La devozione alla Madonna del Buon Consiglio nasce dall’antico culto dell’immagine venerata a Scutari, in Albania, e dalla sua apparizione miracolosa a Genazzano il 25 aprile 1467. Secondo la tradizione, l’affresco della Vergine con il Bambino si staccò dalla parete del santuario albanese, fu condotto dagli angeli attraverso una nube luminosa e apparve nella chiesa di Genazzano, dove è ancora oggi venerato.
A Genazzano, la Madonna del Buon Consiglio è associata a una lunga successione di grazie, guarigioni, conversioni e prodigi: nei primi mesi dopo l’apparizione furono registrati 161 miracoli. Per Don Orione, inoltre, la Madonna del Buon Consiglio fu una presenza decisiva: ai suoi piedi, nel Duomo di Tortona, raccolse i primi ragazzi dell’Oratorio, consacrò la propria vita insieme a Don Gaspare Goggi e affidò alla Vergine la nascita e lo sviluppo della Piccola Opera della Divina Provvidenza.
La Madonna del Buon Consiglio e il significato della devozione
La beata Vergine è giustamente onorata sotto il titolo di “Madre del Buon Consiglio»” ella è la madre di Cristo, che Isaia profeticamente chiamò “Consigliere mirabile” (Is 9, 5); visse tutta la sua vita sotto la guida dello “Spirito del consiglio”, che la “avvolse”; “aderì intimamente all'eterno Consiglio di ricapitolare in Cristo tutte le cose” (Ef 1, 10), venne da Dio colmata dei doni dello Spirito Santo, fra i quali emerge “lo spirito della sapienza” (Sap 7, 7b).
Nel formulario la beata Vergine viene celebrata come madre e maestra che, arricchita del dono del consiglio, con animo colmo di gratitudine annunzia ciò che dice la Sapienza stessa: “A me appartiene il consiglio e la saggezza, mia è la prudenza, mia la fortezza” (Pr 8, 14); e questi doni ella volentieri li elargisce ai suoi figli e discepoli, esortandoli a compiere anzitutto ciò che Cristo ha detto loro di fare (Gv 2, 1-11).
Festa: 26 aprile.
Il culto rivolto alla Madonna come «Madre del Buon Consiglio» si è diffuso largamente traendo origine dal paese di Genazzano, vicino Roma, dove a lei è dedicato un celebre santuario.
I più grandi miracoli Ella li compie nell’anima di ciascuno, consigliando, correggendo, orientando.
Il santuario di Scutari e l’antica devozione albanese
Nelle remote terre dell'Albania, oltre il Mare Adriatico, si trova la piccola città di Scutari. Edificata su una collina scoscesa e con ai suoi piedi i fiumi Crina e Bojana, già nel XIII secolo la cittadina conteneva nei suoi domini un tesoro prezioso: la bell'immagine di "Santa Maria di Scutari".
Il Santuario che la custodiva si era trasformato nel centro di pellegrinaggio più frequentato del paese ed era per gli albanesi un importante punto di riferimento in materia di grazie e conforto spirituale.
La storia del Santuario della Madonna del Buon Consiglio di Shkoder - Scutari si intreccia con la storia delle sofferenze del popolo albanese e con la sua tenace speranza.
Edificato nel VI secolo, il Santuario della Madonna del Buon Consiglio era molto popolare fino al tempo in cui l'Albania era territorio della Repubblica di Venezia.
Si tratta di un dipinto su di un sottile strato di intonaco, che misura 31 cm di larghezza e 42,5 cm di altezza.
Questo affresco sacro è avvolto nella penombra del mistero e del miracolo: si ignora quando e da chi fu dipinto.
Il Santuario che la custodiva si era trasformato nel centro di pellegrinaggio più frequentato del paese ed era per gli albanesi un importante punto di riferimento in materia di grazie e conforto spirituale.
Scanderbeg e la Madonna di Scutari
Nella metà del XIV secolo, l'Albania viveva un periodo costellato da diversi problemi. Dopo essere stata disputata dai popoli vicini, fu invasa dal potente impero turco.
Essendo sprovvista di una struttura militare capace di resistere al potente avversario, il popolo afflitto pregava, confidando nell'ausilio dei cieli.
L'effetto di queste preghiere non si fece attendere: in quest'emergenza apparve un uomo di Dio, di nobile lignaggio e devotissimo di Nostra Signora, deciso a lottare in favore della Patrona e della libertà del suo paese.
Il suo nome è Giorgio Castriota, chiamato in albanese Scanderbeg.
A costo di immensi sforzi bellici, egli riuscì a mantenere l'unità e la fede del suo popolo.
Le cronache dell'epoca esaltano le sue gesta e quelle dei valorosi albanesi che, spinti dal suo ardore, lottavano al suo fianco.
Negli gli intervalli tra i combattimenti, essi si inginocchiavano supplicanti ai piedi di "Santa Maria di Scutari", e da li uscivano rafforzati; grazie a ciò ottenevano portentose e decisive vittorie contro il nemico della Fede.
Già allora splendeva una caratteristica di Colei che futuramente sarebbe stata conosciuta in tutto il mondo come la Madre del Buon Consiglio: quella di fortificare tutti coloro che nel combattere in un buon combattimento, Le si avvicinano alla ricerca di animo e coraggio.
Dopo 23 anni di lotte, Scanderbeg lasciò la vita terrena.
La mancanza di questo pietoso leader fu irreparabile.
Tutti nutrivano il presentimento di una prossima sconfitta.
Il popolo si trovava nella tragica alternativa di abbandonare la patria oppure di sottomettersi alla schiavitù dei turchi.

La distruzione del santuario di Scutari e il trasferimento miracoloso
Poi giunsero i Turchi Ottomani che, in nome dell'Islam, cancellarono ogni segno cristiano.
Il Santuario fu distrutto nel 1467 e fu in questa circostanza che l’immagine della Vergine di Scutari apparve a Genazzano, dove è ora venerata.
Secondo un’antichissima e costante tradizione l’Immagine che apparve a Genazzano nel 1467 fu portata da mani d’angeli - e seguita da due pellegrini di nome Giorgi e De Sclavis - proviene da una chiesa di Scutari in Albania, dove era venerata.
Ancora oggi questa tradizione è vivissima presso gli albanesi che, venendo pellegrini al Santuario di Genazzano, invocano Maria con l’antico titolo di "Signora dell’Albania”.
Erano stati proprio due soldati di Scanderbeg, Georgis e De Sclavis, anch’essi devoti alla “Madonna di Scutari” dell’omonimo Santuario alle pendici del Castello di Rozafa (edificato prima del VI secolo e meta di pellegrinaggi da tempi antichissimi) a vedere in sogno e ad essere testimoni e partecipi del miracolo dell’affresco della Madre del Buon Consiglio: il dipinto si staccò dalla parete e venne condotto su di una nuvola da alcuni angeli.
La visione di Georgis e De Sclavis
In questa situazione dubbiosa, la Vergine dell'affresco compare in sogno a due dei valorosi soldati di Scanderbeg, chiamati Georgis e De Sclavis, ordinando loro di seguirLa in un lungo viaggio.
Ella inspirava loro una grande fiducia, e stare inginocchiati ai suoi piedi era per loro un motivo di grande consolazione.
Una certa mattina, mentre erano entrambi in fervorosa preghiera, videro il più grande miracolo della loro vita.
Il meraviglioso affresco si stacca dal muro e, condotto da angeli, avvolto in una candida e luminosa nuvola, si ritira soavemente dalla stanza.
Possiamo bene immaginare la reazione dei bravi uomini!
Attoniti, accompagnano Nostra Signora che avanza sú per i cieli di Scutari.
Quando si rendono conto, sono ai margini del Mare Adriatico.
Avevano percorso trenta chilometri senza stancarsi!
Sempre avvolta in una candida nuvola, la miracolosa immagine avanza dentro il mare.
Perplessi, Georgis e De Sclavis non vogliono lasciarla per nessun motivo.
Verificano, allora, stupefatti e euforici, che sotto i loro piedi le acque si trasformano in solidi diamanti, tornando allo stato liquido dopo il loro passaggio.
Che miracolo!
Come San Pietro sul lago di Gennesaret, questi due uomini camminano sul Mare Adriatico, guidati dalla propria "Stella del Mare".
Senza saper dire per quanto tempo camminarono, né quanti chilometri abbiano lasciato alle spalle, i bravi devoti vedono nuove spiagge.
Si trovano adesso sulla Penisola Italica!
Ma allora. dov'è Santa Maria di Scutari?
Guardano da un lato. guardano dall'altro.
Sentono parlare un'altra lingua, sentono un ambiente diverso dalla loro Albania.
Ma già non vedono la Signora della nuvola luminosa.
Ella era sparita.
Che sofferenza!
Cominciano quindi, una ricerca instancabile.
Essi lo seguirono non accorgendosi - attoniti- di camminare sopra il mare Adriatico.
È significativa la loro reazione quando scoprirono di essere in terra straniera: il loro smarrimento, non solo per la novità della lingua e dell’ambiente, si tradusse in una ricerca disperata e instancabile dell’icona, ormai sparita nella nuova terra, l’Italia.
Petruccia di Nocera e la chiesa incompiuta
In questa stessa epoca, nella piccola città di Genazzano, non lontano da Roma, viveva una pietosa vedova chiamata Petruccia di Nocera, già ottantenne.
Signora di grande rettitudine e solida vita interiore, degna terziaria dell'ordine agostiniano, la sua eredità le bastava appena per vivere modestamente.
Petruccia era molto devota della Madre del Buon Consiglio, venerata in una vecchia chiesa di Genazzano.
Questa pietosa signora ricevette dallo Spirito Santo la seguente rivelazione: "Maria Santissima, nella sua immagine di Scutari, desidera uscire dall'Albania".
Molto sorpresa da questa comunicazione soprannaturale, Petruccia si spaventò ancor più nel ricevere dalla stessa Vergine Santissima l'ordine espresso di edificare il tempio che avrebbe dovuto accogliere il suo affresco, così come la promessa di essere soccorsa in tempo opportuno.
Petruccia iniziò allora la ricostruzione della piccola chiesa.
Impiegò tutte le sue risorse. le quali finirono quando le pareti avevano soltanto un metro di altezza.
Ed ella diventò oggetto di scherno e di sarcasmi da parte degli scettici abitanti della piccola città, che la chiamavano pazza, visionaria, imprudente, antiquata.
Affrontò fiduciosa questa difficoltà, così come Noè, di cui tutti si burlarono mentre costui costruiva l'arca.
Nella seconda metà del 1400, una vedova e terziaria agostiniana di nome Petruccia, mise a disposizione tutti i suoi beni per ingrandire e restaurare la vecchia chiesa divenuta fatiscente.
Ma, il preventivo di spesa si rivelò insufficiente per portare a termine il progetto.
I lavori furono sospesi e la popolazione, con sarcasmo, derideva la santa vedova per l’insuccesso della sua impresa.
Ma la Petruccia con serenità diceva loro: "Figlioli miei, non vi preoccupate, perché prima che io muoia (ed era già molto vecchia) la Beata Vergine e S. Agostino porteranno a termine questa chiesa".
La fonte più antica e dettagliata sull’intervento di ricostruzione della chiesa degli Agostiniani, promosso dalla beata Petruccia, è l’umanista agostiniano e Priore generale dell’Ordine Ambrogio Massari da Cori che dedica ampio spazio al racconto del miracolo del 1467 nel suo Defensorium Ordinis Fratrum Heremitarum sancti Augustini, pubblicato a Roma nel 1481.
Dalla narrazione del Coriolano - così è noto Massari nella nomenclatura umanistica - sappiamo che Petruccia, ispirata dal Signore, vendette i tutti i suoi beni per fabbricare dalle fondamenta la chiesa e il convento di Genazzano, ma poiché non riusciva a terminare i lavori intrapresi era divenuta oggetto di derisione da parte dei suoi concittadini: «et cum eius facultates ad ecclesiam complendam non sufficerent, uenit in derisum toti populo».
Petruccia non si perse d’animo e, affidandosi unicamente a Dio, affermava con sicurezza che prima della morte avrebbe senz’altro visto il completamento dei lavori della chiesa per l’intervento miracoloso della Madonna e di sant’Agostino.
Così accadde, assicura Coriolano.
L’apparizione dell’immagine a Genazzano
Non passò un anno dalla predizione perché nel 1467, il 25 di aprile, festa di S. Marco, all’ora del vespro, un’immagine della beata Vergine “divinamente” apparve in una parete della chiesa.
Era il 25 aprile 1467, festa di San Marco, patrono di Genazzano.
Alle due del pomeriggio, Petruccia si incammina verso la chiesa, passando per il movimentato mercato in cui i venditori offrivano dai tessuti portati da Genova e Venezia fino ad un elisir dell’eterna gioventù, oppure un "potentissimo" liquore contro qualsiasi tipo di febbre.
In mezzo a questo tumulto, il popolo ascolta una melodia di rara bellezza, proveniente dal cielo.
Si fa silenzio e tutti notano che quella musica proveniva da una nuvoletta bianca, così luminosa che offuscava i raggi dello stesso sole.
Essa scende gradualmente e si dirige verso la parete incompiuta di una cappella laterale.
La folla vi accorre stupefatta, riempie la piccola stanza e vede la nuvola disfarsi.
Eccolo lì - sospeso in aria, senza nessun supporto visibile - il sacro affresco, la Signora del Buon Consiglio!
“Un miracolo! Un miracolo!” - gridano tutti.
Che gioia per Petruccia, quanto conforto per Georgis e De Sclavis quando poterono arrivarvi!.
Era così confermato il superiore disegno della costruzione iniziata.
Si compì la profezia e apparve, miracolosamente, un’immagine di Maria su una parete della chiesa in costruzione.
Fu tanto lo stupore e la commozione dei concittadini di Petruccia e delle popolazioni vicine che Genazzano divenne in breve tempo meta di straordinari flussi di pellegrini, anche da Roma e dall’Alto Lazio, e con le loro elemosine offerte dalla generosità dei pellegrini fu possibile completare i lavori della chiesa e la ricostruzione dell’antico convento.
La terziaria morì in concetto di santità, fu sepolta nella cappella della Madonna e, dopo una ricognizione nel corso del XIX secolo, i suoi resti mortali oggi riposano in una nicchia della controfacciata della basilica di Genazzano, sotto il grande affresco “storico” che riproduce la tradizione del volo miracoloso dell’immagine mariana dall’Albania a Genazzano nel quale è rappresentata la Petruccia in ginocchio, in atteggiamento estatico e grato per l’intervento miracoloso che portava a compimento i suoi desideri e l’opera intrapresa.

I primi miracoli di Genazzano
Grande fu la commozione della popolazione non solo per il prodigioso evento, ma per i tanti miracoli e grazie con i quali la Beata Vergine volle poi manifestarsi attraverso la sua bellissima Immagine.
Il ripetersi di questi fatti consigliò il notaio del paese a trascriverli in apposito registro conosciuto come Codice del Miracoli.
Dal 27 aprile al 14 agosto sono riportati ben 161 miracoli.
Immenso fu il concorso di popolo che veniva dai paesi vicini e poi da ogni parte d’Italia a pregare la Santa Immagine.
Il papa Paolo II volle rendersi conto dell’accaduto, e inviò a Genazzano, come suoi osservatori, due vescovi: Gaucerio di Gap e Nicola di Faren.
Il Papa Paolo II, appena seppe di ciò che era accaduto, vi inviò due prelati di fiducia per verificare cosa fosse avvenuto.
Essi constatarono la veridicità di ciò che si diceva e testimoniarono, quotidianamente, innumerevoli guarigioni, conversioni e prodigi realizzati dalla Madre del Buon Consiglio.
Nei primi 110 giorni dopo l’arrivo di Nostra Signora furono registrati 161 miracoli.
| Elemento | Dato |
|---|---|
| Data dell’apparizione | 25 aprile 1467 |
| Luogo | Genazzano |
| Periodo delle registrazioni | Dal 27 aprile al 14 agosto |
| Miracoli registrati | 161 |
| Osservatori inviati da Paolo II | Gaucerio di Gap e Nicola di Faren |
Le testimonianze antiche
Il codice, testimone del desiderio degli Agostiniani di dare fondamento e continuità al culto mariano genazzanese, è andato disperso durante la soppressione dei conventi in età napoleonica (1810-1812 ca.), ma il suo contenuto è stato parzialmente trascritto nel ricordato Ristretto di padre de Orgio.
In relazione con i fatti del 1467, anche papa Paolo II Barbo (1464-1471) inviò a Genazzano due presuli, Gaucerio di Forcalquier, vescovo di Gap in Francia, e Nicola de Crucibus, vescovo di Lesina, per indagare ed essere ragguagliato sui fatti miracolosi.
Le grazie ottenute per intercessione di Maria sono testimoniate dal Codex miraculorum del santuario, conosciuto anche come Codex bombacinus, una raccolta di notizie relative ai 161 miracoli avvenuti tra il 27 Aprile e il 14 Agosto del 1467.
Sull’evento del 1467, oltre alle testimonianze riconducibili a fonti agostiniane, non mancano altri riferimenti che ebbe il merito di raccogliere e analizzare l’agostiniano Agostino Felice Addeo (1876-1957) in Apparitionis imaginis beatae Maria Virginis a Bono Consilio documenta.
Tra le fonti non agostiniane desidero ricordare almeno il Diarium Nepesinum, degli anni 1459-1468, che ci conserva una preziosa notizia sui pellegrinaggi a Genazzano dall’Alto Lazio del 1467.
Il miracolo permanente dell’affresco
Nella chiesa della Madonna del Buon Consiglio, nella piccola e bella città di Genazzano, si trova un affresco che ha più di sette secoli di esistenza.
Fino ad oggi si ignora dove e da chi sia stato dipinto.
Sarà stato un angelo il suo autore?
Sarà venuto dal Paradiso?
Sono domande osate.
Si capisce che queste domande sorgano durante i secoli, quando si conosce la storia degli effetti prodotti da questa pietosissima immagine.
L'affresco crea l'impressione di essere stato dipinto da pochi giorni, anche se osservato da vicino.
Tuttavia, si trova da 535 anni accanto alla parete di una cappella laterale della chiesa.
Ancora di più: secondo quanto attestano i documenti, si mantiene sospeso in aria durante tutto questo tempo!
È stato spostato da Scutari, in Albania, fino a Genazzano grazie ad un'azione angelica.
Il celeste dipinto era sospeso per virtù divina a un dito dal muro, sospeso senza fissarsi su di esso; e questo è un miracolo, tanto più stupendo se consideriamo che la riferita immagine è dipinta con colori vivi su di uno strato sottile di intonaco -con il quale si è staccato dalla chiesa di Scutari, in Albania- così come per il fatto, comprovato tramite l'esperienza e le osservazioni fatte, che nel toccare la Santa Immagine, essa cede.
Nel XIX secolo, un rinomato studioso di questo celestiale fenomeno ha osservato: “Tutte queste meraviglie (della Santa Immagine) si riassumono, infine, nel prodigio continuo che consiste nel ritrovare oggi quest'immagine nello stesso posto e allo stesso modo in cui fu lasciata dalla nuvola nel giorno della sua apparizione, alla presenza di tutto un popolo che ebbe allora la felicità di vederla per la prima volta.
Essa si è posata ad una piccola altezza da terra, ad una distanza di circa un dito dalla parete nuova e rustica della cappella di San Biagio, e lì rimase, sospesa senza alcun supporto”.
La raffigurazione della Vergine con il Bambino
Ci soffermiamo un po' a contemplare questo meraviglioso dipinto.
Esso rappresenta la Santissima Vergine, dall'incomparabile affetto materno, che tiene tra le braccia Gesù Bambino, entrambi incoronati da un semplice arcobaleno.
I colori sono soavi, sottili le linee dei volti ammirevoli.
Il Bambino Gesù trasmette il candore di un bambino e la saggezza di chi analizza tutta l'opera della creazione ed è il Signore del passato, del presente e del futuro.
Con indicibile tenerezza, il Divino Infante preme leggermente il suo viso contro quello della Madre.
Vi è tra di loro un'attraente intimità e l'unione di anime è chiaramente vista riflessa nello scambio di sguardi.
Nostra Signora, in un altissimo atto di adorazione, sembra che stia cercando di indovinare ciò che accade dentro al proprio Figlio.
Allo stesso tempo, Ella considera il fedele afflitto inginocchiato ai suoi piedi e, in qualche modo, lo rende partecipe del celestiale convivio che contempliamo in questo quadro.
Non sarà necessario dire, basta che il devoto si avvicini a Lei, per sentire l'opera dell'azione balsamica nella propria anima.
Guarigioni, conversioni e grazie spirituali
Alla festa del Battesimo di Sant'Agostino e di San Marco, patrono di Genazzano, il 25 aprile 1467, intorno alle quattro del pomeriggio, una celestiale melodia inizia a farsi sentire nei più diversi angoli della città.
Un grande numero di persone, riunite nella piazza del mercato, cominciano a chiedersi meravigliate da dove vengano i sublimi e affascinanti accordi.
Ecco che una divina sorpresa si rivela davanti agli occhi di tutti: in mezzo a raggi di luce, una piccola nuvola bianca scende fino ad una parete della già citata chiesa, le cui campane cominciano a suonare fortemente e da sole.
Prodigio ancora piú grande: all'unisono, tutte le campane della città suonano con energia.
Nel disfarsi lentamente dei raggi di luce e della nuvola, il bellissimo affresco che fino ad oggi si trova in quel posto può essere contemplato dal popolo, e da quel giorno non ha smesso di versare copiose e sensibili grazie, facendo giustizia alla preziosa invocazione di Madre del Buon Consiglio.
La notizia di un così straordinario avvenimento si sparse per tutta l'Italia come una saetta.
Due giorni più tardi ebbe inizio una vera valanga di miracoli: un posseduto si liberò dai demoni, un paralitico cammino con naturalità, una cieca recuperò la visione, un giovane lavoratore morto da poco risuscitò.
Nei primi centodieci giorni, Maria del Buon Consiglio distribuì centosessantuno miracoli ai suoi fedeli devoti.
Pellegrini di tutto il paese si spostarono per ricevere i benefici dalla Madre di Dio.
Davanti al santo affresco, una scena si ripete costantemente: Ella esaudisce in qualche modo tutte le richieste che Le sono rivolte.
Nei dubbi, nelle perplessità o persino nelle provazioni, dopo un certo tempo di preghiera - maggiore o minore, dipendendo da ciascun caso - Maria Santissima fa sentire nel fondo dell'anima in difficoltà, il suo sapiente e materno consiglio, accompagnato da cambiamenti di fisionomia e di colorazione del dipinto.
È indescrivibile, questo specialissimo fenomeno.
Hanno molto per cui ringraziarLa, per favori e grazie più importanti della cura di malattie corporali.
I più grandi miracoli Ella li compie nell'anima di ciascuno, consigliando, correggendo, orientando.
Chi potrà venerare il miracoloso dipinto della Madre del Buon Consiglio a Genazzano, comproverà personalmente il fiume di grazie che emana da quella celestiale fisionomia e capirà perché chi vi è stato una volta, sogna di tornare un giorno a quel sublime convivio.
La diffusione del culto dopo il XVI secolo
Il racconto di Coriolano fu sufficiente a sostenere il culto mariano genazzanese per circa centocinquant’anni; ma agli inizi del Seicento si era appannata tanto la notorietà del santuario quanto il lustro dei potenti protettori colonnesi che necessitavano pertanto, l’uno e gli altri, di nuovo smalto e di una nuova più adatta narrazione.
Nella narrazione di Ambrogio, infatti, e nelle altre testimonianze coeve o di poco posteriori ai fatti del 1467, non si fa mai cenno alla miracolosa traslazione angelica da Scutari.
Sconosciuta alla storiografia agostiniana e alle altre fonti fino al XVII secolo, la traslazione miracoloso dall’Albania potrebbe essere datata alla fine della seconda metà del secolo XVI, forse in relazione al pericolo dell’espansione turca nel Mediterraneo e al contestuale ingrossamento dei flussi migratorî verso l’Italia dalle coste greche, albanesi e dalmate.
Allo stato attuale delle indagini storiche, la prima testimonianza certa sulla traslazione miracolosa data al pontificato di Urbano VIII (1623-1644).
Il pontefice visitò il santuario di Genazzano il 21 ottobre 1631, dopo essere stato a Palestrina, feudo colonnese acquistato dai Barberini nel 1629.
In occasione della visita papale a Genazzano, Giovanni Colonna, uno dei numerosi figli di Filippo I Colonna e Lucrezia Tomacelli, pronunciò una celebre orazione latina in cui per la prima volta ricorre un riferimento esplicito alla tradizione della traslazione miracolosa che egli mette in relazione con l’analogo prodigio della traslazione della Santa Casa di Loreto.
Per passare dall’Illirico, nome arcaizzante e geograficamente sfuggente, o più in generale dalla “Schiavonia” all’Albania, e più precisamente alla città di Scutari, era necessario compiere un ulteriore passo nello sviluppo delle tradizioni sulla Madonna di Genazzano e si sarebbero incaricati di compiere tale passo gli agostiniani Pietro Paolo Feroci e Angelo Maria de Orgio.
Fu De Orgio a dare una versione definitiva del miracolo della traslazione da Scutari e a pubblicizzarla, soprattutto attraverso un’accurata opera di raccolta di documenti e testimonianze sulla traslazione miracoloso negli ambienti italoalbanesi in Italia.
Nel 1752 pubblicò, nella stamperia romana di S. Michele, per i tipi di Ottavio Puccinelli, le Riflessioni morali sopra la venuta della miracolosa immagine della beata Vergine del Buon Consiglio dall’Albania alla Terra di Genazzano, nella Campagna di Roma, proposte per esercizio de’ suoi divoti.
In questo testo la tradizione scutarina risulta ormai definitivamente consacrata, in relazione alla ideologia identitaria italoalbanese, aprendo una stagione di inesausta ricerca di collegamenti tra Genazzano e Scutari che continuerà, inesausta e ripetitiva, per tutto il XIX secolo.
La Madonna del Buon Consiglio, patrona dell’Albania
Finché nel 1895, durante il IV Concilio Vescovile albanese, fu proclamata Madonna del Buon Consiglio, Patrona dell’Albania e degli albanesi.
Oggi è diffusa anche nel resto d’Italia, a Klina (Kosovo), in Austria ed in altre parti del mondo, fino a New York.
La Madonna del Buon Consiglio, Patrona dell’Albania e degli Albanesi, è una storia, tra mito e realtà, che coniuga fede e patrimonio italiani alla cultura, alla storia e alle sofferenze del popolo albanese.
E dimostra un legame fatto di amicizia e influenze reciproche antichissime e inimmaginabili.
Due storie, una riguardante la chiesa di Genazzano del XII secolo e la sua ricostruzione, tra mille difficoltà, da parte di una vedova terziaria agostiniana, Beata Petruccia e l’altra riguardante il terribile momento storico che l’Albania stava vivendo, si intrecciano in un viaggio, esilio o migrazione che dir si voglia, da parte di un quadro che, anch’esso, come una buona parte della popolazione albanese, in quel momento, ma anche in altri di una storia travagliata e spesso subita, fugge dalla propria patria.
Perché l’Albania, alla morte di Giorgio Castriota Scanderbeg, dopo anni di lotta e dieci mesi di assedio di Scutari, piazzaforte albanese dei Veneziani, stava cadendo definitivamente sotto l’occupazione turca che sarebbe durata cinque secoli.
Questi due esiliati furono solo due dei 200.000 migranti albanesi in Italia arrivati durante l’ondata migratoria del secolo IV, divisa in 4 fasi, che ha prodotto il miracolo antropologico degli Arbëresh del Sud nonché quelle altrettanto interessanti colonie albanesi di Venezia e Trieste.
Le distruzioni del santuario di Scutari e la rinascita
Dopo il lungo e pesante dominio degli Ottomani, l’Albania passò sotto il dominio degli Austro-Ungarici nel gennaio del 1916.
Nella nuova condizione di libertà religiosa, a Scutari, alle falde della fortezza veneziana di Rozafat, sul luogo in cui sorgeva anteriormente, nel 1917 fu eretto un nuovo Santuario della "Madonna del Buon Consiglio".
Purtroppo, tale rinascita ebbe breve durata perché, nel 1945, l’Albania venne proclamata "Repubblica Popolare Comunista": il Santuario venne raso al suolo; tutte le Chiese furono devastate, i Sacerdoti perseguitati.
Nel 1967, l’Albania si autoproclamò "primo Stato ateo del mondo".
Questa situazione continuò fino al 4 Novembre 1990, quando si sgretolò il regime comunista e l’Albania cominciò la sua ricostruzione civile e religiosa.
La città di Scutari, circondata dal lago, da due fiumi e dal monte Tarabosh, dopo un secolo di vassallaggio veneziano subì l’occupazione plurisecolare dei turchi, poi quella serba nel 1913, l’austro-ungarica nel 1916, e solo nel 1917 vi si poté edificare un nuovo Santuario della Chiesa della Madonna del Buon Consiglio.
Successivamente però la chiesa venne prima trasformata in sala da ballo e poi rasa al suolo alla proclamazione dell’ateismo di stato nel 1967, esattamente 500 anni dopo quel famoso “esilio” miracoloso.
Papa Giovanni Paolo II visitò Genazzano il 22 aprile 1993, qui benedisse una copia perfetta dell’immagine della Madonna del Buon Consiglio che portò a Scutari, il 25 aprile successivo, ove benedisse “la prima pietra del nuovo Santuario dedicato alla Madonna del Buon Consiglio.
Già due volte distrutto nel corso della storia, esso risorgerà quale simbolo della fede indistruttibile del popolo albanese”.
Oggi il Santuario è tornato ad essere il cuore dei cattolici di Albania.
Don Orione e la Madonna del Buon Consiglio
La devozione alla Madonna del Buon Consiglio ha segnato la storia di Don Orione e della Congregazione.
Don Orione ricordò molte volte che “La Piccola Opera è nata ai piedi della Madonna del Buon Consiglio e nelle mani di Mg.r Novelli”.
Precisò: “Ai piedi della Madonna del Buon Consiglio in Duomo si raccoglievano i primi ragazzi: ci diceva la Messa quell’angelo di Sacerdote che fu il Can.co Mgr. Novelli, un pio e colto prete, un gran prete, che quando fu ordinato il boicottaggio attorno alla prima povera tenda della Divina Provvidenza, stette saldo e non piegò”.
“Ai piedi di un quadro raffigurante la Madonna del Buon Consiglio che era esposta sull’altare di Sant’Apollonia in Duomo, ho raccolto tanti anni fa i primi ragazzi.
Il quadro è ora nelle mani di uno degli alunni del primo Oratorio di San Bernardino, il Parroco della Canale.
Io sono stato più di una volta a Genazzano e sono sempre ritornato di là col cuore inondato di gioia spirituale e di amore alla Madonna”.
L’altare del Duomo di Tortona
L'altare della Madonna del Buon Consiglio, era caro anche al servo di Dio Don Gaspare Goggi che viveva e studiava a Tortona ancora prima di conoscere Don Orione.
“Oh, come Gaspare era devoto della Madonna del Buon Consiglio!”, ricordava la sorella Teresa.
“Ci soffermavamo quotidianamente davanti a Lei, all'altare della Cattedrale, in quei lontani anni della nostra fanciullezza, passati con tanta letizia a Tortona”.
Poi quei due giovani - Orione e Goggi - strinsero profonda amicizia.
Per consacrare insieme la loro vita scelsero un luogo ad entrambi caro: davanti all'immagine della Madonna del Buon Consiglio del Duomo.
Come ricordò Don Orione, fu “un'offerta alla Chiesa di Gesù Cristo; una offerta della vita a Gesù per la gloria di Dio e per la salute dei popoli”.
Finché vissero, rinnovarono insieme ogni anno quell'offerta.
Conosciamo la vita bella di Don Gaspare Goggi “primo Figlio della Divina Provvidenza” e anche la sua prematura morte il 4 agosto 1908.
L'anno successivo, quando il 26 aprile 1909, festa della Madonna del Buon Consiglio, Don Orione tornò puntuale a rinnovare la sua consacrazione davanti alla cara immagine in venerazione al duomo di Tortona, confidò in un foglio sgualcito la sua pena.
“A Te, o mia cara Madonna.
Sono tanti anni e in questo tuo santo giorno venivo ai tuoi piedi col primo Figlio della Divina Provvidenza e tutti gli anni in questa festa venivamo ancora qui!
Quest'anno quel povero e caro figliuolo è morto, e sono qua solo!
O Maria, cara Madonna mia, guarda le lagrime del mio povero cuore!
Vedi, quest'anno non so più parlare: perdonami, sono solo, il mio povero figliuolo è morto!
Piango, ma mi consolo pensando che tu sei tanto buona e mi sai compatire!
ma io so che sarà qui anche lui.
È da anni che questo giorno lo passavamo insieme; eravamo tre: tu, o cara Madonna mia, lui ed io.
Hai pianto tanto anche tu, o cara Madonna!
lasciami piangere un poco!
Sono solo.
il mio povero figliuolo è morto!”.
La devozione nella Casa Madre
La Madonna del Buon Consiglio nella Casa Madre di Don Orione fu messa in onore fin dal 1904.
Per acquistare la casa erano necessari 26.000 lire, che Don Orione non aveva.
Ma aveva fiducia nella Madonna.
Prese una sua statuettà e la seppellì nel giardino della casa: "Concedimi questa abitazione per i miei ragazzi. Tu sarai la sua padrona".
Giunsero i soldi da due benefattori e prima di consegnarlo per l'acquisto, mise i 26 bigliettoni da 1000 lire attorno al quadro della Madonna del Buon Consiglio.
All’immagine della Madonna del Buon Consiglio è legato un noto sogno premonitore.
Il sogno premonitore di Don Orione
“Mi ero messo in treno a Cassano Ionio e viaggiava per venire a Roma, quando nella notte, prima di giungere a Napoli feci questo terribile sogno: mi vidi davanti alla Madonna SS. del Buon Consiglio e ai piedi della Madonna vi erano delle piramidi bianche piccole, come di marmo.
Quando un lato della cornice del quadro della SS. Vergine si distaccò dall’alto in basso, dalla parte sinistra del quadro; si animò e diventò come un martello, ma attaccato al quadro, e incominciò a battere furiosamente su quelle piccole piramidi spezzandone parecchie e infrangendole: io capî nel sogno che si trattava come delle nostre Case o individui nostri della Congregazione che erano violentemente infranti, di quelli che stavano ai piedi della Madonna.
Supplicai la SS. Vergine, presi alcuni fanciulli e mi offersi coi fanciulli alzati dalle mie mani verso del quadro supplicandola e supplicandola con cuore umiliato e pentito.
E il martello cessò.
Ora questo è cominciato e cominciò a Tortona proprio ai piedi della SS. Vergine del buon Consiglio in quella casetta che costa tanti sacrificî.
Ma per ora non vi posso dire altro, ve lo dirò a voce: voi pregate”.
Il sogno presenta la Madonna del Buon Consiglio come il punto di riferimento al quale Don Orione affida i ragazzi, le case e le persone della Congregazione.
Le visite di Don Orione a Genazzano
Don Orione racconta della sua devozione alla Madonna del Buon Consiglio a Tortona, nella Buona Sera del 25 Aprile 1934.
“Domani è la Festa della Madonna del Buon Consiglio, che è in modo particolare venerata a Genazzano, non molto lontano da Roma.
Il Signore mi diede la consolazione di andare più volte a Genazzano e là ho provato soavissime dolcezze spirituali, ho pianto e ricordo ancora quelle lacrime piene di un amore non terreno ma… così…
E quantunque non abbia avuto la consolazione di toccare quella crosta di muro su cui è dipinta la Vergine Santa, la Madonna del Buon Consiglio - perché quei Religiosi ora le hanno messo davanti dei cristalli, dei voti, dei cuori d’argento, per cui non si può toccare - tuttavia rimasi contento.
Quando ero Chierico avevo per professore di Teologia un Canonico venerando, che insegnava da tanti anni, piissimo e coltissimo, molto devoto della Madonna del Buon Consiglio, di cui volle un quadro nella Scuola di Teologia e sul pianerottolo del Seminario di Tortona.
Ne diffuse la devozione in tutte le Parrocchie della Diocesi radicandola nei suoi alunni.
E scrisse molto sulla Madonna!
Ogni anno voleva si festeggiasse in Duomo con devozione la solennità del Buon Consiglio e ci raccontava come l’immagine fosse giunta dall’Albania.
Voi la conoscete la storia di quella apparizione straordinaria”.
Quando fui davanti a quell’Immagine, a Genazzano, e vidi quei cristalli, quei vetri, volevo quasi quasi dare un pugno…
Avevo infatti sempre letto che si può vedere la parte superiore del quadro totalmente distaccata dal muro, senza sostegno, così che si potrebbe con uno spago teso passargli di dietro e davanti al quadro in ogni verso senza che lo spago tocchi niente.
Si vede anche, dicono i libri che ne parlano, la corona distaccata dall’Immagine e solamente sostenuta dal di sopra; e così quella del Bambino…
Volevo vedere se tutto questo era vero…
Però mi venne meno il coraggio di rompere i cristalli, perché ho creduto e mi sono sentito una certezza, per cui non potei non credere.
Sapete che io credo molto poco, (si ride) tuttavia allora non potei fare a meno di credere.
E mi sono sentito consolato e ho pianto le lacrime più dolci della mia vita”.
Vi fu più volte.
Abbiamo una cartolina autografa spedita alla Sig.ra Angiolina [Marchese] di Tortona del 1924.
“Dal Santuario di Genazzano, il dì 28 Giugno 1924.
Dai piedi della Madonna del Buon Consiglio, e qui ove apparve, prego e benedico a lei, sorella e parenti loro.
Dev.mo Don Orione”.

L’episodio miracoloso dell’estasi e della levitazione
Un frate agostiniano raccontò più volte un fatto miracoloso cui assistette.
Il 7 aprile 1931 - leggiamo nel Diario dell’Istituto di Via Sette Sale - i chierici andarono in pellegrinaggio a Genazzano: “Il fratel sacrestano ci racconta un fatto che ha del prodigioso accaduto a D. Orione, di cui lo stesso fratello è stato testimonio.
Don Orione dopo aver celebrato la S. Messa, mentre faceva il suo ringraziamento all’Altare della Madonna, fu rapito in estasi per alcuni momenti e fu visto (anche dalla gente) sollevato da terra, tutto intento a guardare il quadro della Madonna”.
Don Domenico Sparpaglione visitò il santuario di Genazzano, con don Risi e il signor Moresi, il 30 novembre 1932.
“Un frate ci raccontò che don Orione davanti all’immagine prodigiosa della Madonna aveva subito una specie di miracolosa estasi con levitazione della persona.
Disse che mentre egli si era voltato a un richiamo d’un suo confratello, proprio in quell’attimo, don Orione si era sollevato da terra, e quando egli si rigirò vide e constatò che si trovava sulla mensa dell’altare.
Lui era convinto che si trattasse di un prodigio”.
Il racconto dell’estasi mostra il modo intenso con cui Don Orione viveva la preghiera davanti all’immagine della Madonna del Buon Consiglio.
La devozione e la Provvidenza nell’opera di Don Orione
Don Orione invitò la regina Elena all’inaugurazione dell’Istituto San Filippo, nel 1938, e poi riferì in una “Buona Notte”.
“Sua Maestà ricordava quando, 30 anni or sono, per parecchi anni, io fui in mezzo agli orfani del terremoto, come delegato del Patronato Regina Elena.
Forse ricordava ancora quando, quattro anni dopo, in mezzo alle nevi e al freddo lavoravo nel terremoto della Marsica, sempre quale delegato del Patronato che da Lei dipendeva.
E Lei mi mandava i corredini da vestire i neonati, e nei corredini che mi mandava, c'era sempre una medaglia, sempre la stessa medaglia, della Madonna del Buon Consiglio.
Nel Montenegro, vicino all'Albania, è in grande venerazione la Madonna del Buon Consiglio.
E da una parte della medaglia c'era l'immagine della Vergine del Buon Consiglio e dall'altra parte era piatta perché io ci mettessi il nome dell'orfano a cui il corredino veniva dato”.
La devozione di Don Orione non rimase quindi legata soltanto alla preghiera personale, ma si collegò all’educazione dei ragazzi, alla cura degli orfani, alla fondazione delle case e all’affidamento della Congregazione alla Provvidenza.
Il significato spirituale dei miracoli
Il miracolo di Genazzano è considerato dalla tradizione il segno visibile di un legame tra l’Albania e l’Italia, tra Scutari e Genazzano, tra la sofferenza di un popolo e la sua speranza religiosa.
La devozione alla Madonna del Buon Consiglio ha accompagnato pellegrini, famiglie, sacerdoti, religiosi e intere comunità nei momenti di difficoltà, di persecuzione e di incertezza.
Il santuario di Genazzano è diventato il luogo nel quale l’immagine di Scutari continua a essere venerata dagli albanesi con l’antico titolo di “Signora dell’Albania”.
I miracoli attribuiti alla Madonna comprendono, nella tradizione del santuario, guarigioni corporali, liberazioni, conversioni, protezioni e grazie ottenute nella vita quotidiana.
La devozione sottolinea però soprattutto l’azione interiore della Vergine: consigliare, correggere, orientare e fortificare l’anima.
Per Don Orione, questa maternità spirituale si manifestò nell’incontro tra la preghiera davanti all’altare del Duomo di Tortona, la consacrazione insieme a Don Gaspare Goggi, la raccolta dei primi ragazzi dell’Oratorio e le visite al santuario di Genazzano.
La festa della Madonna del Buon Consiglio si celebra il 26 aprile.
Il santuario di Genazzano e quello di Scutari restano così uniti da una devozione che attraversa secoli di guerre, migrazioni, distruzioni e rinascite, mentre l’immagine della Madre del Buon Consiglio continua a essere considerata un segno di fede, conforto e guida.