Dove si siede il sacerdote durante la Messa

Durante la Messa il sacerdote si siede nella sede presidenziale, cioè nel luogo riservato a colui che presiede la celebrazione, soprattutto nei momenti in cui l’assemblea è seduta. La sede si trova generalmente in una posizione adatta a rendere visibile il sacerdote, ma non deve avere l’aspetto di un trono né distogliere l’attenzione dall’altare, dall’ambone e dalla celebrazione.

Il sacerdote non rimane seduto per tutta la Messa: sta in piedi nei momenti previsti, si siede durante alcune parti della Liturgia della Parola e della preparazione dei doni, e può inginocchiarsi durante la preghiera eucaristica secondo le norme liturgiche e le consuetudini locali. La posizione del sacerdote dipende quindi dal momento della celebrazione e dalla funzione che sta svolgendo.

La sede del sacerdote durante la celebrazione

La sede è il posto dal quale il sacerdote presiede alcuni momenti della celebrazione. Durante la Messa il sacerdote si veste in modo solenne, usando paramenti specifici che lo distinguono dai fedeli riuniti in chiesa.

L’abito di un sacerdote durante la liturgia è un elemento estremamente importante che simboleggia la santità dei riti e sottolinea il ruolo del sacerdote come servitore di Dio. Sia la tradizione che i documenti ufficiali della Chiesa cattolica specificano quali paramenti devono essere usati durante la Messa e altre celebrazioni.

La sede non è il luogo da cui il sacerdote compie ogni azione liturgica. L’altare è il centro della Liturgia eucaristica, l’ambone è il luogo destinato alla proclamazione della Parola di Dio e la sede è il luogo dal quale il sacerdote esercita il servizio della presidenza nei momenti appropriati.

Quando il sacerdote sta seduto durante la Messa

I gesti e gli atteggiamenti da seguire nella Messa sono quelli indicati al n. 43 dell’Ogmr, completato e dettagliato dalle Precisazioni indicate dalla Cei. L’Ordinamento generale del Messale Romano (Ogmr), collocato in apertura del volume, precisa che «l’atteggiamento comune del corpo, da osservarsi da tutti i partecipanti, è segno dell’unità dei membri della comunità cristiana riuniti per la sacra Liturgia: manifesta infatti e favorisce l’intenzione e i sentimenti dell’animo di coloro che partecipano».

Le disposizioni principali per la partecipazione alla celebrazione eucaristica stabiliscono che si sta in piedi dal canto d’ingresso fino alla colletta; si è seduti durante la prima e seconda Lettura e il Salmo responsoriale; si torna in piedi dall’acclamazione al Vangelo all’acclamazione che conclude la proclamazione del Vangelo.

L’omelia e il breve silenzio successivo si seguono restando seduti; di nuovo in piedi dall’inizio della professione di fede fino alla conclusione della Preghiera dei fedeli; ci si siede alla presentazione e preparazione dei doni, ma ci si alza per l’incensazione dell’assemblea.

Se non si usa l’incenso, ci si alza comunque prima dell’orazione sulle offerte, in pratica dopo aver risposto all’invito alla preghiera dicendo «Il Signore riceva dalle tue mani questo sacrificio», fino all’epiclesi sui doni, gesto dell’imposizione delle mani, esclusa.

Momento della MessaAtteggiamento ordinario dell’assemblea
Canto d’ingresso e riti inizialiIn piedi
Prima e seconda LetturaSeduti
Salmo responsorialeSeduti
Acclamazione al Vangelo e proclamazione del VangeloIn piedi
Omilia e breve silenzio successivoSeduti
Professione di fede e Preghiera dei fedeliIn piedi
Presentazione e preparazione dei doniSeduti
Preghiera eucaristicaIn piedi o in ginocchio secondo il momento e le consuetudini
Dopo la ComunioneIn ginocchio o seduti
Riti di conclusioneIn piedi

Il sacerdote segue la struttura generale della celebrazione, ma non assume sempre lo stesso atteggiamento dell’assemblea. Quando presiede dalla sede, può sedersi durante le letture, il salmo responsoriale e l’omelia, mentre in altri momenti rimane in piedi per guidare la preghiera, proclamare le formule proprie del celebrante o compiere i gesti previsti dal rito.

In quei casi in cui la Liturgia della Parola prevede la sequenza, essa è collocata prima dell’acclamazione al Vangelo e quindi si applica la regola generale: si sta seduti.

Il sacerdote sta seduto durante le letture?

Durante la prima e la seconda Lettura e il Salmo responsoriale l’assemblea rimane seduta. In questo momento il sacerdote può stare seduto nella sede, mentre l’ambone è il luogo dal quale vengono proclamate le letture bibliche.

Il sacerdote torna in piedi dall’acclamazione al Vangelo fino all’acclamazione che conclude la proclamazione del Vangelo. Quando il diacono o il sacerdote, prima della proclamazione, dice «Dal Vangelo secondo…» nel frattempo segna il libro e se stesso sulla fronte, sulla bocca e sul petto.

Al che il popolo acclama: «Gloria a te, o Signore» e compie lo stesso gesto. L’atteggiamento in piedi sottolinea la particolare importanza della proclamazione evangelica.

schema della Messa con sede ambone altare

Il sacerdote durante l’omelia

L’omelia e il breve silenzio successivo si seguono restando seduti. Il sacerdote può pronunciare l’omelia dall’ambone, dalla sede o da un altro luogo adatto, secondo la disposizione della chiesa e le norme liturgiche.

La sede è quindi uno dei luoghi possibili per l’omelia, ma non è obbligatorio che il sacerdote vi rimanga seduto mentre parla. In ogni caso, il luogo scelto deve favorire l’ascolto della Parola e la partecipazione dell’assemblea.

Il sacerdote si siede durante l’offertorio?

Durante la presentazione e la preparazione dei doni l’assemblea si siede. Il sacerdote, invece, svolge in questo momento le azioni proprie della Liturgia eucaristica presso l’altare: riceve i doni, prepara il calice e la patena e dispone sull’altare ciò che serve per la celebrazione.

All’inizio della liturgia eucaristica il sacerdote, dopo aver accolto i doni, prepara l’altare. Oltre alla patena, al calice e al Messale, vengono stesi sull’altare dei lini che vanno a comporre il cosiddetto servizio da Messa.

Il corporale assomiglia a una tovaglietta in lino di forma quadrata, in genere inamidato per mantenere la sua forma rigida, che viene stesa sull’altare. Durante l’offertorio dunque, il celebrante lo distende sull’altare per posarvi sopra la patena che contiene l’ostia e il calice con il vino.

Il sacerdote si alza per l’incensazione dell’assemblea. Se non si usa l’incenso, ci si alza comunque prima dell’orazione sulle offerte, dopo l’invito alla preghiera e la risposta «Il Signore riceva dalle tue mani questo sacrificio».

La sede e l’altare non hanno la stessa funzione

Nella religione cristiana l’altare ha una valenza simbolica molto importante. Lo troviamo sempre in una posizione centrale della Chiesa, spesso rialzata rispetto al resto, ed è infatti una delle prime cose che attira la nostra attenzione una volta entrati.

Per la fede cattolica l’altare non è solo il luogo dove ogni Domenica viene compiuto il Sacrificio Pasquale, ma è anche simbolo della tavola attorno alla quale i discepoli si siedono un’ultima volta con il loro Maestro.

Il sacerdote non si siede sull’altare e l’altare non è una sede. Il sacerdote si siede nella sede quando presiede i momenti previsti, mentre si reca all’ambone per la proclamazione e all’altare per la preparazione dei doni e per la preghiera eucaristica.

Alcuni oggetti ci aiutano a ricordare meglio il significato di questo luogo: il crocifisso, posto sopra l’altare o vicino; le tovaglie bianche stese sull’altare; i candelabri, richiamo della Presenza di Gesù Risorto.

Il significato della sede nella liturgia

La Messa ha bisogno di «una complessiva e armonica attenzione verso tutte le forme di linguaggio previste dalla liturgia: parola e canto, gesti e silenzi, movimento del corpo, colori delle vesti liturgiche».

E «possiede per sua natura una varietà di registri di comunicazione che le consentono di mirare al coinvolgimento di tutto l’essere umano», spiega la Cei nell’introduzione alla nuova edizione italiana del Messale Romano.

Non solo l’ascolto e le preghiere, ma anche i gesti corporei entrano nei riti. La posizione seduta, quella in piedi e quella in ginocchio non sono semplici movimenti pratici, ma esprimono diversi atteggiamenti di ascolto, rispetto, preghiera e partecipazione.

L’atteggiamento comune del corpo manifesta e favorisce l’intenzione e i sentimenti dell’animo di coloro che partecipano. Per questo il sacerdote, come l’assemblea, segue il ritmo della celebrazione e assume la posizione indicata per ciascun momento.

Quando il sacerdote si inginocchia

In ginocchio, se possibile, dall’inizio dell’epiclesi che precede il racconto dell’istituzione dell’Eucaristia fino all’acclamazione «Mistero della fede»; si è di nuovo in piedi fino alla Comunione, dopo la quale si potrà stare in ginocchio o seduti.

Dove vi è la consuetudine che il popolo rimanga in ginocchio dall’acclamazione del Santo fino alla conclusione della Preghiera eucaristica e prima della Comunione, quando il sacerdote dice «Ecco l’Agnello di Dio», tale uso può essere lodevolmente conservato.

Le difficoltà dovute allo «stato di salute, la ristrettezza del luogo, o il gran numero dei presenti, o altri ragionevoli motivi» possono giustificare una deroga dalla regola generale per singoli fedeli o per il sacerdote stesso.

La Comunione e la posizione del sacerdote

Le Precisazioni si soffermano anche sulla distribuzione della Comunione e sulla Comunione sotto le due specie, del pane e del vino. L’indicazione è che i fedeli si comunichino «abitualmente» in piedi, avvicinandosi processionalmente all’altare o al luogo ove si trova il ministro.

L’avverbio «abitualmente» c’è perché l’Ogmr indica anche la possibilità di Comunione in ginocchio che non può essere negata al fedele. Il comunicando riceve il Pane eucaristico in bocca o sulla mano, come preferisce.

Nella distribuzione della comunione l’Eucaristia è sempre consegnata dal ministro e non presa direttamente dai fedeli. In questo momento il sacerdote si trova nel luogo stabilito per distribuire la Comunione, mentre l’assemblea si accosta processionalmente al ministro.

Il sacerdote non prega rivolto all’assemblea

La liturgia non viene veramente compresa, se la si immagina principalmente come un dialogo tra il sacerdote e l’assemblea. La celebrazione della S. Messa «verso il popolo» è un concetto entrato a far parte della vita cristiana solo dopo il Concilio Vaticano II.

“sacerdote e popolo non rivolgono l’uno all’altro la loro preghiera, ma insieme la rivolgono all’unico Signore”. Nel 1964 l’Istruzione Inter Oecumenici, emanata dal consiglio incaricato di attuare la riforma liturgica voluta dal Concilio, al n. 91 prescrisse: «È bene che l’altare maggiore sia staccato dalla parete per potervi facilmente girare intorno e celebrare verso il popolo».

Da quel momento, la posizione del sacerdote «verso il popolo», è divenuta il modo più comune di celebrare Messa. Stando così le cose, Joseph Ratzinger, il futuro Papa Benedetto XVI, propose di non perdere il significato antico di preghiera «orientata» e suggerì di porre al centro dell’altare il segno di Cristo crocifisso.

La croce sull’altare come punto di riferimento

La visibilità della croce d’altare è presupposta anche dall’Ordinamento Generale del Messale Romano: «Vi sia sopra l’altare, o accanto ad esso, una croce, con l’immagine di Cristo crocifisso, ben visibile allo sguardo del popolo radunato».

La Croce sull’altare non è impedimento alla visuale, bensì comune punto di riferimento. È un’“iconostasi” che rimane aperta, che non impedisce il reciproco mettersi in comunione, ma ne fa da mediatrice e tuttavia significa per tutti quell’immagine che concentra ed unifica i nostri sguardi.

La Croce sull’altare non è ostacolo, ma la condizione preliminare per la celebrazione verso il popolo. Con ciò diventerebbe anche nuovamente chiara la distinzione tra la liturgia della Parola e la preghiera eucaristica.

Mentre nella prima si tratta di annuncio e quindi di un immediato rapporto reciproco, nella seconda si tratta di adorazione comunitaria in cui noi tutti continuiamo a stare sotto l’invito: Conversi ad Dominum - rivolgiamoci verso il Signore; convertiamoci al Signore!

Le indicazioni nell’Ordinamento Generale del Messale Romano sulla figura di Cristo sulla croce sull’altare dicono anche che: “conviene che questa croce rimanga sopra o vicino all’altare anche al di fuori delle celebrazioni liturgiche, per ricordare alla mente dei fedeli la salvifica Passione del Signore”.

Il sacerdote e i paramenti liturgici

Gli attuali paramenti liturgici derivano direttamente dagli antichi abiti romani. Durante le persecuzioni dei cristiani, l’abbigliamento dei sacerdoti non differiva significativamente da quello dei normali cittadini.

Tuttavia, con lo sviluppo della Chiesa e il suo consolidamento nella società, si iniziò a dare un significato simbolico ai singoli elementi dell’abbigliamento. Ogni paramento ricevette un nuovo messaggio spirituale, riferito ai misteri della fede e alla funzione sacerdotale.

Alba, stola e casula

L’alba è il paramento liturgico di base, che simboleggia la purezza e la dignità sacerdotale. È un lungo abito bianco, simile a una tunica, che copre l’intero corpo del sacerdote.

La stola è una lunga fascia di tessuto che il sacerdote indossa al collo, in modo che penda davanti sul petto. È uno dei simboli più riconoscibili del sacerdozio.

La casula è il paramento liturgico esterno, indossato sopra l’alba e la stola durante la Messa. La sua forma e il suo colore cambiano a seconda del periodo liturgico e del carattere del mistero celebrato.

Durante la Messa sono obbligatori: l’alba e la stola. La casula è il paramento appropriato per la celebrazione della Messa.

I colori liturgici

I colori liturgici principali, codificati nel Rito romano nel 1969, sono quattro: bianco, verde, rosso e viola. I colori dei paramenti liturgici rimandano al tempo liturgico o all’occasione festiva presente.

Il bianco simboleggia la gioia e la purezza derivanti dalla Fede e la Resurrezione, ed è legato in particolare all’adorazione di Gesù e della Madonna. Il verde è simbolo di speranza, costanza e ascolto.

Il viola simboleggia penitenza, attesa e il lutto e viene pertanto utilizzato durante l’Avvento e la Quaresima, o per le Messe per i defunti. Il rosso simboleggia la passione di Cristo e viene utilizzato per i paramenti liturgici la domenica delle Palme, il Venerdì santo, a Pentecoste, e così via.

Gli oggetti sull’altare durante la Messa

I servizi da messa sono quegli oggetti che vengono portati all’altare dal sacerdote al termine della Liturgia della Parola e sono indispensabili per la celebrazione dell’eucarestia.

Tra i principali protagonisti troviamo il calice, la patena, la pisside e le ampolline. Ogni oggetto riveste un ruolo importante ai fini della celebrazione liturgica.

Il calice e la patena

Il calice è il vaso liturgico in cui viene versato il vino pronto per diventare il Sangue di Cristo. In genere si presenta con una forma di coppa svasata appoggiata su un alto piede.

Nella seconda parte dell’eucarestia, dall’offertorio e fino alla comunione, si mette il vino dentro il calice e si appoggia lo stesso sul corporale e sull’altare. Solitamente il calice viene coperto con la palla, un fazzolettino di forma quadrangolare inamidato.

La patena è il piattino in metallo su cui si trova l’ostia più grande, utilizzata dal sacerdote durante il racconto dell’Ultima Cena e che viene spezzata all’Agnello di Dio.

Il corporale, la palla, il purificatoio e il manutergio

Un completo da Messa è composto da corporale, manutergio, purificatoio e palla. Il lino è il tessuto che dovrebbe essere utilizzato per tutti i lini per altare, sia i completi messa che le tovaglie.

Si chiama corporale il pezzo di lino su cui si posa il calice e la patena. Per questo motivo, oggi come in passato, il corporale ha un ruolo molto importante ovvero quello di raccogliere eventuali frammenti dell’ostia o gocce di vino che possono cadere.

Quella che invece oggi viene chiamata palla è un quadrato in lino di circa 20/25 cm con cui il sacerdote copre il calice per impedire a corpi esterni di contaminare il Sangue di Cristo.

Il purificatoio, o purifichino, è un rettangolo di tessuto che viene portato dal sacerdote all’altare appoggiato sul calice insieme al corporale e alla palla. È utilizzato in diversi momenti della S. Messa perché, come suggerisce il nome, questo pezzo di stoffa ha il compito di “purificare” il calice, le labbra del sacerdote e la patena.

Infine il servizio da messa si completa del manutergio, l’asciugamano di lino che serve al sacerdote dopo le abluzioni liturgiche ad asciugarsi le dita.

OggettoFunzione durante la Messa
CorporaleViene steso sull’altare per accogliere il calice e la patena.
PallaCopre il calice per impedire che corpi esterni vi cadano dentro.
PurificatoioServe a pulire la patena, il calice e le labbra del sacerdote.
ManutergioServe al sacerdote per asciugarsi le dita dopo le abluzioni liturgiche.

Il ruolo dei ministranti accanto al sacerdote

“Ministrante” è chi serve all’altare durante le celebrazioni liturgiche e con la sua presenza può aiutare i suoi amici e gli altri fedeli a vivere sempre meglio la liturgia e la propria fede cristiana.

Il ministrante insieme a tutti gli altri ministri svolge un servizio di aiuto al celebrante per rendere l’azione liturgica più scorrevole e senza intoppi. Il ministrante occupa un posto privilegiato nelle celebrazioni liturgiche.

Gli accoliti, nell’assemblea liturgica, si accostano al sacerdote e al diacono per aiutarli, come pure all’altare per il buon svolgimento della celebrazione. Saranno anche coinvolti nella distribuzione dell’Eucaristia in forma straordinaria.

Il ministero dell’accolitato promuove nella Chiesa il servizio legato all’Eucaristia, perché il dono d’amore del Signore Gesù sia ricevuto, adorato, amato da tutti, nel miglior modo possibile e si annunci nella carità la potenza del pane del cielo.

La sede nelle diverse parti della Messa

La posizione del sacerdote cambia secondo la parte della celebrazione. Nei riti iniziali il sacerdote può stare presso la sede per guidare l’assemblea; durante le letture e l’omelia può sedersi; durante il Vangelo sta in piedi; durante la preparazione dei doni e la preghiera eucaristica si porta all’altare.

La sede è dunque il luogo in cui il sacerdote si siede soprattutto per ascoltare e presiedere, non il luogo in cui si compie la consacrazione. La celebrazione mantiene una distinzione chiara tra i diversi luoghi liturgici senza separarli dall’unica azione della Messa.

Il sacerdote e il popolo non rivolgono l’uno all’altro la loro preghiera, ma insieme la rivolgono all’unico Signore. Per questo la sede non deve essere interpretata come un posto da cui il sacerdote intrattiene l’assemblea, bensì come il luogo del servizio liturgico della presidenza.

Perché la liturgia della messa ha questa forma?

Risposta breve alla domanda

Il sacerdote si siede nella sede presidenziale durante i momenti in cui la liturgia prevede l’ascolto e la permanenza seduta, in particolare durante le letture, il salmo responsoriale e l’omelia, secondo la disposizione concreta della celebrazione. Durante il Vangelo, la professione di fede, la preghiera dei fedeli e i riti di conclusione sta in piedi; durante la Liturgia eucaristica si reca all’altare e, nei momenti previsti, può inginocchiarsi.

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