Il parroco della chiesa di San Francesco a Montelupone

La chiesa di San Francesco a Montelupone è collegata alla Parrocchia dei Santi Pietro e Paolo, con sede in via Borgianelli 29. Il parroco indicato per la parrocchia è don Giacomo Ippolito, che svolge anche il ruolo di parroco e coordinatore dell’Unità Pastorale Montelupone-San Firmano.

La chiesa, uno dei principali luoghi di culto del centro storico di Montelupone, è un edificio di origine medievale costruito a partire dal 1251 e consacrato nel 1397. Danneggiata dagli eventi sismici del 2016, è stata interessata da lavori di messa in sicurezza, restauro e adeguamento liturgico, mentre la parrocchia adiacente continua a essere utilizzata per le attività pastorali, ricreative e di catechismo.

Parroco e riferimenti della parrocchia

Don Giacomo Ippolito è parroco e coordinatore della Unità Pastorale Montelupone-San Firmano.

La denominazione ufficiale della parrocchia è SANTI PIETRO e PAOLO (Montelupone), con l’altra denominazione SAN PIETRO E PAOLO.

InformazioneDato
ParrocoGiacomo Ippolito
ParrocchiaSanti Pietro e Paolo
IndirizzoVia Borgianelli, 29 - 62010 Montelupone (MC)
Telefono0733226110
ComuneMontelupone
RegioneMarche

La parrocchia di Montelupone è situata accanto alla Chiesa di San Francesco, con all'interno delle stanze per attività e all' esterno un campo da calcetto.

L’edificio è utilizzato come Oratorio e Parrocchia del paese per attività ricreative e di ritrovo per i ragazzi e utilizzato anche per il catechismo.

La chiesa di San Francesco a Montelupone

La costruzione della chiesa di San Francesco, con annesso convento, risale al 1251, ma la sua consacrazione avvenne solo nel 1397.

La consacrazione avvenne dopo il transito di San Francesco a Montelupone e fu consacrata nel 1397 ad opera del Vescovo di Umana Antonio da Fabriano e del Vescovo di Nicopoli Giovanni Cecchi da Offida il primo di Maggio, sotto il pontificato di Bonifacio IX.

Nel corso dei secoli l’edificio subì numerosi interventi che ne modificarono la fisionomia interna. Tramite la lettura delle strutture originarie visibili e una comparazione con altri edifici dell’Ordine, la chiesa può essere inclusa nella famiglia tipologica a navata unica ed abside poligonale.

La struttura rimase immutata fino al ‘500, secolo in cui gli ordini mendicanti vengono generalmente interessati da una serie di interventi innescati dai decreti tridentini (es. aggiunta di altari per la promozione del culto dei santi).

Furono il XVIII secolo e le sue istanze architettoniche tardo barocche che riconfigurarono volumetricamente la chiesa. L’aula unica medievale venne dotata dell’aspetto che vediamo oggi: l’originario impianto a due ambiti, coro e navata, venne trasformato nella riproposizione dell’organismo controriformato ma in forma contratta: aula, pseudo transetto la cui profondità dei bracci è surrogata dalla ricchezza degli altari e abside.

La modifica più sostanziale è rappresentata dall’inserimento di un sistema voltato sulla navata e di una cupola sullo pseudo transetto.

Interno chiesa San Francesco Montelupone

Struttura interna e cappelle laterali

L’edificio ha un’unica navata di 30×11,10 metri con quattro Cappelle laterali.

Le prime due si incontrano appena si entra in chiesa, e sono dedicate - quella di sinistra - a S. Lucia e - quella di destra - ai caduti delle guerre mondiali.

Più avanti, ai piedi del Presbiterio, ci sono a sinistra la Cappella del Sacro Cuore con il Tabernacolo del Santissimo Sacramento e a destra la Cappella dedicata alla Madonna Addolorata,di Montelupone con San Firmano.

Si possono ammirare nella prima, ampliata nel 1847 ad opera dell’architetto Matacotta, le tempere di Vincenzo Monti (1942) che rappresentano i discepoli di Emmaus, San Tarcisio, Santa Margherita Alacoque e Imelda Lambertini, santi tutti legati all’Eucaristia.

Il Giovedì Santo in tale Cappella viene allestito il Santo Sepolcro.

La Cappella dell’Addolorata, invece, contiene affreschi del noto pittore monteluponese Cesare Peruzzi (1934) raffiguranti l’Annunciazione, la presentazione di Gesù al Tempio, Maria ai piedi della croce, la devozione a Maria del soldato che parte e ritorna dal fronte.

Sopra l’altare è contenuta in una nicchia la statua lignea della Vergine Addolorata, opera dell’artista monteluponese Pannocchia, mentre sotto l’altare è esposta al culto la statua del Cristo morto.

L’abside e le opere d’arte

Di grandissimo impatto scenografico la splendida abside affrescata, raffigurante il Cristo Re dell’universo, con sotto ai suoi piedi la collina di Montelupone e la raffigurazione di alcuni Santi.

Sono raffigurati Pietro e Paolo, titolari della Parrocchia, San Francesco di Assisi e Santa Caterina da Siena, patroni d’Italia, San Firmano Patrono di Montelupone, i santi Evangelisti Giovanni e Luca, titolari delle antiche parrocchie incorporate nel 1748, e Sant’Emidio, invocato contro il terremoto.

In alto, Dio Padre e sopra ancora, sulla volta dell’Abside la Pentecoste.

L’altare in marmo fu costruito in occasione dei grandi cambiamenti liturgici avvenuti a seguito del Concilio Vaticano Ecumenico II ed è sovrastato dal Crocifisso ligneo.

Il Crocifisso ligneo si trovava nell’omonima Chiesa del Crocifisso, oggi adibita a Teatro della Sala Parrocchiale, danneggiata irrimediabilmente da un fulmine nel 1958.

Il coro in legno proviene dal monastero delle Clarisse che era in Castelnuovo di Recanati; i lampadari in vetro di Murano provengono invece dalla Chiesa di San Francesco.

Pregevole anche l’organo a canne, opera di Feliciano Fedeli, presente sulla cantoria, fatto costruire nel 1735 per la Chiesa di San Domenico di Recanati, ma acquistato nel 1869 dai Canonici della Collegiata.

Il ripristino delle funzioni dell’organo è opera probabilmente di Mariano Rughini.

Abside affrescata chiesa Montelupone

Danni, restauri e riapertura al culto

La chiesa ha subito dal 1896 diversi interventi di restauro.

La frana del 1980 e il sisma del 1997 che colpirono il paese, danneggiarono gravemente il complesso che fu sottoposto ad una serie di consolidamenti e restauri strutturali che riportarono la chiesa al suo splendore intorno al 2001.

Gli arredi lignei quali gli altari, il pulpito, la bussola, la cantoria, la cassa di risonanza e i quattro confessionali, non furono oggetto di risanamento, apparte lo splendido coro, per motivi economici, seppur inseriti nelle previsioni del progetto di restauro in occasione del Giubileo del 2000.

Il bene oggetto dell'erogazione, sono in particolare i confessionali, in noce lastronato, risalenti al 1700.

Questi ultimi risultano essere parte integrante dell'architettura dell Chiesa di San Francesco, in quanto incastonati nella muratura della quale vengono riprese proporzioni e modanature.

Sabato 23 dicembre 2018 è stata riaperta al culto la millenaria chiesa di San Francesco di Montelupone a seguito degli eventi sismici che hanno colpito le Marche nel 2016.

Per l’occasione sono stati eseguiti lavori di messa in sicurezza e restauro degli apparati architettonici e sono stati ri-progettati i nuovi arredi liturgici in quanto i vecchi sono purtroppo andati distrutti e/o dispersi nel corso degli anni.

A presiedere la messa di consacrazione dei nuovi arredi liturgici è stato S.E.R.Mons. Nazzareno Marconi, Vescovo della Diocesi di Macerata, alla presenza del Sindaco Rolando Pecora e di numerosi fedeli, tra cui i ragazzi del catechismo, che hanno affollato la navata ed il grande presbiterio al di sotto della cupola.

La benedizione del nuovo altare è avvenuta secondo un cerimoniale che prevede il posizionamento del reliquiario - contenente: un frammento del legno della croce e altri frammenti dei Santi Pietro, Paolo, Francesco, Chiara, Firmano, Antonio, Vito e Stefano - all’interno dell’altare stesso.

Il progetto, avallato dalla diocesi di Macerata - Tolentino - Recanati - Cingoli - Treia, è stato fortemente voluto dall’Amministrazione Comunale per ridare dignità alle celebrazioni religiose che dall’epoca del terremoto venivano svolte all’interno di una inadeguata sala parrocchiale a causa dell’inagibilità di tutte le chiese del paese.

Con le principali chiese chiuse, finora ci sono stati grandi disagi per tutta la comità di Montelupone: matrimoni, funerali e cerimonie doveva svolgersi o all’aperto o nella ben più piccola sala parrocchiale.

Il centro storico di Montelupone è stato pesantemente danneggiato dal terremoto del 2016.

A seguito del sisma, dopo aver messo gli edifici in sicurezza, sono partiti i lavori di miglioramento sismico, sia pubblici che privati.

Dopo il terremoto del 2016, l’unica chiesa rimasta agibile era quella di San Firmano.

La precedenza, per quanto riguarda gli edifici di pertinenza comunale, è stata data prima alle scuole, poi agli edifici importanti a fini strategici e poi ai luoghi di culto.

Vista la situazione, il sindaco Rolando Pecora ha deciso di utilizzare la maggior parte dei soldi ottenuti dal risarcimento danni per mettere in sicurezza la chiesa di San Francesco.

Da questi lavori, per ora rimarrà fuori solamente la torre, ancora chiusa.

Il nuovo adeguamento liturgico

Con la partecipazione di imprese, artigiani e artisti locali come Ermenegildo Pannocchia, Artigianal Design di Sbrollini Agostino, la Nice&Square di Roberto Moretti, la Cosmo3 di Francesco Batocco e Marisa Marcantoni ed altri… si è potuto realizzare il progetto dall’arch. Andrea Stortoni che ha ideato i nuovi arredi dalle linee contemporanee capaci di integrarsi e dialogare con l’architettura storica della chiesa e con il suo imponente presbiterio.

Il nuovo ambito presbiterale pertanto viene concepito come un ampio pavimento galleggiante in legno, poggiato al di sopra del presbiterio “storico”.

Qui trovano una ponderata collocazione i nuovi arredi - l’altare, l’ambone, la presidenza ed il tabernacolo - tutti realizzati con minuzia artigianale.

L’altare ottenuto da lastre di marmo calacatta arabescato rappresenta Cristo, pietra angolare, e allo stesso tempo la sua mensa ed il suo sacrificio.

Il piano dell’altare è realizzato in ottone satinato che visto frontalmente è alto appena un centimetro.

Questa sottile linea di ottone rappresenta la preghiera che dalla terra sale al cielo e per mezzo della liturgia eucaristica acquista la sua dimensione (quadrata) sul piano dell’altare, soglia tra il cielo e la terra.

L’altare dalle linee tese quasi bidimensionale, se osservato dall’ingresso della chiesa, è invece cubico ed il suo volume di colore bianco è ben visibile da ogni punto dell’assemblea.

Per sottolineare la centralità della mensa, luogo attorno al quale i fedeli si incontrano con il padre è stato realizzato un basamento in metallo pavimentato con 4 lastre monolitiche di travertino tagliate sapientemente e accostate a formare una croce.

Questa pedana conferisce al presbiterio un numero di gradini dispari per raggiungere l’altare, altrimenti sarebbero stati solamente 2, come tramandato dalla tradizione Cristiana.

La presidenza è stata ruotata rispetto alle configurazioni passate, posizionata a lato del presbiterio, davanti all’altare e orientata verso l’ambone.

L’ambone è in metallo rivestito di legno e mosaico realizzato a mano.

E’ immagine del sepolcro aperto pertanto concepito come “il luogo” da cui viene proclamata la parola del Signore.

Poggia in equilibrio fuori dal presbiterio verso i fedeli ed è leggermente ruotato verso la “sede” per permettere al celebrante di essere primo ascoltatore della parola.

Il “leggio” che sorregge il Vangelo invece è posizionato completamente a sbalzo al di fuori del presbiterio, come fosse una mano tesa pronta per essere afferrata.

Il Tabernacolo è “luogo della custodia eucaristica” pertanto non ha una direzione.

Chiuso ha 6 lati tutti uguali e senza la chiave quasi non si distingue nemmeno il buco della serratura.

Le sue caratteristiche sono assimilabili a quelle di uno scrigno o di una “cassaforte”.

Questo tabernacolo è stato realizzato in legno massello e lastre di ottone satinato - tagliati e fresati con macchine ad altissima precisione - assemblato per avere spigoli netti.

La custodia eucaristica è saldamente ancorata ad un pilastro, basamento dell’ideale “ciborio”, contenuto nel presbiterio della chiesa storica.

Infine le panche.

Esse sono state concepite sulla base concettuale del “coro” ligneo alle spalle dell’altare.

Nelle celebrazioni preconciliari il coro dei frati, come ben noto, era un coro di “preghiera” che sosteneva l’assemblea.

Dopo il concilio si è reso evidente il concetto che l’assemblea - tutta - , insieme al sacerdote, celebra l’eucarestia (Mt 18,20 …”dove due o più sono riuniti nel mio nome li ci sono io.”).

Nel colore e nel volume, le panche sono così presenti e simili al coro “storico” perché esse sono immagine della preghiera collettiva dei fedeli.

L’assemblea celebra la funzione insieme al sacerdote.

Un “coro di preghiera” compatto che concretizza la presenza di Gesù (altare) al centro di questo abbraccio ligneo.

Con il restauro della struttura ed i nuovi arredi sacri si auspica quindi nuova vita per lo spazio liturgico della chiesa di San Francesco.

Che i nuovi arredi, pensati per far dialogare la gente del paese con l’architettura millenaria, siano il giusto mezzo per celebrare con coinvolgimento le odierne liturgie eucaristiche.

Nuovi arredi liturgici San Francesco

Confessionali storici e stato di conservazione

I 4 confessionali in noce lastronato della Chiesa di San Francesco, sono oggi conservati presso un ricovero di fortuna all'interno di una chiesetta denominata di San Pietro, attualmente chiusa al pubblico, utilizzata come magazzino comunale degli arredi storici in attesa di restauro.

I confessionali, insieme agli altri arredi sacri presenti all'interno della Chiesa di San Francesco, non vennero smontati in occasione degli eventi calamitosi quali la frana del 1980 e il sisma del 1997, pertanto hanno subito lesioni sia di tipo strutturale che decorativo, anche a causa delle inevitabili infiltrazioni d'acqua.

Lo stato di conservazione evidenzia l'ammaloramento del legno a causa delle sollecitazioni e dell'umidità oltre alla caduta delle parti decorate con preparazioni pittoriche e oro.

Inoltre le parti fondamentali dei singoli confessionali sono state in passato smontate e accantonate senza una logica prestabilita, pertanto il rischio è anche quello che si possano perdere nel tempo degli elementi fondamentali impedendone il rimontaggio in loco.

La necessità è quella di agire tempestivamente per evitare di perdere definitivamente il bene e per colmare quel vuoto storico ed artistico che si legge entrando oggi nella chiesa.

Orari delle Messe

Gli orari riportati per le celebrazioni dei prossimi giorni sono i seguenti.

GiornoOrario
Mercoledì 9 Settembre19:00
Giovedì 10 Settembre08:00
Venerdì 11 Settembre08:00
Sabato 12 Settembre18:00
Domenica 13 Settembre08:00, 10:00, 11:30
Lunedì 14 Settembre08:00
Martedì 15 Settembre08:00
Mercoledì 16 Settembre19:00

La prossima Messa indicata è Giovedì 10 settembre ore 08:00.

Accesso e situazione dell’edificio

Gli ingressi presso la Chiesa di San Francesco sono gestiti dall’Ufficio Comunale del Turista, in particolare nel periodo estivo da giugno a settembre o su prenotazione.

Attualmente l'immobile è stato dichiarato inagibile a seguito degli eventi simici del 2016 e pertanto chiuso al pubblico.

La chiesa ha subito dal terremoto del 2016 diversi danni ed è in attesa dei lavori per consentirne la riapertura al culto.

La modalità di accesso indicata per la parrocchia è accessibile e l’orario riportato è aperto il pomeriggio.

La riapertura al culto del 23 dicembre 2018 si riferisce alla fase dei lavori di messa in sicurezza e restauro realizzata dopo gli eventi sismici del 2016; le informazioni sulla successiva agibilità dell’immobile devono essere verificate con la parrocchia o con gli uffici competenti.

Unità pastorale e vita della comunità

Don Giacomo Ippolito, invece, sarà parroco e coordinatore della Unità Pastorale Montelupone-San Firmano.

La parrocchia dispone di spazi destinati alle attività e all’incontro dei ragazzi, oltre a un campo da calcetto esterno.

Le attività dell’oratorio comprendono iniziative ricreative e di ritrovo per i ragazzi e il catechismo.

La chiesa di San Francesco di Montelupone diventa così uno dei simboli della ripresa post-terremoto del territorio, dando prova della tenacia e della caparbietà dei marchigiani.

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