Le atmosfere esplosive dovute alla presenza di polveri combustibili sono classificate e gestite principalmente secondo la CEI EN IEC 60079-10-2, che tratta l’identificazione e la classificazione dei luoghi nei quali possono formarsi nubi o strati di polvere combustibile. La classificazione delle aree conduce all’individuazione delle Zone 20, 21 e 22, in funzione della frequenza e della durata della presenza dell’atmosfera esplosiva.
La sicurezza ATEX per le polveri richiede una valutazione del rischio, la classificazione delle zone, la scelta di apparecchiature compatibili, la corretta progettazione e installazione degli impianti elettrici, nonché verifiche e manutenzioni affidate a personale qualificato. Le norme tecniche principali sono la CEI EN IEC 60079-10-2 per la classificazione dei luoghi, la CEI EN IEC 60079-0 per i requisiti generali delle apparecchiature Ex, la CEI EN IEC 60079-14 per progettazione, scelta e installazione e la CEI EN IEC 60079-17 per verifica e manutenzione degli impianti elettrici in aree pericolose.
Che cosa significa ATEX
Il termine “ATEX” deriva dalla locuzione francese “ATmosphèresEXplosibles” e rappresenta il quadro normativo dell’Unione Europea per disciplinare la sicurezza nelle aree in cui possono formarsi atmosfere potenzialmente esplosive. In pratica, si tratta di due direttive europee che regolano le condizioni di impiego, progettazione e manutenzione delle apparecchiature e degli ambienti di lavoro a rischio esplosione.
In particolare, il riferimento ad “atmosfera esplosiva” riguarda ogni miscela di sostanze infiammabili (gas, vapori, nebbie o polveri) con l’aria, in determinate condizioni operative, che può infiammarsi e propagare un’esplosione. Le direttive ATEX si propongono quindi di garantire la sicurezza di persone, strutture e apparecchiature, riducendo al minimo i rischi derivanti da tali fenomeni.
Il pericolo di esplosione è correlato alla presenza di sostanze infiammabili e/o combustibili in grado di formare atmosfere esplosive (ATEX). Tale pericolo potenziale si concretizza quando una sorgente di accensione attiva produce l’accensione.
Secondo la definizione della Direttiva 2014/34/UE, l’atmosfera esplosiva comprende una miscela contenente aria, a condizioni atmosferiche, sostanze infiammabili allo stato di gas, vapori, nebbie o polveri nella quale, dopo l’innesco, la combustione si propaga all’intera miscela non bruciata.
Per atmosfera potenzialmente esplosiva, invece, si intende un’atmosfera suscettibile di trasformarsi in atmosfera esplosiva a causa di condizioni locali e operative. Il Testo Unico sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro (D.lgs. 81/08, art. 288) definisce atmosfera esplosiva una miscela con l’aria, a condizioni atmosferiche, di sostanze infiammabili allo stato di gas, vapori, nebbie o polveri in cui, dopo accensione, la combustione si propaga nell’insieme della miscela incombusta.
Quadro normativo ATEX
La sicurezza nei luoghi con pericolo di esplosione è regolata dalle Direttive ATEX (ATmosphères ed EXplosives):
- Direttiva 99/92/CE, recepita con il Decreto Legislativo n. 233 del 12 giugno 2003 “Attuazione della Direttiva 1999/92/CE relativa alle prescrizioni minime per il miglioramento della tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori esposti al rischio di atmosfere esplosive”, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana - serie generale - n. 197 del 26 agosto 2003;
- Direttiva 2014/34/UE recepita con il Decreto legislativo 19 maggio 2016, n. 85 “Attuazione della Direttiva 2014/34/UE concernente l’armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative agli apparecchi e sistemi di protezione destinati ad essere utilizzati in atmosfera potenzialmente esplosiva”, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana - serie Generale - n. 121 del 25 maggio 2016 - Supplemento Ordinario n. 16.
Il termine ATEX (dal francese ATmosphères EXplosibles) identifica il quadro normativo europeo per la prevenzione delle esplosioni nei luoghi di lavoro e la certificazione delle apparecchiature destinate ad ambienti potenzialmente esplosivi.
La conformità ATEX è regolata da due direttive europee, da un sistema di norme tecniche armonizzate - pubblicate in Italia da CEI e UNI - e da linee guida operative di INAIL.
| Riferimento | Ambito |
|---|---|
| Direttiva 2014/34/UE | “ATEX 114” - Apparecchi e sistemi di protezione in atmosfera potenzialmente esplosiva |
| Direttiva 1999/92/CE | “ATEX 153” - Requisiti minimi per la sicurezza dei lavoratori in atmosfere esplosive |
| D.Lgs. 81/2008 - Titolo XI, artt. 287-297 | Testo Unico sulla Sicurezza - Protezione da atmosfere esplosive |
Direttiva 1999/92/CE
La Direttiva 99/92/CE definisce le prescrizioni minime per il miglioramento della salute e della sicurezza dei luoghi di lavoro con presenza di atmosfere potenzialmente esplosive. Suddivide i luoghi di lavoro in zone in funzione della probabilità di presenza di atmosfere esplosive, specificando i criteri di scelta dei prodotti.
La direttiva 1999/92/CE, nota anche come ATEX 137, è rivolta ai datori di lavoro e ha l’obiettivo di proteggere i lavoratori dai rischi connessi con le atmosfere esplosive. Questa normativa obbliga le aziende a valutare i pericoli presenti nei luoghi di lavoro e ad adottare misure preventive e protettive adeguate.
- La valutazione dei rischi di esplosione attraverso una specifica analisi tecnica;
- La classificazione delle aree a rischio in zone ben definite (Zone 0, 1, 2 per gas e vapori, Zone 20, 21, 22 per le polveri);
- L’adozione di misure di prevenzione e protezione, sia tecniche (impianti, sistemi di ventilazione, rilevamento gas) sia organizzative (formazione del personale, procedure di emergenza).
Direttiva 2014/34/UE
La Direttiva 2014/34/UE si applica, invece, agli apparecchi e sistemi di protezione, ai dispositivi di sicurezza, di controllo e di regolazione, ai componenti destinati a essere utilizzati in atmosfera potenzialmente esplosiva.
La direttiva 2014/34/UE, nota anche come ATEX 114, stabilisce i requisiti essenziali per le apparecchiature e i sistemi di protezione destinati a essere utilizzati in ambienti a rischio di esplosione. Si applica a tutti i fabbricanti di prodotti progettati per funzionare in atmosfere potenzialmente esplosive, siano essi motori, valvole, sensori, componenti elettrici, oppure interi impianti.
- La progettazione e realizzazione delle apparecchiature in conformità con i requisiti di sicurezza essenziali stabiliti dalla direttiva;
- La valutazione della conformità, attraverso procedure standardizzate che dipendono dal livello di rischio dell’area di impiego;
- L’applicazione della marcatura CE accompagnata da una marcatura ATEX specifica;
- La redazione della documentazione tecnica, che deve essere conservata per almeno 10 anni.
Complementarietà delle direttive
Le due direttive ATEX operano su livelli diversi ma complementari:
- La ATEX 114 regola la produzione e immissione sul mercato delle apparecchiature destinate all’uso in ambienti potenzialmente esplosivi.
- La ATEX 137 disciplina invece le misure da adottare nei luoghi di lavoro, per garantire la sicurezza dei lavoratori che operano in quelle aree.
Perché le polveri combustibili sono pericolose
Secondo la definizione normativa, le polveri sono pericolose perché quando sono disperse in aria possono formare atmosfere potenzialmente esplosive. Strati di polvere, inoltre, possono accendersi e comportarsi come sorgenti di accensione per un’atmosfera esplosiva.
Il rischio non dipende soltanto dalla formazione di una nube visibile. Gli strati di polvere depositati sulle superfici possono accumularsi, essere successivamente sollevati o disperdersi durante le attività di processo, pulizia, manutenzione o movimentazione dei materiali.
Queste sostanze, se combinate con l’ossigeno presente nell’aria e una sorgente di innesco (come scintille, calore o cariche elettrostatiche), possono causare esplosioni devastanti per persone, impianti e ambienti.
La classificazione dei luoghi deve considerare anche le procedure relative al funzionamento e alla manutenzione dell’impianto, compreso il mantenimento della pulizia.

Norma CEI EN IEC 60079-10-2 per le polveri combustibili
L’identificazione e la classificazione dei luoghi (intesi come parte tridimensionale dello spazio) dove sono presenti atmosfere esplosive dovute a polvere e strati di polvere combustibile, per consentire la valutazione delle sorgenti di accensione sono trattati dalla Norma CEI EN 60079-10-2 “Atmosfere esplosive. Parte 10-2: Classificazione dei luoghi - Atmosfere esplosive per la presenza di polveri combustibili” (Classificazione CEI: 31-88) in vigore dal mese di dicembre 2015.
La norma fornisce una guida per l’identificazione e la classificazione dei luoghi dove possono manifestarsi detti pericoli derivanti dalla polvere, stabilendo i criteri essenziali nei confronti dei quali i pericoli di accensione possono essere valutati e fornisce una guida sui parametri di progetto e di controllo che possono essere utilizzati per ridurre detto pericolo.
La CEI EN IEC 60079-10-2:2016 (CEI 31-88) tratta dell’identificazione e della classificazione dei luoghi dove sono presenti atmosfere esplosive dovute a polvere e strati di polvere combustibile, onde consentire un’adeguata valutazione delle sorgenti di accensione presenti in detti luoghi.
I principi di questa norma possono anche essere seguiti nei casi in cui fibre combustibili o residui volanti combustibili possono causare un pericolo.
Informazioni necessarie per la classificazione
La classificazione dei luoghi comprende:
- informazioni sulla natura della polvere (combustibile o no), per mezzo di prove di laboratorio della ISO/IEC 80079-20-2;
- caratteristiche dei materiali costituenti le polveri presenti;
- natura dei rilasci di polvere dalle sorgenti di processo;
- procedure relative al funzionamento e alla manutenzione dell’impianto, compreso il mantenimento della pulizia;
- altre apparecchiature e informazioni di sicurezza.
Gli elementi che influenzano la classificazione includono:
- Le proprietà chimico-fisiche delle sostanze presenti;
- La frequenza e durata di eventuali perdite o emissioni;
- Le condizioni ambientali (ventilazione, temperatura, umidità).
Una corretta analisi del rischio permette di identificare e gestire in modo consapevole le potenziali criticità.
Sorgenti di emissione delle polveri
In caso di polvere, le atmosfere esplosive sono formate da una sorgente di emissione (articolo 5) costituita da un punto o da un luogo dal quale la polvere può essere emessa o sollevata, in modo tale che possa formarsi un’atmosfera esplosiva da polvere.
La definizione comprende anche gli strati di polveri in grado di essere dispersi sotto forma di una nube di polvere.
Le sorgenti di emissione possono essere associate, ad esempio, a punti di riempimento o svuotamento, trasferimenti pneumatici, tramogge, miscelatori, filtri, silos, trasportatori, sistemi di aspirazione e depositi di polvere presenti nelle vicinanze delle apparecchiature di processo.
Gradi di emissione
I gradi di emissione possono essere classificate in:
- grado di emissione continuo se l’emissione di polvere esiste continuativamente o può essere prevista continuare per lunghi periodi o per periodi brevi che avvengono frequentemente (ad esempio all’interno di un recipiente di miscelazione);
- grado di emissione primo se l’emissione di polvere può essere prevista avvenire periodicamente oppure occasionalmente durante il funzionamento normale (ad esempio, immediatamente attorno al punto di riempimento o svuotamento di un sacco aperto);
- grado di emissione secondo se l’emissione di polvere non è prevista che possa avvenire nel funzionamento normale e, se avviene, è possibile solo poco frequentemente e per brevi periodi (ad esempio da un impianto dove si manipolano polveri nel quale sono presenti depositi di polvere).
Classificazione delle Zone ATEX per polveri
Le aree a rischio di esplosione ATEX sono perciò ripartite in “zone” in base alla frequenza e alla durata della presenza di atmosfere esplosive. Il livello dei provvedimenti per ridurre il rischio di esplosione, da adottare in conformità dell’Allegato L del D. Lgs. 81/2008, parte A, è determinato da tale classificazione ATEX.
Un luogo nel quale un’atmosfera esplosiva, dovuta alla presenza di polvere sottoforma di una nube di polvere nell’aria è definita zona (Zona 20, 21 e 22).
| Zona | Definizione |
|---|---|
| Zona 20 | Area in cui è presente in permanenza o per lunghi periodi o frequentemente un'atmosfera esplosiva sotto forma di nube di polvere combustibile nell'aria. |
| Zona 21 | Area in cui la formazione di un'atmosfera esplosiva sotto forma di nube di polvere combustibile nell'aria, è probabile che avvenga occasionalmente durante le normali attività. |
| Zona 22 | Area in cui durante le normali attività non è probabile la formazione di un'atmosfera esplosiva sotto forma di nube di polvere combustibile o, qualora si verifichi, sia unicamente di breve durata. |
Le zone ATEX sono aree in cui si può formare un’atmosfera esplosiva. Nel caso di polveri combustibili, la classificazione è:
- Zona 20: presenza continua o frequente di nube di polvere combustibile;
- Zona 21: possibile presenza durante operazioni ordinarie;
- Zona 22: presenza accidentale o temporanea.
La classificazione delle zone ATEX deve essere effettuata secondo le normative tecniche:
- CEI EN 60079-10-1: per gas e vapori;
- CEI EN 60079-10-2: per polveri.
Significato operativo delle zone 20, 21 e 22
La Zona 20 identifica il livello di maggiore frequenza o durata della nube di polvere combustibile nell’aria. La Zona 21 riguarda le aree in cui la nube può formarsi occasionalmente durante le normali attività. La Zona 22 riguarda le aree in cui la formazione della nube non è probabile durante il funzionamento normale oppure, se si verifica, rimane limitata a un breve periodo.
La classificazione non descrive soltanto la presenza della polvere come materiale, ma la probabilità che essa si disperda nell’aria in una concentrazione e in condizioni tali da generare un’atmosfera esplosiva.
Evoluzione della normativa per le polveri
La Classificazione Atex dei luoghi con pericolo di esplosione (zona atex) per la presenza di esplosivi, fluidi infiammabili e polveri combustibili è stata in passato oggetto della Normativa Atex CEI 64-2 e della relativa appendice CEI 64-2/A.
La suddetta norma aveva origine nazionale, non era né armonizzata né unificata a livello europeo in quanto fino al 1996 non esistevano documenti di armonizzazione (HD) o Norme (EN) CENELEC sull’argomento.
Nel settembre 2002 il CENELEC ha pubblicato la Norma EN 50281-3 «Costruzioni elettriche per atmosfere esplosive in presenza di polveri combustibili - Parte 3: Classificazione dei luoghi pericolosi dove polveri combustibili sono presenti o possono essere presenti» che il CEI ha recepito come Norma nazionale CEI EN 50281-3 (CEI 31-52), prima edizione, fasc. 6947, del giugno 2003.
La Norma CEI EN 50281-3 (CEI 31-52) ha introdotto una nuova filosofia (nuovi termini e nuovi concetti) che ha reso superata la terminologia e i metodi di classificazione dei luoghi utilizzati nella Norma CEI 64-2.
In particolare la definizione di luogo di Classe 2 (per polveri infiammabili) e il termine Centro di pericolo della Norma CEI 64-2 non vi compaiono e sono stati introdotti i tipi di zone 20, 21, 22, non presenti nella Norma CEI 64-2, in analogia con le zone 0, 1, 2 previste per i gas, i vapori e le nebbie infiammabili.
Per rispettare i tempi della Direttiva 1999/92/CE e del D.Lgs. 233/03, il 30 giugno 2003 è stato abrogato il Capitolo IV LUOGHI DI CLASSE 2 (C2) della Norma CEI 64-2 quarta edizione.
Nel luglio 2004 il CENELEC ha pubblicato la Norma EN 61241-10 “Electrical apparatus for use in the presence of combustible dust Part 10: Classification of areas where combustible dusts are or may be present” che il CEI ha recepito come Norma nazionale CEI EN 61241-10 (CEI 31-66), prima edizione, fascicolo 8290, del maggio 2006 “Costruzioni elettriche destinate ad essere utilizzate in presenza di polveri combustibili - Parte 10: Classificazione delle aree dove sono o possono essere presenti polveri combustibili”.
Nel settembre 2012 il CEI ha pubblicato la Variante V1 (fascicolo 12214) alla Guida CEI 31-56, fascicolo 9049C, applicazione della Norma CEI EN 60079-10-2 (CEI 31-88), prima edizione.
Nell’agosto 2008 il CENELEC ha pubblicato la Norma EN 60079-10-2 “Explosive atmospheres Part 10-2: Classification of areas - Combustible dust atmospheres”, che il CEI ha recepito come Norma nazionale CEI EN 60079-10-2 (CEI 31-88), prima edizione, fascicolo 10149, del gennaio 2010 “Atmosfere esplosive - Parte 10-2: Classificazione dei luoghi - Atmosfere esplosive per la presenza di polveri combustibili”.
La Norma CEI EN 61241-10 (CEI 31-66) per le polveri combustibili e la Norma CEI EN 60079-10 (CEI 31-30) per i gas, i vapori e le nebbie infiammabili sono indicate come riferimento per la classificazione dei luoghi con pericolo di esplosione dal D.Lgs. 81/08, nella Nota 3 dell’Allegato XLIX; dette norme sono ora sostituite rispettivamente dalla Norma CEI EN 60079-10-2 (CEI 31-88) e dalla Norma CEI EN 60079-10-1 (CEI 31-87), che devono essere intese come loro sostitute alla luce dell’evoluzione della Regola dell’arte (vedi art.28, comma 3 del D.Lgs. 81/08).
Norme CEI della serie 60079 applicabili alle polveri
| Norma | Oggetto |
|---|---|
| CEI EN IEC 60079-0:2018 (CEI 31-70) | Atmosfere esplosive - Requisiti generali per le apparecchiature Ex |
| CEI EN IEC 60079-10-2:2016 (CEI 31-88) | Classificazione dei luoghi - Atmosfere esplosive per la presenza di polveri combustibili |
| CEI EN IEC 60079-14:2024 | Progettazione, scelta e costruzione degli impianti elettrici |
| CEI EN IEC 60079-17:2023 | Verifica e manutenzione degli impianti elettrici in aree pericolose |
| UNI EN 1127-1:2019 | Atmosfere esplosive - Prevenzione e protezione contro l'esplosione - Concetti fondamentali e metodologia |
CEI EN IEC 60079-0
Quando si parla di atmosfere esplosive, la sicurezza parte da una base normativa ben precisa: la EN/IEC 60079-0, che rappresenta il fondamento comune per tutte le apparecchiature elettriche Ex.
Questa norma definisce i requisiti generali di costruzione, prova e marcatura, applicabili a tutte le tipologie di protezione (Ex d, Ex e, Ex i, ecc.) ed è un pilastro per la conformità alla Direttiva 2014/34/UE.
La norma si applica a tutte le apparecchiature destinate all’uso in atmosfere potenzialmente esplosive di gas, vapori, nebbie o polveri, con tensioni nominali fino a 1000 V AC o 1500 V DC.
Il suo obiettivo è garantire che l’apparecchiatura non costituisca un rischio di accensione, anche in caso di guasti prevedibili.
Requisiti generali di costruzione
La norma specifica criteri costruttivi per garantire che l'apparecchiatura sia in grado di operare in sicurezza anche in presenza di guasti:
- Materiali idonei alla resistenza meccanica e chimica.
- Collegamenti elettrici sicuri e resistenti a vibrazioni.
- Limitazione della temperatura superficiale massima.
- Compatibilità con i tipi di protezione applicati (d, e, i, ecc.).
Prove richieste
Le apparecchiature devono superare test di tipo e di routine, tra cui:
- Prove meccaniche (urto, trazione, vibrazioni)
- Verifiche termiche e di tenuta
- Controlli elettrici (isolamento, continuità equipotenziale)
Marcatura Ex
Ogni dispositivo deve riportare una marcatura leggibile, permanente e indelebile con tutte le indicazioni previste, tra cui:
- Simbolo Ex e categoria;
- Tipo di protezione e gruppo gas;
- Classe di temperatura;
- EPL e eventuali simboli aggiuntivi ('X' o 'U').
Per le apparecchiature destinate alle polveri combustibili, la marcatura deve consentire di verificare la compatibilità con il gruppo di apparecchi, la categoria, il tipo di protezione e le condizioni d’impiego previste.
CEI EN IEC 60079-31 per polveri combustibili
La norma richiama anche le norme specifiche per ogni tipo di protezione, tra cui:
- EN/IEC 60079-1 → Ex d (custodia a prova di esplosione)
- EN/IEC 60079-7 → Ex e (sicurezza aumentata)
- EN/IEC 60079-11 → Ex i (sicurezza intrinseca)
- EN/IEC 60079-18 → Ex m (incapsulamento)
- EN/IEC 60079-31 → per polveri combustibili
Gruppi, categorie ed EPL delle apparecchiature
La Direttiva 2014/34/UE suddivide i materiali destinati agli ambienti ATEX in due gruppi:
- ATEX Gr 1: Gruppo di apparecchi I relativo agli apparecchi destinati a lavori in sotterraneo nelle miniere e nei loro impianti di superficie, passibili di essere esposti al rischio di sprigionamento di grisù e/o di polveri combustibili, comprendenti gli apparecchi appartenenti alle categorie M1 ed M2;
- ATEX Gr 2: Gruppo di apparecchi II relativo agli apparecchi destinati a essere utilizzati in altri siti passibili di essere messi in pericolo da atmosfere esplosive, comprendenti apparecchi appartenenti alle categorie 1, 2 e 3.
I prodotti destinati alle miniere (Gruppo I) sono suddivisi in 2 categorie: M1 e M2. La Categoria M1 comprende gli apparecchi o i sistemi di protezione che garantiscono un livello di protezione molto elevato; la Categoria M2 comprende gli apparecchi o i sistemi di protezione che garantiscono un livello di protezione elevato; devono potere essere messi fuori tensione in presenza del gas.
Per gli apparecchi di superficie (Gruppo II) sono previste 3 categorie, in funzione del livello di protezione o zona di utilizzo: 1, 2, 3 seguito dalla lettera G - Gas oppure D - Dust (polvere).
| Categoria | Livello di protezione | Zone tipiche |
|---|---|---|
| Categoria 1 | Livello di protezione molto elevato | Zone 0 e 20 |
| Categoria 2 | Livello di protezione elevato | Zone 1 e 21 |
| Categoria 3 | Livello di protezione normale | Zone 2 e 22 |
Appartengono alla Categoria 1 gli apparecchi o i sistemi di protezione che garantiscono un livello di protezione molto elevato; appartengono alla Categoria 2 gli apparecchi o i sistemi di protezione che garantiscono un livello di protezione elevato; appartengono alla Categoria 3 gli apparecchi o i sistemi di protezione che garantiscono un livello di protezione normale.
Valutazione del rischio di esplosione
Per la gestione del pericolo di esplosione, la Direttiva 99/92/CE prescrive un’analisi del rischio volta a permettere di adottare adeguate misure di sicurezza.
Nella valutazione del rischio di esplosione deve essere tenuto conto di:
- probabilità e durata della presenza di atmosfere esplosive;
- probabilità della presenza, dell’attivazione e dell’efficacia di fonti di ignizione, comprese le scariche elettrostatiche;
- caratteristiche dell’impianto, sostanze utilizzate, processo e loro possibili interazioni;
- entità degli effetti prevedibili.
Devono essere presi in considerazione anche i luoghi che sono, o possono essere, in collegamento (tramite aperture) con quelli in cui possono formarsi atmosfere esplosive.
La Valutazione del Rischio Esplosione (VRE) è un obbligo normativo stabilito dal D.Lgs. 81/2008, che impone al datore di lavoro di analizzare i rischi legati ad atmosfere esplosive, al fine di attuare misure preventive efficaci.
La VRE deve essere effettuata prima dell’inizio delle attività lavorative e ogni volta che si verifichino modifiche agli impianti, alle sostanze utilizzate o alle condizioni operative.
Fasi della VRE
La VRE si articola in diversi passaggi chiave:
- Individuazione delle sostanze pericolose e delle relative sorgenti di emissione;
- Classificazione delle zone ATEX;
- Identificazione delle fonti di innesco (elettriche, termiche, meccaniche, statiche);
- Scelta delle apparecchiature idonee alla zona;
- Stesura del Documento sulla Protezione contro le Esplosioni (DPCE).
Documento sulla Protezione contro le Esplosioni
Il DPCE è un documento ufficiale che deve essere:
- Redatto prima dell’inizio delle attività;
- Firmato dal datore di lavoro;
- Aggiornato periodicamente, soprattutto in seguito a modifiche impiantistiche, introduzione di nuove sostanze, incidenti o anomalie.
Installazioni elettriche nelle zone con polveri
Le prescrizioni specifiche per la progettazione, la scelta, l’installazione e la verifica iniziale delle installazioni elettriche in, o associate con, luoghi con presenza di atmosfere esplosive sono contenute nella Norma CEI EN 60079-14 “Atmosfere esplosive. Parte 14: Progettazione, scelta e installazione degli impianti elettrici”, (Classificazione CEI: 31-33).
Le prescrizioni si applicano nel caso di apparecchiature utilizzate in condizioni atmosferiche standard (temperatura: da -20 °C a 60 °C, pressione: da 80 kPa (0,8 bar) a 110 kPa (1,1 bar) e aria con contenuto di ossigeno normale, tipicamente del 21 % v/v - Norma CEI EN 60079-0); diversamente, in caso di condizioni atmosferiche diverse, possono essere necessarie precauzioni addizionali.
Per quanto riguarda gli impianti elettrici installati in Zone ATEX, le norme tecniche impongo specifiche caratteristiche finalizzate ad impedire che l’impianto elettrico sia una fonte di innesco della miscela esplosiva.
In particolare, in base alle modalità costruttive (denominate “modi di protezione”), gli impianti elettrici sono marcati CE con indicazione della loro possibile installazione in Zona 0, Zona 1, Zona 2 e Zona 20, Zona 21, Zona 22.
Principali aspetti di progettazione e installazione
La progettazione deve tenere conto della zona classificata, della natura della polvere, della possibilità di formazione di nubi e strati, delle temperature superficiali, delle condizioni ambientali e delle modalità di manutenzione e pulizia.
La limitazione delle temperature superficiali è particolarmente importante perché una superficie calda può diventare una sorgente di accensione per la nube o per gli strati di polvere combustibile.
Il mantenimento delle caratteristiche di protezione dall’esplosione degli impianti elettrici ATEX richiede una corretta e periodica manutenzione, a cui devono essere addetto personale con specifiche caratteristiche in termini di formazione ed esperienza.
Verifica e manutenzione secondo la CEI EN IEC 60079-17
Gli Impianti Elettrici nei luoghi con Pericolo di Esplosione (ATEX) possiedono caratteristiche specifiche per renderli adatti a funzionare in tali atmosfere.
Il corretto funzionamento di un impianto elettrico in un luogo con pericolo di esplosione è conseguente ad una continua verifica nel tempo del mantenimento dei requisiti di sicurezza ATEX: tale verifica e l’eventuale manutenzione sono necessarie per garantire la sicurezza delle persone e dei luoghi da gravi rischi di innesco di esplosione.
La norma CEI EN IEC 60079-17:2023 riguarda la verifica e la manutenzione degli impianti elettrici in aree pericolose.
Proprio per la cruciale importanza della verifica e manutenzione degli Impianti Elettrici ATEX, la Norma CEI EN 60079-17 indica precisi requisiti per la qualificazione del personale che deve programmare, verificare e manutenzionare gli impianti elettrici ATEX.
Figure professionali coinvolte
L’Allegato B della norma CEI EN 60079-17 precisa in dettaglio le competenze del personale responsabile e dei lavoratori che effettuano le verifiche e le manutenzioni degli Impianti Elettrici installati in luoghi con Pericolo di Esplosione (ATEX).
La norma CEI EN 60079-17 individua le seguenti figure necessarie per il corretto mantenimento nel tempo degli impianti elettrici ATEX:
- “Personale Responsabile” e “Personale tecnico con funzioni esecutive”: addetto a determinare la frequenza ed il grado delle verifiche, nonché organizzare e coordinare le attività dei lavoratori che effettuano la manutenzione e le verifiche degli impianti elettrici in luoghi con pericolo di esplosione;
- “Personale operativo/tecnico”: addetto alle verifiche e manutenzione degli impianti.
La qualifica deve essere coerente con le attività effettivamente svolte: la programmazione e il coordinamento richiedono competenze diverse da quelle necessarie per l’esecuzione operativa delle verifiche e degli interventi manutentivi.
Obblighi del datore di lavoro e del committente
La norma CEI EN 60079-17 si presenta pertanto come un riferimento normativo fondamentale per le aziende con Impianti Elettrici (ATEX) installati in ambienti con Rischio di Esplosione, dando indicazioni sugli aspetti direttamente connessi con la verifica e la manutenzione, ma anche in merito alla formazione degli addetti.
In sostanza la norma CEI EN 60079-17 è un preciso strumento per il Datore di Lavoro e per il Committente delle manutenzioni degli impianti in luoghi con pericolo di esplosione: entrambi hanno l’obbligo di accertare la qualifica dei lavoratori incaricati di effettuare verifiche e manutenzioni di Impianti Elettrici ATEX.
Formazione e qualificazione del personale
Il personale che opera su impianti elettrici installati in luoghi con rischio di esplosione deve possedere formazione ed esperienza adeguate alle apparecchiature, ai modi di protezione, alle zone classificate e alle attività di verifica o manutenzione da svolgere.
La formazione deve comprendere gli aspetti tecnici e organizzativi necessari per lavorare in sicurezza, tra cui la conoscenza delle atmosfere esplosive da polveri, la classificazione delle Zone 20, 21 e 22, la lettura della marcatura Ex, l’identificazione delle sorgenti di accensione e le procedure di intervento in area pericolosa.
Per quanto riguarda gli aspetti più generali in merito alla formazione del personale coinvolto nei Lavori Elettrici si rimanda al seguente approfondimento: NORMA CEI 11-27: SICUREZZA ELETTRICA E FORMAZIONE DEGLI ADDETTI AI LAVORI ELETTRICI PES PAV PEI.
Sulla base della formazione ricevuta per mezzo di questi percorsi formativi:
- il Datore di Lavoro, sulla base di un chiaro riferimento normativo, potrà qualificare i propri lavoratori Responsabili ed Addetti alla Manutenzione e Verifica degli Impianti ATEX;
- e il Committente potrà accertare, come previsto obbligatoriamente dell’art. 26 del D. Lgs. 81/08, l’Idoneità Tecnico Professionale dei propri appaltatori che effettuano attività sugli impianti installati in luoghi con rischio di esplosione presenti nella propria azienda.
Ambienti industriali con rischio di polveri combustibili
Le industrie soggette alla normativa ATEX (ATmosphèresEXplosibles) sono numerose e appartengono a settori altamente strategici e diversificati.
Questa normativa si applica in tutti quei contesti produttivi in cui si possono generare atmosfere potenzialmente esplosive, a causa della presenza, anche solo temporanea, di gas, vapori, nebbie o polveri combustibili.
Industria alimentare
In questo settore il rischio è talvolta sottovalutato, ma è molto concreto, soprattutto nei processi che coinvolgono materiali in polvere, come farine, zuccheri, spezie, cacao, amidi o latte in polvere.
Queste sostanze, se disperse nell’aria, possono formare atmosfere esplosive. I silos di stoccaggio, le tramogge di dosaggio, i miscelatori industriali e i trasportatori pneumatici sono tutti impianti soggetti a potenziali rischi di innesco, per cui è fondamentale adottare misure preventive in linea con la normativa ATEX.
Industria farmaceutica
Anche l’industria farmaceutica, spesso considerata tra le più “sterili”, presenta diversi scenari a rischio ATEX.
L’uso di polveri micronizzate, solventi organici e impianti per l’essiccazione o la granulazione dei principi attivi genera potenziali atmosfere esplosive, specialmente in ambienti chiusi.
La protezione contro le esplosioni è essenziale nei reparti di miscelazione, incapsulamento, compressione e confezionamento.
Industria del legno
Un altro comparto soggetto alla normativa ATEX è l’industria del legno, che comprende la lavorazione di materie prime (tronchi, tavole, pannelli), la produzione di mobili, infissi, parquet, imballaggi in legno e componenti strutturali.
Le operazioni di segagione, piallatura, levigatura e fresatura generano grandi quantità di polveri di legno finissime, che, se disperse nell’aria in concentrazioni elevate, possono provocare esplosioni in presenza di scintille o superfici calde.
Il rischio è accentuato negli impianti di aspirazione e filtrazione, nei silos di raccolta trucioli e nelle camere di verniciatura.
Anche la combustione spontanea di polveri accumulatesi nei filtri o nei condotti rappresenta un pericolo reale.
Per questo motivo, molti impianti del settore legno richiedono l’utilizzo di motori, sensori, ventilatori e dispositivi elettrici conformi alla normativa ATEX, oltre a specifici sistemi di rilevamento e soppressione incendi.
Settore tessile
Durante le fasi di produzione, lavorazione e finissaggio dei tessuti, possono svilupparsi polveri combustibili derivanti da fibre naturali (cotone, lino) o sintetiche.
Inoltre, l’impiego di solventi per le operazioni di tintura e trattamento delle superfici comporta il rischio di vapori infiammabili.
Gli impianti di ventilazione e i macchinari devono essere realizzati con dispositivi antideflagranti per prevenire l’innesco accidentale.
Trattamento dei rifiuti
Negli impianti di gestione dei rifiuti, sia solidi che liquidi, si formano frequentemente gas infiammabili come metano, ammoniaca o idrogeno solforato.
I biodigestori, le vasche di raccolta, gli impianti di compostaggio e le centrali a biogas richiedono soluzioni tecniche conformi alla direttiva ATEX per garantire un funzionamento in sicurezza.
Lavorazioni meccaniche e verniciatura
Le officine meccaniche, le carrozzerie industriali, i reparti di verniciatura e i laboratori che impiegano oli, lubrificanti, solventi e vernici in atmosfera chiusa sono ambienti tipici in cui il pericolo di esplosione può diventare reale.
Le operazioni di saldatura, molatura, taglio o lavorazioni ad alta temperatura generano scintille e fonti di calore che, combinate con vapori infiammabili, aumentano il rischio.
Anche le cabine di verniciatura, i forni e gli impianti di essiccazione devono essere progettati secondo criteri ATEX.
Misure di prevenzione e protezione
Per proteggere ambienti e lavoratori, è essenziale adottare un insieme coerente di misure, tra cui:
- Progettazione antideflagrante degli impianti;
- Ventilazione naturale o forzata per evitare accumuli di vapori;
- Utilizzo di sensori e rilevatori di gas infiammabili;
- Formazione specifica del personale sugli scenari ATEX;
- Procedure di emergenza e manutenzione programmata.
Per ogni settore produttivo, è essenziale effettuare una corretta classificazione delle zone a rischio (Zone 0, 1, 2 per gas - Zone 20, 21, 22 per polveri) e dotarsi di attrezzature elettriche e meccaniche certificate in base alla zona specifica.
È inoltre fondamentale che il personale sia formato e che i processi siano progettati con attenzione al rischio esplosivo, in un’ottica di prevenzione continua e miglioramento costante.
Nelle aree di lavoro in cui sono presenti atmosfere potenzialmente esplosive deve essere esposto un segnale di forma triangolare con lettere di colore nero su fondo giallo (il colore giallo deve costituire almeno il 50 % della superficie del segnale) e bordo nero.

Documentazione e gestione nel tempo
La gestione ATEX non si esaurisce nella scelta iniziale delle apparecchiature. Il corretto funzionamento di un impianto elettrico in un luogo con pericolo di esplosione richiede una continua verifica nel tempo del mantenimento dei requisiti di sicurezza ATEX.
Devono essere mantenute disponibili le informazioni sulla classificazione delle zone, sulle caratteristiche delle polveri, sulle apparecchiature installate, sui modi di protezione, sulle verifiche eseguite e sugli interventi di manutenzione effettuati.
La manutenzione programmata deve tenere conto delle condizioni di esercizio, della possibilità di accumulo di polveri, dell’integrità delle custodie, dei collegamenti, dei sistemi di messa a terra e dei dispositivi di protezione.
Le modifiche agli impianti, ai materiali, ai processi o alle procedure di pulizia possono incidere sulla classificazione del rischio e devono essere valutate nell’ambito della gestione ATEX.
Norme di riferimento
- D.Lgs. 81/2008 - Titolo XI;
- Direttiva 2014/34/UE;
- Direttiva 1999/92/CE;
- CEI EN IEC 60079-0:2018 (CEI 31-70) - Atmosfere esplosive - Requisiti generali per le apparecchiature Ex;
- CEI EN IEC 60079-10-2:2016 (CEI 31-88) - Classificazione dei luoghi - Atmosfere esplosive per la presenza di polveri combustibili;
- CEI EN IEC 60079-14:2024 - Progettazione, scelta e costruzione degli impianti elettrici;
- CEI EN IEC 60079-17:2023 - Verifica e manutenzione degli impianti elettrici in aree pericolose;
- UNI EN 1127-1:2019 - Atmosfere esplosive - Prevenzione e protezione contro l'esplosione - Concetti fondamentali e metodologia;
- INAIL - Area Tematica ATEX (2023, aggiornata) - Il Rischio ATEX - Mappa dell'area e documenti tecnici.