Il passo biblico a cui si fa riferimento è Deuteronomio 22:5: «La donna non si metterà un indumento da uomo né l’uomo indosserà una veste da donna; perché chiunque fa tali cose è in abominio al Signore tuo Dio».
Il versetto appartiene a una raccolta di norme del Deuteronomio e, nel suo contesto originario, riguarda il significato sociale e religioso degli abiti, delle categorie e delle pratiche dell’antico Israele. Il testo, però, non specifica che cosa siano precisamente una “veste da donna” e un “indumento da uomo”, né stabilisce una definizione universale dell’abbigliamento maschile e femminile valida per ogni cultura, luogo e periodo storico.
Il testo di Deuteronomio 22:5
La formulazione del versetto varia leggermente secondo la traduzione italiana della Bibbia.
| Traduzione | Testo di Deuteronomio 22:5 |
|---|---|
| C.E.I. | La donna non si metterà un indumento da uomo né l'uomo indosserà una veste da donna; perché chiunque fa tali cose è in abominio al Signore tuo Dio. |
| Nuova Riveduta | La donna non si vestirà da uomo e l'uomo non si vestirà da donna, poiché il SIGNORE, il tuo Dio, detesta chiunque fa tali cose. |
| Nuova Diodati | La donna non indosserà abiti da uomo, né l'uomo indosserà abiti da donna, perché chiunque fa tali cose è in abominio all'Eterno, il tuo DIO. |
| Riveduta 2020 | La donna non si vestirà da uomo, né l'uomo si vestirà da donna; poiché chiunque fa tali cose è in abominio all'Eterno, il tuo Dio. |
| ICL00D | Una donna non si metterà il vestito di un uomo, e neppure un uomo indosserà il vestito di una donna: comportarsi così è una cosa vergognosa per il Signore, vostro Dio. |
| Diodati Bibbia 1885 | LA donna non porti indosso abito d'uomo; l'uomo altresì non vesta roba di donna; perciocchè chiunque fa cotali cose è in abbominio al Signore Iddio tuo. |
La Nuova Riveduta 2006 e la Nuova Riveduta 1994 riportano: «La donna non si vestirà da uomo e l’uomo non si vestirà da donna, poiché il SIGNORE, il tuo Dio, detesta chiunque fa tali cose».
Il contesto immediato del versetto
Deuteronomio 22:5 non compare isolatamente, ma si trova tra diverse disposizioni riguardanti il comportamento quotidiano, la responsabilità verso il prossimo, la cura degli animali, la protezione della vita e la separazione di elementi considerati differenti.
«Se vedi smarriti il bue o la pecora di tuo fratello, tu non farai finta di non averli visti, ma avrai cura di ricondurli da tuo fratello».
«Se il tuo prossimo non abita vicino a te e non lo conosci, raccoglierai l’animale in casa tua e rimarrà da te finché il tuo prossimo non ne faccia ricerca; allora glielo renderai».
«Lo stesso farai del suo asino, lo stesso della sua veste, lo stesso di qualunque altro oggetto che tuo fratello abbia perduto e che tu trovi; tu non farai finta di non averli visti».
«Se vedi l’asino di tuo fratello o il suo bue caduto sulla strada, tu non farai finta di non averli visti, ma dovrai aiutare tuo fratello a rialzarlo».
Subito dopo il versetto sull’abbigliamento, il capitolo prosegue con disposizioni relative alla madre degli uccelli, alla sicurezza delle abitazioni, ai semi, agli animali aggiogati e ai tessuti.
«Quando, cammin facendo, ti avverrà di trovare sopra un albero o per terra un nido d’uccello con dei pulcini o delle uova e la madre che cova i pulcini o le uova, non prenderai la madre con i piccini».
«Avrai cura di lasciar andare la madre, prendendo per te i piccini; e questo, affinché tu sia felice e prolunghi i tuoi giorni».
«Quando edificherai una casa nuova, farai un parapetto intorno al tuo tetto, per non far ricadere sangue sulla tua casa, qualora qualcuno dovesse cadere da lassù».
«Non seminerai nella tua vigna semi di specie diverse; perché altrimenti il prodotto di ciò che avrai seminato e la rendita della vigna saranno cosa consacrata».
«Non lavorerai con un bue ed un asino aggiogati assieme».
«Non porterai vestito di tessuto misto, fatto di lana e di lino».
«Metterai delle frange ai quattro angoli del mantello con cui ti copri».

Che cosa significa «veste da donna» o «indumento da uomo»?
Il testo biblico non offre una descrizione dettagliata dei capi di abbigliamento a cui si riferisce. Non precisa se il divieto riguardi un determinato modello, un colore, una lunghezza, un tessuto, un accessorio o l’uso intenzionale di un abito associato all’altro sesso.
Le risposte a queste domande dipendono dalle persone a cui le rivolgete.
La questione è resa più complessa dal fatto che l’abbigliamento non comunica lo stesso significato in tutte le società. In tutto il mondo l’abbigliamento è parte dell’espressione di genere - dal kilt in Scozia, al huipil dell’America Centrale, al gho del Buthan, alla hijab indossata da molte donne musulmane.
Abbiamo aspettative sul significato di certi tipi di abbigliamento nella nostra cultura e usiamo quel particolare abbigliamento per segnalare cose su noi stessi alle altre persone.
Questa non è un’abilità con cui siamo nati, però, si tratta di qualcosa che gli altri devono insegnarci.
La maggior parte di noi ne ha consapevolezza da giovane.
Negli Stati Uniti gli adulti dicono ai bambini che il rosa è per le femmine e i capelli corti per i maschi.
Quando andiamo alle superiori non sono i nostri genitori ed insegnanti a controllare il modo in cui esprimiamo il nostro genere; anche i nostri coetanei hanno voce in capitolo.
Questi esempi mostrano che il significato attribuito agli abiti dipende dalle convenzioni culturali e sociali. Un capo considerato maschile in una determinata società può avere un significato diverso in un’altra società o in un altro periodo storico.
Abbigliamento ed espressione di genere
Il modo di vestire può essere utilizzato per esprimere il genere, ma il significato dell’abbigliamento non è identico per tutte le persone. Gli osservatori possono interpretare un abito sulla base delle proprie aspettative, senza conoscere l’identità, la storia o le intenzioni di chi lo indossa.
Quando incontrai la donna nel bagno a Disneyland, stava reagendo con stereotipi agli abiti maschili che indossavo, saltando a conclusioni basate su tali osservazioni.
Non era colpa sua - il nostro cervello è fatto per classificare rapidamente le cose - ma è importante notare come rispondiamo alle nostre reazioni istintive.
I nostri pensieri inconsci non contano tanto quanto le nostre azioni susseguenti.
Ma quanto possiamo dire di qualcuno solo dal modo in cui si veste?
La domanda è importante anche per la lettura di Deuteronomio 22:5, perché il versetto viene spesso applicato sulla base di classificazioni contemporanee che il testo biblico non definisce esplicitamente.
Un’esperienza personale legata all’abbigliamento
Mi ricordo la prima volta in cui sono stato fermato davanti a una porta, perché mi trovavo nel bagno sbagliato.
Avevo 11 anni e stavo entrando nel bagno delle donne a Disneyland, sfoggiando il mio berretto blu preferito da baseball - naturalmente al contrario.
Il resto della mia famiglia era andato a fare un giro a cui io non ero particolarmente interessato, quindi ero da solo per lavarmi le mani e fare quello che tutti gli altri fanno nei bagni.
Avevo appena varcato la porta, quando una donna si voltò e mi fissò.
“Ehi, non dovresti essere qui!”, disse con voce acuta e allarmata.
Mi guardai intorno per vedere con chi stava parlando, ma continuava a fissarmi.
Proprio il ragazzino con la maglietta larga, le braccia abbronzate e il taglio a scodella.
“Questo è il bagno delle signore”, mi spiegò, un po’ più calma.
“Lo so!” dissi.
Non sapevo bene come spiegarle che, anche se non mi ero mai sentita una donna, questo era il bagno che la F sul mio certificato di nascita mi suggeriva di usare e quello che avevo sempre usato insieme a mia madre e alle mie sorelle.
Lei continuò a fissarmi come non credesse a quanto le stavo dicendo, e io cominciai a sentirmi stringere lo stomaco.
Mi voltai velocemente e uscii e per il resto della gita non entrai più da solo nel bagno.
In seguito, mi sentii orgoglioso che avesse pensato che io ero un ragazzo e al ricordo mi viene da sorridere.
Ma al momento fui terrorizzato.
Le principali interpretazioni del versetto
Il versetto è Deuteronomio 22:5: “La donna non si vestirà da uomo, né l’uomo si vestirà da donna; chiunque fa tali cose è in abominio all’Eterno, il tuo Dio”.
Ma cosa significa esattamente vestirsi da donna e vestirsi da uomo?
Si riferisce all’abbigliamento in una particolare cultura, luogo o tempo, oppure una regola per chiunque?
Alcuni studiosi della Bibbia pensano che Deuteronomio 22,5 sia stato scritto per gli Ebrei dell’epoca, perché vestirsi con abiti di un altro genere era associato al culto degli dei pagani.
Altri teologi ritengono che questo versetto sia una continuazione delle leggi della Torah di cui abbiamo discusso nel precedente capitolo, dove tutta la vita viene classificata e divisa in diverse categorie che è vietato mischiare.
Il Talmud nel rabbino Eliezer ben Jacob suggerisce che il versetto vesti da uomo sia riferito alle armi per la battaglia e quindi lo scopo originale era quello di evitare che le donne andassero in guerra.
Lo studioso ebreo Rashi nel suo commento a Deuteronomio 22:5 dice che il divieto è contro chiunque si vesta con abiti di un altro genere al fine di travestirsi a scopo di adulterio o qualche altro tipo di immoralità eterosessuale.
È interessante notare che subito dopo Rashi afferma che il versetto si applichi soltanto agli abiti usati in questo modo immorale, invece va bene indossare abiti di un altro genere, purché non vengano usati per sgattaiolare via o per pomiciare con chi non dovresti.
Il rapporto con il culto pagano
Secondo una delle interpretazioni, la norma sarebbe collegata a pratiche religiose dell’ambiente antico. In questa prospettiva, lo scambio degli abiti non sarebbe considerato principalmente una questione estetica, ma un comportamento associato a rituali o culti estranei alla fede d’Israele.
Questa lettura colloca il versetto nel contesto storico e religioso dell’antico Israele, invece di trasformarlo immediatamente in una regola dettagliata per ogni forma di abbigliamento contemporaneo.
Il rapporto con la separazione delle categorie
Un’altra interpretazione collega Deuteronomio 22:5 alle norme vicine sulla mescolanza di elementi differenti.
Nel medesimo capitolo si legge: «Non seminerai nella tua vigna semi di specie diverse».
Si legge inoltre: «Non lavorerai con un bue e un asino aggiogati assieme».
Il testo dice anche: «Non porterai vestito di tessuto misto, fatto di lana e di lino».
Altri teologi ritengono che questo versetto sia una continuazione delle leggi della Torah di cui abbiamo discusso nel precedente capitolo, dove tutta la vita viene classificata e divisa in diverse categorie che è vietato mischiare.
Il riferimento alle armi e alla guerra
Nel Talmud il rabbino Eliezer ben Jacob suggerisce che il versetto vesti da uomo sia riferito alle armi per la battaglia e quindi lo scopo originale era quello di evitare che le donne andassero in guerra.
Secondo questa interpretazione, il riferimento all’abbigliamento maschile potrebbe essere legato non a ogni capo indossato dagli uomini, ma a oggetti o segni esteriori connessi a un ruolo specifico nella società antica.
Il travestimento per inganno o immoralità
Lo studioso ebreo Rashi nel suo commento a Deuteronomio 22:5 dice che il divieto è contro chiunque si vesta con abiti di un altro genere al fine di travestirsi a scopo di adulterio o qualche altro tipo di immoralità eterosessuale.
È interessante notare che subito dopo Rashi afferma che il versetto si applichi soltanto agli abiti usati in questo modo immorale, invece va bene indossare abiti di un altro genere, purché non vengano usati per sgattaiolare via o per pomiciare con chi non dovresti.
La parola «abominio» nel contesto biblico
La formulazione di Deuteronomio 22:5 è severa: il comportamento descritto viene definito «in abominio», «detestato» o «vergognoso», a seconda della traduzione.
Il significato concreto di questa parola deve essere valutato nel contesto in cui compare. Anche se guardiamo altri esempi sull’uso della parola “abominio” in Deuteronomio, troviamo difficilmente regole che ci sembrano importanti, come in Deuteronomio 25:13-16, dove si dice che due persone che portano due tipi di pesi per ingannare economicamente gli altri sono un abominio.
Ma se prendessimo sul serio questa regola, forse saremmo un po’ più duri con chi manipola il mercato azionario!
Il riferimento mostra che nella stessa tradizione biblica il termine può essere applicato anche a comportamenti legati alla disonestà economica e all’ingiustizia verso gli altri.
Deuteronomio 22:5 e la legge mosaica
Indipendentemente dal motivo per cui questo versetto è stato scritto, dobbiamo chiederci se per noi oggi ha ancora importanza.
Molti cristiani pensano di no, citando il fatto che fa parte della legge mosaica che Gesù è venuto ad adempiere.
Inoltre, non prestiamo più attenzione alle leggi dei versetti prima del 22:5 (che ordinano di aiutare l’asino o il bue del nostro vicino se lo vediamo caduto per la strada) oppure i versetti seguenti (che ci comandano di non uccidere mai la madre di un uccello quando prendiamo le sue uova, ma dobbiamo sempre lasciarla andare libera).
Questa osservazione riguarda il modo in cui molte comunità cristiane distinguono tra le norme dell’antica legge d’Israele e gli insegnamenti che considerano direttamente vincolanti per la vita cristiana contemporanea.
Il capitolo contiene infatti numerose prescrizioni che non vengono normalmente applicate in modo letterale nella vita quotidiana moderna.
Culture diverse e significati diversi dell’abbigliamento
Se volessimo prendere sul serio Deuteronomio 22:5 e attenerci scrupolosamente alle sue regole, dovremmo chiederci innanzitutto se in un’era di cristianità globale, in cui diverse culture con idee contrastanti su abbigliamento e genere si riuniscono per diventare una sola chiesa, è possibile esigere che tutte le donne cristiane da Seoul in Corea a S. Paolo del Brasile vestano abiti estivi, o che tutti gli uomini cristiani da Mogadiscio in Somalia a Memphis negli Stati Uniti vestano il kanzu (la veste bianca indossata dagli uomini dell’Africa orientale).
Faremmo spazio alla diversità oppure cercheremmo di omologare ciascuno accettando solo le nostre personali aspettative culturali?
In tutto il mondo l’abbigliamento è parte dell’espressione di genere - dal kilt in Scozia, al huipil dell’America Centrale, al gho del Buthan, alla hijab indossata da molte donne musulmane.
Abbiamo aspettative sul significato di certi tipi di abbigliamento nella nostra cultura e usiamo quel particolare abbigliamento per segnalare cose su noi stessi alle altre persone.

Come leggere il versetto senza estrapolarlo dal contesto
Una lettura responsabile di Deuteronomio 22:5 richiede di considerare almeno tre elementi: il testo, il contesto storico e il significato culturale dell’abbigliamento.
- Il testo: il versetto proibisce alla donna di vestirsi da uomo e all’uomo di vestirsi da donna, usando termini che le traduzioni italiane rendono in modi diversi.
- Il contesto: il versetto è inserito tra norme riguardanti oggetti perduti, animali, nidi, case, semi, animali aggiogati e tessuti.
- La cultura: ciò che viene riconosciuto come “abito da uomo” o “abito da donna” cambia secondo il luogo e il periodo storico.
- L’interpretazione: studiosi e tradizioni diverse hanno collegato la norma al culto pagano, alla separazione delle categorie, alla guerra oppure al travestimento finalizzato all’inganno.
- L’applicazione: non è sufficiente citare il versetto senza stabilire quale interpretazione si stia adottando e come essa venga collegata alla situazione contemporanea.
Quando incontrai la donna nel bagno a Disneyland, stava reagendo con stereotipi agli abiti maschili che indossavo, saltando a conclusioni basate su tali osservazioni.
Non era colpa sua - il nostro cervello è fatto per classificare rapidamente le cose - ma è importante notare come rispondiamo alle nostre reazioni istintive.
I nostri pensieri inconsci non contano tanto quanto le nostre azioni susseguenti.
Il capitolo 22 e le norme matrimoniali
La parte successiva di Deuteronomio 22 passa dalle norme sull’abbigliamento e sulla separazione degli elementi alle disposizioni relative al matrimonio, alla reputazione, all’adulterio e alla violenza sessuale.
«Quando un uomo sposa una donna, entra da lei, e poi la prende in odio, le attribuisce azioni cattive e disonora il suo nome, dicendo: “Ho preso questa donna e, quando mi sono accostato a lei, non l’ho trovata vergine”».
«Allora il padre e la madre della giovane prenderanno le prove della verginità della giovane e le presenteranno davanti agli anziani della città, alla porta».
«Il padre della giovane dirà agli anziani: “Io ho dato mia figlia in moglie a quest’uomo; egli l’ha presa in odio, ed ecco che le attribuisce azioni cattive, dicendo: ‘Non ho trovato vergine tua figlia’. Ora ecco le prove della verginità di mia figlia”, e mostreranno il lenzuolo davanti agli anziani».
«Allora gli anziani di quella città prenderanno il marito e lo castigheranno».
«E, per aver diffamato una vergine d’Israele, lo condanneranno a un’ammenda di cento sicli d’argento, che daranno al padre della giovane».
«Lei rimarrà sua moglie ed egli non potrà mandarla via per tutto il tempo della sua vita».
«Ma se la cosa è vera, se la giovane non è stata trovata vergine, allora si farà uscire quella giovane all’ingresso della casa di suo padre, e la gente della sua città la lapiderà a morte, perché ha commesso un atto infame in Israele, prostituendosi in casa di suo padre».
«Così toglierai via il male di mezzo a te».
Il capitolo tratta anche l’adulterio e distingue tra situazioni diverse, compresa la violenza subita da una fanciulla fidanzata.
«Quando si troverà un uomo coricato con una donna sposata, tutti e due moriranno: l’uomo che si è coricato con la donna, e la donna. Così toglierai via il male di mezzo a Israele».
«Quando una fanciulla vergine è fidanzata e un uomo, trovandola in città, si corica con lei, condurrete tutti e due alla porta di quella città e li lapiderete a morte: la fanciulla perché, essendo in città, non ha gridato, e l’uomo perché ha disonorato la donna del suo prossimo».
«Ma se l’uomo trova per i campi la fanciulla fidanzata e, facendole violenza, si corica con lei, allora morirà soltanto l’uomo che si sarà coricato con lei».
«Non farai niente alla fanciulla; nella fanciulla non c’è colpa degna di morte; si tratta di un caso come quello di un uomo che aggredisce il suo prossimo e lo uccide».
«Perché egli l’ha trovata per i campi; la fanciulla fidanzata ha gridato, ma non c’era nessuno per salvarla».
«Quando un uomo trova una fanciulla vergine che non sia fidanzata, e l’afferra e si corica con lei e sono sorpresi, l’uomo che si è coricato con lei darà al padre della fanciulla cinquanta sicli d’argento e lei sarà sua moglie, perché l’ha disonorata; e non potrà mandarla via per tutto il tempo della sua vita».
Queste disposizioni appartengono al quadro giuridico e sociale dell’antico Israele e non possono essere trasferite automaticamente alle società contemporanee senza considerare il loro contesto storico e la diversa concezione moderna della dignità, della libertà personale, del consenso e della responsabilità penale.
Domande centrali per l’interpretazione contemporanea
Il passo solleva alcune domande fondamentali per chi desidera comprenderlo senza utilizzarlo come una formula isolata.
- Il riferimento riguarda abiti specifici dell’antico Israele o una distinzione generale valida per ogni cultura?
- La norma riguarda l’abbigliamento in sé oppure l’intenzione con cui una persona lo indossa?
- Il testo si riferisce al culto pagano, alla guerra, all’inganno, all’adulterio o alla separazione delle categorie?
- Il significato di un abito può essere stabilito indipendentemente dalla cultura in cui viene indossato?
- È possibile applicare la norma senza imporre a persone di culture diverse le aspettative di una sola società?
- Come si deve distinguere tra una reazione istintiva davanti all’aspetto di una persona e il giudizio morale sulle sue azioni?
Ma cosa significa esattamente vestirsi da donna e vestirsi da uomo?
Si riferisce all’abbigliamento in una particolare cultura, luogo o tempo, oppure una regola per chiunque?
Faremmo spazio alla diversità oppure cercheremmo di omologare ciascuno accettando solo le nostre personali aspettative culturali?
Il significato del passo per la discussione sul genere
Deuteronomio 22:5 è spesso citato nelle discussioni contemporanee sull’abbigliamento, sull’espressione di genere e sulle persone transgender.
L’espressione di genere è stata esaminata anche nei tempi biblici e abbiamo un versetto specifico spesso sfruttato contro le persone che vestono “al di fuori del loro genere”.
Il testo, tuttavia, non contiene i termini moderni con cui oggi si descrivono l’identità di genere, l’espressione di genere o le esperienze transgender.
Per questo motivo, il versetto non può essere interpretato automaticamente come una definizione completa di tutte le questioni contemporanee riguardanti l’identità personale e l’abbigliamento.
Ma quanto possiamo dire di qualcuno solo dal modo in cui si veste?
Questa domanda invita a distinguere tra l’osservazione di un abito, l’interpretazione culturale che gli viene attribuita e la realtà interiore della persona che lo indossa.
Non era colpa sua - il nostro cervello è fatto per classificare rapidamente le cose - ma è importante notare come rispondiamo alle nostre reazioni istintive.
I nostri pensieri inconsci non contano tanto quanto le nostre azioni susseguenti.
Templo Ebenezer Eagle Pass Tx, Deuteronomio 22:5
Le traduzioni italiane a confronto
Le diverse traduzioni conservano il nucleo della frase, ma scelgono parole con sfumature differenti.
- «Non si metterà un indumento da uomo» e «non indosserà una veste da donna» sono le formulazioni della C.E.I.
- «Non si vestirà da uomo» e «non si vestirà da donna» sono le formulazioni della Nuova Riveduta.
- «Non indosserà abiti da uomo» e «non indosserà abiti da donna» sono le formulazioni della Nuova Diodati.
- «Una donna non si metterà il vestito di un uomo» e «un uomo indosserà il vestito di una donna» appartengono alla Traduzione Interconfessionale in Lingua Corrente.
- «La donna non porti indosso abito d'uomo» e «l'uomo altresì non vesta roba di donna» appartengono alla Diodati Bibbia 1885.
Le differenze di formulazione non eliminano la difficoltà principale: il testo non definisce in modo universale quali siano gli abiti appartenenti a ciascun genere.
Il valore del contesto nella lettura biblica
Leggere il versetto nel contesto significa considerare ciò che lo precede e ciò che lo segue, il tipo di norme presenti nel capitolo, le condizioni storiche dell’antico Israele e il significato che gli abiti avevano nella sua società.
Il capitolo comincia con il dovere di non ignorare gli animali o gli oggetti perduti dal prossimo.
«Lo stesso farai del suo asino, della sua veste, di qualunque altro oggetto che il tuo fratello abbia perduto e che tu trovi; tu non fingerai di non averli scorti».
Prosegue con la protezione degli animali e con l’obbligo di lasciare andare la madre degli uccelli.
«Avrai cura di lasciar andare la madre, prendendo per te i piccini; e questo, affinché tu sia felice e prolunghi i tuoi giorni».
Include una norma di sicurezza per chi costruisce una casa.
«Quando costruirai una casa nuova, vi farai un parapetto intorno alla terrazza. Così, se qualcuno cade di lassù, la tua casa non sarà responsabile del suo sangue».
Presenta poi norme contro la mescolanza di specie, animali e tessuti.
«Non seminerai nella tua vigna due specie diverse di semi, altrimenti sia il prodotto della semenza che avrai seminato, sia il frutto della vigna, sarà consacrato».
«Non lavorerai con un bue e un asino aggiogati insieme».
«Non porterai vestito di tessuto misto, fatto di lana e di lino».
La posizione del versetto all’interno di questa sequenza è uno degli elementi utilizzati da chi lo interpreta come parte di un sistema più ampio di distinzioni e separazioni.
Il problema dell’applicazione letterale
Molti cristiani pensano di no, citando il fatto che fa parte della legge mosaica che Gesù è venuto ad adempiere.
Inoltre, non prestiamo più attenzione alle leggi dei versetti prima del 22:5 (che ordinano di aiutare l’asino o il bue del nostro vicino se lo vediamo caduto per la strada) oppure i versetti seguenti (che ci comandano di non uccidere mai la madre di un uccello quando prendiamo le sue uova, ma dobbiamo sempre lasciarla andare libera).
Se una comunità volesse applicare in modo letterale ogni dettaglio di Deuteronomio 22, dovrebbe affrontare anche le norme sugli animali, sui nidi, sui parapetti, sui semi, sugli animali aggiogati, sui tessuti e sulle frange del mantello.
«Metterai delle frange ai quattro angoli del mantello con cui ti copri».
La selezione di un solo versetto, separandolo dalle altre norme dello stesso capitolo, richiede quindi una spiegazione del criterio con cui quel versetto viene considerato ancora applicabile mentre gli altri non vengono applicati nello stesso modo.
Una lettura attenta e non stereotipata
Il passo biblico viene talvolta usato per formulare giudizi immediati sulle persone sulla base dell’aspetto esteriore.
Quando incontrai la donna nel bagno a Disneyland, stava reagendo con stereotipi agli abiti maschili che indossavo, saltando a conclusioni basate su tali osservazioni.
Ma quanto possiamo dire di qualcuno solo dal modo in cui si veste?
Questa domanda non cancella il testo biblico, ma impedisce di confondere una classificazione culturale dell’abbigliamento con una conoscenza completa della persona.
In tutto il mondo l’abbigliamento è parte dell’espressione di genere - dal kilt in Scozia, al huipil dell’America Centrale, al gho del Buthan, alla hijab indossata da molte donne musulmane.
Faremmo spazio alla diversità oppure cercheremmo di omologare ciascuno accettando solo le nostre personali aspettative culturali?
I nostri pensieri inconsci non contano tanto quanto le nostre azioni susseguenti.