La Diocesi di Trento ha accompagnato Antonio Megalizzi, giovane giornalista trentino ucciso nell’attentato terroristico di Strasburgo, attraverso la preghiera, la vicinanza alla famiglia e le celebrazioni nella comunità di Cristo Re e nella cattedrale di San Vigilio. Il suo ricordo è rimasto legato alla promozione del dialogo, dell’informazione, della libertà di pensiero e di un’Europa unita e senza confini.
La Fondazione Antonio Megalizzi è nata per proseguire e diffondere questi ideali, portandoli nelle scuole, nelle università e nei luoghi di incontro, con particolare attenzione ai giovani, alla distinzione tra realtà e fake news, alla conoscenza dell’Unione Europea e alla promozione del giornalismo.
La nascita della Fondazione Antonio Megalizzi
Un lunghissimo, intenso e partecipato applauso ha concluso oggi pomeriggio la cerimonia di presentazione della Fondazione Antonio Megalizzi, accumunando i rappresentanti istituzionali al folto pubblico della Sala Depero, luogo simbolico della comunità trentina, che idealmente ha espresso vicinanza e condivisione di intenti alla famiglia del giovane assassinato a Strasburgo il dicembre scorso, nel giorno della costituzione di una iniziativa che vuole concretamente proseguirne e diffonderne gli ideali e il messaggio.
L'applauso ha seguito le parole della fidanzata di Antonio, Luana Moresco, che ha voluto ringraziare a nome della famiglia Megalizzi "le tante persone, enti e istituzioni per aver contribuito a concretizzare un progetto importante che, nel tempo a venire, porterà avanti gli obiettivi di Antonio e parte di quelli che erano i suoi sogni".
La Fondazione, nata a tempo record grazie all'impegno dei tanti attori istituzionali e privati che l'hanno voluta creare, persegue lo scopo di promuovere, coordinare, organizzare e supportare, su indicazione della famiglia Megalizzi, a livello nazionale ed europeo, le iniziative tese a perpetuare il sogno europeo di Antonio Megalizzi e tutelarne la memoria.
L'assessore provinciale all'istruzione, università e cultura Mirko Bisesti, portando a nome di tutta la Giunta "il più grande sostegno e abbraccio" alla famiglia Megalizzi, ha voluto augurare a tutti che "il momento fondativo di oggi possa dare avvio ad un impegno perché le idee, lo spirito critico e il sogno di Antonio possano continuare".
"Ci sono giovani e generazioni che non hanno voce", ha continuato ancora l'assessore, "con l'aiuto di tutti e in particolare della stampa e dei giornalisti, il messaggio di Antonio può continuare ad esistere".
Gli obiettivi educativi e culturali
La Fondazione, come ha spiegato Luana Moresco, intende portare il messaggio del giovane giornalista radiofonico "nelle scuole, nelle università, nei punti di incontro di tutta Italia per confrontarsi, nel rispetto del pluralismo, sulla nostra attualità, per fornire ai giovani gli strumenti per distinguere la realtà dalle fake news, per raccontare a tutti l'unione Europea, per promuovere l'informazione e il giornalismo".
Per far questo intende favorire l’apprendimento, la promozione di una cultura della legalità, del rispetto della persona, della convivenza civile, del rifiuto di ogni forma di violenza e dei principi di cooperazione e di solidarietà.
In quest’ottica, la Fondazione si impegna a promuovere, organizzare e finanziare iniziative nel campo della formazione e dell’educazione per ogni fascia di età, valorizzando e sostenendo la comunicazione e l’informazione al fine di rafforzare un’identità collettiva nazionale ed europea.
Trai suoi intenti, quello di favorire la formazione dei giovani, ma anche di tutti i cittadini, organizzando corsi, eventi ed altre attività che stimolino a partecipare in modo consapevole alla vita del Paese e dell’Unione Europea ed essere un’istituzione di riferimento per borse di studio, premi giornalistici, convegni nazionali e europei.
Informazione, radio e nuovi linguaggi
Inoltre, la Fondazione si impegna a promuovere e supportare nuovi formati e linguaggi, testuali, uditivi e visivi, proponendosi anche come laboratorio di programmi innovativi, in grado di coinvolgere anche i più giovani e a supportare, preferibilmente nel contesto radiofonico, i format che affrontano tematiche di pubblica utilità con linguaggi e modi che si pongono l’obiettivo di raggiungere i diversi pubblici attraverso una varietà della programmazione complessiva, con particolare attenzione alle offerte che favoriscano la coesione sociale.
Il giovane lavorava per Europhonica, un progetto radio legato al mondo universitario.
Antonio si trovava a Strasburgo per seguire la plenaria del Parlamento europeo per conto dell’emittente Europhonica.
Il ruolo della comunità ecclesiale di Trento
La comunità di Cristo Re a Trento si è riunita martedì 14 dicembre per la s. Messa in suffragio di Antonio Megalizzi, a tre anni esatti dall’uccisione del giovane parrocchiano in un attentato terroristico al mercatino natalizio di Strasburgo (insieme ad altre quattro persone, tra cui l’amico fraterno Bartek).
Ha presieduto la celebrazione l’arcivescovo Lauro Tisi.
In un contesto culturale dominato dal “pensiero unico”, da “parole violente che si considerano definitive” ed hanno “i colori nefasti del narcisismo che si fa pensiero”, Antonio - secondo don Lauro - emerge come l'”uomo che raccoglieva idee e pensieri diversi e lavorava perché ognuno potesse avere la legittimità di esprimersi.
Era anche il suo sogno per un’Europa dove il pensiero libero potesse interagire, dialogare.
Per questo la vita di Antonio e le sue idee sono di un’attualità sconvolgente.
“È il momento di invocare per tutte le nostre comunità e per la nostra Europa - ha aggiunto don Lauro, accanto al parroco don Mauro e al giovane cappellano don Francesco - il ritorno del sogno di Antonio: l’attitudine a dialogare, liberandosi dalla superbia di chi ascolta solo i propri pensieri.
Antonio godeva nel frequentare mondi altri, storie altre, emozioni di altri e nel farle interagire, come dimostra anche il progetto della radio come luogo dove il pensiero può correre e confrontarsi senza diventare violenza”.
Il ricordo come presenza viva
“Più vengo a contatto con la vita di Antonio e più posso dire di lui che era un uomo che, mentre abitava il presente, generava futuro”.
A sei anni dalla sua tragica morte nell’attentato di Strasburgo, il ricordo di Antonio Megalizzi è risuonato nel tardo pomeriggio di mercoledì 11 dicembre nella chiesa di Cristo Re a Trento, dove l’arcivescovo Lauro Tisi ha presieduto la S. Messa in sua memoria.
Davanti alla famiglia Megalizzi - seduti nel primo banco i genitori Anna Maria e Domenico, la sorella Federica e l’ex fidanzata Luana -, ai promotori della Fondazione che porta il suo nome e a tanti amici della comunità parrocchiale, l’Arcivescovo ha parlato dello “stupore che mi abita - ha ammesso - nel vedere come questo giovane che non era conosciuto dalle cronache mediatiche fosse una sorgente incredibile di immaginazione, di futuro e di vita”.
“In quel suo sguardo, in quel sorriso - ha detto ancora don Lauro - si percepisce una persona speciale, soprattutto una persona che guarda oltre il presente.
Anche la Fondazione non avrebbe raggiunto i risultati che sta ottenendo se non avesse avuto come riferimento Antonio, come fattore determinante del proprio agire.
Perché a muovere la Fondazione non è semplicemente il grande impegno per l’Europa, per l’educazione al dialogo e alla pace, ma la presenza viva di un uomo che avverti come presente e non passato.
Questo è profondamente innovativo.
Ed è per me è la documentazione di quello che la Chiesa chiama ‘Comunione dei Santi’: fratelli che sono nella terra di Dio, ma sono anche nella terra dell’uomo come pianta che genera”.
La vicinanza dell’arcivescovo Lauro Tisi alla famiglia
Monsignor Tisi, presente ogni anno fin dalla messa funebre in cattedrale nel 2018, si è rivolto quindi con parole di grande affetto alla famiglia Megalizzi (mamma Annamaria, papà Domenico, la sorella Federica e la fidanzata Luana Moresco): “Il tempo non lenisce il dolore, per certi aspetti lo dilata.
Ma Antonio è diventato mistero pasquale: la sua vicenda non è consegnata a un faldone di storia, le sue idee abitate sono diventate feconde, hanno innescato un meccanismo di contaminazione positiva.
Si è aperta un’altra storia, quella del chicco caduto in terra che porta frutto”.
Il riferimento è anche all’attività della Fondazione intitolata ad Antonio Megalizzi - semplicemente Mega per gli amici -, nata con il compito di diffonderne in particolare il sogno di un’Europa unita e senza confini.
Con e per gli altri Monsignor Tisi si è rivolto infine con particolare affetto direttamente ai familiari: “Come vi ho detto altre volte, il tempo non cancella il dolore.
‘Venite a me affaticati e oppressi e io vi ristorerò’, ci ha ricordato il Vangelo.
E il ristoro quest’anno, se volete, è questa mia testimonianza personale di come io vivo il ricordo di Antonio: lui è sorgente che genera vita e ci ricorda che val la pena giocare la vita come l’ha giocata lui, nell’uscire da sé e immaginare futuro.
Lui si pensava ‘con’ e ‘per’ gli altri.
Non è forse la lezione di cui abbiamo bisogno in questo momento, mentre vediamo che chi gestisce responsabilità, anziché essere ‘con’ e ‘per’, spesso si muove con criteri di bassa lega e di autoreferenzialità?
Il sistema politico-economico, ma anche quello ecclesiale, sono pieni di uomini autoreferenziali”.
“Caro Antonio - ha concluso l’omelia don Lauro -, continua la tua azione di generatore di vita e fa’ che impariamo a pensarci ‘con’ e ‘per’”.
La morte di Antonio Megalizzi e l’attentato di Strasburgo
Il giornalista ventinovenne è morto dopo l'attentato terroristico dell'11 dicembre scorso a Strasburgo.
Dopo essere stato colpito da Cherif Chekatt in una strada vicina alla zona dei mercatini di Natale, il giovane è rimasto tre giorni in coma.
Il terrorista è stato poi ucciso dalle forze speciali della polizia francese.
La vicinanza del vescovo Lauro alla famiglia del giornalista colpito alla testa da un proiettile nell'attentato di Strasburgo.
Con la morte di Antonio, salgono a 4 le vittime dell'attentato.
L’arcivescovo di Trento, Lauro Tisi, appena appresa la notizia della morte di Antonio Megalizzi ha espresso parole di profondo affetto e di vicinanza alla famiglia e alla comunità di Cristo Re a Trento, dove il giovane viveva e dove, dal giorno del ferimento, si è riunita in preghiera.
“Ciao Antonio, Dio ti restituisca quel sorriso che ti aveva donato, che a tua volta hai regalato a mamma Annamaria, a papà Domenico, a tua sorella Federica e a Luana.
Quel sorriso, che ha saputo toccare tanti cuori e varcare confini impensati, è stato motore di relazioni e testimonianza della bellezza della vita, anche in queste drammatiche ore, in cui ti abbiamo conosciuto più da vicino.
Per questo ti diciamo un profondo grazie.
Dio te lo restituisca, Antonio, quel tuo sorriso contagioso!
E ti lasci tornare a sognare.
Fallo anche per noi”.
I funerali nella cattedrale di San Vigilio
La città di Trento si è fermata per l’ultimo saluto ad Antonio Megalizzi.
La Cattedrale di San Vigilio dove si sono celebrate le esequie del giovane giornalista è occupata in ogni ordine di posto.
Oltre ai familiari e alle autorità sono alcune migliaia le persone che sanno partecipando ai funerali di Stato del reporter morto a seguito dell’attentato di lunedì scorso a Strasburgo.
All’interno della chiesa, tra gli altri, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il premier Giuseppe Conte, il ministro Riccardo Fraccaro, il presidente del parlamento europeo Antonio Tajani.
All’interno circa un migliaio i fedeli seduti tra i banchi o in piedi, almeno altrettanto all’esterno tra piazza Duomo sotto l’albero di Natale e l’adiacente piazza Adamo d’Arogno dove è stato allestito un maxischermo.
Adulti ma anche bambini, studenti, persone che hanno deciso di prendersi un momento di pausa, di riflessione dalla vita quotidiana.
Tutti in silenzio ad ascoltare le parole dell’arcivescovo Lauro Tisi che ha officiato le esequie parlando di «violenza, cieca ed assurda perché ancora una volta ha decapitato una giovane vita».

L’omelia dell’arcivescovo: un’Europa senza confini
«Antonio ha immaginato con grande libertà ed entusiasmo, ma anche con profondo realismo, un’Europa senza confini e senza pregiudizi, alla quale non vedeva alternative» ha detto monsignor Lauro Tisi, arcivescovo di Trento, durante l’omelia ai funerali di Antonio Megalizzi, il giornalista italiano vittima dell’attacco terroristico di Strasburgo.
Il vescovo ha sottolineato che Antonio era «figlio della terra italiana, in lui riunita, non solo idealmente, dalla Calabria al Trentino, dal Sud al Nord della Nazione.
Egli si è formato in questa città - ha proseguito - alla quale la Storia ha consegnato la vocazione ad essere “ponte” con l’Europa.
Una terra che ha dato i natali a uno dei Padri fondatori del sogno europeo».
Antonio è stato testimone delle sue idee «anche all’interno della comunità accademica, dove germogliano straordinarie risorse d’innovazione e cambiamento, che hanno nei giovani i veri protagonisti.
Tutto questo - ha concluso l’arcivescovo - non cancella il dramma che avvolge questa morte.
Il dolore di Annamaria, Domenico, Federica e Luana toglie il fiato e domanda silenzio».
TRENTO. "Una violenza cieca e assurda ancora una volta ha decapitato una giovane vita, colpito al cuore per sempre una famiglia, tramortita una comunità".
Così l'arcivescovo di Trento, monsignor Lauro Tisi, nel Duomo di Trento ha detto durante l'omelia per i funerali di Antonio Megalizzi.
E ha concluso: "Un pezzo di cielo è sceso in terra e ora vi fa ritorno".
La celebrazione e gli omaggi ad Antonio
In una Trento listata a lutto, prosegue nella chiesa di Cristo Re il pellegrinaggio silenzioso davanti alla salma di Antonio Megalizzi, vegliata dai famigliari.
Alle 12.30 chiuderà la camera ardente.
Il feretro sarà quindi portato in cattedrale, dove alle 14.30 avrà inizio la solenne s. Messa esequiale presieduta dall’arcivescovo Lauro Tisi, davanti alle massime autorità dello Stato.
Con l’Arcivescovo concelebrano don Marco Saiani, vicario generale; don Mauro Leonardelli, parroco di Cristo Re; monsignor Lodovico Maule, decano del Capitolo della cattedrale; don Andrea Decarli, parroco del duomo e don Francesco Viganò, viceparroco di Cristo Re.
I canti saranno animati dal coro inter-parrocchiale di Trento Nord, guidato da don Riccardo Miolo, collaboratore pastorale a Cristo Re.
Il servizio liturgico sarà svolto dagli studenti del Seminario diocesano e da alcuni chierichetti di Cristo Re.
La liturgia funebre sarà preceduta in cattedrale dall’omaggio della cantante italo-americana Mia De Luca, amica di Antonio, giunta appositamente dagli Stati Uniti per ricordarlo con due dei suoi brani più amati: Angels di Robbie Williams e Fix you dei Coldplay.
Al termine della liturgia, mentre la salma lascerà la chiesa per essere sepolta nel cimitero cittadino, un gruppo di studenti del Conservatorio di Trento eseguirà, con fiati ed archi, l’Inno alla Gioia di Beethoven, inno ufficiale dell’Unione europea e del Consiglio d’Europa.
Il commento liturgico della diretta Rai sarà curato da don Cristiano Bettega, delegato dell’area testimonianza della Diocesi ed ex collaboratore pastorale a Trento Nord, legato alla famiglia Megalizzi.
La partecipazione delle istituzioni e del mondo dell’informazione
Il parterre importante e rappresentativo delle tante anime che hanno portato alla nascita della Fondazione ha voluto ricordare Antonio Megalizzi, il suo impegno, il suo entusiasmo, il suo essere un giovane normale e straordinario allo stesso tempo.
"Un ragazzo che pronunciava parole che viveva", come l'ha definito l'arcivescovo Lauro Tisi.
Hanno voluto essere presenti oggi pomeriggio, accompagnati dalle parole del giornalista e dirigente dell'Ufficio Stampa Pat Giampaolo Pedrotti, che ha voluto aprire la cerimonia con le commoventi parole di un'amica di Antonio pronunciate nel giorno dell'estremo saluto al giovane nel duomo di Trento, oltre all'assessore Bisesti e all'arcivescovo Tisi, il sindaco di Trento Alessandro Andreatta, il rettore dell’Università di Trento Paolo Collini, il presidente della Fnsi Giuseppe Giulietti e il segretario regionale dello stesso sindacato Rocco Cerone.
Al tavolo di rappresentanza della Sala Depero erano seduti anche Paolo Borrometi, giornalista sotto scorta e presidente dell'associazione Articolo 21, che riunisce esponenti del mondo della comunicazione, della cultura e dello spettacolo che si propongono di promuovere il principio della libertà di manifestazione del pensiero, Daniele Machera dell’Unione Sindacale Giornalisti Rai (Usigrai) e Lorenzo Ottolenghi in rappresentanza Rai.
Il cordoglio della città e delle scuole
Alla chiesa di Cristo Re in via Giacomo Bresadola parenti, amici, compagni di università e tanti cittadini hanno voluto salutare lasciando una lettera, un messaggio, una dedica, per quel giovane reporter partito da Trento che veniva considerato un "forte europeista convinto" e che si trovava a Strasburgo per seguire la plenaria del Parlamento europeo per conto dell'emittente Europhonica.
Un'intera comunità si è stretta attorno a mamma Annamaria, catechista a Cristo Re, alla sorella Federica, a papà Domenico che assieme alla fidanzata Luana Moresco ha accompagnato Antonio nel viaggio dalla Francia all'Italia.
Chi conosce i Megalizzi, parla di "famiglia premurosa, eccezionale che hanno fatto sacrifici per dare la possibilità di studiare ad Antonio e Federica".
In memoria del 29enne trentino ucciso nell’azione terroristica dell’11 dicembre a Strasburgo, alunni e insegnanti delle scuole medie Manzoni di Trento, frequentate da Antonio, hanno organizzato una fiaccolata alle ore 17.00 di oggi, giovedì 20 dicembre, partendo dalla scuola, in corso Buonarroti, per giungere fino a piazza General Cantore.
Anche la “sua” Scuola materna di Cristo Re ha deciso di dedicare ad Antonio la recita natalizia in programma domani, venerdì 21, alle ore 16.30 nella chiesa di Cristo Re.
Alle 19.00 di domani anche la fiaccolata cittadina promossa dai compagni di Università, partendo dal Dipartimento di Lettere per giungere in piazza Duomo.
Il lutto cittadino e il ricordo pubblico
Come disposto dalla Presidenza del Consiglio, oggi le bandiere italiana ed europea saranno esposte a mezz’asta sugli edifici pubblici dell’intero territorio nazionale.
A Trento il lutto cittadino firmato dal sindaco Alessandro Andreatta prevede lo spostamento del consueto mercato del giovedì alla giornata di domani, la chiusura per due ore dalle 14 alle 16 delle bancarelle del Mercatino di Natale, l’esposizione a mezz’asta delle bandiere degli uffici comunali ed edifici pubblici, e l’invito di osservare un minuto di silenzio nel corso della giornata di domani.
Il sindaco Andreatta ha invitato "i cittadini e i pubblici esercizi a rispettare durante le esequie un minuto di silenzio o a ricordare nelle modalità ritenute più consone il giovane concittadino scomparso".
Presente alla funzione nel Duomo di Trento il presidente della Repubblica Sergio Mattarella che è stato accolto dal sindaco di Trento, Alessandro Andreatta, e dal presidente della Provincia autonoma, Maurizio Fugatti.
Tra le personalità presenti, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri Giancarlo Giorgetti, il presidente della Commissione europea Antonio Tajani e il ministro per i rapporto con il Parlamento Riccardo Fraccaro (M5S) e l'ex segretario dem Maurizio Martina.
La memoria attraverso la musica e la radio
In una Trento che al posto dei giochi di luce natalizi proietta sulle pareti esterne del Palazzo Pretorio in piazza Duomo la vignetta di Mauro Briani "Antonio, l'europeo", contemporaneamente ai funerali la rete delle radio universitarie trasmetterà una maratona di 48 ore con i lavori più belli firmati dal giovane giornalista per Europhonica.
Funerali Megalizzi, l'amico commosso: "Antonio Don Chisciotte, porteremo avanti il tuo sogno"
La memoria di Antonio viene così collegata non soltanto alla celebrazione religiosa e al cordoglio pubblico, ma anche alla radio, al giornalismo e alla trasmissione delle idee tra le nuove generazioni.
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Il significato del suo messaggio per la Diocesi di Trento
La vicenda di Antonio Megalizzi ha coinvolto la Diocesi di Trento perché il giovane era profondamente legato alla comunità di Cristo Re, alla città e alla sua famiglia.
Il ricordo ecclesiale ha messo in evidenza il valore del dialogo, dell’ascolto e della capacità di fare spazio a pensieri diversi, opponendosi alla violenza delle parole e all’autoreferenzialità.
Secondo l’arcivescovo Lauro Tisi, Antonio rappresenta una persona che abitava il presente generando futuro, capace di vivere “con” e “per” gli altri.
La Fondazione intitolata a lui traduce questo messaggio in attività educative, giornalistiche e culturali rivolte alla partecipazione consapevole alla vita della società e dell’Unione Europea.
La comunità di Trento continua quindi a custodire la memoria di Antonio non come un ricordo immobile, ma come una presenza capace di generare confronto, responsabilità e impegno.