Come motivare i ragazzi a partecipare al catechismo

Per motivare i ragazzi a partecipare al catechismo è necessario presentarlo come un cammino vivo di amicizia con Gesù, vissuto insieme alla comunità, alla famiglia e al gruppo dei coetanei, non come un semplice corso obbligatorio in preparazione ai sacramenti. L’obiettivo potremmo indicarlo così: “Incontriamo Gesù dentro quella amicizia che si chiama Chiesa”.

La catechesi è un’educazione alla Fede dei fanciulli, dei giovani e degli adulti, anche con l’insegnamento dei contenuti del cristianesimo, offerto in modo organico e sistematico, al fine di iniziarli alla vita cristiana nella sua pienezza. La catechesi dovrebbe essere un cammino, fatto insieme, capace di far scoprire nella vita di ciascuno e nella comunità della Chiesa il Signore Gesù che agisce e parla, che ci guida per giungere a «pensare» e «scegliere», «amare» e «vivere» come lui e in lui secondo l’espressione di s. Paolo: «Non sono più io che vivo ma è Cristo che vive in me» (Gal 2,20).

Il punto di partenza: capire perché si va al catechismo

Al catechismo si va per: crescere nella fede, imparare a vivere da cristiani, prepararsi ai sacramenti, conoscere la Chiesa, per fare gruppo! Vado al Catechismo per……… Per conoscere e incontrare Gesù, un cammino per imparare a vivere, amare e scegliere come lui viveva amava e sceglieva!

La catechista è una compagna di cammino che mi aiuta a incontrarlo, mi insegna come riconoscere la presenza di Dio nella mia vita. Il maestro insegna a “sapere”, la catechista insegna a “vivere”. Il maestro da la “scienza”, la catechista dà “SAPIENZA”. Il maestro fa conoscere la terra, la catechista fa conoscere anche il cielo.

La catechesi non è un qualche cosa che realizza a macchia di leopardo, ma è una progressione, un cammino, segue dei programmi; il cammino proposto, nella sua complessità, serve per costruire una struttura mentale dei vari aspetti della Fede, serve ad avere un’architettura solida, chiarire le idee sull’edificio della vita di cui lo spirito ne è il motore.

Il catechismo non è una scuola. La catechesi non è una dottrina da imparare e i catechisti non sono insegnanti. La parola Catechesi deriva dal greco e significa rimbombare, risuonare: è la parola del Signore che passando nella vita di ciascuno è raccontata e condivisa, rimbalza dall’uno all’altro e ognuno ne percepisce l’eco così da formare una comunità di credenti.

Non motivare con la paura dei sacramenti

Il Catechismo non ha la funzione di condurre i ragazzi ai vari sacramenti, ma di insegnare loro il messaggio di Gesù: “La buona notizia del Regno”. Non ci saranno quindi promossi o bocciati, ma solo ragazzi che hanno percorso determinate tappe e altri che ancora sono in cammino.

Se i ragazzi continuano a venire perché forzati ("altrimenti non fai la Confessione/Comunione/la Cresima!") vuol dire che il metodo che stiamo usando va ulteriormente aggiornato e calato meglio nella realtà "personale" di ciascuna classe. Non è invece fine del cammino catechistico ricevere questo o quel sacramento.

Questo vuol dire che, se il cammino catechistico non si concluderà con prima Confessione, prima Comunione e Cresima, non per questo è un fallimento, se siamo riusciti a far camminare i ragazzi verso la meta prefissata. Sarà invece un fallimento se avremo perso qualcuno per strada o se di strada non ne avremo percorsa niente o quasi!

Al catechismo si va non per conformismo, “così’ fan tutti”, non per tradizione, non per imposizione: altrimenti non possono fare la Comunione, la Cresima. Neppure li mandiamo perché imparino a star buoni (noi non ci riusciamo…), ma si va perché l’uomo ha bisogno di UNO che dia senso pieno alla vita.

Presentare il catechismo come un viaggio

Programmare il corso di catechismo come un viaggio a tappe, che poi è l' esperienza stessa fatta da Gesù nella sua predicazione: Gesù che ci trasmette il Vangelo mentre cammina per le vie della Palestina.

Ogni tappa deve avere dei contenuti e dei segni propri e ci si "sposta" tutti insieme come classe: nessuno deve rimanere a Nazaret se tutto il gruppo è arrivato a Cana. Non si deve vivere l’incontro come una serie di lezioni isolate, ma come un itinerario nel quale ogni ragazzo comprende dove si trova, che cosa ha già scoperto e verso quale meta sta camminando.

Preparare, insieme ai Bambini, nella prima lezione la carta del viaggio da intraprendere, con le varie tappe (= lezioni) determinate dai paesi della Palestina dove Gesù è stato, e la meta finale dell'anno catechistico. Preparare tanti tondini di cartone quanti sono i Bambini della classe e scrivervi sopra i rispettivi nomi e un eventuale simbolo.

Mappa della Palestina al tempo di Gesù

Si aggiunga un cerchietto con il nome di Gesù e uno per ciascun Catechista e Vice. Questi cerchietti saranno usati per segnare le presenze alle varie tappe e verranno spostati sulla carta dell'itinerario del viaggio via via che il cammino procede.

Si saprà così immediatamente a che punto si trova ciascun bambino e diventerà uno stimolo a fare gruppo per camminare tutti insieme con Gesù nel suo viaggio in mezzo agli uomini. Questa visione del cammino catechistico va illustrata anche graficamente, in ogni classe, attraverso una grande carta della Palestina appesa alla parete.

Questa carta mostrerà il gruppo che cammina verso le tappe intermedie e finali del percorso e coloro che sono rimasti indietro e dove sono rimasti. È chiaro che questi bambini vanno recuperati al più presto ma bene e senza forzature.

Coinvolgere i ragazzi attraverso il Vangelo

Non dimenticare mai il fine da raggiungere con il cammino catechistico: la conoscenza di Gesù e del suo messaggio e come tradurlo in modo di vivere. È necessario che i ragazzi siano coinvolti sia dall'ambiente geografico e storico del messaggio che dai segni e soprattutto dal contenuto di questi.

Per rendere al vero l'ambiente geografico, si utilizzino i luoghi che la parrocchia o le sue vicinanze offrono (collina - lago - fiume - ruscello - chiesa/sinagoga - prati ecc.). Per l'ambiente storico si preparino animazioni, possibilmente con costumi (anche di carta), recite, mimi, ecc.

Per quanto riguarda i segni, ci si affidi a quelli che propone il Vangelo per la circostanza in oggetto, oppure se ne cerchino altri che aiutino i bambini a fermare bene e a "tradurre in modo di vivere" la realtà "significata". Usare i mezzi audiovisivi ma non affidarsi "esclusivamente" ad essi. Meglio la realtà, anche se "povera"!

Il messaggio più bello del Vangelo è il Vangelo stesso nella sua totalità. La cosa più difficile è ancora tutto il vangelo. Ciò che affascina di più è il Vangelo delle Beatitudini, Vangelo dell’amore, essere e vivere liberi da condizionamento umano e dalla mode correnti.

Gesù amico che cammina con noi nella nostra vita e che è soprattutto sempre disposto a perdonarci quando sbagliamo. Non si dovrà dimenticare questo plesso tra Parola di Dio ed esperienza, questa sporgenza della fede sul versante dell’affettività ed emotività, la percezione del valore evangelico che si vuole radicale e insieme la difficoltà di riuscirci.

Un esempio di prima esperienza

La Catechista passa dalle case dei bambini, li preleva e li porta alla sala del catechismo. Ripete così in modo "profetico" il gesto di chiamata di Gesù per i discepoli che verrà letto nel Vangelo.

La Carta della Palestina mostra il Nord della Palestina con in evidenza Nazaret e Cafarnao. In un angolo si abbia cura di porre una carta completa della Palestina, fotocopiata da una delle tante Bibbie, in modo da poter indicare ai Bambini, in modo più corretto, l'ubicazione Geografica del passo del Vangelo che guiderà i nostri passi insieme con Gesù.

Si potrà dire che la Palestina al tempo di Gesù è conquistata dai soldati romani e che viene governata attraverso i rappresentanti dell'imperatore che sta a Roma e che in questo periodo è Tiberio. Siamo circa nell'anno 27.

Gli Ebrei, compatrioti di Gesù si sentono oppressi da questo dominio e schiavi dei loro conquistatori e aspettano che finalmente Dio mandi il "Messia" (= unto = incaricato di un compito particolare, come i sacerdoti, i re ed i profeti) per liberarli.

Si legge Matteo 4, 12-25. Gesù cominciò a predicare e a dire: "Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino". Mentre camminava lungo il mare di Galilea vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano la rete in mare, poiché erano pescatori.

E disse loro: "Seguitemi, vi farò pescatori di uomini". Ed essi subito, lasciate le reti, lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello, nella barca insieme con Zebedèo, loro padre, riassettavano le reti; e li chiamò.

Integrando con Gv. 1, Gesù allora si voltò e, vedendo che lo seguivano, disse: "Che cercate?". Gli risposero: "Rabbì, dove abiti?". Disse loro: "Venite e vedrete". Andarono dunque e videro dove abitava e quel giorno si fermarono presso di lui.

Integrando con Mc. 1, Gesù si recò nella Galilea predicando il vangelo di Dio e diceva: "Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo". Passando lungo il mare della Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare.

Creare un gruppo nel quale i ragazzi si sentano accolti

Nell’adolescenza, quando con la crescita corporea, con lo sviluppo sessuale, affettivo e razionale, arrivano i problemi e la necessità di scegliere fra diverse proposte di vita, per i ragazzi è molto difficile e problematico ricorrere a Gesù come al maestro che ha le proposte giuste per una vita buona, bella, costruttiva, realizzata, se non si è fatta esperienza di Lui in una comunità di Fede.

Vorremmo che gli incontri per i bimbi e i ragazzi fossero come una porta che si apre alla Comunità cristiana in un abbraccio e una carezza che predispone a un incontro vitale con Gesù nel tempo delle scelte. Gli presentavano dei bambini perché li accarezzasse, ma i discepoli li sgridavano. Gesù al vedere questo si indignò… E prendendoli fra le braccia e ponendo le mani sopra di loro li benediceva.

All’inizio dell’anno catechistico, è importante che i bambini intraprendano il cammino con gioia, contenti di appartenere alla chiesa, sentendosi importanti per tutta la comunità. A questo scopo, durante la settimana precedente la S. Messa di inizio catechismo, durante gli incontri le catechiste daranno ad ogni bambino un foglietto bianco su cui scrivere il proprio nome con un pennarello colorato.

In chiesa verranno poi sistemate delle corde, o, ancor meglio, della lenza, sulla quale appendere i fogli con i nomi dei vari bambini. In questo modo, arrivando la domenica in chiesa i bambini troveranno i loro nomi appesi lungo tutta la chiesa, una splendida catena colorata che ricorda anche la frase di Gesù nel Vangelo: "Rallegratevi perché i vostri nomi sono scritti nei cieli".

Fare amicizia e affidare responsabilità

L’amicizia con Gesù diventa attenzione all’altro e comprensione, accettazione, amicizia anche con il prossimo e il prossimo più prossimo del gruppo sono i compagni. Allora mettiamolo in pratica: creiamo la Banda di NET!

Ricordo ai bambini perché ci incontriamo ogni quindici giorni: per approfondire la nostra amicizia con Gesù e conoscere la sua vita e la storia della chiesa e per diventare piccoli apostoli e missionari nel mondo vicino a noi. Come? Facciamo una squadra, un gruppo o meglio una banda. Diamoci un nome!

Dopo tante proposte, tutte partite da loro, mi sorprendono, scelgono il nome: Gesù il migliore amico! Approvato! Dato che questa banda è piuttosto numerosa, 18 e noi catechiste siamo in tre, i bimbi per alcune attività si dividono in tre gruppi da 6 ognuno, riconoscibile da un colore.

La prima attività viene proposta da noi. Organizziamo la visita agli anziani, ma la prossima dovranno proporla loro. La banda è super felice, qualcuno ha il nonno e sa già come ci si comporta e lo spiega agli altri.

La prossima volta disegneranno la bandiera e il simbolo per riconoscersi. Porterò un quaderno dove scriveremo il diario di quello che facciamo e le proposte da realizzare. Si sentono gruppo, uniti, si impegnano subito nel conoscersi meglio, rispettarsi e difendersi.

Da qui in poi scatenate la fantasia, anzi provocateli, perché loro di fantasia ne hanno da vendere! Noi vegliamo solo che non si vada troppo fuori tema, che l’obbiettivo rimanga amare Gesù e prepararsi per portare la Buona Notizia a chi non spera più.

Nel corso degli anni, tra i vari vantaggi, ho sperimentato:

  • durante gli anni di catechismo spesso si cercavano durante la Messa o si mettevano d’accordo per andare insieme;
  • hanno cercato di integrare anche i bambini che frequentavano meno o con caratteri un po’ difficili;
  • invitavano altri bambini a unirsi alla Banda;
  • genitori coinvolti dal loro entusiasmo;
  • molti di loro sono rimasti amici anche nell’adolescenza con i valori cristiani come collante.

Coinvolgere la famiglia senza sostituirsi ai genitori

Se il vostro desiderio di genitori è sincero e forte si potrà fare bene, e sarà anche per voi l’occasione di una rinnovata adesione a Gesù attraverso il cammino dei vostri figli. Il catechista aiuta i genitori, non li sostituisce, neanche in parte.

I Genitori devono capire e di conseguenza prendere atto che i responsabili dell' educazione religiosa dei propri figli sono loro ed i catechisti sono delegati e la Comunità si fa carico della responsabilità dei Genitori e della delega ai Catechisti: è quindi necessario un continuo dialogo tra le tre realtà: Genitori, Catechisti e Parroco.

È un' opportunità per i genitori per stare più vicino ai figli nel cammino di fede iniziato il giorno del battesimo: i primi educatori sono sempre gli stessi genitori. Non è bene ed opportuno delegare la parrocchia, ma capire che il parroco e le catechiste collaborano nella formazione religiosa dei propri figli.

Consapevoli dell’importanza che la fede riveste nella formazione umana e spirituale dell’essere umano, voi genitori chiedete alla comunità cristiana che il vostro figlio/a continui il cammino di fede, iniziato con il battesimo e cresciuto in questi anni nella famiglia.

Vi impegnate a valorizzare quanto la comunità insegnerà a lui/lei, favorendo la partecipazione a quei momenti celebrativi che saranno organizzati per il figlio, e per voi impegnandovi a seguirlo nel suo cammino attraverso gli incontri con le catechiste.

Insieme alla Messa e al catechismo vi chiediamo di curare la preghiera quotidiana nella vostra casa, magari alla sera e prima del pranzo. Durante i nostri incontri di catechismo in un piccolo quadernino abbiamo scritto tutte le preghiere, anche quelle spontanee.

Una "motivazione" sarà a scegliere il ragazzo/a che custodirà per tutta la settimana il piccolo libretto. Il ragazzo lo presenterà alla famiglia e dirà di pregare insieme. All'incontro successivo verrà riconsegnato e il giro ricomincia!

Collegare catechismo, Messa e vita comunitaria

Il catechismo dev'essere sempre integrato dalla partecipazione alla S. Messa Domenicale, in questo, purtroppo, ci sono tante carenze, infatti che senso ha prepararsi ad un sacramento trascurando il momento più importante e significativo della vita del cristiano come la celebrazione Eucaristica nel giorno del Signore?

La partecipazione alla Messa domenicale, di regola in parrocchia, è componente costitutiva, essenziale e indispensabile, della preparazione ai Sacramenti. È la domenica la sorgente della carità: è l’eucarestia il luogo educativo all’amore in famiglia e al dono di se nella società.

Nella domenica dovrebbe apparire la bellezza di una famiglia che si riunisce per pregare, per vivere nella gioia e per aiutare chi è nel bisogno. Al limite, si può mancare anche all’incontro settimanale della catechesi, ma non a quello della domenica.

La prima esperienza che i nostri ragazzi debbono avere è quella della Comunità che si raduna la domenica dove si incontrano insieme giovani ed anziani, adulti e bambini, sani e malati, gente di ogni provenienza e situazione, una comunità festosa capace di gioire insieme con il Signore.

Oltre alla messa domenicale, si chiede alle famiglie la partecipazione alle attività di formazione per gli adulti, ai pranzi parrocchiali, agli incontri con i catechisti, al ritiro in vista dei sacramenti dei figli.

Usare presenze e simboli senza trasformarli in premi

Ogni presenza viene accertata dal parroco attraverso un timbro apposto sul calendarietto. L’obiettivo è imparare a relazionarsi con Gesù nell’Eucarestia.

All'inizio dell'anno catechistico, durante la messa o al catechismo, si potrebbe consegnare ai bambini un sacchetto di stoffa. Dopo aver raccontato e spiegato la parabola dei talenti, si può proporre di riempire, ognuno il proprio sacchetto, con dei bottoni, o sassolini, o tappini che rappresentano la capacità di mettere a frutto i talenti che Dio ci dà.

Ogni volta che i ragazzi partecipano al catechismo, alle attività parrocchiali, alla messa ecc. il parroco o i catechisti forniranno il talento da custodire nel proprio sacchettino; alla fine dell'anno si potrebbe fare una cerimonia di consegna al Signore dei sacchettini che si sono "riempiti" di buone azioni e tanti impegni portati a termine.

È importante però che i segni aiutino a vivere la fede e non sostituiscano il significato dell’esperienza. La motivazione più profonda non è ottenere un premio, ma scoprire la gioia di incontrare Gesù, di appartenere a una comunità e di mettere a frutto i propri talenti.

Recuperare le assenze con attenzione personale

Chi non "partecipa" allo spostamento (= le assenze) non può prendere parte alla tappa successiva se prima non avrà recuperato i valori raggiunti dagli altri. Da qui la necessità che ogni ragazzo sia seguito "personalmente" dal catechista e/o dai genitori.

Quando un bambino rimane indietro, per qualsiasi motivo, compresi solo all'inizio dell'anno catechistico anche quelli futili, bisogna organizzarne il recupero, con la collaborazione dei Genitori e dei vice catechisti, il più presto possibile.

Il vedersi posizionato molto lontano dal gruppo crea nel Bambino un senso di scoraggiamento e la voglia di abbandonare tutto o comunque gli farà perdere l'entusiasmo per il "cammino" catechistico. È importante che i Genitori collaborino al recupero dei percorsi arretrati e non si permetta in modo assoluto a nessun ragazzo di essere inserito in una tappa alla quale non è ancora arrivato.

Se si riesce ad avere con i genitori un dialogo aperto e franco, non interessato alla sacramentalizzazione, non sarà necessario essere fiscali. Il recupero deve essere proposto come un aiuto e non come una punizione.

Proporre attività concrete, creative e solidali

Per le quattro domeniche di Avvento, con i ragazzi del catechismo si è pensato oltre che a dare una tematica, riferita alla Parola di Dio, un motivo di riflessione in più, si sa che i ragazzi partecipano più attivamente se si sentono "protagonisti".

È stato consegnato un vasetto con la terra e dei semini: accostamento alla Parola che viene seminata nella nostra vita. È stato consegnato un piccolo innaffiatoio da colorare e personalizzare, l’acqua alimento per le piante, così come la preghiera è alimento per la nostra vita.

È stato consegnato il concime, nutrimento delle piante, accostato alla carità, nutrimento per la nostra vita di fede. I bambini sono stati invitati a portare beni di prima necessità per i poveri della Parrocchia.

Le piantine sono state riportate in Chiesa e sistemate per abbellire il Presepe. Ecco, la parola diventa vita, diventa preghiera, diventa dono.

Un’altra proposta consiste nel preparare un grande cartellone con quattro parole: MISSIONARIETA’ - CONDIVISIONE - SOLIDARIETA’ e CARITA’. Ogni parola ha proposto un gesto: una raccolta di cancelleria da donare alle Missioni Centrafricane, la donazione di un giocattolo ai bambini della Caritas, una raccolta di indumenti nuovi o in buono stato e prodotti alimentari per le famiglie povere della Parrocchia.

Il cartellone è stato posto a fianco dell’Altare, ben visibile da tutti. Ogni domenica al momento dell’Offertorio, con un pacco simbolico, ogni classe portava la sua offerta ed era scoperta la parola della settimana. E’ stata una cosa semplice, educativa e coinvolgente.

Portare i ragazzi fuori dalla sala

Il cammino di educazione alla fede del catechismo, è importante che contenga anche momenti in cui si stimolano i ragazzi alla carità. Si propone ai responsabili dei diversi settori del volontariato della comunità di venire a presentare le proprie attività ai bimbi ed ai ragazzi.

Terminata questa fase si propone un concorso di disegno o poesia ai bimbi ed ai ragazzi che abbia a tema quanto hanno ascoltato. La premiazione potrebbe avvenire in un giorno fissato in cui tutte le varie realtà presentano uno "stand", in oratorio ad esempio, a tutta la comunità le loro attività.

La prima attività viene proposta dai catechisti, ma le successive possono essere ideate dai ragazzi. In questo modo imparano a osservare i bisogni degli altri, a collaborare e a sentirsi realmente parte della comunità.

Rendere protagonisti i ragazzi nelle celebrazioni

Durante la veglia pasquale far "costruire" ai ragazzi le prime tre letture. Durante il catechismo possono disegnare gli elementi della creazione e, nella veglia pasquale, man mano che vengono letti gli elementi, farli appiccicare al loro posto secondo la creatività dei ragazzi.

Per la risurrezione si può realizzare con la cartapesta un sepolcro, con una pietra di polistirolo fatta da un lato a roccia e sull’altro, in lettere rosse: CRISTO E’ RISORTO ALLELUJA. Al canto del Gloria si può ribaltare la pietra.

Per la celebrazione della Cresima si può pensare di ricostruire con i ragazzi un "quadro del Cenacolo". Preparateli negli incontri di catechismo prima della Cresima, o nel ritiro prossimo di preparazione, sul brano della discesa dello Spirito Santo sugli apostoli e Maria nel Cenacolo.

Provate a far riflettere i ragazzi sulle caratteristiche di ogni apostolo e che provino ad immedesimarsi in uno, a vedere in quale si ritrovano in questo momento del loro cammino e così poi riprendere il giorno della Cresima, durante la celebrazione, mettendo un appoggio ai piedi dell'altare e ognuno attacca un pezzo di quadro così da ricomporre la figura.

Si sottolinea che ora anche loro sono come quei discepoli, che hanno ricevuto lo Spirito e che come loro escono dal Cenacolo, non più chiusi dentro pieni di paura, per annunciare il Signore con la loro vita.

Concludere l’anno senza interrompere il cammino

Prima che finisca il catechismo, durante una S. Messa domenicale, si consegna solennemente ai bambini una pergamena con il mandato missionario. L’obiettivo è sostituire la festa di fine anno catechistico con un mandato missionario a tutti i bambini e ragazzi del catechismo, per non chiudere il dialogo con Gesù con le vacanze.

Si spiega loro che le bolle hanno il colore dell'arcobaleno che è simbolo dell'alleanza che Dio Padre ha con noi e non ci lascia mai; così anche noi non dobbiamo allontanarci da Lui anche se andiamo in vacanza.

La festa può continuare nel sagrato e nell’oratorio, con la partecipazione dei genitori. Il momento conclusivo non deve comunicare che l’esperienza è terminata, ma che il cammino continua nella vita quotidiana.

Formare catechisti capaci di coinvolgere

Formare Catechisti interessati al cammino catechistico proposto. Discutere con loro il modo migliore di attuarlo, preparare le lezioni con grande cura. Fare anche degli esercizi pratici per familiarizzarsi col metodo.

Ascoltare tutte le difficoltà da loro proposte e discuterne insieme, cercando una comune soluzione. Realizzare un gruppo capace e convinto.

I Catechisti in un loro incontro da soli, fisseranno l'argomento di ogni tappa, il contenuto del messaggio da trasmettere, il segno particolare da usare per rendere vivo l'insegnamento. Di questi incontri se ne dovranno fare quanti saranno necessari.

Questo comporta classi poco numerose, possibilmente meno di 20 bambini e non di più, e la partecipazione di uno o due vice catechisti per ogni classe, oltre alla naturale partecipazione e coinvolgimento dei Genitori.

La partecipazione alle lezioni da parte dei Genitori può essere di aiuto se ben pilotata, altrimenti può diventare ingombrante e non sempre positiva. È importante che il loro coinvolgimento sostenga il cammino dei ragazzi senza togliere spazio alla loro autonomia e alla loro partecipazione diretta.

Ascoltare i ragazzi, soprattutto adolescenti e giovani

Per una utile preparazione all’incontro, chiesi ad ogni animatore di raccogliere dai giovani delle singole comunità i loro punti di vista, interrogativi, dubbi e certezze sui principali contenuti della fede e sugli atteggiamenti verso di essa.

Ritengo che questa impostazione di parità rispettosa e amica sia un inizio necessario per un cammino corretto, anzi rappresenti il clima vitale per la comunicazione dei contenuti.

Nelle valutazioni dei giovani emergeva come problema centrale la relazione giovani e Chiesa, più che una tematica espressamente attenta al mistero di Dio, di Gesù Cristo e globalmente del Credo cristiano.

Si manifesta il bisogno di segni o gesti non pessimistici e non burocratici, ma di “persone che stanno vicino, aiutando a superare l’impressione assai diffusa della Chiesa che giudica e condanna”, ricordando poi che “il concreto della comunità è migliore della chiesa in genere”.

Quale somma dei desideri inviati, si chiede di “evangelizzare una consuetudine di vita con il Signore; proporre una impostazione di vita, non in puri termini negativi, ma coraggiosi e radicali; rendere il Vangelo comprensibile a tutti quelli che si incontra oltre le differenze”.

Valorizzare il gruppo dei pari

L’esperienza di fede vissuta privatamente non dà tanto quanto l’esperienza vissuta insieme e con l’aiuto dei nostri amici. Dio si manifesta soprattutto nelle persone al di là del rapporto personale che possiamo avere con Lui.

Ciò è possibile all’interno di gruppi in cui sia facilitato il confronto e sia possibile vivere anche reali esperienze nel sociale attraverso il volontariato e la partecipazione alle iniziative proposte ai giovani dalle istituzioni, divenendo propositivi e critici al tempo stesso.

Il crescere insieme permette di giungere alla propria identità. La forza coinvolgente di un cammino condiviso tra il gruppo dei pari aiuta i ragazzi a sentirsi sostenuti, ascoltati e responsabili.

È necessario far entrare i ragazzi in una esperienza di effettiva fraternità, di vera amicizia; insomma, di rendere vera la vita di gruppo, quindi piacevole.

Accompagnare personalmente ogni ragazzo

Il processo della fede è un processo: non è automatico, né rapido, né di successo assicurato. Cristiani non si nasce, ma si diventa, e lo si diventa continuamente, così come è la vita che fluisce incessantemente, sempre la stessa e sempre diversa.

La proposta di fede è un processo tra viventi, non tra libro e un giovane. L’adulto, compagno di percorso, testimone ed educatore, amico, è di fatto indispensabile, capace di personalizzare una relazione di uno per uno pur lavorando insieme nel gruppo.

Questo accompagnamento si fa segno sacramentale dell’accompagnamento di Dio. Un ragazzo partecipa più volentieri quando percepisce che il catechista conosce il suo nome, ascolta le sue domande, valorizza i suoi talenti e si interessa realmente alla sua vita.

Dio in Cristo ama questi giovani, uno per uno, così come sono, in vista di quello che possono essere. Agli occhi del Padre nessun figlio è irrimediabilmente perduto, semmai è 'scappato di casa' e si procura del male. Ma Dio lo aspetta, anzi lo cerca.

Trasformare la fede in esperienza

Si nota il forte collegamento, affermato da tutti, tra il messaggio e la vita, per cui la fede si fa esperienza, convogliata verso “l’amore di Dio” come “gioia del cuore”. L’elemento difficile sarà proprio nel non saper fare tale traduzione.

La fede deve diventare esperienza concreta di amore, servizio, perdono, responsabilità e amicizia. Il ragazzo deve poter comprendere che ciò che ascolta al catechismo riguarda le sue relazioni, le sue scelte, le sue difficoltà e il suo modo di stare nel mondo.

Il catechismo deve aiutare a “pensare” e “scegliere”, “amare” e “vivere” come Gesù. Per questo il messaggio deve essere presentato in modo coraggioso e positivo, senza ridursi a una serie di divieti o di obblighi.

L’annuncio di Gesù Cristo è per sé costruttivo: a livello soprannaturale è la stessa verità di Dio e a livello umano propone un progetto d’uomo che vale, risponde al bisogno profondo della persona anche quando essa non se ne accorge o lo rifiuta.

Coltivare una partecipazione libera e responsabile

L'incontro sarà bello e interessante se io darò il mio contributo ascoltando, proponendo. Sarò puntuale, magari qualche minuto prima dell'inizio, e avviserò la catechista della mia assenza.

Porto solo i materiali essenziali: il catechismo, il quaderno attivo, la penna e il Vangelo quando richiesto. Mentre devo lasciare a casa videogiochi, figurine e tenere spento il cellulare se ce l’ho!

Queste indicazioni possono essere presentate non come una lista di imposizioni, ma come condizioni per vivere bene l’incontro, ascoltarsi, partecipare e rispettare il gruppo.

La motivazione cresce quando i ragazzi comprendono il senso di ciò che fanno, vengono ascoltati nelle loro proposte, ricevono responsabilità reali e sperimentano che il catechismo non è un obbligo isolato, ma uno spazio nel quale possono incontrare Gesù, costruire amicizie e imparare a vivere il Vangelo.

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