Nel 1866 lo Stato Pontificio sostituì lo scudo con la lira pontificia, con l’obiettivo di ottenere l’ammissione all’Unione monetaria latina. Tuttavia, questo traguardo non sarebbe mai stato raggiunto perché l’annessione al Regno d’Italia e la fine del potere temporale del Papa erano imminenti.
La riforma monetaria abolì baiocchi e scudi e introdusse i valori espressi in centesimi di lire. Il passaggio alla lira pontificia si inserì negli ultimi anni dello Stato Pontificio, durante il pontificato di Pio IX e in un periodo segnato dalle incursioni di Garibaldi, dalla protezione francese e dai delicati accordi internazionali tra Francia e Regno d’Italia.
La riforma monetaria dello Stato Pontificio
In questo contesto, la Santa Sede prese un’importante decisione di politica monetaria, che le avrebbe permesso di intensificare le relazioni con gli altri stati europei. Nel 1866, sostituì lo scudo con la lira pontificia, con l’obiettivo di ottenere l’ammissione all’Unione monetaria latina.
La nuova valuta pontificia arrivò però in una fase storica estremamente breve e instabile. Tuttavia, questo traguardo non sarebbe mai stato raggiunto perché l’annessione al Regno d’Italia e la fine del potere temporale del Papa erano imminenti.
Dall’unità d’Italia alla presa di Roma
Nel 1861 venne proclamata la nascita del Regno d’Italia, ma all’appello mancavano ancora alcuni territori della Penisola, tra i quali l’area occupata dallo Stato Pontificio. Cavour non aveva mai nascosto l’intenzione di annettere Roma e renderla la capitale d’Italia, anzi aveva addirittura espresso la sua avversione al potere temporale del Papa con la celebre frase “Libera Chiesa in libero Stato”.
Tuttavia, era la Francia, grande alleata sul fronte austriaco, a frenare le mire del neonato Regno d’Italia. I transalpini avevano infatti una storica relazione con la Santa Sede che riceveva protezione da loro.

Giuseppe Garibaldi tentò invano l’attacco a Roma due volte, nel 1866 e poi nel 1867. la prima volta dovette desistere, non avendo l’appoggio dell’esercito italiano; la seconda volta venne invece sconfitto a Mentana da una forza costituita dalle truppe pontificie e da un corpo di spedizione francese venuto in soccorso del pontefice.
Tutto cambiò nel 1870, quando Napoleone III fu costretto a richiamare la guarnigione di stanza a Roma perché doveva impiegarla nella guerra contro la Prussia. Approfittando della città sguarnita, l’esercito Vittorio Emanuele II entrò attraverso la breccia di Porta Pia senza trovare resistenza, annettendo così i territori dello Stato Pontificio.
Il miglio e il sistema monetario pontificio
Nel sistema monetario dello Stato Pontificio il miglio apparteneva alla tradizione precedente alla riforma del 1866, quando la valuta ufficiale era ancora lo scudo pontificio. Con l’introduzione della lira pontificia furono aboliti baiocchi e scudi e i nuovi valori monetari vennero espressi in centesimi di lire.
La riforma segnò quindi il superamento dell’assetto monetario legato allo scudo. La lira pontificia rappresentò il tentativo di avvicinare lo Stato Pontificio ai sistemi monetari degli altri stati europei, ma la trasformazione fu presto superata dagli eventi politici e militari che portarono all’annessione al Regno d’Italia.
La Seconda emissione dei francobolli del 1867
Una serie di coloratissimi francobolli del 1867 è stata la prima dello Stato Pontificio a riportare il valore facciale in lire. Si tratta della Seconda emissione, che risale al pontificato di Pio IX e, più precisamente, agli anni durante i quali Roma era minacciata dalle incursioni di Garibaldi, ma era protetta grazie a delicatissimi accordi internazionali tra Francia e Regno d’Italia.
In questo contesto storico, nel 1867 venne realizzata la Seconda emissione dello Stato Pontificio, con lo stesso soggetto della prima (chiavi decussate sormontate da triregno) ma valori espressi in centesimi di lire in conseguenza della riforma monetaria che l’anno prima abolì baiocchi e scudi.
| Valore | Colore |
|---|---|
| 2 cent. | verde |
| 5 cent. | azzurro verde |
| 20 cent. | rosso indiano |
| 40 cent. | giallo |
| 80 cent. | rosa |
Francobolli della Seconda emissione dello Stato Pontificio (1867) - Valori 2 cent. verde, 5 cent. azzurro verde, 20 cent. rosso indiano, 40 cent. giallo, 80 cent. rosa
Caratteristiche tecniche e grafiche
Anche questa serie fu stampata in nero su carta colorata e, per ottenere gli stereotipi, ci si limitò a modificare l’indicazione del valore sulle matrici della prima emissione. La particolarità che salta subito all’occhio è però la brillantezza di questi francobolli, dovuta alla carta lucida impastata con i colori che venne utilizzata per la loro realizzazione ed era innovativa per l’epoca.
Il soggetto dei francobolli mantenne dunque i simboli pontifici della prima emissione: le chiavi decussate sormontate dal triregno. La principale novità riguardò l’indicazione del valore, collegata alla riforma monetaria del 1866 e alla nuova lira pontificia.

La fine dello Stato Pontificio e dell’emissione
I francobolli della Seconda emissione accompagnarono lo Stato Pontificio fino alla fine. Infatti, rimasero in uso fino al 31 dicembre del 1870, quando ormai da più di due mesi anche Roma era entrata a far parte del Regno d’Italia, divenendone la capitale.
La Seconda emissione del 1867 documenta quindi uno dei passaggi conclusivi della storia monetaria e postale pontificia: la sostituzione dello scudo con la lira, l’adozione dei valori in centesimi di lire e la rapida scomparsa dello Stato Pontificio nel nuovo quadro politico italiano.
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