San Trofimo di Arles è venerato come il primo vescovo della città provenzale e come uno degli evangelizzatori inviati da Roma in Gallia nel III secolo. Le notizie storiche certe sulla sua vita sono poche, ma due autorevoli testimonianze antiche lo presentano come il missionario al quale fu affidata la predicazione nel territorio di Arles.
Il suo ministero è ricordato soprattutto nella lettera scritta nel 417 da papa san Zosimo ai vescovi della Gallia e nella testimonianza di san Gregorio di Tours, composta circa un secolo e mezzo più tardi. La cattedrale di Arles, dedicata a san Trofimo, conserva e rende visibile la memoria del suo ruolo nella prima evangelizzazione della Provenza.
Identità e dati essenziali
| Voce | Informazione |
|---|---|
| Nome | San Trofimo di Arles |
| Titolo | Vescovo |
| Nascita | III secolo, sconosciuta |
| Morte | III secolo, Arles, Francia |
| Incarico | Vescovo di Arles |
| Venerazione | Chiesa cattolica |
| Tipologia | Commemorazione |
Le prime testimonianze storiche
Quando nel 417 papa S. Zosimo (27 dic.) scrisse ai vescovi della Gallia, accennò a Trofimo dicendo che era stato mandato a compiere attività missionarie in Gallia e che la sua opera di predicazione ad Arles fu fonte di diffusione della fede nella provincia.
Il primo è il Papa San Zosimo che nel 417 scrivendo ai vescovi della Gallia fa cenno di Trofimo dicendo che era stata mandato a compiere attività missionarie in Gallia e la sua predicazione aveva come fulcro il territorio di Arles di cui poi venne eletto Vescovo.
La lettera di papa Zosimo è particolarmente importante perché collega direttamente Trofimo alla missione della Santa Sede in Gallia. Una nota storica riferisce che il pontefice scrisse in favore di Patroclo, vescovo di Arles, dichiarando che la Santa Sede aveva inviato Trofimo nella Gallia, allora segnata dalla presenza di correnti ereticali, tra cui l’arianesimo praticato dai Goti che occupavano la città al tempo della lettera.
Centocinquant'anni dopo, S. Gregorio di Tours (17 nov.) afferma che S. Trofimo di Arles, primo vescovo di quella città, era uno dei sei vescovi che nel III secolo giunsero da Roma insieme a S. Dionigi (9 ott.).
La seconda fonte è San Gregorio di Tours che esplicitamente indica in Trofimo il primo vescovo di Arles, aggiungendo essere uno dei sei vescovi che nel III secolo giunsero da Roma insieme a san Dionigi.
Secondo un'antica tradizione della Chiesa nel periodo del regno degli imperatori Decio ed Erennio Etrusco (251), il Papa Fabiano inviò da Roma in Gallia sette vescovi per predicare il Vangelo: Graziano di Tours, Trofimo di Arles, Paolo di Narbona, Saturnino di Tolosa, Dionigi di Parigi, Marziale di Limoges e Austremonio di Clermont.
La missione dei vescovi inviati in Gallia
Siamo intorno alla metà del III secolo, e il pontefice del tempo, Papa Fabiano, ordina sette vescovi, con l’obiettivo di inviarli tutti assieme a portare il credo cristiano nella vasta Gallia.
Con Trofimo, mandato ad Arles per cristianizzare la Provenza pagana, partono sei altri missionari i cui nomi, sconosciuti ai più, non sono affatto nuovi per gli appassionati del romanico: c’è Austremonio, che ha il compito di evangelizzare l’Alvernia, e a cui è dedicata una delle grandi chiese della regione, quella di Issoire; c’è Dionigi, inviato nel nord, a Parigi, dove il suo nome sarà celeberrimo nel tempo romanico e finanche in quello gotico; c’è il Marziale che andò a Limoges, dove la grande abbazia medievale perduta, celebre centro di cultura e di fede, portava appunto il suo nome; a Narbona andò il vescovo Paolo, il cui servizio è ricordato dalla dedicazione della grande chiesa romanico-gotica; l’evangelizzazione di Tours fu affidata a Gaziano, da cui prende il nome la cattedrale della città, “Saint-Gatien” o “la Gatienne”; a Tolosa fu inviato Saturnino, e non a caso la gigantesca basilica urbana della città porta il nome di “Saint-Sernin”.
| Missionario | Città o regione di evangelizzazione |
|---|---|
| Trofimo | Arles e la Provenza |
| Austremonio | Alvernia |
| Dionigi | Parigi |
| Marziale | Limoges |
| Paolo | Narbona |
| Gaziano | Tours |
| Saturnino | Tolosa |
La contemporanea missione dei sette vescovi fu per le Gallie un evento epocale, ed è per questo che i loro sette nomi - Trofimo, Austremonio, Dionigi, Marziale, Paolo, Gaziano e Saturnino - risulteranno anche poco conosciuti ai più, ma sono importanti come pietre angolari per le città che ne ricevettero la predicazione.

Trofimo, primo vescovo di Arles
San Trofimo di Arles, in lingua francese Saint Trophime (III secolo), è stato un vescovo francese, il primo dell'arcidiocesi di Arles ed è venerato come santo dalla Chiesa cattolica.
Le testimonianze disponibili delineano il suo ministero attraverso alcune coordinate essenziali: Trofimo giunse dalla tradizione missionaria romana, predicò nella regione di Arles e divenne il primo vescovo della città.
Altra fonte che parla del nostro santo è la dedicazione della cattedrale di Arles proprio in suo onore, pertanto il suo ministero e la sua collocazione storica risultano bene delineati da queste coordinate ecclesiali.
Non ci sono altre notizie storiche certe su S. Trofimo di Arles, a parte questi riferimenti e la dedicazione della cattedrale di Arles in suo onore.
Le incertezze sulla datazione
La tradizione colloca l’attività di san Trofimo nel III secolo, ma non sono conosciute con certezza né la sua data di nascita né quella della morte. Le informazioni disponibili lo indicano come vescovo di Arles e situano la sua morte ad Arles, in Francia.
Una tradizione antica collega la sua missione al pontificato di papa Fabiano e all’anno 251, durante il regno degli imperatori Decio ed Erennio Etrusco. La testimonianza di papa Zosimo, invece, risale al 417 e costituisce la più antica attestazione storica esplicita conservata nel materiale qui considerato.
Il possibile rapporto con Trofimo di Efeso
È forse possibile identificarlo con Trofimo di Efeso, un gentile che accompagnò S. Paolo nel suo terzo viaggio missionario (2 Tm 4, 20); successivamente, quando i vescovi di Arles rivendicarono il diritto di supremazia sulla Gallia, si cercò di sostenere che erano la stessa persona, nel tentativo di dare maggior rilevanza alla loro rivendicazione, ma la richiesta dei vescovi non fu soddisfatta, e non si riuscì a identificare esattamente Trofimo.
Non si possiedono altre notizie su Trofimo, anche se una tradizione lo vorrebbe identificare con Trofimo di Efeso, un gentile che accompagnò San Paolo nel suo terzo viaggio missionario e poi sarebbe giunto in queste lontane terre su mandato apostolico, ovviamente si tratta di un espediente agiografico che venne posto per avvalorare la supremazia dei Vescovi di Arles sul territorio della Gallia.
A partire dalla metà del V secolo la tradizione locale ha assimilato Trofimo di Arles al Trofimo menzionato negli Atti degli Apostoli come compagno di San Paolo, questa identificazione è da ritenersi spuria.
La prima citazione di cui prese nota Sabine Baring-Gould: Vite dei Santi, sub 29 dicembre, risaliva al 450, allorché una delegazione ufficiale di Arles riferì a Papa Leone Magno che Trofimo fu inviato da San Pietro.
Il tentativo di collegare il vescovo di Arles al compagno di san Paolo appartiene dunque alla tradizione agiografica e alla storia delle rivendicazioni ecclesiastiche della città. La distinzione tra le due figure resta necessaria perché non esistono elementi sufficienti per identificarle con certezza.
La memoria liturgica
Il Martirologio Romano ricorda san Trofimo con queste parole: «Ad Arles nella Provenza in Francia, san Trófimo, ritenuto primo vescovo di questa città.»
La sua memoria sottolinea quindi soprattutto il legame con Arles e la sua funzione di primo pastore della comunità cristiana locale.
Il nome di san Trofimo è associato alla ricorrenza del 29 dicembre.
Il patronato contro la podagra
Un'altra curiosità riguarda il suo patronato, veniva invocato contro la podagra, la gotta era infatti una malattia estremamente dolorosa che colpiva spesso sistema articolare, la podagra riguarda l’articolazione dell’alluce.
Non è dato sapere il motivo di questo patronato ma la sua invocazione nella malattia viene riportato da numerose opere devozionali dei secoli scorsi.
La tradizione devozionale conserva così un ulteriore aspetto della memoria di san Trofimo: accanto al suo ruolo di evangelizzatore e primo vescovo di Arles, il santo fu ricordato anche come intercessore per chi soffriva di podagra.
La cattedrale di Saint-Trophime
La Chiesa di San Trofimo, situata nel cuore di Arles, rappresenta uno dei più significativi esempi di architettura romanica provenzale.
San Trofimo, pur essendo venerato in Francia, non ha una biografia nella Enciclopedia Cattolica, tuttavia la chiesa di San-Trofimo ad Arles, la cui erezione ebbe inizio nel XII secolo su di una cripta del III secolo, è fra i più famosi monumenti architettonici e scultorei del romanico in Provenza.
La splendida cattedrale di Arles, ad esempio, grande e notevolissima, porta il nome di san Trofimo - “Saint-Trophime” - e vien da chiedersi se la città provenzale non avesse proprio un altro santo, più nobile e più potente, a cui votarsi.
Sapere che Trofimo era stato il primo vescovo di Arles, non ci contenta: davvero questo centro di prima grandezza e dall’antica storia - ci chiediamo - non seppe trovare il modo di votarsi ad un santo di prim’ordine, a un grande martire, o alla Madre di Gesù, o ad uno degli Evangelisti, magari procurandosi - come fecero Venezia con san Marco, Compostela con l’apostolo Giacomo e Vézelay con la Maddalena - qualche reliquia, vera o presunta, per garantirsi un santo patrono nobile e famoso?

Il chiostro e la rappresentazione di san Trofimo
Nel chiostro, in un angolo del portico settentrionale vi è una figura, risalente al 1180 circa, che rappresenta Trofimo.
Ad Arles, san Trofimo è la pietra angolare anche del vasto e prezioso chiostro costruito al servizio della cattedrale: è la sua immagine, dolce e autorevole, che accoglie il visitatore proprio all’ingresso, scolpita al centro di uno dei quattro grandi pilastri angolari, articolati e riccamente decorati, che reggono le quattro gallerie claustrali; e anzi ne apre la prima, la galleria Nord, quella più antica e più decisamente romanica.
Il proto vescovo è rappresentato tra due apostoli, Pietro e Giovanni, per certificare la sua autorevolezza, e anche per tener viva l’altra tradizione, questa decisamente leggendaria, che lo identifica con uno dei seguaci di san Paolo, e ne fa quindi un discepolo della prima ora, contemporaneo dei Dodici e della loro prima evangelizzazione.
Scene rappresentanti la risurrezione e le pie donne al sepolcro completano il gruppo.
Se Trofimo apre la galleria Nord del chiostro, all’altro capo della galleria, e in posizione simmetrica, è rappresentato santo Stefano, a cui era dedicata la chiesa precedente a quella romanica: si celebra così, anche nel marmo, il passaggio di consegne tra l’antico partono della chiesa e della città - che fosse Stefano il primo martire, lapidato nei primi decenni dell’epopea cristiana, o un altro Stefano, martirizzato a sua volta nel V secolo - e il nostro vescovo missionario partito da Roma con gli altri sei grandi evangelizzatori.
Anche la statua di Stefano, come quella di Trofimo sul pilastro corrispondente, è affiancata da due bassorilievi, rappresentanti la lapidazione del primo martire e l’ascensione di Gesù, e poi dalle statue di due apostoli, Andrea e Paolo, quest’ultima davvero notevolissima.
Le gallerie romaniche del chiostro
Con il pilastro presieduto da santo Stefano comincia nel chiostro la seconda galleria, la galleria Est, di poco successiva alla prima - è possibile datarla alla fine del XII secolo - e quindi anch’essa riferibile al tempo romanico.
Le due restanti gallerie del chiostro sono state realizzate molto più tardi, nel Trecento, dopo un lungo periodo di sospensione dei lavori.
Con Trofimo e Stefano, inseguendo le vicende e le ragioni della loro centralità nella storia della Provenza cristiana, abbiamo contemporaneamente posto l’accento anche su quella che è la principale caratteristica strutturale, nelle due gallerie romaniche, del chiostro di Arles, e cioè appunto la presenza preponderante dei pilastri; quelli angolari, ma anche quelli che, meno complessi ma pur sempre articolati e finemente decorati, due nella galleria settentrionale e due nella galleria orientale, spezzano il ritmo delle arcatelle, radunandole a quattro a quattro.
Non è azzardato dire che in questo chiostro - e ci riferiamo sempre alle due gallerie romaniche, che quelle gotiche hanno altra struttura - i capitelli, pur realizzati con grande maestria e secondo precise direttive teologiche, quasi sono messi in secondo piano dalle statue e dai rilievi che ornano appunto i pilastri.
Le scene evangeliche scolpite
Detto dei gruppi scultorei sui pilastri angolari, con Trofimo e Stefano, uno sguardo attento va dedicato almeno agli altri due gruppi sui due pilastri intermedi della galleria più antica, a settentrione, poiché quelli della galleria orientale sono rovinati o incompleti: in uno è rappresentato il Cristo risorto, in veste di viandante, accompagnato a destra e a sinistra dalle figure di due pellegrini, così che è palese il riferimento all’incontro del Risorto con i “discepoli di Emmaus”; nell’altro pilastro il Signore risorto, al centro, mostra i segni dei chiodi e della lancia, mentre lo circondano da un lato l’apostolo Giacomo il maggiore, e dall’altro Tommaso, che faticò a credere alla risurrezione.
L’incontro di Emmaus e l’incredulità di Tommaso: ritroviamo, quindi, qui ad Arles, in questi gruppi “minori” della galleria Nord due episodi già magistralmente proposti sui pilastri di un altro grande chiostro romanico, quello di Silos.
Là la statuaria romanica spagnola toccava il vertice della propria dolce e sinuosa capacità di narrare; ad Arles è il rilievo romanico provenzale a raggiungere livelli di pura eccellenza, senza nemmeno imporci la fatica di alzare gli occhi verso i capitelli.

La memoria di san Trofimo nella città
La centralità di san Trofimo nella memoria cristiana di Arles dipende dall’intreccio tra la sua funzione di primo vescovo, la tradizione della missione romana in Gallia e la dedicazione della cattedrale.
La città conserva così il ricordo del suo evangelizzatore non soltanto attraverso il nome della chiesa, ma anche mediante l’insieme architettonico e scultoreo del chiostro, nel quale la figura del santo occupa una posizione significativa.
La sua immagine scolpita tra gli apostoli Pietro e Giovanni esprime l’autorità attribuita al primo vescovo di Arles, mentre il riferimento alla tradizione paolina richiama il tentativo antico di inserirlo nella generazione dei primi annunciatori del Vangelo.
La chiesa di Saint-Trophime e il chiostro rendono quindi visibile la memoria di una figura della quale le fonti conservano pochi dati biografici, ma che la tradizione ecclesiale di Arles ha posto all’origine della propria storia.