La Comunità Gesù Divino Misericordioso a Medjugorje si inserisce in un cammino spirituale fondato sulla preghiera, sulla misericordia, sulla conversione personale e familiare e sull’affidamento a Gesù attraverso Maria Regina della Pace.
Il nome di Padre Silvano è legato in particolare alla Casa Comunità di Santa Maria Goretti, a Medjugorje, e al Progetto Eleonora, nato dall’intuizione del Frate Francescano Padre Silvano Alfieri, oltre che alla diffusione della preghiera, dei Cenacoli e della meditazione sui messaggi di Medjugorje.
La nascita del cammino spirituale a Medjugorje
L’Associazione Apostoli della Divina Misericordia con Maria Regina della Pace è un’Associazione Privata di fedeli laici, nata da un cammino spirituale fatto a Medjugorie.
L’Associazione è nata nel 2004 in una piccola chiesa che si trova a 8 km dalla Parrocchia di Medjugorie (Surmanci) intitolata alla Divina Misericordia che custodisce un'icona di Gesù Misericordioso molto venerata.
La chiesetta dipende dalla medesima parrocchia di Medjugorie.
L’Associazione è nata grazie all’ispirazione del Padre Fondatore, Padre Francesco Maria Rizzi Ofm (Presidente dell’Associazione) durante un incontro di preghiera.
La spiritualità della Divina Misericordia
La prima Canonizzazione del Grande Giubileo dell’Anno 2000 è stata quella di Suor Faustina Kowalska, l’umile figlia della Polonia e grande apostola della Divina Misericordia.
Suor Faustina nacque nel 1905 e morì nel 1938 nel convento delle Suore della Beata Vergine Maria della Misericordia.
Nel convento conduceva una vita silenziosa, piena di lavoro, di preghiera e di sacrificio.
Ricevette molti doni soprannaturali, come rivelazioni, visioni, (il dono delle stigmate e della profezia).
I grandi doni sono stati accompagnati anche da grandi sofferenze.
A questa donna modesta, sconosciuta, senza alcuna preparazione scientifica che lavorava come cuoca, giardiniera, portinaia, Gesù rivolse il suo messaggio per il nostro secolo con parole che stupiscono: “Nell’Antico Testamento Dio Padre inviò al mio popolo i profeti con i fulmini. Oggi a tutta l’umanità mando te come la mia misericordia. Non voglio punire l’umanità dolente, ma voglio guarire, stringendola al mio Cuore misericordioso… Figlia mia, non fermarti nell’annunziare la mia misericordia…Parla al mondo intero della mia misericordia…”
E lei parlava.
Il suo messaggio contiene tre compiti:
- Conoscere e proclamare la verità sull’amore misericordioso di Dio rivelata in modo più pieno in Gesù crocifisso e risorto.
- Aspirare alla perfezione cristiana sulla strada della fiducia in Dio (“Gesù, confido in te”) e della misericordia verso il prossimo.
- Implorare la misericordia di Dio per il mondo, anche attraverso la prassi delle nuove forme di culto.
Le nuove forme di culto comprendono la venerazione dell’immagine di Gesù Misericordioso, la celebrazione della festa della Divina Misericordia, la recita della coroncina alla Divina Misericordia e la preghiera nell’ora della Misericordia, cioè nel momento dell’agonia di Cristo sulla croce.
Suor Faustina proclamava il messaggio della Misericordia dando l’esempio di un’assoluta fiducia in Dio e tenendo un continuo atteggiamento misericordioso verso il prossimo.
Nell’omelia della Canonizzazione il Santo Padre ha annunziato che “la seconda Domenica di Pasqua d’ora innanzi in tutta la Chiesa prenderà il nome di Domenica della Divina Misericordia”.
Ed ha anche aggiunto: “Cristo ci ha insegnato che l’uomo non soltanto riceve e sperimenta la misericordia di Dio, ma è pure chiamato a ‘usar misericordia’ verso gli altri: Beati i misericordiosi perché troveranno misericordia. Egli ci ha poi indicato le molteplici vie della misericordia, che non perdona soltanto i peccati. Ma viene anche incontro a tutte le necessità degli uomini. Gesù si è inchinato su ogni miseria umana, materiale e spirituale”.
Con questa canonizzazione il Santo Padre ha voluto trasmettere un messaggio molto importante al nuovo millennio: “Lo trasmetto a tutti gli uomini perché imparino a conoscere sempre meglio il vero volto di Dio e il vero volto dei fratelli”.
Le rivelazioni a Suor Faustina sono delle rivelazioni private.
Esse non aggiungono nulla di nuovo al deposito della fede trasmesso una volta per sempre dagli apostoli.
Ma senz’altro sono un segno che i carismi non si sono spenti nella Chiesa e che lo Spirito Santo può, anche nei nostri giorni, concedere speciali doni a persone scelte.
Con interventi straordinari Dio vuole che una data verità di fede appaia in una luce nuova e parli con maggiore efficacia agli uomini.
Elevando Suor Faustina agli onori dei Santi e proclamando la seconda Domenica di Pasqua come Domenica della Divina Misericordia, il Santo Padre ha accentuato l’importanza delle apparizioni e delle rivelazioni private per la vita della Chiesa anche nei nostri giorni.
La Festa della Divina Misericordia
La Festa della Divina Misercordia è celebrata, secondo il desiderio di Gesù, la seconda domenica di Pasqua.
Ciò per sottolineare la stretta unione che esiste tra il mistero pasquale della Salvezza e la festa.
E' dunque questo un giorno di grazia per tutti gli uomini, poichè Cristo ha legato a questa festa grandi promesse, tra cui la remissione totale dei peccati e delle pene temporali.

Padre Silvano Alfieri e il richiamo alla preghiera
Il commento di Padre Silvano Alfieri al messaggio del 25 settembre 2023 sviluppa il tema della preghiera forte, della preghiera familiare e della fedeltà al cammino spirituale iniziato a Medjugorje.
Nel messaggio si legge: “CARI FIGLI! VI INVITO ALLA PREGHIERA FORTE. IL MODERNISMO VUOLE ENTRARE NEI VOSTRI PENSIERI E RUBARVI LA GIOIA DELLA PREGHIERA E DELL’INCONTRO CON GESÙ. PERCIÒ, CARI FIGLIOLI MIEI, RINNOVATE LA PREGHIERA NELLE VOSTRE FAMIGLIE AFFINCHÉ IL MIO CUORE MATERNO SIA GIOIOSO COME NEI PRIMI GIORNI QUANDO VI HO SCELTI E LA RISPOSTA ERA LA PREGHIERA GIORNO E NOTTE ED IL CIELO NON TACEVA MA HA DONATO IN ABBONDANZA A QUESTO LUOGO GRAZIE, PACE E BENEDIZIONE. GRAZIE PER AVER RISPOSTO ALLA MIA CHIAMATA.”
Il ricordo dei primi giorni
Nei primi giorni delle apparizioni di Maria a Medjugorje la preghiera della comunità cristiana locale e dei primi pellegrini era davvero forte.
Anche gli elementi esterni aiutavano a non avere distrazioni, perché a Medugorje c’era solo la Chiesa e i sassi della Collina delle Apparizioni e del Monte Krizevac.
Non c’erano alberghi, si alloggiava nelle famiglie e, quando i pellegrini erano più del numero dei letti, qualcuno dormiva per terra.
La comunità cristiana locale ha subito assieme ai veggenti molte persecuzioni dal regime comunista e per arrivare a Medugorje anche i pellegrini dovevano superare l’ostilità e le difficoltà che le autorità ponevano alle frontiere.
Il pellegrinaggio era per certi versi eroico e le persone venivano esclusivamente mossi dalla fede, attirati unicamente dalla presenza di Maria, la preghiera era molto sentita e il cielo in quei primi tempi ha riversato su Medugorje grazie e segni di ogni tipo.
Nel suo messaggio, però, Maria non parla solo dei primi giorni di Medugorje ma parla dei “primi giorni” di ciascuno di noi, di quando Lei ci ha chiamato, e noi abbiamo risposto con stupore alla sua chiamata.
Ciascuno ha dovuto impegnarsi per la propria conversione interiore, molti hanno dovuto affrontare difficoltà da parte di amici, colleghi di lavoro, a volte in famiglia o nella propria parrocchia.
Ma la grazia che Maria ha acceso nel nostro cuore ci ha attratto e abbiamo risposto con fervore superando tutti questi ostacoli.
Quel nostro fervore iniziale era una gioia per il cuore di Maria.
Il significato del modernismo nel commento
Il modernismo non c’entra nulla con il progresso scientifico e tecnologico, come qualcuno potrebbe pensare, non si deve confondere con ciò che è moderno, attuale, o rappresenta una novità.
Niente di tutto ciò!
Il modernismo è un movimento di pensiero della fine del 1.800 inizio 1.900 che voleva cambiare la Chiesa, dal suo interno, proponendo però delle idee che negavano il cuore stesso della fede cristiana.
Tra le figure di maggiore spicco di questo movimento molti negavano la divinità e la resurrezione di Gesù Cristo, non credevano ai dogmi dell’Immacolata Concezione di Maria e della sua Assunzione al Cielo.
Tra di loro c’era chi credeva alla reincarnazione, molti cercavano il modo di eliminare il magistero del Papa e dei vescovi… era un inno all’individualismo.
Sono chiamati modernisti, ma in realtà hanno riproposto una tentazione che da sempre è presente nel cuore dell’uomo: mettere l’io al posto di Dio.
Il Papa s. Pio X ha condannato ben 65 tesi del modernismo e lo ha definito: “la sintesi di tutte le eresie” (Enciclica “Pascendi Domini grecis”. Città del Vaticano, 1907).
La Regina della Pace a Medugorje, ha parlato quattro volte del modernismo definendolo un piano di satana per attrarci in tanti modi nelle sue vie.
Purtroppo tante di queste idee che portano a fare del proprio io l’assoluto riferimento per interpretare la vita e di conseguenza l’unica regola del proprio comportamento: “quello che voglio io e non i comandamenti di Dio” sono entrate in molti strati della nostra società provocando gravi danni alla vita cristiana e in modo particolare alla fede dei nostri giovani.
La preghiera nelle famiglie e nei Cenacoli
Per non permettere al male di spegnere nel nostro cuore la gioia e la fede in Gesù, Maria ci chiede di rinnovare la preghiera in famiglia.
Questa indicazione è preziosa perché il cammino di fede non è un cammino in solitaria: Dio distribuisce la pienezza dei suoi doni al suo popolo, da soli si è fiammelle esposte al vento.
Se, invece, una famiglia cammina e prega insieme è più facile per tutti mantenere accesa la lampada della fede e si è più forti contro tutto ciò che vorrebbe spegnerla.
I nostri Cenacoli sono una vera gioia per Maria perché riportano la preghiera nelle famiglie e tra gli amici.
I Cenacoli stessi costituiscono una famiglia spirituale nella quale i messaggi di Maria vengono pregati, meditati e messi in pratica.
In questo modo è Maria stessa che ci guida, e attraverso i nostri Cenacoli rafforza e rinnova la preghiera anche nelle nostre famiglie e nelle nostre parrocchie.
Non è semplicemente una questione di luogo, prima di tutto è una questione di impegno: Medjugorje la si può ricreare anche in Italia, in Messico, in Germania… là dove c’è una famiglia che prega, là dove c’è una comunità che prega con intensità, Maria è presente e il cielo risponde volentieri con grazie di ogni tipo.
I tanti i germogli di grazia, che ogni mese ci segnalate attraverso i resoconti, dicono che la preghiera dei nostri Cenacoli è efficace e gradita al cielo.

La perseveranza e la preghiera forte
Carissimi Apostoli della Pace, la maggior parte di voi prega già tanto e prega bene.
Siete una vera gioia per Maria e per tutti noi perché siete tra coloro che non si sono fermati ai primi giorni di fervore, ma avete coltivato il seme di preghiera che è stato deposto in voi e ora è diventato un albero con molti frutti.
Ugualmente, questo albero va alimentato.
Per quanto riguarda i Cenacoli, credo che per la maggior parte sia sufficiente, dopo l’estate, riprendere il cammino ordinario con vigore e impegno: la perseveranza è sicuramente uno dei fattori che rendono la preghiera forte ed efficace.
Anche mettere in calendario una giornata di Mille Ave Maria, è un modo per rafforzare la coesione del Cenacolo e l’unione con Maria.
Per rafforzare la preghiera personale vorrei proporvi la preghiera che la nostra Associazione fa ogni mattina sul Santuario Apostoli della Pace Online.
È una preghiera che ci rende partecipi di una comunità più grande, fatta di persone che hanno sviluppato molto il dono della preghiera e della fede, una preghiera molto forte e con la vostra partecipazione diventerebbe ancora più forte: una piccola e autentica Medjugorje online.
L’invito di Maria a una preghiera forte è rivolto a ciascuno di noi e il modo corretto per capire cosa fare, è di nuovo una domanda che ciascuno può rivolgere a Gesù: “Signore, quale è il pane spirituale che mi stai offrendo in questo periodo per rafforzare la mia preghiera?”
Il Signore Gesù vi benedica con il dono preghiera sempre più forte ed efficace p. Silvano
Il Progetto Eleonora e la Casa Comunità di Santa Maria Goretti
Il Progetto Eleonora è nato dall'intuizione del Frate Francescano Padre Silvano Alfieri.
La Casa Comunità di Santa Maria Goretti si trova a Medjugorje.
Nel contesto del progetto sono presenti anche materiali pastorali ideati e realizzati da Padre Silvano:
- CD per la recita delle Mille Ave Maria;
- croce in legno per Via Crucis;
- rosari e coroncine realizzati a mano dai ragazzi che lavorano nella Comunità.
Poichè si tratta di articoli realizzati artigianalmente e con materiale naturale, è possibile che essi differiscano leggermente dalla foto.
Padre Silvano Zoccarato: formazione, ministero e spiritualità francescana
Padre Silvano Zoccarato, nato a Santa Giustina in Colle il 28 febbraio 1940, ha compiuto l’iter formativo nei nostri seminari.
Da tutti i responsabili era stimato per il suo «carattere buono, gioviale, franco, aperto…nel campo pratico, ricco di tante e buone iniziative, che sa bene organizzare e tenacemente condurre a termine. Buono lo spirito di pietà: sa vedere ogni cosa nella luce di Dio. Dai compagni è molto ben voluto e stimato» (T. De Poi, 6/9/1966) sia perché «si presta volentieri alle loro richieste di aiuto» (T. De Poi, 31/8/1965) sia perché è di temperamento gioioso e scherzoso.
Negli anni della formazione ha coltivato in modo particolare un sogno, quello di andare missionario.
Ne rendono testimonianza i formatori nella loro relazione annuale ma soprattutto padre Gastone Pozzobon che dal Brasile così scrive porgendo le condoglianze a tutti noi, specie ai familiari di padre Silvano: «È stato sempre un amico che con me condivideva il desiderio di una vita missionaria (…) Ha sempre accompagnato la mia vita missionaria (…) scrivendomi spesso e inviandomi aiuti concreti per sostenere i vari progetti».
Ordinato sacerdote il 18 marzo 1967 - esattamente 42 anni prima del giorno del suo funerale -, a padre Silvano non è stata data la possibilità di realizzare il desiderio di andare in missione perché gli è stato chiesto di svolgere il delicato compito di “promotore vocazionale” proprio qui, presso il Convento dei Santuari Antoniani.
L’entusiasmo e la passione che ci metteva sono note a tutti, come pure è sempre stato ammirato per l’allegria che dimostrava e per il tempo che dedicava al compito assegnatogli.
Molti sono i frati che devono alla sua “gioiosa testimonianza” il fatto di essere ora francescani e sacerdoti nella nostra Provincia: per questo umile ma prezioso ministero va il grazie sincero di tutta la Fraternità provinciale.
E questo pur nella consapevolezza che padre Silvano, uomo di profonda fede e di perseverante preghiera, faceva a volte emergere tratti da “burbero benefico” - come lo ha definito qualcuno - che non gli hanno risparmiato qualche critica.
Per di più, il mutare dei tempi e del contesto culturale lo hanno un po’ “fiaccato” tanto da fargli ritenere ormai superato il suo modo di fare animazione vocazionale.
Il ministero a Sabaudia e alla Molella
Fatto sta che quando i frati, verso la fine degli anni ’80 del secolo scorso, hanno deciso la progressiva chiusura dei seminari minori, a padre Silvano è stato chiesto di cambiare tipo di apostolato e luogo in cui svolgerlo.
È stato inviato, infatti, a Sabaudia (settembre 1988) come collaboratore parrocchiale prima e poi come parroco della parrocchia Nostra Signora di Fatima alla Molella (1994-2006).
Anche qui ha dato il meglio di sé come frate e sacerdote, guidando la piccola parrocchia con sapienza e animando le varie iniziative con l’entusiasmo di sempre.
Lui stesso scrive: «Sono molto contento di svolgere la mia pastorale qui a Sabaudia e alla Molella e spero di proseguire nel fare il bene per tutta la vita» (6 marzo 1989).
Negli ultimi anni di permanenza a Sabaudia si è adoperato molto anche alla costruzione di una cappella a Mezzomonte mettendo così in atto quella sua naturale capacità pratica da tutti apprezzata.
Gli ultimi anni nella parrocchia S. Antonio di Como
L’ultimo approdo di padre Silvano è stata la parrocchia S. Antonio di Como, ove ha vissuto serenamente gli ultimi tre anni della sua vita terrena (2006-2009).
In una sua lettera all’allora Ministro provinciale padre Marco Tasca così scrive: «Mi trovo nel Convento di Como con altri quattro Fratelli con i quali vivo serenamente le mie giornate. Non c’è più tutta l’attività che mi assillava a Molella. Qui mi sembra di essere in un corso di Esercizi Spirituali, passando le mie ore dalla stanzetta alla Chiesa e agli atti comuni. Mi trovo veramente bene. Qui trovo molto tempo per la preghiera, per la meditazione, per prepararmi alla predichetta di ogni sera e a qualche conferenza di catechesi. Così ricupero parte della mia formazione» (lettera del 21.11.2006).
Da qui il desiderio - come ricordavo all’inizio - di “crescere spiritualmente” progettando il pellegrinaggio in Terra Santa.
Padre Silvano, da tutti ritenuto un ottimo lavoratore, uno al quale si raccomandava di fermarsi per riprendere fiato, non ha mai mancato di coltivare la sua crescita nei valori evangelici.
Anche se esternamente era ritenuto un “uomo tutto d’un pezzo”, esente da dubbi di fede nel Signore Gesù, interiormente - stando ad alcune sue testimonianze scritte - ha dovuto sempre misurare quanto proclamava con le labbra con quanto credeva nel suo cuore.
È sempre stato un convinto annunciatore del vangelo a tutti, ma - come è successo agli apostoli nella pagina ascoltata dell’evangelista Matteo (Mt 28,16-20) - ha dovuto fare i conti con l’aridità spirituale dovuta al troppo fare cose per Dio, al troppo correre in nome di Dio, trascurando a volte il rapporto personale, intimo con il Signore.
Nel colloquio avuto con lui durante la visita canonica (23-25 aprile 2008), mi confidava infatti la sua grande gioia per essere approdato, dopo tanto impegno esteriore profuso a organizzare pesche di beneficenza e a costruire muri e chiese, a privilegiare il rapporto personale con la gente nella confessione e soprattutto a vivere l’ascolto della parola del Signore anche nella forma della lectio divina.
«Forse un po’ in ritardo - mi diceva - ho imparato che se voglio essere credibile e significativo come cristiano e se voglio continuare ad annunciare Gesù Cristo, devo mettermi umilmente in ascolto del Signore che mi parla nella Sacra Scrittura e nei fatti della vita quotidiana. E questo richiede tempo e pazienza. Non che prima non lo facessi, è che l’ascolto del Signore era sempre “disturbato” dalle cose da fare…».
È stata - almeno per me - la scoperta di un padre Silvano molto diverso da come lo percepivo prima, un volto direi inedito e per questo più significativo come cristiano e come frate.

La testimonianza della comunità di Como
Padre Silvano è arrivato a Como un sabato di ottobre del 2006, con la sua valigia in mano, con una corriera di amici e parrocchiani di Molella, con i suoi parenti (fratelli e sorelle) da Santa Giustina in Colle…ma è arrivato soprattutto con quel suo sorriso semplice e buono che ha continuato a regalarci ininterrottamente ogni giorno in questi due anni e mezzo.
Noi frati non lo conoscevamo molto bene ma ben presto abbiamo imparato ad apprezzarlo e ad amarlo.
Silvano si è inserito nella nostra comunità conventuale senza nessuna difficoltà: era un uomo innamorato di S. Francesco e della vita Francescana.
Spesso ringraziava il Signore del dono grande della sua chiamata alla vita religiosa e sacerdotale (proprio oggi 18 Marzo avrebbe celebrato il 42° anniversario di sacerdozio, ma lo sta celebrando sicuramente in cielo) e questo suo amore per il Signore si traduceva ogni giorno in passione per la vita fraterna ed apostolica, in spirito di sacrificio, in disponibilità incondizionata, in vita di preghiera.
P. Silvano era un uomo profondamente sereno, gioioso, solare!
Nel nostro convento ha portato un’ondata di letizia e semplicità francescana e nel santuario ed in parrocchia ha regalato a tutti e di tutte le età accoglienza, ascolto, disponibilità ed una testimonianza di vero amore per il Signore, di una fede cristallina e di una carità donata a piene mani e con tutto il cuore.
Un vero francescano, innamorato di S. Francesco e, come lui, giullare del suo Signore.
Ognuno di noi porterà gelosamente nel cuore il suo “fare” ed il suo “dire”: le sue parole, i suoi racconti, le sue battute, le sue simpatiche risate, ed il suo immancabile sorriso, dolce e semplice come quello dei bambini della nostra parrocchia, che spesso lo cercavano per la confessione.
P. Silvano è stato una benedizione per tutti qui a S. Antonio!
È vero, ci è stato tolto troppo presto, ma dobbiamo ringraziare Dio che ce l’ha donato, che l’abbiamo potuto conoscere e che abbiamo potuto godere dei suoi doni.
Personalmente, Silvano l’ho sentito e lo sento come un fratello, ed un fratello maggiore: dolce, buono, generoso e saggio; tante cose di lui mi porto nel cuore, belle e preziose; e una sopra tutte le altre, che mi ha insegnato non a parole ma con la vita: e cioè che si dona solo ciò che si è!
E quindi, solo se sei un uomo di Dio, puoi donare Dio agli altri.
E Silvano è stato un uomo di Dio, un uomo ed un frate che ha cercato di vivere le beatitudini evangeliche con fede, facendole il suo programma di vita.
La memoria spirituale di Padre Silvano
Sappiamo che Dio, in un modo che per noi ha dell’incredibile, ha chiesto a padre Silvano di compiere “in fretta” l’ultimo viaggio della sua esistenza terrena.
L’ha sempre vissuta seguendo con gioia le orme del Signore Gesù secondo l’ideale proposto da Francesco d’Assisi e sull’esempio del suo fedele discepolo, Antonio di Padova, per il quale ha sempre nutrito una grande venerazione e che ha fatto conoscere a quanti lo accostavano, soprattutto negli anni - ben 21 - trascorsi qui a Camposampiero.
Ora ha raggiunto la mèta di ogni pellegrinaggio terreno: l’incontro definitivo con il Signore della vita!
Padre Silvano era molto legato alla famiglia d’origine ed era capace di farsi promotore di incontri che riannodassero i legami tra i familiari.
Con tutti loro, noi Confratelli frati condividiamo il dolore della scomparsa così improvvisa e imprevista di padre Silvano.
Possiamo applicare a lui quanto egli stesso scriveva ai familiari subito dopo la morte di papà Primo: «La perseveranza nel bene, fino alla morte, è una grazia da domandare al Signore ogni giorno, perché ogni giorno possiamo incontrare sorella morte, che non risparmia nessuno. “Verrò come un ladro”, ha detto Gesù, per avvisarci di stare sempre pronti, com’è stato pronto il nostro caro papà Primo (…) La morte è necessaria per tutti, per andare in Paradiso. Speriamo di morire bene, quando vuole il Signore» (lettera del 25 marzo 1998).
E quando il Signore ha voluto, caro padre Silvano, ti ha chiesto di compiere l’ultimo pellegrinaggio dalla terra al cielo per festeggiare lì i tuoi 42 anni di sacerdozio.
Ti accompagniamo con il nostro affetto e con la nostra preghiera perché tu possa gustare in eterno quella pienezza di vita che Dio Padre dona a chi - come te - gli è stato fedele nell’ascoltare la sua parola e nel metterla in pratica e nell’annunciarla con passione agli altri.
Grazie, padre Silvano, del tempo che hai condiviso con noi e del bene che hai fatto a tante persone.
Ti chiediamo di continuare a sostenere con la tua preghiera il nostro cammino di fedeltà al Signore, convinti che Lui mantiene la promessa di “essere con noi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”! (cf. Mt 28,20)
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