Le missionarie del popolo sono donne consacrate che vivono la fede attraverso l’annuncio del Vangelo, l’educazione, la cura dei malati, l’assistenza ai poveri e la presenza quotidiana accanto alle persone più fragili. La loro missione si svolge nei villaggi, nelle periferie urbane, nelle scuole, negli ospedali, nelle parrocchie, nelle carceri e nelle terre di missione.
La missione come annuncio e come servizio nel nome di Gesù doveva riguardare tutta la Chiesa (popolo di Dio), uomini e donne, preti e laici. Nel corso della storia l’azione missionaria delle donne si è svolta dunque principalmente a servizio dei marginalizzati, nei campi dell’educazione, della cura, dell’assistenza medica, della carità.
Che cosa significa essere missionarie del popolo
Le missionarie sono chiamate a vivere accanto alle comunità, condividendone le difficoltà e valorizzandone la cultura, la lingua e la dignità. In questo modo ebbero la possibilità di avvicinare le persone, di entrare nell’intimità delle loro famiglie, di conquistare la fiducia della gente, aprendo così la via per l’evangelizzazione dei missionari uomini.
Il Concilio Vaticano II cambiò il concetto di missione, che venne poi ripreso e ulteriormente chiarito nell’esortazione apostolica post conciliare Evangelii nuntiandi (1975) di Paolo VI. Papa Francesco nella Evangelii Gaudium ha sottolineato l’esigenza di una Chiesa in “uscita”, in cui la dimensione della cura e del dialogo con l’altro è centrale.
Le missionarie sono dunque chiamate ad avere ancora un ruolo determinante che dovrà essere loro riconosciuto. La missione non consiste soltanto nel trasferirsi lontano, ma nel rendere concreta la presenza della Chiesa attraverso relazioni quotidiane, ascolto, accompagnamento e servizio.
Le origini storiche della missione femminile
In età moderna l’afflato missionario della Chiesa europea fu fomentato dalla possibilità di cristianizzare le popolazioni sottomesse dalle principali potenze colonizzatrici. La Compagnia di Gesù, con lo speciale voto di obbedienza al papa circa missiones, contribuì a caratterizzare la missione come l’evangelizzazione dei non cristiani.
Il Concilio di Trento ribadì la clausura per le monache e impose la residenza in convento per le religiose. Ciononostante, non venne meno la vocazione missionaria di alcune tra le numerose congregazioni femminili che sorsero proprio tra Cinque e Seicento.
La monaca orsolina Marie de l’Incarnation Guyart fu la prima missionaria in Canada: partì nel 1639 per raggiungere i gesuiti tra gli indiani Huron e nel Quebec costruì il primo pensionato per insegnare ai figli dei colonizzatori e degli amerindi.
Per le donne europee diventare missionarie fu anche un modo per sfuggire alle norme sociali che le costringevano a fare figli in matrimoni combinati, prendendosi il rischio di compiere lunghi e spesso tormentati viaggi, ma assaporando al contempo un’indipendenza impossibile in Europa.
Dopo la Rivoluzione francese le missionarie delle nuove congregazioni femminili soprattutto francesi raggiunsero il Nord America per aprire scuole per ragazze, fondare ospedali, prendersi cura dei malati e supportare gli immigrati.
Nel 1807 Anne Marie Javouhey fondò le sorelle di SaintJoseph de Cluny, congregazione missionaria che inviò le proprie religiose in Africa e nella Guiana francese. In Italia il primo istituto femminile missionario fu il comboniano Istituto delle Pie Madri della Nigrizia (1872); seguì poi la nascita delle Suore Saveriane (1895), delle Suore della Consolata (1910) e delle Missionarie dell’Immacolata (1936).
La grande espansione tra Ottocento e Novecento
Tra Otto e Novecento ci fu una straordinaria migrazione di missionarie appartenenti a innumerevoli piccole e grandi congregazioni verso tutti i continenti con un notevole impatto in ambito educativo, assistenziale e umanitario in genere.
Le missionarie, ed è forse questa la cifra che le distinse dai missionari, stabilirono una relazione diretta, quotidiana con le persone, spesso con le più fragili come donne e bambini. Furono mediatrici culturali nel processo di adattamento dell’annuncio e in seguito di inculturazione: Salesiane, Maestre Pie Venerini, Maestre Pie Filippini solo per citare alcune delle protagoniste.
La libertà di movimento significò acquisire autonomia e allargare i margini di intervento missionario. Nel XIX secolo vennero create 400 congregazioni femminili in Francia, Paese da cui nel 1901 partirono per la missione più di 10.000 religiose contro i 4.000 religiosi maschi.
Dalla seconda metà del secolo dalla Francia, dall’Italia e dalla Germania circa 590 congregazioni principalmente femminili si diressero verso i centri più urbanizzati e popolosi del Brasile come São Paolo e Rio de Janeiro.
In Asia altre congregazioni francesi si lanciarono nell’apostolato missionario a Honk Kong, Indocina, Vietnam, Giappone, Filippine. In Inghilterra Elizabeth Hayes fondò le suore Francescane Missionarie dell’Immacolata Concezione di Maria e dopo il trasferimento a Roma nel 1880 stabilirono missioni in tutto il mondo, prestando servizio come educatrici e ospedaliere.
Francesca Cabrini e le missioni tra gli immigrati
Nel 1880 Francesca Cabrini fondò a Codogno le Missionarie del Sacro Cuore di Gesù sognando di evangelizzare l’Asia. Leone XIII la convinse a dirigersi verso gli Stati Uniti e nel 1889 si stabilì a New York per aiutare la vasta moltitudine degli immigrati italiani e degli orfani.
Come scrisse madre Cabrini «Il mondo è troppo piccolo per limitarci a un solo punto. Voglio abbracciarlo interamente e raggiungere tutte le sue parti». Così le Missionarie del Sacro Cuore fondarono numerose missioni negli Stati Uniti, in Europa, nel Sud America, Africa, Australia e Cina.

Educazione, assistenza e medicina
Il lavoro delle donne missionarie contribuì a trasformare culturalmente e socialmente le popolazioni che incontravano, tuttavia non solo in senso positivo. Le missionarie provenivano pur sempre da un mondo in cui gli sforzi umanitari ed educativi erano intesi come un’opera di civilizzazione di popoli considerati culturalmente meno sviluppati e di conseguenza i metodi coercitivi e violenti talvolta impiegati o pratiche come il maternage in Eritrea per italianizzare il popolo sottomesso al dominio italiano ebbero effetti negativi e in alcuni casi devastanti.
Ma troviamo anche suore come le missionarie tedesche che diedero il loro apporto antischiavista in Togo e in Nuova Guinea o come quelle medico-missionarie il cui apporto fu particolarmente importante nei Paesi dove le donne non potevano essere visitate da medici maschi.
Nel 1925 la dottoressa missionaria austriaca Anna Maria Dengel fondò la Medical Mission Sister, che divenne nel 1935 la prima congregazione femminile dedicata esclusivamente alla medicina, dopo che Propaganda Fide revocò il divieto alle suore di praticare tale professione.
Dalla seconda metà del ‘900 si verificò un incremento nella richiesta di preparazione universitaria da parte delle missionarie. In Paesi vicini, le missionarie che erano presenti nel Patriarcato latino di Gerusalemme dal secolo precedente svolsero un ruolo essenziale nell’assistenza medica e infermieristica.
Nel corso della storia, scuole, dispensari, ospedali, orfanotrofi e opere di assistenza sono diventati luoghi privilegiati per incontrare le popolazioni e rispondere ai bisogni più urgenti.
Le Suore Mariste e la missione in Oceania
Undici donne francesi sono le pioniere delle Suore Mariste, di cui la prima è Françoise Perroton (1796-1873): dopo aver letto un appello pubblicato a Lione sugli Annali di Propagazione della fede da alcune donne cristiane dell’isola di Wallis, che chiedevano insegnanti-donne per le donne del Paese, nel 1845 parte per l’Oceania dove opera da sola per 12 anni.
Viene raggiunta dalle altre dieci pioniere. Le missionarie, insieme con alcune giovani oceaniane andarono a costituire il Terz’ordine regolare di Maria.
Nel 1881 venne aperto un noviziato in Francia per la formazione delle giovani europee, mentre quella delle giovani oceaniche si realizzava sulle loro Isole. La Società di Maria (Padri Maristi) vegliò sempre su di loro e il 31 dicembre 1931, dopo un lungo cammino, la Chiesa le approvò come istituto di diritto pontificio, aperte alla sua missione universale.
Le missioni sono presenti, oltre che in molte isole dell’Oceania, anche in alcuni Paesi Africani: Burundi, Ruanda, Madagascar, Tanzania, Senegal, poi sono in Bangladesh, Filippine, nelle Americhe. In Italia, oltre a Brescia, sono a Marconia (Matera) e a Alfonsine (Ravenna), a Roma hanno la loro Casa Generalizia.
Due di loro, nel 1950, partirono col bastimento (di cui ricordano il nome Sagiptair) per giungere dopo un mese e mezzo in Oceania. E gli spostamenti tra le isole erano poi a bordo di piroghe…
Nuova Caledonia, Vanuatu, Isole Wallis, Futuna, Tonga e Samoa, in cui il loro servizio era soprattutto per gli ammalati (il medico non era sempre presente e la suora faceva l’infermiera e la farmacista), i poveri, i deportati, le donne, i bambini nelle scuole: suor Teresa divenne, suo malgrado, autista di scuolabus.

La giornata iniziava presto con la Messa, poi i bambini e la scuola, mensa compresa… nella semplicità più assoluta e lo spirito di famiglia che le univa in comunità.
Suor Leonarda partì dalla Sardegna per realizzare la sua vocazione missionaria: postulante a Bedizzole e poi in Francia per il noviziato: le giovani partivano col treno, verso Lione, con un pezzo di carta con l’indirizzo e non sapevano una parola di francese!
E poi via in Oceania, dove anche suor Eugenia ha lavorato. E suor Gian Paola è stata 54 anni in Vanuatu. Suor Annarita iniziò la sua missione a Kiremba al dispensario, altre erano a servizio dei lebbrosi, dei bambini denutriti.
Anche suor Lucia ha svolto il suo impegno in Burundi e Ruanda. Quanta forza, quanta fede le ha accompagnate. Emergono la radicalità di una scelta, una fedeltà profonda (e gli anniversari lo dimostrano), una fede concreta basata su un semplice “là hanno bisogno di noi”.
Le Suore Carmelitane Missionarie di Santa Teresa del Bambin Gesù
Le Suore Carmelitane Missionarie di Santa Teresa del Bambin Gesù sono un istituto religioso femminile di diritto pontificio: i membri di questa congregazione pospongono al loro nome la sigla S.C.M.S.T.B.G.
| Elemento | Informazione |
|---|---|
| Fondatrice | Beata Maria Crocifissa Curcio |
| Data fondazione | 1930 |
| Regola | carmelo |
| Approvazione | Papa Paolo VI |
| Data di approvazione | 3 ottobre 1963 |
| Motto | Missionarie fino alla consumazione dei secoli |
| Santo patrono | Santa Teresa del Bambin Gesù |
La fondazione dell’istituto
La congregazione venne fondata a Ispica (Ragusa) dalla terziaria carmelitana Maria Crocifissa Curcio (1877-1957) che nel 1909, con alcune consorelle, iniziò a condurre vita comune nella casa paterna dove prese ad accogliere ed educare le fanciulle abbandonate: nel 1911 assunse la direzione del conservatorio di Modica.
Vistasi rifiutare dal vescovo di Noto l’autorizzazione a dare ufficialmente vita a un nuovo istituto, la Curcio ricorse all’aiuto di padre Alberto Grammatico, superiore provinciale dei Carmelitani di Sicilia.
Il religioso la mise in contatto con un suo confratello romano Lorenzo van den Eerenbeemt grazie al quale, il 3 luglio 1925, la Curcio poté trasferire la sua opera a Santa Marinella: il 16 luglio successivo la comunità venne aggregata all’Ordine Carmelitano.
Con il permesso del cardinale Antonio Vico, vescovo di Porto e Santa Rufina, la Curcio e le compagne iniziarono la vita regolare: il successore di Vico, Tommaso Pio Boggiani, il 13 aprile 1930 riconobbe il sodalizio come congregazione di diritto diocesano e ne approvò le costituzioni.
Il titolo dell’istituto venne suggerito da papa Pio XI. Le Carmelitane Missionarie di Santa Teresa del Bambin Gesù ottennero il pontificio decreto di lode il 3 ottobre del 1963. La fondatrice è stata beatificata il 13 novembre 2005.
Educazione delle giovani e diffusione internazionale
Fine dell’istituto è l’istruzione ed educazione cristiana delle fanciulle del popolo, specialmente povere e abbandonate: le religiose svolgono il loro apostolato soprattutto nei piccoli centri e nelle zone rurali e in terra di missione.
Oltre che in Italia, le Carmelitane Missionarie sono presenti a Malta, in Canada, in Tanzania, nelle Filippine, in Brasile e in Romania; la sede generalizia è a Roma. Al 31 dicembre 2005 l’istituto contava 302 religiose in 42 case.
Le Missionarie della Carità e il servizio ai più poveri
Riconosciuta ufficialmente nel 1950, la Congregazione delle Missionarie della Carità nasce in risposta ad una chiamata d’amore per il prossimo e di aiuto spirituale e fisico a favore dei più emarginati e dei più poveri.
“Noi serviamo i poveri - aggiunge suor Mary - , nel senso che cerchiamo di farci uno con loro. Anche noi siamo i più poveri dei poveri, perché con loro e come loro siamo alla ricerca di Gesù.
Nel servire e restare al fianco dei più poveri tra i poveri abbiamo ogni giorno la possibilità di mostrare, ma soprattutto di vivere, l’amore per Gesù che è nei nostri cuori, servendo Lui presente nei poveri.
E non c’è un luogo privilegiato per fare questo, si può servire Gesù povero in ogni angolo del mondo, perché in ogni angolo del mondo si vive la stessa realtà della ricerca di Gesù, in coloro che non lo conoscono e in coloro che sono esclusi”.
Entrata a 27 anni nel postulandato, suor Prema ha fatto la sua professione religiosa nel 1983. Inviata inizialmente in missione a Roma, Napoli e Madrid e in seguito anche a Calcutta, conosce Madre Teresa a Berlino nel 1980.
“Sono stata in molti posti diversi e l’ho vista tante volte - racconta la superiora, ripensando ai suoi incontri con la madre - ma la ricordo sempre come una madre molto amorevole. Una madre sempre disponibile ad incontrare le persone e a prendersi cura dei loro bisogni”.
Canonizzata il 4 settembre 2016, Madre Teresa nasce al cielo il 5 settembre 1997, “un giorno santo - aggiunge suor Mary - in cui è tornata a casa, da Gesù. È il giorno della sua festa, il giorno in cui la tutta la Chiesa celebra la santità della Madre.
Sì, una festa, per lei in cielo, per noi e per i poveri. Siamo molto grati a Dio e ai nostri poveri che accettano il nostro servizio”.

Le Missionarie della Consolata e la consacrazione alla missione
Nel Santuario del Beato Giuseppe Allamano a Torino, 12 novizie hanno oggi detto il loro SI’ a Dio e alla missione nell’ Istituto Suore Missionarie della Consolata, dopo un cammino di intensa preparazione durato due anni, e vissuto con impegno e serietà.
Le nuove Suore Missionarie della Consolata sono: Suor Andrea Leite Carvalho, brasiliana, Suor Angelina Mbuya Njagi, keniota, Suor Deborah Mudele Soki congolese; Suor Hildah Obonyo Masereti, keniota; Suor Mourine Akoth Otieno, keniota; Suor Muriel del Carmen Leiva Ortega, argentina; Suor Nadia Emilia Leitner, argentina; Suor Purity Mutono Kitonyi, keniota; Suor Rebecca Kemunto Nyakundi, keniota; Suor Stella Joseph Mwinuka, tanzaniana; Suor Theresia Mutilia Stephen, keniota; Suor Waida Peter Kisoma, tanzaniana
Come hanno espresso nella formula di consacrazione, le nuove Missionarie della Consolata si affidano a questa Famiglia religiosa per essere, nel servizio di Dio e della Chiesa, un segno dell’ amore che salva.
E con questo desiderio di donazione totale, nell’ Offertorio hanno offerto le loro mani, accolte dal sacerdote celebrante, Padre Testa, imc, cantando “Ecco le mie mani, puoi usarle se lo vuoi”.
Dodici è un numero evocativo: i 12 apostoli, 12 stelle della Donna dell’ Apocalisse, le 12 tribù di Israele… Erano ormai molti anni che non si aveva un gruppo così grande di neoprofesse: ringraziamo il Signore, e le presentiamo alla Consolata, perché le protegga sotto il suo manto e insegni loro l’arte divina della consolazione.
Le Suore Missionarie Ticuna in Amazzonia
Nel cuore pulsante dell’Amazzonia, dove i fiumi s’intrecciano come vene d’acqua nella giungla verde e profonda, è nata una storia nuova. È la storia di cinque giovani donne indigene, figlie del popolo Ticuna, che hanno scelto di consacrare la loro vita a Dio restando radicate nella propria cultura.
Non seguendo modelli esterni, ma creando qualcosa di totalmente inedito: una congregazione missionaria indigena. Si chiamano Suore Missionarie Ticuna, e portano con sé un sogno: essere luce, voce e speranza per la loro gente.
«Siamo felici - racconta suor Marieta - perché viviamo già come vere sorelle, unite come una famiglia. Ogni giorno preghiamo insieme, lavoriamo insieme. Viviamo la gioia della chiamata di Dio, e questo ci dà forza.»
Una vocazione nata nella cultura indigena
Non c’è una sola storia, ma tante voci che si intrecciano come i rami della selva. La vocazione, per ciascuna di loro, è sbocciata lentamente, tra le difficoltà e le meraviglie della vita nei villaggi.
Suor Cristina ricorda il giorno in cui vide per la prima volta una suora a Leticia, in Colombia. Quel momento la segnò. Cominciò a cantare in chiesa, diventò catechista, poi missionaria, finché sentì chiara la chiamata. «Dio mi ha scelto - dice - e io ho accettato.»
Per suor Jeane, il cammino è stato simile: «All’inizio partecipavo solo alla Celebrazione Domenicale (raramente Messa). Poi, grazie ai missionari ticuna e al mio padrino, ho partecipato all’incontro vocazionale. E lì, ho capito. Dio mi stava chiamando davvero.»
Suor Marieta invece racconta un percorso più travagliato, segnato da una famiglia difficile e dal dolore. «Guardavo la catechista cantare in chiesa e desideravo essere come lei. Poi, piano piano, Dio ha risposto al mio pianto. Ho capito che volevo donare la mia vita. Anche se all’inizio avevo paura. Dio mi ha chiamato. E io ho risposto.»
E così, in un piccolo villaggio chiamato Vendaval, dopo anni di discernimento, sogni e resistenza, nasce qualcosa di nuovo. Non una semplice vocazione personale, ma una nuova forma di vita consacrata indigena, fondata dalle stesse giovani Ticuna.
Il frate cappuccino Paolo Maria, che ha accompagnato il loro cammino, le paragona a un piccolo albero che ha bisogno di cura e pazienza: «Diventeranno un grande albero, ma devono crescere senza fretta, senza copiare nessuno, seguendo il soffio dello Spirito.»
Un carisma espresso nella lingua del popolo
Il cuore della loro missione è chiaro: servire il proprio popolo nella propria lingua, con la propria cultura. «Il nostro carisma - spiegano - è aiutare il popolo Ticuna, ovunque si trovi: in Brasile, Colombia, Perù.
Annunciamo la Parola di Dio nella nostra lingua, con i nostri canti, la nostra spiritualità. Così la Chiesa diventa davvero incarnata nella nostra terra.»
Vivono a Belém do Solimões, in una piccola casa di legno nel quartiere Caldeirão. Ma il loro sogno è grande: arrivare in altri villaggi, portare la speranza nei luoghi più remoti dell’Amazzonia, tra i torrenti e le comunità isolate.
Le Suore Missionarie Ticuna rappresentano qualcosa che va ben oltre le loro cinque giovani vite. Sono semi piantati nella terra dell’Amazzonia che iniziano a germogliare.
«Siamo una speranza per il futuro - dice suor Jeane - perché diamo esempio ai giovani del nostro popolo. Mostriamo che anche noi, Ticuna, possiamo essere protagonisti nella Chiesa.»
Ma non è facile. Le sfide sono tante. «Siamo tutte giovani - confessano - e non abbiamo ancora suore anziane che ci guidino.
E poi c’è la paura che la gente ci giudichi, che si aspettino troppo da noi. E ora che Fra Paolo Maria sta per partire, ci chiediamo se chi verrà dopo di lui ci capirà e ci sosterrà come ha fatto lui.»
Questa esperienza, nata nel silenzio della foresta, ha un’eco profonda nelle parole di Papa Francesco. Le sorelle e i frati che le accompagnano si ispirano ai suoi sogni per l’Amazzonia: «Sogno comunità cristiane capaci di incarnarsi in Amazzonia, da dare alla Chiesa volti nuovi con tratti amazzonici».
È esattamente ciò che queste giovani donne stanno costruendo. Una Chiesa con un volto Ticuna, una voce Ticuna, una preghiera che sale al cielo parlando la lingua dei fiumi.

Le Missionarie della Divina Rivelazione
Le Missionarie della Divina Rivelazione sono dedite alla vita apostolica per la nuova evangelizzazione e fondano il loro ardore apostolico sul “contemplata aliis tradere”, trasmettere agli altri le cose contemplate con una vita di preghiera e di missione.
Si propongono di rispondere con ardente spirito missionario all’invito della “Vergine della Rivelazione” alle Tre Fontane: “Siate Missionari della Parola di Verità”., affinché “il tesoro della Rivelazione, affidato alla Chiesa, riempia sempre più il cuore degli uomini” (Dei Verbum, 26).
Spiritualità e vita di preghiera
Desideriamo essere missionarie del mistero della Chiesa, amando e facendo amare l’Eucarestia, amando e facendo amare Maria Immacolata, amando e facendo amare la Chiesa Cattolica.
Questo impegno è animato dalla precisa volontà di leggere profeticamente i segni dei tempi alla luce della Parola di Dio e della grazia dello Spirito Santo che conduce costantemente alla Chiesa di Gesù Cristo.
Attraverso la Liturgia, luogo privilegiato dell’incontro con Dio, desideriamo far gustare al popolo di Dio, la grandezza e la bellezza delle realtà celesti.
Nuova evangelizzazione e formazione
Il nostro apostolato per la nuova evangelizzazione è indirizzato a formare il popolo di Dio alla vita cristiana, formandolo alla comprensione e alla conoscenza della storia e della vita della Chiesa, diffondendo l’amore per il Vangelo e le verità di Fede con l’esempio, la parola e le opere.
Utilizziamo tutti i mezzi, compresi quelli che la tecnologia potrà mettere a disposizione, e che la sana esperienza e la creatività entusiasta e intelligente trova più adatti, per raggiungere tale fine con incontri e iniziative adeguate:
- Missioni di evangelizzazione in Italia e all’estero
- Catechesi
- Formazione di gruppi di preghiera dedicati alla Vergine della Rivelazione.
- Evangelizzazione via web
- Catechismo nelle parrocchie per bambini, giovani e adulti
- Formazione per i catechisti
- Incontri per le famiglie
- Incontri di preghiera e formazione cristiana sui “Tre Bianchi Amori”.
- Corsi sulla femminilità
- Catechesi con Arte: itinerari di Arte e Fede per riscoprire la bellezza della fede attraverso la conoscenza della Roma cristiana.
- Pellegrinaggi di Arte e Fede
- Visite alle carceri
La varietà delle congregazioni e delle esperienze mostra come la missione femminile possa assumere forme diverse: educare una bambina, curare un malato, accompagnare una famiglia, visitare una persona detenuta, annunciare il Vangelo nella lingua di un popolo o condividere la vita di una comunità povera.
La missione delle donne consacrate continua così a unire contemplazione e azione, annuncio e servizio, fedeltà alla Chiesa e ascolto delle culture, con una presenza concreta tra le persone e soprattutto tra coloro che rischiano di essere dimenticati.
tags: #missionarie #del #popolo