Negli anni 1970 le norme CEI rappresentavano il principale riferimento tecnico italiano per realizzare apparecchiature, installazioni e impianti elettrici a regola d’arte, in un periodo caratterizzato dal riconoscimento legislativo della normazione tecnica e dal progressivo recepimento delle direttive europee.
Il passaggio decisivo era già avvenuto nel 1968, quando la Legge italiana n. 186 del 1º marzo stabilì che “Tutti i materiali, le apparecchiature, i macchinari, le installazioni e gli impianti elettrici ed elettronici devono essere realizzati e costruiti a regola d’arte” e che gli stessi “realizzati secondo le norme del Comitato Elettrotecnico Italiano si considerano costruiti a regola d’arte”.
Che cosa sono le norme CEI
Una norma è un sistema concordato che permette di creare qualcosa in modo coerente e ripetibile. In particolare, le norme stabiliscono i requisiti minimi in termini di sicurezza, affidabilità, efficienza e fiducia di un determinato dispositivo, impianto, apparecchio, apparato o componente.
Il processo di normazione tecnica si basa sul principio del consenso, a seguito della partecipazione e della collaborazione di tutte le parti interessate. Un progetto di norma nasce per rispondere a specifiche esigenze espresse dal mercato di disporre di riferimenti condivisi a livello nazionale, europeo o internazionale.
Le Norme CEI costituiscono uno strumento univoco e ben codificato per soddisfare le prescrizioni di natura obbligatoria previste dalla legislazione nazionale ed europea. Le norme forniscono requisiti, modalità di prove, regole o definizioni che vengono poi utilizzate per progettare, produrre, installare, testare e certificare i prodotti e gli impianti.
Le Norme CEI, recepite sia a livello nazionale sia internazionale, riflettono il consenso globale e la competenza tecnica di numerosi esperti delegati dai Comitati Tecnici nazionali competenti in materia degli argomenti trattati.
Il ruolo del Comitato Elettrotecnico Italiano
Il Comitato Elettrotecnico Italiano è un’Associazione di diritto privato senza scopo di lucro fondata nel 1909. Dal 1968, ai sensi della legge 186, il CEI è responsabile in ambito nazionale della normazione tecnica in campo elettrotecnico, elettronico e delle telecomunicazioni.
Il CEI - Comitato Elettrotecnico Italiano è un’Associazione di diritto privato, senza scopo di lucro, responsabile in ambito nazionale della normazione tecnica in campo elettrotecnico, elettronico e delle telecomunicazioni, con la partecipazione diretta - su mandato dello Stato Italiano - nelle corrispondenti organizzazioni di normazione europea (CENELEC - Comité Européen de Normalisation Electrotechnique) e internazionale (IEC - International Electrotechnical Commission).
Fondato nel 1909 e riconosciuto dallo Stato Italiano e dall’Unione Europea (Regolamento Europeo), il CEI propone, elabora, pubblica e divulga Norme tecniche che costituiscono il riferimento per la presunzione di conformità alla “regola dell’arte” di prodotti, processi, sistemi e impianti elettrici.
Una norma tecnica rappresenta un requisito minimo, legalmente riconosciuto, per ritenere un prodotto, un impianto, una macchina, un processo, un sistema di gestione o una procedura, conforme alle richieste della legge ovvero che sia realizzato a regola d’arte che in altre parole significa il rispetto dei requisiti di sicurezza, funzionalità e durata.
Il progetto di Norma si sviluppa nell’ambito dei Comitati Tecnici di riferimento in cui lavorano oltre 3.000 Esperti nazionali, provenienti da Ministeri, Enti pubblici e privati, Università, Centri di ricerca e prove, Organismi di certificazione, Aziende industriali, Ordini professionali, Associazioni di categoria e culturali.
Il CEI rappresenta quindi un tavolo di discussione attorno al quale si riuniscono, difendendo anche interessi opposti, gli esperti dei vari settori dell’elettrotecnica dell’elettronica e delle telecomunicazioni, in possesso del massimo della cultura disponibile sia teorica che pratica.
Il significato della “regola d’arte” negli anni 1970
Gli impianti elettrici vanno eseguiti a regola d'arte e per raggiungere questo obiettivo le imprese installatrici devono seguire quanto stabilito nelle norme CEI - Comitato Elettrotecnico Italiano.
Le norme tecniche costituiscono quindi il riferimento per valutare se un impianto, un’apparecchiatura o un’installazione siano stati progettati e realizzati secondo requisiti riconosciuti di sicurezza, funzionalità e durata.
Nel contesto della normativa sugli impianti elettrici, il rispetto delle norme CEI costituisce la cosiddetta “regola d’arte”, come previsto dal D.M. 37/08. Ciò significa che un impianto conforme alle norme CEI è considerato tecnicamente corretto e sicuro.
La storia del CEI fino agli anni 1970
| Anno | Avvenimento |
|---|---|
| 1909 | Costituzione del CEI sotto la Presidenza AEI. |
| 1917 | Autonomia completa del CEI con Presidenza e Statuto propri. |
| 1941 | Accordo con l’Ente Nazionale Italiano di Unificazione (UNI) per la suddivisione dei campi di attività. |
| 1946 | Rifondazione del CEI dopo il periodo bellico. |
| 1951 | Costituzione dell’Istituto Italiano del Marchio di Qualità (IMQ). |
| 1966 | Nomina del Presidente Generale del CEI, Ing. G.L. Palandri, a Presidente del CENELCOM - “European Committee for the Coordination of Elecrical Standards in the Common Market Countries”. |
| 1968 | Riconoscimento della personalità giuridica del CEI ed approvazione del suo Statuto. |
| 1968 | Riconoscimento legislativo della normativa CEI con legge n. 186 del 1° marzo. |
| 1972 | Revisione dello Statuto approvato con Decreto del Presidente della Repubblica n. 837 del 9 settembre 1972. |
| 1973 | Nomina del Presidente Generale del CEI, Ing. G.L. Palandri, a Presidente Generale della IEC. |
| 1973 | Riassorbimento dell’UNEL da parte del CEI. |
| 1977 | Emanazione della Legge italiana n. 791 del 18/10/1977 di attuazione della Direttiva Comunitaria 73/23 sulla “Sicurezza per il materiale elettrico di bassa tensione”. |
| 1979 | Designazione del CEI (D.M. 15/12/1978 e G.U. 176 del 28/6/1979) quale organismo italiano per la partecipazione ai lavori comunitari per l’elaborazione delle norme armonizzate. |
Il riconoscimento legislativo del 1968
La Legge italiana n. 186 del 1º marzo 1968 stabilisce infatti che “Tutti i materiali, le apparecchiature, i macchinari, le installazioni e gli impianti elettrici ed elettronici devono essere realizzati e costruiti a regola d’arte” e che gli stessi “realizzati secondo le norme del Comitato Elettrotecnico Italiano si considerano costruiti a regola d’arte”.
Il riconoscimento legislativo del 1968 diede alle norme CEI un ruolo centrale nella valutazione tecnica degli impianti elettrici, senza trasformare ogni singola prescrizione tecnica in una disposizione legislativa autonoma.
Gli sviluppi del 1972 e del 1973
Nel 1972 fu approvata la revisione dello Statuto del CEI con Decreto del Presidente della Repubblica n. 837 del 9 settembre 1972.
Nel 1973 il Presidente Generale del CEI, Ing. G.L. Palandri, fu nominato Presidente Generale della IEC e nello stesso anno avvenne il riassorbimento dell’UNEL da parte del CEI.
Questi passaggi rafforzarono il coordinamento tra attività normativa nazionale, cooperazione europea e partecipazione italiana alla normazione elettrotecnica internazionale.
La sicurezza del materiale elettrico di bassa tensione nel 1977
Nel 1977 fu emanata la Legge italiana n. 791 del 18/10/1977 di attuazione della Direttiva Comunitaria 73/23 sulla “Sicurezza per il materiale elettrico di bassa tensione”.
La Direttiva 73/23 costituì un riferimento europeo per la sicurezza del materiale elettrico destinato a essere utilizzato entro determinati limiti di tensione. La sua attuazione in Italia collegò più strettamente le norme tecniche nazionali al quadro comunitario sulla sicurezza dei prodotti elettrici.
Il ruolo europeo riconosciuto nel 1979
Nel 1979 il CEI fu designato, con D.M. 15/12/1978 e G.U. 176 del 28/6/1979, quale organismo italiano per la partecipazione ai lavori comunitari per l’elaborazione delle norme armonizzate.
Attualmente l’attività del CEI è per la maggior parte orientata al recepimento di documenti normativi internazionali dei quali contribuisce alla redazione tramite la partecipazione dei propri rappresentanti ai corrispondenti comitati tecnici in sede CENELEC e IEC.
Le norme CEI e il quadro europeo
Le Norme europee, pur essendo su base volontaria, se specificatamente citate nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea conferiscono la presunzione di conformità dei prodotti ai requisiti essenziali delle Direttive UE.
Basate sul consenso di esperti nazionali o europei, costituiscono inoltre la base per le prove ai fini dell’ottenimento della certificazione rilasciata da un Ente terzo di certificazione.
In definitiva, le Norme CEI contribuiscono a garantire la sicurezza e l’efficienza delle apparecchiature elettriche ed elettroniche, dei dispositivi, sistemi o servizi per le persone e l’ambiente; vengono utilizzate per le prove e la certificazione al fine di verificare che le indicazioni fornite dal costruttore siano mantenute; possono fornire dettagli tecnici nei Regolamenti (anche UE) nonché facilitare il commercio internazionale dei prodotti.
Le principali famiglie di norme tecniche
Abbiamo visto come le norme tecniche siano suddivisibili in 3 grandi famiglie:
- Norme Impianti
- Norme di prodotto
- Norme di processo / procedura
Le norme stabiliscono requisiti, criteri, metodi di prova e procedure applicabili a prodotti, componenti, impianti e attività operative.
I Comitati Tecnici del CEI
Il CEI ha costituito dei Comitati Tecnici, ognuno contraddistinto da un numero identificativo in base all'argomento trattato.
- CT 1 - Termini e definizioni
- CT 2 - Macchine rotanti
- CT 3 - Documentazione, simboli grafici e rappresentazione delle informazioni tecniche
- CT 13 - Misura e controllo dell'energia elettrica
- CT 14 - Trasformatori
- CT 20 - Cavi per energia
- CT 22 - Elettronica di potenza
- CT 33 - Condensatori di potenza e loro applicazioni
- CT 34 - Lampade e relative apparecchiature
- CT 62 - Apparecchiature elettriche per uso medico
- CT 64 - Impianti elettrici utilizzatori in bassa tensione (fino a 1000 V in c.a. e a 1500 V in c.c.)
- CT 70 - Involucri di protezione
- CT 79 - Sistemi elettronici di sicurezza e allarme
- CT 81 - Protezione contro i fulmini
- CT 82 - Sistemi di conversione fotovoltaica dell'energia solare
- CT 86 - Fibre ottiche
- CT 88 - Sistemi di generazione da fonte eolica
- CT 106 - Esposizione umana ai campi elettromagnetici
- CT 108 - Sicurezza delle apparecchiature elettroniche per tecnologia audio/video, dell'informazione e delle telecomunicazioni
- CT 120 - Sistemi di accumulo di energia
Gli impianti elettrici negli edifici degli anni 1970
La normativa sugli impianti elettrici è l’insieme di regolamenti e standard tecnici che disciplinano la progettazione, l’installazione e la manutenzione degli impianti elettrici per garantirne la sicurezza e l’efficienza.
All'epoca della costruzione la normativa era molto diversa: il salvavita differenziale è diventato obbligatorio solo nel 1990, l'obbligo della messa a terra è del 1955 ma per decenni è stato realizzato in modo sommario, e cavi e tubi erano dimensionati per consumi ridicoli rispetto agli attuali.
Il risultato è che molti impianti di quegli anni reggono ancora oggi, ma con margini ridotti: bastano un elettrodomestico in più o un guasto piccolo per mandarli in crisi.
Gli impianti elettrici realizzati prima degli anni ’90 spesso non rispettano le attuali normative di sicurezza. La non conformità può rappresentare un rischio significativo per i residenti e limitare la possibilità di utilizzare nuove apparecchiature elettriche, come le pompe di calore, a causa di restrizioni sulla potenza contrattuale.
Le caratteristiche tipiche degli impianti dell’epoca
Un quadro anni '60-'70 spesso è in bachelite, ha fusibili a tappo, manca di un differenziale, e ha solo uno o due circuiti per tutta la casa.
I cavi delle linee prese di un impianto anni '60 sono spesso da 1,5 mm² invece dei 2,5 mm² di oggi. Reggono fino a un certo punto, poi si scaldano.
Nei tubi più vecchi i cavi hanno guaina in gomma o tessuto che con 50 anni di calore si secca e si screpola.
Prese con tre fori non bastano a dire “è a terra”. In molti palazzi degli anni '60 il terzo polo è collegato a un'asta di terra inadeguata o, in casi peggiori, non collegato a nulla.
La norma CEI 64-8
La Norma CEI 64-8 rappresenta il principale riferimento normativo per tutti coloro che operano sugli impianti elettrici di bassa tensione, sia a livello industriale, sia in ambito residenziale.
La prima edizione risale al 1984 e negli anni è stata modificata diverse volte e ora siamo in attesa dell’entrata in vigore della nona edizione.
La Norma CEI 64-8 è ampiamente utilizzata da progettisti e installatori per le sue numerose applicazioni in strutture dotate di impianti elettrici BT, dalle abitazioni private alle grandi industrie, ospedali, uffici, alberghi, musei, teatri, cantieri, porti, ecc.
Essa si applica agli impianti elettrici utilizzatori con tensione nominale fino a 1000 V in corrente alternata e 1500 V in corrente continua.
Essa disciplina gli impianti sia in ambito domestico che in ambito non domestico, inclusi edifici residenziali, commerciali, industriali e pubblici.
Le parti della CEI 64-8
La norma originale era divisa in sette parti:
- Parte 1: Oggetto, scopo e principi fondamentali
- Parte 2: Definizioni
- Parte 3: Caratteristiche generali
- Parte 4: Prescrizioni per la sicurezza
- Parte 5: Scelta ed installazione dei componenti elettrici
- Parte 6: Verifiche
- Parte 7: Ambienti ed applicazioni particolari
Nel tempo la CEI 64-8 ha integrato nuove parti e nuovi contenuti, fino alla struttura comprendente anche l’efficienza energetica e gli impianti elettrici degli utenti attivi.
- Parte 8-1: Efficienza energetica degli impianti elettrici
- Parte 8-2: Impianti elettrici a bassa tensione di utenti attivi (prosumer)
L’evoluzione della CEI 64-8 dopo gli anni 1970
Nel corso delle varie edizioni la norma CEI 64-8 ha via via integrato le varie norme impianti specialistiche, divenendo così un testo unico per l’impiantistica elettrica in bassa tensione.
La terza edizione del 1993 integrò la CEI 64-9 sugli impianti utilizzatori negli edifici a destinazione residenziale e la CEI 64-10 sugli impianti elettrici nei luoghi di pubblico spettacolo e trattenimento.
Con la settima edizione del 2012 la norma si compone di 824 pagine ed ha integrato gli impianti di illuminazione e, nella parte 7 dedicata agli ambienti speciali, fiere, mostre e stand, impianti fotovoltaici, illuminazione esterna e unità mobili.
Nel 2011 la norma è stata integrata con un allegato che, attraverso la definizione di livelli minimi delle dotazioni impiantistico-funzionali nel settore residenziale, ha introdotto un nuovo paradigma di valutazione dell’impianto elettrico.
Nasce la classificazione degli impianti su 3 livelli. Questo allegato è stato integrato nella settima edizione, pubblicata nel luglio del 2012, diventando il capitolo 37.
La progettazione secondo le norme tecniche
La CEI 64-8 fornisce dettagliati criteri per la progettazione degli impianti elettrici, ponendo l’accento sul dimensionamento corretto delle condutture, sulla scelta appropriata dei componenti e sulla valutazione accurata dei rischi associati.
Include norme per il calcolo delle correnti di cortocircuito e dei sovraccarichi, richiedendo l’adozione di protezioni adeguate come fusibili e interruttori automatici.
La norma richiede che tutti gli impianti siano progettati per minimizzare i rischi di incendio, folgorazione e guasti.
Installazione, protezione e sicurezza
La norma stabilisce procedure rigorose per l’installazione degli impianti elettrici, assicurando che siano conformi ai requisiti di sicurezza e funzionalità.
Specifica le modalità di posa dei cavi, l’installazione delle apparecchiature di distribuzione e dei dispositivi di protezione.
Inoltre detta criteri per l’installazione di apparecchiature in ambienti speciali e richiede che tutte le connessioni siano realizzate in modo da garantire la continuità elettrica e la protezione meccanica.
La CEI 64-8 delinea misure di protezione contro i contatti diretti, cioè la protezione delle persone da contatti con parti attive, e indiretti, cioè la protezione contro i contatti con parti che potrebbero diventare attive in caso di guasto.
Include requisiti per la protezione contro le sovratensioni ed i sovraccarichi, come l’uso di dispositivi di protezione differenziale ed interruttori automatici.
La norma prevede anche l’obbligo di realizzare un sistema di messa a terra e di utilizzare adeguati sistemi di protezione contro le scariche atmosferiche.
Verifiche, manutenzione e documentazione
La norma CEI 64-8 richiede verifiche iniziali e periodiche degli impianti elettrici per garantire che siano sicuri e conformi alle norme.
Le verifiche comprendono: ispezioni visive, prove di funzionamento e misurazioni strumentali come la resistenza di isolamento, la continuità dei conduttori di protezione e la verifica del coordinamento delle protezioni.
La manutenzione periodica è essenziale per mantenere gli impianti in condizioni di sicurezza ed efficienza, prevenendo guasti e incidenti.
La CEI 64-8 stabilisce che ogni impianto elettrico deve essere corredato da una documentazione completa e dettagliata.
Questa documentazione deve includere schemi elettrici, relazioni tecniche, certificati di conformità e rapporti di verifica.
La documentazione deve essere redatta in modo chiaro e preciso, consentendo a chiunque di comprendere la struttura e le caratteristiche dell’impianto, nonché le misure di sicurezza adottate.
La messa a terra e il differenziale negli impianti datati
Le prese con tre fori non bastano a dire “è a terra”. In molti palazzi degli anni '60 il terzo polo è collegato a un'asta di terra inadeguata o, in casi peggiori, non collegato a nulla.
Serve una misura della resistenza di terra con strumento: deve essere coordinata col differenziale.
Se c'è un interruttore con un pulsante “TEST” e la dicitura “30 mA” o “Id ≤ 0,03 A”, sei a posto su questo punto.
Se vedi solo magnetotermici o, peggio, vecchi fusibili a tappo, il salvavita manca.
La protezione delle persone potrebbe non essere garantita in caso di guasto, anche quando l’impianto ha continuato a funzionare per molti anni.
Controlli essenziali su un impianto degli anni 1970
Quadro elettrico
Un quadro anni '60-'70 spesso è in bachelite, ha fusibili a tappo, manca di un differenziale, e ha solo uno o due circuiti per tutta la casa.
Sostituirlo con un quadro modulare moderno, con più differenziali separati e magnetotermici per zona, è uno degli interventi che cambia di più la sicurezza e la praticità d'uso.
Conduttori e isolamento
Un elettricista misura l'isolamento col megaohmmetro: valori sotto 1 MΩ sono un campanello d'allarme; sotto 0,5 MΩ va sostituito.
Se attaccando lavatrice, asciugatrice e ferro da stiro fa scattare il magnetotermico, probabilmente la sezione è insufficiente.
Prese, frutti e dispositivi di comando
Prese che ballano, si scaldano, hanno bruciature scure, fanno scintille quando inserisci la spina: vanno sostituite subito.
Anche i deviatori che ticchettano sono spesso prossimi al guasto.
Potenza disponibile
Molti vecchi contratti sono ancora a 3 kW.
Se hai induzione, condizionatore o scaldabagno elettrico ti conviene passare a 4,5 o 6 kW.
Il passaggio si fa col distributore ma richiede che la linea interna sia dimensionata correttamente.
Impianti condominiali e unità abitative
Gli impianti elettrici condominiali, che includono l’illuminazione delle parti comuni, i sistemi antincendio, gli ascensori, le autoclavi e i sistemi di videosorveglianza, sono considerati beni comuni secondo il Codice Civile.
Secondo il D.M. 37/08, tutti gli impianti elettrici devono essere realizzati a regola d’arte, rispettando le normative CEI per essere considerati conformi.
In un condominio, l’impianto elettrico deve essere verificato da un esperto per assicurare che sia sicuro e conforme.
L’amministratore del condominio deve assicurarsi che i proprietari mettano a norma gli impianti elettrici delle singole unità abitative, anche tramite inviti formali discussi in assemblea.
Anche se non può intervenire direttamente nelle unità private, ha la responsabilità di garantire la sicurezza degli impianti comuni.
Nel caso di presenza di lavoratori dipendenti o attività professionali nel condominio, è obbligatoria la verifica dell’impianto di messa a terra, secondo il D.P.R. n. 462/2001.
Documentazione e dichiarazioni
Gli impianti elettrici a norma devono essere accompagnati dalla dichiarazione di conformità rilasciata al termine dei lavori.
La dichiarazione di conformità è necessaria per ottenere l’agibilità dei locali e per la fornitura di energia elettrica.
Per un impianto realizzato prima del 2008, data della Legge 37/2008, e privo di dichiarazione di conformità originale, è possibile far redigere una dichiarazione di rispondenza (DiRi).
È il documento che attesta che l’impianto è “rispondente” alle norme tecniche dell’epoca, eventualmente con gli adeguamenti necessari.
La rilasciano professionisti qualificati con almeno 5 anni di esperienza nel settore.
Quando adeguare e quando rifare un impianto degli anni 1970
La risposta dipende da due fattori.
Quando può bastare un adeguamento
Se i cavi sono ancora in buono stato, con isolamento sopra 1 MΩ, i tubi sono passanti e infilabili, e l'impianto serve per altri 10-15 anni senza grandi cambi d'uso, un buon adeguamento può essere sufficiente.
Un buon adeguamento, comprendente quadro nuovo, messa a terra estesa, sostituzione dei frutti più vecchi e dichiarazione di rispondenza, può costare 1.800-3.500 €.
Quando conviene rifare l’impianto
Se l'isolamento è basso, i cavi sono in tessuto, hai in programma una ristrutturazione del bagno o della cucina, vuoi predisporre domotica, o l'appartamento sarà venduto o affittato, rifare l’impianto può essere la soluzione più coerente.
Il rifacimento completo dura altri 40-50 anni e aumenta il valore dell'immobile.
È obbligatorio rifare l'impianto se compro casa anni '60? No, non c'è un obbligo automatico.
C'è invece l'obbligo di sicurezza: l'impianto deve essere a norma e documentato.
Spesso basta un adeguamento del quadro e della messa a terra; il rifacimento completo serve solo se l'impianto è davvero compromesso.
Che cosa deve avere un impianto elettrico a norma
Un impianto elettrico a norma deve essere progettato e installato da tecnici qualificati e abilitati.
Deve essere composto da elementi con marchio CE o CEI e includere lo schema elettrico, il computo metrico, la dichiarazione di conformità o la dichiarazione di rispondenza.
Gli impianti elettrici delle unità abitative devono essere dimensionati per una potenza impegnata di almeno 6 kW, indipendentemente dal livello prestazionale, dalla superficie e dalla stipula di un eventuale contratto di fornitura dell’energia elettrica per una potenza inferiore.
Il requisito viene soddisfatto dimensionando adeguatamente il montante e l’interruttore generale dell’impianto ed è derogabile solo in caso di impedimenti costruttivi dell’edificio se non permettono la posa di un montante idoneo.
Un impianto elettrico a norma deve avere un interruttore generale, singoli interruttori e circuiti, salvavita, presenti per isolare parti dell’impianto in caso di guasto o manutenzione, con differenziale e magnetotermico per una protezione completa.
Deve inoltre avere un impianto di messa a terra, necessario per scaricare le dispersioni di corrente a terra, proteggendo da folgorazioni.
Che cosa non fare con un impianto datato
- Non aggiungere prese collegandoti “al volo” a una scatola esistente senza verificare la sezione del cavo: è la prima causa di surriscaldamenti.
- Non sostituire un fusibile saltato con uno di amperaggio superiore: serve a proteggere il cavo, se lo aumenti il cavo si surriscalda prima del fusibile.
- Non usare adattatori multipli sulle prese vecchie senza messa a terra: l'apparecchio collegato resta senza protezione e in caso di guasto la cassa va in tensione.
- Non rimandare l'installazione del salvavita “tanto in 60 anni non è mai successo niente”.
Le norme CEI come strumento di sicurezza, affidabilità e innovazione
Le Norme sono essenziali per la qualità e la valutazione del rischio; aiutano i ricercatori e i progettisti a comprendere il valore dell’innovazione consentendo ai produttori di costruire prodotti di qualità e con prestazioni costanti.
Le Norme garantiscono la sicurezza, l’affidabilità e le prestazioni dei dispositivi e dei sistemi elettrici ed elettronici, inclusa la tecnologia dell’informazione.
Le Norme forniscono le regole tecniche che garantiscono la sicurezza e le prestazioni dei prodotti aiutando a ridurre le barriere commerciali.
Le Norme armonizzate garantiscono che i prodotti possano funzionare ed interagire correttamente con altri prodotti, assicurando l’interoperabilità.
Le Norme armonizzate servono come base per la “Conformity assessment” e la certificazione proponendo, tra le altre, prove per verificare la sicurezza, le prestazioni, l’efficienza e l’affidabilità di un determinato prodotto, componente o sistema.
Le Norme aiutano a proteggere le persone, le infrastrutture e l’ambiente.
Le Norme aiutano a evitare soluzioni isolate che possono ostacolare la crescita dei mercati.
Le Norme riflettono il consenso globale su soluzioni all’avanguardia che possono essere applicate dai settori pubblico e privato sia nei Paesi di sviluppo che in quelli in via di sviluppo.
