Una moglie molto disinibita non è necessariamente una donna infedele, insoddisfatta o incapace di amare: la disinibizione può indicare un modo più libero di vivere il desiderio, ma può anche convivere con paure, blocchi, ambivalenze e bisogni ancora inesplorati. La questione centrale non è stabilire se una fantasia sia “normale”, bensì comprendere come viene vissuta, comunicata e condivisa all’interno della relazione.
La sessualità di coppia comprende desideri, immaginazione, ricordi, pudori e limiti personali. Una fantasia può rimanere interamente privata oppure diventare un argomento di dialogo; un’esperienza passata non costituisce automaticamente un modello da ripetere nel presente, e nessuna pratica sessuale può essere realizzata senza il consenso libero di entrambi i partner.
Quando la disinibizione cambia il modo di vivere il matrimonio
Salandra: La donna insoddisfatta Mi chiamo Salandra, ho 40 anni, sono una donna di statura normale, corporatura elegante dalle misure quasi perfette, 52 chili, volto abbronzato, capigliatura nera, corta a casco, e occhi azzurri dallo sguardo sfolgorante. Ma sono fondamentalmente una donna insoddisfatta!!
Ho una laurea in lettere e letteratura italiana, sono sposata da quindici anni, e il mio matrimonio è. diciamo “normale”, nulla fuori dai parametri della classe media di oggi. Ma sono fondamentalmente una donna insoddisfatta!! Mio marito!! Mio marito è un buon uomo, è un ingegnere civile che soffre di stress permanente, lui lavora in una multinazionàle e tutto quello che fa, lo fa come un càlcolo matematico.
Dopo alcuni anni il nostro rapporto ha subito un cambiamento un po’. spiacevole, specialmente in tutto quello che è in relazione con i sentimenti e anche con il sesso, cosi ed in maniera inaspettata ho vissuto una storia che - ad un certo punto- non so se la potrò raccontare.
Gli uomini, in genere, non capiscono la complessita del pensiero femminile e anche il modo in cui ci sentiamo; per fare un esempio: nei primi anni di matrimonio io non pensavo a come facevamo l`amore, perche quello è un momento in cui si pensa che alla fine tutto andrà meglio, ma comunque ho sentito che mancava qualcosa.
E’ vero, per lui, tutto il rapporto amoroso dovrebbe essere sopprattutto visuale e dopo averlo fatto, lui non capiva che per noi donne, per fare l`amore si sono necessarie tante altre cose, non soltanto guardarsi nudi, baciarsi, toccarsi a vicenda e andare avanti.
Così, ci vogliono dieci minuti per completare l`atto!!! A noi donne piacciono le carezze, qualche parola d`amore, a volte una parolaccia sessuale, tantissimi baci, a volte un massaggio amorevole, tutto questo fatto con lentezza, senza orologio senza tempo e se è possibile, a lume di candele.
Ciò che vi dico, è assolutamente diverso dal guardarsi, toccarsi e andare via. e cosi non immaginivo in quel tempo cosa fosse il benedetto orgasmo e come me, tante amiche.
Sentivo ogni giorno che le cose sarebbero dovute essere in un altro modo, quelle sensazioni affascinanti dei primi tempi hanno dato luogo ad una crescente insoddisfazione, come un senso di vuoto interno.
Il bisogno di sentirsi desiderati e compresi
La sessualità e un essere, non un fare. Un caro saluto
Questa prospettiva mette in evidenza una differenza importante: una relazione sessuale non è definita soltanto dal numero delle pratiche o dalla loro varietà, ma anche dalla qualità della presenza, dall’ascolto e dalla possibilità di sentirsi accolti. Il desiderio di una moglie più attiva non può essere separato dalla sua esperienza soggettiva, dai suoi timori e dal modo in cui interpreta l’intimità.
Salve dottoressa, ho conosciuto mia moglie undici anni fa (dieci di fidanzamento) io ho trentasette anni e lei trentasei. Ci amiamo, ma non sono del tutto soddisfatto della nostra attività sessuale.
Le spiego: io sono un uomo molto focoso a letto, mi piace fare di tutto, mentre lei è molto fredda e certe volte è del tutto assente come se si vergognasse a mostrare le proprie intimità.
Quando beve un bicchiere di vino in più o un cocktail un po’ si lascia andare. Diventa più sciolta e ci divertiamo, ma quando le domando se preferisce una posizione rispetto a un’altra o se le piace che pratichi sesso orale o se ha avuto un orgasmo ecc. lei devia sempre il discorso.
Io la vorrei più attiva da questo punto di vista. Distinti saluti Giovanni
Gentile Giovanni, a prescindere da come desidererebbe lei sua moglie, immagino che la diretta interessata, cioè sua moglie, dovrebbe prendere coscienza di avere un problema o perlomeno un disagio.
Nel caso in cui questo accadesse sarà sua moglie a richiedere una consulenza specialistica: il luogo dell’ascolto e della chiarificazione non giudicante delle sue paure, resistenze e reticenze, ed eventuali difficoltà sessuali.
Sarà poi il sessuologo clinico che valuterà se è il caso di trasformare un percorso individuale in una terapia di coppia: quel meraviglioso cammino condiviso alla scoperta dell’empatia sessuale, del gioco e della condivisione profonda; a prescindere dalle posizioni.
Fantasie sessuali e realtà della relazione
Gentile Rino, Sigmund Freud quando iniziò a studiare la mente umana e la sessualità degli individui si accorse di una fantasia nascosta di cui raramente le persone parlano.
Quando si fa l'amore, a letto, si è almeno in tre. O forse anche in quattro. Ovvero, c'è la presenza immaginaria di altre due persone, attraverso e con le quali poter scatenare le fantasie più perturbanti.
A volte la persona immaginaria può essere dello stesso sesso. Tutto ciò non rappresenta un problema per la coppia anzi, è proprio la fantasia liberata che alimenta il desiderio sessuale e la sua soddisfazione.
Aiuta. Tutto ciò non rappresenta un tradimento dell'altro, perché la fantasia è libera e l'immaginario di ogni persona appartiene a se stessa come le idee e la libertà di decidere.
Fa parte dell'individualità di una persona. Ai giorni nostri la situazione si è complicata.
Attraverso le applicazioni preposte e le chat, quella fantasia immaginaria si sposta dal piano intimo, personale a quello virtuale dove, proprie perché si è in un campo ancora non-reale, ciascuno può mascherarsi o, è meglio dire, tirare-fuori parti più o meno nascoste di sé.
Attraverso l'anonimato ci si esprime. Nella sfera sessuale, questo può aiutare il rapporto anzi, lo stimola.
Come dice sua moglie, lei è proprio focosa perché alimenta con la chat la sua fantasia erotica. E poi fa l'amore con lei, non con l'altro.
Le ha passato il telefono. Quando si lascia distrattamente in giro o addirittura si porge all'altro, è perché più o meno inconsciamente, l'altro lo veda, lo legga.
C'è da chiedersi perché sua moglie ha voluto farsi scoprire. Vuole che lei partecipi al gioco? Non riusciva può a nascondere il gioco virtuale e temeva di poter essere scoperta? Non riesce più a tenere nascosta, neanche a se stessa quella parte di sé? Teme di non riuscire a controllarla?
Non possiamo saperlo, in questa sede. Ora lei teme che il gioco virtuale possa diventare reale e distruggere la vostra relazione ormai consolidata da anni.
Quando la fantasia entra nel mondo reale
Nel mondo delle chat e del virtuale, questo può succedere e cioè che una persona metta in atto comportamenti e fantasie prima immaginari che prendono la via del reale.
A volte questo gioco può essere molto faticoso, e addirittura pericoloso: la persona si confronta da sola con una parte di se che non conosceva e può rimanerne molto turbata.
Quando si affronta una parte della propria personalità senza l'aiuto di una guida, può essere molto duro. Non perché quella parte sia sconvolgente di per sé, ma perché la persona va preparata.
Arrivano spesso nei nostri studi persone stravolte da terapeuti improvvisati, fautori di verità assolute, guru di tecniche orientali o di pragmatismo occidentale che promettono terapie in tempi rapidi e poi, nel momento in cui la persona inizia a stare veramente male a contatto con le proprie verità, non sanno più come muoversi.
Ora mi pare che sua moglie sia consapevole di ciò che fa, anzi le ripete che il vostro rapporto è sereno, la vita sessuale intensa proprie perché lei si concede questo "gioco".
Rimane il dubbio: come mai le ha passato il telefono? Credo che la signora possa approfondire con un terapeuta se e in che modo quella parte di sé spinga a essere messa in atto, a passare dal virtuale al reale.
E capire che cosa le ha mostrato e perché ha voluto farsi scoprire. La saluto.
Il desiderio di una moglie disinibita e il consenso
Sono sposato da molti anni ed ho sempre avuto un problema sessuale con mia moglie, un problema che con il tempo è diventato per me sempre più grande, al punto d ridurre la mia libido e da portarmi di fatto a problemi erettili sempre più forti.
Il problema è questo. A me piacerebbe moltissimo avere rapporti da dietro (non anali) ma lei non lo sopporta e si arrabbia moltissimo se anche solo accenno a parlarne.
Mi dice che sono un porco, un anormale, un pornografo e questo mi deprime sempre di più. Vorrei riuscire a capire l’origine di questa avversione da parte di mia moglie e avere un consiglio su come uscire da questa situazione.
Alla base di qualsiasi rapporto sessuale c'è il consenso dei partner. Più che sull'avversione di sua moglie, credo sia opportuno capire come mai per lei sia così importante questa modalità al punto tale da sabotare ogni altro tentativo di rapporto sessuale in altre posizioni.
Ne esistono molteplici che potrebbero essere soddisfacenti per entrambi e non generare limiti, problemi o resistenze. Oltre al sesso agito poi, c'è il sesso fantasticato: nelle nostre fantasie sessuali è tutto lecito e non ci sono limiti.
Mi domando se per lei possa essere una buona strada, quella della fantasia sessuale, per recuperare libido ed erezione.
Quella di sua moglie è azzardato definirla un'avversione. In base al modo di vedere della sua compagna, la preferenza da dietro che lei propone, non è condivisibile, anzi è concepita cone anomala e perversa.
Se non c'è complicità e condivisione di posizioni, non si può forzare l'atto. Tantomeno quando si attribuiscono significati differenti ad esso.
Buongiorno, credo, diversamente dalle colleghe che mi hanno preceduto, che l'avversione al rapporto "da dietro" da parte di sua moglie derivi da un forte pregiudizio, tanto grave da farlo sentire un pervertito, con conseguente perdita di libido.
In realtà non c'è nulla di perverso in quello che desidera lei. Le consiglio di "portare" sia moglie da un sessuologo (meglio se donna) scevro da pregiudizi, magari con il pretesto di affrontare il suo problema di "scarsa libido".
In quella sede sua moglie potrà essere educata a una sessualità matura, liberandola da pregiudizi culturali sessuofobici.
Buongiorno, trovo che non vi sia nessuna "perversione" da parte sua e se è questa etichetta che le fa perdere l erezione credo che debba parlarne con la sua compagna chiedendo più complicità comunicativa in tal senso.
Per quanto concerne l atto di per sé, purtroppo, se la sua partner non è d' accordo possiamo fare ben poco, poiché in un atto sessuale serve il consenso di entrambi per poter procedere.
Ad ogni modo si potrebbe però provare, attraverso un educazione sessuale con un professionista del settore, a rifersi a questo atto come uno dei tanti possibili che non ha nulla a che vedere con modalità atipiche di vivere la sessualità.
La gelosia retroattiva e il confronto con il passato
Buongiorno Dottori indagando su di un mio disagio profondo a seguito delle vostre risposte su questo sito, sono arrivato ad una verità che mi rigaurda, e che però apre ulteriori quesiti riguardanti la soluzione a questo problema.
Da un anno e mezzo ho una compagna che amo alla follia, siamo veramente felici insieme e anche lei dice di amarmi come non ha mai amato prima.
So però, da confidenze da lei fatte ad un amico comune, che lei a letto era piú disinibita con i suoi partner del passato che con me.
Quelli del passato erano incontri a carattere puramente sessuale, non amava quelle persone. Per anni non ha mai voluto legarsi affettivamente a nessun uomo a causa di una sua dolorosa esperienza del passato.
Il classico "nessuna aspettativa, nessuna delusione e dolore". La mia compagna dice di avere dei "blocchi" in quanto l'amore che prova nei miei confronti le impedisce di essere altrettanto disinibita con me.
Che alcune cose che faceva in passato a letto non sono nella sua mente compatibili con un sentimento di amore profondo.
Dice che quegli uomini del passato non hanno mai avuto (a differenza mia) il suo amore, e che questo è più importante di qualsiasi altra cosa.
Capisco questa sua affermazione, e mi sento estremamente privilegiato e fortunato per questo. Allo stesso tempo però sento che a me manca una parte di lei per me importante.
Non accetto che alcuni uomini abbiano visto di lei, e ottenuto da lei, qualcosa che a me è precluso.
Certo, il fatto di conoscere alcuni dettagli delle sue esperienze sessuali del passato non mi aiuta per niente, probabilmente anche il fatto di non sapere tutto ciò che mi è attualme te da lei "negato" non mi aiuta, ma non posso farci nulla, non posso cancellare certe immagini che regolarmente mi tornano in mente.
E questo non fa altro che acuire la mia sofferenza. Non mi sento sessualmente inadeguato, non temo confronti o paragoni (so che lei non ne fa), a letto stiamo molto bene, c'è molta sintonia ma questo pensiero che a me manchi qualcosa di lei che altri hanno avuto mi tormenta.
La mia posizione è diametralmente opposta alla sua: io ritengo che proprio perché tra di noi c'è vero amore non abbia senso precludersi alcunché.
Arrivo a chiedermi se io sia veramente a fondo soddisfatto della nostra vita sessuale. Lo sono, ma forse potrei esserlo di più?
Forse anche lei si sta precludendo qualcosa facendo delle "rinunce" quando siamo a letto? Non lo so.
Scusate il francesismo ma. in fin dei conti trombiamo come ricci :-) e non dovrei di certo lamentarmi, lo so bene!
Che cosa può significare il blocco della partner
Buongiorno Luigi, dal tuo racconto si percepisce quanto tu sia coinvolto in questa relazione e quanto desideri comprendere la tua compagna.
Il disagio che descrivi non sembra nascere da una mancanza concreta di intimità, ma dal confronto con l’immagine che ti sei fatto di lei nel suo passato.
Può anche darsi che quella che tu senti come una “rinuncia” da parte sua, in realtà sia un modo nuovo e più autentico di vivere la sessualità: è possibile che in passato questa maggiore disinibizione fosse un modo per compiacere il partner mentre con te può permettersi di essere più vera.
Confrontarsi senza colpe né confronti, restando curiosi l’uno dell’altro, può trasformare il disagio in un’occasione di scoperta e riportare l’attenzione non su ciò che “manca”, ma su ciò che esiste già tra voi, e continua a crescere.
Forse potresti chiederti se questa sensazione non sia, in fondo, una forma di gelosia retroattiva: un moto che nasce dal bisogno di confrontarti con il suo passato.
E se la prova d’amore che la vita ti sta ponendo non fosse proprio quella di lasciar andare quella vecchia immagine di lei, di concederle la libertà di essere diversa, di riconoscere che oggi può amarti e desiderarti in un modo nuovo, che appartiene solo a voi due?
Il suo turbamento pare nascere dal percepire uno scarto tra la totalità dell’amore che lei offre e il fatto che una parte dell’eros della sua compagna - una zona di maggiore disinibizione, sperimentazione, “eccedenza” - si sia manifestata in un contesto che la precede e che non la include.
È come se nel suo immaginario esistesse una frattura: una parte di lei appartenuta a uomini senza valore affettivo, ma da cui lei si sente escluso proprio in quanto partner amato.
La spiegazione della sua compagna va letta non tanto come un giudizio su di lei, bensì come l’indicazione di un conflitto interno irrisolto.
Lei descrive un assetto in cui la sessualità pare essere stata scissa lungo due assi: una sessualità sganciata dall’affetto, vissuta come luogo di sperimentazione priva di rischio psichico; una sessualità dentro il legame, vissuta invece come campo “delicato”, potenzialmente minacciato dal peso del sentimento.
Ciò che la fa soffrire è precisamente questa scissione: il timore che l’“amore” venga associato, nella mente di lei, a una forma erotica più cauta, mentre l’intensità appartenga a un passato che lei non può raggiungere.
La sua sofferenza non è un segnale di insicurezza sessuale - lei afferma anzi di non temere confronti -, ma riguarda più che altro la dimensione simbolica dell’intimità: il desiderio di essere il destinatario integrale del femminile dell’altra, senza zone interdette o stanze chiuse.
Dal possesso simbolico alla conoscenza reciproca
Il punto, tuttavia, è che tale integrazione non può essere ottenuta attraverso il confronto implicito con i suoi partner precedenti, né attraverso un tentativo di “replicare” ciò che lei immagina sia accaduto.
Questo rischia di alimentare una spirale di controllo mentale, in cui ogni pratica negata o evitata viene letta come prova di un desiderio rivolto altrove.
L’oggetto del suo dolore non sono gli uomini del passato, ma l’idea che sua compagna non si senta libera nel presente.
La domanda da porre, sia a sé stesso che nel dialogo di coppia, non è tanto: “Perché non fai con me ciò che facevi con loro?”, ma piuttosto: “Che cosa, dentro di te, rende alcune forme di espressione erotica incompatibili con l’amore?”.
Lei non ha alcun potere di sciogliere il nodo, se non attraverso una conversazione che non sia accusatoria, ma esplorativa; se tale nodo è radicato nella storia affettiva e corporea di lei, potrebbe richiedere un lavoro psicologico specifico da parte di lei.
Dal lato suo, invece, ciò che indica di dover esplorare, in un eventuale percorso individuale, è l’origine del suo bisogno di totalità: da dove proviene la difficoltà ad accettare che l’altro abbia vissuto esperienze erotiche non destinabili a noi?
Da quale immagine del maschile nasce il desiderio di essere il punto unico di convergenza del desiderio dell’altra?
Sono interrogativi clinicamente fertili, poiché indicano un nodo identitario più che sessuale: il suo bisogno non riguarda il gesto erotico in sé, ma la conferma che nel legame non esistano “resti”, zone non condivisibili, parti della partner che non entrano nella relazione.
In definitiva, ritengo che ciò che la tormenta non sia un limite reale della vostra vita sessuale - che lei stesso descrive come sintonica e appagante -, bensì una rappresentazione interna della mancanza, che prende forma ogni volta che confronta ciò che ha con ciò che immagina le sia precluso.
Se intende superare questo nodo, la direzione non è “ottenere” ciò che gli uomini del passato hanno avuto, ma costruire, insieme alla sua compagna, uno spazio in cui l’eros possa essere riconfigurato, liberato da scissioni interne e riportato in continuità con il sentimento.
È un lavoro assolutamente possibile, ma richiede parola, tempo e una disponibilità al pensiero non difensivo da entrambe le parti.
Se il nodo dovesse persistere, un percorso psicologico - individuale o di coppia - sarebbe un contesto idoneo a trasformare questo conflitto a occasione evolutiva per entrambi.
La libertà erotica dentro una relazione consolidata
Buongiorno, sono sposato da 25 anni con una donna che amo e stimo tuttora. Mi piace dentro e fuori, il nostro rapporto scorre piacevolmente anche se tra alti e bassi, causa impegni con figli ed altro.
Da qualche anno ho provato a fantasticare con lei su situazioni Cuckold o simi, dove lei conoscendo un uomo in chat, trovato da me, poteva giocare spingendosi fin dove avrebbe voluto.
Un tradimento controllato in complicità. All inizio e per due anni era assolutamente contraria e contrariata, poi è iniziata la fantasia tra noi a letto e da un anno circa chatta con questa persona in anonimo dicendo di sentirsi divertita, incuriosita ed impaurita.
Negli ultimi mesi sono entrati più in confidenza e devo dire che quest' uomo, suo coetaneo e sposato, sembra ottima persona, parla bene, sa tentare senza essere invadente e rispetta i tempi di mia moglie.
Arrivo al. punto, ora mia moglie è decisa, seppur con timori vari, di accettare un caffè per conoscere questa persona.
A me dice poco della chat perché vuole che il gioco sia solo suo, senza mie intrusioni e mi dice ogni tanto qualcosa sull argomento, non ama io chieda nulla.
A letto ormai molto spesso parliamo di questa situazione e io la incito, la rassicuro e le ricordo che il nostro rapporto è così saldo da non correre rischi.
Da qualche mese è profondamente cambiata, è enormemente più disinibita.
Secondo voi è sano quello che potremmo trovarci a vivere? Come devo comportarmi con mia moglie, freno o ormai vado avanti nel gioco?
Considerate che siamo coppia normale cinquantenne e che mia moglie, molto probabilmente, ha avuto solo me come uomo, ci conosciamo da 37 anni.
La presenza di una fantasia condivisa non elimina la necessità di parlare dei suoi significati e dei suoi limiti. Il fatto che una moglie appaia più disinibita non significa che ogni passaggio successivo debba essere incoraggiato o realizzato: il desiderio può cambiare, così come possono cambiare la curiosità, la paura e il consenso.
Il dialogo come spazio di sicurezza
Potrebbe essere utile parlarne con lei non tanto in termini di “cose che mancano”, ma di curiosità e scoperta reciproca: che cosa la farebbe sentire più libera, che cosa potete costruire insieme di nuovo, senza confronti col passato.
A volte, quando il dialogo resta aperto e non giudicante, queste barriere si sciolgono naturalmente.
Nel frattempo, prova a spostare lo sguardo da ciò che ti manca a ciò che avete già: una connessione profonda, un’intesa reale e un amore che entrambi sentite autentico.
È da lì che può nascere una libertà nuova, anche sul piano del desiderio.
È importante riconoscere che la tua compagna non ti sta “negando” qualcosa per punirti o per riservare a te un trattamento diverso, ma perché vive l’amore in modo nuovo - e questo, paradossalmente, la rende più vulnerabile.
Per alcune persone, l’amore profondo non libera subito la sessualità: la rende più carica di significato, e quindi più “delicata”.
Il passato, in cui c’era distanza emotiva, le permetteva forse una libertà che ora teme possa “sporcare” qualcosa di più puro e intimo.
Da parte tua, è altrettanto legittimo sentire che quel livello di disinibizione rappresenta per te una forma di fusione o di condivisione totale che vorresti vivere anche nella vostra relazione.
Non è semplice accettare che il legame più profondo che hai mai vissuto possa avere dei limiti che non dipendono da te.
Ti invito però a guardare questa difficoltà non come un “problema di lei” o “di voi”, ma come un invito reciproco alla conoscenza: una parte di te sta chiedendo rassicurazione - vuole sentirsi scelto non solo nel cuore, ma anche nel corpo, senza riserve.
Una parte di lei sta chiedendo protezione - vuole sentirsi libera di amare senza dover riprodurre modelli che non le appartengono più.
È in questo spazio, tra vulnerabilità e desiderio, che si può crescere come coppia.
Quando chiedere un aiuto professionale
Da psicologa, ti direi che il primo passo è smettere di lottare con le immagini del passato, perché più cerchi di scacciarle, più diventano potenti.
Accettale come “rumori” della mente, senza dar loro valore.
E se vedi che la sofferenza persiste, un breve percorso terapeutico personale o di coppia potrebbe aiutarti a comprendere meglio quale bisogno profondo si nasconde dietro il tuo pensiero di “mancanza” - che spesso ha più a che fare con l’identità e la sicurezza affettiva che con la sessualità in sé.
Gentile utente, le consiglio di intraprendere un percorso di sessoanalisi di coppia, un approccio psicoterapeutico che si propone di esplorare e comprendere la dimensione sessuale conscia e inconscia della persona, intesa non solo come espressione fisica, ma come parte integrante della sua identità, delle relazioni e della sua esperienza di vita.
Questo metodo considera la sessualità come un linguaggio complesso, in cui corpo, emozioni, pensieri e contesto socioculturale si intrecciano.
Attraverso la sessoanalisi, il professionista aiuta il paziente o la coppia a riflettere su eventuali difficoltà, desideri o aspetti inesplorati della propria sessualità, sempre nel rispetto della sua unicità e dei suoi valori personali.
Tra gli obiettivi primari si cerca di favorire una maggiore consapevolezza e accettazione di sé, accompagnando la persona verso una sessualità vissuta in modo autentico e gratificante.
Questo percorso si svolge in un ambiente di ascolto attento, privo di giudizio, e centrato sul benessere globale del paziente.
La sessoanalisi può essere utile sia per chi vive specifici disagi legati alla sessualità sia per chi desidera approfondire la conoscenza di sé in questa sfera fondamentale della vita.
Ciò che conta davvero è che nel vostro presente ci sia amore, comunicazione e desiderio reciproco.
Il resto - anche i limiti e i blocchi - può essere terreno di crescita, non di distanza.
Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.

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