Studio biblico sui punti fondamentali del pentecostalismo

Il pentecostalismo può essere compreso come un approccio cristiano centrato sulla presenza vivente e operante dello Spirito Santo, sulla centralità di Cristo, sull’autorità della Scrittura, sulla conversione personale, sull’esercizio dei carismi e sulla missione della Chiesa.

Il termine “pentecostale” non è usato come etichetta che definisce un movimento, ma come lente attraverso la quale guardare; non fa riferimento a una denominazione specifica né a un particolare fenomeno religioso storico. La definizione “pentecostale” si riferisce piuttosto a uno specifico approccio interpretativo, usato come l’ottica ermeneutica che inquadra la realtà - Dio, l’umanità, la creazione - e la configura come una perfetta interazione di tutto ciò che è vero.

1. Come definire il pentecostalismo

Le etichette sono utili quando servono a chiarire, definire e descrivere; tuttavia, i loro limiti diventano evidenti nel momento stesso in cui si applicano. Tutte le etichette, infatti, tendono a codificare, limitare ed escludere, pertanto, nessuna può essere in grado di raccogliere tutti gli aspetti e i valori di un ente o di un fenomeno. La vita ha la capacità di sfuggire ai confini fissati da qualsiasi etichetta.

Questo vale soprattutto in ambito religioso. Riformato, evangelico, pentecostale… la sola menzione di questi termini dà vita a una gamma tanto varia di descrizioni che, in breve tempo, si scopre che l’etichetta diventa inutile.

Qui ci troviamo di fronte a un problema di nomenclatura. È difficile trovare un’espressione che catturi l’enorme diversità che si riscontra in un fenomeno come quello pentecostale, che si sta verificando su scala globale. Benché in quest’opera le parole pentecostale e carismatico siano usate come “termini ombrello”, in grado di abbracciare una moltitudine di significati, sono al massimo un ombrello capovolto: raccolgono molto, ma non tutto.

Forse espressioni come spirito-centrico o incentrato sullo Spirito rappresenterebbero meglio l’attività dinamica e incessante dello Spirito Santo che è all’opera ancora oggi. Il tema, che colora questa lente con cui si guardano queste verità, è la presenza vivente e operante dello Spirito di Dio.

2. Il movimento pentecostale nella storia

Il movimento pentecostale costituisce una vasta corrente del cristianesimo ed è formato da molte chiese pentecostali, nonché da diversi movimenti carismatici entro la maggior parte delle Chiese non-pentecostali. La corrente pentecostale traccia la sua origine al risveglio religioso degli Stati Uniti del sec. XIX e specialmente al movimento Santità (Holiness) nella Chiesa metodista.

Tale movimento, come pure altre correnti del risveglio americano, predicavano la necessità di una “seconda conversione”, per “un battesimo nello Spirito Santo”. Nei primi giorni del 1901, all’Istituto Protestante di Studi Biblici di Topeka, nel Kansas (USA), un pastore protestante e i suoi studenti, dopo parecchi giorni di preghiera, fecero l’esperienza del battesimo nello Spirito Santo e pregarono in lingue.

Altri fecero lo stesso, e il movimento si estese lentamente fino al 1906 quando una delle persone presenti alla prima esperienza a Topeka predicò un risveglio pentecostale in una vecchia chiesa di Los Angeles. La preghiera e la predicazione si susseguirono senza interruzione giorno e notte, con la gente che andava e veniva, per oltre tre anni.

Migliaia di persone pregarono in lingue, lodarono Dio con entusiasmo e liberamente, furono guarite, profetizzarono, furono liberate da influenze demoniache. Il risveglio di Los Angeles produsse echi negli Stati Uniti e in tutto il mondo.

I primi pentecostali erano protestanti, per la maggior parte membri delle Chiese presbiteriane, metodiste e battiste. Tuttavia, quelle chiese non furono in grado di assimilare il comportamento tipico pentecostale: pregare e cantare in lingue, liberazione dagli spiriti cattivi, profezia e grande libertà ed entusiasmo nella lode e nel culto.

Come conseguenza, i gruppi pentecostali si staccarono da quelle chiese e formarono sette indipendenti. Molte di queste si riunirono nel 1914 per formare l’Assemblea di Dio. Presto si formarono altre grandi denominazioni pentecostali, ma le sette proliferarono.

Anche oggi, in ogni continente, gruppi di pentecostali si staccano dalle chiese pentecostali e formano nuove sette. Le chiese pentecostali hanno un elevato ritmo di crescita specialmente nell’America Latina e in Africa.

3. Pentecostalismo, evangelicalismo e correnti carismatiche

A distanza di più di un secolo dalla nascita del movimento pentecostale moderno, la domanda sulla natura teologica della più numerosa componente del cristianesimo globale è legittima. Ora che ha più di 120 anni, cosa vuol fare da grande?

Ad inizio del Novecento, il pentecostalismo fu una costola del fondamentalismo evangelico da cui ereditò un’alta concezione della Scrittura, contro il liberalismo, e un’adesione al cuore della fede evangelica: necessità della conversione, esclusività di Cristo, centralità della croce.

Su questo nucleo fondante, furono innestate le specificità pentecostali del battesimo della Spirito Santo e della glossolalia. Anche se non sempre le relazioni iniziali furono serene e pacifiche, era chiaro che il tronco del pentecostalismo era l’evangelicalismo.

Molta acqua è passata sotto i ponti del pentecostalismo. Da una parte vi è stata l’istituzionalizzazione, cioè la creazione di denominazioni “pentecostali”; dall’altra il movimento ha conosciuto diverse “ondate” che lo hanno variegato in senso carismatico o “neo-pentecostale” e rimodulato in forme diverse rispetto alle origini.

Si pensi a fenomeni come le “benedizioni di Toronto”, tra le altre, o il “vangelo della prosperità”. Inoltre, da essere integrato nell’evangelicalismo contemporaneo, il movimento nelle sue varianti “carismatiche” si è anche insediato nel cattolicesimo, dopo il Concilio Vaticano II, nell’ortodossia orientale e anche nel liberalismo protestante.

Oggi i carismatici si trovano un po’ su tutto lo spettro della cristianità e l’imprinting evangelico sembra sbiadito. La domanda allora è: ma il movimento pentecostale è quintessenzialmente evangelico o è una variabile indipendente che può insediarsi e fiorire su piattaforme teologiche molto diverse?

Per Menzies, la teologia pentecostale ha un suo DNA evangelico essendo ancorata alla Bibbia e orientata in senso cristocentrico, prima che pneumatocentrico. Nella sua interpretazione, all’enfasi paolina dell’evangelismo classico, il pentecostalismo avrebbe apportato una sottolineatura lucana, opera dello Spirito e missione.

La radice biblica è la medesima, ma gli accenti sono diversi. Per Menzies, invece, sono i principi formali, sola Scrittura, e materiali, solo Cristo e sola fede, della Riforma protestante a costituire gli argini entro cui scorre l’esperienza “risvegliata” tipica del pentecostalismo.

Per lui, “tutti gli evangelici, inclusi i pentecostali, sono figli di Lutero e della Riforma”. Per lui, questo non è solo un dato storico, ma è anche teologico.

4. Il rapporto con il movimento carismatico

Il Rinnovamento carismatico ebbe inizio quando il movimento pentecostale iniziò a crescere nelle chiese protestanti non pentecostali e i gruppi non si staccarono più dalla chiesa madre. Nel 1960, in California, un sacerdote episcopale ricevette il battesimo nello Spirito Santo.

La sua parrocchia non accettò questo suo nuovo modo di comportarsi. Egli si trasferì allora a Seattle, ebbe successo nel suo ministero parrocchiale e pregò con altri sacerdoti protestanti che diffusero la corrente pentecostale nelle loro rispettive chiese.

Il Rinnovamento carismatico cattolico ebbe inizio nel 1967 all’Università cattolica di Pittsburgh, nello stato della Pennsylvania, allorché due professori, che avevano ricevuto il battesimo nello Spirito Santo ad una riunione di preghiera di carismatici protestanti, diressero un ritiro di studenti.

Questi, insieme ai professori, ad un certo punto, si trovarono ricolmi di Spirito Santo nel ricevere in profusione la grazia di Dio; iniziarono a pregare e a cantare in lingue, lodando Dio con una libertà nuova e a profetizzare.

Detti studenti, poi, a turno pregarono con altri studenti cattolici anche in altre università per il battesimo nello Spirito Santo e così il movimento si diffuse, specialmente fra gli studenti universitari degli Stati Uniti.

Il movimento del Rinnovamento carismatico cattolico presto si diffuse in Canada, in America Latina, in Europa, in Asia, in Australia e in Africa. I demografi religiosi stimano che ben più di sessanta milioni di cattolici abbiano ricevuto l’effusione dello Spirito nel Rinnovamento carismatico.

La Santa Sede ha riconosciuto ufficialmente il Rinnovamento carismatico cattolico e ha concesso uno statuto giuridico ecclesiastico. Tuttavia, nella Chiesa cattolica il movimento carismatico non ha assunto la forma di una organizzazione.

Non ha membri ufficiali, nessun rito iniziatorio, nessuna tassa o struttura formale e nessuna autorità all’infuori di quella della Chiesa.

Il Rinnovamento carismatico come esperienza nello Spirito

Il Rinnovamento carismatico cattolico come esperienza nello Spirito consiste principalmente nell’esperienza di un rapporto personale con Gesù Cristo e nell’essere spiritualmente potenziati dal suo Santo Spirito.

Questa esperienza inizia con una nuova e forte effusione dello Spirito Santo, un’effusione della grazia trasformante. L’effusione dello Spirito produce di solito un nuovo apprezzamento per l’azione di Dio nella ed attraverso la Chiesa, come pure un nuovo apprezzamento per i sacramenti, la Parola di Dio, la grazia della preghiera, specialmente della preghiera contemplativa, la preghiera in lingue, e infine la testimonianza coraggiosa della fede.

Inoltre, molte persone ricevono nuovi carismi. I carismi più comuni del Rinnovamento carismatico sono, per esempio, i carismi della preghiera d’intercessione, della profezia, del combattimento spirituale contro le forze del male, del discernimento degli spiriti, dell’evangelizzazione, della preghiera efficace per le guarigioni, della compassione e di altri doni.

Un carisma è dato ad alcune persone, non a tutte, da usare nella potenza dello Spirito per un bene comune. Il dono della preghiera e del canto in lingue non è monopolio del solo Rinnovamento carismatico; appartiene al patrimonio della Chiesa ed esisteva già ai tempi dell’AT.

Inoltre, non è un carisma propriamente detto, poiché il carisma viene dato ad alcuni, non a tutti. Il dono delle lingue, invece, che è un dono contemplativo della preghiera, una contemplazione vocalizzata, è comune nel Rinnovamento carismatico.

5. Il centro cristologico dell’esperienza pentecostale

Anche se per un cattolico la domanda è sempre “In cosa credono gli altri?”, nel caso del pentecostalismo ciò che conta è come si sperimenta la fede più che come questa si formula.

Dal punto di vista pentecostale, il criterio della verità, quello che ha senso, non è ciò che è perfettamente intelligibile a livello razionale, ma quello che riesce a mobilitare la totalità dell’essere umano.

Quando l’essere umano ha esperienze profonde, constata che il linguaggio razionale si mostra molto limitato come veicolo per comunicare questa esperienza e condividerla con altri. I pentecostali hanno trovato grandi difficoltà ad articolare e comunicare la profondità della loro esperienza nel linguaggio della teologia sistematica tradizionale, occidentale.

L’incontro con Cristo risorto come esperienza fondante

La Salvezza-giustificazione, per grazia di Dio, guadagnata dalla morte di Gesù Cristo e ricevuta per la fede, diventa palpabile e sperimentabile nella conversione. Descritta indistintamente come “nuova nascita”, “conversione”, “cambiamento di vita”, “vita nuova”, riflette non un consenso formale e intellettuale a certe verità dottrinali, ma il fatto di avere “un’esperienza di Dio”, che a sua volta esige un cambiamento radicale di vita e di scala di valori.

Questo evento esperienziale è il centro della loro teologia, cristocentrica. Lo Spirito Santo lo rende possibile ed è il potere di Cristo risorto, il veicolo della presenza viva e reale di Cristo, cosa da cui deriva la sua rilevanza, ma il centro è Cristo.

Qui si verifica la salvezza, perdono di Dio e nuova creazione, per il consenso di fede da parte del cuore spezzato, donato e fiducioso.

6. La presenza dello Spirito Santo

In breve, il termine pentecostale indica la discesa tra noi di ciò che è trascendente. Un obiettivo pentecostale è puntato su questa unica premessa centrale: Dio è diventato immanente tra il Suo popolo per mezzo della vibrante presenza dello Spirito Santo.

La potenza, la presenza e la prassi dello Spirito Santo hanno raggiunto questo mondo, in Cristo, e stabilito il popolo di Dio come primizia di tutta la creazione e mezzo di benedizione per tutte le genti.

In questo senso, nell’ottica interpretativa pentecostale è certamente presente un aspetto riguardante l’incarnazione. Lo stesso Spirito rigenera e dimora nei credenti e li mette nella condizione, per mezzo delle Scritture, di vedere le cose come realmente sono.

Paradossalmente, la discesa del trascendente nel mondo produce un altro tipo di trascendenza per cui, quelli che sono stati rigenerati, suggellati e immersi nello Spirito di Dio, non sono più conformi ai canoni del mondo, e legati ad esso a doppio filo.

I credenti rigenerati dallo Spirito, camminano “per lo Spirito” e sono condotti da Lui, e la presenza di Dio, in tal modo, è resa manifesta e progredisce perché si realizza nella loro vita.

Lo Spirito Santo: il potere di Dio nella vita del credente

Si tratta di ricevere il potere, la forza, l’energia, la vitalità, necessario per vivere secondo la volontà di Dio e i Suoi progetti. Da ciò deriva il tema ricorrente del “potere” di operare.

Ha un’enfasi particolare il tema dei carismi, con cui Dio permette alla Chiesa di compiere la sua missione con maggiore efficacia. Da ciò deriva l’appellativo comune di “carismatici”, proprio per la loro insistenza sui carismi, soprattutto quelli straordinari, ritenuti trascurati dopo il I secolo.

L’esperienza che unisce i pentecostali è “il Battesimo nello Spirito Santo”, un’esperienza personale in cui il credente viene superato, immerso nella presenza di Dio, e da lì la sua vita cristiana “piena della grazia divina” ha un dinamismo e un potere manifesti, soprattutto attraverso i carismi.

Se qualcosa unisce al di sopra tutto pentecostali e carismatici è questa esperienza comune, che li rende cristiani “rinnovati nello Spirito”. Questo viene seguito da frutti visibili, dono delle lingue, entusiasmo missionario, fede incrollabile, voglia di pregare tutto il tempo, allegria.

7. Un’interpretazione biblica centrata sullo Spirito

Questo significa che il compito dell’interpretazione, ermeneutica, il chiaro insegnamento della Bibbia, esegesi, e la condizione attuale della chiesa, ecclesiologia, richiedono una guida squisitamente spirituale per esaminare accuratamente il tema dello Spirito Santo nel Nuovo Testamento.

Si vede chiaramente che un’interpretazione “Spirito-centrica” presenta enormi implicazioni al fine di sperimentare Dio e comprendere la Sua Parola. Questo modo di chiamare in causa le Scritture è articolato e “totale” in quanto coinvolge l’intero essere: lo spirito, l’anima e il corpo.

L’azione dello Spirito Santo non si svolge unicamente a livello mentale, ma include anche i sentimenti e la forza. L’approccio pentecostale è, altresì, “articolato” perché intreccia le esperienze dello Spirito Santo condivise nel corso del tempo.

Lo Spirito generatore all’alba della creazione è lo stesso che ha ispirato e compiuto miracoli per mezzo dei profeti. Lo stesso Spirito che, oltre ad aver concepito Gesù nella vergine Maria, ha dato potenza a Gesù nel corso della Sua vita terrena e Lo ha risuscitato dai morti.

Cristo, in seguito, battezza la chiesa nello Spirito Santo e infonde in quei primi credenti, e anche in noi, la potenza per annunciare l’Evangelo fino agli estremi confini della terra.

Un vangelo che non è proclamato soltanto a parole, ma anche con una forza miracolosa, quale dimostrazione dello Spirito Santo all’opera.

La continuità dell’opera dello Spirito

Riassumendo, nel momento in cui approcciamo la Bibbia in un’“ottica pentecostale”, comprendiamo che in Genesi era attiva la Persona e l’opera dello Spirito Santo di Genesi, la medesima che è intervenuta nella vita dei fedeli nel corso delle varie epoche, inclusa la nostra.

Per quel che riguarda gli antichi, la loro storia con Dio ci appartiene, e la loro esperienza nello Spirito Santo è analoga alla nostra. In altre parole, c’è un’unità indistinta tra i vari scenari spirituali, quello scritturistico e la nostra attuale comunione con lo Spirito Santo.

In questo modo, il credente contemporaneo partecipa alla vita dello Spirito così com’è accaduto nel passato, e come si manifesterà nel futuro. Tutto questo tende ad abbattere il “muro di separazione” tanto evidente in molte interpretazioni moderne della Bibbia, soprattutto di matrice occidentale.

Con “muro” s’intende quella barriera artificiale costruita per separare un approccio accademico dalla formazione spirituale. Tuttavia, pentecostale non significa sostituire la sana dottrina biblica con un’esperienza devozionale soggettiva, priva di riflessione e di studio, poiché al cuore dell’esperienza pentecostale c’è un profondo senso della rivelazione biblica.

8. Scrittura, rivelazione e discernimento

Questo vuol dire che la proto-rivelazione dello Spirito, cioè le Scritture, rappresenta l’autorevole punto di riferimento per qualsiasi studio pentecostale. Lo Spirito Santo si rivela nella Parola, ma opera nella storia.

Dio parla nelle vicende umane, pertanto il pentecostale considera rivelatore il contesto storico nel quale lo Spirito agisce. La lingua, la grammatica e la storia sono tutte impregnate della Persona e dell’opera dello Spirito Santo e sono parte integrante della rivelazione di Dio.

Eppure, questa multiforme rivelazione è concepita per noi, affinché sia attiva in noi e si esprima attraverso di noi. L’interpretazione “Spirito-centrica” smonta l’innaturale divisione che separa la ragione dallo spirito, il pensiero dal cuore e la mente dalle emozioni.

Quella che potremmo definire “pentecostale”, celebra la sintonia divina che caratterizza la Trinità da cui deriva la gioia del regno e il genuino frutto dello Spirito che sono per il credente rigenerato una realtà sempre presente.

A volte questo dialogo umano-divino supera le restrizioni tipiche delle nostre prospettive ed è allora che questo discorso, diretto dallo Spirito Santo, esprime la devozione in una lingua che si attiene più alla grammatica celeste che a quella terrena.

Tutto questo vuol dire che un approccio pentecostale andrà a sostituire l’interpretazione antropocentrica di “Dio” con la comunione vivente con il Signore risorto, mediata dallo Spirito Santo dimorante nel credente.

L’esistenzialismo moderno cede il passo all’essere “in Cristo” e alla trasformazione per opera dello Spirito. I doni di Dio non sono cessati, anzi, la benevolenza divina, concessa per il bene comune, continua a manifestarsi.

La Bibbia come autorità

La Sacra Scrittura è l’unica autorità di vita, con autorità soprannaturale su tutti gli aspetti dell’esistenza personale e sociale. Ogni profezia o ispirazione dev’essere legittimata dall’autorità della Bibbia e subordinarsi ad essa.

Fin dal principio del movimento, le comunità pentecostali si sono fondate unicamente sulla Bibbia, “le Sacre Parole [che] nutrono la nostra fede, ravvivano la nostra speranza, rafforzano la nostra fiducia, ed i precetti divini fissati nelle nostre menti e nei nostri cuori sono la norma sicura per la nostra condotta”.

La rivelazione non ci è stata data per essere addomesticata, così da poter accogliere e accettare la modernità; anzi, la rivelazione stessa diventa l’archetipo rispetto al quale i figli di Dio devono conformarsi ed essere cambiati.

In altre parole, l’intento originario delle Scritture è diventato paradigmatico e lo Spirito Santo si aspetta che ci atteniamo adeguatamente a questo modello che ci posto dinanzi.

L’interpretazione delle Scritture in un’ottica pentecostale, non oggettivizza le Scritture quasi fossero un antico reperto da sezionare e analizzare con estrema acribia. In realtà la Parola di Dio è vivente, operante e permanente e non può che esercitare su di noi un effetto interpretativo più potente di quello che noi soggettivamente sperimentiamo per mezzo di essa.

Questo vuol dire che le Scritture devono essere studiate non tanto a livello culturale, quanto piuttosto al fine di essere trasformati da esse. Non ci sono state affidate affinché le padroneggiassimo a livello mentale, ma perché ubbidissimo a esse come servi devoti.

9. Il rapporto tra esperienza e dottrina

La testimonianza occupa un posto privilegiata nella liturgia e nella vita quotidiana del pentecostale, visto che è il veicolo privilegiato per raccontare l’“esperienza” soggettiva, “le cose che Dio ha operato nella sua vita”.

La testimonianza dell’“opera di Dio” nel credente è il luogo teologico per eccellenza della teologia pentecostale, il punto di partenza da cui costruisce e reinterpreta il mondo, l’asse intorno al quale ruota la vita comunitaria.

A partire dalla testimonianza, costruisce una sistematizzazione dei contenunti di fede, ma è sempre la Bibbia a confermare ciò che è accaduto, partendo dall’insostituibile esperienza personale e comunitaria della fede in Cristo.

È ormai luogo comune la convinzione che il risveglio pentecostale si fondi più sull’esperienza individuale o comunitaria, che sulla Parola scritta di Dio. Prima di tutto desideriamo sottolineare, una volta per tutte, che questa affermazione serve soltanto a discreditare la natura stessa di questo genuino risveglio cristiano evangelico.

Si continua a parlare di “debolezza teologica”, i primi pentecostali insistevano sull’esperienza, sui carismi, sui fenomeni e non si curavano troppo della teologia. Alcuni riguardavano la teologia e i teologi con un certo sospetto, considerando il sapere teologico tipico di un ‘vecchio’ mondo cristiano che si era rivelato freddo e incapace di evangelizzare in modo convincente.

“Qualche volta il pregiudizio anti-teologico veniva teorizzato, sostenendo che la comunità cristiana doveva essere guidata dallo Spirito Santo che ‘spira dove vuole’, giorno per giorno, e non da una dottrina fissa e rigida”.

Indubbiamente un fenomeno come quello del Risveglio pentecostale ha prodotto tante varianti in conseguenza del suo sorgere spontaneo, autonomo e disorganizzato; ma non si “può far di ogni erba un fascio”.

Un fenomeno tanto variegato come quello pentecostale, non può essere giudicato come un “unicum” con il movimento carismatico e neopentecostale, sorti negli anni ’60, perché altrimenti non si farebbe un’analisi storica obiettiva.

10. La centralità della Scrittura nel pentecostalismo italiano

Si può provare storicamente che il movimento pentecostale delle origini è saldamente fondato sulla Scrittura e dà molta importanza alla “sana dottrina”.

Ci limitiamo a considerare, per quanto ci riguarda, il Movimento pentecostale italiano da cui sono derivate le chiese “Assemblee di Dio in Italia”.

La storia stessa del movimento pentecostale italiano, però, prova che il Francescon fu uno strenuo sostenitore della ‘sana dottrina biblica”. I successivi, purtroppo inevitabili, dissensi sorti in seno al Movimento furono sempre di natura dottrinale.

Il primo riguardava il principio che la salvezza è il dono gratuito della fede nell’opera di Cristo, ed il battesimo nello Spirito Santo è un’esperienza susseguente a quella della salvezza. Quindi, anche coloro che non sono battezzati nello Spirito Santo sono rigenerati e fatti nuove creature per la fede nell’opera salvifica di Cristo.

La seconda disputa, almeno formalmente, riguardava la validità delle decisioni della Conferenza di Gerusalemme di Atti 15:28, 29. In pratica, però, era legata ad una visione eccessivamente mistica del cristianesimo.

In conseguenza di questi due dissensi fu necessario indire, nel 1927, la prima Assemblea Generale del Movimento pentecostale italiano negli Stati Uniti e, a preambolo degli articoli di fede, si precisava che lo scopo di questa era: “Primo, per tenere noi uniti insieme in quello che è stato insegnato per lo Spirito Santo fin dal principio di quest’opera italiana (anno 1907) prima che questi fossero scritti. Secondo, sono per tenere fuori del mezzo di noi dottrine contrarie a questi principi. Terzo, in caso di necessità che ci dovessimo presentare davanti alle autorità civili, le quali richiedono sempre una base di fede per far giustizia in accordo alle leggi che esse rappresentano”.

Luigi Francescon rimase fermo sulla sua posizione di leggere soltanto la Bibbia e null’altro, ma questo non significa che non la studiasse con cura e, sia per il suo carattere adamantino friulano, che per la sua profonda correttezza morale, egli continuò tutta la vita a ricercare la guida dello Spirito Santo nelle questioni dottrinali principali e ad esporle con equilibrio e chiarezza bibliche.

Dobbiamo tuttavia riconoscere che, al suo equilibrio dottrinale biblico, avrà indubbiamente contribuito la formazione evangelica dei suoi primi dodici anni di esperienza cristiana, sotto la guida del pastore Filippo Grill, il quale ‘fondava le proprie convinzioni etiche sulla rivelazione divina che Dio ha dato in Gesù Cristo.”

La prassi biblica

Affermare che i conduttori delle comunità pentecostali italiane non davano importanza alla Scrittura, perché avevano curato la propria formazione dottrinale soltanto come autodidatti, ci sembra lontano dalla realtà, anche se gli intellettuali potranno considerare questo tipo di preparazione inadeguata e risibile.

Dinanzi a problemi dottrinali profondi ed irrisolvibili, senza alcuna conoscenza dei principi ermeneutici, i nostri primi fratelli si mettevano dinanzi al Signore in preghiera e per l’illuminazione dello Spirito Santo ricevevano miracolosamente la giusta ed equilibrata interpretazione della Scrittura.

Infatti, nello stesso unico documento ufficiale del 1930 affermavano: “La regola della nostra fede è la seguente: Noi crediamo nella Bibbia, nella Sua interezza come infallibile Parola di Dio, ispirata dallo Spirito Santo; la Bibbia è l’unica e perfetta regola della nostra fede e condotta essendo la potenza di Dio in salute ad ogni credente”.

Ancora: “Le Sacre Parole nutrono la nostra fede, ravvivano la nostra speranza, rafforzano la nostra fiducia, ed i precetti divini fissati nelle nostre menti e nei nostri cuori sono una norma sicura per la nostra condotta”.

Ad ulteriore prova, che i credenti pentecostali italiani non fondavano la propria esperienza cristiana su fenomeni emotivi ed estatici, ma unicamente sulla Parola di Dio, possiamo citare la resistenza nelle persecuzioni e la perseveranza nella fede.

L’accusa quindi è infondata, almeno per quanto ci riguarda e per tutti quei credenti che, avendo ascoltato il messaggio dell’Evangelo, hanno ricevuto Cristo per fede ed Egli ha dato loro “il diritto di diventar figli di Dio: a quelli, cioè, che credono nel suo nome” e “sono nati da Dio”.

Questo popolo pentecostale, benedetto con la presenza dello Spirito Santo, è quindi il popolo del libro: la Bibbia, la Parola di Dio. Su di essa, e su di essa soltanto si fonda la sua dottrina e la sua condotta.

11. La Chiesa come comunità vivente

Una Chiesa viva: la comunità di coloro che sono stati trasformati da Cristo. Ciò che costituisce la Chiesa pentecostale non è l’adesione a un Credo, ma la comune partecipazione all’esperienza dell’incontro con Gesù risorto sotto il potere dello Spirito Santo.

Per questo, il pentecostale non comprende una Chiesa inserita in un sistema di cristianesimo, perché la Chiesa è la comunità di coloro che sono stati salvati da Cristo, di quanti hanno sperimentato il potere di Dio, e non dei cristiani “nominali” che appartengono a un’istituzione ecclesiale.

La Pentecoste serve come mito di fondazione, e la Chiesa delle origini degli Atti degli Apostoli da archetipo per comprendere cosa sia la Chiesa per il pentecostale.

A quest’ultimo non interessa se una persona appartiene alla sua congregazione o a un’altra, ma “se è stato salvata”. Per questo, si stabiliscono legami con persone esterne alla propria Chiesa con l’unico obiettivo di “convertirle”.

La Chiesa è costituita dai salvati da Cristo, indipendentemente dalla comunità concreta a cui appartengono. Si tende sempre più a diluire le frontiere a livello di denominazione.

Il sacerdozio comune dei fedeli

Non esiste una comunità con un ministro ordinato. I leader sono persone carismatiche, scelte dallo Spirito, prese dalla comunità. I doni si impongono da sé come manifestazione dello Spirito.

Ogni pentecostale sa - e sente - di essere un discepolo di Gesù Cristo, chiamato alla santità e alla radicalità della fede. Tutti hanno la missione di evangelizzare, predicare, conquistare il mondo per Cristo, ciascuno in base ai propri doni e ministeri.

La struttura comunitaria si fonda quindi sulla partecipazione dei credenti e sull’esercizio dei doni ricevuti, senza che la vita della Chiesa sia limitata all’attività di una sola figura ministeriale.

12. I carismi e la missione della Chiesa

L’azione dello Spirito Santo rende la Chiesa una comunità dotata di potenza per l’annuncio e per il servizio. Cristo, in seguito, battezza la chiesa nello Spirito Santo e infonde nei credenti la potenza per annunciare l’Evangelo fino agli estremi confini della terra.

Ha un’enfasi particolare il tema dei carismi, con cui Dio permette alla Chiesa di compiere la sua missione con maggiore efficacia. I doni di Dio non sono cessati, anzi, la benevolenza divina, concessa per il bene comune, continua a manifestarsi.

Un carisma è dato ad alcune persone, non a tutte, da usare nella potenza dello Spirito per un bene comune. I carismi più comuni del Rinnovamento carismatico sono, per esempio, i carismi della preghiera d’intercessione, della profezia, del combattimento spirituale contro le forze del male, del discernimento degli spiriti, dell’evangelizzazione, della preghiera efficace per le guarigioni, della compassione e di altri doni.

Il vangelo non è proclamato soltanto a parole, ma anche con una forza miracolosa, quale dimostrazione dello Spirito Santo all’opera.

13. Guarigione, trasformazione e dignità

Il cambiamento di vita come esperienza di guarigione. La guarigione occupa un posto importante come superamento di situazioni personali, a qualsiasi livello, che hanno bloccato una vita in pienezza.

Per la maggior parte dei poveri d’America, le condizioni di vita sono ben lungi dal rappresentare il migliore dei mondi possibili, e la vita è una difficile lotta quotidiana.

L’esperienza pentecostale è così profonda da tradursi, anche se non sempre, nel superamento personale del dolore e nella promozione sociale dell’individuo, che ha acquisito una nuova dignità come figlio di Dio.

La salvezza, dunque, non viene presentata soltanto come una realtà futura, ma come un’opera che coinvolge la vita concreta, la dignità personale, le relazioni e la capacità di affrontare il dolore.

14. Demonologia e guerra spirituale

In particolare, nei neopentecostali si evidenzia una lotta permanente con “i poteri del male”, e a volte si sostiene che tutti i mali che colpiscono l’uomo siano di origine demoniaca, anche se non uguale in ogni caso.

Gli esorcismi sono una parte normale del culto, visto che si tratta di un’opportunità per evidenziare il potere di Dio di fronte al male e la vittoria di Cristo. È un’occasione per aumentare la fede e “rendere gloria a Dio”.

15. La dimensione escatologica

Un’interpretazione in un’ottica pentecostale fornisce una visione panoramica completa e universale. Un simile approccio è imprescindibile, dall’inizio alla fine, e rivela tutto quello che c’è in mezzo, il che vuol dire che quella pentecostale è necessariamente una visione interpretativa con un’impronta escatologica.

Lo Spirito Santo promesso sparso sui primi credenti ha contrassegnato quegli “ultimi giorni” menzionati della profezia di Gioele. Alla fine dei tempi, l’opera dello Spirito Santo avrà luogo nel ristabilire l’intera creazione e, in vista di quell’evento, Egli potenzia il popolo di Dio.

La venuta dello Spirito è un fatto epocale e chiaramente finalizzato, come l’incarnazione e l’ascensione. La discesa dello Spirito Santo a Pentecoste è stata un evento paradigmatico che si inserisce in un contesto di eventi cosmici legati agli ultimi tempi.

Questa manifestazione dello Spirito Santo è iniziata con chi è stato creato a immagine di Dio, permettendo a tutti i credenti di diventare la dimora dello Spirito sulla terra.

Lo Spirito ha iniziato senza di noi e non finirà con noi, poiché è una sorta di “primizia” o “caparra” della piena redenzione che deve ancora manifestarsi appieno.

Il già e il non ancora

È chiaro che, per il pentecostale, le espressioni escatologia o fine dei tempi non indicano solamente un’epoca futura, poiché l’effusione dello Spirito Santo rappresenta una sorta di prolessi, un’anticipazione di tutte le cose nel “qui e ora”, seppur non pienamente ancora.

Di certo, anche se al momento camminiamo “secondo lo Spirito”, “in spirito … aspettiamo” la nostra redenzione completa. È questa presenza anticipata dello Spirito che geme “dentro noi stessi” e attende la redenzione del corpo.

Tutto questo indica che, per il pentecostale, la distanza tra il “già” del regno di Dio e il “non ancora” della condizione attuale è stata decisamente ridotta.

Un’interpretazione in chiave pentecostale realizza che la separazione tra “questa epoca” e “quella a venire” non è impenetrabile ma, anzi, divinamente permeabile.

Ancora adesso, per mezzo dello Spirito Santo, la presenza e la potenza del regno di Dio scorrono nella vita della chiesa attraverso i carismi.

16. Il patto biblico e l’effusione dello Spirito

Quando Dio ha stabilito il Suo patto con il popolo d’Israele, stava già accennando alla sottoscrizione di una nuova alleanza, caratterizzata da un’opera interiore compiuta dallo Spirito Santo.

Ezechiele profetizza che Dio metterà il Suo Spirito nel nostro cuore, il quale ci permetterà di camminare nei Suoi statuti e osservare le Sue leggi.

Sulla stessa scia, Gesù parla di una relazione tra il nuovo patto nel Suo sangue e l’effusione dello Spirito sui Suoi discepoli. Nel momento in cui la “promessa del Padre” si adempie nella chiesa, si crea un nesso diretto con la profezia di Gioele sull’effusione dello Spirito Santo negli ultimi giorni.

Luca, infatti, rappresenta costantemente la chiesa come una comunità dotata di potenza carismatica che annuncia la potenza redentiva del regno di Dio per mezzo dell’unzione dello Spirito Santo.

Lo stesso vale per l’apostolo Paolo che, alludendo alle profezie di Geremia ed Ezechiele, comprende che, per mezzo dello Spirito, è stato stabilito un nuovo patto.

Per lui, i Gentili ripieni di Spirito Santo, che opera miracoli in mezzo a loro, sono il compimento del patto che Dio ha stipulato con Abraamo. È lo “Spirito di adozione” in virtù del quale gridano: “Abbà! Padre!”.

Infine, l’apostolo Giovanni, in Apocalisse, scrive di essere stato “rapito dallo Spirito nel giorno del Signore”.

Questa rapida panoramica delle Scritture conduce a un’innegabile conclusione: gli autori terreni del Nuovo Testamento, dal primo all’ultimo, comprendono che il piano Cristo-centrico di Dio si stava realizzando per mezzo dello Spirito Santo.

17. Studio biblico e maturità cristiana

“Finché tutti giungiamo all’unità della fede e della piena conoscenza del Figlio di Dio, allo stato di uomini fatti, all’altezza della statura perfetta di Cristo; affinché non siamo più come bambini sballottati e portati qua e là da ogni vento di dottrina per la frode degli uomini, per l’astuzia loro nelle arti seduttrici dell’errore” (Efesi 4.13-14).

Poter diventare cristiani maturi fino all’altezza della statura perfetta di Cristo, richiede un sano e costante nutrimento spirituale attraverso la conoscenza della Parola e la perseveranza nella preghiera.

Da sempre la crescita della Chiesa di Cristo è stata ostacolata da venti di dottrine e teorie che pur avendo l’apparenza della verità non trovano però fondamento biblico. Partecipare ad un piano di studio biblico è quindi fondamentale per ogni discepolo di Cristo.

Il programma è strutturato a più livelli di conoscenza per favorire la partecipazione a partire dai neo credenti ai più maturi nella fede. Inizieremo con un breve corso sui fondamenti biblici e a seguire gli altri corsi di livello più avanzato.

18. Schema dei punti fondamentali

Punto fondamentaleContenuto
Centralità di CristoLa salvezza è ricevuta per fede nell’opera di Gesù Cristo e diventa esperienza concreta nella conversione.
Presenza dello Spirito SantoLo Spirito Santo rende viva la presenza di Cristo, rigenera, dimora nel credente e lo guida.
Autorità della ScritturaLa Bibbia è l’unica e perfetta regola della fede e della condotta.
Battesimo nello Spirito SantoÈ un’esperienza personale di immersione nella presenza di Dio, associata a dinamismo e potenza spirituale.
CarismiI doni dello Spirito sono concessi per il bene comune e per la missione della Chiesa.
TestimonianzaLa testimonianza racconta l’opera di Dio nella vita del credente e nella comunità.
Chiesa vivaLa Chiesa è la comunità di coloro che sono stati salvati e trasformati da Cristo.
MissioneTutti i credenti sono chiamati a evangelizzare, predicare e servire secondo i propri doni.
Guarigione e trasformazioneL’esperienza pentecostale può tradursi nel superamento del dolore e nella promozione della dignità personale.
Guerra spiritualeLa vittoria di Cristo sul male viene proclamata attraverso la preghiera, il discernimento e il ministero spirituale.
EscatologiaLo Spirito è la primizia e la caparra della redenzione futura, già anticipata nella vita della Chiesa.

Una sana esegesi biblica richiede uno studio del Nuovo Testamento in chiave pentecostale. La lettura pentecostale delle Scritture tiene insieme Parola, Spirito, storia, esperienza, comunità, missione e speranza escatologica.

La prospettiva pentecostale non intende sostituire la Scrittura con l’esperienza, né la riflessione con l’emozione, ma comprende l’opera dello Spirito come ciò che rende la Parola viva, efficace e capace di trasformare il credente e la Chiesa.

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