«Peace be upon him» è la traduzione inglese di una formula islamica rispettosa pronunciata o scritta dopo il nome del profeta Muhammad e degli altri profeti di Allah. In italiano può essere resa come «pace su di lui» oppure «che la pace sia su di lui».
La formula araba più usata per Muhammad è «Sallallahu alayhi wa sallam» (صَلَّى اللَّهُ عَلَيْهِ وَسَلَّمَ), che significa letteralmente «le benedizioni e la pace di Allah siano su di lui». In inglese è spesso abbreviata con «PBUH», mentre in arabo e nella traslitterazione sono comuni anche «SAWS», «SAW» o il simbolo «ﷺ».
Che cosa significa «Peace be upon him»
«Peace be upon him» o «PBUH» è una formula rispettosa che i musulmani pronunciano o scrivono dopo aver menzionato un profeta di Allah. È soprattutto associata a Muhammad, ma i musulmani la usano anche dopo aver fatto riferimento ad altri profeti, come Adamo e Gesù.
La formula serve a mostrare rispetto, invocare benedizioni e avvicinarsi ad Allah. Nell’Islam è un modo per onorare figure religiose considerate importanti.
Per esempio, in inglese si può scrivere: «Muhammad, peace be upon him, was Allah’s chosen messenger». In italiano, il senso è: «Muhammad, che la pace sia su di lui, era il messaggero scelto da Allah».
Come si traduce dall’arabo all’inglese
«Peace be upon him» è la versione inglese della frase araba «Sallallahu alayhi wa sallam» (صَلَّى اللَّهُ عَلَيْهِ وَسَلَّمَ). La traduzione letterale è «Blessings and peace of Allah be upon him», cioè «Le benedizioni e la pace di Allah siano su di lui».
Entrambe le formule, «Peace be upon him» e «Sallallahu alayhi wa sallam», sono appropriate. La prima è una traduzione inglese; la seconda conserva la formula araba originale.
| Formula | Significato | Uso principale |
|---|---|---|
| Peace be upon him | Pace su di lui | Formula inglese rispettosa |
| Peace and blessings be upon him | Pace e benedizioni su di lui | Forma inglese più completa |
| Sallallahu alayhi wa sallam | Le benedizioni e la pace di Allah siano su di lui | Formula araba per Muhammad |
| PBUH | Abbreviazione di «Peace be upon him» | Uso frequente nella scrittura inglese |
| SAWS, SAW o ﷺ | Abbreviazioni o simbolo della formula araba | Uso frequente dopo il nome di Muhammad |
Chi era il profeta Muhammad
Il profeta Muhammad, «pace e benedizioni di Allah siano su di lui», fu il profeta fondatore dell’Islam e colui al quale Allah rivelò la religione finale. Nacque in una famiglia nobile nel 570 d.C. alla Mecca, in Arabia, e discendeva dal profeta Abramo, «pace su di lui».
La parola «Muhammad» significa letteralmente «degno di lode». Gli insegnamenti e le pratiche del profeta Muhammad mostrano la saggezza di un orfano analfabeta i cui sforzi unirono l’Arabia e la cui influenza continua ancora oggi a incidere sul mondo, più di 1.400 anni dopo.
Perché i musulmani pronunciano la formula
Un’espressione di rispetto e onore
Dire «Peace be upon him» è innanzitutto un modo per rispettare e onorare i profeti di Allah per le loro opere e i loro insegnamenti. È considerato un modo educato di «salutarli» e riconoscerli quando si parla di loro.
Il rispetto verso Muhammad è legato alla posizione che occupa nella fede islamica. Il Corano dice: «In verità Allah e i Suoi angeli invocano benedizioni sul Profeta. O credenti, invocate benedizioni su di lui e salutatelo con un saluto di pace» [Sura Al-Ahzab, 33:56].
Per questo molti musulmani ritengono obbligatorio, o almeno raccomandato, rendere omaggio a Muhammad dopo averlo menzionato.
Un atto di culto
Invocare benedizioni su Muhammad e sugli altri profeti è considerato un atto di culto rivolto ad Allah, poiché Allah raccomanda questa pratica nel Corano [Sura Al-Ahzab, 33:56]. Per i musulmani, comprendere e recitare il Corano è uno dei modi migliori per avvicinarsi ad Allah e rafforzare la propria fede.
La preghiera sul Profeta è quindi collegata al rapporto personale del credente con Allah. Leggere il Corano, cercare di comprenderlo e applicarlo alla vita quotidiana è considerato un modo per avvicinarsi a Lui.
Benedizioni, perdono e ricompensa
Secondo la Sunnah, Muhammad disse: «Chi invoca benedizioni su di me una volta, Allah invierà su di lui benedizioni dieci volte, cancellerà dieci delle sue cattive azioni e lo innalzerà di dieci gradi» [Sunan an-Nasa’i 1297].
Quando i musulmani augurano pace e benedizioni a Muhammad, ritengono quindi di ricevere a loro volta benevolenza da Allah e di ottenere la Sua misericordia per i propri peccati.
Secondo la Sunnah, Muhammad disse: «Quando uno di voi fa dua, cominci glorificando il suo Signore e lodandolo, poi invochi benedizioni sul Profeta, e quindi chieda ciò che desidera» [Jami` at-Tirmidhi 3477].
Per questo molti musulmani credono che inviare benedizioni a Muhammad prima di formulare una dua possa favorire l’accettazione e la risposta delle proprie suppliche da parte di Allah.
La base coranica della formula
Il versetto più frequentemente collegato all’invocazione di pace e benedizioni sul Profeta è quello della Sura Al-Ahzab: «In verità Allah e i Suoi angeli invocano benedizioni sul Profeta. O credenti, invocate benedizioni su di lui e salutatelo con un saluto di pace» [33:56].
Gli studiosi hanno discusso se pronunciare «Peace be upon him» sia obbligatorio in ogni occasione o se sia invece una pratica raccomandata. Alcuni ritengono che il musulmano debba dirlo o scriverlo ogni volta che Muhammad viene menzionato o ascoltato; altri ritengono sufficiente invocare benedizioni su di lui almeno una volta nella vita.
Altri studiosi considerano obbligatorio inviare benedizioni durante la preghiera, mentre altri ancora ritengono la pratica raccomandata, cioè «mustahabb», ma non obbligatoria, e quindi non peccaminosa se omessa.
Esiste anche una discussione sulla necessità di ripetere la formula dopo ogni menzione del Profeta. Alcuni musulmani ritengono sufficiente usarla alla prima menzione, mentre altri sostengono che debba essere ripetuta dopo ogni riferimento.
Quando si usa «Peace be upon him»
Se sei musulmano, puoi pronunciare «Peace be upon him» subito dopo il nome del profeta oppure scriverlo immediatamente dopo aver fatto riferimento a lui. Molti musulmani pronunciano la formula anche dopo aver sentito qualcun altro menzionare il nome di un profeta.
La formula non è riservata esclusivamente a Muhammad. I musulmani la usano dopo aver menzionato qualsiasi profeta o messaggero di Allah, come Adamo, Nuh, cioè Noè, e Isa, cioè Gesù.
Per esempio, si può scrivere: «Allah made Adam, peace be upon him, in His image». La stessa struttura può essere usata dopo i nomi degli altri profeti, tenendo conto delle diverse formule tradizionali impiegate nelle varie comunità musulmane.
Abbreviazioni: PBUH, SAWS, SAW e ﷺ
Nella scrittura, molti musulmani preferiscono utilizzare un’abbreviazione dopo il nome di Muhammad o di un altro profeta. «PBUH» e «SAWS» consentono di esprimere rispetto, occupando meno spazio e rendendo il testo meno interrotto.
«PBUH» significa «Peace be upon him». «SAWS» e «SAW» derivano invece da «Sallallahu alayhi wa sallam», la formula araba «صَلَّى اللَّهُ عَلَيْهِ وَسَلَّمَ». Il simbolo «ﷺ» rappresenta graficamente la stessa invocazione.
Esiste tuttavia un dibattito sull’opportunità di usare «PBUH» o «SAWS». Alcuni studiosi islamici ritengono necessario scrivere la formula completa per mantenere il massimo livello di rispetto.
La formula è obbligatoria per ogni musulmano?
Non esiste un’unica posizione riportata nel materiale tradizionale sulla frequenza con cui la formula debba essere pronunciata o scritta. Le opinioni differiscono in base all’interpretazione del versetto coranico e alle indicazioni degli studiosi.
- Alcuni studiosi ritengono obbligatorio pronunciare o scrivere la formula ogni volta che Muhammad viene menzionato o ascoltato.
- Alcuni ritengono obbligatorio inviare benedizioni a Muhammad almeno una volta nella vita.
- Alcuni considerano obbligatoria l’invocazione durante la preghiera.
- Altri la considerano raccomandata, cioè «mustahabb», ma non obbligatoria.
Chi desidera seguire una pratica specifica può rivolgersi al proprio imam per sapere quale uso sia considerato appropriato nella propria comunità.
Possono usare «Peace be upon him» anche i non musulmani?
Per le persone che non sono musulmane non è necessario dire «Peace be upon him» dopo aver menzionato Muhammad o un altro profeta. Non dire la formula non è considerato necessariamente scortese o offensivo, perché i non musulmani non adorano Allah e non seguono il Corano.
Molti non musulmani scelgono comunque di pronunciare «Peace be upon him» per mostrare rispetto verso l’Islam e verso i musulmani presenti nella loro vita. Anche l’uso della formula da parte di un non musulmano non è considerato scortese o offensivo.
In inglese, una persona non musulmana può quindi dire «Muhammad, peace be upon him» come espressione di rispetto, senza che ciò implichi necessariamente l’adesione alla fede islamica.
Formule usate per altri profeti
Oltre a «Peace be upon him» e «Sallallahu alayhi wa sallam», i musulmani usano altre formule rispettose dopo aver menzionato profeti diversi da Muhammad e angeli come Jibril.
| Formula | Abbreviazione | Significato |
|---|---|---|
| Alayhi al-salam | AS | Pace su di lui |
| Alayhim al-salam | AS | Pace su di loro |
| Alayhi salatu wa salam | ASWS | Benedizioni e pace su di lui |
Queste formule non vengono normalmente usate per Muhammad nelle tradizioni che preferiscono «Peace be upon him» o «Sallallahu alayhi wa sallam» per lui.
Formule per i compagni di Muhammad
Muhammad ebbe numerosi seguaci e compagni, anch’essi altamente rispettati e onorati nell’Islam. Dopo aver menzionato un compagno specifico o i suoi seguaci in generale, i musulmani possono usare formule diverse da quelle riservate ai profeti.
- «Radi allahu anhu» o «RA» (رَضِيَ ٱللَّٰهُ عَنْهُ) significa «Possa Allah essere soddisfatto di lui».
- «Radi allahu anhaa» o «RA» (رَضِيَ ٱللَّٰهُ عَنْهَا) significa «Possa Allah essere soddisfatto di lei».
- «Radi allahu anhum» o «RA» (رَضِيَ اللَّهُ عَنْهُمْ) significa «Possa Allah essere soddisfatto di loro».
Formule usate dopo il nome di Allah
Molti musulmani pronunciano o scrivono una formula onorifica anche dopo aver menzionato Allah. Queste espressioni servono a glorificarlo e lodarlo.
- «Subhanahu wa ta'ala» o «SWT» (سُبْحَانَهُۥ وَتَعَالَىٰ) significa «Glorificato ed esaltato Egli sia».
- «Tabaraka wa ta'ala» o «TWT» (تَبَارَكَ وَتَعَالَىٰ) significa «Benedetto ed esaltato».
- «Azza wa-jall» o «AZWJ» (عَزَّ وَجَلَّ) significa «Il Potente e il Maestoso».
Il rispetto verso Muhammad nella tradizione islamica
Chi contempla i versetti del Nobile Corano, gli hadith del Profeta considerato puro e affidabile e la biografia dei predecessori virtuosi nota numerosi versetti chiari ed eloquenti, dichiarazioni profetiche esplicite ed esempi luminosi che esaltano la posizione del profeta Muhammad.
Il giurista Qadi Iyad disse: «Non è nascosto a chiunque abbia acquisito una qualsiasi forma di conoscenza o abbia ricevuto anche solo il minimo grado di comprensione che Allah l’Onnipotente ha elevato la posizione del nostro Profeta e gli ha concesso virtù, caratteristiche e qualità uniche che non possono essere completamente enumerate».
Il Corano dice: «E abbiamo elevato il tuo ricordo» [Ash-Sharh, 94:4]. Qatadah commentò che Allah ha elevato il suo ricordo in questo mondo e nell’Aldilà, poiché non vi è predicatore, persona che pronuncia la Shahadah o persona che guida una preghiera che non proclami: «Testimonio che non vi è divinità degna di adorazione se non Allah e che Muhammad è il Messaggero di Allah».
Allah ha collegato il ricordo del Suo Messaggero al proprio ricordo nella testimonianza di fede, nella chiamata alla preghiera, nell’Iqamah, nel Tashahhud durante la preghiera, nel sermone del venerdì, entrando e uscendo dalla moschea e in molti altri passaggi del Corano.
Il rapporto tra l’obbedienza ad Allah e al Suo Messaggero
Tra i modi in cui Allah ha esaltato il Suo Profeta nel Corano vi è il collegamento tra l’obbedienza ad Allah e l’obbedienza al Suo Messaggero, oltre alla menzione del suo nome accanto al nome di Allah.
Allah dice: «Di’: “Obbedite ad Allah e al Messaggero”. Ma se si allontanano, allora Allah non ama i miscredenti» [Al ‘Imran, 3:32].
Allah dice inoltre: «Obbedite ad Allah e al Messaggero, affinché possiate ricevere misericordia» [Al ‘Imran, 3:132].
Dice anche: «O voi che credete, obbedite ad Allah e al Suo Messaggero e non allontanatevi da Lui mentre ascoltate» [Al-Anfal, 8:20].
Ancora: «Obbedite ad Allah e al Suo Messaggero e non disputate, altrimenti vi indebolirete e perdereste la vostra forza. Siate pazienti: in verità Allah è con i pazienti» [Al-Anfal, 8:46].
Il modo in cui il Corano si rivolge ai profeti
Un altro elemento indicato nella tradizione islamica è il modo in cui il Corano si rivolge ai profeti. Adamo, Noè, Abramo, Mosè, Davide, Gesù, Zaccaria e Giovanni vengono chiamati con i loro nomi.
Il profeta Muhammad, invece, viene chiamato con espressioni come «O Messaggero», «O Profeta», «O tu che sei avvolto in un abito» e «O tu che sei avvolto in una coperta».
Questa differenza viene interpretata come un segno dell’onore speciale attribuito a Muhammad nel testo coranico.
Il rispetto dei Compagni verso il Profeta
Il rispetto mostrato dai Compagni verso il Profeta è descritto come una manifestazione della sua grande posizione e della loro profonda comprensione del suo ruolo. Un lungo hadith sul trattato di Hudaybiyyah, riportato da Imam Bukhari nel suo Sahih, descrive l’atteggiamento dei Compagni osservato da ‘Urwah ibn Mas‘ud.
‘Urwah riferì: «Per Allah, il Profeta non sputava senza che ciò cadesse nelle mani di uno di loro, ed egli se lo strofinava sul volto e sulla pelle. Quando ordinava loro qualcosa, si affrettavano a eseguire il suo comando. Quando compiva l’abluzione, quasi litigavano per l’acqua della sua abluzione. Quando parlava, abbassavano la voce in sua presenza e non lo guardavano direttamente negli occhi per riverenza verso di lui».
Al suo ritorno, ‘Urwah disse al suo popolo: «O popolo mio! Per Allah, sono stato alle corti dei re, da Cesare, Cosroe e il Negus, ma per Allah non ho mai visto un re i cui compagni lo onorassero come i compagni di Muhammad onorano Muhammad».
Il rispetto delle generazioni successive
La generazione successiva ai Compagni, i Tabi‘un, manifestava anch’essa un profondo amore e rispetto per il Profeta. Qadi Iyad narrò che, ogni volta che Malik ibn Anas menzionava il Profeta, il suo colore cambiava ed egli si inchinava così profondamente che le persone sedute con lui trovavano difficile assistere alla scena.
Malik raccontò di aver visto Muhammad ibn al-Munkadir, considerato il principale tra i recitatori, piangere ogni volta che qualcuno gli chiedeva un hadith. Raccontò anche di Ja‘far ibn Muhammad al-Sadiq, noto per il suo umorismo e il suo sorriso, il cui volto diventava pallido ogni volta che veniva menzionato il Profeta.
‘Abd al-Rahman ibn al-Qasim cambiava colore quando menzionava il Profeta, come se il sangue fosse stato rimosso dal suo volto, e la sua lingua si inaridiva in bocca per rispetto verso il Messaggero di Allah.
‘Amr ibn ‘Abd Allah ibn al-Zubayr piangeva ogni volta che il Profeta veniva menzionato, mentre al-Zuhri, normalmente allegro e disponibile, sembrava non riconoscere più le persone intorno a lui quando si parlava del Messaggero di Allah.
Safwan ibn Sulaym, noto per la devozione e l’impegno nell’adorazione, piangeva fino a non avere più lacrime agli occhi quando il Profeta veniva menzionato.
Come rendere in inglese una frase rispettosa
La forma più semplice è collocare «peace be upon him» subito dopo il nome:
- «Muhammad, peace be upon him».
- «The Prophet Muhammad, peace and blessings be upon him».
- «Prophet Muhammad (PBUH)».
- «Muhammad ﷺ».
La forma completa «peace and blessings be upon him» è particolarmente adatta quando si desidera rendere esplicito sia il riferimento alla pace sia quello alle benedizioni. «Peace be upon him» è invece la forma breve e più comune della traduzione inglese.
In italiano, queste espressioni possono essere rese come «Muhammad, pace su di lui», «Muhammad, che la pace e le benedizioni siano su di lui» oppure «il profeta Muhammad, pace e benedizioni di Allah siano su di lui».
Il valore della formula nella pratica religiosa
Per i musulmani, il rispetto verso Muhammad non si limita alla formula pronunciata dopo il suo nome. Esso dovrebbe manifestarsi anche nel comportamento, nello studio della sua biografia, nella lettura della Sunnah e nell’insegnamento ai figli dell’amore e del rispetto verso il Messaggero.
L’amore per il Messaggero di Allah dovrebbe essere espresso nel modo in cui si parla di lui, nella lettura della sua Sunnah e nel rispetto mostrato quando viene menzionato.
Gli esempi delle prime generazioni musulmane vengono presentati come modelli di buone maniere verso il Profeta, perché quelle generazioni lo conoscevano, lo amavano e per questo lo onoravano.
Il Corano lo descrive con le parole «in verità possiedi un carattere sublime» [Al-Qalam, 68:4]. La sua posizione, secondo la tradizione islamica, è troppo vasta perché possa essere compresa pienamente dalle menti umane o descritta completamente dalle parole.
