La Novena di Natale a Capizzi pone al centro la narrazione dell’Annunciazione come brano guida per i nove giorni che precedono il Natale. Il racconto lucano si presta ad essere meditato offrendo vari spunti, in particolare la dimensione mariologica: Maria è la donna della fede che acconsente al progetto di Dio e si fa modello di coloro che credono.
Maria è anche la Madre e la Donna maestra nell’attesa fiduciosa che si realizzino le parole del Signore e, pertanto, si fa guida affidabile nel cammino della Chiesa in preparazione al Natale. L’omelia quotidiana potrà richiamare di volta in volta la fede della giovane donna di Nazaret, la benedizione divina nei suoi confronti, la fedeltà di Dio alle promesse e la collaborazione dell’uomo al progetto salvifico.
Ad accompagnare il testo evangelico vengono proposti alcuni brani dell’enciclica del beato Giovanni Paolo II Redemptoris Mater, che aiutano a cogliere il legame profondo tra Maria e la Chiesa nella prospettiva della fede. Lo schema naturalmente può essere adattato secondo le esigenze delle effettive assemblee di preghiera.
Come si svolge la Novena di Natale
Si dovrà curare il canto e lo spazio, collocando dignitosamente un’immagine della Vergine Maria. Il brano evangelico può essere proclamato con le stesse modalità seguite per il racconto della Passione, affidando le parti a tre lettori distinti.
Canto d’inizio
Si può scegliere un canto di Avvento tra quelli che meglio si adattano a questa seconda parte di questo tempo.
Saluto
C. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
A. Amen.
C. Fratelli e sorelle, Dio Padre, che con il consenso di Maria di Nazaret ha portato a compimento il disegno di salvezza, sia con tutti voi.
A. E con il tuo spirito.
Introduzione e orazione
C. Preghiamo.
Infondi nel nostro spirito la tua grazia, o Padre, tu che all’annunzio dell’angelo ci hai rivelato l’incarnazione del tuo Figlio, per la sua passione e la sua croce guidaci alla gloria della risurrezione. Per Cristo nostro Signore.
A. Amen.
Il brano evangelico della Novena
Canto al Vangelo
Alleluia. Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te. Eccomi, sono la serva del Signore. Alleluia, alleluia.
Vangelo secondo Luca 1,26-38
In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria.
Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo.
L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra.
Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.
Parola del Signore.
I nove giorni della Novena
Primo giorno: Maria nella “notte” dell’attesa dell’umanità
È un fatto che, mentre si avvicinava definitivamente la «pienezza del tempo», cioè l’avvento salvifico dell’Emanuele, colei che dall’eternità era destinata ad esser sua madre esisteva già sulla terra. Questo suo «precedere» la venuta di Cristo trova ogni anno un riflesso nella liturgia dell’Avvento.
Se dunque gli anni che ci avvicinano alla conclusione del secondo Millennio dopo Cristo e all’inizio del terzo, vengono rapportati a quell’antica attesa storica del Salvatore, diventa pienamente comprensibile che in questo periodo desideriamo rivolgerci in modo speciale a colei, che nella «notte» dell’attesa dell’Avvento cominciò a splendere come una vera «stella del mattino».
Infatti, come questa stella insieme con l’«aurora» precede il sorgere del sole, cosi Maria fin dalla sua concezione immacolata ha preceduto la venuta del Salvatore, il sorgere del «sole di giustizia» nella storia del genere umano.
La sua presenza in mezzo a Israele - così discreta da passare quasi inosservata agli occhi dei contemporanei - splendeva ben palese davanti all’Eterno, il quale aveva associato questa nascosta «figlia di Sion» al piano salvifico comprendente tutta la storia dell’umanità.
Secondo giorno: Maria nel mistero del Verbo incarnato
A tanto ci prepara il Concilio Vaticano II, presentando nel suo magistero la Madre di Dio nel mistero di Cristo e della Chiesa. Se infatti è vero che «solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo» - come proclama lo stesso Concilio -, bisogna applicare tale principio in modo particolarissimo a quella eccezionale «figlia della stirpe umana», a quella «donna» straordinaria che divenne Madre di Cristo.
Solo nel mistero di Cristo si chiarisce pienamente il suo mistero. Così, del resto, sin dall’inizio ha cercato di leggerlo la Chiesa: il mistero dell’incarnazione le ha permesso di penetrare e di chiarire sempre meglio il mistero della Madre del Verbo incarnato.
In questo approfondimento ebbe un’importanza decisiva il Concilio di Efeso, durante il quale, con grande gioia dei cristiani, la verità sulla divina maternità di Maria fu confermata solennemente come verità di fede della Chiesa.
Terzo giorno: Maria nella peregrinazione della fede del popolo di Dio
Nelle presenti riflessioni, tuttavia, mi riferisco soprattutto a quella «peregrinazione della fede», nella quale «la Beata Vergine avanzò», serbando fedelmente la sua unione con Cristo. In questo modo quel duplice legame, che unisce la Madre di Dio al Cristo e alla Chiesa, acquista un significato storico.
Né si tratta soltanto della storia della Vergine Madre, del suo personale itinerario di fede e della «parte migliore», che ella ha nel mistero della salvezza, ma anche della storia di tutto il popolo di Dio, di tutti coloro che prendono parte alla stessa peregrinazione della fede.
Questo esprime il Concilio constatando in un altro passo che Maria «ha preceduto», diventando «figura della Chiesa nell’ordine della fede, della carità e della perfetta unione con Cristo».
Questo suo «precedere» come figura, o modello, si riferisce allo stesso mistero intimo della Chiesa, la quale adempie la propria missione salvifica unendo in sé - come Maria - le qualità di madre e di vergine.
Quarto giorno: Maria obbediente nella fede
Nell’annunciazione Maria si è abbandonata a Dio completamente, manifestando «l’obbedienza della fede» a colui che le parlava mediante il suo messaggero e prestando «il pieno ossequio dell’intelletto e della volontà».
Ha risposto, dunque, con tutto il suo «io» umano, femminile, ed in tale risposta di fede erano contenute una perfetta cooperazione con «la grazia di Dio che previene e soccorre» ed una perfetta disponibilità all’azione dello Spirito Santo, il quale «perfeziona continuamente la fede mediante i suoi doni».
La parola del Dio vivo, annunciata a Maria dall’angelo, si riferiva a lei stessa: «Ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce».
Accogliendo questo annuncio, Maria sarebbe diventata la «Madre del Signore» ed in lei si sarebbe compiuto il divino mistero dell’incarnazione: «Volle il Padre delle misericordie che l’accettazione della predestinata madre precedesse l’incarnazione».
E Maria dà questo consenso, dopo aver udito tutte le parole del messaggero. Dice: «Eccomi, sono la serva del Signore; avvenga di me quello che hai detto». Questo fiat di Maria - «avvenga di me» - ha deciso dal lato umano il compimento del mistero divino.
Quinto giorno: Maria docile alla parola di Dio
Come Abramo, il patriarca del popolo di Dio, così anche Maria, lungo il cammino del suo fiat filiale e materno, «ebbe fede sperando contro ogni speranza».
Specialmente lungo alcune tappe di questa via la benedizione concessa a «colei che ha creduto», si rivelerà con particolare evidenza. Credere vuol dire «abbandonarsi» alla verità stessa della parola del Dio vivo, sapendo e riconoscendo umilmente «quanto sono imperscrutabili i suoi giudizi e inaccessibili le sue vie».
Maria, che per l’eterna volontà dell’Altissimo si è trovata, si può dire, al centro stesso di quelle «inaccessibili vie» e di quegli «imperscrutabili giudizi» di Dio, vi si conforma nella penombra della fede, accettando pienamente e con cuore aperto tutto ciò che è disposto nel disegno divino.
Sesto giorno: Maria donata totalmente a Dio
Si può dire che questo suo consenso alla maternità sia soprattutto frutto della totale donazione a Dio nella verginità. Maria ha accettato l’elezione a Madre del Figlio di Dio, guidata dall’amore sponsale, che «consacra» totalmente a Dio una persona umana.
In virtù di questo amore, Maria desiderava di esser sempre e in tutto «donata a Dio», vivendo nella verginità. Le parole: «Eccomi, sono la serva del Signore», esprimono il fatto che sin dall’inizio ella ha accolto ed inteso la propria maternità come totale dono di sé, della sua persona a servizio dei disegni salvifici dell’Altissimo.
E tutta la partecipazione materna alla vita di Gesù Cristo, suo Figlio, l’ha vissuta sino alla fine in modo corrispondente alla sua vocazione alla verginità.
La maternità di Maria, pervasa fino in fondo dall’atteggiamento sponsale di «serva del Signore», costituisce la prima e fondamentale dimensione di quella mediazione che la Chiesa confessa e proclama nei suoi riguardi, e continuamente «raccomanda all’amore dei fedeli», poiché in essa molto confida.
Settimo giorno: Maria serva fedele del Signore
Maria ha creduto che sarebbe avvenuto quello che le era stato detto dal Signore. Come vergine, ha creduto che avrebbe concepito e dato alla luce un figlio: il «Santo», al quale corrisponde il nome di «Figlio di Dio», il nome di «Gesù» (= Dio che salva).
Come serva del Signore, è rimasta perfettamente fedele alla persona e alla missione di questo Figlio. Come madre «per la sua fede ed obbedienza generò sulla terra lo stesso Figlio del Padre, senza contatto con uomo, ma adombrata dallo Spirito Santo».
Per questi motivi Maria «viene dalla Chiesa giustamente onorata con culto speciale. Già fin dai tempi più antichi è venerata col titolo di “Madre di Dio” sotto il cui presidio i fedeli imploranti si rifugiano in tutti i pericoli e necessità».
Questo culto è del tutto singolare: contiene in sé ed esprime quel profondo legame che esiste tra la Madre di Cristo e la Chiesa. Quale vergine e madre, Maria rimane per la Chiesa un «perenne modello».
Si può, dunque, dire che soprattutto sotto questo aspetto, cioè come modello o, piuttosto, come «figura», Maria, presente nel mistero di Cristo rimane costantemente presente anche nel mistero della Chiesa.
Ottavo giorno: Maria modello della Chiesa credente
La Chiesa «diventa madre accogliendo con fedeltà la parola di Dio». Come Maria che ha creduto per prima, accogliendo la parola di Dio a lei rivelata nell’annunciazione, e rimanendo ad essa fedele in tutte le sue prove fino alla Croce, così la Chiesa diventa madre quando, accogliendo con fedeltà la parola di Dio, «con la predicazione e il battesimo genera a una vita nuova e immortale i figli, concepiti ad opera dello Spirito Santo e nati da Dio».
Questa caratteristica «materna» della Chiesa è stata espressa in modo particolarmente vivido dall’Apostolo delle genti, quando scriveva: «Figlioli miei, che io di nuovo partorisco nel dolore, finché non sia formato Cristo in voi!».
In queste parole di san Paolo è contenuta una traccia interessante della consapevolezza materna della Chiesa primitiva, legata al suo servizio apostolico tra gli uomini.
Tale consapevolezza permetteva e permette costantemente alla Chiesa di vedere il mistero della sua vita e della sua missione sull’esempio della stessa Genitrice del Figlio, che è il «primogenito tra molti fratelli».
Nono giorno: Maria modello della Chiesa madre
Si può dire che la Chiesa apprenda da Maria anche la propria maternità: essa riconosce la dimensione materna della sua vocazione, legata essenzialmente alla sua natura sacramentale, «contemplando l’arcana santità di lei, imitandone la carità e adempiendo fedelmente la volontà del Padre».
Se la Chiesa è segno e strumento dell’intima unione con Dio, lo è a motivo della sua maternità: perché, vivificata dallo Spirito, «genera» figli e figlie dell’umana famiglia a una vita nuova in Cristo.
Perché, come Maria è al servizio del mistero dell’incarnazione, così la Chiesa rimane al servizio del mistero dell’adozione a figli mediante la grazia.
Al tempo stesso, sull’esempio di Maria, la Chiesa rimane la vergine fedele al proprio sposo: «Essa pure è vergine, che custodisce integra e pura la fede data allo sposo».
La Chiesa è, infatti, la sposa di Cristo, come risulta dalle Lettere paoline e dall’appellativo giovanneo: «la sposa dell’Agnello».
Alla lettura del brano ecclesiale seguono alcuni istanti di silenzio.
Invocazioni a Maria, maestra nella fede
P. Anche noi, dopo l’annuncio dell’angelo, salutiamo la Vergine Maria e chiediamo di essere come lei veramente umili, per poterci dire servi dell’unico Signore.
Tutti: Maria, aiutaci ad accogliere la Parola di Dio in Gesù che si fa uomo come noi e per noi. Rendici semplici, e liberi dall’orgoglio che ci chiude a Dio e agli altri.
Chiedi per noi la fede che è docile apertura al progetto della salvezza e disponibilità a trovare solo in Dio la sorgente della vera vita.
P. La Vergine di Nazaret è modello di vita anche per la prontezza della sua adesione alla proposta redentrice del Padre. Chiediamo di essere, come lei, sensibili agli impegni evangelici.
La tradizione natalizia a Capizzi
A Natale il paese di Capizzi si anima con la rappresentazione del Presepe Vivente e tra le stradine e i vicoli del centro storico del piccolo centro nebroideo andranno in scena la memoria storica e l’identità culturale del territorio nella tradizionale rievocazione della Natività.
Il Presepe vivente di Capizzi
Il Presepe vivente di Capizzi, giunto alla sua VI edizione, coinvolgerà gli abitanti del paese di Capizzi. Nelle vecchie abitazioni del centro storico, numerosi figuranti in costumi d’epoca daranno vita agli antichi mestieri e porteranno i visitatori alla scoperta degli usi e delle abitudini di un tempo, oramai dimenticati.
In un percorso suggestivo, con fabbri, falegnami, osti e maniscalchi al lavoro nelle loro botteghe, mentre le massaie del luogo preparano i dolci della tradizione capitina e i mastri casari sono impegnati nella produzione dei formaggi.
Si potranno così ammirare gli edifici storici dell’antica “Capytium” dalle origini romane e le sue maestose chiese. Centurioni, pastori e scrivani faranno da cornice alla rappresentazione della Natività e sotto i portici di Piazza San Giacomo sarà allestita la corte di Erode.
Suoni e canti natalizi accompagneranno i visitatori lungo il loro percorso. La sacra rappresentazione “Betlemme a Capizzi” andrà in scena la notte della vigilia di Natale alle ore 18,00.
La novena nella tradizione siciliana
Le Novene di Natale, come in tutta la Sicilia, facevano parte di un’antica tradizione medievale il cui scopo era quello di tenere desta la fede popolare nelle storie evangeliche, le quali venivano raccontate sotto forma poetica e cantate con accompagnamento di strumenti vari, tra cui le zampogne.
Erano dunque l’occasione didascalica, talvolta sotto forma di drammatizzazione, per ricordare al popolo, in buona parte analfabeta, le vicende del Natale di Gesù che tuttora sono illustrate nel presepe di tradizione francescana.
Le sere che precedevano il Natale, il novenario, o nuvena come il popolo seguita a dire, cantori e musicisti percorrevano le strade di piccoli e grandi centri, inondandole di musiche, suoni e voci natalizi.
Portavano nelle famiglie le “storie” a puntate della nascita del Bambino Gesù: ninnareddhi si chiamavano nel Catanese o, nei paesi iblei, più genericamente nuveni.
Dalle montagne dell’Etna scendevano per l’occasione i ciaramiddhari con le zampogne di vello di pecora, vestiti coi loro abiti pastorali, fra cui l’inconfondibile «firriolu di abbraçiu».
Rallegravano il freddo inverno delle case dei poveri e confortavano il cuore nell’attesa dell’evento della gran notte. Tutto - suoni, luci, uomini e cose - avvolgeva il buio della notte.
Il calendario della novena
Ogni sera, dal 16 al 24 di dicembre, una banda di musicanti si adunava davanti alla novena ed eseguiva pezzi tradizionali che ricordavano la Natività. Veniva dato fuoco ad un gran fascio di legna che simbolicamente doveva riscaldare il Bambinello, ma in questo gesto s’intravedono arcaici riti propiziatori del fuoco legati al solstizio d’inverno.
| Periodo | Momento della tradizione |
|---|---|
| Dal 16 al 24 dicembre | Celebrazione della novena per nove giorni |
| Ogni sera | Canti, musiche tradizionali e ritrovo davanti alla novena |
| 24 dicembre | Conclusione della novena e attesa della nascita di Gesù |
| 6 gennaio | Ulteriore novena celebrata con maggior pompa per l’Epifania |
Vi era grande accorrere di popolo e spesso i ragazzini si spostavano da una novena all’altra portando con sé una piccola bacchetta di legno che usavano per colpire, non visti, la testa di altri bambini che stavano attorno al falò.
Il repertorio bandistico d’ogni sera era pressoché lo stesso, essendosi perduta la memoria delle antiche melodie degli zampognari o delle litanie natalizie, e si concludeva con il pezzo “I pompi pi l’aria” dedicato alla Madonna.
La sera del 24 dicembre, dopo il celebre brano “Tu scendi dalle stelle” e quello dedicato alla Vergine, veniva eseguita per una sola volta un curioso valzer che ricordava ai committenti il dovere di pagare i musicanti.
Le edicole votive e l’allestimento della novena
In molte strade e crocicchi esistono da sempre le edicole votive, a volte scavate come nicchia sui muri, contenenti un quadro della Madonna o della Sacra Famiglia e che vengono venerate dalla gente da tempo immemorabile.
Le novene venivano e vengono preparate addobbando queste edicole sacre: in genere s’incorniciava l’edicola con alti rami di alloro e si preparava sopra di essa un “cielo stellato” con gran quantità di asparago selvatico, in mezzo a cui si facevano impigliare batuffoli di cotone idrofilo e filuzzi di stagnola.
All’interno dell’edicola, davanti all’immagine sacra, si appendevano nove grosse arance che contrassegnano i giorni in cui si celebra la novena, ma ancor di più simboleggiavano i nove mesi che il bambino Gesù trascorse nel seno della Vergine.
Per la preparazione delle novene veniva fatta una questua fra gli abitanti del quartiere o delle strade interessate e concorreva maggiormente la famiglia che aveva promesso di organizzarla a mo’ di ex voto.
Musica, canti e trasmissione della memoria
Erano canti che si tramandavano oralmente, a volte ne esistevano degli scorretti copioni scritti: i più organizzati erano gli orbi, riuniti in confraternita e gelosi possessori di testi e musiche.
Per il resto i suonatori e cantanti della novena erano personaggi che svolgevano i mestieri più disparati: a volte non ne esercitavano alcuno. Le novene erano cantate da una voce solista accompagnata da vari strumenti a fiato, a corda, a percussione.
Quando mancavano gli strumenti il cantatore si aiutava col fischio e col battere di un tamburo o di nacchere. Il Natale popolare si svolgeva dunque per le strade, nelle piazze, nelle case illuminate dal tenue lustru di lumeri ad olio.
I testi di molte novene ci sono pervenuti grazie alle raccolte ottocentesche, ma soprattutto alle registrazioni sul campo iniziate negli anni ’50 e ’60 e proseguite nei decenni successivi ad opera di studiosi e associazioni culturali, che ci hanno restituito, insieme ai testi, anche le musiche.
Questo oscillare “carsico” fra conservazione e sparizione contrassegna molte tradizioni popolari al giorno d’oggi.
Il tema del viaggio verso Betlemme
Le novene ripetevano e ripetono tutte lo schema e il tema del viaggio di Maria, incinta e pronta a partorire, in compagnia del patriarca Giuseppe, a seguito dell’editto di Cesare, il censimento generale dei popoli dell’impero.
Il prototipo letterario è per quasi tutte le novene, direttamente o indirettamente, il Viaggiu dulurusu, componimento in versi siciliani della seconda metà del ’700 di un sacerdote monrealese, teologo, poeta e musicista.
Tali novene si diffondevano con facilità fra il popolo, subendo un processo di modificazioni e adattamenti. La diffusione dei testi fra i ceti popolari ne modificava la funzione: circolando a spezzoni, a strofe, trasformandosi il più delle volte in canti fanciulleschi, tiritere, ninne nanne e modi di dire, con palesi intenti pedagogici e mnemonici.
È il modo che ha il popolo per accedere ai sacri misteri: riportarli alla sfera del proprio vissuto quotidiano, con una giustapposizione di piani, l’umano e il divino.
La novena come racconto popolare del Natale
Questi rifacimenti, nelle innumerevoli varianti raccolte, hanno dato luogo al sorgere di una vasta letteratura popolare, fatta di canti e componimenti poetici, che si ispirano alle “drammatiche” vicende della sacra coppia e alla prima infanzia di Gesù.
Ne vengono fuori quadretti di vita familiare di una semplicità e ingenuità disarmante; ma questo è lo scopo che si cela nel racconto sacro: appunto disarmare, far partecipare, far rivivere all’ascoltatore la bellezza e la serenità di un mondo pacificato.
La fonte di questi componimenti è stata da alcuni studiosi rintracciata nei vangeli apocrifi, in particolare nel «Protovangelo di Giacomo» e nel «Vangelo dell’infanzia arabo siriaco», mentre, come si sa, i Vangeli canonici sono parchi di informazioni sul quotidiano vissuto dei santi personaggi.
Il popolo, non diversamente dai signori, gradiva e partecipava anche alle tante sacre rappresentazioni natalizie, dette pastorali, che almeno fin dal Medioevo venivano allestite negli oratori o nelle case private.
Dalla seconda metà dell’Ottocento anche i pupari si diedero a rappresentare la Nascita di Gesù, utilizzando spesso le medesime pastorali, naturalmente opportunamente riadattate.
Molte pastorali circolavano manoscritte, come canovacci per gli attori dilettanti. Esse vivevano di contrasti fra la serietà dell’evento narrato e la comicità dei dialoghi in vernacolo.
Il significato spirituale della Novena a Capizzi
La Novena di Natale a Capizzi unisce la meditazione liturgica dell’Annunciazione alla memoria concreta delle tradizioni natalizie siciliane. Il percorso dei nove giorni accompagna la comunità dalla promessa dell’incarnazione alla celebrazione della nascita di Gesù.
Maria rimane il centro spirituale del cammino: è colei che ascolta, accoglie, si affida e attende. La sua risposta, «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola», diventa la chiave della preghiera quotidiana e il modello della fede vissuta dalla Chiesa.
La partecipazione della comunità si esprime nella proclamazione della Parola, nel canto, nel silenzio, nelle invocazioni e nella cura dello spazio sacro. La rappresentazione del Presepe Vivente, gli edifici storici, gli antichi mestieri e i suoni natalizi rendono visibile la memoria di un popolo che continua a raccontare la Natività attraverso la fede e la cultura.
