Perché è necessario che i giovani entrino in politica secondo il presidente della Cei

Per il presidente della Cei Matteo Zuppi è necessario che i giovani entrino nella vita politica e civile perché la democrazia si mantiene viva soltanto attraverso la partecipazione, la responsabilità e la ricerca del bene comune. La ricerca dell’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo mostra infatti che, nonostante l’aumento dell’astensione elettorale, tra i giovani resta forte la domanda di partecipazione, di spazi e di modalità di espressione.

Per quasi 3 giovani su 4, seppur complesso, è ancora possibile impegnarsi in prima persona per migliorare il Paese. Più elevata è la percentuale di chi afferma che, se la politica italiana offrisse spazio di partecipazione per i giovani, si avvicinerebbe all’impegno politico.

Giovani e politica: interesse presente, partecipazione insufficiente

Anche se alle ultime elezioni europee è aumentato il tasso di astensione elettorale, l’interesse dei giovani nei confronti della politica resta saldo. A sostenerlo è l’ultima ricerca dell’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo su giovani, democrazia, partecipazione politica e visione dell’Europa.

I numeri dello studio sono stati presentati martedì 18 giugno all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, e hanno evidenziato come sia presente tra i ragazzi una maggiore domanda di partecipazione, di spazi e modalità di espressione. I dati positivi li vediamo tra i ventenni, che sentono più spazio di partecipazione nella politica.

Con l’avanzare dell’età media, tuttavia, la sfiducia e la disillusione aumentano. Un primo effetto di questi rischi, secondo la ricerca, è l’attuale calo della partecipazione elettorale, anche se emerge un’elevata domanda di impegno per il bene comune, che mobiliti anche dal basso.

AmbitoDato principale
Possibilità di migliorare il PaesePer quasi 3 giovani su 4 è ancora possibile impegnarsi in prima persona
Presidenza della Repubblica61,8% tra i laureati, 56,4% tra i diplomati superiori, 46% tra chi possiede il diploma inferiore
Unione europea54,5% del consenso
Partiti politici31,6% del consenso
Leader decisionista e forte72% degli intervistati

La fiducia nelle istituzioni e la distanza dai partiti

Per analizzare la fiducia nelle istituzioni, la ricerca ha suddiviso i consensi anche in base ai titoli di studio di laurea, diploma superiore e inferiore. Per la maggioranza delle istituzioni si è osservata una progressiva erosione a fronte di una minore scolarizzazione dell’intervistato.

L’unico dato dove il paradigma si ribalta è nei social network, più alta tra chi ha meno titoli di studio. Saldamente in cima alla classifica resta la presidenza della Repubblica, che ottiene il 61,8% del consenso dei laureati, il 56,4% dei diplomi di scuola superiore e il 46% del diploma inferiore.

Il secondo posto è riservato all’Unione europea, che raccoglie il 54,5%, confermando in sostanza il livello pre-elezioni europee del 2019 (quando era al 54,2%). Il consenso resta alto anche nelle istituzioni non di parte.

«La ricerca scientifica e il volontariato restano realtà solide per i giovani - ha dichiarato Alessandro Rosina, coordinatore dell’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo -. I giovani non pensano che i partiti siano tutti uguali, e riconoscono il loro ruolo fondamentale per la democrazia, ma non li considerano all’altezza e di sapersi mettere in discussione.

A confermare questa tesi sono i livelli di fiducia nei partiti. Seppur in costante crescita (nel 2013 all’8,5%), oggi restano molto indietro rispetto alle istituzioni più accreditate, mantenendosi sul 31,6%.

Perché i giovani chiedono di entrare nella politica

Una richiesta che non lascia emergere il rischio di una dittatura, ma il timore che la democrazia si svuoti. «Per i giovani la democrazia è malata, ma recuperabile - ha affermato Cristina Pasqualini, professoressa di sociologia dell’Università Cattolica e componente del Comitato scientifico -.

Dalle loro parole emerge una democrazia come un concetto denso, che si sintetizza nelle parole di partecipazione, popolo e libertà. Il parlamento italiano invece risulta a loro come un circo, delegittimato rispetto al suo glorioso passato.

Per loro produce più problemi che soluzioni. Per questo le manifestazioni di piazza sono un’occasione per far sentire la voce, ma le sentono come il sintomo di un problema, come se fosse l’ultima spiaggia».

Di fronte a un sistema bloccato, aumenta la richiesta di un leader decisionista e forte per il 72% degli intervistati. La richiesta non coincide quindi con il rifiuto della democrazia, ma con la domanda di istituzioni più credibili, efficaci e capaci di affrontare i problemi.

Questa è una severa interrogazione dei giovani, che ci chiede se siamo credibili o meno. I giovani hanno richieste serie: responsabilità e credibilità.

La posizione di Matteo Zuppi: i giovani devono assumersi responsabilità

Alla presentazione della ricerca è intervenuto anche il cardinal Matteo Zuppi. L’arcivescovo di Bologna e presidente della Cei ha commentato le sfide che impongono i dati esposti.

«Sono colpito da questa panoramica. Aiutateci ad avere cultura e a sostenerci per comprendere i problemi e come entrarci dentro, ma soprattutto a scegliere. Per aiutare la Chiesa a parlare dei problemi, delle contraddizioni e proporre soluzioni.

Quanto descritto è preoccupante, ma è molto interessante e positivo il discorso del volontariato, perché i giovani hanno richieste serie: responsabilità e credibilità. Speriamo di essere degli alleati positivi, nell’incertezza e nella fragilità.

Mi colpisce come la richiesta di mondialità sia sempre forte. Non esiste infatti una soluzione per coltivare solo il proprio orticello. L’Europa è il nostro giardino. La richiesta resta sempre di una buona politica».

Per Zuppi, la partecipazione giovanile non può essere ridotta al voto, ma deve comprendere la disponibilità a conoscere i problemi, assumere responsabilità, collaborare con gli altri e contribuire alla costruzione di risposte condivise.

La politica come servizio al bene comune

«Dal 1907 a oggi il cattolicesimo italiano non è rimasto a guardare, non si è chiuso in sacrestia, non si è fatto ridurre a un intimismo individualista o al culto del benessere individuale, ma ha sentito come propri i temi sociali, si è lasciato ferire da questi per progredire verso un ordine sociale e politico la cui anima sia la carità sociale.

Ha pensato e operato non per sé ma per il bene comune del popolo italiano». Il bene comune «è quello più prezioso proprio perché è l’unico di cui tutti hanno bisogno e che dona valore a quello personale».

La Chiesa non rivendica privilegi, non li cerca, ben consapevole di come questi in passato l’hanno fatta percepire preoccupata per sé e meno madre. La Chiesa parla perché è libera e ha uno sguardo amorevole e benevolo verso ciascuno: di tutti è amica e preoccupata, nessuno è per lei nemico.

Siamo molto contenti di questo prestigioso traguardo. Dal 1907 a oggi il cattolicesimo italiano non è rimasto a guardare, non si è chiuso in sacrestia, non si è fatto ridurre a un intimismo individualista o al culto del benessere individuale, ma ha sentito come propri i temi sociali, si è lasciato ferire da questi per progredire verso un ordine sociale e politico la cui anima sia la carità sociale (FT 180).

Democrazia, partecipazione e responsabilità dei laici

«Al cuore della democrazia. Partecipare tra storia e futuro» è il tema che ci trova riuniti. Non vogliamo accontentarci di facili lamentele sulla crisi della democrazia e sulla scarsa partecipazione al voto.

Ci impegniamo per risposte positive, consapevoli, condivise, possibili. Grazie a chi non si scoraggia. Grazie a tutti quelli che con tenacia stanno favorendo esperienze di partecipazione.

Grazie agli amministratori che, pur tra sacrifici, si dedicano al bene comune e a quanti esercitano funzioni pubbliche e le adempiono con disciplina e onore (Costituzione, art. 54). Grazie a chi svolge umilmente, secondo le proprie possibilità e scelte, “un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società” (Costituzione, art. 4).

È così che si costruiscono inclusione e convivenza, si vincono i pessimismi, si sconfiggono le furbizie che piegano a interesse privato il bene pubblico. Grazie a chi si impegna nel volontariato, che poi vuol dire gratuità, dono, umanità, costruzione di comunità.

La pace e lo sviluppo non sono beni conquistati una volta per tutte. Richiedono un “amore politico” che deve assumere l’unità come un obiettivo da perseguire, da difendere e da far crescere, perché l’unità non è mai statica, ma sempre dinamica!

«Certamente oggi è necessario un profondo rinnovamento sociale e politico», aggiungeva allora il Papa, e perciò «i laici cristiani non possono […] sottrarsi alle loro responsabilità». E oggi, ha osservato, sulla scorta di Giovanni Paolo II, «è necessario un profondo rinnovamento sociale e politico».

La partecipazione è il cuore della democrazia

La partecipazione, cuore della nostra Costituzione, consente e richiede la fioritura umana dei singoli e della società, accresce il senso di appartenenza, educa ad avere un cuore che batte con gli altri, pur tra le differenze.

Quando la gente si sente parte, avviene il miracolo dell’umanizzazione dei rapporti sociali ed economici: ciò si realizza nei corpi intermedi, nelle istituzioni, sui territori, nelle grandi aree metropolitane e nelle aree interne, al Nord come al Sud.

Ben vengano nuove forme di democrazia incentrate sulla partecipazione: questa Settimana Sociale è dedicata in larga parte proprio alle buone pratiche partecipative di democrazia. Siamo contenti quando i cattolici si impegnano in politica a tutti i livelli e nelle istituzioni.

I cattolici in Italia desiderano essere protagonisti nel costruire una democrazia inclusiva, dove nessuno sia scartato o venga lasciato indietro. Anche, per questo, dobbiamo essere più gioiosamente e semplicemente cristiani, disarmati perché l’unica forza è quella dell’amore.

Il rapporto tra giovani, futuro e bene comune

La Chiesa può ”aiutare gli italiani a sentirsi meno polarizzati (il rischio della polarizzazione in tanti campi è stato più volte additato da papa Leone), meno isolati e soli, insomma più popolo”.

Sentiamo la sfida dell’accoglienza dei migranti, della transizione ecologica, della solitudine che avvolge molte persone, della difficoltà di spazi per i giovani, dell’aumento della conflittualità nei rapporti sociali e tra i popoli, infine della guerra che domina lo scenario internazionale e proietta le sue ombre su tutto questo.

Quante risorse sprecate, quante opportunità perdute, quanti campi in cui è urgente una maggiore solidarietà! Pensiamo agli anziani dei quali dobbiamo proteggere la fragilità, ai disabili, ai giovani che sentono di non avere un futuro ma in realtà lo cercano, alle donne vittime della violenza maschile, a chi lavora in condizioni inaccettabili, alla casa senza la quale non c’è integrazione e nemmeno famiglia e futuro.

La solidarietà è verso tutti, non guarda il passaporto perché tutti diventano il nostro prossimo e parte nel nostro futuro. Questo, però, lo costruiamo oggi e raccoglieremo e raccoglieranno quello che oggi seminiamo!

Perché la democrazia ha bisogno di un “noi”

Oggi la democrazia soffre perché le società sono sempre più polarizzate, attraversate cioè da tensioni sempre più aspre tra gruppi antagonisti, dominate dalla contrapposizione amico-nemico, dalla pervasiva convinzione che l’individuo è tale quando è al centro, mentre è solo nella relazione che la persona comprende il suo valore.

Le pandemie ci hanno fatto comprendere il senso di comune appartenenza, di comunità di destino, di partecipazione a una vicenda collettiva. Non c’è democrazia senza un “noi”. Non c’è persona senza l’altro.

La democrazia non solo afferma la libertà, ma promuove anche l’uguaglianza, non proclama astrattamente i diritti, ma difende concretamente la dignità umana soprattutto dove è più pesantemente violata.

Ecco perché la democrazia non vuol dire solo istituzioni, leggi e procedure, diritti e doveri, ma anche inclusione dell’altro, del fragile, dell’emarginato. Vuol dire contrasto alla cultura dello scarto, alle dipendenze con le loro drammatiche conseguenze in tante violenze, alle condizioni indegne nelle carceri, ai tanti feriti della malattia psichiatrica.

Il ruolo del volontariato e delle comunità

Il consenso resta alto anche nelle istituzioni non di parte. «La ricerca scientifica e il volontariato restano realtà solide per i giovani - ha dichiarato Alessandro Rosina.

Grazie alle tante buone pratiche che sono arrivate qui, a Trieste, per farsi conoscere, ma anche alle centinaia di buone pratiche sparse per il Paese che continuano a rendere concreti i frutti della partecipazione.

Grazie a chi si impegna nel volontariato, che poi vuol dire gratuità, dono, umanità, costruzione di comunità. Un primo effetto di questi rischi, secondo la ricerca, è l’attuale calo della partecipazione elettorale, anche se emerge un’elevata domanda di impegno per il bene comune, che mobiliti anche dal basso.

Per questo è importante riconoscere che l’ingresso dei giovani nella politica può avvenire attraverso le istituzioni, ma anche attraverso il volontariato, le associazioni, le comunità locali, le esperienze sociali e i percorsi di cittadinanza attiva.

La Chiesa come alleata positiva dei giovani

«Aiutateci ad avere cultura e a sostenerci per comprendere i problemi e come entrarci dentro, ma soprattutto a scegliere. Per aiutare la Chiesa a parlare dei problemi, delle contraddizioni e proporre soluzioni.

Speriamo di essere degli alleati positivi, nell’incertezza e nella fragilità. Mi colpisce come la richiesta di mondialità sia sempre forte. Non esiste infatti una soluzione per coltivare solo il proprio orticello. L’Europa è il nostro giardino.

La richiesta resta sempre di una buona politica». La Chiesa non cerca il potere ma il bene dell’Italia. Il Vangelo non ha bisogno di chi lo protegga.

La Chiesa non ”cerca il potere ma il bene dell’Italia. Il Vangelo non ha bisogno di chi lo protegga”. L’invito a essere «Chiesa per tutti», l’eredità del Cammino sinodale, l’impegno per la pace.

“Il Vangelo non ha bisogno di un mondo che lo protegga, ma di cuori che lo incarnino”. E avverte chi vuole trascinare la Chiesa nella battaglia partitica: ”Non abbiamo alcuna ambizione politica o di guadagnare posizioni di potere!

Una politica credibile per una democrazia più inclusiva

La politica deve recuperare credibilità agli occhi dei giovani, perché «i giovani hanno richieste serie: responsabilità e credibilità». La responsabilità riguarda la capacità di affrontare i problemi, mentre la credibilità richiede coerenza tra le parole e le decisioni.

Una democrazia credibile deve offrire spazi reali di partecipazione, non soltanto chiedere consenso durante le elezioni. Deve consentire ai giovani di essere ascoltati, di contribuire alle decisioni e di vedere riconosciuto il loro impegno.

Non vogliamo accontentarci di facili lamentele sulla crisi della democrazia e sulla scarsa partecipazione al voto. Ci impegniamo per risposte positive, consapevoli, condivise, possibili.

«La nostra democrazia - è la tesi di Zuppi - può e deve essere migliore e più inclusiva». Nessuno spazio, dunque, per apatia o rassegnazione.

Le sfide che attendono le nuove generazioni

Ci sentiamo parte di un Paese che sta affrontando passaggi difficili e crisi epocali: basti pensare all’inverno demografico, alla crescita delle disuguaglianze, alle percentuali di abbandono scolastico, all’astensionismo e alla disaffezione sempre più numerosa alla partecipazione democratica, alla vita scartata che diventa insignificante per l’onnipotenza che si trasforma in nichilismo distruttivo di sé stesso.

La solidarietà è un motore invisibile ma indispensabile di tutta la vita collettiva. La sua mancanza indebolisce il tessuto sociale, ostacola la crescita economica, offende l’individuo e non ne sa valorizzare le capacità e, alla fine, svuota la democrazia.

Il cardinale Zuppi richiama anche la responsabilità verso i giovani che faticano a immaginare il futuro. “Costruire comunità non è un’operazione di marketing pastorale. È la forma stessa della fede”, spiega: “Per questo continuiamo a stare vicino alle famiglie, ai giovani, agli anziani, a chi vive nella solitudine.

Continuiamo a educare al legame, alla pazienza, alla prossimità. E continuiamo, con serietà, il cammino di promozione della tutela dei minori contro ogni forma di abuso: l’ascolto delle vittime, il riconoscimento delle ferite, la conversione comunitaria, la responsabilità delle istituzioni ecclesiali”.

Giovani non soltanto disorientati

“I giovani non possono essere descritti soltanto come violenti o smarriti” commenta. “Accanto a chi si perde nella brutalità, esistono ragazzi capaci di una maturità straordinaria”.

E si chiede: “Che mondo stiamo consegnando ai più giovani? Che mondo vogliamo costruire insieme a loro? Come annunciare e vivere con loro il Vangelo di Gesù e che sia una passione personale e radicale?”

“Occorre evitare che odio generi altro odio: la differenza, probabilmente, la fanno gli incontri, le comunità, l’annuncio incarnato della Parola e il coinvolgimento in esperienze che rendano concrete le esperienze spirituali”.

Questa prospettiva riguarda anche la politica: i giovani non devono essere considerati soltanto destinatari di decisioni, ma persone capaci di maturità, responsabilità e contributi originali alla vita collettiva.

Europa, pace e dimensione internazionale

Il secondo posto è riservato all’Unione europea, che raccoglie il 54,5%, confermando in sostanza il livello pre-elezioni europee del 2019 (quando era al 54,2%). La fiducia nell’Europa si collega alla consapevolezza che molte questioni non possono essere affrontate coltivando solo il proprio orticello.

Mi colpisce come la richiesta di mondialità sia sempre forte. Non esiste infatti una soluzione per coltivare solo il proprio orticello. L’Europa è il nostro giardino.

Per questo, citando l’appello firmato con i presidenti delle Conferenze episcopali di Francia, Germania e Polonia, sottolinea che “è necessario procedere a una maggiore e più rapida coesione europea” e che i cristiani “sono chiamati a condividere con tutti gli abitanti del continente europeo la loro speranza di una fraternità universale”.

Infine il richiamo all’Europa. Il continente «rischia la periferizzazione o un’altra collocazione rispetto a Paesi emergenti o già emersi, ma anche rispetto al Nord America».

Eppure, osserva Zuppi, «c’è un cattolicesimo europeo» e «abbiamo da dire che la persona umana, anche se fragile, debole, morente, nascituro, è centrale nel nostro umanesimo». Non un’Europa dell’economia e della finanza, ma delle donne e degli uomini.

La partecipazione politica come scelta concreta

Siamo portatori di voglia di comunità in una stagione in cui l’individualismo sembra sgretolare ogni costruzione di futuro e la guerra appare come la soluzione più veloce ai problemi di convivenza.

La partecipazione «consente e richiede la fioritura umana dei singoli e della società, accresce il senso di appartenenza, educa ad avere un cuore che batte con gli altri, tra le differenze».

La partecipazione politica può quindi assumere forme diverse:

  • partecipare alle elezioni e informarsi sulle decisioni pubbliche;
  • entrare nei partiti e nelle istituzioni;
  • impegnarsi nelle amministrazioni locali;
  • aderire ad associazioni e organizzazioni della società civile;
  • partecipare al volontariato e alle iniziative per il bene comune;
  • promuovere il dialogo tra persone, generazioni e territori;
  • difendere la dignità delle persone più fragili;
  • contribuire alla costruzione di una democrazia inclusiva.

Quando la gente si sente parte, avviene il miracolo dell’umanizzazione dei rapporti sociali ed economici: ciò si realizza nei corpi intermedi, nelle istituzioni, sui territori, nelle grandi aree metropolitane e nelle aree interne, al Nord come al Sud.

Amiamo l’Italia e, per questo, ci facciamo artigiani di democrazia, servitori del bene comune. Buona Settimana Sociale a tutti, tanta visione per il futuro, pronti a pagare il prezzo della speranza e del sacrificio necessario per costruire il domani di un Paese per tutti, con al centro la persona!

noimgs

tags: #presidente #cei #e #necessario #giovani #in