Il materiale disponibile non riporta informazioni biografiche o storiche su un Monsignor Montiglio che abbia ricoperto gli incarichi di visitatore apostolico e arcivescovo di Salerno. Le notizie documentate riguardano invece l’Arcidiocesi Metropolitana di Salerno-Campagna-Acerno, l’arcivescovo emerito Luigi Moretti, l’arcivescovo Andrea Bellandi e la nomina di Alfonso Raimo a vescovo ausiliare.
Il Santo Padre ha nominato Vescovo Ausiliare dell’Arcidiocesi Metropolitana di Salerno-Campagna-Acerno il Rev.do Mons. Alfonso Raimo, finora Vicario Generale, assegnandogli la Sede titolare di Termini Imerese. L’Arcidiocesi di Salerno- Campagna-Acerno è guidata dal 2019 da Monsignor Andrea Bellandi.
La nomina di Alfonso Raimo a vescovo ausiliare
Salerno, martedì, 30. aprile, 2024 13:00 (ACI Stampa). Papa Francesco, stamane, ha nominato Vescovo Ausiliare dell’Arcidiocesi Metropolitana di Salerno- Campagna-Acerno Monsignor Alfonso Raimo, finora Vicario Generale, assegnandogli la Sede titolare di Termini Imerese. Classe 1959, irpino, Monsignor Raimo è stato ordinato presbitero il 18 marzo 1990.
“Sono molto grato a Sua Santità perché in questo modo esprime la sua fiducia nei miei confronti e nelle mie poche capacità. E devo ringraziare, ed è un ringraziamento filiale, il nostro Arcivescovo il quale ha creduto in me”, le prime parole del Vescovo eletto appena appresa l’ufficialità della nomina.
Origini e formazione
Mons. Raimo è nato il 2 luglio 1959 a Calabritto, in provincia di Avellino, nell’attuale Arcidiocesi di Sant’Angelo dei Lombardi-Conza-Nusco-Bisaccia. Don Alfonso Raimo è stato nominato da papa Francesco vescovo ausiliare dell’arcidiocesi di Salerno-Campagna-Acerno, con la sede titolare di Termini Imerese.
Già vicario generale, monsignor Raimo è nato a Calabritto (in provincia di Avellino) nel 1959 ed è cresciuto ad Eboli dove ha svolto gli studi scolastici fino alla maturità classica, e prima della chiamata vocazionale ha iniziato il suo percorso come catechista. Ha conseguito il Baccalaureato in Teologia presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale - Sez. S. Luigi e successivamente la Licenza in Teologia della Missione presso la Pontificia Università Urbaniana di Roma.
Ha conseguito il baccalaureato in Teologia presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, e successivamente la licenza in Teologia della Missione presso la Pontificia Università Urbaniana di Roma. È stato ordinato sacerdote il 18 marzo 1990.
Il ministero sacerdotale
Ha ricoperto i seguenti incarichi: Vicario Parrocchiale dei S.S. Martino e Quirico in Fisciano (1990-1998); Parroco dei S.S. Martino e Quirico, Fisciano (1998-2011); Incaricato regionale della pastorale missionaria della Conferenza Episcopale Campana (2001-2012); dal 2007, Docente di Teologia della missione presso l’Istituto Teologico Salernitano e l’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Salerno.
È stato ordinato sacerdote il 18 marzo 1990 ed inseguito è stato vice parroco ai S.S. Martino e Quirico a Fisciano (1990-1998), dove è stato poi parroco dal 1998 al 2011. Incaricato regionale della pastorale missionaria della Conferenza Episcopale Campana (2001-2012), dal 2007è docente di Teologia della missione presso l’Istituto Teologico Salernitano e l’Istituto Superiore di Scienze religiose di Salerno.
Ha ricoperto i seguenti incarichi: Parroco di S. Maria del Carmine e S. Eustachio in S. Francesco, Eboli (2011-2015); Cappellano della Casa di reclusione ICATT di Eboli (2011-2019); Segretario Nazionale della PUM e della POSPA delle Pontificie Opere Missionarie (2012-2015); dal 2015, Parroco di S. Bartolomeo Apostolo, Eboli.
È stato parroco di S. Maria del Carmine e S. Eustachio in S. Francesco a Eboli (2011-2015); dal 2011 al 2019 ha ricoperto l’incarico di cappellano della Casa di reclusione ICATT di Eboli.
Gli incarichi diocesani e missionari
Ha ricoperto i seguenti incarichi: Vice Direttore dell’Ufficio Missionario Diocesano (2016-2020); dal 2020, Vicario Generale e Membro del Consiglio per gli Affari Economici del Museo Diocesano; dal 2021, Membro del Collegio dei Consultori e del Consiglio Pastorale diocesano.
Dal 2016 al 2020 è stato vice direttore dell’Ufficio Missionario Diocesano, dal 2020, Vicario Generale e Membro del Consiglio per gli Affari Economici del Museo Diocesano; dal 2021, Membro del Collegio dei Consultori e del Consiglio Pastorale diocesano.
Tra i suoi molti incarichi, la Fondazione Missio è particolarmente lieta di ricordare il suo impegno dal 2012 al 2015 come segretario nazionale della Pontificia Unione Missionaria-PUM e della Pontificia Opera di San Pietro Apostoli-POSPA delle Pontificie Opere Missionarie, a testimonianza dello spirito missionario che negli anni lo ha portato più volte in Africa, per i bambini in Malawi dove si è messo a servizio dei più deboli.
La guida dell’Arcidiocesi di Salerno-Campagna-Acerno
Il 10 giugno 2010 è nominato dal Santo Padre Benedetto XVI Arcivescovo Metropolita dell’Arcidiocesi di Salerno-Campagna-Acerno. Prende possesso canonico della Chiesa particolare affidatagli il 12 settembre 2010.
Il 4 maggio 2019 il Santo Padre ha accolto la sua rinuncia dall’ufficio di Arcivescovo di Salerno-Campagna-Acerno e lo ha nominato, in pari data, Amministratore Apostolico della medesima Diocesi. Il 6 luglio 2019, con la presa di possesso canonico della Diocesi da parte di Mons. Andrea Bellandi, ha terminato il suo incarico di Amministratore Apostolico diventando così Arcivescovo Emerito di Salerno-Campagna-Acerno.
Monsignor Luigi Moretti, arcivescovo emerito
S.E. Rev.ma Mons. LUIGI MORETTI Vescovo Emerito di Salerno-Campagna-Acerno Nato a Cittareale (Rieti) il 7 febbraio 1949, nel 1960 entra nel Pontificio Seminario Romano Minore dove consegue la maturità classica nel 1968. Passato al Pontificio Seminario Romano Maggiore viene ordinato sacerdote per la Diocesi di Roma il 30 novembre 1974 dal Cardinal Vicario Ugo Poletti.
Consegue il baccellierato in Filosofia presso la Pontificia Università Lateranense e la licenza in teologia morale presso la Pontificia Accademia Alfonsiana. Dal 1974 al 1978 è stato Assistente del Pontificio Seminario Romano Maggiore. Dal 1976 al 1980 ha insegnato Teologia morale fondamentale alla Facoltà teologica S. Bonaventura e all’Istituto Regina Mundi.
Dal 1978 al 1983 è stato Vicario parrocchiale nella Parrocchia di S.Lucia. Nel 1983 è entrato in servizio in Vicariato come Addetto presso l’Ufficio Amministrativo dove è rimasto fino al febbraio 1991, quando fu nominato dall’allora Pro-Vicario Camillo Ruini, Direttore dell’Ufficio Tecnico del Vicariato e Segretario responsabile dell’Opera Romana per la Preservazione della Fede e la Provvista di nuove Chiese in Roma.
Nel 1988 è stato nominato Cappellano di Sua Santità. Membro del Consiglio Presbiterale, del Collegio dei Consultori, del Consiglio Pastorale Diocesano e per gli Affari Economici, il 7 dicembre 1993 è stato nominato dal Santo Padre Prelato Segretario Generale del Vicariato di Roma e il 12 dicembre 1993 ha ricevuto anche l’Onorificenza di Prelato d’Onore di Sua Santità.
Gli incarichi a Roma
Vari sono gli incarichi che ha ricoperto in quegli anni: dal 10 gennaio 1995, fino al 10 gennaio 2000 è stato Presidente dell’Opera Mater Ecclesiae; il 22 febbraio 1995 è stato nominato membro del Consiglio di Presidenza dell’Opera Romana Pellegrinaggi; il 13 aprile 1995 è stato nominato Presidente del Comitato Romano per il Grande Giubileo del 2000.
Il 10 giugno 1995 è stato nominato membro della Delegazione italiana in seno alla Commissione mista per il Giubileo del 2000, il 1 febbraio 1996, Direttore del Centro diocesano per la Pastorale della famiglia. Il 3 luglio 1998 il Santo Padre lo ha nominato Vescovo titolare di Mopta conservandogli l’Ufficio di Prelato Segretario Generale del Vicariato di Roma e affidandogli anche quello di Ausiliare di Roma per il Settore Centro.
È stato ordinato Vescovo nella Papale Arcibasilica Lateranense il 12 settembre 1998 dal Cardinal Vicario Camillo Ruini, conconsacranti S.E. Mons. Cesare Nosiglia, Vicegerente di Roma e S.E. Mons. Clemente Riva, Vescovo tit. di Atella.
Il 12 giugno 2000 è stato nominato assistente ecclesiastico del Pio sodalizio dei Piceni; il 31 gennaio 2001, Membro del Comitato della fondazione di religione e di Culto denominata Istituto Guido e Bice Schillaci Ventura; 1l 10 gennaio 2000 è stato confermato Presidente dell’Opera Mater Ecclesiae; é stato membro del Consiglio Diocesano degli Affari Economici della Diocesi di Roma; presidente della Commissione Famiglia e Vita della Conferenza Episcopale Laziale e Assistente Ecclesiastico Nazionale dell’U.N.I.T.A.L.S.I.
Il 17 ottobre 2003 è stato nominato Vicegerente del Vicariato di Roma e, il 2 aprile 2004, ha assunto l’incarico per il Settore Est della Diocesi di Roma.
La successione episcopale recente
Il 10 giugno 2010 è nominato dal Santo Padre Benedetto XVI Arcivescovo Metropolita dell’Arcidiocesi di Salerno-Campagna-Acerno. Prende possesso canonico della Chiesa particolare affidatagli il 12 settembre 2010.
Il 4 maggio 2019 il Santo Padre ha accolto la sua rinuncia dall’ufficio di Arcivescovo di Salerno-Campagna-Acerno e lo ha nominato, in pari data, Amministratore Apostolico della medesima Diocesi. Il 6 luglio 2019, con la presa di possesso canonico della Diocesi da parte di Mons. Andrea Bellandi, ha terminato il suo incarico di Amministratore Apostolico diventando così Arcivescovo Emerito di Salerno-Campagna-Acerno.
La successione degli antichi vescovi di Salerno
La storia episcopale salernitana è attestata da tradizioni, iscrizioni, sinodi, diplomi, lettere pontificie e documenti relativi alla vita ecclesiale e patrimoniale della diocesi. Le prime figure sono tramandate anche dal Liber confratrum e dalla lapide fatta scolpire da Alfano I nel 1081 in occasione della ricognizione delle reliquie dei vescovi salernitani, venuta alla luce nel 1958.
Dalle origini al VII secolo
1 - S. Bonosio: Ritenuto il primo vescovo di Salerno dalla tradizione sostenuta dal Liber confratrum. E’ riportato dalla lapide fatta scolpire da Alfano I nel 1081 in occasione della ricognizione delle reliquie dei vescovi salernitani, venuta alla luce nel 1958. La Chiesa locale, fino alla riforma del 1975, gli rese l’onore del culto il 14 maggio; attualmente se ne ha memoria il 15 dello stesso mese fra i santi vescovi della città.
2 - S. Grammazio (+ 490): Nel 1026 esisteva in città una chiesa dedicata al suo culto. In essa, il 29 marzo 1670, l’arcivescovo Carafa, che ne aveva decretato la demolizione, rinvenne una lapide che indicava la morte del santo al 25 gennaio 490, all’età di 41 anni. La tradizione lo indica immediato successore di s. Bonosio, salernitano, di nobile famiglia. La Chiesa locale gli rese l’onore del culto il 12 ottobre.
3 - S. Vero: E’ chiamato dal Liber confratrum, forse per errore di trascrizione, Ursus. La Chiesa salernitana gli rese l’onore del culto il 15 ottobre. Il martirologio romano lo commemora il 23 dello stesso mese: «Presso Salerno San Vero Vescovo».
4 - S. Valentiniano: Tradizionalmente santo, è variamente appellato: Valerius, Valentinus, Valentinianus. Con quest’ultimo nome è riportato dalla lapide di Alfano I e nel breviario salernitano del 1443. La liturgia locale lo commemorava il 3 novembre.
5 - Gaudenzio (499): Partecipa al sinodo generale del marzo 499 celebrato a Roma, in S. Pietro, da papa Simmaco e lo sottoscrive: «Gaudentius episcopus ecclesiae salernitanae subscripsi».
6 - S. Asterio (536-555): Gli atti del sinodo di Costantinopoli, nella sentenza emessa nel 536 contro il patriarca Antimo e i vescovi Severo, Pietro, Zoara e altri, furono sottoscritti anche da Asterio, vescovo di Salerno. Dopo circa venti anni, nel 555, lo si incontra ancora in quanto papa Pelagio gli invia una lettera che lo autorizza a consacrare l’oratorio edificato dall’abate Vindimio in onore dei santi Crisante e Daria nel monastero dal medesimo fondato «iuxta muros civitatis salernitanae».
Il Liber confratrum riporta; «sanctus Austerius episcopus». La lapide di Alfano I ha inciso, sebbene scalpellato, «S. Austerii». Il martirologio romano lo commemora il 19 ottobre, così come faceva la liturgia locale. Nel 1331 esisteva in Roma la chiesa di S. Eusterio, vescovo salernitano.
7 - Gaudioso (640): Sembra sia stato vescovo fra la fine dell’occupazione greca e la conquista longobarda, intorno al 640. Compare nel Liber confratrum, non sulla lapide di Alfano I. Tradizionalmente, avrebbe evitato lo scontro armato fra i salernitani e gli invasori longobardi e avrebbe avuto il dono di essere inteso, nelle rispettive lingue, da greci e barbari adunati insieme.
Il martirologio romano lo commemora il 26 ottobre come santo, ma, forse, per confusione con s. Gaudioso vescovo di Bitinia; infatti, l’Ufficio napoletano ignora Gaudioso di Salerno e festeggia s. Gaudioso Africano, nonostante il Nostro, da fonti tarde, sia detto oriundo napoletano.
8 - Luminoso (649): Gli atti del sinodo romano, celebrato dal 5 al 31 ottobre 649 da papa Martino I, registrano la sua presenza. Fra il 649 e il 774 non esiste documentazione circa i vescovi di Salerno.
In questo periodo, secondo una lista dell’XI secolo, si incontrerebbero sette Pastori: 9 - Zaccaria; 10 - Colombo; 11 - Lupo; 12 - Renovato; 13 - Benedetto I; 14 - Talarico; 15 - Andemario.
Dall’età longobarda al IX secolo
16 - Rodoperto (774-oltre il 787): Dal Chronicon salernitanumrisulta vescovo al tempo di Arechi II: «per idem tempus sanctae ipsius ecclesie Rodopertus episcopus preerat». Da questa indicazione piuttosto vaga non si può dedurre che l’episcopato di Rodoperto abbia compreso l’intero arco di tempo del duca; quindi non se ne può precisare l’anno di inizio.
Certo è che nel 774 lo troviamo impegnato, con Davide, vescovo di Benevento, e con altri Pastori del ducato, nella trattativa che convinse Carlo Magno, giunto fino a Capua, a rinunciare a marciare su Benevento e Salerno. Durante il suo episcopato, Arechi erige il palazzo con l’annessa chiesa dei Ss. Pietro e Paolo, il che determina il trasferimento “de facto” della corte longobarda nella nostra città.
L’epoca della sua morte non è precisabile, poiché il Chronicon è generico: «longeva etate […] huius vite corsus explevit». Certo è che sopravvisse allo stesso Arechi, morto il 26 agosto 787, poiché, «ab amore tanti viri», sulla tomba sua e del figlio Romoaldo, morto il 21 luglio precedente, fece elevare un monumento.
17 - Rodoalto: Durante il suo governo pastorale si svolsero avvenimenti che prepararono l’avvento del suo successore: l’invasione e la presa di Canosa da parte degli agareni, seguite dall’esilio di quel vescovo, Pietro, che con non pochi suoi fedeli raggiunse Salerno. La morte di Rodoalto sarebbe avvenuta dopo qualche tempo dall’arrivo di Pietro in città, poiché il Chroniconriporta: «dum vero Salernum aliquod tempore cum suis [Pietro] remansisset, Rodoalt iam dictum episcopum diem clausit extremum».
18 - Pietro I: Cognato del principe Grimoaldo, costretto a lasciare la propria sede di Canosa per l’invasione degli agareni, si rifugia a Salerno. La scelta si spiega sia con la parentela di cui sopra, sia con la posizione raggiunta dalla nostra città, ormai capitale consolidata del principato.
Appare evidente che Pietro dovette essere ospite gradito al clero e alla “plebe Dei” della Chiesa salernitana; infatti, alla morte di Rodoalto, fu eletto con suffragio unanime. Resse la diocesi con saggezza e prudenza: «ipsam iam dictam ecclesiam moderantissime gubernaret».
Fece costruire «de suo sumptu» una chiesa dedicata a s. Giovanni Battista «iuxta predictam sedem sanctam», ossia presso l’antica Cattedrale, chiesa che non poté portare a termine perché «divina vocante potentia de hac luce extractus».
19 - Ractolo: Il Chronicon si limita ad una scarna nota: «quo [Pietro] defuncto, Ractolus quidam episcopus ordinarunt».
20 - Mainaldo: Alla morte di Ractolo, riferisce il Chronicon, «Magnaldus episcopus ordinarunt».
21 - Teupo: Il Chronicon lo dice immediato successore di Mainaldo: «dum ipse de hac luce migrasset, idipsum Teupus episcopus elegerunt».
22 - Aione (841): Il documento che ci permette di fissare un riferimento temporale per questo episcopato è un diploma del principe Siconolfo dell’agosto 841, con il quale egli concede ad Aione, vescovo di Salerno, il monastero di S. Pietro de Palatio, con terre e mulini sul fiume Irno.
Il Chronicon attesta la successione a Teupo, la statura morale, l’opera svolta: «Quo mortuo [Teupo] preclarissimum quidem Alorem episcopum ordinarunt. […] Fuit autem vir bonus ecclesieque reparator […] fecit autem mire pulchritudinis lectorium ex gipso».
23 - Landemario: Il Chronicon riferisce soltanto che fu oriundo della zona nocerina: «ex Nucerie finibus fuerat ortus» e successore di Aione.
24 - Bernaldo (843-855): Il Chronicon dice Bernaldo «Ex civitate Latiniana ortus», eletto al tempo del principe Siconolfo. Ne evidenzia le qualità morali, «coangelicus presul», e l’attività pastorale, «ecclesie reparator».
Egli completa con affreschi e campanile la chiesa di S. Giovanni Battista, lasciata incompiuta dal predecessore Pietro, e nella stessa trasporta, dalla chiesa posta sulla riva occidentale del fiume Irno, i corpi dei santi martiri Fortunato, Caio e Anthes.
Al tempo dei principi Sicone e Pietro viene gravemente offeso dall’ospitalità da questi accordata ad un capo musulmano proprio nella casa ove egli era solito dimorare. A seguito di ciò lascia la città e raggiunge Roma, ove si trattiene per un periodo non precisabile.
Pregato prima dagli stessi principi, quindi dal clero e dal popolo, ritorna a condizione che venga costruita una nuova sede vescovile, «quamvis exigua». Al tramonto della vita Bernaldo fa costruire una chiesa dedicata al Salvatore, decorata nella pavimentazione, nella volta e nelle pareti, arricchendola delle reliquie di s. Felice e altri santi collocate nell’altare.
25 - Pietro II (855-861): Il Chronicon riferisce: «Mortuo […] bone memorie Bernaldus statim suum filium [del principe Ademario] Petrum electum sublimarunt». Sembra che Pietro non sia stato prescelto per elezione del clero e del popolo, ma imposto dal padre, che mirava ad ingerirsi negli affari della Chiesa.
Guaiferio coglie il momento del massimo scontento popolare. Assale il palazzo e imprigiona Ademario. Il vescovo Pietro riesce a fuggire e si rifugia nel castello di S. Angelo a Monteauro, presso Olevano. Dopo breve resistenza, «spontanea voluntate», si arrende. Come sia finito non è dato sapere.
26 - Rachenaldo (862-872?): Il Chronicon indica, anche se con approssimazione, l’epoca di inizio dell’episcopato di Rachenaldo quando lo dice prescelto da Guaiferio: «erat episcopus ab ipso Guaiferio preordinatus».
Evidentemente, il vincitore si affrettò a sostituire il figlio dello sconfitto; e ciò dovette avvenire nell’862 o, al più tardi, nell’863. Il suo è un governo episcopale travagliato, turbato dalla presenza continua e minacciosa dei saraceni nei dintorni di Salerno, sottoposta ad assedio per circa un anno.
Indelebile rimane nella memoria storica del cronista la profanazione della chiesa dei Ss. Fortunato, Caio e Anthes, ove gli assedianti commettono ogni sorta di nefandezze. Forte si insinua nel presule un senso di frustazione, fino al desiderio di abbandonare il ministero. Oltre al Chronicon, un solo documento fra quelli giunti fino a noi, dell’866, lo ricorda vescovo. Lo stesso Chronicon è vago circa la fine del suo episcopato.
27 - Pietro III (874?-888?): Salerno risulta sede vacante nel febbraio-marzo 873, quando papa Giovanni VIII indirizza una lettera al «clero et ordini salernitano» per prescrivere che il presbitero Lupenardo sia giudicato dal nuovo presule, «cum fuerit consacratus», e da altri sei vescovi.
Il primo documento che ci tramanda il nome di Pietro è dell’880. Nel marzo 882, a richiesta del principe Guaimario e della madre Landelaica, concede il decreto di esenzione dalla giurisdizione vescovile alla chiesa di S. Massimo.
Nell’886 Stefano V scrive a «Petro eletto salernitano» invitandolo a recarsi a Roma per farsi ordinare vescovo. Successivamente l’invito si trasforma in ingiunzione perentoria, con la minaccia di considerarlo «sanctorum canonum transgressor et apostolicae censurae violator», poiché deteneva la santa Chiesa salernitana, «tot retroactis temporibus», come invasore.
Contemporaneamente il Papa scrive al principe Guaimario per informarlo ufficialmente della resistenza di Pietro e per comunicargli che se questi ancora si ostina a resistere all’invito, il clero e il popolo della Chiesa salernitana dovranno procedere ad eleggere «statim» altra persona idonea e «ad sedem apostolicam pro sacrando deferre».
Ignoriamo se Pietro cedette a quest’ultimo invito e alle pressioni che, forse, Guaimario gli fece o si ostinò nel rifiuto e, quindi, decadde dal ministero episcopale. Così come ignoriamo i motivi della sua singolare ostinazione.
Dal X secolo alla traslazione del corpo di san Matteo
28 - Pietro IV (917): Un istrumento per la permuta di un terreno «in loco Felline» con una corte «in Quarracano» ci presenta «Petrus gratia Dei episcopus sancte sedis salernitane ecclesie» nel 917. Il Liber confratrum riporta due vescovi di nome Pietro fra di loro succedutisi fra l’880 e il 917.
29 - Giovanni I (918): L’unico atto di questo prelato giunto fino a noi è quello con il quale, nel 918, esenta dalla giurisdizione vescovile la chiesa di S. Lucia di Balnearia, in territorio di Cava.
30 - Pietro V (936-949): Il vescovo Pietro compare in un documento del 936 riguardante una controversia sorta fra l’avvocato dell’episcopio e Mauro per il possesso di terreni con vigneti; chiamato a giudicare, egli definisce la vertenza a favore di Mauro.
Nel 940 rivela le sue sollecitudini pastorali nell’atto con il quale concede a tre fratelli amalfitani una proprietà dell’episcopio in cui è edificata una torre con la chiesa di S. Felice.
Le condizioni di affidamento prevedono il restauro della chiesa e dello stabile annesso, la ripresa del culto con la residenza dei sacerdoti addetti, un dignitoso sostentamento offerto ad essi, la continuità nella dipendenza della chiesa da lui e dai vescovi successori.
In questo documento si ha una indiretta biografia del vescovo Pietro: non solo pastore vigilante del culto divino, dell’assistenza spirituale dei fedeli, della cura per il clero, ma anche attento custode del patrimonio della Chiesa.
Nel 946 Gisulfo I, a sua richiesta, concede alla Cattedrale i beni degli ecclesiastici defunti senza eredi siti ovunque nel territorio del principato. L’ultimo documento che lo ricorda è del maggio 949: in una controversia per diritti di proprietà su beni siti in Aiello fra Maione e Maria, coniugi, e l’abate di S. Massimo viene esibito un suo decreto.
31 - Bernardo (954): Il vescovo Bernardo è tradizionalmente associato al trasporto in Salerno del corpo di s. Matteo, che sarebbe avvenuto il 6 maggio 954.
Il primo documento che compie tale operazione è l’elenco dei vescovi salernitani redatto in appendice alle costituzioni del Sinodo Colonna del 1579 che, per altro, gli assegna il numerale II, evidentemente considerando “primo” il presule di cui al n. 24: «Bernardus secundus A. D. 954 die 6 maji translatum fuit Corpus beati gloriosissimi Apostoli et Evangelistae Matthaei in Ecclesia Salernitana».
Le narrazioni dell’evento anteriori al 1579 tacciono sul nome del vescovo in carica al 954. Documenti coevi che lo citino non sono giunti fino a noi.
32 - Pietro VI (958-974): Caro a Gisulfo I, da cui ebbe fiducia e stima, fu suo consigliere e, molto probabilmente, medico personale. Nel 958 lo stesso principe, a sua richiesta, concede all’episcopio salernitano le proprietà che possiede nella zona del Trauso, verso i fiumi Cornea e Tusciano.
Nel 968 Gisulfo, prima di intraprendere il viaggio per incontrarsi a Capua con l’imperatore Ottone I, va a pregare nell’antica Cattedrale e si accomiata dal vescovo: «at sic commeato accepto a sanctissimo Petro». Poche parole sufficienti a farci intendere non solo le virtù del presule, ma anche la venerazione che ha per lui il principe.
Nel 974 una controversia sorta fra il chierico Alfano e Leone di Atrani per il possesso di terreni con vigne siti in località Felline viene definita alla presenza del vescovo Pietro.

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