Elio Altare Parigi: storia, filosofia e stile del Barolo moderno

Elio Altare è uno dei protagonisti della trasformazione che, tra gli anni Settanta e Novanta, ha cambiato profondamente il volto del Barolo. La sua cantina si trova ad Annunziata, frazione di La Morra, e racconta una storia fatta di famiglia, lavoro contadino e scelte coraggiose, spesso in aperto contrasto con le consuetudini dell’epoca.

Il risultato è una delle interpretazioni più riconoscibili del Nebbiolo delle Langhe, costruita sulla ricerca di eleganza, purezza del frutto e precisione. Elio Altare rappresenta una visione del Barolo capace di coniugare tradizione e innovazione, con vini caratterizzati da uno stile unico.

Le origini della famiglia Altare

Le origini dell’azienda risalgono al 1948, quando la famiglia Altare acquista una cascina a La Morra. La storia della cantina Elio Altare risale al 1948, quando Joseph Altare acquistò 5 ettari di vigneti a La Morra, con l’ambizione di produrre grandi vini del Piemonte.

Come accadeva frequentemente nelle Langhe del dopoguerra, la proprietà non era dedicata esclusivamente alla vite: accanto ai vigneti trovavano spazio noccioleti e alberi da frutto, mentre il vino rappresentava soltanto una delle attività necessarie al sostentamento della famiglia. Elio cresce lavorando direttamente in campagna e conosce fin da giovane la realtà di una Langa molto diversa da quella celebrata oggi in tutto il mondo.

La famiglia opera inizialmente secondo i metodi tradizionali e attraversa i decenni del dopoguerra mantenendo una concezione agricola tipica delle Langhe dell’epoca. Negli anni Settanta il Barolo attraversa infatti un periodo economicamente difficile, molti vigneti hanno un valore modesto e numerosi giovani preferiscono lasciare le campagne alla ricerca di opportunità differenti.

Il viaggio in Borgogna del 1976

Un momento fondamentale arriva nel 1976, quando Elio compie un viaggio in Borgogna insieme ad altri giovani produttori. Il confronto con i vignaioli francesi gli mostra un modello completamente diverso: grande attenzione alle singole parcelle, rese contenute, cura quasi maniacale delle uve e una capacità di attribuire enorme valore alla provenienza del vino.

Il primo viaggio di Elio in Borgogna, nel gennaio del 1976, fu un vero fulmine a ciel sereno: al ritorno era convinto della necessità di cambiare e decise di iniziare a sperimentare strade alternative a quella tradizionale. In seguito a un viaggio in Borgogna nel 1976, Elio Altare avviò progressivamente una profonda modernizzazione delle pratiche in tenuta, sia nella vinificazione sia nell’affinamento.

Tornato nelle Langhe, decide che anche il Barolo deve intraprendere un percorso simile. Elio Altare, nato nel 1950, assume la responsabilità operativa a partire dal 1976, dopo i viaggi compiuti negli anni Settanta attraverso Borgogna e Bordeaux, esperienze che influenzano profondamente la sua filosofia enologica.

La tradizione borgognona dell’affinamento in piccole barrique francesi e la ricerca bordolese di un’estrazione raffinata diventano le basi del metodo modernista sviluppato progressivamente da Elio Altare. Suo padre Giovanni non comprende quelle scelte radicali, ma Elio non rinuncia al proprio progetto e continua a perseguire l’idea di offrire un’interpretazione diversa del vino, privilegiando eleganza, finezza ed equilibrio.

La trasformazione della vigna

La trasformazione comincia soprattutto dalla vigna. Elio riduce drasticamente le rese, introduce diradamenti e aumenta l’attenzione dedicata a ogni pianta, convinto che nessuna tecnica di cantina possa sostituire la qualità dell’uva.

È un principio che rimarrà centrale anche quando le sue scelte enologiche diventeranno molto più innovative rispetto alla tradizione locale. La filosofia della cantina si fonda infatti sulla convinzione che la precisione del vino debba nascere dalla qualità del frutto, dalla selezione delle parcelle e dalla cura di ogni fase della coltivazione.

La vendemmia viene effettuata manualmente, con una deliberata riduzione delle rese attraverso diradamenti intensi. Le uve provengono da vigneti con un’età media di 20-30 anni e con prevalenti esposizioni sud e sud-est nei territori comunali di La Morra, Castiglione Falletto, Serralunga d’Alba e Barolo.

La rottura con le grandi botti

A questo periodo appartiene uno degli episodi più conosciuti della sua storia. Determinato a modificare il sistema produttivo della cantina, Elio arriva a tagliare con una motosega le vecchie grandi botti utilizzate dalla famiglia per fare spazio a recipienti più piccoli.

Il famoso episodio del 1983, quando Elio tagliò le tradizionali botti di Slavonia della famiglia per installare barrique di rovere francese, rappresenta una delle dichiarazioni simboliche più celebri della storia moderna del vino italiano.

Le grandi botti di Slavonia, con capacità comprese tra 25 e 50 ettolitri, erano state per generazioni uno standard dell’affinamento tradizionale del Barolo. La loro distruzione fisica rappresentò una rottura ideologica con il metodo ereditato dalla famiglia, mentre la sostituzione con barrique francesi segnò l’adozione pratica del programma modernista.

Il gesto diventa quasi il simbolo della contrapposizione tra tradizionalisti e modernisti che avrebbe animato il mondo del Barolo negli anni successivi. Il conflitto con il padre è durissimo. Le idee di Elio vengono considerate troppo radicali e, alla morte del padre, il futuro dell’azienda diventa incerto.

Elio riesce tuttavia a continuare il proprio percorso, ricostruendo progressivamente la proprietà e portando avanti quella visione che inizialmente aveva provocato una profonda frattura familiare. Il momento della motosega è stato frequentemente citato nella letteratura sul vino, nei documentari e nel più ampio dibattito culturale sulla contrapposizione tra modernismo e tradizione nel Barolo.

Il metodo modernista di Elio Altare

La rivoluzione di Elio Altare non può però essere ridotta semplicemente all’utilizzo della barrique. Il vero cambiamento riguarda il modo di concepire l’intero processo produttivo.

Vigna, maturazione dell’uva, selezione dei grappoli, fermentazione e affinamento vengono ripensati per ottenere Nebbiolo più nitidi e tannini più raffinati, senza rinunciare alla struttura e alla capacità di evoluzione tipiche del Barolo.

Elio Altare è considerato il principale esponente della posizione più radicalmente modernista dei Barolo Boys. La sua metodologia comprende fermentazione primaria in rotofermentatore, macerazioni brevi, affinamento in piccole barrique francesi nuove, gestione accurata dei tannini e un imbottigliamento più rapido.

FaseScelta tecnicaObiettivo stilistico
VendemmiaRaccolta manuale e riduzione delle reseConcentrazione e precisione del frutto
FermentazioneRotofermentatori in acciaio inox a temperatura controllataEstrazione rapida del colore e degli aromi
MacerazioneCirca 4-5 giorni; generalmente 4-7 giorniLimitare l’estrazione dei tannini più duri
AffinamentoBarrique francesiAccelerare la maturazione e ammorbidire il profilo del vino
ImbottigliamentoRilascio più rapido rispetto alla tradizioneOttenere vini accessibili prima, mantenendo struttura ed evoluzione

Le macerazioni diventano più brevi rispetto alle lunghissime estrazioni diffuse tradizionalmente nelle Langhe e il piccolo legno francese viene utilizzato durante l’affinamento. L’obiettivo è ottenere vini capaci di esprimere il frutto con maggiore immediatezza e di raggiungere equilibrio senza dover necessariamente attendere decenni prima di essere apprezzati.

Durante la vinificazione, le diverse parcelle vengono lavorate separatamente in rotofermentatori di acciaio inox a temperatura controllata, con un contatto con le bucce di circa 4-5 giorni. Il rotofermentatore consente una sommersione energica del cappello e un’estrazione rapida del colore e degli aromi.

La macerazione breve, generalmente compresa tra 4 e 7 giorni, è molto più corta rispetto ai 10-14 giorni della metodologia modernista più ampia e alle macerazioni tradizionali di 25-45 giorni. Questa scelta riduce l’estrazione dei tannini più aggressivi e favorisce un’espressione fruttata, levigata e immediatamente leggibile.

L’affinamento modernista prevede l’utilizzo di barrique francesi di piccole dimensioni, prevalentemente da 225 litri, con una percentuale elevata di legno nuovo. Il vino può rimanere in barrique per 18-24 mesi, mentre il Barolo della cantina viene affinato per 24 mesi prima di completare il proprio riposo in bottiglia.

Il legno francese contribuisce a una maturazione più rapida e a un profilo aromatico caratterizzato da note di vaniglia, tostatura e cocco tostato, insieme al frutto primario del Nebbiolo. La gestione controllata dell’estrazione e l’affinamento in legno piccolo mirano a ottenere tannini lucidi, fini e ben integrati.

Il risultato è uno stile riconoscibile: colore rubino profondo, profilo aromatico levigato, frutto evidente, tannini fini e lucidati, peso al centro del palato e una maggiore accessibilità già nelle prime fasi della vita del vino.

Il rapporto con i Barolo Boys

Elio Altare è il pioniere modernista di La Morra e una delle figure più radicali dei Barolo Boys. La sua posizione si distingue da quella di altri protagonisti del movimento, come Domenico Clerico, riferimento modernista di Monforte, Paolo Scavino, voce della transizione modernista di Castiglione Falletto, e Luciano Sandrone, interprete della diffusione del Barolo del paese di Barolo.

All’interno di questo gruppo, Elio Altare rappresenta la posizione più intransigente nell’adozione del metodo modernista. Il suo percorso ha contribuito a trasformare il dibattito sulla produzione del Barolo in una discussione concreta su rese, estrazione, contenitori di fermentazione, uso del legno e tempi di affinamento.

Il confronto tra tradizionalisti e modernisti si è progressivamente attenuato dopo il 2010, lasciando spazio a una sintesi contemporanea tra tecniche diverse. La metodologia di Elio Altare, tuttavia, non è stata modificata in modo significativo e continua a costituire una delle posizioni moderniste più riconoscibili dell’area.

I vigneti e le principali provenienze

La tenuta dispone oggi di circa 10 ettari di vigneti. Le parcelle si trovano nei comuni di La Morra, Castiglione Falletto, Serralunga d’Alba e Barolo, permettendo alla cantina di confrontarsi con territori diversi della denominazione.

Il portafoglio dei vigneti comprende Arborina, Cerretta, Brunate, Cannubi e altre prestigiose provenienze. La combinazione di parcelle di La Morra, Serralunga d’Alba e Barolo consente di osservare come la stessa filosofia enologica possa interpretare espressioni differenti del Nebbiolo.

Vigneto Arborina

Il cuore della proprietà rimane Arborina, uno dei vigneti più importanti di La Morra. Da questa collina nasce uno dei Barolo simbolo della cantina, un vino nel quale Elio ricerca soprattutto finezza, profumo e profondità.

Vigneto Arborina è la parcella storica della famiglia nella frazione Annunziata di La Morra e rappresenta l’ancora stilistica della tenuta durante tutta l’epoca modernista. Il vigneto si trova nella parte occidentale di La Morra, a un’altitudine indicativa compresa tra 280 e 350 metri, e offre il registro profumato ed elegante tipico di questo territorio.

La natura dei terreni e il carattere generalmente elegante del Nebbiolo di La Morra trovano qui una delle interpretazioni che hanno reso Altare conosciuto a livello internazionale. Arborina rappresenta la provenienza attraverso cui il metodo della cantina può essere osservato nella forma più direttamente legata all’identità familiare.

Cerretta

Cerretta è la provenienza acquisita a Serralunga d’Alba e amplia la presenza della cantina oltre il cuore di La Morra. Il vigneto permette di applicare la metodologia modernista a uve caratterizzate dalla struttura tipica di Serralunga.

La versione di Cerretta mostra quindi il metodo di Elio Altare su un frutto più strutturato rispetto al registro profumato ed elegante di La Morra. La sua presenza nel portafoglio aziendale rafforza il confronto tra comuni e rende più evidente l’influenza del terroir sul Nebbiolo.

Brunate

Brunate è il prestigioso cru condiviso tra La Morra e il comune di Barolo e rappresenta una delle provenienze più importanti della denominazione. Il vigneto si trova sul versante occidentale di La Morra ed è presente anche nelle proprietà di numerose cantine di riferimento.

Il Barolo di Brunate interpreta il registro elegante e profumato di questa collina attraverso l’approccio modernista della cantina. Insieme ad Arborina, permette un confronto tra due espressioni di La Morra: la parcella familiare dell’Annunziata e il cru più ampio di Brunate.

Il percorso Arborina-Cerretta-Brunate costituisce l’identità principale della selezione da singolo vigneto di Elio Altare. Le diverse provenienze mostrano come la stessa ricerca di frutto, equilibrio e tannino raffinato possa essere applicata a contesti di La Morra e Serralunga d’Alba.

Il Barolo di Elio Altare

Il Barolo della cantina Elio Altare è un vino rosso ottenuto da uve Nebbiolo provenienti dai comuni di La Morra, Castiglione Falletto, Serralunga d’Alba e Barolo. Si tratta di una versione classica di Barolo, realizzata con uve provenienti da diverse zone della denominazione per raggiungere un risultato finale particolarmente armonioso.

Questo Barolo è prodotto da vigneti con esposizioni sud e sud-est, caratterizzati da un mosaico di suoli e da viti di 20-30 anni. L’uvaggio è 100% Nebbiolo.

Contrariamente alle consuetudini più diffuse nelle Langhe, l’affinamento non avviene in grandi botti, ma in barrique francesi. Questa scelta accelera la maturazione del vino e lo rende più pronto e piacevole da subito, senza rinunciare alla struttura e alla capacità di evoluzione proprie del Barolo.

Il vino matura per 24 mesi in barrique di rovere francese usate e completa l’affinamento in bottiglia. La maturazione in legno è preceduta da una macerazione sulle bucce di circa 4-5 giorni e dalla fermentazione separata delle diverse parcelle.

Profilo visivo e aromatico

Nel calice si presenta di colore rosso rubino vivo e luminoso, con leggeri riflessi granato. Il colore rosso rubino luminoso riempie il calice con una veste granato.

Il profilo aromatico è elegante e intenso, con note di frutti a bacca rossa, marasca, ribes, lampone e ciliegia. Completano il quadro le sfumature floreali di violetta e rosa canina, insieme a sentori di spezie morbide, erbe officinali e radice di liquirizia.

Struttura e gusto

Il sorso è caldo, sapido, avvolgente, fresco, minerale e sostenuto da tannini morbidi. Al palato ha una struttura importante, con una trama tannica fitta e matura, ben integrata al corpo del vino.

Gli aromi sono ricchi, complessi e profondi e accompagnano verso un finale molto persistente, connotato da una piacevole freschezza. L’equilibrio tra struttura, frutto, freschezza e tannino rende il vino rappresentativo della ricerca stilistica della cantina.

Il Barolo di Elio Altare rappresenta un vero e proprio biglietto da visita della cantina. È un’etichetta simbolo del desiderio di conservare le radici della tradizione del territorio, ma al contempo di sperimentare e innovare.

Gli altri vini della cantina

La produzione media annua è di circa 60.000 bottiglie. Oltre a 6 Baroli, la cantina produce tre Langhe Rosso DOC da Barbera e Nebbiolo, Barbera d’Alba, Dolcetto d’Alba e Langhe Nebbiolo.

Accanto al Nebbiolo, Elio ha sempre riservato grande attenzione anche alla Barbera e al Dolcetto, rifiutando l’idea che questi vitigni dovessero necessariamente occupare un ruolo secondario.

Larigi rappresenta perfettamente questa filosofia: è una Barbera proveniente da una vecchia vigna e interpretata con la stessa attenzione normalmente riservata ai grandi Barolo.

Tra i progetti più particolari della cantina si trova Unoperuno, nato da una ricerca estrema sulla selezione del Nebbiolo. Gli acini vengono separati manualmente dal grappolo uno alla volta, eliminando raspi e piccioli prima della fermentazione.

Si tratta di una lavorazione lentissima che racconta fino a che punto la famiglia sia disposta a spingersi nella ricerca della precisione. La selezione estrema porta alle conseguenze più radicali la filosofia della cantina, basata sul controllo del frutto e sulla definizione del profilo tannico.

La continuità familiare e Silvia Altare

Oggi Elio, sua moglie Lucia e la figlia Silvia conducono l’azienda, sostenuti da uno staff competente. Elena, la figlia minore, si è trasferita in Germania, dove ha aperto un’agenzia di importazione di vini.

Silvia Altare, figlia di Elio, è entrata progressivamente nel progetto familiare negli anni Duemila e ha assunto un ruolo operativo sempre più importante nel corso degli anni Dieci e Venti. La continuità aziendale è affidata soprattutto a lei, protagonista della nuova generazione.

Elio continua a rappresentare una presenza fondamentale, ma il passaggio generazionale permette alla cantina di evolvere mantenendo intatti i principi costruiti in decenni di lavoro. Silvia prosegue il programma modernista della famiglia senza modifiche sostanziali.

La cantina e le visite

La cantina si trova in località Annunziata, nel comune di La Morra, in provincia di Cuneo. L’indirizzo indicato è B.ta Pozzo Cascina Nuova 51, Fraz. Annunziata, La Morra, CN.

Le visite e le degustazioni in cantina sono effettuate su appuntamento. La cantina riceve esclusivamente professionisti del settore e previo appuntamento.

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