Omelia della Messa vespertina di Pentecoste nella diocesi di Modena

La Messa vespertina della vigilia di Pentecoste invita la Chiesa a lasciarsi prendere per mano dallo Spirito Santo, per ascoltare con il cuore il grido della città, dei fratelli e del creato intero. Lo Spirito irrompe nel mondo dal grembo di Dio e fa nuove tutte le cose, conducendo il popolo verso un cammino di misericordia, unità e salvezza.

Il messaggio centrale dell’omelia è che la Chiesa non è al servizio di sé stessa, delle proprie ambizioni o di progetti puramente funzionalistici, ma del parto del mondo nuovo che Dio compie nello Spirito. Per questo occorre scendere dalle proprie posizioni, entrare in mezzo al popolo e imparare ad ascoltare con il cuore.

Il significato della Pentecoste: il primato dello Spirito

Alla vigilia dell’ultimo giorno del tempo di Pasqua, festa di Pentecoste, Francesco ricorda che si celebra “il primato dello Spirito” che - spiega - ci fa “ammutolire” di fronte all’“imprevedibilità del piano di Dio” e poi “trasalire di gioia”: si tratta di un “cammino di Chiesa”, fino all’arrivo alla “terra promessa”, “la città-Gerusalemme dalle porte sempre aperte per tutti, dove - ricorda il Papa - le varie lingue dell’uomo si compongono nell’armonia dello Spirito”.

Comprendiamo che il nostro gemito, quello del popolo che abita in questa città e il gemito del creato intero non sono altro che il gemito stesso dello Spirito: è il parto del mondo nuovo.

La Pentecoste rivela quindi l’azione dello Spirito nella storia: egli unisce ciò che è disperso, rinnova ciò che è inaridito, apre strade nuove e conduce la Chiesa verso una comunione capace di accogliere ogni lingua, ogni popolo e ogni persona.

Le costruzioni umane e il rischio di un cielo senza Dio

Oggi, “come in ogni tempo”, nota il Papa riferendosi alla Prima Lettura dal libro della Genesi, c’è chi cerca di costruire “una città e una torre che arrivi fino al cielo”. Sono i progetti umani, anche i nostri progetti, fatti al servizio di un “io” sempre più grande, verso un cielo dove non c’è più spazio per Dio.

Dio ci lascia fare per un po’, in modo da farci sperimentare fino a che punto di male e di tristezza siamo capaci di arrivare senza di Lui… Ma lo Spirito del Cristo, Signore della storia, non vede l’ora di buttare all’aria tutto, per farci ricominciare!

Francesco osserva come “siamo sempre un po’ ‘stretti’ di sguardo e di cuore”. Lasciati a noi stessi finiamo per perdere l’orizzonte; arriviamo a convincerci di aver compreso tutto, di aver preso in considerazione tutte le variabili, di aver previsto cosa accadrà e come accadrà…

Sono tutte costruzioni nostre che si illudono di toccare il cielo. Invece lo Spirito irrompe nel mondo dall’Alto, dal grembo di Dio, lì dove il Figlio è stato generato, e fa nuove tutte le cose.

Dalla torre di Babele alla comunione delle lingue

La prima lettura narra che tutta la terra aveva un’unica lingua e uniche parole. Gli uomini decisero di costruire una città e una torre la cui cima toccasse il cielo, per farsi un nome e non disperdersi sulla terra.

Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che i figli degli uomini stavano costruendo. Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la città.

Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra.

La Pentecoste si presenta come il compimento della dispersione di Babele: non attraverso l’imposizione di un’unica lingua, ma mediante l’armonia dello Spirito. Le diverse lingue non vengono cancellate, bensì ricomposte nell’unità.

Orazione

Scenda su di noi, o Padre, il tuo Santo Spirito, perché tutti gli uomini cerchino sempre l'unità nell'armonia e, abbattuti gli orgogli di razza e di cultura, la terra diventi una sola famiglia, e ogni lingua proclami che Gesù è il Signore. Egli è Dio e vive e regna nei secoli dei secoli.

Il gemito della creazione e le doglie del parto

La Seconda Lettura dalla Lettera di san Paolo apostolo ai Romani offre la chiave spirituale per comprendere il gemito della città e del creato:

Fratelli, sappiamo che tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi. Non solo, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo.

Nella speranza infatti siamo stati salvati. Ora, ciò che si spera, se è visto, non è più oggetto di speranza; infatti, ciò che uno già vede, come potrebbe sperarlo?

Ma, se speriamo quello che non vediamo, lo attendiamo con perseveranza. Allo stesso modo anche lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza; non sappiamo infatti come pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili.

E colui che scruta i cuori sa che cosa desidera lo Spirito, perché egli intercede per i santi secondo i disegni di Dio.

Francesco esorta quindi a tenere a mente le “doglie del parto”:

Dio è il Padre e la madre, Dio è la levatrice, Dio è il gemito, Dio è il Figlio generato nel mondo e noi, Chiesa, siamo al servizio di questo parto, non al servizio di noi stessi, non al servizio delle nostre ambizioni, di tanti sogni di potere, no: al servizio di questo che Dio fa, di queste meraviglie che Dio fa.

La Chiesa al servizio del mondo nuovo

La Chiesa è chiamata a riconoscere l’azione di Dio nella storia e a mettersi al servizio di ciò che lo Spirito sta generando. La sua missione non consiste nel difendere sé stessa, né nel perseguire ambizioni di potere, ma nell’accompagnare il parto del mondo nuovo.

Lasciamoci allora prendere per mano dallo Spirito e portare in mezzo al cuore della città per ascoltarne il grido, il gemito.

Sotto il grido della gente, dice, non c’è altro che un “gemito autentico” dello Spirito Santo.

Questo ascolto richiede una conversione dello sguardo e del cuore. Non basta osservare la realtà dall’esterno o interpretarla attraverso schemi già predisposti: occorre lasciarsi condurre in mezzo alle persone, alle loro sofferenze, alle loro attese e ai loro sogni.

Un cammino nuovo, non una semplice risistemazione

Francesco vede come un “pericolo” la voglia di confondere le novità dello Spirito “con un metodo di ‘risistematizzare’ tutto”: lo Spirito di Dio - evidenzia - sconvolge tutto e ci fa incominciare non da capo, ma da un nuovo cammino”.

Il rinnovamento cristiano non consiste dunque nel ripartire semplicemente dagli stessi schemi con una diversa organizzazione. Lo Spirito apre un cammino nuovo, capace di mettere in discussione abitudini, sicurezze e costruzioni che hanno perso il loro orientamento verso Dio.

Non si tratta, aggiunge, di spiegare “cose intellettuali, ideologiche”. A me fa piangere quando vedo una Chiesa che crede di essere fedele al Signore, di aggiornarsi quando cerca strade puramente funzionalistiche, strade che non vengono dallo Spirito di Dio.

È una Chiesa che “non sa scendere” e, se non si scende, "non è lo Spirito che comanda": è necessario invece “aprire occhi e orecchie, ma soprattutto - ribadisce - il cuore, ascoltare con il cuore”.

Ascoltare con il cuore

Il Papa, richiamando la Seconda Lettura dal libro dell’Esodo, ricorda che Dio ha voluto che Mosè scendesse con Lui “in mezzo” agli Israeliti.

Il cuore di Mosè deve diventare come quello di Dio, attento e sensibile alle sofferenze e ai sogni degli uomini, a quello che gridano di nascosto quando alzano le mani verso il Cielo, perché non hanno più appigli sulla terra.

È il gemito dello Spirito, e Mosè deve ascoltare non con l’udito: con il cuore.

Oggi chiede a noi, cristiani, di imparare ad ascoltare con il cuore. E il Maestro di questo ascolto è lo Spirito.

Aprire il cuore perché Lui ci insegni ad ascoltare con il cuore. Aprirlo.

L’ascolto con il cuore non è una tecnica, né un metodo puramente funzionale. È una disposizione interiore che permette di riconoscere, nella voce degli uomini e delle donne, il gemito dello Spirito e il desiderio di salvezza che sale verso Dio.

La Chiesa come casa materna della misericordia

Gesù, prosegue il Pontefice citando il Vangelo di Giovanni, “è in mezzo a noi”: “dal suo grembo sgorgheranno fiumi di acqua viva”.

È “il fiume d’acqua viva” dello Spirito Santo che scaturisce dal grembo di Gesù e che “lava e feconda la Chiesa, mistica sposa rappresentata da Maria, nuova Eva, ai piedi della croce”.

È dunque lo Spirito Santo che “sgorga dal grembo di misericordia di Gesù Risorto” che, aggiunge Francesco, “ci trasforma in Chiesa-grembo di misericordia, cioè in una ‘madre dal cuore aperto’ per tutti”!

Quanto vorrei che la gente che abita a Roma riconoscesse la Chiesa, ci riconoscesse per questo di più di misericordia - non per altre cose -, per questo di più di umanità e di tenerezza, di cui c’è tanto bisogno!

Si sentirebbe come a casa, la “casa materna” dove si è sempre benvenuti e dove si può sempre ritornare. Si sentirebbe sempre accolta, ascoltata, ben interpretata, aiutata a fare un passo avanti nella direzione del regno di Dio…

Come sa fare una madre, anche con i figli diventati ormai grandi.

La misericordia, l’umanità e la tenerezza diventano così segni concreti della presenza della Chiesa nella città. Una comunità animata dallo Spirito è capace di accogliere, ascoltare e accompagnare, senza escludere chi è ferito, lontano o disorientato.

Scendere nel cuore della città

Prima della conclusione, l’invito del Papa a metterci in ascolto del “grido” della città di Roma.

Abbiamo bisogno che il Signore ci prenda per mano e ci faccia “scendere”, scendere dalle nostre posizioni, scendere in mezzo ai fratelli che abitano nella nostra città, per ascoltare il loro bisogno di salvezza, il grido che arriva fino a Lui e che noi abitualmente non udiamo.

Lasciarsi prendere per mano dallo Spirito significa accettare di uscire dalle proprie sicurezze e di raggiungere il cuore della realtà. La Chiesa è chiamata a stare in mezzo alla città, non sopra la città, e a riconoscere le domande di salvezza che spesso rimangono nascoste.

Il cuore della missione ecclesiale è l’incontro con le persone nella concretezza della loro vita. Il grido della città non può essere ridotto a un problema da amministrare o a una questione da spiegare: deve essere ascoltato come una domanda che interpella la fede.

Il fuoco della Pentecoste e la libertà

Allora ci metteremo in cammino davvero. Allora sentiremo dentro di noi il fuoco della Pentecoste, che ci spinge a gridare agli uomini e alle donne di questa città che è finita la loro schiavitù e che è Cristo la via che porta alla città del Cielo.

Per questo ci vuole la fede, fratelli e sorelle. Chiediamo oggi il dono della fede per andare su questa strada.

Il fuoco della Pentecoste non chiude la Chiesa in sé stessa, ma la spinge verso il mondo. È il fuoco che libera dalla paura, dalla rassegnazione e dall’autosufficienza, per annunciare che in Cristo si apre una via di libertà e di speranza.

Fuoco dello Spirito Santo nella Pentecoste

Maria, il Cristo risorto e la Madonna del Divino Amore

Pensando alla “maternità” della Chiesa il Papa ricorda che 75 anni fa, l’11 giugno del 1944, Papa Pio XII compì uno “speciale atto di ringraziamento e di supplica alla Vergine”, per la protezione della città di Roma.

Lo fece nella chiesa di Sant’Ignazio, dove era stata portata la venerata immagine della Madonna del Divino Amore.

L’Amore Divino è lo Spirito Santo, che scaturisce dal Cuore di Cristo. È Lui la “roccia spirituale” che accompagna il popolo di Dio nel deserto, perché attingendone l’acqua viva possa dissetarsi lungo il cammino.

Nel roveto che non si consuma, immagine di Maria Vergine e Madre, c’è il Cristo Risorto che ci parla, ci comunica il fuoco dello Spirito Santo, ci invita a scendere in mezzo al popolo per ascoltare il grido, ci invia per aprire il varco a cammini di libertà che portano a terre promesse da Dio.

La figura di Maria unisce la maternità della Chiesa, l’accoglienza del popolo di Dio e l’opera dello Spirito Santo. Ai piedi della croce, Maria è presentata come nuova Eva e come immagine della Chiesa che riceve dal Cristo risorto l’acqua viva e il compito di generare alla vita nuova.

La celebrazione e il pellegrinaggio

Celebrando la Messa Vespertina della vigilia di Pentecoste, Francesco spiega come con lo Spirito Santo il Signore ci prenda per mano e ci faccia udire il gemito di chi ha bisogno di salvezza, soprattutto a Roma.

Questa la riflessione di Papa Francesco nell’omelia della Santa Messa Vespertina nella vigilia di Pentecoste, celebrata sul Sagrato della Basilica Vaticana, dove si sono raccolte 50 mila persone: i fedeli della diocesi di Roma, i partecipanti alla Conferenza internazionale dei Carismatici, ricevuti in mattinata dal Pontefice, e i membri di tante realtà ecclesiali.

Non a caso, al termine della celebrazione, i numerosi fedeli radunati in Piazza San Pietro si spostano in processione fino a Piazza di Porta Capena con l’icona della Madonna del Divino Amore, per poi proseguire con il pellegrinaggio notturno fino al Santuario di Castel di Leva.

La processione esprime visibilmente il cammino della Chiesa: una comunità convocata dalla preghiera, guidata dallo Spirito e inviata nel cuore della città per ascoltare il grido dei suoi abitanti.

Una città dove nessuno si senta straniero

Una schiavitù finita perché, prega alla fine della Messa il cardinale Angelo De Donatis , vicario generale del Papa per la diocesi di Roma, davanti ai fedeli riuniti in Piazza San Pietro e al sindaco della capitale italiana Virginia Raggi, ci sia una città dove "nessuno si senta straniero".

Il desiderio di una città dove nessuno si senta straniero porta a compimento l’invocazione di Pentecoste: i popoli dispersi si raccolgono insieme, le diverse lingue si uniscono e la Chiesa diventa una casa aperta alla misericordia.

Le letture e le preghiere della vigilia di Pentecoste

Colletta

Dio onnipotente ed eterno, che hai racchiuso la celebrazione della Pasqua nel tempo sacro dei cinquanta giorni, rinnova il prodigio della Pentecoste: fa’ che i popoli dispersi si raccolgano insieme e le diverse lingue si uniscano a proclamare la gloria del tuo nome. Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Oppure: Rifulga su di noi, Padre onnipotente, Cristo, luce da luce, splendore della tua gloria, e il dono del tuo santo Spirito confermi nell'amore i tuoi fedeli, rigenerati a vita nuova. Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Oppure: O Dio, che oggi porti a i compimento il mistero pasquale del tuo Figlio, effondi lo Spirito Santo sulla Chiesa, perché sia una Pentecoste vivente fino agli estremi confini della terra, e tutte le genti giungano a credere, ad amare e a sperare. Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Oppure: O Dio, che apri la tua mano e sazi di bene ogni vivente, effondi il tuo Santo Spirito; fa' scaturire fiumi d'acqua viva nella Chiesa, raccolta con Maria in perseverante preghiera, perché quanti ti cercano possano estinguere la sete di verità e di giustizia. Per il nostro signore Gesù Cristo.

Prima Lettura: la torre di Babele

Dal libro della Genesi - Gen 11,1-9

Tutta la terra aveva un’unica lingua e uniche parole. Emigrando dall’oriente, gli uomini capitarono in una pianura nella regione di Sinar e vi si stabilirono.

Si dissero l'un l’altro: «Venite, facciamoci mattoni e cuociamoli al fuoco». Il mattone servì loro da pietra e il bitume da malta.

Poi dissero: «Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo, e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra».

Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che i figli degli uomini stavano costruendo. Il Signore disse: «Ecco, essi sono un unico popolo e hanno tutti un'unica lingua; questo è l'inizio della loro opera, e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile.

Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l'uno la lingua dell’altro».

Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la città.

Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra. Parola di Dio.

Salmo responsoriale

Dal Sal 32 - R. Su tutti i popoli regna il Signore.

Il Signore annulla i disegni delle nazioni, rende vani i progetti dei popoli. Ma il disegno del Signore sussiste per sempre, i progetti del suo cuore per tutte le generazioni. R.

Beata la nazione che ha il Signore come Dio, il popolo che egli ha scelto come sua eredità. Il Signore guarda dal cielo: egli vede tutti gli uomini. R.

Dal trono dove siede scruta tutti gli abitanti della terra, lui, che di ognuno ha plasmato il cuore e ne comprende tutte le opere. R.

Orazione

Scenda su di noi, o Padre, il tuo Santo Spirito, perché tutti gli uomini cerchino sempre l'unità nell'armonia e, abbattuti gli orgogli di razza e di cultura, la terra diventi una sola famiglia, e ogni lingua proclami che Gesù è il Signore. Egli è Dio e vive e regna nei secoli dei secoli.

Seconda Lettura: il monte Sinai

Dal libro dell'Esodo - Es 19,3-8a.16-20b

In quei giorni, Mosè salì verso Dio, e il Signore lo chiamò dal monte, dicendo: «Questo dirai alla casa di Giacobbe e annuncerai agli Israeliti: "Voi stessi avete visto ciò che io ho fatto all'Egitto e come ho sollevato voi su ali di aquile e vi ho fatto venire fino a me.

Ora, se darete ascolto alla mia voce e custodirete la mia alleanza, voi sarete per me una proprietà particolare tra tutti i popoli; mia infatti è tutta la terra! Voi sarete per me un regno di sacerdoti e una nazione santa". Queste parole dirai agli Israeliti».

Mosè andò, convocò gli anziani del popolo e riferì loro tutte queste parole, come gli aveva ordinato il Signore. Tutto il popolo rispose insieme e disse: «Quanto il Signore ha detto, noi lo faremo!».

Il terzo giorno, sul far del mattino, vi furono tuoni e lampi, una nube densa sul monte e un suono fortissimo di corno: tutto il popolo che era nell'accampamento fu scosso da tremore.

Allora Mosè fece uscire il popolo dall'accampamento incontro a Dio. Essi stettero in piedi alle falde del monte.

Il monte Sinai era tutto fumante, perché su di esso era sceso il Signore nel fuoco, e ne saliva il fumo come il fumo di una fornace: tutto il monte tremava molto.

Il suono del corno diventava sempre più intenso: Mosè parlava e Dio gli rispondeva con una voce.

Il Signore scese dunque sul monte Sinai, sulla vetta del monte, e il Signore chiamò Mosè sulla vetta del monte. Parola di Dio.

Salmo responsoriale

Dal Salmo 102 - R. La grazia del Signore è su quanti lo temono.

Benedici il Signore, anima mia, quanto è in me benedica il suo santo nome. Benedici il Signore, anima mia, non dimenticare tutti i suoi benefici. R.

Egli perdona tutte le tue colpe, guarisce tutte le tue infermità, salva dalla fossa la tua vita, ti circonda di bontà e misericordia. R.

Il Signore compie cose giuste, difende i diritti di tutti gli oppressi. Ha fatto conoscere a Mosè le sue vie, le sue opere ai figli d'Israele. R.

Ma l'amore del Signore è da sempre, per sempre su quelli che lo temono, e la sua giustizia per i figli dei figli, per quelli che custodiscono la sua alleanza e ricordano i suoi precetti per osservarli. R.

Orazione

O Dio dell'alleanza antica e nuova, che ti sei rivelato nel fuoco della santa montagna e nella Pentecoste del tuo Spirito, fa' un rogo solo dei nostri orgogli, e distruggi gli odi e le armi di morte; accendi in noi la fiamma della tua carità, perché il nuovo Israele radunato da tutti i popoli accolga con gioia la legge eterna del tuo amore. Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Terza Lettura: le ossa inaridite

Dal libro del profeta Ezechiele - Ez 37,1-14

In quei giorni, la mano del Signore fu sopra di me e il Signore mi portò fuori in spirito e mi depose nella pianura che era piena di ossa; mi fece passare accanto ad esse da ogni parte.

Vidi che erano in grandissima quantità nella distesa della valle e tutte inaridite. Mi disse: «Figlio dell'uomo, potranno queste ossa rivivere?». Io risposi: «Signore Dio, tu lo sai».

Egli mi replicò: «Profetizza su queste ossa e annuncia loro: Ossa inaridite, udite la parola del Signore.

Così dice il Signore Dio a queste ossa: Ecco, io faccio entrare in voi lo spirito e rivivrete. Metterò su di voi i nervi e farò crescere su di voi la carne, su di voi stenderò la pelle e infonderò in voi lo spirito e rivivrete. Saprete che io sono il Signore».

Io profetizzai come mi era stato ordinato; mentre profetizzavo, sentii un rumore e vidi un movimento fra le ossa, che si accostavano l'uno all'altro, ciascuno al suo corrispondente.

Guardai, ed ecco apparire sopra di esse i nervi; la carne cresceva e la pelle le ricopriva, ma non c'era spirito in loro.

Egli aggiunse: «Profetizza allo spirito, profetizza, figlio dell'uomo, e annuncia allo spirito: Così dice il Signore Dio: Spirito, vieni dai quattro venti e soffia su questi morti, perché rivivano».

Io profetizzai come mi aveva comandato e lo spirito entrò in essi e ritornarono in vita e si alzarono in piedi; erano un esercito grande, sterminato.

Mi disse: «Figlio dell'uomo, queste ossa sono tutta la casa d'Israele. Ecco, essi vanno dicendo: Le nostre ossa sono inaridite, la nostra speranza è svanita, noi siamo perduti.

Perciò profetizza e annuncia loro: Così dice il Signore Dio: Ecco, io apro i vostri sepolcri, vi faccio uscire dalle vostre tombe, o popolo mio, e vi riconduco nella terra d'Israele.

Riconoscerete che io sono il Signore, quando aprirò le vostre tombe e vi farò uscire dai vostri sepolcri, o popolo mio.

Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete; vi farò riposare nella vostra terra. Saprete che io sono il Signore. L'ho detto e lo farò». Oracolo del Signore Dio. Parola di Dio.

Salmo responsoriale

Dal Sal 50 - R. Rinnovami, Signore, con la tua grazia.

Pietà di me, o Dio, nel tuo amore; nella tua grande misericordia cancella la mia iniquità. Lavami tutto dalla mia colpa, dal mio peccato rendimi puro. R.

Tu gradisci la sincerità nel mio intimo, nel segreto del cuore m'insegni la sapienza. Aspergimi con rami d'issòpo e sarò puro; lavami e sarò più bianco della neve. R.

Crea in me, o Dio, un cuore puro, rinnova in me uno spirito saldo. Non scacciarmi dalla tua presenza e non privarmi del tuo santo spirito. R.

Rendimi la gioia della tua salvezza, sostienimi con uno spirito generoso. Signore, apri le mie labbra e la mia bocca proclami la tua lode. R.

Orazione

O Dio, creatore e Padre, infondi in noi il tuo alito di vita: lo Spirito che si librava sugli abissi delle origini torni a spirare nelle nostre menti e nei nostri cuori, come spirerà alla fine dei tempi per ridestare i nostri corpi alla vita senza fine. Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Quarta Lettura: la promessa dello Spirito

Dal libro del profeta Gioele - Gl 3,1-5

Così dice il Signore: «Io effonderò il mio spirito sopra ogni uomo e diverranno profeti i vostri figli e le vostre figlie; i vostri anziani faranno sogni, i vostri giovani avranno visioni.

Anche sopra gli schiavi e sulle schiave in quei giorni effonderò il mio spirito.

Farò prodigi nel cielo e sulla terra, sangue e fuoco e colonne di fumo. Il sole si cambierà in tenebre e la luna in sangue, prima che venga il giorno del Signore, grande e terribile.

Chiunque invocherà il nome del Signore, sarà salvato, poiché sul monte Sion e in Gerusalemme vi sarà la salvezza, come ha detto il Signore, anche per i superstiti che il Signore avrà chiamato». Parola di Dio.

Salmo responsoriale

Dal Sal 103 - R. Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra.

Benedici il Signore, anima mia! Sei tanto grande, Signore, mio Dio! Sei rivestito di maestà e di splendore, avvolto di luce come di un manto. R.

Quante sono le tue opere, Signore! Le hai fatte tutte con saggezza; la terra è piena delle tue creature. Benedici il Signore, anima mia. R.

Tutti da te aspettano che tu dia loro cibo a tempo opportuno. Tu lo provvedi, essi lo raccolgono; apri la tua mano, si saziano di beni. R.

Togli loro il respiro: muoiono, e ritornano nella loro polvere. Mandi il tuo spirito, sono creati, e rinnovi la faccia della terra. R.

Orazione

Ascolta, o Dio, la tua Chiesa unita in concorde preghiera in questa santa veglia a compimento della Pasqua perenne; scenda sempre su di essa il tuo Spirito, perché illumini la mente dei fedeli e tutti i rinati nel Battesimo siano nel mondo testimoni e profeti. Per il nostro Signore Gesù Cristo.

La preghiera della Chiesa per la Pentecoste

La celebrazione della vigilia raccoglie il desiderio di una Chiesa rinnovata dallo Spirito, capace di ascoltare il gemito della creazione, di accogliere ogni persona e di annunciare la libertà che viene da Cristo.

O Dio, che oggi porti a i compimento il mistero pasquale del tuo Figlio, effondi lo Spirito Santo sulla Chiesa, perché sia una Pentecoste vivente fino agli estremi confini della terra, e tutte le genti giungano a credere, ad amare e a sperare.

O Dio, che apri la tua mano e sazi di bene ogni vivente, effondi il tuo Santo Spirito; fa' scaturire fiumi d'acqua viva nella Chiesa, raccolta con Maria in perseverante preghiera, perché quanti ti cercano possano estinguere la sete di verità e di giustizia.

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