Pianta del Santuario di Montevergine: ambienti, basiliche e percorso di visita

La pianta del Santuario di Montevergine comprende un complesso monastico articolato intorno a due chiese principali, la Basilica nuova e la Basilica antica, collegate dagli ambienti del monastero e affiancate da foresteria, campanile, cripta, chiostri e locali annessi.

Il Santuario di Montevergine, dichiarato monumento nazionale, è una delle sei abbazie territoriali italiane e sorge sul monte Partenio, nel territorio di Mercogliano, a circa 1.270-1.280 metri sul livello del mare. La sua posizione è indicata dalle coordinate 40.9361211N, 14.7286414E in riferimento WGS84.

Pianta del Santuario di Montevergine

Come leggere la pianta del Santuario

Il complesso monastico mariano sulle cime del monte Partenio, dichiarato monumento nazionale, è una delle sei abbazie territoriali italiane. La primitiva chiesa nel corso dei secoli subì notevoli trasformazioni fino ad assumere l’attuale conformazione, comprendente due chiese dette la nuova Basilica e l’antica Basilica, il monastero, la foresteria, il campanile, la cripta e locali annessi.

Dal piazzale antistante parte un’imponente scalinata angolare che conduce all’ingresso del complesso religioso, caratterizzato da due chiese: la Basilica Antica e la Basilica Cattedrale. Intorno alle due chiese si snodano numerosi ambienti, tra i quali: tre chiostri, la Cripta e il MAM (Museo Abbaziale di Montevergine), istituito nel 2000 per raccogliere le testimonianze sulla devozione popolare.

La visita comincia dalla Basilica nuova, in stile romanico modernizzato, a tre navate e soffitto a cassettoni. Le navate secondarie, all’altezza del presbiterio, consentono il collegamento con l’antica Basilica.

Schema funzionale del complesso

ElementoCaratteristiche principali
Basilica nuova o Basilica CattedraleEdificio a tre navate, in stile romanico modernizzato, con grande arco trionfale, tribuna e altare maggiore
Basilica anticaChiesa a tre navate con decorazioni a stucchi barocchi, cappelle, altari, monumenti funebri e coro ligneo
Cappella della MadonnaAntica cappella della Madonna, oggi Cappella del Crocifisso, rivestita in marmo commesso
Cappella del SantissimoAmbiente con baldacchino romanico-bizantino e monumento quattrocentesco a Caterina Filangieri
Cappella della SchiodazioneCappella con altare del 1652 e sarcofago sormontato dalla statua di Fabio de Lagonissa
Cripta di San GuglielmoSpazio consacrato nel 1963, con il sarcofago contenente le spoglie del santo
Chiostri e cortiliSpazi di collegamento tra le diverse parti del monastero, con porticati e scorci sul campanile
CampanileTorre alta 47 metri, progettata da Florestano di Fausto
Sala San GuglielmoSala che conserva relazioni di grazie ricevute dai fedeli ed ex voto pittorici

Origine e sviluppo dell’abbazia

La sua costruzione si fa risalire alla consacrazione della prima chiesa nel 1126, benché l'ascesa al monte di Guglielmo da Vercelli sia documentata nel 1118. Il futuro Santo aveva scelto quel luogo solitario per la sua ascesi, ma la fama delle sue virtù finì per attrarre numerosi discepoli e far sorgere una comunità monastica.

In poco tempo un'intensa attività edificatrice portò alla realizzazione delle prime celle per i religiosi e di una prima chiesetta che la profonda devozione mariana di Guglielmo - e non un’apparizione, come vuole la tradizione popolare - dedicò alla Madonna. Riuniti nella congregazione dei Virginiani, i monaci di Montevergine diffusero la devozione mariana nell’intero Mezzogiorno, organizzando pellegrinaggi e facendo di Montevergine il più famoso santuario mariano dell'Italia Meridionale.

Nel XII secolo, l’eremita Guglielmo da Vercelli dà vita alla comunità monastica di Montevergine, promuove la costruzione di una chiesa dedicata al culto della Madonna, ancora oggi meta di pellegrinaggio, e fonda la congregazione verginiana.

Abbandonato il sogno di condurre vita eremitica, costituisce insieme ai suoi primi discepoli un piccolo cenobio. E in breve tempo dà vita ad una nuova famiglia monastica, uniformandosi alla Regula di San Benedetto, nel tentativo di un ritorno alla stretta osservanza del codice benedettino e di un rinnovamento della vita cenobitica.

La congregazione verginiana e la crescita del complesso

La congregazione di Montevergine nasce nel 1126; è tenuta a battesimo dal vescovo Giovanni di Avellino che sale al Monte Partenio per inaugurare il primo complesso monastico e il Santuario dedicato a Maria.

Il santuario di Montevergine diventa meta di pellegrinaggio di devoti alla Madonna provenienti da tutto il regno normanno nell’Italia meridionale. Nello stesso tempo, la congregazione acquista e consolida il proprio potere, grazie a donazioni, concessioni ed esenzioni stabilite dai nuovi sovrani svevi e dalle gerarchie ecclesiastiche.

Il complesso monastico di Montevergine include un ospizio per i pellegrini, oltre ad una biblioteca e uno scriptorium, per lo studio dei monaci, una casa di cura per gli ammalati e gli infermi, nella residenza in località Orreto (Loreto).

Nel XIII secolo, il monastero e le sue dipendenze - il “feudo monastico”, che include il territorio di Mercogliano - sono soggette unicamente all’autorità dell’abate. L’abbazia nullius di Montevergine è diocesi, con una propria curia; alle sue dipendenze nascono nuovi monasteri in Campania (come l’Abbazia del Goleto a Sant’Angelo dei Lombardi, fondata dallo stesso san Guglielmo), Puglia, Sicilia.

La Basilica nuova nella pianta del Santuario

Il progetto, affidato all’arch. Florestano di Fausto, prevedeva l’ innesto del nuovo edificio sull’asse trasversale della preesistente chiesa seicentesca, in modo da creare un complesso unitario, nel quale la chiesa antica “avrebbe costituito il braccio minore e la chiesa nuova il braccio maggiore di una grande croce latina”.

Il nuovo edificio di culto risulta costruito, anche se non ultimato, nel 1963, e la Madonna di Montevergine di Montano d’Arezzo già trasferita sul monumentale altare della nuova basilica. La Basilica Cattedrale, costruita a partire dal 1952 e aperta al pubblico nel 1961, è caratterizzata da una struttura a tre navate e ospita un trono marmoreo che accoglie la taumaturga immagine della Madonna.

La visita comincia dalla Basilica nuova, in stile romanico modernizzato, a tre navate e soffitto a cassettoni; un grande arco trionfale precede la tribuna e l’imponente altare maggiore dove fino al 2010 era collocata la maestosa immagine lignea della Madonna, attribuita a Montano d’Arezzo.

Il trono è composto da marmi pregiati e ornato di statue e sculture in bronzo. Le navate secondarie, all’altezza del presbiterio, consentono il collegamento con l’antica Basilica.

Interno della Basilica nuova di Montevergine

Il campanile nuovo

Campanile alto 47 metri, opera dell’architetto Florestano di Fausto, composto da una finestra trifora su ogni lato.

Il Santuario di Montevergine, in stile romanico modernizzato, sorge nel massiccio montuoso del Partenio a circa 1270 sul livello mare.

La Basilica antica

Entrando nella Basilica antica, a tre navate con decorazione a stucchi barocchi di cherubini e volute, dalla navata centrale si accede all’antica Cappella della Madonna, ora Cappella del Crocifisso, dove sarà ricollocata la Maestà di Montano d’Arezzo.

La Basilica antica, originariamente in stile gotico, a seguito dei numerosi restauri, che hanno riguardato l’ampliamento dei suoi ambienti non più in grado di ospitare la comunità monastica e il numero sempre più crescente di fedeli, ha assunto tratti tipicamente barocchi.

Tutta la cappella è in marmo commesso; la volta presenta i dipinti dell’Assunta, dell’Immacolata e di Maria Bambina mentre alle pareti sono altri dipinti ed il monumento funebre degli Angiò.

La cancellata in ferro battuto che divide la Basilica antica dalla cappella della Madonna di Montevergine segna il passaggio verso uno degli ambienti più importanti dell’intero percorso.

Cappella della Madonna di Montevergine

L’altare maggiore e il coro

L’altare maggiore della Basilica, costruito nel XVII secolo, presenta una ricca decorazione in mosaico di pietre dure: a ridosso, vi è collocato il mezzobusto di San Gennaro, in memoria della presenza nella Basilica del corpo del Santo trasferito a Napoli nel 1497.

L’altare maggiore della Basilica antica con al centro la statua della Madonna delle Grazie, ai lati San Guglielmo e San Benedetto e sullo sfondo l’organo a Canne.

Il coro ligneo della Basilica antica del 1573 realizzato da Benvenuto Tortelli, sito sul retro dell’altare maggiore. Un antico spartito musicale posto sul leggio in legno di noce del 1573 al centro del coro della Basilica antica del Santuario.

Il secondo ordine di seggi del coro della Basilica antica, opera della bottega di Benvenuto Tortelli (1573). L’antico organo a canne della Basilica antica, progettato dall’Architetto Vincenzo Benvenuti nel 1896.

Le cappelle laterali

In fondo alla navata destra si trova la Cappella del Santissimo, con un baldacchino romanico bizantino del XII secolo. All’esterno della cappella si trova il monumento quattrocentesco a Caterina Filangieri.

Il baldacchino marmoreo romanico-cosmatesco della seconda metà del XIII secolo, nella cappella del Santissimo della Basilica Cattedrale.

Alla sinistra il sarcofago di Caterina Filangeri nella cappella del Santissimo, opera del quattrocento sorretto da quattro figure allegoriche. Il monumento funebbre dove è sepolta la contessa Caterina Filangeri nella cappella del Santissimo, caratterizzata da bassorilievi e affiancata da due figure d’angelo che le aprono la tenda.

L’altare di San Michele presenta la statua dell’Arcangelo, in marmo bianchissimo, del XVII secolo e un mosaico eseguito dalla famiglia Brancia di Sorrento.

La statua in marmo di San Michele Arcangelo, nella Basilica Cattedrale.

La Cappella della Schiodazione, infine, conserva, oltre all’altare del 1652, un sarcofago sormontato dalla statua di Fabio de Lagonissa, morto nel 1659.

Alla sinistra il monumento funebre a Fabio De Lagonissae alla destra una copia della tela del Rubens raffigurante la deposizione di Cristo, opera di Serbucci nell’ottocento, nella cappella della Schiodazione.

La Cappella della Madonna e la Maestà di Montevergine

Nel XIII secolo Carlo II d’Angiò fece allestire, nella navata destra, una cappella votiva e chiamò a decorarla il pittore Montano d’Arezzo che, tra il 1296 e il 1297, dipinse la nuova icona della Maestà di Montevergine, nota con il nome di Mamma Schiavona.

Tra il 1625 ed il 1631 fu costruito il nuovo altare e il complesso marmoreo che accolse la Vergine sino al 1960. La sacra immagine della Vergine Maria affiancata da due colonne in marmo e gli apostoli Luca e Matteo, posta sopra l’altare in commessso napoletano (1628).

L’icona della Madonna di Montervergine, realizzata da Montano D’Arezzo su tavole di pino, raffigura una Madonna nera seduta sul trono che, con sguardo amorevole, stringe tra le sue braccia Gesù Bambino. Entrambi hanno l’aureola, ma solo Gesù ha ancora la corona d’oro, dono del Capitolo di San Pietro in Vaticano nel 1712, perché quella della Madonna è stata trafugata nel 1799.

A completare il dipinto ci sono alcuni angeli che contornano la figura. Al di sopra del quadro è posta la seguente iscrizione: Nigra et formosa es, amica mea.

Trasformazioni architettoniche

Già nel 1180 la chiesa di San Guglielmo fu rifatta e ingrandita in stile romanico. Nel 1629 gran parte della chiesa subì un crollo: la nuova struttura barocca fu terminata nel 1645 su disegno dell’architetto napoletano Gian Giacomo Conforti.

Negli anni Cinquanta del Novecento il Santuario, meta di fedeli provenienti da ogni parte della regione, non più in grado di accogliere i pellegrini, fu adeguato alle nuove esigenze devozionali.

Il Santuario di Montevergine, oggi noto come una delle 6 abbazie territoriali italiane, ogni anno accoglie numerosi turisti che vi giungono per venerare la Madonna.

Chiostri, cortili e ambienti monastici

Le arcate del chiostro e il vecchio campanile del Santuario fanno parte degli spazi di passaggio che collegano le diverse sezioni del complesso. Il porticato del cortile interno del Santuario precede la cripta di San Guglielmo.

L’orologio del vecchio campanile dell’antica Basilica del Santuario è visibile dal chiostro. La ringhiera con spuntoni in ferro battuto sulla balaustra della terrazza accompagna alcuni dei percorsi esterni.

La scalinata e l’ingresso all’antica Basilica dal chiostro del Santuario evidenziano il rapporto tra gli spazi aperti del monastero e gli ambienti liturgici.

Il porticato del cortile interno del Santuario di Montevergine costituisce uno degli elementi architettonici che permettono di orientarsi tra il monastero, le basiliche e la cripta.

La Cripta di San Guglielmo

La cripta contenente i resti di San Guglielmo è uno degli ambienti principali del complesso monastico. La navata centrale della cripta di San Guglielmo è stata consacrata nel 1963.

Tre altari posti lungo la navata sinistra della cripta di San Guglielmo, il primo a sinistra dedicato a San Barbato. L’altare maggiore della cripta di San Guglielmo, dove vi è il sarcofago con le spoglie del santo.

Cripta di San Guglielmo a Montevergine

La Sala San Guglielmo e gli ex voto

Nella Sala San Guglielmo si conservano relazioni di grazie ricevute dai fedeli ed ex voto pittorici. L’anticamera della sala di San Guglielmo, piena di quadri votivi ed ex voto offerti dai devoti al Santuario che riempono le pareti.

Sala di San Guglielmo o sala ex-voto dove sono conservati (fino al 1960) i numerosi ex-voto che si trovavano sulle pareti.

La statua di San Guglielmo da Vercelli ricorda il fondatore di Montevergine e patrono dell’Irpinia.

Il Museo Abbaziale e gli edifici storici

Intorno alle due chiese si snodano numerosi ambienti, tra i quali: tre chiostri, la Cripta e il MAM (Museo Abbaziale di Montevergine), istituito nel 2000 per raccogliere le testimonianze sulla devozione popolare.

Il complesso monastico comprende inoltre edifici storici e ambienti destinati alla vita della comunità religiosa, all’accoglienza dei pellegrini, alla conservazione delle opere e alle attività culturali.

La casa abbaziale di Loreto sorge a valle del Monte Partenio, nel territorio di Mercogliano, e completa il sistema storico-amministrativo legato all’abbazia.

La storia della Casa abbaziale di Loreto

Almeno dalla fine del XII secolo, la comunità di Montevergine esercita la propria autorità sul territorio di Mercogliano, a valle del Monte Partenio, dove, in località detta Orrita (poi Loreto), sorge una casa impiegata dai monaci quale residenza, infermeria e spezieria, per la cura di monaci e pellegrini malati e infermi, e quale sede della curia abbaziale e centro amministrativo della congregazione verginiana.

La ricostruzione del Palazzo abbaziale di Loreto risale alla metà del XVIII secolo: splendido esempio del barocco napoletano, è progettato dall’architetto Domenico Antonio Vaccaro e dal suo successore Michelangelo Di Blasio.

Al cantiere partecipano artisti e artigiani, che arricchiscono di preziosi dipinti e arredi la sala capitolare, la galleria detta degli abati, la cappella, il refettorio, la farmacia, gli appartamenti, il giardino.

Oggi ospita, tra l’altro, la Biblioteca statale annessa al monumento nazionale di Montevergine.

Le principali fasi storiche

PeriodoAvvenimento
1118L’ascesa al monte di Guglielmo da Vercelli è documentata.
1126Consacrazione della prima chiesa e nascita della congregazione di Montevergine.
1180La chiesa di San Guglielmo viene rifatta e ingrandita in stile romanico.
1296-1297Montano d’Arezzo dipinge la nuova icona della Maestà di Montevergine.
1625-1631Costruzione del nuovo altare e del complesso marmoreo della Vergine.
1629Crollo di gran parte della chiesa.
1645Conclusione della nuova struttura barocca progettata da Gian Giacomo Conforti.
1732Il terremoto provoca ingenti danni al complesso.
1952Progettazione della nuova basilica da parte di Florestano di Fausto.
1961Apertura al pubblico della Basilica Cattedrale.
1963Il nuovo edificio risulta costruito, anche se non ultimato; viene consacrata la cripta.
2000Viene istituito il Museo Abbaziale di Montevergine.

Dalla decadenza alla rinascita

Al lungo periodo di splendore della congregazione verginiana fa seguito una fase di decadenza, durante la quale l’autorità dell’Abbazia di Montevergine si riduce progressivamente, a partire dalla fine del XIV secolo, quando all’interno del monastero si vive la divisione provocata dal grande scisma d’Occidente.

La situazione si aggrava poi al tempo della commenda (1430-1515), con il governo di cardinali non residenti, e sotto l’amministrazione della Casa dell’Annunziata di Napoli (1515-1588).

Nel 1588, papa Sisto V ristabilisce l’autorità degli abati della comunità di Montevergine; il XVII secolo segna la rinascita spirituale e, insieme, artistica e culturale dell’abbazia del Monte Partenio.

Interessata dagli eventi sismici che scuotono l’Irpinia nella prima metà del Settecento, subisce ingenti danni durante il terremoto del 1732 e, pochi anni più tardi, è colpita dalle conseguenze delle leggi napoleoniche di soppressione degli ordini religiosi.

Nel 1807, il complesso monastico diventa “Stabilimento”, analogamente a quanto accade alle abbazie di Montecassino e Cava dei Tirreni, e l’abate ne è nominato direttore; ma le altre comunità di monaci sono disperse.

La diocesi di Montevergine, sciolta nel 1808, è ripristinata solo dopo il ritorno dei Borbone a Napoli.

La tutela monumentale e il secondo dopoguerra

Negli anni turbolenti dell’unificazione italiana, la congregazione verginiana è soppressa e i suoi beni sono incamerati dal demanio (1862); papa Leone XIII stabilisce l’ingresso della comunità monastica di Montevergine nella congregazione sublacense (1879).

L’abbazia di Montevergine è riconosciuta complesso monastico di “monumentale importanza” (1882), oggetto di tutela speciale da parte dello Stato italiano.

Nei decenni seguenti, il cenobio riprende le attività di preghiera e apostolato e di accoglienza dei pellegrini. Durante il secondo conflitto mondiale, si adopera per l’assistenza materiale della popolazione e custodisce, tra le sue mura, la Sindone di Torino.

Durante la seconda guerra mondiale, per proteggerla da eventuali bombardamenti anglo-americani, nel Santuario fu nascosta la Sacra Sindone. Precisamente essa fu posta sotto l’altare del Coretto da notte del cenobio, pregevole manufatto ligneo del Seicento, e qui vi rimase fino alla fine della guerra.

Una copia fotografica autentica della Sacra Sindone si trova nella penitenzeria del Santuario, donata dall’arcivescovo di Torino, Mons. Cesare Nosiglia nel 2013.

La devozione per Mamma Schiavona

Intorno alla Madonna di Montevergine ruotano tante storie, leggende e tradizioni che uniscono sacro e profano. Da qui l’appellativo Schiavona, cioè straniera.

Un’altra leggenda narra che nel 1256 la Vergine liberò due giovani omosessuali che, a causa del loro amore, erano stati allontanati dal paese e legati ad un albero sul Monte Partenio, in modo che morissero di fame o sbranati dai lupi.

Da allora la Madonna nera, simbolo di protezione degli ultimi, dei deboli, dei poveri e degli emarginati, è divenuta la più bella delle sorelle, tanto da essere festeggiata due volte all’anno: il 2 febbraio in occasione della Candelora e il 12 settembre nella tradizionale Juta a Montevergine.

Come raggiungere il Santuario

Collocato in un contesto paesaggistico di straordinaria bellezza, il Monastero è facilmente raggiungibile in auto oppure grazie a una delle funicolari più ripide e veloci d’Europa che, in soli 7 minuti, conduce i fedeli dalla stazione di Mercogliano al Santuario.

Gli amanti del trekking, invece, possono percorrere il Sentiero dei Pellegrini o Sentiero di Mamma Schiavona che, partendo dal centro di Ospedaletto d’Alpinolo, in qualche ora conduce al Santuario.

Informazioni per la visita

La prenotazione non è richiesta.

Le visite sono indicate da giugno a ottobre tutti i giorni, mentre a novembre e maggio sono previste solo nei weekend e nei giorni festivi.

  • Giugno-ottobre: tutti i giorni.
  • Novembre e maggio: solo weekend e festivi.
  • Indirizzo: Abbazia di Montevergine, Via Montevergine, 83013 Mercogliano (AV).
  • Responsabile: Padre Carmine Allegretti.
  • Servizio indicato: laboratorio di restauro.

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