Scala e i Redentoristi: la Grotta di Sant’Alfonso e i luoghi della fondazione

Scala, sulle colline sopra Amalfi, è il luogo in cui il 9 novembre 1732 Sant’Alfonso Maria de’ Liguori fondò la Congregazione dei Redentoristi. Il dottore della Chiesa rimase per molti anni a Scala dove, attraverso la preghiera e la riflessione preparò le regole dell’Istituto.

Il principale luogo legato alla sua esperienza spirituale è la Grotta di Sant’Alfonso, in via Torricelle: inglobata in una struttura muraria, rappresenta il primo luogo dove il Santo, giunto a Scala per attività apostolica nel 1775, si ritirava a pregare. Ad essa è collegato idealmente il più lontano monastero femminile del Redentore, dove nacque anche l’esperienza delle Redentoriste.

Scala, il contesto storico e paesaggistico

Il centro abitato di Scala si trova a circa 400 metri sul livello del mare e geograficamente è separato dal centro di Ravello dalla vallata del torrente Dragone che sfocia nel vicino Comune di Atrani. Anche se può essere considerata meno famosa della dirimpettaia Ravello, Scala è definita la città più antica della Costiera Amalfitana poiché la tradizione afferma che Scala sia stata fondata già nel IV secolo da alcuni romani che naufragarono mentre erano diretti a Bisanzio per poi assumere un ruolo rilevante durante la Repubblica Marinara di Amalfi.

Il Comune di Scala è composto da un centro abitato e dalle frazioni Santa Caterina, Campidoglio, Minuta e Pontone; fuori dal centro le varie case sparse sul territorio sono circondate dai terrazzamenti coltivati principalmente a viti e limoni mentre le alture sono ricoperte da boschi di castagno. Chiunque visiti Scala rimane colpito dalle bellezze storico e paesaggistiche poiché si ammira Ravello di fronte con parte della Costiera Amalfitana ed il mare azzurro in lontananza.

Un invito è di recarsi presso il belvedere più alto di Scala che si trova nella frazione Campidoglio: permette di osservare il centro di Ravello ed i giardini della Villa Cimbrone con vista sul Golfo di Salerno. I turisti che visitano Scala trovano uno scenario di quiete e di tranquillità immensi nel verde dei Monti Lattari e offre la possibilità di fare numerose escursioni a piedi sui diversi sentieri, in particolare nella Riserva Naturale Statale della Valle delle Ferriere.

Scala vista panoramica Ravello Golfo Salerno

La nascita della Congregazione dei Redentoristi

Il 9 novembre 1732 Sant'Alfonso Maria de Liguori (1696-1787) fondò a Scala l'Ordine dei Redentoristi. Il dottore della Chiesa rimase per molti nella cittadina costiera dove, attraverso la preghiera e la riflessione preparò le regole dell'Istituto.

Già sul finire del 1729, risiedendo al cosiddetto Collegio dei cinesi (una istituzione religiosa a spirito missionario) a Napoli, il santo pensò di istituire una congregazione di sacerdoti uniti dal vincolo per la predicazione missionaria. E nel 1732 il sogno si compie.

Nella Regola (in vigore prima del 1965) e nelle recenti Costituzioni, si legge: "evangelizzare pauperibus misit me". L'espressione, ripresa dal testo evangelico, racchiude la spiritualità della fondazione alfonsiana.

Povertà, defezioni e complicazioni varie non lo fecero desistere dal progetto rimanendo nella casa Anastasio con frate Vito Curzio, evangelizzando le zone limitrofe. La vita dei primi Padri redentoristi fu particolarmente dura: chiamati da varie parti per predicare le Missioni al Popolo, vi andavano prontamente dando il meglio di loro stessi con la predicazione, le confessioni, l'amministrazione dei sacramenti e le visite agli ammalati.

L'apostolato principale della famiglia religiosa, era la predicazione missionaria nei paesi dove erano chiamati. Numerosa e particolarmente proficua fu la campagna di evangelizzazione di questo periodo. Essere Missionario redentorista, in questo primo decennio (1732-1744) fu veramente una testimonianza, coerente ed autentica, di fede, perseveranza ma di più amore al Vangelo.

Nelle cronistoria della famiglia redentorista, oltre al fondatore, è bello ricordare i nomi di San Gerardo Maiella, Vito Curzio, Gennaro Sarnelli, Gioacchino Gaudiello, Giovanni Mazzini, Paolo Cafaro, Nicola De Santis. Quest'ultimo fu un giovanissimo studente redentorista, morto in concetto di santità per la sua vita, silenziosa e coerente, con i voti professati nella recente fondazione missionaria.

Questi uomini furono uniti dall'amore per il Cristo e dalla costanza con la quale vissero tali prove, con spirito di edificazione e di autentico sentimento religioso. La Congregazione visse momenti difficili per l'approvazione della Regola, a causa di vari conflitti, ma superò tutto, con la forza della preghiera e la grande perseveranza del fondatore.

"La congregazione si manterrà fino al giorno del giudizio, perché non è opera mia ma del Signore" diceva Sant'Alfonso, e su questo ha messo il sigillo la parola di un santo, che noi, con gioia, riportiamo. Dopo le difficoltà iniziali, nel 1749 Papa Benedetto XIV approvò le Regole dell'Ordine.

Sant’Alfonso Maria de’ Liguori a Scala

Scala è cristiana fin dalla sua fondazione e gli scalesi sono molto religiosi. Monsignor Cesario d'Amato, preziosa memoria storica di questi luoghi, scriveva che a Scala fiorirono comunità di uomini e donne che abbracciarono una vita di obblighi spirituali in ricerca della perfezione.

Da principio sorsero monasteri benedettini e di rito orientale, dediti alla contemplazione e tendenzialmente isolati a cui seguirono gli Agostiniani, i Domenicani e i Redentoristi. Nel XVIII secolo Sant’Alfonso Maria De’ Liguori visitò la cittadina di Scala ed Amalfi e, dopo aver costituito l’Ordine dei Padri Redentoristi, a Scala fondò l’Ordine delle monache del Santissimo Redentore che ancora oggi è attivo grazie alla presenza di diverse monache.

La Comunità di Scala celebra il 1° agosto Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, illustre Santo napoletano, celebre avvocato in gioventù, operoso ed infaticabile sacerdote e poi vescovo fino alla sua morte avvenuta il 1° agosto del 1787, all’età di 91 anni. A soli 16 anni conseguì la laurea in legge e non potendo esercitarne la professione prima dei vent’anni, si dedicò subito alla vita sociale e religiosa.

Divenne un affermatissimo avvocato ma lasciò le aule dei tribunali nel 1723 dopo aver perso ingiustamente una causa contro il Granduca di Toscana. Divenne sacerdote nel 1726 e si dedicò all’evangelizzazione dei derelitti, dei poveri e dei bisognosi recandosi anche oltre i confini campani per soccorrere le popolazioni della Puglia duramente provate da un terribile terremoto.

Nel 1731, stremato dalla fatica e ammalato, per ordine dei superiori gli fu imposto un periodo di riposo ad Amalfi. Ma il vicario di Scala lo invitò a riposarsi presso il romitorio di Santa Maria dei Monti, frequentato dai rozzi pastori ai quali egli si dedicò con amore e sollecitudine, portando loro la luce della Parola di Dio, nella piccola chiesa nella quale vi era una statua della Madonna che è tutt’ora conservata, dopo un sapiente restauro, nella cappella del Convento dei Padri Redentoristi.

Il 9 novembre del 1732, nella cattedrale di Scala, il nascente Ordine dei Redentoristi iniziava il suo cammino. Sant’ Alfonso rimase per molti anni a Scala dove attraverso la preghiera e la riflessione preparò le regole dell’Istituto.

La fondazione del monastero femminile

La nascita dei Redentoristi è legata anche alla beata Maria Celeste Crostarosa, fondatrice dell’Ordine del Santissimo Redentore. Trasferitasi in uno dei nuovi conventi di Scala, ebbe delle visioni dove il Signore le indicava di fondare un nuovo Ordine.

Per l'impeto della sua ispirazione, al principio, non venne creduta. Ma ben presto Alfonso Maria de' Liguori cambiò il suo scetticismo in grande fiducia. Dal sodalizio di queste due sante personalità vennero fondati a Scala, e ancora oggi presenti in tutto il mondo, la Congregazione dei Redentoristi e l'Ordine delle Redentoriste.

L’eco delle sue parole arrivò all’orecchio della privilegiata suor Maria Celeste, che volle consultare il missionario circa un progetto di un nuovo ridine religioso. Antonio Tannoia, primo biografo di Alfonso, scrive: “Iddio che in Scala aveva cominciato ad abbozzare nel cuore di Alfonso i primi disegni dell’Opera sua, anche in Scala con altro tratto della Provvidenza, volle perfezionarli.

Viveva in quel conservatorio una Religiosa di santa vita, molto favorita da Dio. Questa niente consapevole di quello che passava per capo ad Alfonso, in un’estasi ch’ebbe, vide in ispirito, e fu nel giorno terzo di ottobre 1731, una nuova Congregazione di Preti tutta sollecita in aiutare milioni di anime, che abbandonate vivevano, e senza aiuto in tanti villaggi e contadi; e tra questi Alfonso, che presedeva a tutti.

Nel tempo medesimo s’intese dire: Quest’anima è quella, che ho eletta per capo di quest’Opera di mia gloria”. Una conferma ulteriore alla chiamata udita a santa Maria dei Monti.

Il monastero, nel cuore del centro storico, venne fondato nel 1731 in un antico palazzo signorile, già sede dell'Ordine delle Visitandine. La vicina foresteria ogni anno accoglie, da tutto il mondo, turisti affascinati dalla profonda fede che si percepisce in questi luoghi.

Il Monastero nacque nel 1720 ad opera della beata Madre Maria Celeste Crostarosa, fondatrice dell'Ordine del Santissimo Redentore, immerso nel verde dei terrazzamenti tra i pini e i castagni che trasfondono pace, tranquillità e gioiosità spirituale nel volto delle quindici Suore di Clausure che compongono la Comunità.

Il protomonastero di Scala ancora oggi è richiamo di tanti ragazzi e ragazze negli incontri giovanili pastorali con le suore di clausura, per lo più giovani e di cultura. Le suore possono ricevere nell’interno della cinta delle loro mura a forma semicerchio come le braccia del Gesù posto nel grande atrio prospiciente il vecchio caseggiato del 1700, chi chiede una parola di conforto.

L’ombra dall’albero del Pepe e di un vecchio Ulivo fanno da cornice a chi è in cerca di chiarezza spirituale, mentre il cimitero interno posto alla fine di una ripida salita danno al complesso quell’aria di rispetto di adorazione deferenziale. La preparazione di biscotti di pastafrolla.

Le Redentoriste, che anticamente osservavano una regola di rigida clausura, oggi vivono in uno stile di accoglienza. La grata decorata e la colomba simboleggiante lo Spirito Santo. E' l'antico confessionale attraverso cui si svolgevano i colloqui tra Sant'Alfonso e la Beata Maria Crostarosa.

La Grotta di Sant’Alfonso

La grotta, inglobata in una struttura muraria, rappresenta il primo luogo dove il Santo, giunto a Scala per attività apostolica nel 1775, si ritirava a pregare. L’aspetto odierno è di un unico vano con copertura a due spioventi, altare a N.

La grotta, inglobata in una struttura muraria, rappresenta il primo luogo dove il Santo, giunto a Scala per attività apostolica nel 1775, si ritirava a pregare. L’aspetto odierno è di un unico vano con copertura a due spioventi, altare a N, a cui si accede attraverso una ripida scala che poggia evidentemente sulla roccia.

Ad essa è collegato idealmente il più lontano monastero femminile del Redentore, il cui nucleo originario risale al 1634. Nel monastero, che sviluppa tutte le celle su un unico lato, la cappella mostra un aspetto moderno.

Essa è ad un’unica navata, con altare a mensa e coro sull’ingresso. La grotta si trova in via Torricelle, a pochi metri dall’abitazione legata alle origini della Congregazione.

Grotta di Sant’Alfonso Scala

Sant’Alfonso era solito recarsi in una piccola grotta non molto distante dalla Cattedrale, oggi chiamata proprio Grotta di Sant’Alfonso, per pregare, meditare e far penitenza; in quel luogo egli ricevette molte volte le apparizione della Madonna.

Altro luogo tipicamente redentorista che si trova a Scala è la Grotta. Alfonso la frequentava trovandosi a pochi metri dall’abitazione di via Torricella. Questa “grotticella” fu la montagna spirituale del giovane fondatore, il Getsemani delle ardenti preghiere e delle quotidiane preoccupazioni, l’Oreb dei suoi incontri con Dio e con la Madonna.

Il padre Adeodato Criscuolo, redentorista, sarà testimone della viva tradizione scalese secondo la quale Alfonso vi avrebbe visto la Vergine. Tradizione costruita sulle affermazioni dello stesso Alfonso che, da vecchio, confidava a padre G.B. Di Costanzo, suo confessore: “Io quand’ero giovane ci parlava spesso colla Madonna, mi ci consigliava per tutte le cose della Congregazione”.

E soggiungeva: “Oh grotta mia: oh grotta mia: oh potessi godere di questa grotta”. Sembrava che Dio lo avesse riservato come dono alla nascente Congregazione redentorista.

Non si può escludere, considerando la geomorfologia del luogo, che nell’area sottostante la grotta principale, area sottoposta a sconvolgimenti operati in epoca recente, possano esistere altre grotte frequentate in antichità e per le quali anche per questo luogo, sebbene la frequentazione storica, che lo ha reso noto, risalga alla fine del XVIII secolo collegata alla figura del santo predicatore, antecedentemente ci possa essere stata una più antica fruizione.

Come visitare la grotta

Per visitare la grotta, aperta durante le occasionali celebrazioni, occorre rivolgersi ai Padri Redentoristi, presenti a Scala. Per il monastero femminile, non sussiste alcun problema di visita perché, anche se le suore osservano la clausura, sono molto disponibili a far visitare la cappella.

La chiesa dovrebbe essere illustrata all’esterno da pannelli informativi.

La prima comunità e Casa Anastasio

Le difficoltà crescevano di giorno in giorno al suo ritorno a Napoli, e i problemi legati alla fondazione divennero enormi. Alfonso dovette soffrire molto prima di giungere alla decisione definitiva.

Era domenica, 2 novembre 1732. La sera del 3 a Scala con Alfonso si ritrovavano in sei. Presero alloggio nella Foresteria di via Torricella, di proprietà delle Monache. Tre giorni di preghiera nella piccola chiesa del Monastero con clero, monache e fedeli.

L’11 novembre, durante l’adorazione dell’Eucaristia esposta solennemente, il Signore aveva sconvolto i presenti con un segno particolare. Davanti all’Ostia consacrata si vide chiaramente la santa Croce, la lancia e la spugna della Passione di Gesù, che sormontavano tre monti.

Il fenomeno si rinnovò più volte, tanto da ispirare lo stemma del duplice Istituto, femminile e maschile. Il 9 novembre 1732 la Congregazione del Santissimo Salvatore, divenuta poi definitivamente del Santissimo Redentore per volere di Roma, iniziò la sua vita nella storia.

Finalmente Scala aveva i suoi apostoli, uomini di grande penitenza, di prolungate preghiere e di eroica carità. Altro luogo tipicamente redentorista che si trova a Scala è la Grotta.

Cresciuto il piccolo drappello, la casa prestata dalle Monache non era più adatta. Alla sommità del giardino del Monastero, dominante la Cattedrale, sorgeva una costruzione isolata, circondata da una vigna e da un castagneto, appartenente alla famiglia Amendola.

Nel settembre 1733 questa tipica costruzione padronale divenne Ospizio del Santissimo Salvatore, e fu Casa redentorista fino al 1738, quando l’urgenza di diffondere la Congregazione e alcune incomprensioni del clero e del popolo di Scala obbligarono Alfonso a emigrare altrove.

Nel 1776 lo stabile prese il nome della famiglia Anastasio, che iniziò ad abitarlo. Pur passando di mano a diversi proprietari, il piccolo complesso da allora fino ad oggi è conosciuto con la denominazione Casa Anastasio.

Acquistata definitivamente dai Redentoristi dell’Italia meridionale nel 1954, è venerata come un’importante reliquia delle origini dell’Istituto. In essa si raccolgono gruppi di preghiera per esercizi spirituali, attratti dall’austerità e povertà delle strutture, specialmente la Cappella, dove si conserva il cranio del primo fratello coadiutore di sant’Alfonso, Vito Curzio (1706-1745).

Fu lui a incidere con un punteruolo grezzo sulla parete del forno per la prima volta lo stemma della nuova Congregazione. Nel 1995 è stata completata la ricostruzione di “Casa Anastasio” collegata al centro da una strada interpoderale di nuova costruzione.

La comunità dei Padri Redentoristi a Scala

Il Cardinale Van Rossum volle che i nostri Padri avessero una Casa ove era nata la Redentoristi napoletani anche per assistere spiritualmente le Monache Redentoriste. La signorina Linda Grassi nativa di Salerno, che in segui-to entrò nel Monastero delle Redentoriste con il nome di Sr. Maria Rosaria, provvide alla costruzione della Casa religiosa.

Nel secondo centenario della venuta di S. Alfonso a Scala, il 25 settembre 1930 fu solennemente inaugurata la nuova Casa, eretta canonicamente il 6 giugno 1930. I confratelli oltre ad assistere le Monache Redentoriste, svolgono anche attività missionaria, parrocchia e accoglienza.

La presenza redentorista a Scala comprende quindi la memoria della fondazione, l’assistenza spirituale alle monache, la vita parrocchiale e l’attività missionaria. La Grotta, il monastero e Casa Anastasio formano un insieme di luoghi strettamente legati alla storia dell’Istituto.

Il percorso spirituale di Sant’Alfonso

Da allora, in ogni istante libero dal suo apostolato missionario, egli si dedicò a scrivere. Ha scritto 111 opere, grandi e piccole, tra le quali spicca la sua Teologia Morale, un'opera grandiosa colma di dottrina e spiritualità.

Scrittore ma anche autore e compositore, avendo egli ricevuto un'ottima preparazione musicale, sia di un opera quale il "Duetto tra l'anima e Gesù Cristo", eseguito nel 1760, sia delle note Canzoncine simbolo di una fede profonda e semplice quali, "Quanno nascette Ninno", "O Pane del Cielo", "Gesù mio con dure funi" e tante altre.

Scrittore ma anche autore e compositore, avendo egli ricevuto un’ottima preparazione musicale, sia di un opera quale il “Duetto tra l’anima e Gesù Cristo”, eseguito nel 1760, sia delle note Canzoncine simbolo di una fede profonda e semplice quali, Tu scendi dalle Stelle, Quanno nascette Ninno, O Pane del Cielo, Gesù mio con dure funi e tante altre.

Nel 1762 fu nominato da Papa Clemente XIII vescovo di Sant'Agata dei Goti e per obbedienza lasciò Scala dedicandosi alla nuova Diocesi e migliorandone notevolmente il patrimonio, impiegato poi successivamente dopo la grave carestia che colpì il Regno di Napoli in quel periodo.

Sopraffatto dalle gravi infermità ottenne di poter lasciare la Diocesi di Sant'Agata dei Goti e si ritirò più povero di prima a Pagani, dove morì alle 12 del 1° agosto 1787. Sant'Alfonso fu dichiarato dapprima Beato nel 1816 e Santo nel 1839.

Papa Pio IX nel 1871 lo dichiarò Dottore della Chiesa e Pio XII lo elesse nel 1950 Patrono dei Confessori e dei Moralisti e poi anche degli Avvocati e dei Giuristi.

Gli altri luoghi da vedere a Scala

Come affermato, Scala è il Paese più antico della costiera amalfitana e, proprio per la storia millenaria, offre ai turisti la possibilità di visitare numerosi monumenti dalle bellezze storico ed artistiche di pregio. Immersa nel verde dei Monti Lattari e per la conformazione del territorio, vanta una serie di sentieri che sono percorsi da tantissimi amanti del trekking soprattutto nel periodo primaverile ed estivo.

Scala è la meta ideale per chi desidera uscire dal trambusto delle città e lasciarsi avvolgere dalla natura incontaminata e da un’atmosfera di quiete. Tra i numerosi monumenti da visitare e le diverse escursioni da fare si ricordano:

  • Il Duomo di San Lorenzo;
  • La fontana settecentesca nella piazza del Duomo;
  • La Chiesa della Santissima Annunziata;
  • I ruderi della Basilica di Sant’Eustachio;
  • La Torre dello Ziro;
  • Escursione nella Valle delle Ferriere;
  • La Chiesa di San Giovanni Battista.

Il Duomo di San Lorenzo

La Cattedrale di Scala è dedicata a San Lorenzo che è anche il Santo Patrono della cittadina costiera. Fu costruito nel XI secolo e nel corso degli anni ha subito diversi restauri subendo gli influssi romanico-gotico e rococò del 1700.

L’interno è composto da tre navate divise da archi a tutto sesto poggianti sui pilastri; il campanile è piuttosto massiccio ed ha tre livelli e proprio le dimensioni della Cattedrale rispetto alla piazzetta circostante testimoniano l’importanza che ha assunto Scala nel passato, soprattutto sotto il Ducato di Amalfi.

In tale periodo nacquero diverse botteghe e in alcune di esse si lavorava l’oro grazie all’influenza bizantina e soprattutto araba e, proprio nel Duomo di Scala sono gelosamente conservati un calice antichissimo in argento del XIV secolo ed un copricapo vescovile, la mitra, donata da Carlo d’Angiò il giorno di San Lorenzo per festeggiare la vittoria sui Saraceni nel 1270.

La facciata si presenta piuttosto scura e contrasta con il bianco delle pareti interne caratterizzate da uno stile piuttosto semplice ma molto elegante, tipico del rococò italiano. Al soffitto sono esposte delle bellissime e colorate tele che raffigurano degli episodi della vita e del martirio di San Lorenzo e che sono messe in risalto sempre dalle bianche pareti.

Di particolare bellezza è il pavimento maiolicato e all’altezza del transetto è raffigurata la graticola che è il simbolo del martirio di San Lorenzo circondata da angeli e fiori. Tale raffigurazione risale al 1853. Al centro si trova un rosone che raffigura il leone e la scala, simboli della città di Scala.

Sulla navata destra del Duomo si può osservare un grande cancello che protegge all’interno uno scaffale composto da nove nicchie che ognuna di esse contiene una statua di un Santo. A sua volta ogni statua conserva una reliquia del Santo che raffigura. L’opera nel suo complesso è rinascimentale.

Il Duomo si compone di tre livelli poiché vi sono ben due Cripte: la Cripta del Paradiso e la Cripta del Purgatorio. La Cripta del Purgatorio è stata scoperta casualmente solamente nel 1958 ed è posta tra la Cripta del Paradiso ed il Duomo.

Al momento della scoperta, vi furono trovate molte ossa umane. La Cripta del Paradiso è di stile gotico e si differenzia dalle Cripte basse e piuttosto buie delle altre Cattedrali della costiera amalfitana perché, grazie alle volte a crociera molto alte, si presenta ben luminosa.

Sull’altare centrale è presente un Cristo in legno che risale alla seconda metà del XIII secolo. Rappresenta la deposizione di Gesù dalla Croce e, grazie ad un restauro recente, ha acquistato nuovamente la brillantezza dei colori.

Durante tutto l’anno la Cripta del Paradiso è meta di numerosi fedeli. Sempre nella Cripta del Paradiso è presente un altro monumento antico: la tomba di Marinella Rufolo.

Si tratta di un monumento gotico con doppio spiovente, ornato da guglie ed abbellito con bassorilievi in marmo. Nel 1300 si celebrò nel Duomo di San Lorenzo il matrimonio tra Antonio Coppola e Marinella Rufolo: Antonio membro della famiglia Coppola di Scala e Marinella componente della famiglia Rufolo di Ravello.

La Chiesa della Santissima Annunziata

La Chiesa della Santissima Annunziata è stata fondata nel IX secolo, è in stile romanico, si trova nella frazione di Minuta ed è considerata la più antica Chiesa di Scala. È preceduta da un bel portico dove anticamente si riuniva il parlamento della città.

La Chiesa è composta da tre navate divise da sei colonne per lato che reggono archi a tutto sesto. Dalla navata destra si accede alla Cripta che ha una forma rettangolare e conserva diversi affreschi medievali.

La Chiesetta è arroccata sulla collina e dalla piazzetta si può osservare un panorama meraviglioso: di fronte si può osservare Ravello e le sue meraviglie mentre a valle si scorge Amalfi ed Atrani ed il mare azzurro in lontananza.

Sempre sotto si può osservare la frazione di Pontone e le rovine della Chiesa di Sant’Eustachio.

I ruderi della Basilica di Sant’Eustachio

Attualmente si può ammirare solamente parte dell’abside della Basilica poiché tutta la restante parte è crollata. La Basilica è stata edificata nel XII secolo, ha anche una Cripta sottostante ed è orientata verso oriente.

Dai ruderi, tuttavia, si può ammirare un panorama stupendo su parte della costiera amalfitana.

La Torre dello Ziro

Situata sul Monte Aureo, sovrasta le città di Amalfi e di Atrani e sorge sul territorio di Scala. Come le tante torri di avvistamento costruite su tutto il territorio della Costiera Amalfitana, anche la Torre dello Ziro serviva per individuare tempestivamente l’arrivo dei pirati dal mare.

Lo scenario è davvero unico. Per la Torre dello Ziro sussistono problemi di datazione. Gli studiosi non escludono che potrebbe trattarsi della ricostruzione di una più antica opera del ducato di Amalfi, la "Turris de Sancto Felice", citata in un documento del 1151.

Ha subito restauri e trasformazioni nel 1292, nel 1305, nel 1335 e nel 1480. Risulta che all’inizio del XVIII secolo era in stato di efficienza e munita di cannoni ma poco dopo fu abbandonata e privata di cure. Nel 2006 ha ricevuto dei restauri conservativi.

Nei primi anni del XVI secolo la Torre dello Ziro fu teatro di uno dei più sanguinosi episodi della storia di Amalfi perché al suo interno fu prima rinchiusa e poi giustiziata ferocemente con i suoi tre figli Giovanna D'Aragona, detta "la Pazza", duchessa d’Amalfi, rea di avere contratto un matrimonio morganatico con il suo segretario.

La Valle delle Ferriere

Tra i diversi accessi per visitare la Valle delle Ferriere, c’è anche quello che parte dalla Piazzetta di San Giovanni della frazione Pontone. Pontone si raggiunge svoltando all’incrocio sulla ex Strada Statale 373 che dalla Strada Statale 163 conduce a Scala e Ravello.

Giunti alla piazzetta di Pontone, si attraversano i primi vicoletti cittadini ed alcuni archi sotto le abitazioni per poi proseguire lungo la strada cittadina che delimita alcuni terrazzamenti coltivati principalmente a limoni e viti.

Alla fine del tratto pavimentato, ci si incontra con il sentiero che proviene dalla frazione Chiorito di Amalfi: infatti passeggiando tra la natura si osserva il centro di Amalfi dall’alto. Proseguendo si giunge poi ad una biforcazione: il sentiero di destra conduce alla parte alta della valle delle ferriere mentre il sentiero di sinistra conduce alla ferriera, un grande edificio attualmente ridotto a rudere.

La Valle delle Ferriere è quella valle che si estende nel verde dei Monti Lattari e che in parte appartiene anche al Comune di Scala e che è sorta lungo il corso del torrente Canneto che successivamente sfocia ad Amalfi.

L’elemento principale della Valle delle Ferriere è l’acqua: oltre a influenzare il clima e la vegetazione della valle, in passato l’acqua è stata una grande ricchezza poiché alimentava i macchinari delle diverse cartiere e della ferriera.

Il metallo arrivava via mare ad Amalfi dall’Isola d’Elba e poi veniva trasportato alla ferriera dove veniva lavorato. Il clima fresco e umido presente nella valle delle ferriere grazie anche alla ricchezza dell’acqua e delle cascate sono le condizioni ideali per la proliferazione di una felce particolare: la “Woodwardia radicans”.

Infatti proprio nella parte alta in cui ci sono molte piante della felce “Woodwardia radicans” e della bellissima cascata, la zona è divenuta una riserva e bisogna contattare il Centro Visite del Corpo Forestale dello Stato a Pontone per accedervi.

È preferibile poi o tornare indietro e raggiungere la piazzetta di San Giovanni a Pontone oppure scendere e seguire il percorso che conduce ad Amalfi. Prima di arrivare alla frazione di Amalfi Madonna del Rosario, il sentiero costeggia le acque del Torrente Canneto e si possono ammirare le vecchie cartiere che hanno reso Amalfi famosa anche per la carta fatta a mano.

Per ritornare a Pontone, si può prendere l’autobus della linea Sita e scegliere la corsa che da Amalfi conduce a Pontone.

Valle delle Ferriere sentiero cascata

Come arrivare a Scala

Si può arrivare a Scala imboccando a Vietri sul Mare la Strada Statale 163 assumendo direzione Amalfi per poi proseguire sulla ex Strada Statale 373 poco prima di raggiungere Atrani.

Per evitare il traffico estivo della SS163, dall’Autostrada A3 Napoli-Salerno è preferibile uscire al casello di Angri e proseguire sulla Strada Provinciale 1 seguendo le indicazioni per Ravello.

La storia antica di Scala

Secondo la tradizione, nel IV secolo alcune famiglie romane mentre erano dirette a Bisanzio, furono travolte da una forte tempesta e si rifugiarono sulle colline di Amalfi fondando la cittadina di Scala.

Tuttavia il periodo di maggiore splendore si ebbe durante la Repubblica Marinara di Amalfi dove molte famiglie scalesi, così come quelle amalfitane, si arricchirono per gli importanti traffici commerciali trattenuti principalmente con l’oriente.

Durante il medesimo periodo, il territorio di Scala divenne parte del sistema difensivo della Repubblica di Amalfi e ancora oggi si possono osservare delle antiche mura medioevali. Già dall’XI secolo gli scalesi avevano creato una colonia commerciale con una Chiesa situata nei pressi di Porta Nolana nel napoletano.

Scala ha seguito le vicende della Repubblica di Amalfi: nel 1073 fu incendiata da Roberto il Guiscardo e successivamente ha subito i saccheggi e la distruzione da parte dei Pisani che sancirono la fine della Repubblica Marinara di Amalfi.

Nel 1210 Scala ha subito l’assalto dalle truppe di Ottone di Brunswich e poi nel 1283 ha subito ulteriori saccheggi durante le guerre dei Vespri siciliani. Dal 987 al 1818 Scala è stata Sede Vescovile e dagli studi è emerso che la Diocesi di Scala sia stata costituita per volontà dell’aristocrazia amalfitana in contrasto con la nomina della dirimpettaia Ravello a Sede Episcopale.

A Scala c’erano diverse famiglie nobili quali: Muscettola, D’Afflitto, Coppola e Sasso e proprio un componente di quest’ultima famiglia, Fra’ Gerardo Sasso, nel XI secolo fondò l’Ordine degli Ospedalieri di Gerusalemme, divenuto poi Sovrano Ordine Militare dei Cavalieri di Malta.

La grandezza di Scala nel passato

Oggi Scala, in provincia di Salerno, posta sulle colline sopra Amalfi, è una località turistica di livello scelto e culturalmente vivace: 1.500 abitanti circa per un territorio dalla superficie di 13,06 Kmq. Piccola località, ma la più antica, si dice, della Costiera Amalfitana.

Ma la grandezza di Scala è tutta scritta nella sua splendida storia che si può consultare sul web. La città dal 1732 ha interessato il mondo redentorista, perché qui S. Alfonso ha fondato il suo Istituto.

“La città di Scala, creata diocesi nel 987, al tempo della vicina Amalfi che viveva un periodo di prosperità commerciale, contava quasi 40.000 abitanti. Con le sue cento torri di difesa, custodiva centotrenta chiese, trenta parrocchie, due monasteri di Benedettine e altrettanti di Benedettini.

Splendori da leggenda, incredibili oggi. Normanni, Pisani, Tedeschi, Angioini, Saraceni da una parte e dall’altra sismi, pestilenze, carestie e, colmo dell’orrore, rivalità intestine si scatenarono su questo eden, soprattutto nel luglio 1137, quando per tre giorni i Pisani vi portarono il ferro e il fuoco, con una forza distruttiva tale da suscitare (purtroppo!) l’ammirazione di san Bernardo.

“È : quasi incredibile - scriveva all’imperatore Lotario III - con un solo assalto hanno preso Amalfi, Ravello, Scala e Atrani, città ricchissime e fortificatissime e finora inespugnabili per tutti coloro che le hanno attaccate ”.

Tesori e abitanti furono portati via come bottino o in schiavitù. Di Scala e della vicina Ravello restava nel 1730 solo qualche monumento prestigioso in un paesaggio paradisiaco, almeno questo imprendibile.

Clemente XIII aveva gemellato nel 1603 le due diocesi, che insieme contavano circa tremila anime e le cui rendite riunite (311 ducati) facevano il loro vescovo il più povero del Regno, essendo molto al di sotto del minimo, stimato 1.500 ducati, per una vita decente, Mons. Guerriero, che salvaguardava la personalità delle chiese sorelle nominando per ognuna un vicario generale, risiedeva abitualmente a Ravello, più popolata, benché Scala fosse la più antica.

Non va però dimenticato che al di sopra del vallone, i canonici avrebbero potuto alternare i versetti dei salmi da una cattedrale all’altra: bastava un quarto d’ora per percorrere a piedi la strada, che le collegava, intorno all’imbuto scavato dal Dragone.

La figura di Maria Celeste Crostarosa e le Redentoriste

1696-1755 Beata Maria Celeste Crostarosa Donna di carattere deciso ed estroverso, nacque a Napoli ed entrò giovanissima nel convento delle Carmelitane di Marigliano, vicino a Napoli.

Trasferitasi in uno dei nuovi conventi di Scala, ebbe delle visioni dove il Signore le indicava di fondare un nuovo Ordine. Per l'impeto della sua ispirazione, al principio, non venne creduta.

Ma ben presto Alfonso Maria de' Liguori cambiò il suo scetticismo in grande fiducia. Dal sodalizio di queste due sante personalità vennero fondati a Scala, e ancora oggi presenti in tutto il mondo, la Congregazione dei Redentoristi e l'Ordine delle Redentoriste.

Così chiamate affettuosamente per l'abito rosso scuro, ben diverso dal più consueto bianco e nero. Le Redentoriste, molto amate dagli scalesi, rappresentano un forte elemento identitario per tutta la comunità.

Dalla sua fondazione l'Ordine ha conosciuto una notevole diffusione: ad oggi, sparsi per il mondo, sono presenti ben quarantadue monasteri. La vicina foresteria ogni anno accoglie, da tutto il mondo, turisti affascinati dalla profonda fede che si percepisce in questi luoghi.

La gastronomia di Scala

Scala è definita anche “Città della Castagna” per la presenza sul territorio di numerosi castagneti. Proprio la castagna è alla base di numerosi dolci come le crostate di castagne ed i calzoncelli alle castagne.

Il piatto tipico di Scala può essere definito il “Gamboncello alle erbe”. È il muscolo della zampa anteriore del maiale condito con scarole, verze e finocchietto selvatico e che viene preparato soprattutto per il pranzo del 10 agosto, il giorno di festa di San Lorenzo, il Santo Patrono della città di Scala.

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