Il conclave è l’istituzione in cui i cardinali si riuniscono per eleggere il pontefice e ha una storia che attraversa quasi duemila anni di cristianesimo, dalle prime comunità fino alle procedure contemporanee. L’elezione del vescovo di Roma è passata dalla designazione al voto del clero e del popolo, fino alla scelta affidata a un ristretto gruppo di cardinali elettori.
Dalla metà del Duecento gli elettori vengono messi «sotto chiave» perché provvedano a nominare un nuovo papa, mentre nei secoli successivi il sistema è stato modificato da norme, riforme, consuetudini, influenze politiche e forme di segretezza. Il conclave non ha quindi procedure immutabili: si è adattato agli elettori, alle regole, alle circostanze storiche e perfino agli eletti.
Il significato della parola conclave
Letteralmente «luogo chiuso in cui si riuniscono i cardinali per eleggere il pontefice», il conclave è un’istituzione quasi millenaria che si immagina caratterizzata per le procedure immutabili e fuori del tempo. Ripercorrendo la storia dell’elezione del papa nelle sue complesse stratificazioni politiche e teologiche, fino alle innovazioni novecentesche del «conclave segreto», Alberto Melloni mostra come quest’assemblea adatti procedure e intenti al bisogno di dare un vescovo a Roma e un pastore alla chiesa universale.
Il conclave è stato sempre un luogo di tensioni, di contraddizioni e di riforme mancate, ma anche di straordinarie innovazioni che hanno segnato la storia del papato. L’immensa responsabilità dei porporati non è scegliere il più pio, il più dotto o il più furbo: ma chi può esercitare un ministero di unità e di comunione.
Le origini dell’elezione del vescovo di Roma
L’elezione del vescovo di Roma ha una storia lunghissima. Il successore di Pietro viene eletto prima per designazione, poi dal clero e dal popolo e solo con l’XI secolo da un ristretto numero di elettori cardinali.
Un meccanismo elettorale soggetto a ritocchi e aggiustamenti, ai quali, in età moderna, si aggiunge il segreto che, nella società in cui tutto è social, ha paradossalmente reso intrigante questa singolare elezione.
| Periodo | Caratteristica dell’elezione |
|---|---|
| Prime comunità cristiane | Designazione del successore di Pietro |
| Fasi successive | Partecipazione del clero e del popolo |
| Dall’XI secolo | Elezione affidata a un ristretto numero di cardinali |
| Dalla metà del Duecento | Cardinali elettori riuniti «sotto chiave» |
| Età moderna | Rafforzamento del segreto |
Il conclave tra norme, riti e trasformazioni storiche
Uno studio storico senza pari, che a differenza delle opere giornalistiche o di seconda mano, ricostruisce minuziosamente norme e svolte, processi e prassi, funzioni e riti. Un lavoro storico minuto su questa lunga parabola studia l’evoluzione e analizza il funzionamento dei conclavi, specie quelli del Novecento, con fonti inedite, carte diplomatiche, diari e testimonianze, non ultime quelle contraddittorie dello stesso papa Francesco.
La storia del conclave mostra il delicato equilibrio tra tradizione e innovazione, tra vincoli canonici e influenze geopolitiche, offrendo un affresco di un’istituzione chiave della Chiesa cattolica. Il conclave è stato capace di adattarsi agli elettori, alle procedure, alle forme e perfino agli eletti: tant’è che è dal 1978 che ogni elezione porta qualcosa ‘senza precedenti’ nella storia del papato andante.
Conclude il saggio un’analisi della permanenza e della metamorfosi della meccanica del conclave e delle ragioni per cui una sua riforma, che papa Francesco non ha ancora fatto, corre il rischio di manipolazioni e interferenze che oggi non verrebbero più dai regnanti cattolici come nel XIX secolo, ma dai social del XXI secolo.
Il conclave del 2005 e la rinuncia di Benedetto XVI
Questa nuova edizione è arricchita da un’analisi del conclave del 2005 e da una valutazione storica dell’inatteso gesto di Benedetto XVI, che rinunciando al soglio nel febbraio 2013 ha portato, per la prima volta dopo molti secoli, a un conclave destinato a eleggere il successore di un pontefice ancora vivente.
I suoi interventi, integrati dai materiali di repertorio delle teche Rai, partono dall’interpretazione del gesto di Benedetto XVI per arrivare ad approfondire l’aspetto procedurale del conclave, la composizione del collegio, i meccanismi di elezione che diventano cerimonia e rito.
Il conclave del 2013 e le elezioni papali contemporanee
Un viaggio nella storia dei conclavi, dalle origini ai giorni nostri, un’analisi documentata sulle dinamiche, le tradizioni e le trasformazioni dell’elezione del vescovo di Roma. L’opera esplora le fasi salienti dell’elezione papale, partendo dalle prime comunità cristiane fino ad arrivare ai conclavi contemporanei.
A questo si aggiunge un’analisi critica delle ultime elezioni papali, con particolare attenzione al conclave del 2013, avvenuto senza funerale pontificio, che Melloni definisce «il terzo conclave del secolo».
L’elezione del vescovo di Roma a norme invariate potrebbe diventare il punto di disarticolazione del vertice del cattolicesimo romano. L’agenda del prossimo conclave dovrà confrontarsi con le sfide irrisolte di questo pontificato, con le perle disperse e con le questioni che restano aperte.
Il ruolo del segreto e la pressione dei media
La segretezza costituisce uno degli elementi più riconoscibili del conclave contemporaneo. Nella società in cui tutto è social, il segreto ha paradossalmente reso intrigante questa singolare elezione.
Nel libro emergono anche riflessioni sulla mistica del conclave: «Dietro questa discarica di scorie d’ignoranza purissima e di fossili post-secolari agisce la pre-mediatizzazione di ciò che anticipa - per pochi o lunghi mesi - il conclave stesso», sottolinea Melloni, evidenziando come la narrativa mediatica distorca spesso la realtà di questo evento.
Le possibili interferenze non verrebbero più dai regnanti cattolici come nel XIX secolo, ma dai social del XXI secolo. Il segreto, dunque, non elimina il confronto pubblico sul futuro della Chiesa, ma modifica le forme attraverso cui l’attesa, le interpretazioni e le previsioni vengono costruite.
Il fine dell’elezione papale
Il fine del conclave non è eleggere il migliore dei vescovi possibili, o il più pio o il più dotto o il più rappresentativo. Il suo scopo è produrre con ogni mezzo un’elezione incontestata e incontestabile del vescovo di Roma.
L’immensa responsabilità dei porporati non è scegliere il più pio, il più dotto o il più furbo: ma chi può esercitare un ministero di unità e di comunione. Quest’assemblea adatta procedure e intenti al bisogno di dare un vescovo a Roma e un pastore alla chiesa universale.
Le questioni che accompagnano i futuri conclavi
E con davanti un’agenda, nell’autunno del papato di Bergoglio, nella quale i grandi nodi irrisolti - il ministero, la formazione, la trasmissione della fede - rimarranno le questioni su cui saranno scelti i suoi successori fino a quando un futuro concilio non se ne occuperà.
Un altro tema centrale è il ruolo della Chiesa nella società contemporanea, definita dall’autore «unica attrice globale sul pianeta Terra ancorché priva di testate nucleari e disegni imperialistici». La ricerca si spinge fino all’attualità, interrogandosi sul futuro del papato e sui possibili scenari dei prossimi conclavi.
Alberto Melloni e gli studi sul cattolicesimo
Alberto Melloni (1959) è uno dei più importanti storici viventi del cattolicesimo romano e delle chiese. Segretario della Fondazione per le Scienze Religiose, è professore ordinario all’Università di Modena e Reggio Emilia, Unesco Chair all’Università di Roma La Sapienza e guida l’Infrastruttura Europea di Ricerca per le Scienze Religiose.
Ha dedicato i suoi studi alla storia dei concili, alla figura di Giovanni XXIII, al diritto canonico medievale, alle grandi svolte della storia cristiana e al Vaticano II. A tutt’oggi dirige l’edizione dei Conciliorum Oecumenicorum Decreta (Brepols 2006), L’unità dei cristiani. Storia di un desiderio XIX-XX secolo (Il Mulino 2021-) e per Marietti1820 è autore di Storia di μ. Lorenzino don Milani (2024).
È segretario della Fondazione per le Scienze Religiose, professore ordinario all’Università di Modena e Reggio Emilia, Unesco Chair all’Università di Roma La Sapienza e alla guida dell’Infrastruttura Europea di Ricerca per le Scienze Religiose. Ordinario di Storia del cristianesimo nell’Università di Modena-Reggio Emilia, e titolare della cattedra Unesco sul pluralismo religioso e la pace dell’Università di Bologna, dirige la Fondazione per le scienze religiose Giovanni XXIII di Bologna.
Tra le sue pubblicazioni più recenti: «Papa Giovanni» (Einaudi, 2009), «Le cinque perle di Giovanni Paolo II» (Mondadori, 2011) e «Dossetti e l’indicibile» (Donzelli 2013). Per la Treccani ha diretto «Cristiani d’Italia» (2011) e: «Costantino - Enciclopedia costantiniana». La prima edizione di questo libro è stata tradotta in tedesco, spagnolo, portoghese e polacco.
Le lezioni sul conclave
Per riflettere e analizzare questa storica svolta della Chiesa, Rai Educational propone sette lezioni che preparino idealmente all’elezione del futuro Papa, che aiutino a capire le norme ecclesiastiche e ripercorrano la storia dei pontefici, dei papati e dei conclavi.
A condurre le «Lezioni dal conclave» è il professor Alberto Melloni, docente di storia del cristianesimo all’Università di Modena-Reggio Emilia e Direttore della Fondazione per la Scienza Religiosa di Bologna.
Il legame tra il conclave e Reggio Emilia
Il legame con Reggio Emilia è rappresentato dalla figura di Alberto Melloni, professore ordinario all’Università di Modena e Reggio Emilia e storico della Chiesa reggiano. Il suo lavoro sul conclave inserisce la città emiliana in un percorso culturale che unisce storia locale, storia del cristianesimo e riflessione sul futuro del papato.
La visita guidata a Reggio Emilia permette di scoprire storia, curiosità e leggende legate a questa bella città dell’Emilia Romagna, nota come «Città del Tricolore». Fondata dal console Marco Emilio Lepido lungo l’asse viario tra Parma e Bologna, la città ha mantenuto per secoli il nome di «Reggio di Lombardia», a testimonianza di un’identità di confine e di profondi legami storici con l’area lombarda che perdurarono fino all’annessione al Regno d’Italia.
La città del Tricolore
La bandiera nazionale italiana è nata a Reggio Emilia il 7 gennaio 1797. Quel giorno i rappresentanti delle quattro città di Reggio Emilia, Modena, Bologna e Ferrara, riuniti in Congresso, proclamarono il tricolore bianco, rosso e verde come vessillo della Repubblica Cispadana, il nuovo stato sorto sotto la protezione delle armi francesi.
Fu infatti nella settecentesca Sala del Tricolore del Municipio che, il 7 gennaio 1797, venne adottato ufficialmente il vessillo verde, bianco e rosso su proposta di Giuseppe Compagnoni per la Repubblica Cispadana. La sala che ha visto nascere il Tricolore è diventata sede del Consiglio Comunale e delle più importanti manifestazioni civiche della città.
Piazze, leggende e simboli di Reggio Emilia
La visita guidata inizia da Piazza Prampolini, che i reggiani chiamano affettuosamente «Piàsa Granda», collegata alla più intima Piazza San Prospero, o «Piàsa Céca», attraverso lo scenografico passaggio del Broletto.
Proprio intorno alla figura del patrono, San Prospero, ruota una delle leggende più care ai cittadini: si narra che nel 452 d.C., per proteggere la città dall’imminente saccheggio di Attila, il vescovo fece calare una fitta nebbia prodigiosa che nascose Reggio agli occhi dei barbari, salvandola dalla distruzione.
Questa nebbia, elemento quasi magico del paesaggio padano, divenne così un simbolo di protezione divina. Un’altra curiosità imperdibile ci attende osservando le colonne del Battistero di San Giovanni, dove sono ancora incise le antiche misure del braccio e della pertica reggiana.
Questi riferimenti fisici diedero origine al celebre detto popolare «San Giovanni fa veder gli inganni», poiché i commercianti che cercavano di imbrogliare sulle quantità venivano smascherati confrontando le proprie merci con le misure ufficiali scolpite nel marmo. Poco lontano, la Piazza Casotti ci ricorda ancora oggi il vivace «mercato dei rigattieri» con il suo antico nome dialettale di piàsa di Zavaj.
Letteratura, architettura e memoria storica
Non mancheranno riferimenti a grandi protagonisti della letteratura, come Ludovico Ariosto, che qui visse prima di spostarsi a Ferrara e abitò nel complesso monumentale del Mauriziano, una villa quattrocentesca che conserva intatto il fascino delle dimore rinascimentali lungo la via Emilia.
Incontreremo figure eminenti della famiglia d’Este, che nel 1598 trasferirono la capitale del proprio ducato a Modena, riducendo Reggio a città di provincia ma lasciandovi imponenti segni architettonici come il Palazzo Ducale, oggi sede della Prefettura.
La visita guidata a Reggio Emilia sarà un succedersi di curiosità, leggende, miracoli (come quello che portò alla costruzione del monumentale Santuario della Beata Vergine della Ghiara) e grandi storie, che passando per siti protagonisti della storia otto e novecentesca come l’Ex manicomio di San Lazzaro o le Officine Reggiane, arrivano fino alla contemporaneità, con le celebri Vele di Santiago Calatrava.
Educazione e innovazione nella città emiliana
Racconteremo di come l’identità civile di Reggio Emilia sia indissolubilmente legata alla nascita della bandiera italiana e scopriremo come questo spirito di innovazione si rifletta ancora su alcuni metodi pedagogici per le scuole dell’infanzia che hanno reso la città un punto di riferimento internazionale per l’educazione.
La storia della città combina così memoria civica, patrimonio architettonico, ricerca culturale e innovazione educativa. In questo quadro si colloca anche la presenza di studiosi impegnati ad analizzare la storia della Chiesa e le trasformazioni delle istituzioni religiose, tra cui Alberto Melloni.
