Il portale del Redentore nel Battistero di Parma

Il portale del Redentore è il portale principale del Battistero di Parma e affaccia verso Ovest. La lunetta rappresenta Cristo Redentore seduto in trono, mentre l’architrave sottostante raffigura la resurrezione dei morti e il giudizio finale.

Il programma figurativo offre ai catecumeni e ai fedeli un insegnamento sulla salvezza: praticare le opere di misericordia, cercare Dio in ogni età della vita e prepararsi al giudizio conclusivo. Il portale è attribuito al progetto di Benedetto Antelami, attivo nel cantiere del Battistero dal 1196.

Il Battistero di Parma e il progetto di Benedetto Antelami

Nel cuore di Piazza Duomo si erge il maestoso Battistero di Parma, un edificio dalla struttura ottagonale rivestito in marmo rosa di Verona, considerato uno dei monumenti più significativi del passaggio dallo stile romanico al primo gotico. Il Battistero di Parma, gloria della città e opera celeberrima di Benedetto Antelami, risale al 1196.

Il primo architetto dell'edificio fu Benedetto Antelami, che vi lavorò con i suoi collaboratori tra il 1196 e il 1216. Il nome dell'Antelami e l'anno di inizio della costruzione del Battistero sono riportati sull'architrave sopra l'ingresso nord, incisi da lui stesso.

I lavori vennero interrotti nel 1216 a causa di alcuni contrasti che bloccarono l’importazione del marmo da Verona; la costruzione venne ripresa nel 1249 e il Battistero fu concluso nel 1270, anno in cui venne ufficialmente consacrato. Tra il 1300 e il 1302 furono invece aggiunti il quinto ed ultimo loggione, la balaustra e le torrette che sormontano l'edificio.

La data di conclusione dei lavori è abbastanza controversa ma recenti studi hanno confermato come molto probabile l’anno 1270, durante il quale il Battistero fu solennemente consacrato.

Portale ovest del Battistero di Parma

Posizione e architettura del Battistero

Il Battistero poggia su pianta ottagonale. La caratteristica che salta immediatamente agli occhi è il colore della pietra adoperata per l’alzato, per lo più marmo rosa di Verona, che conferisce grande leggerezza ad un edificio alto e possente.

La parte inferiore della struttura presenta i famosi archi a tutto sesto e sculture romaniche, ma alzando lo sguardo si può notare un mutamento nello stile, dalle torrette e dai pinnacoli chiaramente gotici. Al pian terreno si aprono su tre lati dei portali fortemente strombati con archi a tutto sesto, sui restanti si susseguono archi ciechi con piccole colonne in posizione centrale.

Su questo primo ordine si innestano quattro registri sovrapposti decorati con loggette architravate. L’ultimo ordine, quello posto più in alto, è decorato con loggette posizionate in modo sfalsato rispetto a quelle sottostanti.

Se guardiamo attentamente gli elementi che compongono la sua parte esterna, potremmo definire la struttura “romanica”, tuttavia per i rapporti proporzionali, il ritmo e lo sviluppo verticale, il Battistero contiene in sé forti accenni allo stile gotico e ad alcuni edifici ecclesiastici francesi.

Il portale principale rivolto a occidente

Sul lato occidentale si apre il cosiddetto Portale del Giudizio o del Redentore. Questo è il portale principale del Battistero e affaccia verso Ovest: è incorniciata da due stipiti su cui sono rappresentate le opere della misericordia e le sei età dell’uomo con la parabola della vigna.

Anche in questo caso il nome del portale prende il nome dal contenuto della lunetta, che rappresenta il Redentore, seduto in trono e vestito con una tunica rossa, simbolo della sua natura divina. Il portale del Redentore, che è poi la principale porta d’accesso al Battistero, spiega ai catecumeni parmensi con la forza delle immagini i modi per salvarsi e guadagnarsi il Regno di Dio.

È inoltre presente la figura di San Paolo, che si collega alle scene dell’architrave sottostante, dove due angeli con la tromba risvegliano i defunti chiamati a ricevere il premio nel Paradiso o il castigo senza fine nell’Inferno. Anche in questo caso il fregio che si trova sopra alla lunetta è dedicato ai dodici apostoli.

Il programma iconografico del portale

I messaggi trasmessi dalle immagini sono tre: praticare le opere di misericordia corporale (piedritto sinistro), cercare la salvezza in tutte le età della vita, come insegna la parabola della vigna (piedritto destro), prepararsi al giudizio finale (lunetta e architrave).

Parte del portaleContenutoSignificato
Piedritto sinistroOpere di misericordia corporaleLa carità come via della salvezza
Piedritto destroParabola della vigna e sei età dell’uomoOgni età della vita è buona per incontrare Dio
LunettaCristo giudice e strumenti della PassioneLa seconda venuta di Cristo e il giudizio dell’umanità
ArchitraveAngeli, trombe, morti risorti, beati e dannatiLa resurrezione e la separazione tra salvezza e condanna
Archivolto e fregioTribunale celeste e dodici ApostoliLa dimensione universale del giudizio cristiano

La lunetta: Cristo giudice e il Giudizio universale

L’apparizione di Cristo nella sua seconda venuta sulla terra per giudicare l’umanità è descritta nella lunetta sopra il portale. Nella lunetta compare la rappresentazione di Cristo Giudice circondato da Angeli che, come possiamo vedere, tengono in mano i simboli della Passione.

Il giudice siede sul trono, collocato su una superficie ondulata che simbolizza le nuvole. Il suo sacrificio per la salvezza degli uomini è testimoniato dalle mani sollevate che ostentano il foro dei chiodi e dal gruppo di angeli che gli fanno corona e che portano in mano gli strumenti della Passione, proteggendoli con veli di lino in segno di rispetto.

Si riconosce la canna con la spugna del fiele, la lancia che gli ferì il costato, le tunica giocata ai dadi, la corona di spine e il legno della crocifissione. La tunica giocata ai dadi, la corona di spine e il legno della crocifissione rendono visibile il rapporto tra il sacrificio di Cristo e la salvezza degli uomini.

L’archivolto e il tribunale celeste

L’archivolto che avvolge la lunetta descrive il tribunale celeste, composto dai dodici Apostoli, identificati dai nomi incisi sul marmo: Pietro e Andrea (i primi in basso a sinistra) fino a Simone e Mattia. A loro si aggiunge Paolo, ritratto all’interno della lunetta.

I dodici apostoli sono rappresentati assisi su dei rami possenti. L’ambiente del Paradiso è reso con i due alberi dell’Eden, sui cui rami siedono gli apostoli, e con il frutto dell’albero della vita.

Il fregio che si trova sopra alla lunetta è dedicato ai dodici apostoli. La loro presenza inserisce il giudizio finale in una dimensione apostolica e universale, collegando il messaggio del Vangelo alla destinazione eterna dell’umanità.

L’architrave: le trombe e la resurrezione dei morti

Quattro angeli, due in alto tra gli apostoli e due al centro dell’architrave, suonano le loro trombe, rivolti ai quattro angoli del mondo. Nel punto più alto, due Angeli suonano le trombe dell’Apocalisse e nell’architrave sotto la lunetta troviamo raffigurato il tema della Resurrezione.

Risvegliati dal suono delle trombe, i morti escono dai loro sepolcri, posti agli estremi dell’architrave, e formano due cortei. I tituli sul margine superiore dell’architrave, tratte dalla Vulgata di Matteo, dicono Surgite defuncti rectorem cernite mundi e Vos qui dormitis iam surgite nuncius in quid: sono l’invito a risvegliarsi dal sonno della morte e ad accogliere il giudizio di colui che regge il mondo.

I due cortei in marcia, entrambi formati da figurine nude, si distinguono però per il diverso atteggiamento dei risorti. Il gruppo di sinistra procede esultante con le mani rivolte al cielo e con gesti di lode e di preghiera.

Si tratta del gruppo dei beati. Il gruppo di sinistra procede a pugni chiusi, coprendosi le nudità, esprimendo rabbia, sconforto e desolazione. Si tratta del gruppo dei dannati.

A destra i condannati si apprestano ad affrontare le pene eterne dell’inferno, a sinistra vengono raffigurati gli eletti che si svegliano dal proprio sonno di morte ed escono dai sepolcri.

Il piedritto sinistro: le opere della misericordia

Le immagini illustrate nel piedritto di sinistra descrivono le opere di carità che nel Vangelo di Matteo sono direttamente collegate al giudizio finale di ogni uomo. Il programma scultoreo traduce in immagini il passo evangelico nel quale il re giudica gli uomini in base al modo in cui hanno accolto, nutrito, vestito e assistito i più piccoli.

Protagonista del racconto per immagini di Benedetto Antelami è il Beatus. Il Beatus è naturalmente l’uomo caritatevole, il buon samaritano che si è chinato sulle sofferenze del suo prossimo e ha perciò meritato la beatitudine eterna.

Ma il Beatus ha anche la fisionomia del Cristo matteano che insegna la misericordia come chiave della salvezza nell’ultimo giudizio. La carità non è quindi presentata soltanto come comportamento morale, ma come criterio con cui l’uomo sarà riconosciuto davanti al giudice celeste.

Le sei scene della carità

Nei diversi riquadri vediamo il Beatus che accoglie calorosamente lo straniero che veste la tunica e porta in mano il bordone del pellegrino (Peregrinis hostia pandas), lava i piedi al malato impedito (cum multa cura lavat hic egro sua cura), offre una ciotola di cibo alla coppia affamata (escam larga manus hec porrigit esurienti).

Porge un bicchiere d’acqua all’assetato (hic quod quesierat sicienti pocula prestat), porta dei doni a un carcerato con le catene ai piedi (non spernens lapsus venit hic ad carcere clausum) e infine aiuta un povero ignudo a indossare una tunica (est hic nudatus quem vult vestire beatus).

  • Accogliere lo straniero.
  • Visitare e assistere il malato.
  • Nutrire chi ha fame.
  • Dissetare chi ha sete.
  • Visitare il carcerato.
  • Vestire chi è nudo.

Le immagini illustrano così il legame tra il gesto concreto della misericordia e la promessa della vita eterna. Il fedele che osserva il portale riconosce nella cura del prossimo il modo immediato per prepararsi al giudizio rappresentato nella lunetta e nell’architrave.

Il piedritto destro: la parabola della vigna

Le “vignette” del piedritto destro illustrano la parabola di Gesù raccontata nel Vangelo di Matteo. Antelami trascrive sul marmo questa parabola puntando a trasmettere l’idea, diffusa nell’esegesi medievale, che ogni età della vita è buona per incontrare Dio, grazie al battesimo, ed entrare così nel suo Regno, la vigna del Signore.

Le scritte in alto e in basso spiegano chi siano i soggetti della parabola, il pater familias e gli operarii, e l’ambiente nel quale si svolge, la vineam domini sabaot.

Nella diverse scene, incorniciate da tralci carichi di grappoli d’uva matura, il Signore incontra nelle diverse ore del giorno prima un bambino (primam mane infanciam / prima etas seculi), poi due fanciulli con falcetto e vanga (hora tercia puericia / secunda etas).

Incontra quindi una coppia di adolescenti (sexta adulescencia / tercia etas), un giovane con falcetto e zappa sulla spalla (nona iuventus /quarta etas), un adulto con la zappa (unde gravitas / quinta etas) e infine un operaio anziano appoggiato alla sua zappa (cima senectus / sexta etas).

Età della vitaFigura rappresentataIscrizione
InfanziaUn bambinoprimam mane infanciam / prima etas seculi
PueriziaDue fanciulli con falcetto e vangahora tercia puericia / secunda etas
AdolescenzaUna coppia di adolescentisexta adulescencia / tercia etas
GiovinezzaUn giovane con falcetto e zappanona iuventus /quarta etas
Età adultaUn adulto con la zappaunde gravitas / quinta etas
VecchiaiaUn operaio anziano appoggiato alla zappacima senectus / sexta etas

Nell’ultima scena in alto tutti gli operai fanno la fila davanti al pater familias per ricevere lo stesso compenso, fuor di metafora, la salvezza del regno di Dio. La parabola sottolinea che il dono della salvezza non dipende dalla durata del lavoro compiuto, ma dalla possibilità di entrare nella vigna in qualunque momento della vita.

Il significato battesimale del portale

Il portale del Redentore costituisce un percorso visivo coerente con la funzione del Battistero. Le opere di misericordia mostrano come comportarsi, la parabola della vigna insegna che ogni età è adatta alla conversione e il Giudizio universale indica la destinazione ultima delle azioni umane.

La porta principale non è quindi soltanto un ingresso architettonico. Il portale del Redentore, che è poi la principale porta d’accesso al Battistero, spiega ai catecumeni parmensi con la forza delle immagini i modi per salvarsi e guadagnarsi il Regno di Dio.

Confronto con gli altri portali

Il portale della Vergine

Il portale della Vergine è quello posto nel lato a Nord e affaccia su Piazza del Duomo: da questo ingresso entrava il Vescovo in forma solenne. La porta prende il suo nome dalla Vergine incoronata, con in mano un fiore e il Bambino benedicente, che occupa la lunetta superiore.

La lunetta raffigura la Vergine in trono con il Bambino che riceve gli omaggi dei Re Magi; a destra notiamo l’Angelo che consiglia a Giuseppe di scappare in Egitto. Appena sotto, si nota una duplice onda di acqua che simbolicamente allude al Battesimo.

Spostando lo sguardo verso gli stipiti della porta, l’osservatore noterà due alberi genealogici, che descrivono la storia della discendenza del Messia: quello di Giacobbe che termina con Mosè, prefigurazione del Cristo, e quello di Jesse da cui deriva Maria, madre di Gesù.

Su un elaborato sfondo composto da motivi fitomorfi, proprio sulla fascia che sovrasta la lunetta, sono stati inseriti clipei con ritratti degli Apostoli intervallati da figure di Profeti: un metodo abbastanza ingegnoso per simboleggiare la continuità tra il messaggio neo e veterotestamentario.

La porta è completata dal fregio superiore, dove trovano posto i dodici apostoli. Sull’architrave è incisa le scritta con il nome dello “scultor Benedictus” e l’inizio del cantiere, il 1196.

Il portale del Battista o della Vita

Il portale del Battista, chiamato anche portale della Vita, è posto sul lato a Sud. Da questa porta un tempo entravano i catecumeni, ovvero coloro che intraprendevano il percorso di fede per essere ammessi al Sacramento del Battesimo.

Nella lunetta è narrato il racconto devozionale di origine indiana: si tratta della storia del principe indiano Josaphat, che per mano del vecchio eremita Barlaam, si converte al Cristianesimo. La leggenda di Barlaam è confluita nel famoso testo di Jacopo da Varagine, La Legenda Aurea, ma in realtà ha origini lontane e ben più antiche.

Al centro della scena si trova un albero, sul quale un giovane è intento a prendere del miele da un’arnia, incurante della presenza sottostante di un drago minaccioso, simbolo della morte. Due topi, intanto, stanno rosicchiando la radice dell’albero, mentre ai due lati il sole e la luna cavalcano i loro carri, allegorie del tempo che trascorre inesorabile.

L’albero in questo caso simboleggia la vita, il favo di miele rappresenta la tentazione verso i piaceri mondani e il drago la punizione infernale. La parabola può essere interpretata come un monito, per chi, distratto dai piaceri terreni, non si rende conto del grave pericolo che corre.

Lo Zooforo e la decorazione esterna

Lungo il basamento del Battistero si snoda lo Zooforo. Si tratta di una serie pressochè ininterrotta di settantacinque formelle, la cui paternità è attribuita a Benedetto Antelami e alla sua bottega.

I soggetti raffigurati sono di carattere simbolico e fantastico: mostri infernali e marini, centauri, sirene, liocorni, basilischi, grifoni, cani, uccelli, cavalli e figure umane. Alla serie delle settantacinque formelle se ne aggiungono altre quattro: esse rappresentano le quattro virtù, Castità, Carità, Fede e Speranza, e forniscono la chiave di lettura dell’intero Zooforo.

In quattro nicchie del lato nord del Battistero si notano alcune statue anch'esse realizzate dall'Antelami e dai suoi collaboratori. Le statue rappresentano gli arcangeli Michele e Gabriele, sopra il portale settentrionale, due profeti, a sinistra, e Salomone e la regina di Saba, a destra.

Le statue tuttavia sono delle copie, in quanto quelle originali sono conservate al Museo Diocesiano.

La cupola e gli spazi interni

La cupola del Battistero è stata affrescata nel terzo decennio del XIII secolo da maestranze padane, influenzate da modelli iconografici bizantini. Alzando gli occhi si rimane abbagliati dall’immensa cupola, affrescata nel corso del XIII secolo da artisti lombardi.

La volta è divisa in sei fasce orizzontali concentriche: nella prima fascia, partendo dal basso, sono raffigurati episodi della vita di Abramo; nella seconda è rappresentata la vita di Giovanni Battista; nella terza il Cristo glorioso con la Vergine e il Battista, circondati da una teoria di profeti e re.

Nella quarta fascia sono raffigurati gli Apostoli e gli Evangelisti; nella quinta la Gerusalemme celeste con le sue mura, cui segue il cielo con le stelle fisse e, infine, l’Empireo, rosso come il colore dell’amore.

La cupola rappresenta la parte più rilevante del Battistero e costituisce un peculiare esempio di cupola ad ombrello: dall’apice nella chiave di volta si diramano sedici nervature disposte a raggiera.

Il perimetro interno dell’edificio è definito da sedici nicchioni, che accolgono importanti cicli affrescati votivi. Gli affreschi sono stati realizzati nel XIV-XV secolo da maestranze emiliane come il Maestro di Gerardo Bianchi, il Maestro del Trionfo della Morte, Niccolò da Reggio e Bertolino da Piacenza.

I catini di raccordo tra la parte basamentale e il loggiato presentano una ricca decorazione scultorea di scuola antelamica. La particolarità costruttiva di questi catini, ricavati nello stesso blocco di pietra delle lunette dei portali esterni, è di essere scolpiti su entrambi i lati, a rafforzare il simbolismo iconografico dell’architettura del Battistero.

Cupola affrescata del Battistero di Parma

La vasca battesimale e il fonte per infusione

Al centro dell’edificio si trova la grande vasca ottagonale in pietra di Verona, sopraelevata su doppio gradino che ne segue la forma. Non presenta particolari decorazioni scultoree, fatta eccezione per i delicati profili che ne seguono la forma.

La vasca, che veniva riempita d’acqua per il battesimo per immersione, racchiude un’altra vasca di dimensioni più piccole a forma di quadrifoglio, simbolico richiamo alla croce. Era proprio in questa vasca minore che trovavano posto i celebranti.

Nella nicchia di sud-ovest è collocato un secondo fonte battesimale, utilizzato per il battesimo ad infusione dal XIV sec. Un secondo fonte battesimale, molto più piccolo, si trova in una nicchia sul lato sud-occidentale del Battistero ed era quello utilizzato per il battesimo per infusione, che, a partire dal XIV secolo era diventato il modo più comune di battezzare.

La vasca del fonte presenta una decorazione vegetale, l’albero del giardino del Paradiso, un fitto intricarsi di tralci tra i quali prendono posto anche alcuni animali. Il basamento del fonte è costituito da un leone accovacciato con la preda tra le zampe.

Mentre il leone è simbolo del Cristo vincitore della morte, i credenti risorti a vita nuova con il battesimo sono rappresentati dagli animali che abitano le fronde del giardino del Paradiso.

L’altare e i mesi antelamici

Nella nicchia absidale est è posto l’altare, un’arca marmorea di forma cubica. Nel lato frontale compare il Battista, un Sacerdote e un Levita che indicano, alludendo al Cristo, il vero Sacerdote, con la loro gestualità riassumono figurativamente il significato teologico della mensa eucaristica.

Nella prima galleria del lato est sono collocati i 12 mesi e 2 stagioni attribuite al cantiere antelamico del Battistero, che non ha portato a termine il ciclo completo, come rivelano ancora le tracce degli strumenti della lavorazione.

Furono collocate dove si trovano dai pittori della cupola nel quarto decennio del XIII sec. Nella serie scultorea dei mesi si può osservare un indirizzo interpretativo peculiare del cantiere antelamico, che scolpisce il lavoro che caratterizza ogni mese, un lavoro compiuto da personaggi con tratti di eleganza e nobiltà, levità ed abiti eleganti, pur nella fatica, come allegoria del lavoro redento da Cristo.

Delle stagioni sono state effettivamente realizzate solo l’inverno e la primavera; mancando l’estate e l’autunno, è stato ipotizzato che il ciclo non sia mai stato completato. È ipotizzabile che ciò sia stato in parte causato dalla morte dell’Antelami intorno al 1230, anche se è da notare che i lavori del Battistero erano già stati sospesi nel 1216.

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