Il Salmo 82 è una requisitoria contro l’ingiustizia esercitata da autorità che hanno ricevuto il compito di giudicare, ma hanno favorito i malvagi e abbandonato i più vulnerabili. Il termine ebraico אֱלֹהִים (elohim), presente due volte nel primo versetto, può indicare Dio, giudici, autorità rappresentative, esseri divini o idoli; il suo significato deve quindi essere stabilito dal contesto.
Nel salmo, Dio appare come il Giudice supremo che convoca un’assemblea, rimprovera gli “elohim” per la loro parzialità, ordina loro di difendere il debole e infine ne proclama la mortalità. Il testo può essere letto nella prospettiva dei giudici umani investiti di autorità divina oppure, secondo altre interpretazioni, come una scena della corte celeste in cui vengono giudicate le divinità delle nazioni; in entrambi i casi, il punto centrale è la supremazia dell’unico Dio e l’obbligo di amministrare la giustizia.
Testo del Salmo 82 in ebraico, traslitterazione e italiano
Il salmo è intitolato Salmo di Asaf. L’autore Asaf era probabilmente il grande cantore e musicista dell’epoca di Davide e Salomone (1 Cronache 15:17-19, 16:5-7, 25:6). 1 Cronache 25:1 e 2 Cronache 29:30 aggiungono che Asaf era un profeta nelle sue composizioni musicali.
| Versetto | Testo ebraico e traslitterazione | Traduzione italiana |
|---|---|---|
| 1 | מִזְמוֹר לְאָסָף Mizmor leAsaf | Salmo. Di Asaf. |
| 2 | אֱלֹהִים נִצָּב בַּעֲדַת אֵל, בְּקֶרֶב אֱלֹהִים יִשְׁפֹּט Elohim nitzav ba‘adat El, beqerev elohim yishpot | Dio si alza nell’assemblea divina, giudica in mezzo agli dei. |
| 3 | עַד מָתַי תִּשְׁפְּטוּ עָוֶל וּפְנֵי רְשָׁעִים תִּשָּׂאוּ סֶלָה Ad matai tishpetu ‘avel, ufené resha‘im tissa’u. Selah | Fino a quando giudicherete ingiustamente e sosterrete la causa degli empi? (Pausa) |
| 4 | שִׁפְטוּ־דַּל וְיָתוֹם, עָנִי וָרָשׁ הַצְדִּיקוּ Shifṭu dal veyatom, ‘ani va-rash hatzdiqu | Difendete il debole e l’orfano, al misero e al povero fate giustizia. |
| 5 | פַּלְּטוּ־דַּל וְאֶבְיוֹן מִיַּד רְשָׁעִים הַצִּילוּ Palletu dal ve’evyon, miyad resha‘im hatzilu | Salvate il misero e l’indigente, liberatelo dalla mano degli empi. |
| 6 | לֹא יָדְעוּ וְלֹא יָבִינוּ בַּחֲשֵׁכָה יִתְהַלָּכוּ, יִמּוֹטוּ כָּל מוֹסְדֵי אָרֶץ Lo yade‘u velo yavinu, bachoshekh yit-hallakhu, yimotu kol mosdei aretz | Essi non comprendono, non capiscono, camminano nelle tenebre: vacillano tutti i cardini della terra. |
| 7 | אֲנִי אָמַרְתִּי אֱלֹהִים אַתֶּם וּבְנֵי עֶלְיוֹן כֻּלְּכֶם Ani amarti Elohim atem, uvené Elyon kullékhem | Io ho detto: “Voi siete dei, siete tutti figli dell’Altissimo”. |
| 8 | אָכֵן כְּאָדָם תְּמוּתוּן וּכְאַחַד הַשָּׂרִים תִּפֹּלוּ Aken ke’adam temutun, ukhe’echad hasarim tipolu | Eppure morirete come ogni uomo, cadrete come tutti i potenti. |
| 9 | קוּמָה אֱלֹהִים שָׁפְטָה הָאָרֶץ, כִּי אַתָּה תִנְחַל בְּכָל הַגּוֹיִם Kumah Elohim, shoftah ha’aretz, ki attah tinchal bekhol haggoyim | Àlzati, o Dio, a giudicare la terra, perché a te appartengono tutte le genti. |
Struttura e tema principale
Il Salmo 82 presenta una struttura coerente che deve essere considerata nella sua totalità: il primo versetto introduce la scena di un’assemblea divina presieduta da Dio; i versetti 2-5 contengono il rimprovero agli “elohim” per la loro ingiustizia; i versetti 6-7 formulano la dichiarazione sulla loro natura e mortalità; l’ultimo versetto contiene l’invocazione finale a Dio perché si alzi a giudicare la terra.
È una requisitoria che in origine era destinata, probabilmente, ai falsi dèi, incapaci di rendere giustizia agli oppressi e inerti di fronte agli avvenimenti che accadono nel mondo. In seguito è divenuta un’accusa rivolta ai giudici disonesti e corrotti che favoriscono l’operato del malvagio a scapito dei più indifesi. Con la condanna invocata su di loro, si leva anche il grido di speranza verso Dio, perché ristabilisca il diritto e la giustizia sulla terra.
Il Salmo 82, e in particolare il suo secondo versetto, è stato oggetto di interpretazioni divergenti nel corso dei secoli. Il tema fondamentale non è però la curiosità sull’identità degli “elohim”, bensì il rapporto tra autorità, responsabilità e giustizia: chi giudica o governa non può usare il proprio potere per proteggere i privilegiati e opprimere i deboli.

Il significato del versetto 2
Il verso 2 del Salmo 82 (ebraico) è davvero uno dei passaggi più discussi e interpretati in modo molto vario, soprattutto a causa della parola אֱלֹהִים (Elohim), usata due volte nello stesso versetto con significati apparentemente diversi.
Il verso in esame è: “Elohim nitzav ba’adat El, beqerev elohim yishpot”, tradotto: “Dio si alza nell’assemblea divina, giudica in mezzo agli dei.” Il primo Elohim è normalmente riferito a Dio, mentre il secondo può essere interpretato in modi differenti secondo la tradizione esegetica adottata.
Il valore polisemico di elohim
Il termine elohim viene utilizzato nella Bibbia con valori diversi. Può indicare Dio, l’Unico, nel senso principale; giudici o autorità umane, in un uso figurato; falsi dei o idoli, in senso polemico; e, secondo alcune interpretazioni, esseri angelici o membri della corte celeste.
La parola “dèi” è Elohim, il plurale della parola generica per dio in ebraico. Elohim è spesso usato per descrivere il vero Dio, Yahweh; è talvolta usato come plurale di divinità pagane, i falsi dèi delle nazioni; è talvolta usato in riferimento a esseri angelici; ed è qui meglio inteso, secondo una lettura, come un riferimento a giudici umani, che stanno al posto di Dio nella loro capacità di determinare il destino degli altri.
Le principali interpretazioni del Salmo 82
La lettura politeistica o della corte celeste
Alcuni sostengono che “elohim” qui e in altri casi non vada tradotto con “Dio” ma con “dèi” al plurale, come esseri superiori, entità aliene o capi spirituali, sostenendo che la Bibbia parli in realtà di un consesso di divinità vere e proprie, un “pantheon” semitico simile a quello cananeo o mesopotamico, e che l’Antico Testamento sia una reinterpretazione di antichi racconti politeistici.
Secondo questa lettura, Dio, identificato con YHWH o con un altro elohim principale, si riunisce con altri elohim, entità potenti, e le giudica per la loro ingiustizia. Una lettura affine vede nel primo versetto una corte celeste: Dio è il giudice e sovrano, mentre gli “elohim” sono le divinità pagane più disparate.
Questa interpretazione sottolinea l’immagine di un’assemblea divina e considera il linguaggio del salmo in rapporto al contesto del Vicino Oriente Antico, nel quale i re e i giudici erano spesso considerati rappresentanti della divinità sulla terra. Il Salmo 82 utilizza questo linguaggio regale comune, ma lo sovverte affermando che questi “dei” sono mortali e soggetti al giudizio dell’unico vero Dio.
La lettura ebraica tradizionale
La tradizione rabbinica, ad esempio nel Talmud, Sanhedrin 38b, e i grandi commentatori medievali come Rashi, Ibn Ezra e Kimchi leggono il versetto come riferito a giudici umani o autorità spirituali. Il primo Elohim è Dio, YHWH, il vero Giudice; il secondo elohim, nel contesto “in mezzo agli elohim giudica”, è un titolo onorifico dato ai giudici umani, ai capi e ai magistrati, perché svolgono un compito divino: giudicare secondo la Torah.
Questa interpretazione si fonda sull’uso di elohim in altri testi biblici, sulla coerenza interna del salmo e sul suo imperativo morale. Il versetto 7 afferma: “Eppure morirete come ogni uomo, cadrete come tutti i potenti.” Questa affermazione sarebbe illogica se applicata a vere divinità immortali, ma ha perfettamente senso se rivolta a giudici umani che, nonostante la loro posizione elevata, sono comunque mortali.
La lettura cristiana e patristica
La tradizione cristiana, pur con sfumature diverse, mantiene la coerenza interpretativa con quella ebraica. I Padri della Chiesa, come Origene, Agostino e Ireneo, hanno spesso letto questo Salmo in senso allegorico o spirituale, vedendovi una condanna dei falsi giudici e dei potenti della terra che si credono “come dèi”, ma moriranno “come ogni uomo”.
Alcuni Padri hanno anche visto un richiamo escatologico, in cui Dio giudicherà tutte le autorità, terrene e spirituali, che hanno abusato del loro potere. Questa interpretazione si inserisce nella teologia cristiana della giustizia sociale e del giudizio divino.
Il contesto politico-giudiziario del salmo
Per capire il Salmo 82, che è di natura politico-giudiziaria, bisogna tener presente ciò che avveniva un tempo: un sovrano convocava i suoi ministri o governatori di provincia perché rendessero conto della loro amministrazione e, stando in piedi, rivolgeva loro un discorso di denuncia e pronunciava la sentenza.
La condanna colpiva la cattiva amministrazione, la corruzione e tutto ciò che poteva aver portato all’instabilità e alla confusione nei compiti amministrativi affidati. Gli imputati si difendevano meglio che potevano, richiamandosi alla loro posizione sociale e ai loro privilegi; ma non erano ammesse eccezioni e la sentenza che il sovrano pronunciava era inappellabile.
Questo modello terreno viene proiettato qui alla corte celeste: il tribunale supremo di Jahweh è insediato nell’ambito di un consiglio in cui giudice e sovrano è Elohim e imputati sono gli elohim, cioè le divinità pagane. La requisitoria punta sulla violazione del diritto e della giustizia e la sentenza sarà quella della pena capitale, in quanto, per la loro ingiustizia, gli dèi si dimostrano inesistenti e privi della qualità dell’immortalità divina.
Pertanto, la morte di tali dèi non è che il sigillo della loro non-esistenza e vacuità. Il primo versetto mostra Elohim in tutta la sua maestà: egli, che regge come unico re giusto il mondo esistente, viene presentato in azione con due verbi al singolare, “si alza” e “giudica”.
Il rimprovero contro i giudici ingiusti
Il discorso si apre con un’espressione di impazienza, venata di rimprovero e di minaccia, simile a quella usata da Mosè e da Aronne davanti al Faraone (Es. 10, 3): “Fino a quando emetterete sentenze ingiuste e sosterrete la parte dei malvagi?”.
Quando Dio convoca questa assemblea di giudici, non lo fa per complimentarsi con loro o rendergli onore. Lo fa per confrontarli per aver giudicato ingiustamente e per aver mostrato parzialità agli empi. Questo confronto mostra che Dio stesso è il Giudice presso l’ultima Corte Suprema.
I giudici in questione hanno errato in quanto hanno mostrato rispetto per le persone degli empi, e così si sono allontanati da quella stretta giustizia che caratterizza sempre i rapporti di Dio a cui sono tutti responsabili. La domanda del salmo può essere quindi formulata anche così: “Rappresenterete ed esprimerete Dio al mondo come un giudice corrotto, storto e ingiusto?”.
L’indicazione Selah, resa nel testo come “Pausa”, invita a una sospensione meditativa. L’idea di Dio che chiama i giudici della terra in un giudizio speciale è degna di sobria riflessione.
La difesa del debole, dell’orfano e del povero
Il comando rivolto agli “elohim” è preciso: “Difendete il debole e l’orfano, al misero e al povero fate giustizia! Salvate il misero e l’indigente, liberatelo dalla mano degli empi”. Queste sono chiaramente istruzioni date a figure di autorità con responsabilità di giustizia sociale.
L’istruzione di Dio ai giudici della terra è di fare il loro dovere nel difendere coloro che sono spesso trattati ingiustamente. Ai tempi di Asaf il povero e l’orfano erano spesso bersagli di trattamento ingiusto. Era compito dei giudici difenderli e fare giustizia all’afflitto e al bisognoso.
I poveri e i potenti non si trovano nella stessa posizione davanti al sistema giudiziario: i ricchi e i potenti non hanno bisogno di appoggi da parte di un’autorità superiore; sono invece i poveri, a cui si riferisce il Salmo, che hanno bisogno di giustizia.
Una caratteristica degli empi è che predano il povero e il bisognoso. Era il dovere divinamente diretto dei giudici salvare i vulnerabili da coloro che li opprimevano. La legge è stata troppo spesso uno strumento di vendetta nelle mani di uomini senza scrupoli, uno strumento mortale come il veleno o il pugnale; è compito del giudice prevenire tale malvagità.
La responsabilità concreta dell’autorità
Questi tre versetti, infatti l’intero salmo, ogni principe dovrebbe averli dipinti sul muro della sua camera, sul suo letto, sopra il suo tavolo e sui suoi vestiti. Perché qui trovano quali alte, principesche, nobili virtù il loro stato può praticare, così che il governo temporale, dopo l’ufficio della predicazione, è il più alto servizio a Dio e l’ufficio più utile sulla terra.
Il re Giosafat di Giuda diede simili sagge istruzioni ai giudici in 2 Cronache 19:6-7: “Fate attenzione a ciò che fate, perché non giudicate per l’uomo ma per il SIGNORE, che è con voi nel giudizio. Ora dunque, sia su di voi il timore del SIGNORE; fate attenzione e agite, perché non c’è iniquità presso il SIGNORE nostro Dio, né parzialità, né accettazione di regali.”
Ne consegue che la giustizia biblica non consiste soltanto nell’applicazione formale di una norma. Essa esige la protezione di chi non dispone di potere, ricchezza o strumenti per difendersi autonomamente.
Tenebre, ignoranza e instabilità della terra
Il quinto versetto descrive la condizione degli “elohim”: “Non capiscono, non vogliono intendere, avanzano nelle tenebre; vacillano tutte le fondamenta della terra”. Il riferimento può essere inteso come rivolto agli stessi giudici ingiusti: nonostante la loro alta posizione e l’opinione ancora più alta di se stessi, sono spesso ignoranti e sopravvalutano facilmente la propria comprensione.
“Essi non conoscono” significa che non conoscono la verità e il diritto della causa, né il dovere del loro posto. Gli uomini sono spesso detti nella Scrittura non conoscere ciò che non amano e non praticano.
Come la luce è simbolo della creazione e della vita, così l’ingiustizia è tenebra e stoltezza; l’ingiusto assomiglia a chi cammina verso il nulla, verso la non-creazione, verso il caos primordiale. Quando si pratica l’ingiustizia, l’oscurità diventa sempre più grande: si brancola nel buio e tremano le fondamenta della terra, cioè si arriva all’autodistruzione.
- Ignoranza: “essi non conoscono”.
- Azione inetta: “camminano nelle tenebre”.
- Società scossa: “tutte le fondamenta della terra sono scosse”.
Quando i giudici camminano nelle tenebre del loro orgoglio arrogante, le vite delle persone comuni sono incerte e instabili, come se il terreno che dovrebbe essere fermo sotto i loro piedi stesse tremando. Una comunità, sia ecclesiastica che civile, consiste di grandi numeri; ma il suo benessere dipende da pochi, nelle cui mani è posta l’amministrazione.
Non c’è nulla di cui il mondo abbia più bisogno oggi dell’amministrazione di una giustizia rigorosa e imparziale.
“Voi siete dèi”: autorità delegata e limite umano
La frase “Io ho detto: ‘Voi siete dèi, siete tutti figli dell’Altissimo’” non attribuisce necessariamente natura divina a coloro ai quali è rivolta. In una lettura riferita ai giudici, il titolo indica l’autorità delegata: essi stanno al posto di Dio nella loro capacità di determinare il destino degli altri.
Avevano l’opportunità e l’autorità di cambiare le vite delle persone con una parola, o talvolta persino di porre fine a una vita. I giudici e i magistrati sono paragonati in questo salmo a Dio perché esercitano qualcosa del suo potere nel giusto ordinamento della società umana.
Riunita intorno a Dio c’è un’assemblea di giudici che sono chiamati elohim perché sono i suoi delegati, amministrano la sua volontà e sono i suoi agenti esecutivi. I tribunali terreni sono l’appuntamento di Dio: tutti i magistrati agiscono nel suo nome e in virtù della sua commissione.
Questa dignità non è però assoluta. Lutero sottolineò che il Salmo 82:1 e 6 stabilisce e limita l’autorità dei principi: la stabilisce perché è Dio che nomina le autorità e li chiama “dèi”; la limita perché sono responsabili davanti a lui, come mostra il salmo.
La mortalità dei potenti
Il versetto successivo rovescia ogni pretesa di superiorità: “Eppure morirete come ogni uomo, cadrete come tutti i potenti”. I giudici ingiusti d’Israele dovevano ricordare che gli altri erano più grandi di quanto i giudici pensassero, e loro stessi erano meno di quanto pensassero.
Erano come dèi solo in senso simbolico; loro stessi sarebbero morti come gli uomini e avrebbero affrontato il giudizio davanti al Giudice di tutta la terra. L’incapacità degli dèi e dei giudici iniqui di far regnare la giustizia, che è il loro compito essenziale, comporta la loro degradazione.
Perdendo il privilegio dell’immortalità, proprio della natura divina, essi cadranno come cadono inesorabilmente tutti i principi di questo mondo, la cui potenza è effimera. Jahweh, lanciando la sua condanna contro questi dèi che, pur dichiarandosi “figli dell’Altissimo”, sono in realtà come gli uomini, mortali e fragili, mostra la loro vera realtà di debolezza e finitezza.
“Come gli uomini” può essere inteso anche come “come gli uomini comuni”, secondo il valore che la parola ebraica adam talvolta assume, come nel Salmo 49:12. L’autorità sociale non cancella la condizione creaturale, la malattia, la morte e il giudizio.
Il versetto 8: Dio come Giudice universale
Il salmo si conclude con l’invocazione: “Àlzati, o Dio, a giudicare la terra, perché a te appartengono tutte le genti”. Asaf chiude il salmo con un appello a Dio affinché prenda il suo posto come Giudice ultimo.
I giudici ingiusti d’Israele avevano la loro propria area di autorità, ma l’autorità di Dio è su tutta la terra. Questa preghiera invoca Dio a fare ciò che i giudici terreni non hanno fatto: giudicare la terra propriamente. I giudici umani hanno fallito, così Asaf chiede a Dio di prendere il giudizio nelle sue proprie mani.
L’eredità di tutte le nazioni mostra la grandezza di Dio come giudice. I giudici terreni hanno la loro propria grandezza, ma non è nulla in confronto al Grande Giudice. L’unico vero Dio, autentico tutore della giustizia, viene acclamato dai fedeli come Signore di tutte le nazioni, da lui guidate con rettitudine e giustizia.
La conclusione amplia il giudizio dalla sfera locale a quella universale. Tutte le genti appartengono a Dio e nessun potere umano, religioso o politico può rivendicare un’autorità assoluta davanti a lui.
Elohim e i passi della Torah sui giudici
Esodo 22,7-8
Il testo ebraico di Esodo 22,7-8, corrispondente ai versetti 22,8-9 nella numerazione ebraica, contiene la formula: “Se il ladro non sarà trovato, si avvicinerà il padrone di casa agli elohim, per vedere se non ha messo mano alla proprietà del prossimo”.
La CEI 1974 traduce: “Se il ladro non è trovato, il padrone della casa si accosterà a Dio, per giurare che non ha messo mano alla roba del vicino.” Qui elohim indica i giudici, davanti ai quali si giurava per confermare l’innocenza.
Esodo 21,6
Esodo 21,6 presenta l’espressione: “Il suo padrone lo condurrà davanti agli elohim, poi alla porta o allo stipite, e il padrone gli forerà l’orecchio con uno stilo: lo servirà per sempre”.
La CEI 1974 traduce: “Il suo padrone lo condurrà davanti a Dio e lo farà avvicinare alla porta o allo stipite; il padrone gli forerà l’orecchio con una lesina ed egli lo servirà per sempre.” Anche qui elohim è inteso come tribunale o autorità giudiziaria.
Esodo 4,16
Nel rapporto tra Mosè e Aronne, Dio dice: “Egli parlerà per te al popolo, sarà per te come bocca, e tu sarai per lui come Dio (elohim)”. La CEI 1974 traduce: “Egli parlerà per te al popolo; ti servirà da bocca e tu sarai per lui come Dio.”
Qui Mosè è chiamato “Elohim” rispetto ad Aronne, non perché divino, ma per l’autorità delegata a guidare e parlare con autorità. Questi tre versetti dimostrano che nella lingua biblica אֱלֹהִים (Elohim) può significare giudici, autorità o figure rappresentative di Dio, senza indicare politeismo o presenza di divinità multiple.
| Passo | Uso di elohim | Funzione indicata |
|---|---|---|
| Esodo 22,7-8 | Giudici | Autorità davanti alla quale si accerta la responsabilità e si presta giuramento. |
| Esodo 21,6 | Tribunale o autorità giudiziaria | Luogo istituzionale davanti al quale viene condotto il servo. |
| Esodo 4,16 | Autorità delegata | Mosè è “come Dio” rispetto ad Aronne nell’esercizio della sua missione. |
Il riferimento a Giovanni 10,34-36
In Giovanni 10,34-36, Gesù cita esplicitamente questo salmo: “Non è forse scritto nella vostra Legge: ‘Io ho detto: voi siete dèi’? Ora, se essa ha chiamato dèi coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio, e la Scrittura non può essere annullata, a colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo voi dite: ‘Tu bestemmi’, perché ho detto: ‘Sono Figlio di Dio’?”.
Gesù stesso interpreta il “voi siete dèi” come riferito a esseri umani che hanno ricevuto la parola di Dio, non a divinità letterali. Il riferimento al Salmo 82:6 viene utilizzato nel dibattito con i capi religiosi quando Gesù è accusato di affermare di essere Dio in modo peccaminoso e sbagliato.
Il ragionamento è che, se Dio ha dato a quei giudici ingiusti il titolo “dèi” a causa del loro ufficio, non si può considerare bestemmia che Gesù chiami se stesso “Figlio di Dio” alla luce della testimonianza e delle opere che lo riguardano.
La tradizione cristiana mantiene così la continuità con l’interpretazione ebraica, vedendo in questi elohim figure di autorità umana investite di responsabilità divine, non divinità separate.
Il monoteismo biblico e la critica al pantheon
La proposta di un “pantheon” di divinità aliene è fondamentalmente incompatibile con il rigoroso monoteismo che caratterizza la Bibbia ebraica, espresso chiaramente in Deuteronomio 6:4: “Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, unico è il Signore”.
Il testo dello Shema è: שְׁמַע יִשְׂרָאֵל יְהוָה אֱלֹהֵינוּ יְהוָה אֶחָד. La traslitterazione fonetica è: Shema‘ Yisra’el, Adonai Eloheinu, Adonai Echad. La traduzione parola per parola è: שְׁמַע (Shema‘) = ascolta; יִשְׂרָאֵל (Yisra’el) = Israele; יְהוָה (Adonai) = il Signore; אֱלֹהֵינוּ (Eloheinu) = nostro Dio; יְהוָה (Adonai) = il Signore; אֶחָד (Echad) = uno o unico.
La traduzione CEI 1974 è: “Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, unico è il Signore.” Questo versetto afferma con forza l’unicità assoluta di Dio contro ogni forma di politeismo e stabilisce il fondamento dell’intera legge ebraica: l’ascolto, la relazione e la fedeltà all’unico Dio.
Il versetto successivo ordina: “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua vita e con tutto il tuo essere”. L’unicità di Dio non è quindi una semplice formula astratta, ma il fondamento di una relazione esclusiva e di una fedeltà concreta.
Idoli, giudici e autorità: le difficoltà dell’interpretazione
La lettura politeistica presenta diverse problematiche sostanziali quando il versetto 2 viene estrapolato dal suo contesto naturale, ignorando la progressione logica dell’intero salmo che culmina con l’affermazione della mortalità di questi “elohim”.
L’inconsistenza nasce anche dal mancato riconoscimento dell’uso polisemico del termine elohim. Una traduzione uniforme della parola non tiene conto del fatto che il termine può indicare Dio, giudici, autorità umane, falsi dei, idoli o esseri celesti secondo il contesto.
I versi 7-8 forniscono la chiave interpretativa più importante: “Eppure morirete come ogni uomo, cadrete come tutti i potenti. Àlzati, o Dio, a giudicare la terra, perché a te appartengono tutte le genti”. Questi versi stabiliscono la mortalità degli “elohim” menzionati, la supremazia del vero Dio invocato a giudicare la terra e l’universalità del dominio divino su tutte le genti.
Questi elementi rendono insostenibile l’interpretazione secondo cui il salmo costituirebbe una prova semplice e diretta del politeismo biblico. Il testo, al contrario, sottopone ogni potere al giudizio di Dio e nega che l’autorità possa trasformarsi in autonomia assoluta.
Il Vicino Oriente Antico e la polemica anti-idolatrica
Nel mondo semitico antico, i re e i giudici erano spesso considerati rappresentanti della divinità sulla terra. Il Salmo 82 utilizza questo linguaggio regale comune, ma lo sovverte affermando che questi “dei” sono mortali e soggetti al giudizio dell’unico vero Dio.
Il salmo può essere letto come un’estensione della polemica anti-idolatrica presente in tutta la Bibbia ebraica, dove gli “dei” delle nazioni sono delegittimati e subordinati all’unico vero Dio.
La giustizia diventa così la linea di demarcazione tra verità e falsità, tra l’idolo e Dio, tra credente e ateo. Gli “elohim” che non proteggono il debole falliscono precisamente nel compito che dovrebbe manifestare la loro presunta autorità.
Il giudizio sui potenti e la responsabilità dell’autorità
Il Salmo 82 stabilisce e limita l’autorità dei principi. La stabilisce perché è Dio che nomina le autorità e consente agli uomini di governare sugli uomini; la limita perché ogni autorità è responsabile davanti a lui.
Gli amministratori che agiscono ingiustamente rappresentano Dio in modo falso, come se lo presentassero al mondo quale giudice corrotto e parziale. Per questo il salmo non condanna soltanto i singoli atti di ingiustizia, ma l’intero ordinamento sociale che viene destabilizzato dalla corruzione.
Quando i contadini possono essere frustati dai fattori impunemente, e un grazioso uccello è considerato più prezioso dei poveri, le fondamenta della terra stanno davvero affondando come pali marci incapaci di sostenere le strutture costruite su di essi.
La denuncia conserva quindi una portata politica e religiosa insieme: un governo che dimentica Dio si espone all’ignoranza, all’azione inetta e alla disgregazione della società.
Il Salmo 82 nella preghiera e nella vita comunitaria
I Salmi sono composizioni di diverso contenuto poetico e spirituale, nelle quali si riflette l’esperienza religiosa individuale e collettiva del popolo di Israele e la sua evoluzione nei vari contesti storici e culturali. Preghiera e poesia sono un unico respiro che sale al Signore come supplica, contemplazione e lode.
Il Libro dei Salmi consta di 150 salmi ed è diviso in 5 parti come la Torah o Pentateuco. A seconda dell’edizione della Bibbia in cui il libro è inserito, c’è una diversa numerazione dei 150 salmi. Il testo masoretico ebraico ha una determinata numerazione che non corrisponde con quella greca dei LXX o della Vulgata latina.
Il salterio è il libro che contiene i salmi. Il termine “salterio” è la semplice traslitterazione della parola greca psalmòs, che significa un canto da eseguirsi con accompagnamento musicale, e tutta la raccolta viene chiamata psalterion, termine greco che indica uno strumento a corde di cui ci si serve per accompagnare il canto.
Il Salterio è un dialogo d’amore con Dio nella storia. Non bisogna mai dimenticare l’armonica sintesi tra l’aspetto personale e l’aspetto comunitario dei salmi, per cui si può senz’altro affermare che la storia del popolo d’Israele è la storia dei singoli.
Il salmo, originariamente comunitario, può essere usato per sé dal singolo israelita; come pure il salmo, originariamente del singolo, può essere applicato a tutta la comunità. Questa interscambiabilità tra preghiera personale e comunitaria, tra “io” e “noi”, è la caratteristica propria della storia della salvezza che Dio dirige.
Chi recita i salmi nella Liturgia delle Ore, li recita non tanto a nome proprio quanto a nome di tutto il Corpo di Cristo, anzi nella persona di Cristo stesso. Chi salmeggia a nome della Chiesa può sempre trovare un motivo di gioia o di tristezza, perché anche in questo fatto conserva il suo significato l’espressione dell’Apostolo: “Rallegratevi con quelli che sono nella gioia, piangete con quelli che sono nel pianto” (Rm 12,15).
Le domande etiche sollevate dal Salmo 82
Il Salmo 82 non si limita a descrivere un tribunale celeste o a chiarire il significato di una parola ebraica. Esso pone una domanda concreta a ogni epoca: quali sono le autorità che esercitano un potere senza proteggere chi è più fragile?
La domanda può essere applicata alla vita personale, privata, alla vita della comunità e alla cristianità: quali sono gli elohim, gli idoli artificiali, raffinati, striscianti, non avvertiti e quindi probabilmente non del tutto identificati, eppure di fatto idolatrati e quindi incisivi nelle nostre scelte?
Il salmo invita a chiamarli per nome e a riconoscere quale scelta di giustizia si vuole compiere e quale impegno si sente di prendere. La sua denuncia contro i giudici corrotti diventa così un richiamo alla vigilanza su ogni forma di potere, prestigio o interesse che sostituisce la fedeltà a Dio e la difesa degli indifesi.
Il Salmo 82 non è quindi evidenza di politeismo biblico, ma una potente denuncia profetica contro l’ingiustizia e un richiamo alla responsabilità morale di chi esercita l’autorità, temi profondamente radicati sia nella tradizione ebraica che in quella cristiana.