Arteria basilare: anatomia, funzioni, patologie e diagnosi

L’arteria basilare è il vaso assiale impari e mediano del circolo posteriore, formato dalla confluenza delle due arterie vertebrali e diretto verso la biforcazione nelle arterie cerebrali posteriori. Irrora il tronco encefalico, il cervelletto, il mesencefalo, il talamo e le regioni posteriori degli emisferi cerebrali, fornendo sangue a strutture coinvolte nelle funzioni vitali, nella coscienza, nell’equilibrio, nella coordinazione, nella deglutizione, nella fonazione e nella motilità oculare.

Le patologie dell’arteria basilare possono comprendere stenosi, occlusione, trombosi, embolia, aneurisma, dissezione, ectasia e compressione estrinseca. L’occlusione acuta dell’arteria basilare è un’emergenza neurovascolare: può provocare ischemia del tronco encefalico e del cervelletto, perdita di coscienza, sindrome locked-in, disabilità grave o morte. La diagnosi deve essere tempestiva e si basa soprattutto su Angio-TC, risonanza magnetica con diffusione, Angio-RM e, quando necessario, angiografia a sottrazione digitale.

Anatomia dell’arteria basilare

L’arteria basilare nasce dalla confluenza delle due arterie vertebrali, corrispondenti ai loro segmenti intracranici V4, a livello della giunzione bulbopontina o del solco pontobulbare. Decorre cranialmente lungo la superficie ventrale del ponte, all’interno della cisterna pontina, adagiata nel solco basilare.

Termina biforcandosi nelle arterie cerebrali posteriori destra e sinistra in corrispondenza della giunzione pontomesencefalica, nella regione della fossa interpeduncolare. La sua lunghezza media è di circa 3 cm, dal punto di origine alla biforcazione terminale.

Le arterie vertebrali originano dalle arterie succlavie e risalgono attraverso i forami trasversari delle vertebre cervicali. Entrano nella cavità cranica attraverso il forame magno e si uniscono alla base del tronco encefalico, formando l’arteria basilare.

Arteria basilare e circolo posteriore

Segmenti anatomici

L’arteria basilare è anatomicamente suddivisa in tre segmenti: prossimale, medio e distale.

SegmentoEstensionePrincipali strutture vascolarizzate
ProssimaleDalla confluenza delle arterie vertebrali all’origine dell’AICAPorzione inferiore del ponte e strutture pontine caudali
MedioDall’origine dell’AICA all’origine dell’arteria cerebellare superiorePorzione intermedia del ponte e tegmento pontino
DistaleDall’origine dell’arteria cerebellare superiore alla biforcazione terminalePorzione superiore del ponte, mesencefalo e territori irrorati dalle arterie cerebrali posteriori

Il segmento prossimale si estende dalla confluenza delle arterie vertebrali fino all’origine dell’arteria cerebellare inferiore anteriore, o AICA. Da questo tratto originano rami perforanti destinati alla porzione inferiore del ponte.

Il segmento medio è compreso tra l’origine dell’AICA e quella dell’arteria cerebellare superiore. Da esso emergono rami perforanti destinati alla porzione intermedia del ponte.

Il segmento distale si estende dall’origine dell’arteria cerebellare superiore fino alla biforcazione terminale nelle arterie cerebrali posteriori. I suoi rami perforanti irrorano la porzione superiore del ponte e il mesencefalo.

Morfologia e rapporti anatomici

Il calibro dell’arteria basilare tende a ridursi progressivamente in senso caudo-craniale. Nell’adulto il diametro medio è di circa 3-4 mm, mentre un diametro superiore a 4.5-5 mm è suggestivo di ectasia.

Il suo decorso è generalmente rettilineo o presenta una lieve tortuosità sulla superficie pontina. In alcuni casi il vaso può essere marcatamente tortuoso e allungato, configurando una dolicobasilare.

Anteriormente, l’arteria basilare è in rapporto con il clivus, la lamina ossea della base cranica, dal quale è separata dalla cisterna pontina. Posteriormente è a stretto contatto con la superficie ventrale del ponte, nel solco basilare.

Lateralmente, il vaso è in rapporto con le cisterne della base e con l’emergenza dei nervi cranici. Il nervo abducente, o VI nervo cranico, risale lungo il suo decorso. Cranialmente, le arterie cerebrali posteriori entrano in rapporto con il nervo oculomotore e con la fossa interpeduncolare.

La parete dell’arteria basilare presenta una tonaca media più sottile e con minore componente elastica rispetto ai vasi del circolo anteriore. Anche la tonaca avventizia è scarsamente rappresentata, come negli altri vasi intracranici.

Rami e territori di irrorazione

L’arteria basilare fornisce la vascolarizzazione principale del ponte, di parte del cervelletto e contribuisce all’irrorazione del mesencefalo e del talamo attraverso i suoi rami collaterali e terminali.

Rami perforanti

I rami perforanti paramediani originano direttamente dalla parete posteriore dell’arteria basilare e irrorano le strutture mediali del ponte, compresi il tratto corticospinale e i nuclei dei nervi cranici.

I rami perforanti circonferenziali brevi e lunghi si dirigono lateralmente e vascolarizzano le porzioni laterali del ponte e il tegmento pontino. L’occlusione di questi piccoli rami può determinare lesioni pontine focali, con deficit motori, sensitivi, oculari o dei nervi cranici.

Arteria cerebellare inferiore anteriore

L’arteria cerebellare inferiore anteriore, o AICA, è uno dei principali rami collaterali dell’arteria basilare. Irrora la porzione antero-inferiore del cervelletto, parte del ponte laterale e il flocculo.

Arteria cerebellare superiore

L’arteria cerebellare superiore, o SCA, origina dal tratto distale dell’arteria basilare, poco prima della biforcazione terminale. Vascolarizza la superficie superiore del cervelletto, il verme superiore e la porzione dorsale del mesencefalo.

Arterie cerebrali posteriori

Le arterie cerebrali posteriori sono i rami terminali dell’arteria basilare. Irrorano la superficie posteromediale degli emisferi cerebrali, la porzione posteriore del corpo calloso, il talamo, i corpi genicolati e la parte mediale dei lobi temporali, compreso l’ippocampo.

Le arterie vertebrali e l’arteria basilare irrorano il tronco encefalico, il cervelletto, la parte posteriore della corteccia cerebrale e la porzione mediale del lobo temporale.

L’arteria cerebrale anteriore irrora le porzioni mediali dei lobi frontale e parietale e il corpo calloso, mentre l’arteria cerebrale media fornisce grandi porzioni delle superfici laterali dei lobi frontali, parietali e temporali.

Il circolo anteriore e quello posteriore comunicano attraverso il poligono di Willis mediante le arterie comunicanti posteriori. Questa rete può offrire vie collaterali per il flusso sanguigno, anche se la sua efficacia varia in base all’anatomia individuale.

Funzioni fisiologiche

L’arteria basilare assicura l’apporto di sangue ossigenato e di metaboliti al tronco encefalico, una struttura essenziale per le funzioni cardio-respiratorie, il ciclo sonno-veglia, la coscienza e la regolazione motoria e sensitiva.

Il suo territorio comprende numerosi nuclei dei nervi cranici, coinvolti nella motilità oculare, nella sensibilità e nella motilità facciale, nell’udito, nell’equilibrio, nella deglutizione e nella fonazione.

L’arteria basilare irrora inoltre le vie lunghe, tra cui il tratto corticospinale e il lemnisco mediale, oltre ai peduncoli cerebellari. Queste strutture consentono la conduzione degli impulsi motori e sensitivi e la coordinazione dei movimenti.

Per questo motivo, una riduzione significativa del flusso nell’arteria basilare può produrre contemporaneamente disturbi dell’equilibrio, alterazioni oculari, deficit motori, difficoltà nella deglutizione, disturbi del linguaggio e alterazioni della coscienza.

Drenaggio venoso e sistema glinfatico

Il drenaggio venoso del territorio irrorato dall’arteria basilare non segue un decorso parallelo a quello arterioso. Il sangue refluo dal ponte e dal mesencefalo viene raccolto da un plesso venoso anastomotico situato sulla superficie anteriore del tronco encefalico.

Questo plesso confluisce nel plesso basilare, in connessione con i seni petrosi superiori e inferiori e con il seno cavernoso. Il drenaggio venoso cerebellare avviene attraverso le vene emisferiche superiori e inferiori, le vene vermiane e la vena petrosa, che drenano nei seni venosi della dura madre e nella vena di Galeno.

Il sistema nervoso centrale è privo di un classico drenaggio linfatico. Il drenaggio del fluido interstiziale e dei soluti dal parenchima cerebrale e dal tronco encefalico avviene attraverso il sistema glinfatico, una via paravascolare che utilizza gli spazi peri-arteriosi e peri-venosi per lo scambio con il liquido cefalorachidiano.

Questo sistema, facilitato dalle cellule gliali, contribuisce alla clearance dei metaboliti e al mantenimento dell’omeostasi idrica nel territorio vertebro-basilare.

Innervazione dell’arteria basilare

Le arterie cerebrali, inclusa l’arteria basilare, sono innervate da una rete di fibre nervose simpatiche, parasimpatiche e sensitive di origine trigeminale.

Le fibre simpatiche originano dal ganglio cervicale superiore e svolgono un’azione vasocostrittrice. Le fibre parasimpatiche derivano dal ganglio sfenopalatino, attraverso il nervo grande petroso superficiale, e dal ganglio otico, con azione vasodilatatrice.

Le fibre sensitive di origine trigeminale trasmettono la percezione del dolore vascolare e partecipano ai riflessi che regolano il calibro del vaso.

Varianti anatomiche

Il circolo posteriore presenta una notevole variabilità anatomica. Le varianti dell’arteria basilare riguardano il decorso, la morfologia, il calibro, la biforcazione e la persistenza di anastomosi embrionali.

Fenestrazione

La fenestrazione consiste in una duplicazione segmentale del lume che crea una “finestra” all’interno dell’arteria. È più frequente nel tratto prossimale ed è descritta in circa lo 0.5-5.5% della popolazione.

Dolicobasilare ed ectasia

La dolicobasilare è caratterizzata da tortuosità e allungamento del vaso, che può assumere un decorso a S o a C. Spesso è associata a un diametro superiore a 4.5 mm.

L’ectasia può predisporre a neuropatie da compressione e a eventi ischemici cerebrali. La dilatazione dell’arteria basilare può inoltre modificare i rapporti con il ponte e con i nervi cranici adiacenti.

Ipoplasia e aplasia

L’ipoplasia consiste in un diametro ridotto dell’arteria basilare ed è spesso associata all’agenesia o all’ipoplasia monolaterale dell’arteria vertebrale controlaterale.

L’aplasia della basilare è una condizione eccezionale nella quale le due arterie vertebrali non confluiscono e terminano separatamente nelle arterie cerebellari posteriori inferiori o in una rete anastomotica.

Anastomosi embrionali persistenti

L’arteria trigeminale persistente è la più comune delle anastomosi carotideo-vertebrobasilari fetali persistenti. Collega l’arteria carotide interna, a livello del seno cavernoso, con l’arteria basilare distale.

Questa variante è associata a una maggiore incidenza di aneurismi e anomalie vascolari. Più raramente possono persistere l’arteria ipoglossa, tra carotide interna cervicale e basilare, e l’arteria proatlantale, tra carotide o vertebrale e basilare distale.

Arteria di Percheron

L’arteria di Percheron è una variante rara nella quale un singolo tronco arterioso, originante da un segmento P1 di un’arteria cerebrale posteriore, irrora bilateralmente i talami e la porzione rostrale del mesencefalo.

Principali patologie dell’arteria basilare

Le patologie dell’arteria basilare sono meno frequenti rispetto a quelle del circolo anteriore, ma possono avere conseguenze neurologiche catastrofiche perché coinvolgono il tronco encefalico e altre strutture indispensabili per la vita.

Aterosclerosi e stenosi

La causa principale delle patologie dell’arteria basilare è l’aterosclerosi. Questo processo comporta l’accumulo di placche di colesterolo e calcio nella parete interna del vaso, con progressiva riduzione del calibro.

L’aterosclerosi è la causa più frequente di stenosi e occlusione dell’arteria basilare e tende a colpire soprattutto i segmenti prossimale e medio. È responsabile di circa due terzi degli ictus del circolo posteriore e può avere un esordio progressivo.

Quando una placca aterosclerotica si rompe, può formarsi un trombo capace di bloccare il flusso sanguigno e causare un ictus ischemico.

I principali fattori di rischio sono il fumo, l’ipertensione arteriosa, il diabete mellito, l’ipercolesterolemia, l’obesità, la sedentarietà, l’età avanzata e la predisposizione genetica.

Embolia cardiogena

Un’embolia cardiogena si verifica quando un coagulo si forma nel cuore, spesso in presenza di aritmie come la fibrillazione atriale, e viaggia attraverso il sistema circolatorio fino a incastrarsi nell’arteria basilare.

Il meccanismo tromboembolico può determinare un’ischemia transitoria o un’infrazione cerebrale conclamata. Le cause possono comprendere patologie cardiache, aterosclerosi dell’arco aortico, stenosi all’origine dell’arteria vertebrale e trombofilie.

Dissezione arteriosa

La dissezione arteriosa consiste in una lacerazione della parete interna del vaso. È una causa relativamente più frequente nei pazienti giovani e può essere scatenata da traumi cervicali, movimenti bruschi del collo o patologie del tessuto connettivo.

Vasculiti

Le vasculiti primarie del sistema nervoso centrale possono colpire l’arteria basilare e provocare stenosi multiple, occlusioni e infarti cerebrali, anche in soggetti giovani.

Restringimenti segmentari dell’arteria basilare possono comparire anche dopo meningiti batteriche purulente, in particolare da Haemophilus influenzae, a causa dell’accumulo di essudato infiammatorio nelle cisterne della base cranica.

Aneurisma

Gli aneurismi congeniti dell’apice della basilare rappresentano la forma più comune di aneurisma intracranico congenito del circolo posteriore. La loro rottura può causare un’emorragia subaracnoidea con prognosi severa.

In caso di aneurisma dell’arteria basilare, il trattamento può prevedere il clipping chirurgico o, più comunemente, l’embolizzazione endovascolare mediante coiling, finalizzata a riempire l’aneurisma e prevenirne la rottura.

Compressione estrinseca

Raramente, tumori benigni della base cranica, come meningiomi del clivus o dell’angolo ponto-cerebellare, possono comprimere o inglobare l’arteria basilare e causare una stenosi emodinamicamente significativa.

Tumori maligni, come il carcinoma del rinofaringe o metastasi della base cranica, possono infiltrare il clivus e coinvolgere l’arteria basilare.

Insufficienza vertebro-basilare

L’insufficienza vertebro-basilare è una condizione di sofferenza vascolare causata dalla riduzione del flusso sanguigno nelle aree cerebrali irrorate dalle arterie vertebrali e dall’arteria basilare.

Può dipendere da una riduzione cronica della perfusione oppure da un’ischemia acuta che blocca il passaggio del sangue e provoca la morte delle cellule cerebrali.

Insufficienza cronica

Nell’insufficienza cronica, il vaso può essere deteriorato o sclerotico e la perfusione può essere molto ridotta, senza che sia presente un’ostruzione completa del flusso sanguigno.

Insufficienza acuta

Nell’insufficienza acuta si verifica un blocco vero e proprio del vaso, generalmente in un segmento terminale, con conseguente ischemia e possibile morte delle cellule del cervello.

L’insufficienza vertebro-basilare risponde principalmente a un meccanismo tromboembolico o a un meccanismo emodinamico. Il meccanismo emodinamico determina una diminuzione del flusso a valle della lesione e può produrre vertigini, nausea, vomito, diplopia e instabilità posturale.

Cause delle stenosi vertebrali e della compressione

I fattori intrinseci sono rappresentati soprattutto dalla patologia aterosclerotica, caratterizzata dalla formazione di una placca chiamata ateroma, che può localizzarsi all’origine dell’arteria vertebrale.

I fattori estrinseci sono invece legati alla compressione dell’arteria vertebrale provocata da alterazioni del rachide cervicale e dei forami intratrasversari, attraverso i quali passa il vaso.

Tra le condizioni associate alla riduzione del flusso vertebro-basilare sono state indicate l’artrosi cervicale, la presenza di osteofiti, l’ipoplasia dell’arteria cervicale, i traumi, i movimenti eccessivi del collo, i movimenti rotatori ripetuti della cervicale e i traumi o disallineamenti dell’atlante.

Sintomi delle patologie dell’arteria basilare

I sintomi variano in base alla sede della lesione, all’entità dell’ostruzione e alla rapidità di insorgenza. Un’ostruzione parziale o progressiva può produrre sintomi transitori, mentre un’occlusione improvvisa può provocare un ictus esteso del tronco encefalico.

  • Vertigini intense.
  • Nausea e vomito.
  • Diplopia o visione sdoppiata.
  • Visione offuscata o perdita improvvisa della vista.
  • Instabilità posturale.
  • Incapacità di stare in piedi o di camminare.
  • Sbandamenti e perdita di coordinazione.
  • Nistagmo, cioè movimento involontario degli occhi.
  • Ronzii all’orecchio.
  • Confusione mentale.
  • Cefalea.
  • Difficoltà a parlare o parola biascicata.
  • Difficoltà a deglutire liquidi o solidi.
  • Debolezza o paralisi degli arti.
  • Formicolii o perdita di sensibilità al viso o agli arti.
  • Alterazioni dei movimenti facciali.
  • Svenimento o perdita di coscienza.
  • Pallore.
  • Fotofobia.

La vertigine è uno dei sintomi più frequenti dell’insufficienza vertebro-basilare, ma la sua presenza isolata non consente di stabilire la causa. Nei quadri più gravi possono comparire paralisi di tutti e quattro gli arti, alterazioni della coscienza e sindrome locked-in.

Nella sindrome locked-in il paziente è cosciente ma completamente paralizzato e può comunicare soltanto attraverso alcuni movimenti oculari, generalmente quelli verticali.

Diagnosi

La diagnosi deve essere tempestiva, poiché nelle patologie dell’arteria basilare il tempo è determinante per preservare il tessuto cerebrale e ridurre il rischio di disabilità permanente.

Il percorso diagnostico inizia con un esame neurologico approfondito, finalizzato a valutare riflessi, forza muscolare, sensibilità, coordinazione, movimenti oculari, funzioni dei nervi cranici e stato di coscienza.

Angio-TC

La TC senza mezzo di contrasto è l’esame di primo livello nell’ictus acuto e consente soprattutto di escludere un’emorragia. Nelle prime ore, tuttavia, una TC standard può non evidenziare un’ischemia cerebrale.

L’Angio-TC dei vasi intracranici è la metodica di scelta per lo studio morfologico dell’arteria basilare. Fornisce una mappa vascolare tridimensionale ad alta risoluzione e identifica la sede e l’estensione di stenosi, occlusioni, aneurismi e varianti anatomiche.

Un segno precoce di occlusione è il segno dell’arteria basilare iperdensa, corrispondente alla presenza di un trombo endoluminale.

Risonanza magnetica e Angio-RM

La risonanza magnetica encefalica, soprattutto con sequenze pesate in diffusione, identifica con elevata sensibilità e precocità le aree di ischemia acuta nel ponte e nel cervelletto.

L’Angio-RM con tecnica Time-of-Flight permette una valutazione non invasiva del lume dell’arteria basilare e dei suoi principali rami senza la necessità di utilizzare un mezzo di contrasto. È utile per lo screening e il follow-up.

Ecocolordoppler e Doppler transcranico

L’Ecocolordoppler dei tronchi sovra-aortici e delle arterie vertebrali è un esame non invasivo che valuta il flusso sanguigno diretto verso il circolo basilare.

Il Doppler transcranico e il Doppler transcranico color-coded consentono di valutare il flusso nell’arteria basilare attraverso la finestra acustica suboccipitale. Possono stimare in tempo reale la velocità e la direzione del flusso e risultano utili nello screening del vasospasmo post-emorragico, nel monitoraggio della terapia trombolitica e nella diagnosi di morte encefalica.

Il Doppler transcranico è tuttavia operatore-dipendente e in circa il 10-20% dei pazienti la finestra acustica può essere inadeguata.

Angiografia a sottrazione digitale

L’angiografia a sottrazione digitale rimane il gold standard per lo studio del lume vasale. Consente una visualizzazione dinamica e selettiva ad alta risoluzione del circolo vertebro-basilare, dalla confluenza delle arterie vertebrali fino ai rami perforanti di grosso calibro.

È necessaria per la pianificazione e l’esecuzione di procedure endovascolari come la trombectomia meccanica e l’embolizzazione degli aneurismi o delle malformazioni vascolari.

Altre metodiche

La radiografia diretta del cranio non ha un ruolo nella visualizzazione dell’arteria basilare. Le calcificazioni parietali ateromasiche in proiezione del clivus sono un segno indiretto raro e non hanno una reale utilità diagnostica corrente.

La PET e la scintigrafia non visualizzano direttamente l’arteria basilare. La PET può quantificare le conseguenze parenchimali della patologia, come l’ipoperfusione o l’ipometabolismo nel territorio vertebro-basilare.

Misure radiologiche

ParametroValore o caratteristica
Diametro medio nell’adultoCirca 3-4 mm
Diametro suggestivo di ectasiaSuperiore a 4.5-5 mm
Lunghezza mediaCirca 3 cm
DecorsoGeneralmente rettilineo o lievemente tortuoso

La misurazione del diametro dell’arteria basilare può avere valore clinico in alcune condizioni vascolari. Nella malattia di Fabry, per esempio, la risonanza magnetica può mostrare lesioni progressive della sostanza bianca, aumento dell’intensità di segnale nel pulvinar e tortuosità o dilatazione dei vasi maggiori.

In uno studio su 25 pazienti adulti con diagnosi clinica di malattia di Fabry e 20 controlli di età corrispondente, l’analisi ROC ha mostrato che i diametri dell’arteria cerebrale media, dell’arteria cerebrale posteriore e dell’arteria basilare potevano distinguere i pazienti dai controlli.

ArteriaArea sotto la curvaSignificatività
Arteria cerebrale mediaAUC = 0,75p = 0,005
Arteria cerebrale posterioreAUC = 0,69p = 0,041
Arteria basilareAUC = 0,96p < 0,0005

L’87% dei soggetti è stato correttamente classificato in base al diametro dell’arteria basilare, con una sensibilità del 95% e una specificità dell’83%.

I volumi delle lesioni della sostanza bianca e i valori di diffusività media globale non sono riusciti a distinguere correttamente i pazienti dai controlli. In questo contesto, la misurazione dell’arteria basilare è risultata superiore alle altre misure di risonanza magnetica per distinguere i pazienti con malattia di Fabry dai controlli.

Occlusione dell’arteria basilare

L’occlusione acuta dell’arteria basilare è una delle più gravi patologie del circolo posteriore. Rappresenta circa l’1% di tutti gli ictus ischemici e fino al 6-8% dei casi sottoposti a trombectomia meccanica.

L’occlusione dell’arteria basilare è un evento raro ma gravissimo, con una mortalità che può raggiungere l’85% in assenza di trattamento. Può manifestarsi con una sindrome locked-in, con coma, con deficit neurologici estesi oppure con sintomi meno specifici come vertigini e disartria.

L’occlusione dell’arteria basilare ha una mortalità del 35-41% anche dopo terapia di ricanalizzazione, mentre le forme di ictus da trombosi dell’arteria basilare sono associate a un alto rischio di mortalità o disabilità a lungo termine se non trattate tempestivamente.

Studio BASICS

BASICS, acronimo di BASilar artery International Cooperation Study, è stato uno studio internazionale condotto in 7 paesi e 23 ospedali, con l’arruolamento di 300 pazienti con ictus ischemico da trombosi dell’arteria basilare.

Lo studio ha confrontato, nei pazienti con occlusione dell’arteria basilare documentata mediante Angio-TC o Angio-RM, il trattamento endovascolare con trombectomia associato al miglior trattamento medico rispetto al solo trattamento medico.

Il trattamento medico includeva la trombolisi endovenosa con rtPA nell’80% dei soggetti in entrambi i gruppi. Il trattamento endovascolare doveva essere iniziato entro 6 ore dal momento della presunta occlusione dell’arteria basilare, corrispondente al peggioramento dei sintomi.

L’obiettivo primario era un esito favorevole a 90 giorni, definito da un punteggio della scala modified Rankin pari a 0-3. Questo risultato corrisponde al recupero dell’autonomia a tre mesi dall’ictus.

Il buon outcome a 90 giorni è stato raggiunto nel 44.2% dei pazienti sottoposti a trattamento endovascolare e nel 37.7% del gruppo trattato con la sola terapia medica.

Lo studio non ha raggiunto la significatività statistica necessaria per dimostrare la superiorità del trattamento endovascolare, ma i dati non hanno escluso un possibile beneficio della procedura.

Il trattamento endovascolare è risultato significativamente più efficace nei pazienti neurologicamente più gravi e non ha aumentato il rischio di morte o di emorragia cerebrale.

Trattamento

Il trattamento dipende dalla natura della patologia, dalla gravità dei sintomi, dalla sede della lesione e dalla rapidità di insorgenza. Le strategie sono differenti nell’ictus ischemico acuto, nella stenosi cronica, nell’aneurisma, nella dissezione e nella compressione estrinseca.

Ictus ischemico acuto

In caso di occlusione acuta dell’arteria basilare, le opzioni principali sono la trombolisi endovenosa e la trombectomia meccanica.

La trombolisi endovenosa prevede la somministrazione di farmaci in grado di sciogliere il coagulo e deve essere effettuata entro poche ore dall’inizio dei sintomi, quando le condizioni cliniche e radiologiche lo consentono.

La trombectomia meccanica è una procedura mini-invasiva eseguita da neuroradiologi interventisti. Attraverso un catetere inserito generalmente dall’arteria femorale si raggiunge l’arteria basilare e si rimuove fisicamente il trombo.

Prevenzione secondaria

Per la gestione a lungo termine possono essere utilizzati farmaci antiaggreganti, anticoagulanti, statine e, in casi selezionati, procedure di angioplastica e stenting.

I farmaci antiaggreganti, come aspirina o clopidogrel, sono impiegati per prevenire la formazione di nuovi coaguli. Gli anticoagulanti sono necessari quando la causa dell’evento è un’aritmia cardiaca.

Le statine contribuiscono a stabilizzare le placche aterosclerotiche e a ridurre il colesterolo. In caso di stenosi severa, l’angioplastica e lo stenting possono mantenere aperto il vaso mediante un palloncino e una rete metallica.

Rivascolarizzazione dell’arteria vertebrale

Il trattamento dell’insufficienza vertebro-basilare dovuta a stenosi o a compressione estrinseca dell’arteria vertebrale può essere chirurgico quando le indicazioni sono correttamente documentate.

In caso di stenosi all’origine dell’arteria vertebrale, la rivascolarizzazione può essere eseguita mediante reimpianto dell’arteria vertebrale sulla carotide comune.

Quando la causa è una compressione estrinseca da parte del rachide cervicale, la rivascolarizzazione può essere eseguita mediante bypass carotido-vertebrale distale con vena safena autologa.

I risultati del trattamento chirurgico di rivascolarizzazione possono essere molto favorevoli nei pazienti selezionati, soprattutto quando la diagnosi di vera insufficienza vertebro-basilare da steno-ostruzione è stata stabilita prima dell’intervento.

Riabilitazione

La riabilitazione neurologica, logopedica e fisica svolge un ruolo importante nei mesi successivi all’evento acuto e mira a massimizzare il recupero delle funzioni perdute.

La valutazione riabilitativa può comprendere l’analisi delle immagini disponibili, l’esame dei muscoli del collo, test specifici, valutazione dei legamenti e della stabilità cervicale, oltre alla valutazione dell’equilibrio e della deambulazione.

Gli esercizi devono essere scelti in base alla condizione neurologica e vascolare del paziente. Il lavoro sull’equilibrio può includere esercizi propriocettivi e attività finalizzate a migliorare la stabilità, ma deve essere preceduto da una valutazione clinica adeguata.

La fisioterapia non sostituisce la diagnosi e il trattamento medico dell’occlusione o della stenosi dell’arteria basilare. In presenza di sintomi acuti, la priorità è la valutazione urgente in ospedale.

Prognosi

La prognosi dipende dalla rapidità dell’intervento, dalla sede dell’occlusione, dall’estensione del danno cerebrale, dalla presenza di circoli collaterali e dalle condizioni generali del paziente.

In passato, l’80% dei pazienti colpiti da ictus basilare moriva o rimaneva gravemente disabile. In caso di occlusione completa non trattata, i tassi di mortalità potevano raggiungere l’80-90%.

Grazie alle moderne tecniche di trombectomia meccanica, le possibilità di sopravvivenza e di recupero funzionale sono aumentate significativamente. Alcuni pazienti possono recuperare quasi completamente, mentre altri possono presentare difficoltà permanenti nella deambulazione, disturbi dell’equilibrio, problemi visivi o deficit della deglutizione e del linguaggio.

Prevenzione

La prevenzione delle malattie dell’arteria basilare si basa sul controllo dei principali fattori di rischio cardiovascolare e cerebrovascolare.

  • Controllo regolare della pressione arteriosa.
  • Controllo della glicemia nei pazienti con diabete.
  • Riduzione del colesterolo e dei trigliceridi.
  • Abolizione del fumo di sigaretta.
  • Alimentazione equilibrata con riduzione di sale, grassi saturi e zuccheri semplici.
  • Attività fisica regolare.
  • Controllo del peso corporeo.
  • Valutazione delle aritmie cardiache e delle altre cause emboliche.
  • Controlli clinici e strumentali nei pazienti con precedenti eventi cerebrovascolari.

Il controllo rigoroso dei fattori di rischio contribuisce a ridurre la formazione e la progressione delle placche aterosclerotiche e il rischio di nuovi eventi ischemici.

Quando chiamare immediatamente i soccorsi

È necessario chiamare immediatamente il 118 se compare improvvisamente anche uno solo dei seguenti sintomi: vertigini associate a nausea e incapacità di stare in piedi, visione doppia, perdita improvvisa della vista, difficoltà ad articolare le parole, difficoltà a deglutire, debolezza o formicolio a un braccio, a una gamba o al viso.

Anche una cefalea improvvisa e violenta, descritta come il peggior mal di testa della vita, può indicare una grave emergenza neurovascolare, soprattutto quando è associata ad alterazioni della coscienza, vomito o deficit neurologici.

Non bisogna aspettare che i sintomi passino da soli: nelle patologie dell’arteria basilare ogni minuto può fare la differenza tra recupero, disabilità grave e morte.

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