La liturgia è una delle fonti essenziali e indispensabili della catechesi della Chiesa, non soltanto perché dalla liturgia la catechesi può attingere contenuti, linguaggi, gesti e parole della fede, ma anzitutto perché esse si appartengono mutualmente nell’atto stesso del credere.
La formazione del catechista deve quindi comprendere la conoscenza della liturgia e delle sue esigenze, il senso del rito, l’anno liturgico, la forma rituale dei sacramenti e i testi eucologici, ma soprattutto l’apertura al Mistero di Dio e l’incontro con il Cristo che nella liturgia, per opera dello Spirito attraverso la Chiesa, accade.
La formazione del catechista come cammino integrale
“La formazione del Catechista comprende diverse dimensioni, (riassumibili) oggi anche con l’accezione del saper essere con, (che ci specifica) come dimensione del sapere (riguardo al messaggio e al destinatario nel suo contesto) e dimensione del saper fare (in quanto la catechesi è un atto comunicativo ed educativo” (DC n. 136).
Viene chiaramente detto che il catechista ha bisogno di una formazione ampia e bene articolata, con degli scopi precisi, corrispondenti alla vocazione di catechista nella cultura attuale, in vista della maturazione umana e cristiana sua e dei destinatari.
La formazione aiuta a maturare il catechista come persone con chiara identità relazionale, come credente e come apostolo.
Fa da sintesi un quadrinomio abitualmente adoperato in catechetica e riassunto in questi verbi: essere (la spiritualità), sapere (la conoscenza), saper fare (la pratica), saper essere con (la relazione comunicativa) (DC n. 136).
Sono espresse due esigenze preliminari di formazione: uno “sviluppo equilibrato” di tutte le dimensioni formative tra loro “profondamente correlate”, evitando scelte unilaterali; una precomprensione precisa: la competenza nelle varie aree è guidata dall’“esperienza dell’amore di Dio “ che aiuta il catechista a” non scoraggiarsi”, pur con “i propri limiti” (DC nn. 137-138).
Se catechisti non si nasce, ma si diventa, resta vero che si diventa grazie ad un apprendimento adeguato sintetizzato nel saper-essere-con, nel sapere, nel saper fare (cuore, testa, mani).
Appare superata una catechesi puramente dottrinale.
Indubbia è la vastità delle competenze richieste incentrate sul dialogo Dio ed uomo, nella mediazione di Gesù e con una propulsione missionaria.
La liturgia tra le fonti della catechesi
La catechesi può essere immaginata come una passeggiata in uno spazio pieno di segni-mediazioni della Parola di Dio: la sacra Scrittura, la Tradizione, le riflessioni della teologia, le regole della fede (il Simbolo e i dogmi), la liturgia (forme per celebrare la fede), la vita (l’etica, la morale, forme per vivere la fede).
Questi segni sono mediazioni per vivere la fede, per permetterne l’accesso, per favorirne l’esperienza e l’intelligenza.
In questo senso muta il profilo della catechesi; essa è un’azione dinamica e fluida; plurale (non esiste uno schema fisso ed unico) e modulare (componibile, variabile).
Parola di Dio e Liturgia sono fonti e vie della catechesi.
Il Documento Base “Il rinnovamento della catechesi”, - e siamo proprio ai primi passi del cammino -, di “fonti ne individua più di una: Scrittura, Tradizione, Liturgia e Creazione.
La Scrittura è il documento preminente della predicazione della salvezza, in forza della sua divina ispirazione.
Essa contiene la parola di Dio; perché ispirata, è veramente parola di Dio per sempre.
Questa parola, che manifesta la condiscendenza e benignità di Dio, in quanto il suo linguaggio si è fatto simile al linguaggio dell’uomo, contiene la rivelazione del mistero di Cristo e, in esso, di tutto il mistero di Dio.
Alla Scrittura la Chiesa si riconduce per il suo insegnamento, la sua vita e il suo culto; perciò, la Scrittura ha sempre il primo posto nelle varie forme del ministero della parola, come in ogni attività pastorale.
Ignorare la Scrittura, sarebbe ignorare Cristo.
Espressione culminante di Tradizione e di vita, la liturgia è nella Chiesa una sorgente inesauribile di catechesi.
Essa permette di cogliere in unità tutti gli aspetti del mistero di Cristo, parlando con linguaggio concreto alla mente come ai sensi.
Le fonti a cui la catechesi attinge sono da considerarsi in un rapporto di correlazione tra di loro: l’una rinvia all’altra, mentre tutte sono riconducibili alla Parola di Dio, di cui sono espressione.
La catechesi può accentuare, a seconda dei soggetti e dei contesti, una delle fonti rispetto alle altre.
Ciò va fatto con equilibrio e senza praticare catechesi unilaterali (ad es. solo biblica o solo liturgica o solo esperienziale …).
Tra le fonti ha evidentemente preminenza la sacra Scrittura per il suo peculiare rapporto con la Parola di Dio.
Le fonti, in un certo senso, possono essere anche vie della catechesi.
La liturgia come forma che dà forma
Altro fondamentale ambito della catechesi è la formazione di una corretta sensibilità liturgica, nel senso della conoscenza della liturgia e delle sue esigenze - il senso del rito, l’anno liturgico, la forma rituale dei sacramenti e i testi eucologici - e, ancor più, nel senso di apertura al Mistero di Dio e di incontro con il Cristo che in essa, per opera dello Spirito attraverso la Chiesa, accade.
Una visione della liturgia solo in prospettiva concettuale e didattica va contro la sua natura di forma che dà forma, secondo la quale il credente, pervenuto alla fede, si lascia plasmare ed educare dall’azione liturgica, quale espressione del culto della Chiesa nella sua fontalità sacramentale, sorgente della vita cristiana.
La celebrazione, inoltre, con i suoi plurimi linguaggi che interpellano il cuore, la mente, i sensi corporei e psichici e con le sue esigenze comunitarie ha un grandissimo potenziale «educativo».
La liturgia è una delle fonti essenziali e indispensabili della catechesi della Chiesa, non soltanto perché dalla liturgia la catechesi può attingere contenuti, linguaggi, gesti e parole della fede, ma anzitutto perché esse si appartengono mutualmente nell’atto stesso del credere.
La liturgia e la catechesi, comprese alla luce della Tradizione della Chiesa, pur avendo ciascuna la propria specificità, non sono da giustapporsi, ma vanno intese nel contesto della vita cristiana ed ecclesiale ed entrambe sono orientate a far vivere esperienza dell’amore di Dio.
L’antico principio lex credendi lex orandi ricorda, infatti, che la liturgia è un elemento costitutivo della Tradizione.
Essa è quindi il luogo privilegiato della catechesi del popolo di Dio.
La liturgia ha una sua storia che, conoscendola, ci permette di comprendere il senso di ciò che viviamo: è la stessa storia della Chiesa che è storia di uomini e donne che si radunano per spezzare il pane, lodare Dio e ascoltare la sua Parola.
È significativo che il progetto originale della chiesa, che avrebbe dovuto riproporre un modello di edificio neo-gotico, dunque assolutamente tradizionale, ma fuori dal tempo, nel momento in cui passa nelle mani di Gaudì diventa qualcosa di nuovo, che è capace di mettere insieme la pagina biblica, la liturgia, la creazione, la tradizione della Chiesa, la vita quotidiana.
Insomma: cerca di parlare di Dio all’uomo contemporaneo, senza buttare per aria il passato, ma senza riproporre scleroticamente e stancamente modelli e linguaggi di ieri, riuscendo, al contrario, a fare sintesi di tutti quegli elementi che stamattina cercheremo di approfondire insieme.

La formazione liturgica del catechista
Il catechista è anche maestro che insegna la sapienza della fede (DC n.143).
Perciò conosce ed insegna:
- le grandi tappe della storia della salvezza: AT, NT, storia della Chiesa, alla luce del mistero pasquale;
- i nuclei essenziali del messaggio :Simbolo della fede, liturgia e sacramenti, la vita morale, preghiera;
- le indicazioni principali del magistero ecclesiale circa l’evangelizzazione e la catechesi;
- conoscenza dei diversi contesti delle tradizioni ecclesiali (cattolici, ortodossi, protestanti) circa la teologia ,la liturgia, i sacramenti…;
- quanto ai contesti ecumenici e di pluralismo religioso: conoscenza degli elementi essenziali della vita e della teologia delle altre Chiese, in vista di un dialogo autentico e fruttuoso (DC n. 144).
La formazione liturgica non consiste quindi soltanto nell’apprendere la struttura esterna delle celebrazioni.
Essa richiede di comprendere il rapporto tra Scrittura, Tradizione, sacramenti, preghiera, anno liturgico e vita cristiana.
La formazione deve aiutare il catechista a riconoscere nella liturgia l’azione della Chiesa e l’incontro con Cristo, evitando di ridurla a una spiegazione teorica, a un insieme di rubriche o a un semplice supporto didattico.
Il catechista educa a entrare nel mistero celebrato, a riconoscere i segni della fede e a lasciarsi trasformare dall’azione liturgica.
Conoscere il rito e il suo linguaggio
La conoscenza della liturgia comprende il senso del rito, l’anno liturgico, la forma rituale dei sacramenti e i testi eucologici.
Il linguaggio liturgico coinvolge il cuore, la mente, i sensi corporei e psichici.
Per questo il catechista deve saper riconoscere il valore formativo di parole, silenzi, gesti, posture, tempi, spazi, simboli, canto e acclamazioni.
La liturgia permette di cogliere in unità tutti gli aspetti del mistero di Cristo, parlando con linguaggio concreto alla mente come ai sensi.
La celebrazione, inoltre, con i suoi plurimi linguaggi che interpellano il cuore, la mente, i sensi corporei e psichici e con le sue esigenze comunitarie ha un grandissimo potenziale «educativo».
Conoscere l’anno liturgico
L’anno liturgico offre alla catechesi un itinerario organico nel mistero di Cristo.
Il catechista deve imparare a collegare i contenuti dell’annuncio ai tempi e alle celebrazioni della Chiesa.
La liturgia consente di vivere progressivamente il mistero cristiano attraverso un linguaggio concreto e comunitario.
La Parola proclamata, i sacramenti, la preghiera e i gesti della celebrazione formano il credente in modo progressivo e integrato.
Conoscere i sacramenti
La forma rituale dei sacramenti appartiene ai nuclei essenziali del messaggio cristiano.
Il catechista deve saper presentare i sacramenti non come oggetti isolati di studio, ma come incontri con Cristo nella vita della Chiesa.
I testi spingono verso i sacramenti e l’incontro con Cristo nella liturgia, “luogo” in cui non solo si parla di Dio ma in cui si parla e si sta con Dio.
La catechesi deve perciò condurre alla partecipazione consapevole alla celebrazione, senza sostituirsi ad essa e senza trasformare la celebrazione in una semplice lezione.
Parola di Dio, liturgia e catechesi
La formazione permanente di giovani e adulti riceve un apporto fondamentale dall’educazione all’ascolto, alla lettura ecclesiale e personale della Scrittura.
Va sottolineato come tale approccio alla Parola di Dio avvenga in primo luogo nella proclamazione liturgica del testo biblico, ma anche, di riflesso, nei diversi linguaggi della celebrazione.
In questo contesto il cristiano si nutre di quella Parola che, sostenuta e attualizzata dall’omelia, diviene sorgente ispiratrice della sua preghiera, bussola della sua vita ed esperienza vissuta nell’annuncio missionario.
Così, la prima e autentica lettura ecclesiale dà origine all’ascolto comunitario e personale, il quale avviene anche in altri contesti, quali i gruppi di ascolto, la formazione biblica, la stessa catechesi.
La Scrittura, insieme alla Tradizione, è «regola suprema» della fede.
Essa riecheggia negli scritti dei Padri della Chiesa e nella vita dei Santi.
Attraverso l’assidua frequentazione orante, lo studio e l’approfondimento comunitario, la Scrittura è veramente «nutrimento» e «anima» dell’annuncio, «libro» della catechesi.
L’approccio catechetico ad un testo biblico, diversamente dall’approccio specificamente esegetico, mette le persone in una situazione di dialogo, di dibattito e di domanda.
Un rapporto equilibrato tra Bibbia e catechesi richiede di superare l’idea di dovere estrarre dalla Bibbia un messaggio da comunicare, in favore di un movimento contrario: permettere di entrare nel racconto con le emozioni, con la riflessione ed il pensiero, con la vita.
Sulla base di quanto detto, si tratta perciò di mettere a tema la relazione attuale dei lettori con la trama della Bibbia, di intrecciare tre storie (Cf. Riccardo Tonelli) in un grembo testimoniale in cui può nascere la fede: la storia narrata dalla Bibbia, la storia di chi racconta quella storia, la storia di colui/coloro a cui si racconta.
Il testo biblico nella catechesi
La catechesi può farsi carico delle condizioni di accesso alla comunicazione tra questi due mondi, con la consapevolezza che spesso la loro superficie di contatto è molto esigua.
Obiettivo è avvicinare ciò che è lontano (permettere alle persone di familiarizzare con il mondo della Bibbia) ed allontanare ciò che è vicino (permettere una sorta di defamiliarizzazione che favorisca il non dare per scontato il significato ed il senso dei testi).
Per questa operazione si rivelano molto utili simboli e temi di fede biblici presenti nella pubblicità, della musica, nei film, nelle opere d’arte, nei fumetti, nei modi di dire, dei telefilm, della musica.
In questa fase il testo non funziona più come uno specchio (non vedo più solo me stesso) o come una lente di ingrandimento (vedo solo un personaggio, una situazione) ma come un prisma.
Cioè, attraverso i personaggi e le situazioni, si vedono altre realtà e altre vicende, vicine al vissuto delle persone in catechesi.
Il testo ha dei bianchi che propongono e permettono ai lettori di inserirsi in modo attivo e li coinvolgono in modo sempre più profondo.
Si tratta di situazioni aperte: ad es la domanda aperta del finale del libro del profeta Giona, il racconto aperto della parabola del padre misericordioso di Luca 15; testi che sono un appello, un invito ad entrare e a prendere posizione.
È proprio questa sorpresa a fare partire una reazione che trasforma: va a toccare le precomprensioni più radicate e i modi di pensare automatici.
Il testo non punta solo a fare sapere delle cose ma a trasformare chi le ascolta.
In questa fase si tratta di collegare il testo della Bibbia con gli altri segni della parola di Dio.
I testi spingono verso il Catechismo quando chiamano in causa le rappresentazioni mentali su Dio, sulla fede, sulla vita e i suoi significati.
Verso la fede vissuta e la vita morale.
Verso i sacramenti e l’incontro con Cristo nella liturgia, “luogo” in cui non solo si parla di Dio ma in cui si parla e si sta con Dio.
PAPA LEONE XIV: Il ruolo della MUSICA e del canto nella LITURGIA
Essere e saper essere con: il catechista come testimone
Il catechista è formato a divenire testimone della fede e custode della memoria di Dio.
Si mira ad una crescita umana (equilibrio affettivo, senso critico, unità e libertà interiore, relazioni di arricchimento della fede); crescita cristiana (coscienza missionaria interiorizzata come servizio del Regno di Dio); l’esigenza di una formazione solida che richiede un certo accompagnamento nel tempo (DC n. 139).
Per saper essere con sono nominate tre esigenze: imparare a vivere in relazione-con, cioè “una relazione educativa e comunicativa”; garantire i destinatari di una ”protezione assoluta da qualsiasi forma di abuso, specialmente di minori e persone vulnerabili”; svolgere un “ruolo come persona di riferimento che esercita una certa forma di autorità nel rispetto della coscienza, imparando a vivere la autorità come “servizio e nel rispetto della libertà “ (DC nn.140-142).
Il catechista deve essere una persona che si prende cura della fede altrui e che è capace di dire la fede e il Vangelo dentro la lingua delle persone che gli sono affidate.
Non si può trasmettere il Vangelo di Gesù con un solo volto: la ricerca inesauribile del mistero di Cristo ha bisogno di molti volti per essere detta in tutte le sue sfumature e sfaccettature.
Non è solo una questione di partecipazione, ma questa è proprio la struttura della fede cristiana dove tutti devono poter trasmettere un aspetto fondamentale del mistero di Cristo.
La formazione liturgica contribuisce a costruire questa identità, perché il catechista non comunica soltanto nozioni sulla liturgia, ma testimonia una fede plasmata dalla Parola, dalla preghiera, dalla celebrazione e dalla vita comunitaria.
Sapere, saper fare e comunicare la fede
Procedimenti didattici per l’accoglienza del messaggio.
Si chiede di curare e garantire:
- il carattere sintetico e kerigmatico per una visione unitaria e organica, con appello all’esperienza;
- la qualità narrativa del racconto biblico ,in modo che coinvolga il destinatario come vicenda personale;
- stile catechistico dei contenuti teologici secondo le condizioni di vita delle persone;
- una conoscenza di tipo apologetico: armonia fede e ragione, valore dei preambula fidei (DC n.145).
Conoscenza dell’uomo concreto nel contesto socio-culturale:
- contributo delle scienze umane: psicologia, sociologia, pedagogia, scienze della comunicazione…;
- criteri-guida: autonomia delle scienze umane; discernimento critico; prospettiva di fede nell’ambito dell’antropologia cristiana (DC nn.146-147).
Catechista educatore e comunicatore, facilitatore di un’esperienza di fede che è da Dio (DC n.148).
Attitudini da maturare in un processo di autoeducazione:
- capacità di libertà interiore e gratuità, di dedizione e coerenza;
- competenza nella comunicazione e narrazione della fede;
- maturazione di una mentalità educativa: gestire dinamiche di gruppo e processi di apprendimento;
- gestione serena delle relazioni educative a livello affettivo ed emozionale;
- capacità di predisporre un itinerario di fede nel contesto concreto, fare pianificazione, uso di tecniche;
- mediare l’appartenenza alla comunità, con uno stile di comunione, valorizzando il gruppo (DC nn.149-150).
Il catechista deve saper tradurre il linguaggio della liturgia senza impoverirlo, aiutando bambini, giovani e adulti a riconoscere il significato dei segni e a partecipare con consapevolezza.
La competenza comunicativa non consiste nel sostituire il rito con spiegazioni, ma nel preparare le persone ad accogliere ciò che la celebrazione annuncia e realizza.
Io ad esempio baso il mio insegnamento sull’attività ludica, sul gioco che media il messaggio di Gesù, ed è una cosa che da tanti anni funziona perché per i bambini il gioco è lo strumento più idoneo anche proprio a livello pedagogico.
Ma ci possono essere altre modalità…
La formazione liturgica attraverso la vita comunitaria
La liturgia e la catechesi, comprese alla luce della Tradizione della Chiesa, pur avendo ciascuna la propria specificità, non sono da giustapporsi, ma vanno intese nel contesto della vita cristiana ed ecclesiale ed entrambe sono orientate a far vivere esperienza dell’amore di Dio.
Mediare l’appartenenza alla comunità, con uno stile di comunione, valorizzando il gruppo è una delle attitudini da maturare nel catechista.
Fare il catechista vuol dire anche essere inseriti in una comunità.
E poi comunque c’è un rapporto bellissimo con le famiglie, con i genitori dei bambini, rapporti che continuano anche oltre il momento della Prima comunione, perché io faccio il catechismo ai bambini di Prima comunione.
Insomma, direi che è un rapporto molto molto positivo che allarga le relazioni tra i parrocchiani.
La liturgia forma il catechista anche attraverso la partecipazione concreta alla vita della comunità, nella quale la fede viene ascoltata, celebrata, pregata e vissuta.
Pregare insieme e ringraziare il Signore per questo servizio è stato qualcosa per me di veramente grande.
Il ministero istituito del catechista e la dimensione liturgica
Con il Motu proprio Antiquum ministerium Papa Francesco ha istituito formalmente, il 10 maggio scorso, il ministero del catechista.
La pubblicazione poi, lunedì scorso, dell’Editio typica con cui Francesco stabilisce l’introduzione, dal 1° gennaio 2022, di uno specifico Rito di Istituzione dei catechisti completa la volontà del Papa di valorizzare questa figura tanto preziosa per la Chiesa.
Accompagna il documento una Lettera rivolta dalla Congregazione per il Culto divino e la Disciplina dei Sacramenti ai presidenti di tutte le Conferenze episcopali del mondo con alcune note su questo nuovo ministero.
Spetterà ai vescovi, infatti, il compito ora di chiarire profilo e ruolo dei catechisti, offrire loro dei percorsi formativi adeguati e formare le diverse comunità a cogliere il senso di questo specifico servizio.
I temi più importanti, indicati da monsignor Brambilla, sono la formazione, i criteri di accesso al Rito di Istituzione e poi la custodia dei percorsi che appunto consentono di vivere il ministero del catechista come vuole il motu proprio, con una coscienza di fedeltà a tutta l’antica tradizione che ha fatto di questa figura della Chiesa una figura luminosa.
La formazione liturgica assume in questo contesto un valore particolare, perché il ministero viene riconosciuto e conferito anche attraverso un rito celebrato nella Chiesa.
Una delle formule previste per il Rito di istituzione recita: “Accogli questo segno della nostra fede (…) e annuncialo con la vita, con i comportamenti e con la parola”.
Fare il catechista vuol dire anche essere inseriti in una comunità.
Requisiti e percorso formativo
La Nota stabilisce che i candidati ai “ministeri istituiti” possono essere uomini e donne: devono avere almeno 25 anni ed essere persone “di profonda fede, formati alla Parola di Dio, umanamente maturi, partecipi alla vita della comunità cristiana, capaci di instaurare relazioni fraterne e di comunicare la fede sia con l’esempio che con la parola”.
Saranno istituiti dal vescovo dopo un tempo di formazione di almeno un anno da parte di una equipe di esperti.
I percorsi formativi saranno stabiliti dai vescovi.
Al termine della fase di discernimento vocazionale e di formazione, i candidati saranno istituiti con il rito liturgico previsto dal Pontificale Romano.
Il mandato verrà conferito per un primo periodo di cinque anni, rinnovabile previa verifica del vescovo.
Il catechista infine cura l’iniziazione cristiana di bambini e adulti, e accompagna quanti hanno già ricevuto i sacramenti nella crescita di fede.
Può “coordinare, animare e formare altre figure ministeriali laicali all’interno della parrocchia, in particolare quelle impegnate nella catechesi e nelle altre forme di evangelizzazione e cura pastorale”.
La Cei, spiega poi la Nota, ha scelto di conferire il “ministero istituito” del/la catechista a una o più figure di coordinamento dei catechisti dell’iniziazione cristiana dei ragazzi e a coloro che in modo più specifico svolgono il servizio dell’annuncio nel catecumenato degli adulti.
Secondo “la decisione prudente del vescovo e le scelte pastorali della diocesi”, il/la catechista “può anche essere, sotto la moderazione del parroco, un referente di piccole comunità (senza la presenza stabile del presbitero) e può guidare, in mancanza di diaconi e in collaborazione con lettori e accoliti istituiti, le celebrazioni domenicali in assenza del presbitero e in attesa dell’Eucaristia”.
La collaborazione tra catechista, lettore e accolito
Recependo gli interventi di papa Francesco con i due motu proprio “Spiritus Domini” e “Antiquum Ministerium”, entrambi emanati nel 2021, la Conferenza Episcopale Italiana ha elaborato una Nota per orientare la prassi concreta delle Chiese di rito latino che sono in Italia sui ministeri istituiti del lettore, dell’accolito, del catechista.
Il documento è introdotto da una breve presentazione firmata dai due vescovi presidenti delle Commissioni episcopali direttamente competenti sul tema: Franco Giulio Brambilla di Novara (dottrina della fede, annuncio, catechesi) e Gianmarco Busca di Mantova (liturgia).
Con questa Nota spiegano i due presuli, la Cei “intende inserire il tema dei ‘ministeri istituiti’ all’interno del Cammino sinodale delle Chiese che sono in Italia, in modo che possa diventare anche un’opportunità per rinnovare la forma Ecclesiae in chiave più comunionale”.
Il Cammino sinodale costituirà così “un luogo ideale di verifica anche sulla effettiva ricaduta dei nuovi ministeri istituiti del lettore, dell’accolito e del catechista nella prassi ecclesiale”.
Concretamente la Nota - che è ad experimentum per il prossimo triennio - precisa che il lettore: proclama la Parola di Dio nell’assemblea liturgica, in primis nella celebrazione eucaristica; potrà avere un ruolo anche nelle diverse forme liturgiche di celebrazione della Parola, della liturgia delle Ore e nelle iniziative di (primo) annuncio.
Prepara l’assemblea ad ascoltare e i lettori a proclamare i brani biblici, anima “momenti di preghiera e di meditazione (lectio divina) sui testi biblici”, accompagna “i fedeli e quanti sono in ricerca all’incontro vivo con la Parola”.
L’accolito invece è colui che serve all’altare, coordina il servizio della distribuzione della Comunione nella e fuori della celebrazione dell’Eucaristia, in particolare alle persone impedite a partecipare fisicamente alla celebrazione.
Anima inoltre l’adorazione e le diverse forme del culto eucaristico.
Il catechista infine cura l’iniziazione cristiana di bambini e adulti, e accompagna quanti hanno già ricevuto i sacramenti nella crescita di fede.
| Ministero | Servizio principale |
|---|---|
| Lettore | Proclama la Parola di Dio nell’assemblea liturgica e accompagna all’incontro vivo con la Parola. |
| Accolito | Serve all’altare, coordina la distribuzione della Comunione e anima il culto eucaristico. |
| Catechista | Cura l’iniziazione cristiana e accompagna nella crescita della fede. |
Appare quindi evidente che la formazione del catechista non può essere separata dalla formazione liturgica della comunità e dalla collaborazione con gli altri ministeri.
La dimensione liturgica aiuta il catechista a comprendere la propria responsabilità ecclesiale, a riconoscere la complementarità dei servizi e a operare in uno stile di comunione.
Centri e percorsi per la formazione
Nel c. 4 sulla formazione del catechista, dopo la sezione (A) dedicata ai criteri generali, assume particolare rilevanza questa sezione (B) per i contenuti formativi che propone e che richiede.
Sono indicazioni esigenti che riguardano tutti i catechisti, anche i futuri presbiteri (DC nn. 136-153) e motivano centri formativi o Istituti di catechetica (DC nn. 154-156).
Se ne citano tre: formazione di base, per responsabili e animatori, centri superiori per esperti in catechetica.
Appare necessario mettere insieme le forze docenti.
Cosa migliore: un centro diocesano.
La formazione del catechista richiede un percorso stabile, capace di integrare approfondimento biblico-teologico, sensibilità liturgica, competenza pedagogica, maturazione spirituale e capacità comunicativa.
La formazione deve inoltre accompagnare nel tempo il catechista, perché la crescita nella fede, nella relazione educativa e nel servizio ecclesiale non si esaurisce in un corso iniziale.
Non ultimo il fatto che siamo riusciti a fare catechismo on line anche durante la pandemia per avere comunque un contatto con i bambini perchè non fossero totalmente lasciati a se stessi anche dal punto di vista della formazione cristiana e sicuramente le nuove tecnologie ci hanno aiutato.
E comunque è cambiato anche il modo di approcciarsi a questi bambini e a questi ragazzi che chiaramente vivono modalità diverse di di comunicazione.
Per quanto riguarda la formazione, le dico quello che vivo io: con me collaborano molto spesso giovani che si avviano a questo servizio - noi li chiamiamo ‘giovani catechisti’ - e quindi io cerco di insegnare loro quella che è la mia esperienza, però sicuramente avrebbero bisogno di frequentare veri corsi di formazione, ma che siano adatti a loro e ci vorrebbe qualcosa di più dinamico, rispetto a quello che si fa, che li aiuti a essere attivi e creativi.
Domande per il discernimento formativo
La formazione liturgica del catechista diventa più concreta quando viene verificata alla luce del servizio svolto e delle esigenze della comunità.
- se sei catechista o se conosci catechisti, come valuti la tua (o loro) formazione?
- quali contenuti formativi - detti sopra - ritieni più importanti e quelli più trascurati?
- quanto la parte teologica, antropologica, comunicativa, quale vedi più carente?
- l’animatore giovanile si ritiene adeguato alle proposte formative fatte sopra? Di quali di esse avverte maggiormente bisogno nel servizio ai giovani?
- conosci centri formativi come quelli indicati sopra? Potresti frequentarli?
La formazione del catechista comprende diverse dimensioni profondamente correlate: spiritualità, conoscenza, pratica e relazione comunicativa.
La liturgia le raccoglie e le rende concrete, perché educa all’ascolto della Parola, alla celebrazione del mistero di Cristo, alla preghiera, alla vita comunitaria e alla missione.
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