzo del cavo al minimo indispensabile con l'unica costante dell'aumento di verticalità ed esposizione.
Attenzione tuttavia al materiale detritico nei piccoli spiazzi e cenge. Saliamo questo tratto e giungiamo a un tratto orizzontale dove per 5-6 metri traversiamo su un tratto abbastanza comodo e possiamo vedere dietro di noi il dislivello salito.
La scritta su roccia "735 m" ci indica a che punto siamo dell'escursione. Al termine di questo tratto inizialmente verticale poi più appoggiato arriviamo su un terrazzo dove è possibile prendere fiato.
Il tratto più fisico
Una freccia rossa ci indica di proseguire verso destra dove saliamo una sporgenza e giungiamo a un tratto dove termina per poco l'attrezzatura. Pochi metri più a destra inizia per una facile cengia a "Quota 820"che ci porta sotto un tratto verticale attrezzato inizialmente con molte staffe.
Proseguiamo in verticale per questo esposto tratto che presenta buoni appigli per mani e piedi. Saliamo un breve tratto diagonale che ci porta sotto una parete con staffe per mani e piedi.
Questo tratto inizia verticale per poi traversare a destra e poi procedere verticale. Senza le staffe questa placca sarebbe povera di appigli.
Questo è forse il tratto più fisico della ferrata dovendo risalire per diversi minuti senza possibilità di sostare comodamente. In breve usciti da questo tratto incontriamo sulla roccia la scritta "Quota 860" (45' ca dalla targa di inizio ferrata - 2h ca dal parcheggio).
Dalla quota 860 al libro delle firme
Iniziamo a salire verticale ma su roccia ben appigliata e con staffe dove mancano evidenti appigli. Saliamo alcuni facili metri e ci troviamo sotto una lunga placca attrezzata con staffe.
Risalita questa placca, alternata a tratti da piccoli terrazzi dove si può temporeggiare prima di procedere, giungiamo a una lunga cengia verso sinistra su fondo ghiaioso.
Proseguiamo su un paio di tratti diagonali non difficili prima di risalire in verticale una lunga placca a tratti attrezzata con staffe. Questa placca non è difficile vista l'abbondanza di staffe ma la roccia risulta più levigata dei tratti precedenti e quindi si deve ricorrere a tutte le staffe presenti per procedere.
Inoltre il tratto è esposto, comunque fisicamente impegnativo per la costante salita e la stanchezza accumulata della salita inizia a farsi sentire quindi è assolutamente vietato ridurre la concentrazione.
Dopo un bel tratto verticale giungeremo su una terrazza inclinata sassosa in cui è possibile riposare un attimo prima di intraprendere la salita dell'ultimo tratto della via (1h 30' dalla targa di inizio ferrata - 2h 45' dal parcheggio).
Risaliamo ora una breve parete verticale con staffe per poi affrontare una parete molto appoggiata con ottimi gradoni naturali che ci conducono a una cengia rocciosa non difficile che in alcuni minuti ci conduce al libro delle firme (1h 45' dalla targa di inizio ferrata - 3h dal parcheggio).
Dalla ferrata alla vetta
La Ferrata Che Guevara finisce qui ma non finisce la salita che presenta ancora alcuni tratti attrezzati e quindi si consiglia di non togliere imbraco e caschetto.
Proseguiamo sul sentiero ottimamente segnato in rosso attraversando alcuni tratti attrezzati facili di roccette, una placca inclinata meno difficile delle precedenti.
In questo tratto della via, i tratti su cui prestare la maggiore attenzione sono sicuramente quelli non protetti. Proseguendo in salita dovremo rimontare un paio di canalini non completamente stabili, un facile diedro e in diversi tratti roccette attrezzate.
Il tutto collegato da tratti di sentiero generalmente ripido fino a raggiungere la croce di vetta del Monte Casale (1632 m - 1h 30' dal libro delle firme - 4h 30' dal parcheggio).
Panorama dalla vetta
Arrivati alla sommità del Monte Casale l’ambiente cambia brutalmente e le dirupate pareti si trasformano in distese di prati fioriti. A mano a mano che si sale di quota ci si sente sempre più piccoli immersi in quel mare di roccia, che ormai ci circonda da tutte le parti.
Bellissimo è l'ambiente e il panorama, con vista che spazia dai ghiacciai del Carrè Alto e Presanella, dalle Dolomiti di Brenta alla Marmolada, le Pale di S. Martino, al complesso del Monte Bondone e ai laghi di Garda e di Toblino.
Dalla sommità, è davvero notevole il panorama che si può ammirare a 360°, tra cui una vista sul Gruppo di Brenta.

Discesa verso il Rifugio Pisoni e Sarche
Dalla vetta del Monte Casale avremo due opzioni di discesa: la più facile delle opzioni di discesa è di scendere verso destra (nord) in direzione del Rifugio Pisoni - generalmente aperto nei mesi estivi ma conviene verificarne a priori l'apertura - e di proseguire sul CAI 427 che tra pascoli e faggeta scende in direzione di Godesi dove con una palina del CAI seguiamo il sentiero in discesa per Sarche.
Continuiamo la discesa fino a incontrare un edificio della forestale e successivamente su più ripido e sconnesso sentiero sassoso fino a raggiungere la strada statale. A quel tratto noteremo il CAI 427B fino a Sarche dove prenderemo la mulattiera segnata che ci riporta a Pietramurata (3h dal termine della ferrata - 7h 30' totali).
Il sentiero scende con un lungo sviluppo lungo il versante nord del monte. Dopo aver disceso quasi tutto il dislivello, si incontra la SS237, dove si punta al tornante e si ritrova il sentiero, si scende ancora, e dopo non molto si raggiunge infine il limitare dell'abitato di Sarche.
Da lì si prende la carrareccia verso il Ponte del Gobbo: Al ponte, si prosegue lungo la strada, fino a ritrovare il bivio e poi il parcheggio.
Rientro dal Sentiero Attrezzato del Rampin
Sicuramente più difficile è la discesa dal Sentiero Attrezzato del Rampin ottimamente riattrezzato da pochi anni. Terminata la Ferrata Che Guevara si scende verso sinistra sul CAI 411 che dopo circa venti minuti intercetta in località Le Quadre il CAI 408 sempre verso sinistra.
Proseguiamo su questo sentiero fino a incontrare una palina che ci indica a sinistra la discesa per il Sentiero Attrezzato del Rampin (40' dal termine della ferrata). Questo sentiero in discesa pur non essendo tecnicamente difficile è decisamente insidioso.
Si devono affrontare alcuni tratti su roccette e rampe inclinate dentro il bosco in cui il fondo può risultare scivoloso. Per questo è assolutamente consigliato utilizzare il set da ferrata e dove non protetto usare bastoni telescopici per evitare scivolate potenzialmente pericolose.
Di fatto si percorrono per circa 45 minuti alcuni tratti attrezzati fino a giungere a una palina che indica chiaramente la via di rientro per la Che Guevara. Da quel punto le difficoltà calano e in breve si tratta di un lungo sentiero nel bosco che si riunisce al sentiero di avvicinamento da cui torneremo al parcheggio (2h 30' dal termine della Ferrata Che Guevara - 7h totali).
Questo rientro, alternativo, al tracciato classico che scende verso la SS 237, permette in circa 2 ore / 2 ore e mezza di rientrare al parcheggio discendendo la via attrezzata del Rampin. Il percorso, dopo pioggie recenti, può risultare estremamente scivoloso.
Ferrate adatte a chi cerca un percorso verso un rifugio-santuario
Sulle Pale di San Martino, la ferrate del Velo della Madonna e della Vecia sono due vie ferrate relativamente facili e ottimamente attrezzate, assai consigliate per i neofiti.
L’escursione ad anello, inoltre, che sale sino al conosciuto Rifugio Velo della Madonna, gode uno dei tanti fantastici scenari che caratterizzano l’intero gruppo montuoso delle Pale di San Martino, che si affiaccia sulla bellissima Valle del Primerio, sul Lagorai e sulle Dolomiti di Fassa, al cospetto dei maestosi monti del Sass Maor e della Cima di Ball.
Ferrata del Velo della Madonna e Ferrata della Vecia
Dalla Malga Civertaghe imbocchiamo il sentiero 713 e saliamo sino al Rifugio Velo della Madonna: da qui, percorriamo una traccia che prosegue verso nord e affrontiamo la Ferrata del Velo.
Successivamente, proseguiamo in direzione della Forcella Porton e percorriamo la traccia, ben visibile, che scende alla Ferrata della Vecia (sentiero 739B). Superata quest’ultima, continuiamo a sinistra per il sentiero 721 sino al bivio Cadin Sora Ronz, dove ripercorriamo nuovamente il sentiero 713 per ritornare al punto di partenza.
| Elemento | Informazione |
|---|---|
| Difficoltà | EEA |
| Durata totale | 6.00/7.00 h |
| Dislivello complessivo | 1100 m |
| Punto di partenza | Malga Civertarghe 1375 m |
| Punto d’arrivo | Malga Civertarghe 1375 m |
| Quota massima | 2390 m |
| Rifugio | Rifugio Velo della Madonna 2358 m |
| Segnaletica | sentieri 713, 739, 739B, 721 |
Il punto di partenza di questa uscita è la Malga Civertaghe, raggiungibile in auto da San Martino di Castrozza attraverso una stradina carrozzabile, per lo più sterrata. Dalla malga, quindi, cominciamo l’escursione incamminandoci lungo il sentiero 713 e seguendo le indicazioni per il Rifugio Velo della Madonna.
Il sentiero, tecnicamente facile, sale con modesta pendenza la Val de la Vecia, prima attraverso il fitto bosco, successivamente lungo un ghiaione. Raggiungiamo, quindi, il bivio Cadin Sora Ronz, dove svoltiamo verso destra mantenendo ancora il segnavia 713, sempre in direzione del rifugio.
Superiamo dei tratti più ripidi rispetto a quelli incontrati finora, in alcuni punti assai scivolosi, ma comunque ottimamente attrezzati e, raggiungiamo il Rifugio Velo della Madonna, situato ai piedi del massiccio Sass Maor.
Da questo rifugio si può godere un fantastico e vasto panorama che si affaccia sulla bellissima alta valle del Primerio, delimitata dalla catena montuosa del Lagorai, e, in lontananza, sulle rinomate Dolomiti di Fassa.
La Ferrata del Velo della Madonna, la prima di questa uscita, è una via attrezzata relativamente semplice, adeguatamente attrezzata con fune metallica e con diverse cambre, soprattutto nei tratti più verticali.
Se quest’ultime non sono presenti, il proseguimento è comunque assicurato dalla presenza di diversi e facili appoggi rocciosi; i punti esposti, invece, sono pochi e, in ogni caso, assai brevi.
A ferrata conclusa, teniamo ancora il kit di sicurezza e proseguiamo lungo il sentiero che conduce all’intuibile Forcella Porton. In prossimità di quest’ultima, scendiamo verso sinistra lungo l’evidente traccia, avente segnavia 739B, ma non indicato al bivio, che conduce alla seconda ferrata, la Ferrata della Vecia.
Anch’essa si tratta di una via attrezzata che risulta tecnicamente facile ed è caratterizzata, principalmente, da diverse scalette verticali, completamente attrezzate con numerose cambre metalliche.
Superata il secondo tratto attrezzato di questa escursione, possiamo toglierci il kit da ferrate e proseguiamo, con normale camminata, lungo la visibile traccia e, al bivio del sentiero 721, procediamo verso sinistra per ritornare nuovamente al bivio Cadin Sora Ronz, incontrato nel percorso di andata.
Indicazioni generali per scegliere una ferrata
Il Trentino offre magnifici itinerari per ferrate: sulle Dolomiti, a picco sul lago di Garda e nel magico Brenta, sino in Val di Non. Con diversi gradi di difficoltà, a bassa e alta quota, più o meno impegnative, le ferrate in Val di Non e Trentino regalano panorami mozzafiato ed esperienze adrenaliniche.
Percorsi attrezzati con scale, catene, staffe, ponti tibetani e altri ancoraggi, le ferrate permettono anche a chi non sia un climber esperto di scalare e raggiungere montagne con pareti rocciose esposte.
A chi non ha esperienze di arrampicate e di alta montagna, consigliamo di rivolgersi alle Guide Alpine di San Martino di Castrozza e Primiero.
Altri percorsi attrezzati
Il Sentiero Attrezzato Giovanelli è tecnicamente facile, la ferrata è quindi consigliata anche ai neofiti anche se le scale sul percorso mettono un po’ alla prova le vertigini. E’ caratterizzata principalmente da funi metalliche ed è ideale da percorrere nei periodi non troppo caldi (si raggiunge una quota massima di 900 metri).
A picco sul lago di Garda, la Via ferrata F. Susatti di Cima Capi è adatta per chi si voglia avvicinare al mondo delle ferrate, non presentando particolari difficoltà tecniche. Per lo sviluppo e il dislivello (quasi 1000 metri) richiede comunque una certa preparazione fisica.
La ferrata di Cima Capi regala un meraviglioso panorama sul lago e sulle cime del gruppo del Monte Baldo ed è ideale da provare in periodi non troppo afosi.
La Via ferrata di Favogna è caratterizzata da cenge naturali, scale, cavi metallici e camini. La salita, tranne un paio di passaggi, non è tecnicamente difficile ma non è da sottovalutare sia per i diversi tratti esposti sia perché si sviluppa su una parete strapiombante e verticale che non lascia un momento di respiro.
La Ferrata del Canalone è breve, divertente e verticale, si percorre con un anello di 2 ore che si sviluppa sul tratto attrezzato fino alla forcella delle mughe e successivamente su sentiero per rientro al rifugio.
La Ferrata Bolver Lugli al Cimon della Pala è molto impegnativa, riservata agli esperti. Il percorso diventa ripido e notevolmente esposto.
Storia della Ferrata Che Guevara
Il 10 giugno 1959 Gianni Bassetti, Francesco Petrolli e Arrigo Pisoni aprivano un itinerario di grande respiro sul più imponente appicco della Valle del Sarca, la parete est del Monte Casale 1632 m, localmente noto anche come Monte Daino.
La parete est del Monte Casale (Valle del Sarca) La via della Parrocchia fu invece ripresa, probabilmente senza nulla saperne, dall’alpinista Giorgio Bombardelli, che privatamente o quasi nel 1990 vi sovrappose un itinerario ferrato, tra molte polemiche proprio sulla proliferazione di questo genere di percorsi.
La via ferrata fu intitolata al rivoluzionario argentino Ernesto Che Guevara (che pare comunque abbia avuto anche lui dei trascorsi alpinistici). Nel 1993 Mountain Wilderness con un blitz rimosse 200 metri di cavi, ma la reazione di sdegno per questo gesto fu quasi unanime, perfino fra alcuni soci dell’associazione (me compreso).
Il tratto fu poi ripristinato, e oggi è normalmente percorribile. La via ferrata Che Guevara è impegnativa e si svolge in ambiente assai selvaggio per quasi 1400 metri di dislivello.
I tratti attrezzati sono molto vari, mai molto difficili, talvolta impegnativi per lo sforzo atletico richiesto. La presenza di diversi tratti di sentiero esposti e non protetti e di qualche canale detritico rende il percorso adatto solo a escursionisti veramente esperti.
Ferrata Che Guevara, Monte Casale | Pietramurata con @SaraLazzari
Attrezzatura, meteo e sicurezza
Tra cordini, scalette e passaggi da brivido, è d’obbligo essere ben equipaggiati. È fondamentale dotarsi della corretta attrezzatura.
- set da ferrata;
- imbrago;
- casco;
- guanti da ferrata;
- normale equipaggiamento da montagna.
Importantissimo è controllare le previsioni meteo. Da evitare le ferrate con tempo incerto: i percorsi diventano scivolosi in caso di pioggia e il temporale è molto pericoloso se vi trovaste in parete aggrappati a cavi metallici.
Il percorso, dopo pioggie recenti, può risultare estremamente scivoloso. Questo sentiero in discesa pur non essendo tecnicamente difficile è decisamente insidioso.
Per la lunghezza e la mancanza di vie di fuga, la Che Guevara deve essere affrontata se in buono stato fisico. Nelle giornate estive l'esposizione solare è notevole e si consiglia di non dimenticare una buona scorta di acqua.
Prima di intraprendere qualsiasi gita in montagna e su vie ferrate va studiato il percorso per capire lunghezza e grado di difficoltà.