Le confessioni di un poeta Giammatteo: l’intervista televisiva a Pier Paolo Pasolini

Le confessioni di un poeta è un’intervista televisiva a Pier Paolo Pasolini realizzata nel 1967 da Fernaldo Di Giammatteo per la televisione svizzera RTSI di Lugano. Il filmato, della durata di circa 45 minuti, fu girato nella stessa casa del regista di Mamma Roma e presenta Pasolini mentre ripercorre la propria vita, la propria opera letteraria e la propria attività cinematografica.

L’intervista restituisce il ritratto di un poeta profondamente coinvolto nelle contraddizioni dell’Italia contemporanea, perseguitato dal moralismo e dal qualunquismo, ma deciso a continuare il proprio lavoro. Pasolini parla della sua posizione politica, del rapporto con la società italiana, della poesia e della storia, offrendo una testimonianza diretta del suo pensiero nel 1967.

Pasolini intervistato nella sua casa nel 1967

Scheda dell’intervista

ElementoInformazione
TitoloLe confessioni di un poeta
IntervistatoreFernaldo Di Giammatteo
Anno1967
Paese e televisioneSvizzera, RTSI di Lugano
Durata45 minuti
Luogo dell’intervistaLa casa del regista di Mamma Roma
Formato indicato in programmaItalia. VOSC. 46′

Un autoritratto televisivo di Pier Paolo Pasolini

Fernaldo Di Giammatteo intervista Pasolini nel 1967, per la Tv svizzera RTSI, Lugano. L’intervista televisiva a Pasolini è realizzata nella stessa casa del regista di Mamma Roma.

Il programma appartiene a una stagione nella quale Pasolini veniva chiamato a confrontarsi pubblicamente con la propria identità di poeta, romanziere, intellettuale e regista. Il filmato lo mostra mentre ripercorre la propria vita e le proprie opere letterarie e filmiche in una sorta di autoritratto.

La conversazione non si limita alla presentazione delle sue opere, ma affronta anche il conflitto tra l’autore e l’ambiente sociale nel quale vive. Pasolini si sofferma sulla persecuzione che sta subendo dalla società italiana e cerca di spiegare le ragioni delle reazioni suscitate dalla sua attività.

La persecuzione e l’alleanza tra moralismo e qualunquismo

Circa al minuto 21, Pasolini descrive la persecuzione e il linciaggio simbolico ai quali, secondo lui, è sottoposto in Italia:

Pasolini: “questa specie di persecuzione o di linciaggio nei miei riguardi sono dovuti in Italia a due elementi della società italiana, cioè il moralismo e il qualunquismo. evidentemente la mia opera di romanziere e di poeta urta non soltanto i moralisti, o non soltanto i qualunquisti ma gli uni e gli altri. è questa abbietta alleanza, in fondo, che ha suscitato certe reazioni smodate nei miei confronti“.

Le parole di Pasolini collegano direttamente la persecuzione alla ricezione della sua opera di romanziere e di poeta. Il bersaglio non è soltanto una singola categoria sociale, ma l’alleanza tra moralismo e qualunquismo, descritta come la causa di reazioni sproporzionate nei suoi confronti.

L’intervista mette così in evidenza il rapporto conflittuale tra l’autore e la società italiana. La sua opera, invece di essere considerata soltanto come produzione letteraria o cinematografica, diventa un elemento di disturbo per valori, comportamenti e opinioni consolidate.

Il trauma dell’aggressività e la necessità di lavorare

Di Giammatteo chiede a Pasolini quale segno lasci dentro di lui l’aggressività della società. L’intervistatore domanda: “quale segno lascia questa aggressività dentro di lei?”

Pasolini: “ma, devo dire che mi dà dei forti traumi immediati, ma che non lasciano poi fondamentalmente traccia, come tutto ciò che è irreale, come tutto ciò che non risponde a qualcosa di profondamente vero. ciò non mi ha mai impedito di lavorare, ecco“.

Pasolini riconosce l’esistenza di traumi immediati, ma ne ridimensiona la durata e la capacità di lasciare una traccia profonda. L’aggressività, quando non risponde a qualcosa di profondamente vero, viene definita irreale e quindi incapace di interrompere il suo lavoro.

La frase “ciò non mi ha mai impedito di lavorare” riassume una delle posizioni centrali dell’intervista: il conflitto pubblico può provocare sofferenza, ma non deve trasformarsi in una rinuncia alla scrittura, alla poesia o al cinema.

La contraddizione politica, personale e poetica

Nel testo proposto nell’intervista, Pasolini descrive la propria posizione attraverso una serie di contraddizioni. L’io poetico si riconosce contemporaneamente vicino e contrario alla realtà dalla quale proviene:

“Lo scandalo del contraddirmi, dell'essere con te e contro te; con te nel core, in luce, contro te nelle buie viscere; del mio paterno stato traditore - nel pensiero, in un'ombra di azione - mi so ad esso attaccato nel calore degli istinti, dell'estetica passione; attratto da una vita proletaria a te anteriore, è per me religione la sua allegria, non la millenaria sua lotta: la sua natura, non la sua coscienza: è la forza originaria dell'uomo, che nell'atto s'è perduta, a darle l'ebbrezza della nostalgia, una luce poetica: ed altro più io non so dirne, che non sia giusto ma non sincero, astratto amore, non accorante simpatia.”

La contraddizione non viene presentata come un errore da eliminare, ma come una condizione originaria dell’esperienza poetica. Pasolini si definisce insieme dentro e contro la propria realtà, legato al mondo paterno e attratto da una vita proletaria anteriore alla coscienza politica della lotta.

Il rapporto con il proletariato nasce soprattutto dalla percezione della sua natura e della sua allegria. La dimensione sociale diventa così anche una dimensione estetica e poetica, fondata sulla nostalgia per una forza originaria dell’uomo che nell’atto si è perduta.

Povertà, possesso e storia

La riflessione prosegue con il confronto tra la condizione dei poveri e quella dell’intellettuale:

“Come i poveri povero, mi attacco come loro a umilianti speranze, come loro per vivere mi batto ogni giorno. Ma nella desolante mia condizione di diseredato, io possiedo: ed è il più esaltante dei possessi borghesi, lo stato più assoluto. Ma come io possiedo la storia, essa mi possiede; ne sono illuminato: ma a che serve la luce?”

Il poeta si accosta ai poveri attraverso la condivisione delle speranze umilianti e della lotta quotidiana per vivere. Tuttavia, la sua condizione di diseredato convive con un possesso definito borghese e assoluto: il possesso della storia.

Il rapporto con la storia è ambivalente. Pasolini afferma di possederla, ma riconosce nello stesso tempo di esserne posseduto; la storia lo illumina, ma la luce non viene considerata automaticamente risolutiva. La conoscenza può rivelare la realtà senza necessariamente trasformarla.

La poesia come forma di conoscenza

Nel discorso di Pasolini, la poesia nasce dalla tensione tra esperienza personale, appartenenza sociale e consapevolezza storica. La poesia non coincide con una dichiarazione ideologica semplice, perché è attraversata da contraddizioni, nostalgia, amore e distanza critica.

Il poeta cerca una forma di verità che non sia soltanto giusta in senso astratto, ma anche sincera e partecipata. Per questo distingue l’“astratto amore” dalla “accorante simpatia”, cioè da una partecipazione concreta e dolorosa alla vita degli altri.

La storia, la povertà, il proletariato e il conflitto con la società italiana diventano così elementi di un’unica riflessione. L’opera poetica e cinematografica di Pasolini si sviluppa nel punto di incontro tra osservazione della realtà e coinvolgimento personale.

Il rapporto con il cinema e con la realtà

Le confessioni di un poeta è inserito in un insieme di materiali dedicati a Pasolini come autore capace di attraversare poesia, narrativa, cinema e televisione. Il suo pensiero viene presentato attraverso interviste filmate, ritratti e opere che mostrano il legame tra la sua ricerca artistica e la realtà sociale.

In Agnès Varda - Pier Paolo Pasolini - New York - 1967, Agnès Varda filma Pasolini mentre attraversa la 42a Strada, tra la folla di passanti e le luci della città. In pochi minuti, il tocco di Varda è capace di ritrarre Pasolini parlando di sé e dell’essenza del cinema tutto, che per entrambi è espressione della realtà stessa.

Questo rapporto tra cinema e realtà aiuta a comprendere anche l’intervista di Di Giammatteo. Pasolini non viene presentato come una figura separata dal mondo, ma come un autore immerso nei conflitti del proprio tempo, nella vita quotidiana e nella storia.

L'ultima intervista a Pier Paolo Pasolini, 31 Ottobre 1975.

Il contesto culturale del 1967

Le confessioni di un poeta appartiene al 1967, lo stesso anno nel quale Carlo Di Carlo realizza Pier Paolo Pasolini: cultura e società, un film di 20 minuti che filma il poeta-regista nella sua casa mentre ripercorre la propria vita e le proprie opere letterarie e filmiche.

Nel programma dedicato a Pasolini compaiono anche Primo piano. Personaggi e problemi dell’Italia di oggi (1967, 19’) di Carlo Di Carlo e Le confessioni di un poeta (1967, 45’) di Fernaldo Di Giammatteo.

OperaAnnoAutoreDurata
Pier Paolo Pasolini: cultura e società1967Carlo Di Carlo20’
Le confessioni di un poeta1967Fernaldo Di Giammatteo45’
Agnès Varda - Pier Paolo Pasolini - New York - 19671967Agnès Varda4’
Pier Paolo Pasolini: A Film Maker’s Life1970Carlo Hayman-Chaffey28’

Il confronto con questi materiali mostra la centralità della televisione e del cinema nel costruire l’immagine pubblica di Pasolini. Le interviste permettono di ascoltare direttamente la sua voce, mentre i ritratti degli amici e dei collaboratori ne osservano la figura nel lavoro e nella vita.

Pasolini tra poesia, politica e società

Un cineasta indipendente USA interroga Pasolini sul suo eterodosso marxismo e rivela l’eco ottenuta oltreoceano dalla poesia contro la contestazione studentesca. Nel finale, il poeta legge una delle sue più belle poesie friulane, Il nini muàrt (Il fanciullo morto).

Questo ulteriore documento conferma la varietà dei temi affrontati da Pasolini nelle interviste: il marxismo, la contestazione studentesca, la poesia friulana e la ricezione internazionale della sua opera. La sua posizione politica e poetica non viene mai ridotta a una formula univoca.

Nel 1967, Pasolini intervista inoltre il poeta fascista Ezra Pound per la televisione. Due grandi figure del pensiero occidentale, controverse e opposte, parlano di industrializzazione ed economia dell’Italia, ma anche di poesia, musica e arte.

Il dialogo con Pound mostra un altro aspetto della ricerca pasoliniana: il confronto diretto con figure controverse e con posizioni ideologiche differenti. L’interesse per l’industrializzazione, l’economia, la poesia, la musica e l’arte amplia il quadro delle questioni affrontate nel suo lavoro televisivo.

La voce di Pasolini negli archivi audiovisivi

A cinquant’anni dall’omicidio, grazie a un importante lavoro di ricerca tra gli archivi, ritroviamo la voce profetica di Pier Paolo Pasolini attraverso alcune delle sue opere più rare, le sue apparizioni televisive, le sue interviste filmate, i ritratti che i suoi amici hanno fatto di lui, le canzoni e gli omaggi di tanti artisti.

Tra i materiali sono indicati estratti dall’intervista di Philo Bregstein del 1969, dall’intervista sul set di Medea del 1969 e dall’ultima intervista del 31 ottobre 1975, a cura di Philippe Bouvard.

La raccolta comprende inoltre Il valzer della toppa, della durata di 5 minuti, e altri materiali dedicati alla presenza pubblica di Pasolini. La varietà dei documenti permette di seguire la trasformazione della sua immagine nel tempo, dalla riflessione del 1967 alle interviste degli anni successivi.

La circolazione dell’intervista

La proiezione di Le confessioni di un poeta è stata proposta nell’ambito del ciclo Pier Paolo Pasolini: il cinema contro la televisione, nel centenario della nascita di Pasolini.

Il programma è stato presentato anche alla Filmoteca de Catalunya insieme a Pasolini intervista: Ezra Pound. La scheda indica Le confessioni di un poeta come un’opera di Fernaldo Di Giammatteo del 1967, in versione originale con sottotitoli, della durata di 46 minuti.

L’evento è stato inserito nella programmazione della Festa del Cinema di Roma. La maratona dedicata a Pier Paolo Pasolini è stata curata da Fuori Orario, con Paolo Luciani e un ringraziamento a RAI Teche.

Perché riascoltare oggi Le confessioni di un poeta

Riascoltare la voce di Pasolini significa confrontarsi con un autore che interpreta la propria opera come una forma di esposizione pubblica e di conflitto. La sua testimonianza mostra come il lavoro poetico e cinematografico possa nascere proprio dalla tensione tra appartenenza e opposizione, tra amore per una realtà e rifiuto delle sue forme sociali.

Il filmato di Di Giammatteo conserva una dichiarazione essenziale: l’aggressività può provocare traumi immediati, ma non deve impedire di lavorare. In questa affermazione convivono la vulnerabilità dell’intellettuale e la determinazione dell’artista.

Le confessioni di un poeta restituisce quindi un Pasolini impegnato a comprendere la propria epoca senza separarsi dalle sue contraddizioni. La sua voce parla della persecuzione, della povertà, della storia, della poesia e del cinema come di esperienze inseparabili dalla vita concreta.

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