Covi di Tagliavia Rosaria: storia e devozione del santuario della Madonna di Tagliavia

Il santuario della Madonna di Tagliavia sorge in un punto dove convergono diverse strade campestri provenienti da Marineo, da Piana degli Albanesi e da Corleone. Si trova in una zona ridente, una volta terreno per pascoli, oggi vi è più intensa la cultura del grano.

Era un feudo chiamato Strasatto, oggi appartenente alla mensa Arcivescovile di Monreale. Il luogo è legato al ritrovamento di un’immagine della Madonna del Santo Rosario, alla nascita di una sorgente ritenuta miracolosa e alla costruzione dell’attuale santuario, inaugurato il 1° maggio 1845.

facciata santuario Madonna Tagliavia

Il ritrovamento dell’immagine sacra

In un’epoca imprecisata, forse nel 1800, avvenne in questo feudo il ritrovamento dell’attuale immagine miracolosa, che raffigura Nostra Signora del Rosario, posta a sedere, avente tra le braccia il Bambino Gesù. Con la destra porge la corona del rosario a S. Domenico, mentre sulla sinistra S. Caterina genuflessa riceve dal Bambino Gesù una corona di spine.

Il ritrovamento di questo quadro si deve a due fratelli di Mistretta, di nome Lo Jacono, proprietari di bestiami, i quali presero in affitto il feudo e, volendo costruire l’ovile e le capanne, avevano bisogno di pietre. I figli e gli impiegati si misero a cercarle e, poiché per costruire nella mandria il cosiddetto badile occorreva una pietra larga e levigata, tra un ammasso di sassi ne trovarono una di 72 centimetri quadrati.

Lo alzarono, e la rivoltarono, e quale non fu lo stupore e la meraviglia quando si accorsero che vi era dipinta la Madonna del S. Rosario! Grande fu la gioia dei pastori i quali si affrettarono a narrare l’accaduto ai loro genitori che, pieni di commozione, andarono a venerare la sacra immagine, ringraziando la Vergine SS.ma per avere loro concesso il favore di questa scoperta.

Pregarono dinanzi alla Madonna e poi la collocarono sopra un mucchio di sassi. L’immagine divenne così il centro della devozione locale e il punto di riferimento per i pastori e per le persone che raggiungevano il feudo.

La sorgente e i racconti dei miracoli

Mentre scavavano attorno per fare un recinto, si formò prodigiosamente una sorgente di limpide acque, cosicché, dove prima tutto era arido ed asciutto, ora vi era acqua fresca e potabile. L’acqua non solo servì a dissetare, ma si dimostrò miracolosa.

Passati alcuni giorni, una terribile malattia si sviluppò nel gregge. Gli afflitti pastori però non si scoraggiarono, pieni di fiducia in Maria portarono le pecore a bere quell’acqua ed il male scomparve all’istante.

I pastori, grati di tanto favore, con le loro mani costruirono un’edicola e vi collocarono il sacro simulacro, comunicando ai loro congiunti ed agli altri pastori l’avvenimento miracoloso, che si ripeté ogni qual volta il gregge veniva colpito dal terribile male. Non solo gli animali guarivano, ma tutti coloro che si rivolgevano alla Vergine SS.ma ricevevano grazie e miracoli.

sorgente del santuario Tagliavia

Il legame con Ferdinando I di Borbone

Si narra che il Re Ferdinando I di Borbone, che abitava nel vicino palazzo reale della Ficuzza, soffriva di un male al ginocchio e, venuto a pregare la Madonna, si lavò la parte malata con l’acqua miracolosa e subito guarì.

Per questa grazia ricevuta Re Ferdinando, con Decreto Reale dell’11 ottobre 1811, diede in proprietà 12 salme di terreno al santuario. Inoltre il Re promise che, se la SS. Vergine gli avesse fatto ottenere di nuovo il Regno di Napoli, avrebbe fatto assegnare al santuario il restante del feudo di Tagliavia, cioè 35 salme.

Re Ferdinando riebbe il trono del Regno delle Due Sicilie e mantenne la promessa dando le restanti 35 salme, come testimoniato da atto presso notaio D. Domenico Caruso Saggio di Monreale, approvato dal Luogotenente Generale dei reali domini del Re Borbone, Sig. Barone Castelcicala.

ElementoDato
Decreto Reale11 ottobre 1811
Prima assegnazione12 salme di terreno
Assegnazione successiva35 salme
Luogo legato alla presenza del RePalazzo reale della Ficuzza

La prima chiesa e l’eremitaggio

Sul luogo del ritrovamento del quadro e dove era sgorgata l’acqua furono edificati, anche con elargizioni del Re Ferdinando I di Borbone, la prima chiesa, ora adibita a sacrestia ed il primo eremitaggio. Anzi si sa che Mons. Gabriele Gravina benedisse la prima pietra del nuovo eremitaggio con chiesa annessa.

La comunità degli eremiti intanto continuava a progredire nello spirito religioso e nelle pratiche di pietà. Le funzioni venivano celebrate nella chiesa da un cappellano, nominato dall’Arcivescovo di Monreale.

La costruzione del nuovo tempio

L’anno 1841 gli eremiti ottennero dall’Arcivescovo di Monreale, S. E. Mons. Balsamo, il permesso di edificare un nuovo tempio all’Augusta Regina del cielo. Ottenuto il permesso, il cappellano P. Gaetano Alessi da Prizzi benedisse la prima pietra fra il plauso e la commozione di numerosi devoti di Maria.

Tutti si impegnarono perché la chiesa fosse bella ed adornata. L’egregio artista Giovanni Battista Noto da Palermo l’arricchì con stucchi. Vincenzo Schiavo da Monreale costruì, a sue spese e con finissimi marmi, l’Altare maggiore.

Di Cristina Andrea da Palermo offrì alla Chiesa due altari dedicandoli uno a Maria Assunta e l’altra a Santa Rosalia. Il Cav. Francesco Nacchetti donò l’altare del Crocifisso ed un quinto altare al Sig. Vito Riolo, con elemosine raccolte dal popolo, dedicò ai protettori degli eremiti: San Paolo e Sant’Antonio.

interno chiesa Madonna Tagliavia altari

L’inaugurazione della chiesa

Il 1° maggio del 1845, giorno della festa dell’Ascensione, fu inaugurata, tra l’esultanza e il tripudio del popolo, la nuova chiesa dalla bella facciata in pietra arenile. Il giorno dell’Ascensione, in ricordo dell’inaugurazione della chiesa, è rimasto ancor oggi il giorno della festa della Madonna di Tagliavia.

La ricorrenza collega la storia dell’edificio alla tradizione religiosa del santuario e conserva la memoria della partecipazione popolare che accompagnò la costruzione e l’apertura del nuovo tempio.

Gli eremiti di Tagliavia

Fino al 1965, il santuario fu curato dagli eremiti, chiamati “i monaci di Tagliavia”, dall’abito bianco e lo scapolare marrone. Dedicavano alla preghiera gran parte del giorno e si impegnavano nel lavoro dei campi, guidati da un Cappellano, l’ultimo dei quali fu il santo sacerdote D. Felice Giambrone di Borgetto.

La presenza degli eremiti rappresentò una componente essenziale della vita del santuario, unendo la preghiera quotidiana, la cura delle funzioni religiose e il lavoro agricolo nel territorio circostante.

La gestione recente del santuario

Il Santuario é stato affidato fino al 2023 ad un gruppo di Religiosi e Religiose chiamati “Comunità cinque pietre “. Dal 29 dicembre 2024, l’Arcivescovo di Monreale Mons. Gualtiero Isacchi ha affidato al Servizio Diocesano per la Pastorale dei Giovani l’animazione delle attività e degli eventi del Santuario.

La storia di Covi di Tagliavia Rosaria comprende quindi il ritrovamento dell’immagine, la devozione sviluppatasi attorno alla sorgente, l’intervento attribuito a Ferdinando I di Borbone, la presenza degli eremiti e la successiva organizzazione delle attività affidata alla pastorale diocesana.

L'ACQUA MIRACOLOSA DEL SANTUARIO DI TAGLIAVIA (PA)

tags: #covi #di #tagliavia #rosaria