Una pallina percepita davanti all’utero insieme a un ciclo mestruale in ritardo non indica necessariamente una gravidanza, ma richiede di distinguere con attenzione tra una normale variazione del ciclo, una formazione benigna, un’infezione, una gravidanza o una condizione ginecologica da valutare.
In caso di ritardo nella mestruazioni, è sempre importante valutare l’eventualità di una gravidanza. Il test va eseguito alla mancata comparsa della mestruazione ed eventualmente ripetuto a distanza di 7 giorni, cercando di seguire correttamente le istruzioni.
Che cosa può essere la “pallina” davanti all’utero
La sensazione di una pallina nella parte bassa dell’addome o nella zona pelvica non consente, da sola, di stabilire quale organo sia coinvolto. Una formazione palpabile può dipendere da una cisti, da un fibroma, da un polipo, da un linfonodo, da un’alterazione della parete vaginale o da una struttura anatomica percepita in modo diverso in base alla posizione del corpo.
Le formazioni ginecologiche possono trovarsi nell’utero, nella cervice, nelle ovaie o nei tessuti circostanti. La sede esatta, le dimensioni, la consistenza e il rapporto con il ciclo mestruale devono essere valutati durante una visita e, quando necessario, con un’ecografia pelvica o transvaginale.
La maggior parte delle donne conosce bene la conformazione del proprio seno anche quando non ha l’abitudine (peraltro molto utile) di praticare l’autopalpazione. Il medico esperto è capace, già alla palpazione, di distinguere in molti casi una formazione benigna da una maligna.
Possibili formazioni benigne
Una corretta diagnosi deve considerare la presenza eventuale di problemi come polipi endometriali, tumori endometriali, miomi dell’utero, cisti ovariche o squilibri di tipo ormonale. La presenza di polipi e fibromi può essere causa di amenorrea secondaria.
La polimenorrea potrebbe inoltre sollevare il dubbio di essere di fronte a patologie di tipo ginecologico come l’endometriosi o altri tipi di neoplasie all’utero come fibromi o polipi (alla cervice o dell’endometrio). Le motivazioni che stanno alla base di questa patologia possono essere sia di natura organica (fibromi, endometriosi, tumori o polipi della cervice) che di tipo funzionale (alterazioni ormonali e ispessimento dell’endometrio che causa emorragie).
Una cisti ovarica può modificare la regolarità del ciclo, causare dolore pelvico o dare una sensazione di peso, ma non tutte le cisti producono sintomi. Anche un fibroma può essere asintomatico oppure associarsi a dolore, senso di pressione, sanguinamento abbondante o alterazioni della regolarità mestruale.
Il ciclo mestruale può essere davvero in ritardo?
Ogni donna è diversa e così il suo ciclo mestruale. Tendenzialmente dovrebbe essere di 28 giorni ma durata, ritmo e intensità possono variare.
In genere, il ciclo mestruale delle donne dura 28 giorni, ma può variare dai 21 ai 35 giorni. In genere, si considera regolare un ciclo di durata compresa fra i 25 e i 36 giorni.
Ci sono donne che possono avere il ciclo anche solo dopo 24 giorni oppure attendere addirittura fino al trentacinquesimo prima di rivedere le mestruazioni. Oltre a questo, una stessa donna, nell’arco dell’anno, può registrare differenze importanti fra i vari mesi.
Un ritardo può avere molte cause (l’anticipo o il posticipo di una settimana non è fonte di preoccupazione) che non implicano necessariamente una gravidanza. Se il ritardo, invece, si presenta spesso, è il caso di indagare per scoprire l’entità delle cause che lo provocano.
Prima causa da escludere: la gravidanza
Durante l’età riproduttiva, la causa più comune di amenorrea è la gravidanza. Una giovane donna in età fertile e sessualmente attiva, se non vede comparire il flusso mestruale, tende subito a considerare l’instaurarsi di una gravidanza, ma non sempre il motivo è attribuibile a tale situazione.
Anche se il corpo della donna invia dei segnali inequivocabili (tensione del seno, nausea, stanchezza diffusa e maggior desiderio di dormire) e il ciclo ha qualche giorno di ritardo, è sempre bene fare, comunque, il test di gravidanza (come quelli facilmente reperibili in farmacia), soprattutto se si hanno rapporti sessuali non protetti.
In gravidanza le mestruazioni scompaiono, salvo poi ripresentarsi qualche mese dopo il parto. Durante le prime fasi della gravidanza, dunque, non si possono avere mestruazioni abbondanti, ma si possono verificare piccole perdite.
Si tratta di “spotting” o false mestruazioni. La causa di queste piccole perdite di colore rosa o marrone è da ravvisare nell’innesto del feto all’interno dell’utero e dalla rottura di alcuni piccoli capillari.
Perdite bianche e ciclo in ritardo
Ciclo in ritardo e perdite bianche possono essere anche sinonimo di gravidanza: si tratta di secrezioni biancastre e inodori, ben diverse da quelle che ti abbiamo appena descritto.
Ci sono quelle che appaiono appena prima dell’arrivo del ciclo e quelle che, invece, sono da ricondursi con molta probabilità ad infezioni nel cavo vaginale. Quest’ultime sono facili da riconoscere perché spesso hanno una consistenza più omogenea, possono provocare pruriti e sono accompagnate da un cattivo odore.
Le perdite vaginali scure, tendenti al marroncino, sono dovute al ritardo stesso. Il sangue che si deposita tende a ossidarsi e ad assumere questa colorazione e una consistenza più solida.
Cause frequenti di ciclo mestruale in ritardo
Stress fisico ed emotivo
Lo stress è una delle cause più frequenti di un ritardo mestruale. Questo fattore può condizionare non solo la vita quotidiana, ma anche lo stato di salute generale, influendo sull’ipotalamo (parte del cervello che interviene nella regolazione del ciclo mestruale).
In condizioni di stress vengono prodotti ormoni come adrenalina, noradrenalina e cortisolo, che condizionano la secrezione degli ormoni femminili e di conseguenza l’attività delle ovaie. La prolattina, prodotta in condizioni di stress fisico o emozionale, può anch’essa influenzare il ciclo.
Una quotidianità troppo frenetica e piena di ansie, o una fase di acuto stress dovuta ad esempio a un lutto o alla fine di una storia d’amore, può mettere a dura prova il nostro spirito e il nostro corpo.
In genere, la riduzione dell’impegno psico-fisico induce un ripristino del flusso mestruale. Sono soggette a irregolarità mestruali anche le donne che svolgono lavori stressanti o su turni.
Variazioni di peso e disturbi dell’alimentazione
La perdita o l’aumento di peso corporeo sono tra le cause più comuni di ritardo mestruale nelle giovani in età fertile, soprattutto se queste variazioni sono repentine o eccessive.
La percentuale di grasso corporeo infatti è importante per la funzionalità ovarica poiché produce leptina: nelle donne con troppo poco grasso corporeo questo ormone, indispensabile per una regolare ciclicità ovarica, è carente.
Anche un peso eccessivo può influenzare negativamente l’ovulazione, in quanto il tessuto grasso periferico produce troppi estrogeni, alterando gli equilibri ormonali.
Le donne che soffrono di disturbi alimentari (come anoressia e bulimia) o che sono fortemente in sovrappeso, spesso vanno incontro a irregolarità o a mancata presentazione delle mestruazioni per lunghi periodi di tempo.
Attività fisica intensa e anovulazione
Le donne che praticano sport a livello agonistico possono andare incontro all’anovulazione, ovvero ciò che avviene quando un ovulo non viene rilasciato dall’ovaio durante un ciclo mestruale, e può essere collegato all’assenza di mestruazioni.
L’anovulazione (e di conseguenza l’assenza di mestruazioni) è frequente nelle agoniste (ginnaste, ballerine, etc), ciò è dovuto al basso peso e alla bassa percentuale di grasso corporeo.
Quando ci si allena molto per raggiungere obiettivi importanti come quando si pratica uno sport agonistico, sottoporre il proprio corpo a allenamenti sempre più intensi e faticosi altera la regolarità del ciclo mestruale.
Sindrome dell’ovaio policistico
La sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) è un disordine endocrino caratterizzato da anovulazione e iperandrogenismo. Questa condizione coinvolge il 5-10% della popolazione femminile in età riproduttiva e rappresenta una delle più comuni cause di irregolarità mestruali e d’infertilità nella donna.
Si tratta di una sindrome complessa caratterizzata da cicli irregolari fino all’amenorrea, acne, aumento dei peli corporei (irsutismo); spesso si associa a obesità.
Ecograficamente l’ovaio presenta un numero elevato di follicoli, che appaiono come tante piccole “cisti”, da qui il nome “policistico”. All’esame ecografico si osservano delle ovaie lievemente aumentate di volume, con tante piccole cisti sulla superficie.
Talvolta, quest’immagine può associarsi ad altri sintomi, quali l’obesità, l’acne, un eccesso di peli e, per l’appunto, irregolarità della mestruazione, nel senso di ritardi che possono giungere fino all’assenza del flusso per mesi.
Disturbi della tiroide
La tiroide è responsabile, infatti, del metabolismo e regola la produzione di ormoni che influenzano anche l’apparato riproduttivo femminile. Una disfunzione della tiroide condiziona il corretto lavoro delle ovaie e la produzione degli ormoni necessari a regolare il ciclo mestruale.
La tiroide può provocare amenorrea se è ipoattiva (il cosiddetto ipotiroidismo) o iperattiva (il cosiddetto ipertiroidismo). In entrambi i casi si può verificare un ritardo nelle mestruazioni.
La normalizzazione della funzione tiroidea con una terapia idonea riconduce di solito al ripristino della ciclicità mestruale, senza che sia necessario effettuare altre terapie.
Alterazioni dell’ipofisi e prolattina elevata
L’ipofisi, una ghiandola situata alla base del cranio, svolge un ruolo nel controllo del ciclo mestruale. Alcune alterazioni ipofisarie, come ad esempio adenomi, o insufficienza funzionale, possono essere causa di oligomenorrea.
L’iperprolattinemia, ossia l’aumento patologico dell’ormone prolattina - prodotto appunto dall’ipofisi - può provocare irregolarità mestruali.
La secrezione di latte da entrambi i capezzoli può essere collegata a disturbi dell’ipofisi e a farmaci che aumentano i livelli di prolattina, un ormone che stimola la produzione di latte.
Farmaci e contraccettivi
Alcuni farmaci come gli antidepressivi, antiepilettici, antipsicotici e le terapie croniche con cortisonici possono indurre, con meccanismi diversi, alterazioni del ciclo mestruale.
Alcuni farmaci come gli antidepressivi e i farmaci per la nausea possono aumentare il livelli di prolattina, causando irregolarità mestruali. Altri, come i farmaci antinfiammatori, possono interferire con l’ovulazione.
A volte, dopo la sospensione della pillola contraccettiva, magari non gradualmente come raccomandano i ginecologi, si può verificare un ritardo mestruale. Di solito, la ripresa del ciclo avviene spontaneamente, senza effettuare interventi terapeutici, quando il corpo ritrova il suo ritmo naturale, ma, se ritarda per 2 mesi, è opportuno rivolgersi al ginecologo.
In alcuni casi dopo l’interruzione dell’assunzione di un contraccettivo ormonale, come pillola, anello vaginale, cerotto o minipillola, si può verificare un periodo di ritardo mestruale.
Se il ciclo è in ritardo con la pillola, infatti, devi porti questa domanda: hai avuto episodi di vomito o di dissenteria? Se la risposta è no, allora aspetta ancora qualche giorno prima di andare dal ginecologo!
Malattie croniche e condizioni endocrine
In donne con patologie croniche (epatiche, renali, etc.) è possibile che il ciclo sia irregolare o salti completamente. Una malattia, anche una comune influenza, o l’assunzione massiccia di farmaci, possono debilitare l’organismo, causando dei ritardi nella comparsa delle mestruazioni.
Alcune malattie non ginecologiche possono influenzare negativamente la ciclicità mestruale: è il caso delle disfunzioni della tiroide, di malattie come il diabete, specie se scompensato o malattie debilitanti.
Malattie dell’apparato digerente come la colite ulcerosa, il morbo di Crohn, la celiachia e infezioni virali come l’AIDS possono portare a un ritardo nell’apparizione delle mestruazioni e persino, in alcuni casi, alla loro scomparsa.
Pubertà, perimenopausa e menopausa
La prima mestruazione, ovvero il menarca, compare nelle ragazzine tra i 10 e i 15 anni. In questo primo periodo l’irregolarità è frequente.
In alcuni casi, un ritardo prolungato può far presagire un avvicinamento al periodo perimenopausale, ovvero quel tempo (più o meno lungo a seconda dei casi) che intercorre tra la fase riproduttiva e quella non più fertile.
Si parla di menopausa, invece, - una delle fasi naturali della vita della donna - quando, ad una determinata fascia d’età, termina il periodo fertile. Il ciclo in ritardo è causato dal lavoro delle ovaie che va via via rallentando fino a scomparire.
Come gli ormoni regolano il ciclo
Le mestruazioni sono regolate da un complesso sistema ormonale, che ogni mese produce ormoni in una certa sequenza per preparare il corpo, in particolare l’utero, alla gravidanza.
Gli ormoni in questo sistema sono prodotti da:
- L’ipotalamo, la parte del cervello che aiuta a controllare l’ipofisi.
- L’ipofisi, che produce l’ormone luteinizzante e l’ormone follicolo-stimolante.
- Le ovaie, che producono estrogeno e progesterone.
L’ordine di iniziazione parte da un’area del cervello chiamata ipotalamo che produce fattori che agiscono su alcune cellule dell’ipofisi (piccola ghiandola situata nel cervello) stimolando la produzione di gonadotropine (FSH e LH).
Queste, a loro volta, inviano l’ordine per la successiva produzione degli ormoni ovarici, prima estradiolo e, successivamente, progesterone in modo che si produca la sequenza normale di: crescita di un follicolo ovarico, rottura di questo follicolo con espulsione dell’ovulo, ovulazione e formazione del corpo luteo.
La produzione di tutti questi ormoni influisce allo stesso tempo sull’endometrio, membrana mucosa che ricopre l’interno dell’utero, che si ispessisce durante tutto il ciclo.
Se l’ovulo non viene fecondato da uno spermatozoo o si viene fecondato, ma l’embrione generato non è in grado di impiantarsi da solo e di generare una gravidanza, la produzione di ormoni ovarici cade e l’endometrio viene liberato producendo flusso mestruale.
Irregolarità del ciclo: quando il ritardo diventa un disturbo
Se questa non è la prima volta e, ogni mese, aspetti speranzosa l’arrivo delle mestruazioni, allora il tuo è un ciclo mestruale irregolare. Il ciclo sempre in ritardo ha un nome.
L’oligomenorrea corrisponde a un ciclo che supera i 28 giorni canonici, arrivando ad esempio a 35 giorni di intervallo fra una mestruazione e l’altra. Possiamo parlare di oligomenorrea quando il ciclo si verifica ad un intervallo di oltre 35 giorni, senza superare i 90 perché a questo punto si tratterebbe di amenorrea.
La polimenorrea, invece, corrisponde al suo contrario, ovvero quando il flusso mestruale arriva più volte in un mese, ogni 15 giorni circa. La polimenorrea è un’alterazione del ciclo mestruale caratterizzata da mestruazioni più ravvicinate rispetto alla norma.
Si parla infine di amenorrea quando le mestruazioni non compaiono per tre mesi o più e non si sospetta una gravidanza. L’amenorrea è un’alterazione del ciclo mestruale in cui c’è una totale assenza mestruazioni.
| Alterazione | Descrizione |
|---|---|
| Oligomenorrea | Il ciclo si presenta con ritardo e a intervalli superiori alla norma. |
| Polimenorrea | Le mestruazioni sono più ravvicinate rispetto alla norma. |
| Amenorrea | Le mestruazioni non compaiono per tre mesi o più, senza gravidanza sospetta. |
| Ipomenorrea | Il flusso mestruale è scarso e di durata limitata. |
| Ipermenorrea | Il flusso mestruale è abbondante e il ciclo può durare oltre 7 giorni. |
Amenorrea primaria e secondaria
Esistono 2 tipi principali di amenorrea: primaria, quando le mestruazioni non iniziano, e secondaria, quando i cicli cominciano ma poi si interrompono.
Se le donne hanno avuto le mestruazioni, ma poi non le hanno più, si può trattare di amenorrea secondaria. L’amenorrea secondaria è molto più comune di quella primaria.
Le cause più comuni dell’amenorrea secondaria sono gravidanza, allattamento al seno, malfunzionamento dell’ipotalamo, sindrome dell’ovaio policistico, menopausa prematura, malfunzionamento dell’ipofisi o della tiroide e uso di alcuni farmaci.
Se l’amenorrea dura a lungo, possono svilupparsi problemi simili a quelli associati alla menopausa, come vampate di calore, secchezza vaginale, riduzione della densità ossea e maggior rischio di disturbi cardiaci e vascolari, che insorgono a causa del basso livello di estrogeni.
Sintomi associati al ritardo mestruale
Oltre al ritardo del ciclo la donna potrebbe avvertire diversi sintomi tra i quali perdite di sangue, a volte rosa a volte rosso vivo, o anche marroni; dolore al basso ventre; perdite vaginali di muco trasparente, opaco, che possono indicare tentativi di ovulazione; mal di testa; seno dolorante e particolarmente gonfio.
- Perdite vaginali di muco trasparente o opaco che possono indicare dei tentativi di ovulazione.
- Perdite di sangue a volte rosate, a volte rosso vivo e marroni.
- Dolore al basso ventre.
- Seno gonfio e dolorante.
- Mal di testa.
- Mal di schiena nella zona lombare.
Il gonfiore addominale può seguire andamenti periodici legati all’alimentazione e alle fasi del ciclo. Se è molto intenso, persistente e accompagnato da dolore addominale o pelvico, difficoltà urinarie, aumento della circonferenza addominale in assenza di un aumento di peso o stanchezza, è opportuno parlarne con un medico.
Quando rivolgersi al ginecologo
Un’alterazione del ciclo mestruale non sempre è un’anticipazione di un problema che riguarda l’organismo. Se però si verificano modifiche sostanziali a livello fisico, è fondamentale rivolgersi al ginecologo per determinare quali siano le cause responsabili delle disfunzioni rilevate.
Quando il ritardo mestruale è sporadico e non è accompagnato da particolari sintomi, non c’è alcun bisogno di preoccuparsi. Se il ritardo, invece, si presenta spesso, è il caso di indagare per scoprire l’entità delle cause che lo provocano.
Si deve consultare un medico entro qualche settimana se le ragazze non evidenziano segni di pubertà, come sviluppo del seno o uno scatto di crescita, entro i 13 anni di età, se i cicli non sono iniziati entro 3 anni dall’inizio dello sviluppo delle mammelle o se il ciclo mestruale non è iniziato a 15 anni in ragazze che crescono normalmente e hanno sviluppato le caratteristiche sessuali secondarie.
Se le ragazze o le donne durante l’età riproduttiva hanno cicli mestruali interrotti, devono consultare un medico se non hanno avuto 3 cicli mestruali, se hanno meno di 9 cicli l’anno o se la frequenza dei cicli cambia improvvisamente.
Segnali che richiedono una valutazione più rapida
- Dolore pelvico intenso o progressivo.
- Una pallina che aumenta rapidamente di volume o diventa molto dolorosa.
- Febbre, malessere generale o perdite vaginali con cattivo odore.
- Sanguinamento abbondante o al di fuori del periodo mestruale.
- Capogiri, debolezza importante o svenimenti.
- Sviluppo di caratteristiche maschili, come eccesso di peluria sul corpo, voce più profonda e aumento delle dimensioni dei muscoli.
- Disturbi alla vista, cefalea persistente o secrezione lattiginosa dal capezzolo.
- Una variazione ponderale significativa.
Qualsiasi perdita di sangue al di fuori delle mestruazioni merita un controllo ginecologico, a qualsiasi età. In particolare è bene farsi controllare se il ciclo è già scomparso, quindi se la donna è in menopausa.
Come viene valutata la pallina associata al ritardo
Il medico si informa innanzitutto dell’anamnesi medica e mestruale ed esegue un esame obiettivo. I risultati dell’anamnesi e dell’esame obiettivo spesso suggeriscono una causa dell’amenorrea e gli esami che possono dover essere necessari.
Per l’anamnesi mestruale il medico determina se l’amenorrea sia primaria o secondaria, chiedendo alla ragazza o alla donna se in precedenza ha mai avuto un ciclo mestruale. In caso positivo, il medico si informa sull’età e sull’inizio delle mestruazioni oltre che sulla data dell’ultimo ciclo.
Chiede poi alla donna di descrivere i cicli in termini di durata, frequenza, regolarità, abbondanza del flusso, sensibilità dei seni ed eventuali cambiamenti di umore collegati al ciclo.
Durante l’esame obiettivo il medico determina se si sono sviluppati i caratteri sessuali secondari. Quindi procede all’esame mammario e a un esame pelvico per determinare se gli organi genitali si stanno sviluppando normalmente e per individuare eventuali anomalie degli organi riproduttivi.
Esami possibili
Nelle ragazze o nelle donne in età riproduttiva, gli esami possono includere test di gravidanza, esami del sangue per misurare i livelli ormonali e un esame di diagnostica per immagini o una procedura per esaminare l’apparato riproduttivo, come l’ecografia o l’isteroscopia.
Gli esami più comuni sono esami del sangue per misurare i livelli di alcuni ormoni, inclusa la prolattina, gli ormoni tiroidei, l’ormone follicolo-stimolante e gli ormoni maschili.
Gli esami di diagnostica per immagini dell’addome e della pelvi possono individuare eventuali tumori delle ovaie o delle ghiandole surrenali, di solito mediante ecografia, ma talvolta anche mediante tomografia computerizzata o risonanza magnetica.
Un esame ecografico può chiarire se la formazione è collegata all’utero, alla cervice, alle ovaie o ad altre strutture pelviche. In alcuni casi può essere necessaria una risonanza magnetica per immagini.
Nell’isteroscopia, il medico inserisce una sottile sonda di visualizzazione attraverso la vagina e la cervice per esaminare l’interno dell’utero. Questa procedura può essere eseguita nello studio del medico o in ospedale in regime ambulatoriale.
Che cosa fare nell’attesa della visita
Innanzitutto, controlla che siano passati effettivamente almeno 28 giorni dall’ultima mestruazione: è sempre una buona abitudine tenere aggiornato un calendario mestruale proprio per non incorrere in possibili errori dettati da sviste e dimenticanze.
È utile annotare la data dell’ultima mestruazione, la durata abituale dei cicli, eventuali rapporti non protetti, la comparsa della pallina, la sede precisa, il dolore, le perdite vaginali, la febbre e i farmaci assunti.
In condizioni di normalità, i medicinali per intervenire sul ciclo mestruale non vanno assunti. Qualora il test di gravidanza fosse negativo e la situazione persistesse, è comunque consigliabile una consulenza con il proprio medico di fiducia o con il ginecologo.
Non è necessario attribuire automaticamente la pallina a una malattia grave, ma nemmeno ignorarla se persiste, cresce, provoca dolore o si associa a un ritardo ricorrente. La visita ginecologica e l’ecografia permettono di chiarire la situazione senza basarsi soltanto sulla palpazione o sui sintomi.
