Brian di Nazareth: remix di trama, satira e comicità dei Monty Python

Brian di Nazareth è un film comico e satirico dei Monty Python, uscito in Inghilterra nel 1979 con il titolo originale Life of Brian e arrivato in Italia appena nel 1991. La regia è di Terry Jones, mentre tra i produttori figura l’ex beatle George Harrison, che ha anche una piccolissima parte nel film.

Brian, nato accanto a Gesù e scambiato per errore dai Re Magi per il bambino che cercano, diventa suo malgrado un falso Messia agli occhi di una folla incapace di ragionare con la propria testa. Il film usa questa premessa per costruire una satira irriverente della credulità collettiva, del fanatismo, della politica, del colonialismo romano e delle rappresentazioni cinematografiche tradizionali della storia sacra.

Re Magi alla grotta di Brian

La trama di Brian di Nazareth

In Giudea Brian, nato contemporaneamente a Gesù, e in una grotta accanto a quella di Lui, viene scambiato dai Re Magi per il Bambino che cercano, e perciò essi offrono i loro doni alla sua petulante madre, ma accortisi subito dell'errore, se li riprendono.

Trentatre anni dopo, Brian, un buono a nulla succubo della madre Mandy, assiste con lei da lontano al discorso delle beatitudini, tenuto da Gesù, ma sia per la distanza che per le chiacchiere e le liti delle persone vicine, i due non afferrano le parole del Maestro e il loro significato.

Poi Mandy persuade Brian ad accompagnarla ad una lapidazione, nella quale, però, verrà lapidato il giudice, invece che il condannato, perchè ripeteva continuamente il nome di Geova. Successivamente i romani sorvegliano Brian, che è entrato in un'organizzazione terroristica, il Fronte Popolare della Giudea, che vuol cacciarli dal paese.

Per provare il suo coraggio, i terroristi incaricano Brian di scrivere di notte sul muro del palazzo una frase contro i romani, ma egli viene sorpreso da un soldato, che gli dà una lezione di latino, e lo obbliga a riscrivere la frase cento volte.

Intanto il giovane, che è riuscito per caso a sfuggire ad una severa punizione, viene scambiato per un messia dalla folla, convinta che egli faccia miracoli, specialmente dopo che un vecchio eremita, che non parlava da diciotto anni, parla e grida, allorchè Brian gli salta sopra un piede.

Dopo una notte con l'amata Judith, Brian trova al mattino, davanti alla propria casa, una moltitudine entusiasta più tardi esorta la gente a pensare con la propria testa, e, dopo questo i soldati romani lo arrestano e lo conducono davanti a Pilato, ridicolo omosessuale, il quale ha organizzato una grandiosa crocifissione, con moltissimi condannati, e tiene alla folla un discorso, che provoca l'ilarità generale e per il quale il suo amico Marco Pisellonio è venuto apposta da Roma.

Brian viene messo fra i crocifiggendi, mentre invano afferma d'essere figlio di un centurione romano poi, quando la folla chiede, secondo l'uso, la liberazione di un condannato e grida il suo nome, Pilato manda i soldati a salvarlo, ma essi liberano per errore un altro.

Cosicchè Brian viene innalzato sulla croce e l'esaltata Judith lo ringrazia ma non tenta di salvarlo, perchè il movimento ha bisogno di un martire. Giunta successivamente Mandy che lo rimprovera, Brian si appresta a morire con gli altri compagni crocifissi cantando in coro una vivace canzone.

La scena dei Re Magi e l’equivoco iniziale

I miei auguri arrivano oggi portati nientemeno che dai Re Magi, come tradizione, ma dei Re Magi speciali: quelli di BRIAN DI NAZARETH, che nella famosa scena di apertura del film dei Monty Python fanno un po'di confusione con i nascituri.

La scena stabilisce immediatamente il tono dell’opera: il racconto evangelico viene riconosciuto dallo spettatore, ma ogni elemento solenne è sottoposto a un abbassamento comico. I Re Magi arrivano con la pomposità propria della rappresentazione tradizionale, consegnano i doni alla madre sbagliata e poi se li riprendono quando comprendono l’equivoco.

Brian e il falso Messia

“Soltanto il vero Messia nega la sua divinità!” Di conseguenza Brian, un uomo qualunque nella Palestina al tempo di Gesù, è “eletto” Messia suo malgrado.

Nulla può contro il favore popolare, contro i Romani, contro la sua stessa organizzazione terroristica da burletta: dovrà subire lo stesso destino, con le stesse modalità (parodiate), del Messia più famoso suo coevo.

Il film non presenta Brian come una semplice copia comica di Gesù. L’equivalenza Brian = Gesù è del tutto falsa e fuorviante: chi è preso di mira nel film non è la figura del Messia riconosciuto come tale e venerato da questa o quella religione, bensì principalmente la stupidità delle folle invasate di ogni tempo ed ogni luogo, che vivono nell’attesa di un Maestro da seguire ottusamente, perché non sono capaci di ragionare con la propria testa.

Assieme a loro, la gogna è riservata alla figura del falso Messia, ovvero al salvatore-truffatore incoronato dalla piazza. Brian è un uomo normale, con i suoi mille difetti ma anche con tre o quattro buoni principi che lo salvano e lo elevano al di sopra dell’informa massa ignorante e peggiore di lui.

La folla e l’incapacità di pensare con la propria testa

Il rapporto fra Brian e la massa costituisce uno dei nuclei centrali del film. La folla non cerca davvero di comprendere ciò che Brian dice o fa: cerca qualcuno da seguire, un’autorità a cui attribuire un significato e un destino.

Dopo una notte con l'amata Judith, Brian trova al mattino, davanti alla propria casa, una moltitudine entusiasta più tardi esorta la gente a pensare con la propria testa.

La battuta e la situazione comica nascono proprio dal contrasto fra il messaggio di autonomia e la reazione collettiva di chi trasforma anche l’invito a essere indipendente in una nuova formula da ripetere obbedientemente.

Satira religiosa e rappresentazione cinematografica

Bisogna pensare che la tematica che viene affrontata non ha solo da confrontarsi con i racconti biblici, ma anche con la tradizione rappresentativa degli stessi, ivi compresi i lavori cinematografici che si sono succeduti dagli ultimi dell’800 all’anno di produzione di Brian, il 1979.

C’è dunque da tener presente che il film ha spesso un riferimento alle scene più stereotipate di classici del cinema hollywoodiano, come King of Kings (Il re dei re, Nicholas Ray, 1961) e The Greatest Story Ever Told (La più grande storia mai raccontata, George Stevens, 1965), film che per il loro modo agiografico e suggestivo di sacra rappresentazione si pongono sullo stesso livello delle cartoline natalizie, perfettamente dogmatici e per questo oggetto di più facile parodia.

Le scene pompose e magnificenti, i costumi lussuosi, l’uso del registro aulico perfino nei discorsi fra contadini, sono ciò che rende questi film degli stereotipi facilmente ridicolizzabili, grazie anche alla già abbastanza ampia distanza temporale e culturale.

Il divertente, l’irriverente, ed a volte perfino il grottesco che questo film emana, sono da leggere con attenzione: sotto la patina superficiale dell’ironia e della parodia, il film contiene spunti per riflessioni e osservazioni che spaziano, tanto per rimanere in tema, dall’alfa all’omega.

La parodia come forma di comicità

La sintassi del film è indubbiamente quella della parodia. Questa figura, che ebbe gran fortuna presso gli antichi e fino al Rinascimento, cadendo poi in disgrazia, non ha mai goduto di grande considerazione nelle “alte sfere” della letteratura; ma nella seconda metà del XX secolo ha avuto la sua parziale rivincita e la rivalutazione critica.

Contrariamente alle apparenze, tuttavia, facendo ridere la parodia richiede uno spettatore-lettore attento e competente, perché l’operazione si svolge tra e rimanda a due testi contemporaneamente: quello originale e quello parodiato.

Chi guarda o legge non è semplicemente passivo, ma collabora attivamente costruendo ponti fra il testo di partenza e quello d’arrivo. Saper cogliere le citazioni, le allusioni e tutti i rimandi che l’autore della parodia fa, è un lavoro intellettuale doppio.

La mole di lavoro che sta dietro la composizione di un’opera come Brian etutti i suoi rapporti fra i testi e il lettore-spettatore, per l’appunto, sarà un altro aspetto che analizzeremo, più precisamente riguardo alla citazione, pratica che coinvolge sia l’aspetto pittorico della pellicola che quello verbale, e che verrà stravolta mediante l’abbassamento per ottenere l’effetto comico.

Il ruolo della citazione e dell’abbassamento comico

La comicità del film nasce spesso dalla distanza fra una forma riconoscibile e il contenuto concreto che la smentisce. L’immagine solenne viene mantenuta abbastanza a lungo da essere identificata, ma viene poi deformata da un dettaglio prosaico, da un errore, da una reazione sproporzionata o da una battuta inattesa.

La citazione coinvolge sia l’aspetto pittorico della pellicola che quello verbale. Costumi, inquadrature, discorsi, atteggiamenti e situazioni riconducono a modelli già presenti nell’immaginario religioso e cinematografico, ma vengono stravolti mediante l’abbassamento per ottenere l’effetto comico.

La scritta sul muro e la lezione di latino

Un certo disagio esistenziale porterà comunque Brian ad aderire al Fronte Popolare di Giudea, che come primo compito gli darà quello di scrivere la frase “Romani andate a casa” (che riecheggia il “Yankee go home” delle dimostrazioni contro la Guerra del Vietnam) nel muro del palazzo del governatore.

Il giovane scriverà per errore “Romanes eunt domus”, al posto del corretto “Romani ite domum”, ricevendo così da un solerte centurione una lezione di latino.

Per provare il suo coraggio, i terroristi incaricano Brian di scrivere di notte sul muro del palazzo una frase contro i romani, ma egli viene sorpreso da un soldato, che gli dà una lezione di latino, e lo obbliga a riscrivere la frase cento volte.

La scena mette insieme satira politica, comicità linguistica e umiliazione burocratica. Il progetto rivoluzionario si riduce a un compito scolastico, mentre il rappresentante del potere romano assume il ruolo di insegnante severo e corregge l’insurrezione attraverso la grammatica.

Le organizzazioni politiche e la rivoluzione da burletta

Successivamente i romani sorvegliano Brian, che è entrato in un'organizzazione terroristica, il Fronte Popolare della Giudea, che vuol cacciarli dal paese.

Il film non risparmia neppure i movimenti rivoluzionari, rappresentati come gruppi incapaci di accordarsi persino sulla propria identità. La lotta contro l’occupazione romana convive con rivalità interne, incomprensioni, formalismi e discussioni che trasformano l’azione politica in una parodia della politica stessa.

La comicità nasce dal contrasto tra il linguaggio eroico della liberazione nazionale e la meschinità degli obiettivi immediati, dei litigi e delle procedure interne. Il Fronte Popolare della Giudea è una “organizzazione terroristica da burletta”, ma proprio per questo rende visibili i meccanismi ridicoli che possono nascondersi dietro ogni ideologia quando il gruppo sostituisce il ragionamento.

Le scene più celebri

Un film meraviglioso, con un ritmo comico altissimo: in pratica, non ci sono pause, con tantissime scene entrate giustamente nella storia, a partire dalla visita dei Re Magi a Brian, fino alla lapidazione, alla scena del titolo, a Marco Pisellonio, alla contrattazione al mercato.

è la vetta comica (e dissacrante) dei Monty, si ride (quasi sempre di cuore) dall'inizio alla fine. Comicità irriverente, ma non offensiva per i credenti.

La lapidazione

Poi Mandy persuade Brian ad accompagnarla ad una lapidazione, nella quale, però, verrà lapidato il giudice, invece che il condannato, perchè ripeteva continuamente il nome di Geova.

La scena rovescia la solennità del rito giudiziario e religioso attraverso una serie di regole assurde, travestimenti, equivoci e proteste formali. Anche la punizione collettiva diventa una rappresentazione dell’ipocrisia: tutti vogliono applicare la norma, ma nessuno sembra disposto a guardare ciò che sta realmente accadendo.

Il mercato e l’ex lebbroso

Ultima offerta: mezzo siclo, mezzo siclo per un ex lebbroso. Ma che significa "ex lebbroso"? Significa che mi sono fatto dieci anni di lebbra, e ne vado fiero. E poi, che è successo? Sono stato guarito. Ma come? Un vero miracolo.

(Allungando il piattino) Che Dio la benedica signore. E chi è stato? Gesù, Gesù è stato. Io me ne andavo a zonzo pensando ai fatti miei e tutto a un tratto arriva lui, mi mette le mani in fronte e mi guarisce.

Prima avevo un mestiere fra le mani. Ora mi ritrovo senza lavoro. Ma dico, vuoi chiedere il permesso?!

La gag dell’ex lebbroso trasforma il miracolo in una perdita economica e sociale. La guarigione, normalmente presentata come una liberazione assoluta, viene osservata dal punto di vista di chi si ritrova senza il ruolo e il mestiere che aveva costruito intorno alla propria condizione.

Ponzio Pilato e Marco Pisellonio

Brian viene messo fra i crocifiggendi, mentre invano afferma d'essere figlio di un centurione romano poi, quando la folla chiede, secondo l'uso, la liberazione di un condannato e grida il suo nome, Pilato manda i soldati a salvarlo, ma essi liberano per errore un altro.

Sua madre Mandy Cohen (interpretata dallo stesso regista Terry Jones) è decisamente bisbetica e peraltro, quando Brian è grande (ovviamente a 33 anni), gli confessa che lui è il figlio di un centurione romano, il cui nome, peraltro, genererà una delle gag più divertenti della storia del cinema (quella di Ponzio Pilato e Marco Pisellonio).

Il linguaggio di Pilato e la reazione della folla mostrano ancora una volta come il potere possa essere svuotato dall’equivoco. L’autorità conserva il cerimoniale, ma perde il controllo del significato delle parole e degli eventi.

La crocifissione e la canzone finale

Il film si conclude con la bellissima, per la musicalità e per il suo significato largamente positivo, canzone Always look on the bright side of life (“Guarda sempre il lato positivo della vita”), scritta apposta per il film da Eric Idle.

La canzone sarebbe poi divenuta essa stessa un must: fu cantata 1989 al funerale di Chapman dai cinque Monty Python rimasti; un sondaggio del 2005 l’ha indicata come una delle canzoni predilette dai britannici; spesso è cantata negli stadi di football americano.

Cosicchè Brian viene innalzato sulla croce e l'esaltata Judith lo ringrazia ma non tenta di salvarlo, perchè il movimento ha bisogno di un martire. Giunta successivamente Mandy che lo rimprovera, Brian si appresta a morire con gli altri compagni crocifissi cantando in coro una vivace canzone.

Monty Python - Always Look on the Bright Side of Life

Traduzione e doppiaggio italiano

Al contrario del Sacro Graal, qui il doppiaggio in italiano è accettabile, sono poche le battute riscritte di sana pianta. Meglio vederlo in inglese, comunque.

Uno dei rischi della traduzione e del doppiaggio filmico è quello di rompere questo delicatissimo equilibrio e di rovinare l’effetto comico, svalutando il film e il suo messaggio nel passaggio da una lingua all’altra.

Pertanto spenderemo qualche parola per evidenziare come e quando la traduzione di “Life of Brian” rispetti e conservi il testo e lo spirito originali, e come nei punti in cui non sia fedele, riesca comunque a riprodurre l’effetto che si prefiggeva il copione inglese.

Diffidare assolutamente dal doppiaggio più recente anche se vi compaiono voci come quella di Francesco Pannofino (per carità, bravissimo a doppiare George Clooney tipo QUI), perché questo è un altro caso di RIDOPPIAGGIO scellerato di cui non si sentiva assolutamente il bisogno.

I Monty Python e la nascita del loro stile

I Monty Python hanno avuto la fortuna di provare tutte e tre le esperienze, e con risultati eccellenti, e ciò che si mostrerà di seguito, sarà la maniera in cui essi siano riusciti a trasportare e conformare il loro tipo di comicità, adattissimo allo stage del teatro e a quello della televisione, per via dell’immediatezza e della rapidità dello stile, al passo più costante, potremmo dire da mezzofondista, del linguaggio cinematografico, senza per questo perdere il ritmo dell’azione.

Brian rappresenta il loro culmine come scrittori per il cinema, ma proprio perché è la loro vetta più alta, c’è bisogno di avere un confronto con quello che è stato prodotto prima (e anche un po’ dopo) che vi fossero arrivati, per capire che quello che vi si trova immerso in un film dal formato tutto sommato non tanto diverso dal taglio “classico” del film, non è la norma del loro umorismo, bensì una forma attenuata, scesa a compromesso con i parametri più familiari al vasto pubblico, la quale conserva però memoria delle grandi battute taglienti dei famosi sketch, brevi e brevissimi, del Flying Circus.

Quattro serie di episodi registrati fra il 1969 e il 1974 che cambiarono completamente la comicità inglese, inaugurando nuove frontiere e nuovi paradigmi del comico, affrontando temi fino allora impensabili o intoccabili, generando un prodotto valido e godibilissimo a tutt’oggi.

Un gruppo eterogeneo

Monty Python sunt omnes divisi in partes sex: più che di un gruppo vero e proprio, mi sembra più opportuno parlare di sei elementi indipendenti riuniti in un felice sodalizio artistico, tante sono le differenze tra ciascuno dei componenti questa formazione, le diverse spinte culturali e gl’ingegni divergenti che, in una strana alchimia, sono riusciti a mescolarsi con profitto e straordinaria sintesi per, tutto sommato, parecchio tempo.

  • Graham Chapman (Leicester, Midlands, 1941 - Londra, 1989)
  • John Cleese (Weston-Super-Mare, Somerset, 1939)
  • Terry Gilliam (Medicine Lake, Minneapolis, Minnesota, USA, 1940)
  • Eric Idle (South Shields, Durham, 1943)
  • Terry Jones (Colwyn Bay, Galles, 1942)
  • Michael Palin (Sheffield, Yorkshire, 1943)

Tutti inglesi tranne uno, Gilliam, che avrà come competenza principale la realizzazione delle animazioni, mentre negli sketch comparirà molto meno degli altri davanti alla macchina da presa.

Da questi luoghi, infatti, sono usciti formati i wits che avrebbero poi avuto successo prima nel teatro (John Cleese, Graham Chapman, Eric Idle) e poi in televisione, dapprima dispersi in vari programmi prodotti sia dalla BBC che dalla televisione indipendente ITV, ed infine riuniti, come in un magico intreccio degno dell’Ariosto, nel rutilante mondo delle quattro serie tv del Monty Python’s Flying Circus.

Terry Jones, John Cleese e Terry Gilliam

Terry Jones

Terry Jones 1942, Colwyn Bay, Galles Attore e regista inglese. Studia storia a Oxford e si unisce all'Experimental Theatre Company, il circolo teatrale universitario.

Qui conosce M. Palin, insieme al quale si guadagna la fama di autore televisivo brillante e originale. Con queste credenziali entra a far parte dei Monty Python dove è autore, attore e regista di Monty Python (1974), Brian di Nazareth (1979) e Monty Python il senso della vita (1983).

John Cleese

John Cleese 1939, Weston-Super-Mare Attore inglese. Mentre ancora frequenta l’università a Cambridge, inizia la carriera recitando in commedie alla radio, partecipando a programmi tv (anche negli Stati Uniti) e in seguito, nel 1968, decollando sul piccolo schermo con lo show The Flying Circus, che rappresenta il trampolino di lancio dei Monty Python, celebre gruppo di cui è uno dei sei membri e del cui stile è una sorta di emblema.

Una comicità allucinata, dileggiante, iconoclasta, anticonformista, irriverente, giocata su un flusso continuo di non-sense surreali.

Per lo schermo interpreta tutti e cinque i film firmati dai Python (tra cui Monty Python il senso della vita, 1983). Dopo il loro scioglimento, è presente con la sua vena irresistibile in opere dirette da altri esponenti del gruppo, come Erik il vikingo (1989) di T.

Terry Gilliam

Terry Gilliam (1940) è regista, sceneggiatore, animatore, attore e membro dei Monty Python.

È noto per aver diretto film di culto come Brazil (1985), Le avventure del barone di Munchausen (1988), La leggenda del re pescatore (1991), L’esercito delle 12 scimmie (1995) e Paura e delirio a Las Vegas (1988), ed è considerato uno dei registi più importanti del Novecento.

I suoi film hanno un aspetto caratteristico, spesso riconoscibile anche da brevi estratti: elemento peculiare del suo stile è il gusto per un esasperato eclettismo figurativo, di spiccata matrice postmoderna, in cui bello e brutto, antico e moderno, sublime e kitsch, elementi di cultura "alta" e avanzi pop si intrecciano senza ordine gerarchico.

La produzione e le caratteristiche del film

ElementoDato
Titolo originaleLife of Brian
Titolo originale alternativoMonty Python's Life Of Brian
Anno di produzione1979
RegiaTerry Jones
GenereComico e satirico
NazioneGBR
Formato videoWide Screen
Formato audioDolby Digital 5.1
LingueInglese,Italiano,Tedesco
Numero Supporti1

Sony Pictures Home Entertainment, 2013 Titolo originale: Life of Brian.

Film di genere comico e satirico, uscito in Inghilterra nel 1979 con il titolo di Life of Brian (in Italia è uscito appena nel 1991). Protagonista è il gruppo comico inglese dei Monty Python.

Tra i produttori, l’ex beatle George Harrison, che ha anche una piccolissima parte nel film.

La religione, la censura e le reazioni

La materia religiosa è anche ciò che ha creato al film i suoi maggiori problemi: temuto prima, a rischio di censura e in alcuni casi censurato davvero poi.

Forse proprio per le sue traversie è rimasto uno dei lavori più amati nei paesi di lingua inglese, non dimenticando la fama di cui godeva e gode tuttora il gruppo, purtroppo pressoché sconosciuto in Italia, e quindi facile bersaglio di ottuse interpretazioni da parte di chi non conosce la caratteristica punta graffiante del loro stile.

Di quest’aspetto tratteremo diffusamente lungo tutto la tesi: la religione, in quanto limitazione e orizzonte creativo per gli artisti alla fornitura di un prodotto commerciabile, è stato senza dubbio un punto di riferimento importante nella messa a punto delle scene.

Si può così evitare la tremenda brutta figura che fecero al momento dell’uscita negli Stati Uniti e in Gran Bretagna (in misura minore) alcuni movimenti religiosi, evidentemente senza avversari su cui scagliarsi in quel momento, i quali pensarono bene di accusare i Pythons, senza nemmeno aver visto la pellicola, sulla base di una facile equivalenza Brian = Gesù.

Il significato del termine Messia

La parola viene dall’ebraico mashiah, e significava originariamente “unto”, “consacrato”; col tempo ha acquisito valenza di “salvatore”, “redentore”.

Parlando da una prospettiva cristiana del XXI secolo, per Messia s’intende comunemente Gesù Cristo. Ma affermando questo si dimentica o si nasconde che di Messia ce ne sono stati parecchi, specialmente nella storia della religione ebraica, e educato all’ebraismo fino a diventarne Maestro (Rabbi), fu anche lo stesso Gesù.

L’appellativo, cambiando di significato, è cambiato anche di destinatario: nei libri dell’Antico testamento, ad esempio, “Messia” identifica un re o un sacerdote particolarmente importante.

Cadere nell’errore di un’interpretazione affrettata in un argomento così delicato e nebuloso, e fondamentale per l’economia del film per la sua comprensione, è evitabile soltanto analizzando a fondo la materia e formulando i giudizi alla fine.

Brian come figura dell’uomo moderno

Alla fine del percorso, naturali giungono le conclusioni, dove ho tenuto conto un po’ di tutto e un po’ di niente, dove emerge che Brian è un Messia moderno, secondo il mio modesto parere, perché dell’uomo contemporaneo rispecchia la singolarità, la solitudine se vogliamo, la meschinità; ma anche la ricerca della libertà, il non-condizionamento.

Emerge che è un uomo normale, con i suoi mille difetti ma anche con tre o quattro buoni principi che lo salvano e lo elevano al di sopra dell’informa massa ignorante e peggiore di lui.

Il film mostra così il paradosso di un uomo comune trasformato in simbolo da persone che non lo comprendono. Brian non conquista il ruolo di Messia attraverso una scelta consapevole, una dottrina o un miracolo: viene trascinato in quella posizione dalla necessità della folla di trovare un capo.

Un film comico con una struttura complessa

Brian di Nazareth va avanti così, tra gag e satira sociale, in un mix irresistibile per chiunque abbia senso dell’umorismo e una mente libera da condizionamenti culturali-religiosi, dimostrandosi in questo senso non solo divertente, ma anche estremamente didattico.

Il passaggio dal piccolo al grande schermo è una prassi ormai consolidata da anni nello show-business, e ormai non sorprende più, lo si trova quasi naturale, per chi riesce a mietere un giusto successo con le sue performance.

È un po’ come quando qualcuno che diventa famoso come attore, dopo un po’ si cimenta nella canzone: qualcosa di completamente diverso, appunto. Anche se implica lo stesso tipo d’operazione da parte di chi performa, recitare per un film non è esattamente la stessa cosa che recitare per la televisione, così come entrambe le cose differiscono a loro volta dal recitare in teatro, dal vivo e di fronte agli spettatori.

I Monty Python hanno avuto la fortuna di provare tutte e tre le esperienze, e con risultati eccellenti.

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