L’adorazione eucaristica sulle strade del mondo unisce la contemplazione silenziosa della presenza di Cristo nell’Eucaristia alla responsabilità di portare il Vangelo nelle piazze, nelle case, nei quartieri e in ogni luogo dove gli uomini e le donne sono in ricerca.
La piazza e le strade sono i luoghi dove il Vangelo ha iniziato a diffondersi; per i cristiani il Vangelo è “sulle strade del mondo” quando è nel cuore degli uomini e delle donne in ricerca, quando “apre la strada” al di là delle fragilità umane.
La presenza eucaristica al centro della missione
Come ci ricorda l’enciclica Redemptoris Missio di Giovanni Paolo II, “la chiamata alla missione deriva di per sé dalla chiamata alla santità. Ogni missionario è autenticamente tale solo se si impegna nella via della santità”. Il missionario deve essere “un contemplativo in azione”.
Contemplare è avere uno sguardo evangelico sulla vita, è sentire di poter presentare al Signore risorto, presente nell’Eucaristia, ogni uomo e donna, nostri fratelli. Gesù ci chiama ad attingere da lui la Sapienza senza fondo per conoscere in profondità il nostro cuore.
Siamo invitati a stare con lui nella preghiera, nell’ascolto e nella contemplazione della sua Parola, a vivere la “gioia piena della sua presenza”, che ci spinge sulle strade del mondo ad annunciare la Salvezza. La fede si rafforza donandola.

La Chiesa, inviata da Cristo a rivelare e comunicare la carità di Dio a tutti gli uomini e a tutte le genti, comprende che le resta ancora un lavoro missionario enorme. La comunità cristiana diventa segno della presenza di Dio nel mondo e scopre la propria vocazione: il compito di annunciare il Vangelo nel mondo è il dovere più alto e più sacro della Chiesa.
Tutti i fedeli cristiani infatti dovunque vivono, sono tenuti a manifestare con l’esempio della vita e con la testimonianza della parola l’uomo nuovo, che hanno rivestito col battesimo, e la forza dello Spirito Santo.
Il silenzio dell’adorazione
La grande ricchezza del noviziato sahariano è senza dubbio la solitudine e la gioia della solitudine, il silenzio. Un silenzio, il vero, che penetra per ogni dove, che invade tutto l’essere, che parla all’anima con una forza meravigliosa e nuova, non certo conosciuta dall’uomo distratto.
Quaggiù si vive sempre in silenzio e si impara a distinguerne le sfumature: silenzio della chiesa, silenzio della cella, silenzio del lavoro, silenzio interiore, silenzio dell’anima, silenzio di Dio.
Per imparare a vivere questi silenzi, il maestro dei novizi ci lascia partire per qualche giorno “di deserto”. Una sporta di pane, qualche dattero, dell’acqua, la Bibbia. Una giornata di marcia: una grotta.
Un sacerdote celebra la S. Messa; e poi parte lasciando nella grotta, su un altare di sassi, l’Eucaristia. Così per una settimana, si resterà soli con l’Eucaristia esposta giorno e notte. Silenzio nel deserto, silenzio nella grotta, silenzio nell’Eucaristia.
Nessuna preghiera è così difficile come l’adorazione dell’Eucaristia. La natura vi si ribella con tutte le forze. Si preferirebbe trasportare sassi sotto il sole.
La sensibilità, la memoria, la fantasia, tutto è mortificato. Solo la fede trionfa; e la fede è dura, è buia, è nuda.
Mettersi dinanzi a ciò che ha l’aspetto di pane e dire: “Lì c’è Cristo vivo e vero”, è pura fede. Ma nulla nutre di più della pura fede; e la preghiera nella fede è vera preghiera.
“Adorare l’Eucaristia non c’è gusto”, mi diceva un novizio. Ma è proprio questa mortificazione del gusto che rende salda e vera la preghiera. È l’incontro con Dio al di là della sensibilità, al di là della fantasia, al di là della natura.
Una preghiera spogliata e umile
Ed è qui il primo aspetto dello spogliamento. Fin tanto che la mia preghiera resta ancorata al gusto, saranno facili gli alti e bassi; le depressioni seguiranno gli entusiasmi effimeri.
Sarà sufficiente un mal di denti per liquidare tutto il fervore religioso dovuto ad un po’ di estetismo o a un moto di sentimento. “Occorre spogliare la tua preghiera” mi dice il maestro dei novizi.
“Occorre semplificare, disintellettualizzare. Mettiti dinanzi a Gesù come un povero: senza idee, ma con fede viva. Rimani immobile in un atto di amore dinanzi al Padre.
Non cercare di raggiungere Dio con l’intelligenza: non ci riuscirai mai; raggiungilo nell’amore: ciò è possibile”.
La battaglia non è facile; perché la natura vuole la sua rivalsa, vuole la sua razione di godimento, e l’unione con Gesù crocifisso è tutt’altra cosa.
Dopo qualche ora - o qualche giorno - di questa ginnastica, il corpo si placa. Visto che la volontà gli rifiuta il piacere sensibile, non lo cerca più; diventa passivo.
Si addormentano i sensi. Il poco mangiare, il molto vegliare e il pregare con umile insistenza rendono la casa dell’anima una dimora silenziosa, pacificata.
Meglio, come dice S. Giovanni della Croce, è la “notte dei sensi” che comincia. Allora la preghiera diventa una cosa seria, anche se dolorosa e arida. Così seria che non se ne può più fare a meno.
L’Eucaristia e il peso del male
L’anima entra nel lavoro redentivo di Gesù. Inginocchiato sulla sabbia, dinanzi al rudimentale ostensorio che conteneva Gesù, pensavo al male del mondo: odi, violenze, turpitudini, impurità, menzogne, egoismi, tradimenti, idolatrie, adulteri.
Attorno a me la grotta era diventata vasta come il mondo; e i miei occhi interiori contemplavano Gesù oppresso sotto il peso di tanto male.
L’Ostia non è forse, nella sua stessa forma, come pane schiacciato, tritato, cotto? E non conteneva essa forse l’Uomo dei dolori, il Cristo vittima, l’Agnello sgozzato per i nostri peccati?
L’adorazione porta così a riconoscere il dolore del mondo senza sottrarlo allo sguardo di Cristo. Ogni strada, ogni piazza e ogni storia umana possono diventare il luogo nel quale presentare al Signore le inquietudini, le ferite e le speranze dell’umanità.
Dall’illusione di essere indispensabili alla libertà dei servi
E qual era la mia posizione vicino a Lui? Per molti anni avevo pensato di essere “qualcuno” nella Chiesa.
Avevo perfino immaginato questo sacro edificio vivente come un tempio sostenuto da molte colonne piccole e grandi e sotto ogni colonna la spalla di un cristiano. Anche sulle mie pensavo gravasse una sia pur piccola colonna.
A forza di ripetere che Dio aveva bisogno degli uomini e che la Chiesa aveva bisogno di militanti, vi avevamo creduto. L’edificio gravava sulle nostre spalle.
Iddio, dopo aver creato il mondo, s’era messo a riposo; il Cristo, fondata la Chiesa, era scomparso nel Cielo. Tutto il lavoro era restato a noi, alla Chiesa.
Soprattutto noi dell’Azione Cattolica eravamo i veri facchini, che sostenevano il peso della giornata. Con questa mentalità non ero più stato capace d’andare in vacanza; anche la notte mi sentivo militante.
Si procedeva sempre di corsa da un impegno all’altro, da un’adunanza all’altra, da una città all’altra. La preghiera era affrettata, i discorsi concitati, il cuore agitato.
Siccome tutto dipendeva da noi e il tutto andava così male, si aveva ben ragione di essere inquieti. Ma chi si era accorto di ciò? Sembrava sì giusta e sì vera la via dell’azione!
Già da piccoli s’era incominciato col ritornello: “Primi in tutto per l’onore di Cristo Re”; quindi, diventati giovani: “Tu sei guida”; diventati adulti: “Sei un responsabile, sei un capo, sei un apostolo”…
A forza di essere “qualcosa” sempre, la piega dell’anima era stata presa; e le parole di Gesù: “Voi siete servi inutili”, “Senza di me non potete far nulla”, “Chi di voi vuol essere il primo sia l’ultimo” sembravano dettate per altra gente, per altri tempi.
È caratteristica la parabola della mia vita. Il mio primo maestro mi aveva detto: “Primo in tutto per l’onore di Cristo Re”; e l’ultimo, Charles de Foucauld, mi aveva suggerito: “Ultimo di tutti per l’amore di Gesù Crocifisso”.
Eppure può darsi che tutti e due avessero ragione e che il colpevole fossi io a non capire bene la lezione.
In ogni caso ora ero là, in ginocchio, sulla sabbia della grotta che aveva preso le dimensioni della Chiesa stessa; e sentivo sulle mie spalle la famosa colonnina del militante.
Forse era questo il momento di vederci chiaro. Mi trassi indietro di colpo, come per liberarmi da quel peso.
Che cosa avvenne? Tutto rimase al suo posto, immobile. Non una scalfittura nella volta, non uno scricchiolio.
Dopo venticinque anni mi ero accorto che sulle mie spalle non gravava proprio niente e che la colonna era falsa, posticcia, irreale, creata dalla mia fantasia, dalla mia vanità.
Avevo camminato, corso, pedalato, organizzato, lavorato, credendo di sostenere qualcosa; e in realtà avevo sostenuto proprio nulla.
Il peso del mondo era tutto su Cristo Crocifisso. Io ero nulla, proprio nulla.
Ce n’era voluto a credere alle parole di Gesù che da duemila anni mi aveva già detto: “Voi, quando avete fatto tutto ciò che vi è stato comandato dite: Siamo servi inutili, perché abbiamo solo fatto il nostro dovere” (Lc 17, 10).
Gesù sulle strade del Vangelo
“Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demoni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.
Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento.
In qualunque città o villaggio entriate, domandate chi là sia degno e rimanetevi finché non sarete partiti. Entrando nella casa, rivolgetele il saluto.
Se quella casa ne è degna, la vostra pace scenda su di essa; ma se non ne è degna, la vostra pace ritorni a voi.”
Gesù percorre le strade della Palestina annunciando la lieta notizia. Egli ha chiamato a sé i Dodici affinché condividano con lui l’intimità dei giorni, ascoltino la sua predicazione, vedano le sue opere, imparino a conoscerlo e ad amarlo.
L’annuncio e la testimonianza diventano così i segni di Dio per noi e gli strumenti umano-divini della Chiesa.

La vocazione missionaria di ogni battezzato
Il mandato ricevuto dagli Apostoli, si estenderà poi ai loro successori, a tutti i credenti e ai battezzati in Cristo.
I discepoli scopriranno che, nella vocazione cristiana di ciascuno, si racchiude il dovere di trasmettere la fede e tutti i benefici ricevuti da Dio.
Anche noi comprendiamo così che non ci è lecito trattenere egoisticamente per noi i doni e i talenti che il Signore ci ha affidato: sono beni che di loro natura sono destinati ad estendersi, espandersi e crescere di generazione in generazione.
Il Concilio Vaticano II ha riaffermato con forza il ruolo dei laici come testimoni della fede e missionari del Vangelo di Cristo.
Così la missionarietà della Chiesa ha avuto un nuovo impulso e un nuovo vigore, ma soprattutto a guadagnarne sono stati gli stessi fedeli che hanno potuto così crescere nell’appartenenza e nell’impegno.
“La prima forma di evangelizzazione è la testimonianza. L’uomo crede più ai testimoni che ai maestri, più all’esperienza che alla dottrina, più alla vita e ai fatti che alle teorie.
La testimonianza evangelica, a cui il mondo è più sensibile, è quella dell’attenzione per le persone e della carità verso i poveri e i piccoli, verso chi soffre” (Redemptoris Missio, 41-42).
Un itinerario di adorazione missionaria
L’adorazione eucaristica può essere vissuta come un cammino spirituale in cinque momenti: contemplazione, vocazione, responsabilità, carità e ringraziamento.
| Momento | Parola guida | Orientamento della preghiera |
|---|---|---|
| La contemplazione | “Sono certo di contemplare la bontà del Signore nella terra dei viventi” (Sal 26, 13) | Guardare la storia e l’umanità alla luce della presenza di Cristo. |
| La vocazione | “Considerate, fratelli, la vostra vocazione” (1 Cor 1, 26a) | Riconoscere la chiamata a condividere la gioia dell’incontro con Gesù. |
| La responsabilità | “Non è infatti per me un vanto predicare il vangelo; è un dovere” (1 Cor 9, 16a) | Accogliere il mandato di annunciare il Vangelo sulle strade del mondo. |
| La carità | “Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri” (Gv 13, 35) | Unire l’annuncio alla misericordia, al servizio e alla condivisione. |
| Il ringraziamento | “Ti rendo grazie, perché mi hai esaudito. Perché sei stato la mia salvezza” (Sal 117, 21) | Rendere grazie per il dono della fede e trasformarlo in testimonianza. |
Primo momento: la contemplazione
“L’ansia di annunciare Cristo ci spinge anche a leggere la storia per scorgervi i problemi, le aspirazioni e le speranze dell’umanità, che Cristo deve sanare, purificare e riempire della sua presenza.
Il suo Messaggio, infatti, è sempre attuale, si cala nel cuore stesso della storia ed è capace di dare risposta alle inquietudini più profonde di ogni uomo.
Uno degli ostacoli allo slancio dell’evangelizzazione è la crisi di fede non solo del mondo occidentale, ma di gran parte dell’umanità, che pure ha fame e sete di Dio e deve essere invitata e condotta al pane di vita e all’acqua viva.
Gesù ci chiama ad attingere da lui la Sapienza senza fondo per conoscere in profondità il nostro cuore: siamo invitati a stare con lui nella preghiera, nell’ascolto e nella contemplazione della sua Parola, a vivere la “gioia piena della sua presenza”, che ci spinge sulle strade del mondo ad annunciare la Salvezza.
In silenzio, contempliamo ora l’Eucaristia, lasciando che la Parola del Signore ci disponga all’offerta spirituale del nostro cuore.
Secondo momento: la vocazione
“L’incontro con Cristo come Persona viva che colma la sete del cuore non può che portare al desiderio di condividere con altri la gioia di questa presenza e di farlo conoscere perché tutti la possano sperimentare.
La preoccupazione di evangelizzare non deve mai rimanere ai margini dell’attività ecclesiale e della vita personale del cristiano, ma caratterizzarla fortemente, nella consapevolezza di essere destinatari e, al tempo stesso, missionari del Vangelo.
Il punto centrale dell’annuncio rimane sempre lo stesso: l’annuncio del Cristo morto e risorto per la salvezza del mondo, dell’amore di Dio assoluto e totale per ogni uomo ed ogni donna”.
Per riportarci nell’Amore del Padre, Gesù non ha rifiutato di morire. E’ Il prezzo pagato per ricrearci come “uomini nuovi”.
Un fatto che con cuore sincero ognuno può riconoscere, da annunciare ogni giorno con la propria vita. Un dono ricevuto che sentiamo di dover condividere con gli altri, nella gioia.
In silenzio, contempliamo ora l’Eucaristia, riflettendo sulle possibilità che la nostra vocazione specifica ci offre per essere missionari nella vita quotidiana.
Terzo momento: la responsabilità
“Nell’indire l’Anno della fede, ho scritto che Cristo “oggi come allora, ci invia per le strade del mondo per proclamare il suo Vangelo a tutti i popoli della terra”; proclamazione che “non è per la Chiesa un contributo facoltativo: è il dovere che le incombe per mandato del Signore Gesù, affinché gli uomini possano credere ed essere salvati.
Sì, questo messaggio è necessario. È unico. È insostituibile”.
Abbiamo bisogno quindi di riprendere lo stesso slancio apostolico delle prime comunità cristiane, che, piccole e indifese, furono capaci, con l’annuncio e la testimonianza, di diffondere il Vangelo in tutto il mondo allora conosciuto.
Il mandato di predicare il Vangelo deve coinvolgere tutta l’attività della Chiesa particolare, tutti i suoi settori, in breve, tutto il suo essere e il suo operare.
Il nostro cuore è chiamato ad orizzonti infiniti. Cristo ci invia, lo Spirito ci sostiene nell’annunciare il suo amore sulle strade del mondo, per portarlo a tutti con la fede e la testimonianza credibile nel Signore.
Una responsabilità che è una grazia santificante da condividere. In silenzio, contempliamo ora l’Eucaristia, chiedendo al Signore di rafforzarci nella fede per annunciare il suo Vangelo nel mondo.
Quarto momento: la carità
“Guai a me se non annuncio il Vangelo!”, diceva l’apostolo Paolo. Questa parola risuona con forza per ogni cristiano e per ogni comunità cristiana in tutti i Continenti.
Tanti sacerdoti, religiosi e religiose, da ogni parte del mondo, numerosi laici e addirittura intere famiglie, lasciano i propri Paesi, le proprie comunità locali e si recano presso altre Chiese per testimoniare e annunciare il Nome di Cristo, nel quale l’umanità trova la salvezza.
Si tratta di un’espressione di profonda comunione, condivisione e carità tra le Chiese, perché ogni uomo possa ascoltare o riascoltare l’annuncio che risana e accostarsi ai Sacramenti, fonte della vera vita.
L’impegno missionario è modellato sull’esempio di Cristo venuto a donare la Vita. L’annuncio è per la Vita e la Salvezza di tutti gli uomini, riguarda ciascuno di noi e deve riguardare il nostro agire come figli di Dio.
Non c’è annuncio senza carità, senza condividere le necessità del fratello, senza un’infinita capacità di amare.
In silenzio, contempliamo ora l’Eucaristia, accostandoci al Signore che ci invita a “spezzarci” con Lui, che si fa Pane e Vino, perché possiamo testimoniare nel mondo la verità del suo Amore.
Quinto momento: il ringraziamento
“La fede in Dio, in questo disegno di amore realizzato in Cristo, è anzitutto un dono e un mistero da accogliere nel cuore e nella vita e di cui ringraziare sempre il Signore.
Ma la fede è un dono che ci è dato perché sia condiviso; è un talento ricevuto perché porti frutto; è una luce che non deve rimanere nascosta, ma illuminare tutta la casa.
E’ il dono più importante che ci è stato fatto nella nostra esistenza e che non possiamo tenere per noi stessi”.
Il modo migliore per essere grati al Signore è lasciare che attraverso di noi il dono della fede venga condiviso, si faccia grande, mostrando tutta la sua bellezza.
Il mondo ha bisogno di questa luce, per ritornare a cantare nella gioia. In silenzio, contempliamo ora l’Eucaristia, a cui rivolgiamo interiormente i nostri sentimenti di riconoscenza per tutto ciò che ci ha concesso fino ad oggi.
La preghiera di adorazione e le invocazioni missionarie
Chiediamo al Signore di renderci consapevoli della sua Presenza e di far maturare in noi una fede adulta, nutrita dalla sua Parola.
- Signore, donaci lo sguardo profondo della fede.
- Perché la Chiesa sia sempre vicina alle speranze e alle inquietudini degli uomini.
- Perché i missionari del tuo Vangelo siano sostenuti dal Pane del Cielo.
- Perché tutti i popoli possano conoscerti.
- Perché riconosciamo il dono prezioso della fede.
- Perché comprendiamo sempre meglio il senso dell’Eucaristia.
- Perché ogni famiglia tragga forza nella fede, dal Pane della Vita.
- Perché non si disperdano nel male i figli che hai redento.
- Perché Maria, tua e nostra Madre, ci sostenga nel cammino.
- Perché possiamo sempre contemplare la tua Parola.
- Perché possiamo sempre accoglierti nella nostra vita.
- Perché anche nel dolore, non si spenga mai la speranza.
- Perché ritorniamo a Te, con tutto il cuore.
A Gesù Eucaristia, Parola vivente del Padre eleviamo la nostra preghiera: Fa’ che riconosciamo sempre la tua voce.
- Signore, che chiami gli uomini ad essere tuoi figli.
- Signore, che ti rendi Cibo per la Salvezza del mondo.
- Signore, che raduni tutti i popoli alla Mensa della Vita.
- Signore, che nel tuo Amore edifichi una nuova umanità.
- Signore, che doni alla Chiesa sante vocazioni.
- Signore, che riversi nei cuori la gioia del tuo Spirito.
- Signore, che assisti i Pastori della tua Chiesa.
- Signore, che ispiri cuori generosi e disponibili per la Missione.
- Signore, che ci sostieni nell’Eucaristia.
- Signore, che sei misericordioso e paziente.
- Signore, che ti doni nel pane e nel vino.
- Signore, che nel battesimo ci santifichi e ci invii.
- Signore, che guidi la tua Chiesa nella storia.
- Signore, che illumini il mondo con la luce del tuo Spirito.
- Signore, che ci doni Maria, tua Madre, per imparare a dirti “sì”.
- Signore, che ci rendi servi umili nella Vigna dell’amore.
La responsabilità dell’annuncio missionario non nasce dal timore, ma dalla profonda gioia per l’Amore di Dio che ci rende partecipi del suo progetto di Salvezza per il mondo intero.
- Rendici degni testimoni della fede.
- Dio, Padre della vita.
- Cristo, immagine vivente del Padre.
- Spirito d’Amore che consoli i cuori.
- Tu che dilati il cuore dell’uomo.
- Tu che scaldi i cuori più gelidi.
- Tu che ci ridoni la Speranza.
- Tu che doni la Salvezza a tutti i popoli.
- Tu che doni la vera libertà del cuore.
- Tu che continui a “spezzarti” nell’impegno generoso dei tuoi missionari.
- Tu che non abbandoni mai la tua Chiesa.
- Tu che riporti la gioia a chi è solo e abbandonato.
- Tu che soccorri chiunque ti invoca.
- Tu che mostri la tua benevolenza nell’amore fraterno.
- Tu che doni la Vita al mondo intero.
- Tu che ci inviti al servizio dei fratelli.
- Tu che rendi la vista ai ciechi.
- Tu che sei il Sole di giustizia delle genti.
- Tu che riporti alla vita chi era perduto.
Non c’è annuncio senza carità, senza condividere le necessità del fratello, senza un’infinita capacità di amare: Trasforma il nostro cuore.
- Signore, che hai offerto te stesso per noi.
- Signore, che ci fai Uno nel tuo Corpo e nel tuo Sangue.
- Signore, che nell’Eucaristia ci coinvolgi nella tua offerta d’Amore.
- Signore, che nella fede ci ridoni la Vita.
- Signore, che nel tuo sacrificio ci affidi a Maria, Madre Celeste.
- Signore, che ci rendi capaci di misericordia.
- Signore, che comprendi le nostre debolezze.
- Signore, che sei innamorato dell’umanità.
- Signore, che dalla croce unisci tutti nel tuo abbraccio d’Amore.
- Signore, che con la missione annunci il tuo Amore alle genti.
- Signore, che ci chiami alla gioia della carità fraterna.
- Signore, che ascolti il grido degli umili.
- Signore, che con l’offerta del tuo Corpo edifichi la Chiesa.
- Signore, che ti fai vicino agli ammalati e ai sofferenti.
- Signore, che ci chiedi di amare i nostri nemici.
- Signore, che ci infondi coraggio e perseveranza.
- Signore, che nella Chiesa continui la missione del Padre.
- Signore, che nel tuo Spirito ci rendi figli del Padre.
Esprimiamo la nostra infinita gratitudine al Signore, per il dono della vita e del Memoriale della Sua Pasqua che ha lasciato alla sua Chiesa: Noi ti lodiamo e ti ringraziamo Signore.
- Per l’offerta del tuo Corpo e del tuo Sangue.
- Per la vita di ogni giorno.
- Per il dono della fede.
- Per i frutti della terra che ci offri.
- Per il tuo esserci sempre accanto.
- Per la speranza che infondi nei nostri cuori.
- Per averci reso capaci di amore e di testimoniarti.
- Per lo Spirito Santo che infondi.
- Per la Salvezza offerta al mondo.
- Per la missione che affidi a ciascuno.
- Per i talenti che ci affidi.
- Per l’impegno dei tuoi missionari.
- Per il dono di Maria, tua Madre.
- Per la tua Misericordia.
- Per i doni di sante vocazioni che fai alla Chiesa.
- Per la gioia e la forza che vengono dalla tua Parola.
- Per il dono dei Sacramenti, sostegno al nostro cammino.
Dall’adorazione alla testimonianza nelle strade
La missione non è un’attività separata dalla preghiera eucaristica. L’incontro con Cristo presente nel Sacramento genera uno sguardo nuovo sulla storia e rende capaci di riconoscere le persone, le loro ferite e le loro attese.
L’Eucaristia ti fa entrare nel cuore della storia che è dentro di te e di quella intorno a te. L’annuncio nasce dall’ascolto del dolore umano e dalla disponibilità a lasciarsi inviare verso chi cerca senso, speranza e libertà.
La testimonianza evangelica può raggiungere le strade della vita quotidiana, i quartieri, le famiglie, gli ospedali, le case degli anziani e ogni luogo nel quale una persona attende ascolto e vicinanza.
Una processione eucaristica tra le strade del quartiere o nei paesi può diventare un itinerario di preghiera con brani biblici, preghiere e canti. Una Via Crucis vissuta nelle strade del paese può coinvolgere chi presiede, lettori, commentatori, intercessioni e risposta corale dell’assemblea.
La piazza e le strade sono i luoghi dove il Vangelo ha iniziato a diffondersi. Anche oggi il cammino della Chiesa può farsi visibile come presenza umile, orante e solidale.
Corpus Domini 2011 (23 giugno). Processione Benedetto XVI
L’adorazione che raggiunge chi è ferito
L’Eucaristia ti fa entrare nel cuore della storia che è dentro di te e di quella intorno a te. Gesù mi ha mandato a quei giovani che camminano a brandelli per le nostre piazze, con la tristezza della droga nel cuore, con la fame e la sete di senso della vita che ancora non hanno incontrato.
Quale metodo terapeutico o medicina potevo loro proporre? Nessuna pastiglia dona la gioia di vivere e la pace nel cuore!
Per l’amore e il rispetto che sento verso di loro, non volevo in nessun modo ingannarli; ho proposto loro ciò che mi ha risollevato tante volte, ridandomi fiducia e speranza: la forza della Misericordia di Dio e della preghiera eucaristica.
Chiedo a loro senza timore, fin dall’inizio del cammino, di inginocchiarsi davanti al Pane della Vita presente, grazie alla bontà dei Vescovi, in tutte le nostre case, certa che Lui non delude.
Qualcuno di loro mi dice: io sono ateo, non credo, non capisco. Io rispondo loro che l’Eucaristia non si capisce con la testa, ma si sperimenta nel cuore.
Se fiducioso ti inginocchi dinanzi a Lui e apri il tuo cuore, senti che la sua umanità presente nell’ostia consacrata risveglia la tua umanità vera, l’immagine di Dio in te torna a risplendere!
Poi li incontro dopo qualche mese e mi dicono: “Mi sento cambiato!”. E vedo una luce nuova nei loro occhi. E’ il “miracolo eucaristico” che contemplo da tanti anni.
Lo stare in adorazione dinanzi a quella presenza silenziosa, risveglia e fa urlare la loro coscienza, la illumina su ciò che è bene e male, li accompagna alla Misericordia di Dio nella Confessione, li fa ritornare a nutrirsi di quel corpo di Cristo che dà vigore al loro cammino.
La Verità di Cristo in noi diventa vera e piena libertà, quella libertà che loro avevano cercato qua e là per le strade del mondo.
Una comunità generata dall’Eucaristia
Poi è impressionante come lo sviluppo della Comunità sia legato all’Eucaristia, che crea un dinamismo non solo personale ma di Popolo.
Prima alcuni giovani hanno iniziato ad alzarsi per l’adorazione personale nel cuore della notte. Quindi ogni sabato notte, che per loro era la notte dello sballo, delle tenebre, hanno deciso di inginocchiarsi in tutte le cinquanta comunità, dalle due alle tre, per pregare per quei giovani che cercano la gioia nelle proposte false del mondo.
E’ venuto poi il momento in cui hanno deciso di cominciare l’adorazione eucaristica continua. E’ stato un cambio di marcia nella storia della Comunità.
Giovani da ogni parte sono arrivati alle nostre case, le comunità si sono moltiplicate, si sono aperte le missioni in America Latina per i bambini di strada, sono nate le vocazioni di famiglie e di fratelli e sorelle consacrati a Dio, in questa sua opera.
E’ esplosa quella che il Santo Padre a Colonia ha chiamato la rivoluzione dell’Amore.
L’Eucaristia è veramente presenza viva del Risorto, che non solo lì si attua e si rinnova la Sua morte e risurrezione, ma che anche la nostra vita morta entrando nella sua Risorge.
Veramente se uno è in Cristo, è una creatura nuova!
Una preghiera per le strade del mondo
Insegnaci, Signore, a condividere il nostro pane. Il pane bianco dei nostri sogni. Il pane nero dei nostri limiti. Il pane bello dei nostri doni. Il pane duro delle sconfitte. Il pane forte della speranza.
Con ogni essere umano sulla Terra, insegnaci, o Padre, a condividere da fratelli.
Signore Gesù, tu che hai superato ogni frontiera della vita o della morte, dell’odio o dell’amore, donaci la forza di superare le nostre barriere, le frontiere dei nostri egoismi o delle nostre terre chiuse, delle nostre solitudini o delle nostre infinite paure.
Insegnaci ad ascoltare l’altro e le sue fragilità, ad accogliere il suo mistero e i suoi valori differenti, la sua storia e i suoi veri sentimenti, a camminare con lui, ormai, per sentieri nuovi…
Insegnaci a vivere del tuo Spirito, o Signore, spirito di servizio e di ospitalità, spirito di apertura e di unità, spirito di riconciliazione e di pace.
Liberaci, o Signore da noi stessi. E insegnaci a vivere di nuovi cieli e di terre nuove! Amen.
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