Natività di Giovanni Battista: significato, racconto evangelico e tradizione della solennità

La Natività di san Giovanni Battista si celebra il 24 giugno ed è una solennità dedicata alla nascita dell’unico santo, insieme alla Vergine Maria, di cui la Chiesa celebra liturgicamente non soltanto la morte, ma anche la nascita in questo mondo. Giovanni nasce da Elisabetta, anziana e sterile, come frutto della promessa di Dio, e viene chiamato a preparare il popolo d’Israele alla venuta di Gesù Cristo.

Il racconto della nascita, contenuto nel primo capitolo del Vangelo secondo Luca, presenta alcuni segni decisivi: l’annuncio dell’angelo Gabriele a Zaccaria, la gravidanza miracolosa di Elisabetta, la visita di Maria, il sussulto di Giovanni nel grembo materno, l’imposizione del nome e il ritorno della parola a Zaccaria. La nascita del Battista manifesta così la misericordia di Dio e inaugura il tempo della nuova alleanza.

La data della festa: perché Giovanni Battista si celebra il 24 giugno

La festa della nascita di San Giovanni Battista, celebrata il 24 giugno, ha origini molto antiche. Ne parla anche Sant’Agostino (354-430), che testimonia come questa data fosse già celebrata ai suoi tempi.

La solennità della Natività di san Giovanni il Battista prevale sul lezionario domenicale. All’inizio dell’estate si celebra questa grande festa, una ricorrenza antichissima, già attestata da sant’Agostino in Africa.

La sua data - 24 giugno - viene fissata secondo Lc 1,36a quando si dice che Elisabetta è già al “sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile”, quindi sei mesi prima di Natale. Dal VI secolo questa festa ha una vigilia.

Nel IV secolo la Chiesa fissò la data della nascita di Gesù al solstizio d’inverno (25 dicembre). Per rispettare quanto riportato nel Vangelo, la nascita di Giovanni Battista fu collocata sei mesi prima, al solstizio d’estate (24 giugno), quando le giornate iniziano ad accorciarsi.

Il parallelismo di queste date contiene anche una simbologia, almeno nel bacino del Mediterraneo che è stato il crogiolo della fede ebraico-cristiana: se il 25 dicembre, solstizio d’inverno, è la festa del sole vincitore, che comincia ad accrescere la sua declinazione sulla terra, il 24 giugno, solstizio d’estate, è il giorno in cui il sole comincia a calare di declinazione, proprio come è avvenuto nel rapporto del Battista con Gesù, secondo le parole dello stesso Giovanni: “Egli deve crescere e io diminuire” (Gv 3,30).

Nel IV secolo la nascita di Gesù venne fissata al solstizio d’inverno, quella di Giovanni, per rispettare la lettera del racconto evangelico, venne collocata nel solstizio d’estate, esattamente sei mesi prima del Natale, quando le giornate cominciano ad accorciarsi, a confermare fin dall’inizio - dicono i Padri - la testimonianza che Giovanni darà a Cristo: Egli deve crescere, e io diminuire.

RicorrenzaDataSignificato simbolico
Natività di Giovanni Battista24 giugnoIl sole comincia a diminuire; Giovanni prepara la venuta di Cristo
Natività di Gesù25 dicembreIl sole comincia ad accrescere la sua declinazione; Cristo è la luce vittoriosa

Il racconto evangelico della nascita

Il Vangelo di Luca racconta la nascita di Giovanni nel contesto della storia di Zaccaria ed Elisabetta, una coppia giusta davanti a Dio ma segnata dalla sterilità e dall’età avanzata. L’annuncio della nascita avviene nel tempio di Gerusalemme, mentre Zaccaria sta svolgendo il proprio servizio sacerdotale.

Al tempo di Erode, re della Giudea, vi era un sacerdote di nome Zaccarìa, della classe di Abìa, che aveva in moglie una discendente di Aronne, di nome Elisabetta. Ambedue erano giusti davanti a Dio e osservavano irreprensibili tutte le leggi e le prescrizioni del Signore.

Essi non avevano figli, perché Elisabetta era sterile e tutti e due erano avanti negli anni. Avvenne che, mentre Zaccarìa svolgeva le sue funzioni sacerdotali davanti al Signore durante il turno della sua classe, gli toccò in sorte, secondo l’usanza del servizio sacerdotale, di entrare nel tempio del Signore per fare l’offerta dell’incenso.

Fuori, tutta l’assemblea del popolo stava pregando nell’ora dell’incenso. Apparve a lui un angelo del Signore, ritto alla destra dell’altare dell’incenso. Quando lo vide, Zaccarìa si turbò e fu preso da timore.

Ma l’angelo gli disse: «Non temere, Zaccarìa, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, e tu lo chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza, e molti si rallegreranno della sua nascita, perché egli sarà grande davanti al Signore; non berrà vino né bevande inebrianti, sarà colmato di Spirito Santo fin dal seno di sua madre e ricondurrà molti figli d’Israele al Signore loro Dio.

Egli camminerà innanzi a lui con lo spirito e la potenza di Elìa, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto». Parola del Signore.

Annuncio dell’angelo a Zaccaria

Zaccaria ed Elisabetta: la promessa nella vecchiaia

Elisabetta era sterile e ormai anziana. Era stato l’arcangelo Gabriele ad annunciare al marito Zaccaria, la nascita di un figlio: “Non temere Zaccaria - gli aveva detto - la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio che chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza e molti si rallegreranno della sua nascita, poiché sarà grande davanti al Signore”.

L’angelo del Signore si era presentato al sacerdote Zaccaria mentre questi nel tempio celebrava l’offerta dell’incenso e gli aveva rivelato la nascita di un figlio come esaudimento della preghiera sua e di sua moglie Elisabetta. Zaccaria, infatti, era vecchio e sua moglie sterile.

Per tutta la vita avevano atteso un figlio e lo avevano invocato con fede, ma ora erano giunti a una vecchiaia senza futuro. Questo angelo, Gabriele, il messaggero della liberazione di Israele (cf. Dn 8,15-27; 9,20-27) e dell’ora messianica, rivela a Zaccaria il compimento di tutta l’attesa di Israele: il nascituro, ripieno di Spirito santo, camminerà davanti al Signore veniente e preparerà il popolo dei credenti ad accogliere la sua venuta.

Zaccaria, uomo giusto e irreprensibile davanti al Signore, è però turbato e pieno di timore, dunque chiede all’angelo come sia possibile questo, vista la sua vecchiaia e la sterilità della moglie: egli dunque resta incredulo, secondo il racconto evangelico, quindi non riesce più a parlare.

“Ho creduto, per questo ho parlato”, dice il salmo (115 [116] LXX,10), perché la parola umana rivolta a Dio deve sempre scaturire dalla fede. Perciò Zaccaria non può benedire l’assemblea in preghiera nel tempio, e questa benedizione resterà interrotta fino a quando Gesù risorto la donerà alla sua comunità, salendo al cielo (cf. Lc 24,50-51).

La visita di Maria ed Elisabetta

La vocazione profetica di san Giovanni il Battista è circondata fin dal grembo materno di eventi straordinari che preparano la nascita di Gesù. Il Vangelo di Luca (1, 39-45) racconta che sua madre Elisabetta, mentre era incinta, aveva ricevuto la visita di Maria, a sua volta già in attesa di Gesù, e che Giovanni esultò di gioia nel grembo materno alla voce di Maria.

Secondo l’insegnamento dei Padri della Chiesa, Giovanni fu liberato dal peccato originale ancora prima di nascere, quando Maria, incinta di Gesù, fece visita a Elisabetta. In quel momento, Giovanni sussultò nel grembo della madre, riconoscendo la presenza del Salvatore.

Lo stesso Arcangelo Gabriele aveva detto che Giovanni sarebbe stato pieno di Spirito Santo fin dal grembo materno. Così, per volontà di Dio, Giovanni venne preparato fin da prima della nascita per il ruolo di profeta dell’Altissimo.

Di più, lo riconosce al primo incontro, come avviene nella visita che Maria, gravida di Gesù, fa a Elisabetta, gravida di Giovanni (cf. Lc 1,39-45).

La nascita del bambino e la gioia dei vicini

Ma ecco che i giorni della gravidanza di Elisabetta si compiono e la sterile partorisce un figlio, destando gioia in tutti i suoi parenti e conoscenti, perché quel figlio appare un segno inconfutabile della misericordia di Dio.

Per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei.

La gente è stupita di fronte a questo bimbo, ma anche di fronte a questa coppia sterile, avanti negli anni, che ha dato un figlio. Una meraviglia illuminata dalla fede, tanto che “custodivano” quanto ascoltavano e vedevano, e lodavano Dio.

Uno stupore accompagnato dalla consapevolezza che non capiscono tutto: “Che sarà mai questo bambino?”. Una domanda legittima, anche perché lì dove tutto è comprensibile, non dipenderebbe da Dio!

Il significato dello stupore

“L’avvenimento della nascita è circondato da un gioioso senso di stupore, di sorpresa, di gratitudine. Il popolo fedele intuisce che è accaduto qualcosa di grande, anche se umile e nascosto: il popolo è capace di vivere la fede con gioia, con senso di stupore, di sorpresa…Ho senso dello stupore, quando vedo le opere del Signore, quando sento parlare dell’evangelizzazione o della vita di un santo…? So sentire le consolazioni dello Spirito o sono chiuso?” (Papa Francesco, 24 giugno 2018).

Il bambino, figlio del miracolo, nasce come lieta trasgressione, viene alla luce come parola felice, vertice di tutte le natività del mondo: ogni nascita è profezia, ogni bambino è profeta, portatore di una parola di Dio unica, pronunciata una volta sola.

Che sarà mai questo bambino? Grande domanda da ripetere, con venerazione, davanti al mistero di ogni culla. Cosa sarà, oltre ad essere vita che viene da altrove, oltre a un amore diventato visibile? Cosa porterà al mondo questo bambino, dono unico che Dio ci ha consegnato e che non si ripeterà mai più?

L’imposizione del nome Giovanni

Otto giorni dopo la nascita avviene la circoncisione, secondo la consuetudine del popolo d’Israele. I parenti vogliono chiamare il bambino con il nome del padre, ma Elisabetta interviene e indica il nome stabilito da Dio.

Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccarìa. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome».

Chi è giunto per la circoncisione, vuole mettere il nome del padre, Zaccaria. Ma qui a intervenire, cosa ben rara, è Elisabetta, che dice Giovanni. Si tratta del nome che Dio stesso aveva indicato attraverso l’angelo: “Non temere Zaccaria, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, e tu lo chiamerai Giovanni” (Lc Lc 2,13).

Non può passare inosservata la forza di Elisabetta la quale, contro la contestazione dei parenti, dà al figlio il nome designato dall’angelo Gabriele per indicare la missione affidata da Dio al nascituro.

Il sacerdote tace ed è la madre, laica, a prendere la parola. Un rivoluzionario rovesciamento delle parti. Elisabetta ha saputo ascoltare e ha l’autorevolezza per parlare: «Si chiamerà Giovanni», che significa dono di Dio.

Il significato del nome

Il nome “Giovanni”, che significa “Dio ha avuto misericordia”, anticipa già la sua missione. Questo nome venne scelto per volontà divina e fu dato al bambino nel giorno della circoncisione, quando Zaccaria, riacquistando la parola, recitò il canto del Benedictus.

Il padre Zaccaria è però ancora nella condizione di non eloquenza, così la madre, con grande audacia e contro ogni consuetudine di quel tempo, impone al figlio della grazia il nome di Jochanan, che significa proprio “il Signore fa grazia”.

Se il nome Elisabetta significa “Dio ha promesso”, con la grazia manifestatasi nella nascita di Giovanni la promessa si è compiuta.

Elisabetta sa bene che l’identità del suo bambino è di essere dono, che la vita che sente fremere, che sentirà danzare, dentro di sé viene da Dio. Che i figli non sono nostri, vengono da Dio: caduti da una stella fra le braccia della madre, portano con sé lo scintillio dell’infinito.

E questa è anche l’identità profonda di noi tutti: il nome di ogni bambino è “dono perfetto”.

Il nome come vocazione e missione

In una cultura biblica, il nome non è soltanto un modo per distinguere una persona dalle altre: esprime l’essenza della persona e la sua vocazione. Per questo il nome Giovanni indica fin dalla nascita l’opera della grazia e la misericordia di Dio.

Giovanni s’interpreta «grazia di Dio» perché fu il precursore della grazia, oppure anche «inizio del battesimo", con il quale la grazia viene infusa.

Perciò Giovanni s’interpreta anche «colui nel quale è la grazia», per due motivi: perché la conservi, e perché da essa sia conservato, e così la grazia non sarà vana, cioè non sarà inoperosa.

L’anima fedele vuole che la sua opera si chiami «grazia», perché è la grazia che la compie, ed è per mezzo della grazia che desidera conservarla, dicendo con l’Apostolo: «Per grazia di Dio sono quello che sono, e la sua grazia in me non è stata vana» (1Cor 15,10).

La scelta di un nome nuovo

Volevano chiamare il bambino con il nome di suo padre, Zaccaria. Ma i figli non sono nostri, non appartengono alla famiglia, bensì alla loro vocazione, alla profezia che devono annunciare, all’umanità; non al passato, ma al futuro.

Ma sentiamo che cosa risponde la madre: «Niente affatto: si chiamerà Giovanni!» (Lc 1,60).

Quelli che chiamano il bambino con il nome del padre, raffigurano coloro che, mentre il Signore proclama i nuovi doni della grazia, vorrebbero invece ch’egli predicasse ancora i soliti proclami dell’antico sacerdozio. Vogliono imporgli il nome del padre perché vogliono praticare la giustizia che viene dalla Legge, piuttosto che accogliere la grazia che viene dalla fede.

La nascita del Battista insegna che i figli non sono nostra proprietà. Il bambino appartiene a una storia più grande della famiglia e manifesta una vocazione che non può essere ridotta alla ripetizione del passato.

La tavoletta di Zaccaria e il ritorno della parola

Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati.

Il padre interviene, lo scrive: dono di Dio è il suo nome, e la parola torna a fiorire nella sua gola. Nel loro vecchio cuore i genitori sentono che il piccolo appartiene ad una storia più grande. Che il segreto di tutti noi è oltre noi.

All’istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio. Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose.

Zaccaria aveva cominciato male con Dio, manifestando la sua incredulità, che lo portò a restare muto. Ora, nell’obbedienza a quanto Dio gli ha chiesto - chiamarlo Giovanni - ha inizio una storia nuova.

La voce di Zaccaria, padre di Giovanni, che si apre alla nascita del figlio, è come il velo del tempio che si strappa durante la morte di Gesù. Questo perché Zaccaria riacquista la parola solo quando nasce Giovanni, che è la “voce” che annuncia la venuta del Signore.

Se Giovanni avesse parlato solo di sé stesso, suo padre non avrebbe ripreso a parlare. La lingua di Zaccaria si scioglie perché è nata la voce che prepara la strada al Verbo.

Il Benedictus

E ora che la madre ha imposto il nome al bambino, si scioglie la lingua di suo padre Zaccaria, il quale pronuncia il famoso Benedictus, un salmo di benedizione al Dio di Israele che ha visitato e riscattato il suo popolo (cf. Lc 1,67-79).

La benedizione è un’energia di vita, una forza di crescita e di nascita che scende dall’alto e dilaga. Benedire è vivere la vita come un dono: la vita che mi hai ridato/ ora te la rendo/ nel canto (Turoldo).

La nascita di Giovanni trasforma il silenzio di Zaccaria in una parola di lode. La parola ritorna quando il padre riconosce che il nome e la missione del figlio non vengono dalla consuetudine familiare, ma dalla volontà di Dio.

Una nascita prodigiosa e la misericordia di Dio

Ma ecco che i giorni della gravidanza di Elisabetta si compiono e la sterile partorisce un figlio, destando gioia in tutti i suoi parenti e conoscenti, perché quel figlio appare un segno inconfutabile della misericordia di Dio.

La sterilità è diventata fecondità, l’umiliazione si è mutata in fierezza, l’attesa piena di fede vede il compimento da parte di Dio di ciò che era impossibile agli umani.

Zaccaria ed Elisabetta erano degli ‘anawim, quei poveri curvati dalla vita che sperano solo nel Signore, ma ora proprio loro sono strumento, testimoni dell’azione di salvezza che Dio compie in favore di tutto Israele.

Questa nascita prodigiosa testimonia che Giovanni è un uomo che soltanto Dio poteva dare a Israele: dono della misericordia di Dio, risposta a quanti, nella povertà, nell’umiltà e nella fede, avevano atteso con perseveranza per secoli la venuta del Messia, del Salvatore inviato da Dio.

La nascita come profezia

Il passaggio tra i due Testamenti è un tempo di silenzio: la parola, tolta al sacerdozio, volata via dal tempio, si sta intessendo nel ventre di due madri, Elisabetta e Maria. Dio scrive la sua storia dentro il calendario della vita, fuori dai recinti del sacro.

Zaccaria ha dubitato. Ha chiuso l’orecchio del cuore alla Parola di Dio, e da quel momento ha perso la parola. Non ha ascoltato, e ora non ha più niente da dire.

Eppure i dubbi del vecchio sacerdote (i miei difetti e i miei dubbi) non fermano l’azione di Dio. Per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio… e i vicini si rallegravano con la madre.

Ogni nascita è profezia, ogni bambino è profeta, portatore di una parola di Dio unica, pronunciata una volta sola.

Giovanni, ponte tra l’Antico e il Nuovo Testamento

Ormai i tempi della nuova alleanza sono inaugurati, il precursore del Messia è presente e lo precede.

In questo modo, Giovanni divenne un ponte tra l’Antico e il Nuovo Testamento. Giovanni Battista fu l’ultimo e il più grande tra i profeti, perché fu l’unico a indicare direttamente il Messia dicendo: “Ecco l’Agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo!”.

Ultimo dei grandi profeti d’Israele, primo testimone di Gesù, iniziatore di un battesimo per il perdono dei peccati e, in questo contesto, battezzatore di Gesù; martire per la difesa della legge giudaica.

Giovanni è il lume che decresce di fronte alla luce vittoriosa; è la lampada preparata per il Messia (cf. Sal 132,17 e Gv 5,35); è il suo precursore nella nascita, nella missione e nella morte; è il maestro di Gesù, suo discepolo che lo segue; è l’amico di Gesù, lo Sposo veniente, come dice giustamente il quarto vangelo (cf. Gv 3,29).

Il bambino preparato fin dal grembo materno

Secondo la tradizione, Giovanni nacque ad Ain Karem, e la sua venuta al mondo è considerata il primo segno visibile dell’inizio dei tempi messianici.

La sua nascita avvenne in modo miracoloso, perché sua madre Elisabetta era sterile, e tutto cominciò con l’annuncio dell’Angelo Gabriele a suo padre Zaccaria, che inizialmente non credette alle parole del messaggero celeste.

Sarà grande davanti al Signore, sarà colmato di Spirito Santo fin dal seno di sua madre: molti si rallegreranno della sua nascita. (Lc 1,15.14)

La prima lettura della solennità richiama la vocazione profetica di Geremia: «Prima di formarti nel grembo materno, ti ho conosciuto, prima che tu uscissi alla luce, ti ho consacrato; ti ho stabilito profeta delle nazioni».

Il salmo responsoriale proclama: «Dal grembo di mia madre sei tu il mio sostegno». Anche la vita di Giovanni viene presentata come una missione custodita da Dio fin dal concepimento.

Il Vangelo dell’infanzia di Gesù secondo Luca si apre con l’annuncio dell’angelo a Zaccaria (cf. Lc 1,5-25) e con il racconto della nascita prodigiosa di Giovanni.

La missione del Precursore

Infatti, fu lui a preparare il popolo alla venuta di Gesù, predicando la conversione e il perdono dei peccati, nello spirito del profeta Elia.

Giovanni Battista presenta se stesso “Voce di uno che grida nel deserto:Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!”. Giovanni Battista, definiva così se stesso e la sua missione.

Infatti, quando Giovanni inizia la sua missione, gli viene chiesto chi sia, e lui risponde: “Io sono voce di uno che grida nel deserto” (Mc 1, 3).

Giovanni è dunque la voce che grida per preparare il cammino del Signore. Di Gesù, invece, si dice che è il “Verbo” (cioè la Parola di Dio) esistente fin dall’eternità.

Giovanni è solo una voce temporanea, mentre Cristo è il Verbo eterno, presente fin dall’inizio.

Il deserto, la penitenza e la predicazione

I Vangeli ci dicono che viveva nel deserto, vestito di peli di cammello, mangiava locuste e miele selvatico, faceva penitenza e predicava invitando alla conversione.

L’attività pubblica di Giovanni iniziò intorno all’anno 27-28 d.C., come descritto nel Vangelo di Luca, e fu preceduta da un periodo di solitudine nel deserto, dove visse in preghiera e penitenza per rafforzare il suo spirito.

Frutto della promessa di Dio, egli venne, novello Elia, per preparare al Signore un popolo ben disposto. E dell’attesa visse fin dal seno materno la gioia - come l’“amico dello sposo” - e insieme il rigore della conversione, dimorando nell’aridità del deserto dove nella solitudine, nell’ascesi e nella preghiera si preparò alla sua missione.

Quando iniziò la sua predicazione di fuoco, rapidamente la fama del nuovo profeta si diffuse in tutto il paese. “Veniva a lui tutta la Giudea e tutti quelli di Gerusalemme - dice il Vangelo - e si facevano battezzare nel Giordano”.

Giovanni Battista nel deserto

Il battesimo nel Giordano

Un giorno, sulle rive del Giordano, avviene l’incontro con lo stesso Messia che gli chiede di essere anche lui battezzato. E’ un battesimo di penitenza quello operato da Giovanni che è figura del Battesimo secondo lo Spirito.

“Io vi battezzo con acqua per la conversione, diceva ai suoi discepoli, ma colui che viene dopo di me è più potente di me e io non sono degno neanche di sciogliere il legaccio dei sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco”.

E tra la folla dei penitenti venne a lui anche Gesù, l’Innocente, che Giovanni riconobbe e indicò come “l’Agnello di Dio”, Colui che porta il peccato del mondo, l’atteso Messia.

Riconobbe Gesù come il Salvatore nel momento del battesimo nel fiume Giordano, quando vide lo Spirito Santo scendere su di lui, proprio come gli era stato annunciato dal cielo per identificarlo.

In quei giorni, Gesù venne da Nazaret in Galilea e fu battezzato da Giovanni nel Giordano. E mentre Gesù usciva dall’acqua, Giovanni vide i cieli aperti e lo Spirito Santo scendere su di lui come una colomba.

E venne una voce dal cielo che disse: “Tu sei il mio Figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto”.

Il battesimo di Gesù

“Egli deve crescere e io diminuire”

E dopo aver battezzato il Salvatore confidava: “Ora la mia gioia è completa. Egli deve crescere e io invece diminuire”. La sua missione era compiuta.

La missione del Precursore sembrava finita. Dopo aver indicato ai suoi discepoli l'Agnello di Dio, gridò: "Lui deve aumentare e io diminuire".

Ma Colui che, di fronte all’Atteso che viene, scompare, il Precursore che, nel suo nascere, vivere e morire, è unicamente in funzione dell’annuncio che porta, è “il più grande tra i nati di donna”, secondo l’elogio stesso di Gesù.

Potremmo addirittura dire che il vangelo è la storia sincronica di due profeti, Giovanni e Gesù, con la loro profondissima singolarità, la loro specifica chiamata, ma anche con la loro sostanziale unanimità nel perseguire i disegni di Dio, con la stessa risolutezza a servizio del Regno.

La “scuola di periferia” di Giovanni

La natività di Giovanni Battista ci suggerisce una sorta di pellegrinaggio dello spirito nei luoghi della sua vita così da cogliere la provocazione della sua figura ancor prima che della sua parola.

Quella del Battista deve essere stata una scuola tutta singolare se persino Gesù, il Figlio di Dio, ha sentito il bisogno di frequentarla, con compagni di classe che non erano certi della Gerusalemme o della Nazaret bene: pubblicani e peccatori.

Giovanni si prepara alla missione perché fin dal concepimento la “mano di Dio” sta con lui. Tutta la sua vicenda si interseca con quella di Gesù, e gli eventi della sua vita narrati nel vangelo non sono solo prefigurazioni di quelli che accadranno a Gesù, ma sono a essi sincronici, contemporanei, fino a sovrapporsi e a confondersi gli uni con gli altri: Giovanni e Gesù hanno vissuto insieme!

Il martirio e la testimonianza della verità

La Chiesa celebra oggi la solennità della natività di san Giovanni Battista e il 29 agosto ne celebrerà la memoria del martirio.

Giovanni il Battista ama la verità e per questo muore decapitato in prigione. Lo aveva fatto arrestare il re Erode a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, che aveva sposata.

Giovanni, infatti, gli aveva ricordato che non gli era lecito stare con la moglie di suo fratello. Erode però riconoscendo in lui un uomo giusto, non avrebbe voluto farlo uccidere.

Ma Erodiade l’ebbe vinta, convincendo la figlia a chiedere, come premio per la sua danza ad un banchetto, proprio la testa del Battista.

Del Messia fu precursore anche nella morte innocente, che subì come testimone della verità.

Quando Giovanni morirà, anticiperà la morte di Gesù e la prefigurerà come passione del profeta perseguitato e ucciso nella propria patria.

Non è certo un caso che il vangelo registri l’opinione del re Erode riguardo a Gesù: “È Giovanni Battista risorto dai morti” (cf. Mc 6,16), né che i discepoli riportino a Gesù il giudizio di alcuni contemporanei che dicevano di lui: “È Giovanni il Battista” (cf. Mc 8,28 e par.).

Ma come nella sua morte anche Gesù muore, così nella resurrezione di Gesù anche Giovanni il Battista risorge.

Perché la Chiesa celebra la nascita e la morte di Giovanni

Non c’è alcun altro santo per il quale la Chiesa celebra entrambi i momenti: di solito solo la “nascita al cielo”, fatto salvo naturalmente quelli di Gesù, il Figlio di Dio (25 natale e venerdì santo) e della Vergine Maria (8 settembre e 15 agosto).

Accanto a Maria, la madre del Signore, Giovanni il Battista è il solo santo di cui la chiesa celebri non solo il giorno della morte, il dies natalis alla vita eterna, ma anche il dies natalis in questo mondo: di fatto, Giovanni è il solo testimone di cui il Nuovo Testamento ricorda la nascita, così intrecciata con quella di Gesù.

Insieme alla Natività di Cristo e a quella della Santissima Vergine, è l’unica nascita che la Chiesa celebra. Tutte le altre sono offuscate dal peccato originale, mentre il Precursore ne fu purificato il giorno della Visitazione.

In fondo, Gesù stesso disse di lui: “In verità vi dico: fra i nati di donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista” (Mt 11,11).

Il culto di san Giovanni Battista

Il culto di San Giovanni Battista si diffuse prestissimo in tutta la cristianità; molte città ne presero il nome e lo scelsero come patrono tra cui in Italia, Torino, Firenze, Genova, Ragusa.

Già nel IV secolo troviamo commemorazioni liturgiche di san Giovanni Battista a date variabili.

Dal VI secolo questa festa ha una vigilia. Fin dagli inizi del monachesimo, Giovanni Battista è sempre stato venerato con particolare amore dai monaci, che riconoscono in lui un modello e un ispiratore luminoso nella loro ricerca di accogliere il Veniente, il Signore che continua a venire a visitare il suo popolo.

Giovanni Battista è il santo più raffigurato nell’arte di tutti i secoli, spesso ritratto bambino accanto al piccolo Gesù, con il nome di Giovannino.

La reliquia della testa e il titolo di “decollato”

La testa di san Giovanni Battista, detto per questo “decollato”, è oggi conservata nella Chiesa di san Silvestro in Capite a Roma, priva però della mandibola che si trova nella cattedrale di S. Lorenzo di Viterbo.

La memoria del martirio del 29 agosto completa quella della Natività del 24 giugno e mostra l’intera traiettoria della missione del Precursore: la nascita promessa, la predicazione, l’indicazione del Messia e la testimonianza della verità fino alla morte.

La liturgia della solennità

La solennità della Natività di san Giovanni Battista presenta nella liturgia il tema della vocazione profetica, della promessa mantenuta e della preparazione alla venuta del Signore.

La colletta invoca Dio perché la comunità cristiana possa camminare sulla via della salvezza sotto la guida del Precursore:

Dio onnipotente, concedi alla tua famiglia di camminare sulla via della salvezza e di andare con serena fiducia, sotto la guida di san Giovanni il Precursore, incontro al Messia da lui predetto, Gesù Cristo Signore nostro. Egli è Dio, e vive e regna con te.

La prima lettura propone la vocazione di Geremia e sottolinea che Dio conosce e consacra il profeta prima ancora della nascita:

«Prima di formarti nel grembo materno, ti ho conosciuto, prima che tu uscissi alla luce, ti ho consacrato; ti ho stabilito profeta delle nazioni».

Il salmo responsoriale riprende il tema della protezione divina fin dal grembo materno:

R. Dal grembo di mia madre sei tu il mio sostegno.

La seconda lettura ricorda il compito dei profeti, che hanno annunciato la grazia destinata al popolo e hanno scrutato il mistero della salvezza.

L’acclamazione al Vangelo sintetizza la missione di Giovanni:

Venne per rendere testimonianza alla luce e preparare al Signore un popolo ben disposto. (Cf. Gv 1,7; Lc 1,17)

L’antifona della solennità proclama:

Sarà grande davanti al Signore, sarà colmato di Spirito Santo fin dal seno di sua madre: molti si rallegreranno della sua nascita. (Lc 1,15.14)

L’antifona alla comunione collega la nascita di Giovanni alla visita salvifica di Dio al suo popolo:

Benedetto il Signore, Dio d’Israele, perché ha visitato e redento il suo popolo. (Lc 1,68)

La preghiera dopo la comunione invoca l’intercessione del Battista, colui che ha indicato Gesù come l’Agnello venuto a togliere i peccati del mondo.

La gloriosa preghiera di san Giovanni Battista accompagni, o Padre, il tuo popolo nutrito al banchetto eucaristico, e gli ottenga la misericordia del tuo Figlio, da lui indicato come l’Agnello venuto a togliere i peccati del mondo. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

Il significato spirituale della Natività di Giovanni Battista

Il testo fa capire cosa si è aperto. Una donna anziana e sterile, mette al mondo un figlio; un uomo muto, parla. Due segni che indicano che dove le cose sembrano impossibili, Dio ha in serbo sempre una possibilità, come ricorda il profeta Isaia: “Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?” (Is 43,19).

La nascita del Battista mostra che la promessa di Dio può compiersi anche quando ogni possibilità umana sembra esaurita. La sterilità di Elisabetta e la vecchiaia di Zaccaria non costituiscono un ostacolo definitivo all’azione divina.

I dubbi di Zaccaria non fermano l’azione di Dio. Il suo silenzio diventa un tempo di attesa, mentre la promessa cresce nel grembo di Elisabetta e prende forma nella nascita di Giovanni.

Il nome Giovanni ricorda che la vita è dono e che ogni persona riceve una missione irripetibile. I figli non appartengono alla famiglia, bensì alla loro vocazione, alla profezia che devono annunciare, all’umanità; non al passato, ma al futuro.

Il racconto invita anche a riconoscere nella nascita un mistero che supera ogni previsione: «Che sarà mai questo bambino?». La domanda dei vicini diventa una domanda rivolta a ogni vita che viene al mondo.

A Zaccaria si scioglie la lingua e benediceva Dio: la benedizione è un’energia di vita, una forza di crescita e di nascita che scende dall’alto e dilaga.

La Natività come preparazione al Natale

La nascita di Giovanni è collocata sei mesi prima di quella di Gesù perché il Battista è il Precursore: la sua presenza prepara l’attesa del Messia e orienta tutta la sua esistenza verso Cristo.

La sua vocazione profetica è già presente prima della nascita. La visita di Maria, il sussulto nel grembo materno, il nome imposto per volontà divina e la gioia dei vicini mostrano che Giovanni appartiene interamente alla storia della salvezza.

Giovanni e Gesù hanno vissuto insieme! Tutta la vicenda del Battista si interseca con quella di Gesù e gli eventi della sua vita non sono soltanto prefigurazioni di quelli che accadranno a Gesù, ma sono a essi sincronici, contemporanei, fino a sovrapporsi e a confondersi gli uni con gli altri.

Il Battista non trattiene l’attenzione su di sé: è la voce che conduce al Verbo, la lampada che prepara la luce, l’amico dello sposo che riconosce la venuta dello Sposo.

La liturgia, celebrando la sua nascita il 24 giugno, invita a riconoscere nella sua vita una testimonianza completa di attesa, conversione, umiltà, verità e orientamento a Gesù Cristo.

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