La soluzione più probabile per la definizione «I sacerdoti del tempio» è LEVITI, cioè i discendenti della tribù di Levi incaricati dei servizi del Tempio. In base al numero di caselle, possono essere pertinenti anche termini più specifici legati all’organizzazione sacerdotale e al culto.
Nel Tempio di Gerusalemme il sacerdozio levitico era guidato dal Sommo Sacerdote, mentre i sacerdoti erano raggruppati in 24 classi che si alternavano settimanalmente nel servizio al tempio. Il termine LEVITI è quindi quello da verificare per primo quando la traccia fa riferimento ai sacerdoti del Tempio.
Soluzione principale: LEVITI
In forza dell'ordinamento teocratico nel tempio vigeva il sacerdozio levitico, con a capo il Sommo Sacerdote, il quale era capo di tutta la nazione giudaica. Sotto l'alta direzione dei sommi sacerdoti, amministravano nel tempio i discendenti dei Leviti, la tribù sacerdotale per eccellenza, che però nei secoli perse il proprio prestigio.
I sacerdoti erano raggruppati in 24 classi che si alternavano settimanalmente nel servizio al tempio. Molti di loro abitavano a Gerusalemme, altri nelle vicinanze, come quello che non si occupò dell'uomo ferito sulla strada di Gerico, nell'episodio narrato dal vangelo di Luca.
| Definizione | Soluzione | Significato |
|---|---|---|
| I sacerdoti del tempio | LEVITI | Discendenti della tribù di Levi addetti al servizio del Tempio |
| Sono talari per i sacerdoti | VESTI | Abiti, capi d'abbigliamento |
| I sacerdoti della pagoda | BONZI | Monaci o sacerdoti buddisti |
Il ruolo dei sacerdoti nel Tempio di Gerusalemme
Gerusalemme era il centro spirituale del giudaismo, che con il suo ordinamento teocratico nazionale aveva nel Tempio il luogo sacro per eccellenza, l'unico ove fosse possibile adorare Javhè, e dove il sommo sacerdote era la personalità più alta. Da tutto il mondo giudaico si guardava a Gerusalemme e al sommo sacerdote come il luogo più santo e all'uomo più vicino a Dio.
Il tempio frequentato da Gesù era quello di Erode il Grande, materialmente il terzo tempio dopo quello di Salomone e distrutto da Nabuccodonosor e ricostruito dopo l'esilio nel 515 a.C. Erode lo demolì per fare posto al suo tempio che doveva far arrossire Salomone.
In effetti i lavori, iniziati intorno al 20 a.C, andarono avanti per circa 10 anni, videro impegnati più di 10000 operai, innumerevoli maestranze, materiale immenso per la costruzione; tutto per la sete di gloria di un despota sanguinario che vide una tragica fine, come la sua opera.

Gli atri e le aree sacre del complesso templare
Poiché l'antico tempio sorgeva sulla collina orientale della città, si provvide allo spiano, si dilatarono gli spazi e gli atri originali furono ampliati, mentre il santuario vero e proprio fu sopraelevato. Gli atri erano tre e salivano verso il santuario.
Il più periferico era aperto a tutti, ma, procedendo verso l'interno, veniva sbarrato da una balaustra, che segnava il confine insuperabile per i pagani o "gentili", infatti era detto atrio dei gentili. In tre lingue veniva minacciata la pena di morte a chiunque non ebreo oltrepassava il confine.
Oltrepassata la balaustra si entrava nell'atrio interno, dove c'era la zona riservata alle sole donne, quindi la zona successiva l'atrio degli israeliti, per i soli uomini. Salendo ancora c'era l'atrio dei sacerdoti, con l'ara degli olocausti a cielo aperto, e proseguendo in alto verso l'interno il santuario vero e proprio.
Il santuario aveva un vestibolo diviso in due parti, l'anteriore, detto il "santo" con l'ara dei profumi, la mensa, e il candelabro a 7 bracci; la parte interna invece "il santo dei santi" era considerato il luogo più santo della terra dimora diretta di Javhè.
Al tempo di Salomone vi era allogata l'Arca dell'Alleanza, ma scomparsa questa quel luogo fu sempre un luogo oscuro e misteriosamente vuoto. Nel santo dei santi vi entrava solamente il sommo sacerdote una volta l'anno, nel giorno del Kippur o espiazione.
Portici, mercato e attività nell'atrio dei gentili
L'atrio dei gentili era fiancheggiato a est e a sud da due portici famosi, l'orientale era detto Portico di Salomone, senza ragioni archeologiche, e guardava il torrente Cedron: il meridionale era detto Portico Regio e guardava il Cedron e la valle dei Tyropeion.
Il portico regio era un esempio di come la cultura ellenica fosse penetrata dentro il Tempio, ed era monumento che poteva stare alla pari per bellezza coi templi greci e romani.
L'atrio dei gentili era il luogo ove si riunivano i pagani per trattare i loro affari come al foro romano, oppure gli stranieri che erano di passaggio. Nelle grandi feste l'atrio dei gentili diventava grande mercato, si vendeva bestiame di qualunque tipo, prodotti agricoli, e cambiavalute erano li a anticipare le moderne banche e le sedute borsistiche odierne.
Superato questo atrio, vero inferno di clamore e fetore si poteva accedere alla parte sacra del tempio per i sacrifici e le offerte. All'angolo nord ovest sorgeva la torre Antonia, dove il governatore romano esercitava le sue funzioni.

Il Sommo Sacerdote e l'organizzazione del potere
All'inizio i sommi sacerdoti rimanevano in carica tutta la vita anche come sovrani, avendo nelle mani sia il potere civile che religioso, come successori di Davide, ai tempi di Erode nei circa 70 anni del suo governatorato si contavano più di 15 sommi sacerdoti.
Essi quindi non restavano in carica per sempre, ma una volta decaduti andavano a costituire una classe potente e ricca. Il sommo sacerdote era il capo di tutti i servizi del Tempio ed officiava personalmente i riti più importanti.
In campo civile egli era di diritto il capo del Sinedrio, ma doveva sottostare a Erode in rappresentanza del dominio di Roma, che simbolicamente era rappresentato dalla custodia delle insegne pontificali nella fortezza Antonia, da cui uscivano nelle imminenze delle celebrazioni liturgiche.
Ai tempi di Gesù comunque tra i sommi sacerdoti, appartenenti alla classe dei Sadducei, e gli scribi e i Farisei, non correva buon sangue, essendo i primi aristocratici invisi al popolo che voleva sullo scranno di Mosè i Farisei e gli scribi, essendo i sommi sacerdoti installati con il potere dell'autorità romana di Augusto.
E poi il credito morale dei sommi sacerdoti era veramente al minimo in quei tempi, poiché potere e corruzione mal si combinano con la legge di Dio e la sua osservanza. In ogni caso proprio l'interpretazione della legge vide contrapporsi alla carica del sommo sacerdote, spesso sadduceo, la controcattedra sulla quale sedevano scribi e farisei, che avevano con loro il popolo.
Anna, Caifa e il periodo evangelico
Anna e Caifa sono i due sommi sacerdoti che interessano i vangeli. Il primo, Hananiah, fu per lunghi 15 anni sommo sacerdote, ed ebbe come successore ben cinque figli nella carica, e pure il genero, Giuseppe detto Caifa, che rimase in carica fino al 36 d.C. e quindi fu sotto di lui che Gesù fu condannato.
Il sommo sacerdote era ligio alla legge scritta e mai e poi mai avrebbe partecipato a discussioni teoriche con i farisei e gli scribi, disprezzati perchè popolani. Ma quei ladroni e briganti spadroneggiavano nel tempio e si arricchivano con le decime delle vedove, connivendo con gli occupanti romani e gravando il popolo di pesi insopportabili.
Ecco perchè quando Gesù cacciò dal tempio i mercanti e i cambiavaluta, i sommi sacerdoti si spaventarono temendo la rivolta. Il popolo era stato tante volte vicino a ribellarsi e con le azioni narrate dai vangeli, anche Gesù costituiva un pericolo mortale per il potere dei sommi sacerdoti.
Anche questo fu causa della condanna a morte sulla croce. "È necessario che uno solo muoia per la salvezza di molti".
Compiti dei sacerdoti levitici
L'ufficio del sacerdote era liturgico, doveva conoscere perfettamente i requisiti degli animali da offrire in sacrificio, le parti in libagione, il peso delle parti, le prescrizioni e le oblazioni dei riti, tutte le norme e le tradizioni per eseguirli alla perfezione.
In questo la nostra liturgia fino a poco tempo fa era simile alla loro: si credeva che, se durante la consacrazione della specie le parole e i gesti non sono detti in un certo modo, la transustanziazione non avveniva!
Nella società teocratica del tempo, il sacerdote era un benemerito della stessa società, perchè da lui e dalla sua intermediazione, dipendeva la benevolenza di Dio verso il popolo.
Il significato generale della funzione sacerdotale
In termini molto generali i sacerdoti costituiscono un gruppo di persone specializzate nel trattare la sfera del sacro. È la destinazione sociale delle cose sacre, infatti, che in ultima analisi qualifica il ruolo e le funzioni dei sacerdoti: nella creazione del suo universo sacro una società decide non solo quali dei adorare o quali e quanti oggetti, animali, piante e persone siano da considerare sacri, ma anche chi è chiamato in particolare a entrare in contatto più o meno diretto con questo universo.
In tal senso i sacerdoti sono degli specialisti che esercitano funzioni pubbliche: essi vengono incaricati da una collettività e dalle autorità costituite di svolgere un compito che non tutti i comuni mortali possono legittimamente assolvere.
Perciò i sacerdoti godono della stessa proprietà che caratterizza il sacro: la condizione di separazione dalla sfera profana. Proprio perché hanno a che fare con un ambito ritenuto radicalmente differente da quello terreno, dalla vita quotidiana e ordinaria, anch'essi partecipano di questo stato di separazione, sottolineandolo con particolari segni esteriori, come la rasatura del capo che veniva praticata dai sacerdoti dell'antico Egitto o la tonsura ecclesiastica nella Chiesa cattolica.
Il vantaggio offerto da questa definizione generale sta nel fatto che essa consente di qualificare i sacerdoti non necessariamente in riferimento alla divinità. Si può, in tal senso, affermare che i sacerdoti si pongono come mediatori fra gli dei e gli esseri umani, preoccupandosi di mantenere buoni i rapporti fra i secondi e i primi.
Sacerdoti, potere politico e amministrazione del tempio
Tuttavia non sempre le cose stanno così. In molte società è l'autorità politica che si pone come intermediario unico e supremo fra il mondo divino e quello umano tanto che in alcuni casi essa si riserva di presiedere importanti cerimonie di culto.
I sacerdoti agiscono allora su delega di chi ha il potere supremo nell'organizzazione dello Stato: essi sono i funzionari di un apparato religioso e sacro, e non già autonomi creatori di istituzioni e di rituali.
In tutti questi casi i sacerdoti appaiono, da un lato, come scrupolosi custodi della memoria del mito fondatore della legittimità del potere costituito e, dall'altro, come esecutori di gesti e rituali collettivi volti a celebrare i simboli vitali di quella memoria.
In quanto custodi ed esecutori, i sacerdoti nell'antico Oriente esercitavano funzioni sia strettamente religiose - legate al culto e all'organizzazione del tempio sacro - sia amministrative - legate invece alla gestione di una struttura quale quella del tempio: dalla raccolta delle offerte alla manutenzione dello stabile, dalla pulizia degli ambienti alla selezione del personale da adibire a particolari servizi religiosi e così via.
Tutte queste funzioni potevano poi essere attribuite a singoli individui o a gruppi di persone con un responsabile a capo. La complessità della gerarchia burocratica che veniva così a crearsi all'interno di un tempio era l'espressione della regolamentazione statale della religione.
Il sacerdozio nelle diverse società religiose
Il meccanismo della delega dal re ai sacerdoti si ritrova sia nell'antico Egitto che nell'Impero degli Inca. Nel primo caso il faraone è il titolare diretto di un contratto bilaterale con la divinità, fondato sullo scambio di prestazioni sacre da parte del primo (riti sacrificali) contro l'assicurazione da parte degli dei del mantenimento dell'ordine di tutte le cose.
Il tempio sacro, luogo privilegiato del culto agli dei, viene concepito come dimora di questa o quella divinità e pertanto come il luogo fisico della stabilità del rapporto fiduciario fra il faraone e i vari dei del pantheon egizio.
Allo stesso modo nell'Impero inca il sovrano, rappresentante terreno della divinità solare, delegava al sommo sacerdote la gestione di un vasto apparato di amministrazione sociale e religiosa di tutte le province dell'Impero.
Si trattava di una vera e propria burocrazia sacra, alla quale si accedeva attraverso filtri rigorosi e che imponeva una disciplina di vita altrettanto rigida, come nel caso delle sacerdotesse (aclla cuna), le quali erano chiamate al voto di castità e alla clausura.
Purezza, memoria e identità collettiva
Lo stato di purezza richiesto ai sacerdoti è, dunque, una conseguenza della particolare funzione da essi ricoperta: proprio perché hanno il privilegio di 'toccare' cose ritenute non tangibili da parte delle persone comuni - il sacro è per definizione ciò che non deve essere contaminato dal profano -, la purezza è una sorta di garanzia sociale che la comunità richiede a tutela dell'integrità dei suoi simboli sacri.
Ciò appare particolarmente evidente in una religione etnica come l'induismo. Infatti la casta dei brahmani è formata da sacerdoti che si collocano al vertice di un ideale asse della purezza, al cui estremo opposto troviamo i fuoricasta o gli intoccabili, gli impuri per definizione.
Ai brahmani spettano due compiti fondamentali: la trasmissione delle sacre scritture e l'organizzazione delle cerimonie principali. In altre parole essi assicurano da un lato la continuità della memoria religiosa, dall'altro la ripetizione rituale dell'esperienza sacra originaria.
Si tratta di due funzioni di grande rilevanza sociale, prima ancora che religiosa, dal momento che i sacerdoti tutelano il senso di identità collettiva, conservando i grandi repertori narrativi che fondano simbolicamente la storia di un gruppo e rievocano costantemente il patto di alleanza-sudditanza che esso ha stabilito, in un tempo miticamente lontano, con la divinità o la sfera delle potenze sacre.
Conservare la memoria e rievocare ciclicamente le procedure che regolano le condotte degli individui e dei gruppi sociali costituiscono dunque le funzioni centrali che i sacerdoti adempiono da sempre nelle società a noi note.
La rilevanza politica dei sacerdoti
Si comprende allora perché essi abbiano avuto quasi sempre una notevole rilevanza politica, non solo perché vicini al potere o da esso delegati a compiere funzioni particolari attinenti alla sfera del sacro, ma anche perché garanti di meccanismi di stabilità delle istituzioni sociali di un'organizzazione politica, grande o piccola, complessa o semplice che sia.
I sacerdoti sono chiamati, infatti, a controllare che le classificazioni condivise della realtà sociale, con tutte le sue gerarchie economiche e le sue asimmetrie di potere, non vengano messe in discussione.
I sacerdoti costituiscono, da questo punto di vista, un'istituzione che contribuisce a formare una comunità consolidata, la quale, per citare Mary Douglas (v., 1986; tr. it., p. 155), "blocca la curiosità personale, organizza la memoria pubblica ed impone eroicamente la certezza sull'incertezza".
I sacerdoti sono perciò chiamati a riprodurre nel tempo sistemi di conoscenza nei quali gli individui possano trovare una risposta convincente ed esaustiva alle loro domande sul senso della vita e della morte.
La loro attività diviene così eminentemente sociale. Essi disegnano per così dire delle mappe cognitive che fondano le identità individuali e collettive.
Il sacrificio e l'ordine sociale
A tal proposito gli studiosi della religione degli antichi Greci (v. Kerenyi, 1957) hanno messo da tempo in evidenza come il sacrificio rituale servisse, da un lato, a impetrare la benevolenza degli dei e, dall'altro, a ribadire le gerarchie sociali esistenti nella polis.
Il fatto che allo hiereus - il sacerdote che officiava i riti sacrificali - venissero assegnate precise parti di carne della vittima (come la pelle degli animali uccisi) e non altre stava a significare che a lui veniva riconosciuta una posizione privilegiata nella stratificazione sociale.
La partecipazione corale e pubblica ai riti si configurava così come una rappresentazione della sacralità dell'ordine sociale.
Differenze tra sacerdoti e altre figure sacre
La figura del sacerdote si differenzia da altre figure sacre. Max Weber (v., 1922) distingue fra sacerdote e stregone.
Il primo viene definito dal sociologo tedesco come un funzionario professionale che, attraverso l'organizzazione del culto, ricopre l'ufficio di mediare fra gli dei e una determinata comunità umana; il secondo è "un libero professionista", il quale, ricorrendo a poteri personali (carisma) di tipo magico, fornisce prestazioni individualizzate e occasionali al fine di piegare potenze sacre a vantaggio degli esseri umani che di volta in volta chiedono di essere guariti o di conoscere il loro futuro, di ottenere l'affetto di una persona o di rivolgere un maleficio contro un avversario.
In tal senso, mentre lo stregone deve continuamente dare prova del proprio potere personale, dell'efficacia del suo carisma socialmente riconosciuto, il sacerdote fa parte di un apparato di servizio, per cui, come scrive Weber, "[rispetto] allo stregone il clero è in una posizione di privilegio, essendo in grado di rovesciare la responsabilità dell'insuccesso sul dio stesso, anche se con il prestigio del dio diminuisce anche il proprio, a meno che i sacerdoti trovino modo di spiegare convincentemente come la responsabilità dell'insuccesso non ricada sul dio ma sul comportamento dei suoi devoti" (v. Weber, 1922; tr. it., pp. 126-127).
È bene precisare che lo stregone di cui parla Weber è un tipo astratto in cui rientra tutta una gamma di concrete figure socio-religiose. Nella categoria generale di stregone vanno perciò ricompresi importanti figure del mondo magico-sacrale come lo sciamano e il mago professionista dell'occulto.
Sacerdote, sciamano, mago e profeta
In molte società lo sciamano assolve ancor oggi una pluralità di funzioni: guarire dalle malattie, divinare, accompagnare l'anima del defunto nell'oltretomba e presiedere alle cerimonie sacrificali.
Egli dunque è a diretto contatto con la sfera del sacro e vi accede a seconda delle sue personali capacità, generalmente confermate dalla originaria condizione di estasi o di trance di cui ha avuto esperienza.
Il mago professionista dell'occulto è invece depositario di conoscenze particolari che mette a disposizione delle persone al fine di risolvere problemi contingenti; queste conoscenze hanno a che fare con il mondo esoterico delle potenze maligne o benigne che possono influenzare negativamente o positivamente le azioni dell'essere umano.
Perciò il mago è da considerarsi non tanto un funzionario del sacro, né tantomeno il portatore di un particolare dono straordinario (carisma), quanto piuttosto l'esperto in tecniche di manipolazione di forze naturali (magia naturale) o occulte (magia cerimoniale).
Gli studiosi di scienze sociali sono concordi nel ritenere che nelle società preletterate sia del passato che contemporanee la distinzione fra le tre figure stregone/sciamano, mago e sacerdote non sia così netta: la magia è connessa alla religione e, conseguentemente, lo sciamano può svolgere al tempo stesso le funzioni di guaritore, di divinatore e di sacerdote.
Un caso interessante di sovrapposizione delle tre funzioni in un'unica figura è rappresentato dalla vicenda dei magi dell'antica Persia. Questi, durante la dinastia sassanide, fra il III e il IV secolo d.C., formavano una vera e propria gerarchia ecclesiastica, un ceto sacerdotale chiamato a conservare e tramandare l'antica religione di Zoroastro.
Questo clero svolgeva tipiche funzioni sacerdotali (dai sacrifici rituali ai riti funerari) ma non disdegnava il ricorso a pratiche magiche e occultistiche assimilate sincretisticamente dall'antica religione caldea, da quella induista della vicina India e dal mondo magico-sacrale ellenistico.
Pur essendo i confini fra stregone, mago e sacerdote fluidi, la figura del sacerdote e quella del profeta secondo Weber sono nettamente distinte.
Il profeta, infatti, è al tempo stesso portatore di un carisma personale e contestatore di un ordine religioso stabilito; dunque, egli è per definizione un creatore di un nuovo sistema di credenza religiosa in tensione e in conflitto con i funzionari del sacro per eccellenza, i sacerdoti.
Le altre funzioni del sacerdote
In molte religioni oltre alle funzioni cultuali il sacerdote svolge anche altri importanti compiti. Fra questi menzioniamo la funzione giurisdizionale; il compito di rileggere la storia di un popolo o di un gruppo sociale, trascrivendola in testi sacri; la messa a punto di calendari liturgici; la sistematizzazione del pensiero teologico e, infine, la creazione di un metodo educativo religiosamente orientato per selezionare le nuove leve del clero o per diffondere la dottrina e i precetti del credo religioso.
Per la definizione enigmistica «I sacerdoti del tempio», il controllo decisivo resta quindi il numero delle caselle: LEVITI è la risposta da considerare quando la soluzione richiesta indica i membri della classe sacerdotale legata al Tempio di Gerusalemme.