Primi missionari scalabriniani: storia e origini della Congregazione di San Carlo

La Congregazione dei Missionari di San Carlo, comunemente chiamati Scalabriniani, fu fondata a Piacenza il 28 novembre 1887 dal vescovo Giovanni Battista Scalabrini, con lo scopo di assistere soprattutto gli italiani emigrati, in particolare quelli diretti nelle Americhe.

La prima missione scalabriniana fu avviata nell’estate del 1888, quando sette sacerdoti e tre fratelli laici furono inviati a New York e in Brasile. Da quella prima esperienza nacque una rete di missioni, parrocchie, scuole e case missionarie destinata ad accompagnare gli emigrati italiani e, successivamente, migranti, rifugiati e persone in mobilità di molte altre nazionalità.

Il contesto storico della fondazione

La Congregazione nacque negli anni della grande emigrazione dall’Italia e dall’Europa verso le Americhe, un fenomeno imponente che coinvolgeva anche la diocesi di Piacenza e molte famiglie italiane.

Il vescovo di Piacenza soffrì di questo fenomeno e, con il desiderio che queste persone mantenessero viva la loro fede e fossero accolte nel modo più dignitoso possibile, nel 1887 fondò la congregazione che porta il suo nome e iniziò a inviare missionari nei luoghi dove si trovavano gli immigrati italiani che avevano dovuto lasciare la loro terra in cerca di una possibilità di futuro.

Durante la sua prima visita pastorale fece una scoperta che divenne per lui una vera sofferenza finché non ne trovò una soluzione: l’emigrazione, fenomeno che aveva coinvolto anche tanti suoi fedeli.

Furono quelli gli anni di massima esplosione del fenomeno migratorio, che colpì la sua diocesi come anche gran parte dell’Italia.

Scalabrini, «per compiere - com’egli stesso si esprime - i suoi doveri episcopali verso tanti infelici» anche al di là dei confini della propria diocesi, si dedicò con zelo instancabile a sensibilizzare e mobilitare a favore degli emigrati le forze religiose, civili e politiche della nazione.

Giovanni Battista Scalabrini, il fondatore

Giovanni Battista Scalabrini nacque a Fino Mornasco, in provincia di Como, nel 1839. Prima fu professore e rettore in seminario, poi parroco in città, fino alla nomina a vescovo di Piacenza.

A Piacenza era arrivato nel febbraio 1876: aveva 36 anni.

Impostò subito il suo programma di pastore: conoscenza minuziosa della realtà delle parrocchie, che visiterà per ben cinque volte nei ventinove anni di episcopato e catechesi, che costituirà l’aspetto qualificante della sua attività pastorale.

Darà vita, infatti, già nel primo anno, alla prima rivista catechistica italiana, Il Catechista Cattolico, che avrà poi una diffusione a livello nazionale e che chiuderà le pubblicazioni nel 1940; scriverà un testo di catechismo, che un vescovo americano non esiterà a definire “scritto da un genio”.

Questo impegno per l’educazione religiosa avrà il suo culmine nel 1889 con l’organizzazione del primo Congresso Catechistico Nazionale.

Non erano anni tranquilli, a livello sociale e politico, quelli di fine Ottocento e Scalabrini non si estraniò dal dibattito allora in corso, in particolare per quanto riguardava la ‘questione romana’, schierandosi decisamente per una conciliazione tra Stato e Chiesa.

La storia lo ricorderà soprattutto per il suo impegno in questo campo ed è anche il titolo con cui San Giovanni Paolo II lo qualificò il giorno della sua beatificazione, il 9 novembre 1997: “Padre e Patrono dei migranti”.

La visione di Scalabrini sull’emigrazione

Scalabrini non considerava l’emigrazione soltanto come una tragedia sociale o una perdita per la patria d’origine. La interpretava come un fenomeno umano complesso, capace di produrre sofferenza, ma anche di favorire incontri, scambi e nuove forme di solidarietà.

Emigrano i semi sulle ali dei venti, emigrano le piante da continente a continente, portate dalle correnti delle acque, emigrano gli uccelli e gli animali e, più di tutti, emigra l’uomo, ora in forma collettiva, ora in forma isolata, ma sempre strumento di quella Provvidenza che presiede agli umani destini e li guida, anche attraverso a catastrofi, verso la meta, che è il perfezionamento dell’uomo sulla terra e la gloria di Dio nei cieli.

Questo ci dice la divina Rivelazione, questo ci insegnano la storia e la biologia moderna, ed è solo attingendo a questa triplice fonte di verità che potremo desumere le leggi regolatrici del fenomeno migratorio e stabilire i precetti di sapienza pratica che lo debbono disciplinare in tutta la sua ricca varietà di forme.

Essi ci dicono, che la emigrazione è un diritto naturale, inalienabile, che è una valvola di sicurezza che stabilisce l’equilibrio tra la ricchezza e la potenza produttiva di un popolo, che è fonte di benessere per chi va e per chi resta, sgravando il suolo di una popolazione soverchia e avvalorando la mano d’opera di chi resta.

Che può essere insomma un bene o un male individuale o nazionale, a seconda del modo e delle condizioni in cui si compie, ma che è quasi sempre un bene umano, poiché apre nuove vie ai commerci, facilita la diffusione dei ritrovati della scienza e delle industrie, fonde e perfeziona le civiltà e allarga il concetto di patria oltre i confini materiali, facendo patria dell’uomo il mondo.

Ma soprattutto perché, a somiglianza dell’antica grandezza dell’impero romano, preparato dal cielo per la più facile e rapida diffusione del Cristianesimo, serve mirabilmente a propagare dovunque la cognizione di Dio e di Gesù Cristo.

Dalla sensibilità pastorale alla fondazione della Congregazione

Per assistere i migranti, passando dalla teoria alla pratica, nel 1887 fondò la "Congregazione dei Missionari per i migranti", oggi chiamati "Scalabriniani" dal nome del loro Fondatore.

La sua opera principale in data 28 novembre 1887 fu la fondazione di una congregazione religiosa missionaria allo scopo «di provvedere all’assistenza specialmente spirituale degli italiani emigrati, massime nelle Americhe».

Alle due Americhe, dove approda in quel tempo la grande massa dei connazionali, pensava lo Scalabrini, mentre all’emigrazione in Europa avrebbe provveduto il suo grande amico, Mons. Geremia Bonomelli, Vescovo di Cremona.

In seguito, quando l’opera bonomelliana venne meno, la Congregazione Scalabriniana si rese presente in gran parte delle nazioni e continenti interessati all’emigrazione italiana, inclusa l’Europa.

Scalabrini aveva già cercato di organizzare anche l’aiuto dei laici, riuscendo, fra tante altre iniziative, a organizzare laici volonterosi nella «Società S. Raffaele», attiva soprattutto nei porti d’imbarco e di sbarco.

La fondazione del 28 novembre 1887

La Congregazione dei Missionari di San Carlo - Scalabriniani - è una comunità internazionale di religiosi, fratelli e sacerdoti, fondata a Piacenza, Italia, il 28 novembre 1887 dal beato Giovanni Battista Scalabrini, vescovo.

Era l’epoca della grande emigrazione dall’Italia e dall’Europa verso le Americhe: un imponente fenomeno di cui Scalabrini seppe cogliere la portata sotto il profilo sia sociale che ecclesiale.

Nel periodo dei primi anni della congregazione cominciò a realizzarsi un progetto nello stesso tempo audace e tempestivo, ma ancora incerto e non bene definito, poiché affrontava una problematica nuova, in un imprevedibile contesto sociale e psicologico.

Il primo biennio 1886-1888 è documentato da una ricca raccolta di testimonianze relative alla vita e all’opera dei primi missionari.

Il primo merito dello Scalabrini fu di avere accolto l’appello con prontezza e generosità; ma non meno apprezzabile fu lo sforzo di abbracciare il problema con tutti i suoi corollari, e di gettare subito le basi per un piano organico, in modo che l’intervento non si limitasse a un palliativo, ma configurasse come cura radicale, per quanta limitata dalla ristrettezza dei mezzi.

I primi missionari scalabriniani nelle Americhe

Nella prima delle missioni scalabriniane, sette sacerdoti e tre fratelli laici della Congregazione furono inviati a New York e in Brasile nell’estate del 1888.

PeriodoAvvenimento
28 novembre 1887Fondazione della Congregazione a Piacenza
Estate 1888Invio dei primi sette sacerdoti e tre fratelli laici a New York e in Brasile
1888-1896Organizzazione interna e prime missioni negli Stati Uniti
1888-1905Avvio e sviluppo delle missioni in Brasile
1969Inizio delle missioni tra immigrati diversi dagli italiani

L’opera si diffuse rapidamente tra le comunità italiane negli Stati Uniti e in Brasile.

In queste comunità sono state fondate chiese, scuole e case missionarie, dove si sono conservati usi e costumi italiani.

Le prime missioni rispondevano quindi a esigenze diverse: accompagnare spiritualmente gli emigrati, sostenerli nella vita quotidiana, difenderne la dignità e offrire luoghi nei quali la lingua, la fede e le tradizioni potessero essere mantenute.

La presenza dei missionari non si limitava alla celebrazione dei sacramenti. Le comunità italiane avevano bisogno di orientamento, istruzione, assistenza sociale e protezione durante un’esperienza migratoria spesso segnata da precarietà e isolamento.

Il nome “Missionari di San Carlo”

I Missionari Scalabriniani sono conosciuti anche come "Missionari di San Carlo", nome scelto in onore di San Carlo Borromeo, considerato uno dei baluardi della Riforma Cattolica in Italia nel XVI secolo.

Il 15 marzo 1892 Scalabrini comunicò ai suoi missionari la scelta del nuovo patrono: «È venuto il momento, o miei cari, di porre definitivamente la Congregazione nostra sotto il patrocinio di un Santo, e (…) si affacciò alla mente più radiosa e più soave che mai la figura del grande S. Carlo».

«Vi onorerete pertanto di chiamarvi d’ora innanzi Missionari di San Carlo. Esempio di quell’impavida costanza, di quella generosa pazienza, di quella ardente carità, di quello zelo illuminato, indefesso, magnanimo, di tutte quelle virtù che formano di un uomo un vero apostolo di Gesù Cristo. Egli ha sete di anime!»

Il nome completo della congregazione è dunque Congregazione dei Missionari di San Carlo Borromeo, mentre il termine “Scalabriniani” richiama direttamente il fondatore e il carisma dedicato ai migranti.

La morte del fondatore e la memoria dei primi anni

Scalabrini morì il 1º giugno 1905 a soli 66 anni.

Era il primo giugno del 1905, festa dell’Ascensione, e le campane del duomo di Piacenza non suonarono quel mattino a festa: pochi istanti prima delle sei era spirato il vescovo.

La malattia che si portava dietro da tempo, e che per pudore aveva tenuta nascosta, si era aggravata durante la visita, durata quasi sei mesi, ai suoi missionari e alle comunità italiane del Brasile.

Era stata una visita pastorale che aveva suscitato entusiasmi indescrivibili: intere giornate a cavallo, quarantamila cresime, incontri ad ogni livello.

Un suo missionario, testimone di quel viaggio, scriverà che il santo vescovo era da considerarsi “apostolo e martire degli italiani emigrati”.

Le parole di Giovanni Paolo II nel giorno della beatificazione ricordano il rapporto tra contemplazione, azione apostolica e servizio ai migranti: profondamente innamorato di Dio e straordinariamente devoto dell’Eucaristia, il Beato Giovanni Battista Scalabrini seppe tradurre la contemplazione di Dio e del suo mistero in una intensa azione apostolica e missionaria, facendosi tutto a tutti per annunciare il Vangelo.

Mons. Scalabrini si propose di lenire le ferite materiali e spirituali di tanti fratelli costretti a vivere lontani dalla loro patria.

Li sostenne nella difesa dei diritti fondamentali della persona umana e li volle aiutare a vivere gli impegni della loro fede cristiana.

Quale autentico "Padre dei migranti", operò per sensibilizzare le comunità ad una accoglienza rispettosa, aperta e solidale.

La prima organizzazione della Congregazione

La storia dei primi anni comprende sia l’organizzazione interna dell’istituto sia l’espansione delle missioni nel Nord America e in Brasile.

Le principali fasi della prima storia della Congregazione sono state ricostruite nella serie dedicata alla sua organizzazione interna, alle missioni negli Stati Uniti e alle missioni in Brasile.

  • Gli inizi della Congregazione: 1886-1888.
  • Organizzazione interna e prime missioni negli Stati Uniti: 1888-1896.
  • Gli inizi delle missioni in Brasile: 1888-1905.
  • Storia interna della Congregazione, missioni nell’America del Nord e missioni in Brasile: 1896-1919.
  • Il primo dopoguerra: 1919-1940.
  • La storia della Congregazione: 1940-1978.

Questa articolazione mostra come l’istituto sia passato rapidamente dalla fondazione locale a una struttura missionaria internazionale.

Il patrimonio storico della Congregazione, costituito dall’opera e dagli scritti del Fondatore nonché dalle testimonianze documentarie relative alla vita e all’opera dei primi missionari, rappresenta una fonte imprescindibile per la vitalità del carisma missionario scalabriniano.

L’evoluzione del carisma dopo il Concilio Vaticano II

Dopo il Concilio Vaticano II, la Congregazione Scalabriniana ha riflettuto sull’evolversi del fenomeno migratorio, ed ha cercato di cogliere in esso i segni dei tempi riscoprendo allo stesso tempo il significato dell’iniziativa storica del suo Beato Fondatore.

Oggi, pertanto, gli Scalabriniani abbracciano la complessa varietà del fenomeno emigratorio, assistendo nei modi più svariati, oltre agli emigrati italiani, anche quelli di lingua portoghese e spagnola, emigrati filippini, haitiani, africani, marittimi, rifugiati, profughi e “desplazados” (sfollati).

Nel 1969, gli Scalabriniani hanno iniziato a svolgere missioni tra immigrati diversi dagli italiani.

La missione originaria, nata per accompagnare gli italiani nelle Americhe, si è così trasformata in una pastorale rivolta alla mobilità umana nel suo insieme.

Identità e missione dei primi Scalabriniani

La Congregazione dei Missionari di San Carlo - Scalabriniani - è una comunità internazionale di religiosi, che segue i migranti di diversa cultura, lingua ed etnia.

Il mondo a cui la Congregazione è chiamata ad annunciare il Lieto Messaggio di Cristo e a comunicare la Carità è quello dei migranti e dei rifugiati, in particolare coloro che per vere necessità esigono una cura pastorale specifica e vivono “più acutamente il dramma delle migrazioni”, come annunciano le Regole di Vita.

È questa l’opzione preferenziale e la missione precipua della Congregazione nella Chiesa e nella Società.

La missione specifica di questi missionari è fornire sostegno spirituale alle persone in difficoltà, migranti e rifugiati, e assisterli nella tutela dei loro diritti civili, politici ed economici e nella loro integrazione sociale nei Paesi di destinazione.

I religiosi scalabriniani - sacerdoti e fratelli - adempiono a questa missione facendosi “migranti con i migranti”, per edificare con essi, mediante la testimonianza della loro vita e della loro comunità, una Chiesa senza frontiere.

La Congregazione dei Missionari Di San Carlo (Scalabriniani) è una comunità apostolica di religiosi inserita nell’attività missionaria, che Cristo continua nella Chiesa per la realizzazione del Piano divino nel mondo e nella storia.

Questo Piano fu rivelato pienamente nel Cristo, inviato dal Padre “a dare la buona novella ai poveri” e a “raccogliere in unità i dispersi figli di Dio”.

Esso si manifesta tuttora negli avvenimenti, nelle richieste e nelle aspirazioni degli uomini.

“Farsi migranti con i migranti”

È questa la missione che la Chiesa ci ha affidato per mezzo del nostro Fondatore, il vescovo di Piacenza, Giovanni Battista Scalabrini (1839-1905): farci migranti con i migranti, per edificare con essi, anche mediante la testimonianza della nostra vita e della nostra comunità, la Chiesa, che nel suo pellegrinaggio terreno si accompagna specialmente alle classi più povere e abbandonate.

Aiutare inoltre gli uomini a scoprire Cristo nei fratelli migranti e a cogliere nelle migrazioni un segno della vocazione eterna dell’uomo.

Tenendo dunque presenti la volontà della Chiesa, le intenzioni del Fondatore e le vicende della nostra Congregazione, confermiamo la scelta preferenziale, fra i destinatari della nostra missione, per i migranti che più acutamente vivono il dramma della migrazione.

La stessa finalità apostolica della nostra missione ci spinge a promuovere la salvezza integrale dell’uomo.

Perciò diamo ai migranti, oltre all’assistenza spirituale, il nostro aiuto umano, sociale e culturale; denunciamo le cause dei mali che li affliggono e lottiamo per eliminarle e per promuovere la loro comunione e partecipazione alla comunità che li accoglie.

In tale compito riteniamo importante la collaborazione con i laici, come fin dall’inizio ci ha insegnato il Fondatore.

La famiglia scalabriniana

La "famiglia scalabriniana" è composta da tre rami: da una parte i Fratelli Missionari di San Carlo e le Suore Missionarie di San Carlo, dall'altra le Suore Missionarie Secolari, donne laiche consacrate che, ispirandosi agli insegnamenti di Giovanni Battista Scalabrini, hanno seguito l'esempio e le orme dei missionari scalabriniani.

Dal carisma dello Scalabrini per l’assistenza ai migranti sono nate anche due Congregazioni femminili.

Il Santo Giovanni Battista Scalabrini fu Fondatore di due congregazioni religiose, i Missionari e le Missionarie di San Carlo, e di un’Associazione laicale, la San Raffaele.

Al suo carisma più tardi si ispirerà un gruppo di giovani donne per dar vita, nel 1964, ad un Istituto secolare.

La passione per l’assistenza ai migranti ha coinvolto anche un gruppo di collaboratori laici che affiancano i missionari.

Le opere dei missionari

L’aiuto che viene dato oggi in tutto il mondo è di vario tipo: sanitario, familiare, sociale, economico.

I missionari scalabriniani "diventano immigrati con gli immigrati".

È, infatti, ciò che è proprio del loro carisma: è il loro modo di portare Dio agli altri e di "vedere" Dio negli altri.

Gli Scalabriniani servono i migranti in ambito spirituale, morale e sociale con centri di ascolto e di accoglienza per migranti e rifugiati, case per i marinai (“Stella Maris”) nei porti, villaggi per migranti anziani, orfanotrofi, centri di studio e di ricerca, diffusione di giornali e programmi radiotelevisivi, produzione musicale ispirata alla mobilità umana, conduzione di case di formazione per religiosi e laici.

La loro attività comprende inoltre la presenza in organismi ecclesiali diocesani o nazionali per la pastorale delle migrazioni, azioni di sensibilizzazione e di lobbying “in sinergia” con le Organizzazioni Non Governative, predicazione di missioni volanti, partenariati con Movimenti ecclesiali, insegnamento di teologia e di pastorale della Mobilità Umana, animazione di parrocchie multiculturali e di missioni per i migranti.

Queste ultime impegnano la maggioranza dei missionari.

Così, i missionari di questa congregazione si recano nei porti, nelle navi, negli aeroporti, ecc. per aiutare e accompagnare tante persone che arrivano in cerca di un futuro migliore.

Ma non si limitano a una prima accoglienza, li aiutano anche nei Paesi di destinazione e forniscono loro le basi nelle loro case, negli orfanotrofi, nelle piccole località per immigrati anziani, ecc.

Una Chiesa di frontiera

La missione scalabriniana è stata descritta come una presenza di frontiera, perché si svolge nei luoghi in cui le persone migranti arrivano, transitano, lavorano o cercano protezione.

Visto con gli occhi del presente, Mons. Scalabrini è stato un uomo in anticipo sui tempi, avendo visto, con uno sguardo di madre, una realtà che esiste ancora oggi e a cui non sempre viene data la giusta attenzione.

In questo modo, la "Chiesa in movimento" di cui parla spesso Papa Francesco, per i missionari scalabriniani potrebbe essere chiamata piuttosto "Chiesa di frontiera", perché è lì che svolgono la maggior parte del loro lavoro.

Presenti in numerosi Paesi del mondo, gli Scalabriniani cercano di "far sentire a casa propria chi ha dovuto lasciare il proprio Paese d'origine e ricominciare da zero, spesso con i soli vestiti che ha addosso".

La pastorale scalabriniana s’inserisce in quella della Chiesa locale: alle sue direttive adegua le proprie scelte e i propri metodi di azione, in modo che la pastorale dei migranti diventi progetto della stessa Chiesa locale.

Tale inserimento, attuato nel rispetto della propria identità apostolica, impegna a sensibilizzare il clero e i laici sul valore e sulle esigenze dei migranti.

La dimensione internazionale della Congregazione

La Congregazione dei Missionari di San Carlo - Scalabriniani - è una comunità internazionale di religiosi, fratelli e sacerdoti, che segue i migranti in diversi continenti.

Da oltre 50 anni la congregazione è internazionale sia nei suoi destinatari sia nei suoi componenti.

Oggi i missionari sono circa 700, di circa 40 nazionalità diverse e operano in 34 paesi.

In Europa e in Africa, unite in un’unica Regione scalabriniana, si contano oggi 150 missionari presenti in 29 città di 10 nazioni, tutti impegnati in una variegata gamma di servizi sociali e religiosi offerti a migranti, rifugiati, richiedenti asilo e marinai di diverse nazionalità e confessioni religiose.

L’azione di missionari, religiosi e sacerdoti è coadiuvata da circa 600 operatori laici che, a tempo pieno o a tempo parziale, partecipano alle varie attività di assistenza.

La Congregazione ha esteso la propria missione ad altri continenti, nazionalità e soggetti della mobilità umana.

Studio, formazione e ricerca sulle migrazioni

Per comprendere meglio i fenomeni della mobilità umana, i missionari scalabriniani dispongono di centri studio sulle migrazioni.

Tali centri curano in particolare la documentazione, attraverso la costituzione e il funzionamento di biblioteche specializzate.

La Congregazione scalabriniana opera, inoltre, a livello di ricerca scientifica e di informazione con Centri di Studio nelle grandi metropoli del mondo, fra i quali il Centro Studi Emigrazione di Roma.

Per mezzo di tali Centri vengono pubblicate riviste specializzate nel campo emigratorio nelle principali lingue contemporanee.

Per garantire una formazione professionale e specializzata dei suoi operatori religiosi e laici, la congregazione ha fondato a Roma lo Scalabrini International Migration Institute, un istituto internazionale di studio, ricerca e formazione il cui fine è la promozione di ricerca e formazione nel campo della teologia della mobilità umana.

Fondato nel 2000, il SIMI ha offerto un programma di Licenza e Dottorato in Teologia pastorale della mobilità Umana che dal 2019 è parte integrante della Facoltà di Teologia della Pontificia Università Urbaniana.

Nel campo vocazionale e seminaristico, la Congregazione Scalabriniana gestisce 5 sistemi completi di formazione che culminano con 5 Istituti teologici: Roma, Chicago, Manila, Sao Paulo e Buenos Aires.

L’Istituto Storico Scalabriniano

Il patrimonio storico della Congregazione comprende l’opera e gli scritti del Fondatore, oltre alle testimonianze documentarie relative alla vita e all’opera dei primi missionari.

L’ambito di competenza dell’Istituto Storico, che opera in stretta collaborazione e sinergia con l’Archivio generale, comprende lo studio e la pubblicazione dei testi del Fondatore, opportunamente collocati nel momento storico considerato, e la vita della Congregazione, nelle vicende che ne hanno segnato l’origine e i primi sviluppi.

All’attivo dell’Istituto Storico si possono contare numerose pubblicazioni.

Tra queste rientrano la biografia Giovanni Battista Scalabrini di padre Mario Francesconi, postulatore della causa di beatificazione del Fondatore, e l’edizione delle Lettere pastorali a cura di padre Ottaviano Sartori.

A padre Perotti si deve un notevole impulso all’Istituto mediante un intenso lavoro di ricognizione documentaria dei primi anni della congregazione, confluito in quattro volumi che ne tracciano una prima storia.

Dopo una pausa quasi decennale, i lavori dell’Istituto Storico Scalabriniano sono ripresi nel giugno 2019.

La linea dei superiori generali

La successione dei superiori generali permette di seguire lo sviluppo istituzionale della Congregazione dalla fondazione alla sua fase contemporanea.

  1. Mons. Giovanni Battista Scalabrini, fondatore della Congregazione e primo superiore generale: 1887-1905.
  2. P. Domenico Vicentini, secondo superiore generale: 1905-1919.
  3. P. Pacifico Chenuil, terzo superiore generale: 1919-1923.
  4. Card. Gaetano De Lai, quarto superiore generale: 1924-1928.
  5. Card. Carlo Perosi, quinto superiore generale: 1928-1930.
  6. Card. Raffaello Rossi, sesto superiore generale: 1930-1948.
  7. Card. Adeodato Piazza, settimo superiore generale: 1948-1951.
  8. P. Francesco Prevedello, ottavo superiore generale: 1951-1957.
  9. P. Raffaele Larcher, nono superiore generale: 1957-1963.
  10. P. Giulivo Tessarolo, decimo superiore generale: 1963-1969.
  11. P. Renato Bolzoni, undicesimo superiore generale: 1969-1974.
  12. P. Giovanni Simonetto, dodicesimo superiore generale: 1974-1980.
  13. P. Sisto Caccia, tredicesimo superiore generale: 1980-1992.
  14. P. Luigi Valentino Favero, quattordicesimo superiore generale: 1992-2000.
  15. P. Isaia Birollo, quindicesimo superiore generale: 2001-2007.
  16. P. Sergio Olivo Geremia, sedicesimo superiore generale: 2007-2012.
  17. P. Alessandro Gazzola, diciassettesimo superiore generale: 2012-2018.
  18. P. Leonir Mario Chiarello, diciottesimo superiore generale: dal 2018.

Beatificazione e canonizzazione di Scalabrini

Il vescovo Scalabrini, proclamato beato da Papa Giovanni Paolo II nel 1997 e santo da Papa Francesco nel 2022, è stato definito "Apostolo e Padre dei Migranti" e presentato come loro protettore.

Il 27 agosto 2022 papa Francesco, nel corso del concistoro, annuncia la data della canonizzazione del beato Giovanni Battista Scalabrini, che viene poi celebrata in piazza San Pietro il 9 ottobre 2022.

Il 9 ottobre 2022 papa Francesco nell’omelia tenuta in piazza San Pietro in occasione della canonizzazione di Mons. Scalabrini ha detto: "Il Vescovo Scalabrini affermava che nel comune camminare di coloro che emigrano non bisogna vedere solo problemi, ma anche un disegno della Provvidenza."

Scalabrini guardava oltre, guardava avanti, verso un mondo e una Chiesa senza barriere, senza stranieri.

La sua eredità più attuale, quella che fa di lui un profeta del mondo nuovo, si riassume nella visione che aveva di un’umanità unificata attraverso le migrazioni: “mentre le razze si mescolano, si estendono e si confondono, si va maturando l’unione in Dio di tutti gli uomini”.

Questa sua grandiosa visione dovrebbe spronare tutti, specie i cattolici, ad aprire la propria mente e il proprio cuore all’accoglienza della diversità di razze, lingue e culture come mezzo più opportuno per assecondare il disegno di Dio che vuole l’unità, non l’uniformità, tra tutti i suoi figli.

Giovanni Battista Scalabrini ritratto storico

Etg - Giovanni Battista Scalabrini è santo

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