La comunità parrocchiale di Santa Maria Nascente di Morimondo accoglie il suo nuovo pastore don Mario Zaninelli. L’ingresso del nuovo parroco è accompagnato da una serie di celebrazioni e momenti ufficiali che coinvolgono la comunità parrocchiale, le autorità civili e il territorio.
Venerdì 13 ottobre alle ore 20:30 è prevista la processione a conclusione del Centenario delle apparizioni di Fatima, seguita dalla celebrazione Eucaristica. Sabato 14 ottobre alle ore 17:45 si terrà invece l’accoglienza da parte delle Autorità civili del Parroco, all’ingresso del paese, presso l’arco di via Roma.

Il programma dell’ingresso parrocchiale
Accompagnato dal Corpo Musicale di Cisliano, il Parroco e i fedeli si recheranno all’ingresso dell’Abbazia. A seguire si svolgerà la Celebrazione Eucaristica alla presenza del Vicario Episcopale Mons. Michele Elli.
Avvisiamo i visitatori che nella giornata di sabato 14 ottobre la visita guidata prevista per le 15:30 è annullata.
| Giorno | Orario | Appuntamento |
|---|---|---|
| Venerdì 13 ottobre | 20:30 | Processione a conclusione del Centenario delle apparizioni di Fatima e celebrazione Eucaristica |
| Sabato 14 ottobre | 17:45 | Accoglienza del Parroco da parte delle Autorità civili all’arco di via Roma |
| Sabato 14 ottobre | A seguire | Trasferimento all’ingresso dell’Abbazia e Celebrazione Eucaristica alla presenza del Vicario Episcopale Mons. Michele Elli |
La parrocchia di Santa Maria Nascente e il territorio
Siamo una piccola comunità di poco più di 900 abitanti, una realtà di dimensioni molto più ridotte rispetto alle altre parrocchie, ma abbiamo una storia molto lunga: basti pensare agli anniversari che celebriamo quest’anno. Il nostro è un territorio agricolo, ricco di storia e di spiritualità.
La presenza di sacerdoti in un così piccolo centro tende a mantenere vivo lo scopo di questo luogo fondato da un gruppo di monaci francesi nel 1134: realizzare un posto di incontro tra Dio e l’uomo.
La parrocchia di Santa Maria Nascente, dopo la breve presenza di don Mario Zaninelli, è dal settembre 2019 affidata a don Giancarlo Sala. Arriva un nuovo sacerdote destinato a dare una mano al parroco don Giancarlo Sala nell’amministrare le tre parrocchie affidate alla sua cura.
Si tratta di don Marco Mindrone, che per disposizione di Delpini è stato destinato al ruolo di vicario in tutte e tre le parrocchie di cui finora si occupava da solo don Sala: la “Santa Maria Nascente” in Morimondo, la “San Giorgio” della frazione di Fallavecchia, e la “San Siro” di Ozzero.
A dare l’annuncio dell’arrivo di un sacerdote in più per i parrocchiani di Morimondo e di Ozzero è stato monsignor Michele Elli, il vicario episcopale della Sesta Zona in cui appunto rientrano i due paesi. Don Marco risiede a Morimondo dove, come ha sottolineato monsignor Elli, “considerato il suo gusto culturale, potrà collaborare alla valorizzazione e al rilancio dell’abbazia stessa”.
La storia dell’abbazia di Morimondo
Il Monastero di Morimondo, nome che significa “morire al mondo”, cioè “vivere da risorti”, venne fondato nel 1134 a Coronate, località ancora esistente a circa un chilometro dall’abbazia, dai monaci provenienti dal monastero cistercense di Morimond in Francia.
Insieme all’abate Gualchezio (Gualguerius) arrivarono Gualtiero, Ottone, Algisio, Guarnerio, Arnoldo, Enrico, Frogerio, Pietro, Bertramo, Petrus Niger e altri monaci di cui non conosciamo il nome. Nel 1136 essi si trasferirono in località “Campo Falcherio”, l’attuale sede.
In poco tempo il monastero acquistò importanza e accolse numerose vocazioni provenienti da tutte le classi sociali; addirittura prima della costruzione della chiesa, i monaci morimondesi fondarono altre due comunità: nel 1143 Acquafredda (Como) e nel 1169 Casalvolone (Novara).
Un segno notevole ed eloquente della ricchezza di vocazioni é testimoniato dalla fiorente attività dello scriptorium. Anche dal punto di vista agricolo ci fu una notevole espansione con gran numero di grange, oratori e mulini dislocati su un territorio di circa 3.200 ettari nel XIII secolo, di cui due terzi erano campi coltivati e un terzo boschi.

Le guerre e la costruzione della chiesa abbaziale
Purtroppo la laboriosità e la pax monastica furono disturbate dagli eventi bellici del tempo. L’abbazia, infatti, era stata fondata al confine tra Pavia e Milano, città che continuamente si contendevano il dominio politico e militare con saccheggi e sconfinamenti al di qua e al di là del Ticino.
Con la venuta di Federico Barbarossa in Italia, Morimondo venne sconvolta con un primo saccheggio da parte delle truppe tedesche nel 1161. La costruzione della chiesa abbaziale, ostacolata anche da una disputa di giurisdizione ecclesiastica con la vicina pieve di Casorate Primo, potè iniziare solo nel 1182.
Nel 1237 i lavori furono interrotti da un terribile saccheggio avvenuto nella notte del 3 dicembre a opera delle truppe pavesi, che devastarono il cenobio e uccisero molti monaci.
Il monastero contava 50 monaci coristi (monaci sacerdoti che lavoravano nello scriptoriumi) e 200 conversi (fratelli laici dediti alla gestione delle attività produttive del monastero e ai rapporti con l’esterno).
Da allora la comunità non si rialzò più e il termine dei lavori dell’abbazia si ebbe solo nel 1296. Il tredicesimo secolo, col sorgere dei nuovi ordini mendicanti, portò a Morimondo, come in tutto l’ordine dei Cistercensi, un calo delle vocazioni monastiche.
La rinascita spirituale tra Quattrocento e Cinquecento
Nel 1450 Morimondo divenne commenda e il suo primo abate commendatario fu il cardinale Giovanni Visconti, arcivescovo di Milano, seguito dal cardinale Branda Castiglioni, noto umanista; ma provvidenzialmente Morimondo ebbe la sua rinascita spirituale grazie al figlio di Lorenzo il Magnifico, il cardinale Giovanni de’ Medici (commendatario dal 1487 al 1501), futuro papa Leone X (1513-1521).
Egli si adoperò a inviare a Morimondo sei monaci cistercensi provenienti dall’abbazia di Settimo Fiorentino per riportare la regolarità della vita monastica.
Segno di questa ripresa sono le opere di arte e di devozione, commissionate dai monaci di Settimo Fiorentino, come la ricostruzione del chiostro intorno al 1480, il rifacimento del portale della sacrestia, l’affresco della “Madonna col Bambino” attribuito al Luini del 1515 e infine il coro ligneo del 1522.
Nel 1564 San Carlo Borromeo, per aiutare economicamente l’Ospedale Maggiore di Milano, spogliò l’abbazia di Morimondo dei propri terreni; contemporaneamente la eresse a parrocchia, dandole il titolo di Santa Maria Nascente.
Dalla soppressione degli ordini monastici alla presenza degli Oblati
Il Seicento vide nell’abate Antonio Libanorio (1648-1652) l’apice di una nuova ripresa della comunità monastica. Nel Settecento vennero edificati i palazzi che s’innalzano sopra i lati ovest e nord del chiostro.
Il 31 maggio 1798, a seguito della rivoluzione francese, fu decretata la soppressione di tutti gli ordini monastici e quindi anche della comunità cistercense di Morimondo.
Il monastero, venduto all’asta il 28 settembre 1805, venne frazionato in unità immobiliari destinate alla popolazione rurale. Dal 1805 al 1950 la vita religiosa venne animata da sacerdoti ambrosiani.
Nel 1941 l’arcivescovo di Milano, il beato cardinale Ildefonso Schuster, in visita pastorale all’abbazia, constatatone lo stato di abbandono, volle riportare nel cenobio la vita religiosa.
Prima vennero contattati i Trappisti delle Tre Fontane a Roma e in seguito, nel 1950, la Congregazione degli Oblati di Maria Vergine si stabilì nel monastero.
La tutela del complesso monastico
Nella storia dell’abbazia di Morimondo Angelo Comolli ebbe il merito, nel 1917, di acquistare il chiostro e gli ambienti circostanti unificandone la proprietà, di provvedere personalmente a importanti interventi manutentivi per evitare il totale degrado e di adattare a suo studio molti degli ambienti fino ad allora male utilizzati, salvandoli da uno stato di totale abbandono.
Il 30 dicembre 1982 il Comune di Morimondo acquistò il cenobio monastico dagli eredi di Angelo Comolli.
Artefici di questa iniziativa, che ha permesso la successiva valorizzazione del complesso monastico, sono stati l’allora sindaco, Maurizio Spelta, e le amministrazioni comunali che si sono succedute e che hanno curato le opere di restauro del cenobio condotte da Alessandro Rondena e Giovanni Carminati e concluse nel 2008.
La cura pastorale e la valorizzazione culturale
Nel 1991 il cardinale Carlo Maria Martini affidò alla Congregazione dei Servi del Cuore Immacolato di Maria la cura pastorale della parrocchia con un nuovo invito a rilanciare l’abbazia di Morimondo come centro di spiritualità e di iniziative pastorali.
Con la costituzione della Fondazione Abbatia Sancte Marie de Morimundo, nel 1993 si assistette a un rilancio di Morimondo con la valorizzazione del patrimonio spirituale e culturale dell’abbazia e del monachesimo di Cîteaux in generale.
Nel 1993 è nata la Fondazione culturale “Abbazia di Moribondo” e grazie ai restauri l’abbazia è stata riconosciuta museo dalla Regione Lombardia e nel 2013 siamo stati inseriti nella strada delle abbazie.
Così sono iniziate una serie di attività collaterali: visite guidate al complesso monastico, concerti, mostre, iniziative e incontri dedicati alla vita dei monaci, corsi, laboratori ed eventi che coinvolgono la comunità locale e attirano un gran numero di pellegrini, con importanti ricadute didattiche e pedagogiche.
Visita all'Abbazia di Morimondo
La restituzione dell’unità originaria del complesso
Il 18 novembre 2021 ha segnato, in ordine di tempo, un nuovo e significativo passaggio con ricadute positive per la gestione del complesso monastico; in tale data, infatti, dopo oltre duecento anni, il Comune di Morimondo, su iniziativa del sindaco Marco Marelli e della sua amministrazione, ha ottenuto dall’Agenzia del Demanio il trasferimento di proprietà all’amministrazione comunale di tutti i beni - chiesa abbaziale, sala capitolare, lato nord del chiostro e ambienti soprastanti - che erano stati incamerati dallo Stato a seguito dell’attuazione delle soppressioni napoleoniche, ufficializzate per i beni di Morimondo con atto notarile del 9 luglio 1805.
Dopo secoli, tutto il complesso monastico ritrova così la sua unità originaria e torna ad appartenere alla comunità di Morimondo.
Le piccole aperture conferiscono al grande timpano un aspetto geometricamente marcato e permettono alla luce di filtrare dando vita a una composizione armonica di colori primari.
La vita della comunità parrocchiale
Tra le iniziative che abbiamo organizzato, per esempio, ce n’è stata una dedicata al tema “Famiglia monastica - comunità familiare”, con cui si è cercato di fare un parallelo tra la vita monastica e la famiglia, sottolineando gli aspetti di comunione e l’importanza di essere una cosa sola.
I ragazzi partecipano molto alla vita parrocchiale? Sì, prevalentemente all’oratorio e alla catechesi. Siamo una realtà piccola.
Alle attività dell’oratorio partecipano circa 55 ragazzi: quello estivo in particolare è un momento molto bello e intenso di contatto con bambini e adolescenti.
Organizziamo diversi incontri con le mamme, con le nonne, momenti di preghiera a fine giornata. La nostra realtà è piccola e così non mancano le occasioni di contatto e anche il rapporto è molto più immediato che altrove.
La presenza sociale e il rapporto con il territorio
La crisi economica si è sentita molto da voi? È difficile dare dati precisi. Non abbiamo grandi strutture come la Caritas o gruppi missionari che danno aiuto a chi ha bisogno.
La crisi si vede e si sente dalle scelte delle famiglie. Non ci sono situazioni molto drammatiche: facciamo interventi precisi a livello parrocchiale e negli ultimi due o tre anni è raddoppiato il numero di coloro che hanno avuto bisogno di interventi particolari.
Il problema più grande è quello di aiutare le persone a reintegrarsi nel mondo del lavoro.
Ci sono molti immigrati? Come percentuale siamo intorno al 5%, 40/50 persone su circa 1.200 abitanti.
Le nazionalità più presenti sono quella rumena e quella egiziana: questi ultimi in particolare lavorano come mungitori nelle cascine. Ci sono poi alcune famiglie di sudamericani e di russi: sono comunque persone ben inserite nella comunità e che hanno un lavoro.
Nel nostro territorio c’è anche una comunità di suore indiane.
Orari di apertura dell’abbazia
| Giorno | Orario |
|---|---|
| Lunedì | 8:30 AM-6:30 PM |
| Martedì | 8:30 AM-6:30 PM |
| Mercoledì | 8:30 AM-6:30 PM |
| Giovedì | 8:30 AM-6:30 PM |
| Venerdì | 8:30 AM-6:30 PM |
| Sabato | 8:30 AM-6:30 PM |
| Domenica | 8:30 AM-6:30 PM |