Domini dopo la Pentecoste: significato e calendario liturgico ambrosiano

Il Tempo dopo Pentecoste nel rito ambrosiano è il periodo dell’anno liturgico che inizia il lunedì seguente la solennità di Pentecoste e termina all’ora nona del sabato antecedente la I domenica di Avvento. Esso celebra la presenza dello Spirito che rende operante nella storia la salvezza realizzatasi nella persona di Cristo e la ripresenta nella Chiesa attraverso i divini misteri.

Nel calendario ambrosiano questo tempo costituisce il terzo polo celebrativo dell’anno liturgico ed è dedicato al mistero della Chiesa, popolo di Dio generato dalla Pasqua e abilitato alla missione dall’effusione dello Spirito Santo. Non coincide semplicemente con una lunga serie di domeniche ordinarie: è un itinerario articolato, con una propria struttura, propri colori liturgici e una progressione biblica e teologica.

Che cosa significa il Tempo dopo Pentecoste

«Nel tempo successivo alla Pentecoste il Lezionario ambrosiano celebra la presenza dello Spirito…, operante nella storia della salvezza realizzatasi nella persona di Cristo… e nella Chiesa attraverso i divini misteri» (Premesse, n. 195).

Dal punto di vista liturgico, dal Pentecoste nasce il terzo polo celebrativo dell’anno liturgico, dedicato al “mistero della Chiesa”, popolo di Dio generato dalla Pasqua e abilitato alla missione dall’effusione dello Spirito Santo. In questo periodo dell’anno liturgico si celebra la presenza dello Spirito Santo che rende operante nella storia la salvezza realizzatasi nella persona di Cristo e la ripresenta nella Chiesa attraverso i divini misteri.

Il Tempo dopo Pentecoste sostituisce la seconda parte del Tempo Ordinario o per annum e riporta le domeniche e le settimane successive alla Pentecoste nella logica del mistero della Pentecoste. Nel rito ambrosiano non esiste una separazione identica a quella del rito romano fra tempi forti e tempo ordinario.

Il suo significato può essere compreso come il passaggio dalla celebrazione degli eventi fondamentali della salvezza alla loro attuazione nella vita della Chiesa. La Pasqua di Cristo, il dono dello Spirito Santo e la missione ecclesiale non vengono considerati realtà concluse, ma misteri che continuano a operare nella storia attraverso la liturgia.

Quando inizia e quando termina

Il Tempo dopo Pentecoste inizia con il lunedì che segue la solennità di Pentecoste. Termina all’ora nona del sabato che precede la I domenica di Avvento.

Da un punto di vista temporale potrebbe essere paragonato alla seconda parte del Tempo ordinario di Rito Romano con la differenza che termina due settimane prima per la più lunga durata del Tempo di Avvento e che nel Rito Ambrosiano non esiste differenza fra tempi forti e tempo ordinario.

MomentoCollocazione
Inizio del Tempo dopo PentecosteLunedì seguente la solennità di Pentecoste
Termine del Tempo dopo PentecosteOra nona del sabato antecedente la I domenica di Avvento
Martirio di san Giovanni il Precursore29 agosto; se il 29 agosto cade di domenica, 1° settembre
Dedicazione del Duomo di MilanoIII domenica di ottobre

Le tre sezioni del calendario ambrosiano

Fin dalla tarda antichità, il Tempo di Pentecoste trova nella Chiesa Milanese due momenti marcanti nella festa del Martirio di san Giovanni il Precursore e nella Domenica della Dedicazione.

Con riferimento a tali celebrazioni, esso si articola in tre sezioni: le settimane dopo Pentecoste, le settimane dopo il Martirio di san Giovanni e le settimane dopo la Dedicazione.

SezioneInizioTermineColore liturgico
Settimane dopo PentecosteLunedì dopo PentecosteOra nona del sabato che precede la I domenica dopo il MartirioRosso
Settimane dopo il MartirioPrimi vespri della I domenica dopo la festa del MartirioOra nona del sabato che precede la DedicazioneRosso
Settimane dopo la DedicazionePrimi vespri della domenica della DedicazioneOra nona del sabato che precede la I domenica di AvventoVerde

Il colore liturgico

Per le settimane dopo Pentecoste e dopo il Martirio il colore liturgico è il rosso. Per le settimane dopo la Dedicazione il colore liturgico è il verde.

Il rosso accompagna la prima parte del tempo perché richiama lo Spirito Santo, il fuoco della Pentecoste e la testimonianza dei martiri. Il verde caratterizza invece le settimane successive alla Dedicazione, nella fase conclusiva dell’anno liturgico, orientata alla crescita della Chiesa, alla missione, alla regalità di Cristo e all’attesa dell’Avvento.

Calendario liturgico ambrosiano dopo Pentecoste

Le settimane dopo Pentecoste

Le settimane dopo Pentecoste iniziano con il lunedì seguente la solennità di Pentecoste e si concludono con il sabato precedente la I domenica dopo il Martirio di san Giovanni il Precursore. Il loro numero è variabile, in dipendenza dalla data della Pasqua, da un minimo di 12 (11 domeniche) a un massimo di 16 (15 domeniche).

Le settimane dopo Pentecoste celebrano la continuità fra la Pasqua di Cristo, il dono dello Spirito e la progressiva manifestazione dell’amore di Dio nella storia della salvezza. Dalla II domenica in poi la Chiesa ambrosiana, come già fecero l’apostolo Pietro e il diacono Stefano dopo l’esperienza di Pentecoste, ripercorre, alla luce di Cristo e del suo mistero pasquale, le tappe della storia della salvezza in Israele per riconoscere in ciascuna di esse la progressiva rivelazione dell’amore trinitario.

Le principali solennità iniziali

Nelle prime tre settimane si segnalano tre solennità del Signore a forte connotazione tematica: la Santissima Trinità, il Santissimo Corpo e Sangue del Signore e il Sacratissimo Cuore di Gesù.

  • La Santissima Trinità: prima domenica dopo Pentecoste.
  • Il Santissimo Corpo e Sangue di Cristo: giovedì successivo alla domenica della Santissima Trinità.
  • Il Sacratissimo Cuore di Gesù: venerdì successivo alla II domenica dopo Pentecoste.

La solennità della Santissima Trinità, «a conclusione della celebrazione della salvezza realizzata dal Pasqua del Cristo e portata a compimento dall’effusione dello Spirito, prende il posto della I Domenica dopo Pentecoste» (Premesse, n. 196).

In essa si rispecchia la riflessione ecclesiale sui dati della fede apostolica, che ha condotto la Chiesa a confessare adorando - come recita il prefazio del giorno - «la Trinità delle Persone, l’unità della natura, l’uguaglianza nella maestà divina».

La Santissima Trinità

La prima domenica dopo Pentecoste la Chiesa celebra la solennità della Santissima Trinità. In quel giorno glorifichiamo il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, Dio uno, trino in persone: «nel proclamare te Dio vero ed eterno, noi adoriamo la Trinità delle Persone, l’unità della natura, l’uguaglianza della maestà divina».

La solennità conclude liturgicamente la celebrazione della salvezza realizzata dalla Pasqua del Cristo e portata a compimento dall’effusione dello Spirito. La festa conduce a contemplare il Dio unico nella natura e trino nelle persone, origine e compimento dell’opera salvifica.

Benché questa festa sia stata introdotta nel Calendario romano a metà del XIV secolo, le sue origini rimontano al periodo patristico. Già san Leone Magno sollecitava di approfondire la dottrina sul mistero trinitario durante il periodo di Pentecoste.

Il Santissimo Corpo e Sangue di Cristo

La solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo è riportata alla sua collocazione tradizionale, il giovedì successivo alla domenica della Santissima Trinità. Essa celebra il mistero della presenza vera, reale e sostanziale di Cristo nei segni sacramentali del pane e del vino.

Questa presenza è condizione indispensabile per comprendere la santa Messa come «memoriale della sua passione», «sacrificio di salvezza» e «convito di grazia».

Il Corpus Domini, ufficialmente “Solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo”, è una festa della Chiesa cattolica dedicata all’Eucaristia. Il nome latino significa letteralmente “Corpo del Signore” e richiama il momento in cui, durante la Messa, il pane e il vino consacrati diventano il Corpo e il Sangue di Cristo secondo la fede cattolica.

La Pentecoste ricorda la discesa dello Spirito Santo sugli apostoli, mentre il Corpus Domini è dedicato interamente all’Eucaristia e al mistero del Corpo e Sangue di Cristo.

La data del Corpus Domini

Il Corpus Domini è una festa mobile legata alla Pentecoste. Tradizionalmente si celebra il giovedì successivo alla solennità della Santissima Trinità, cioè sessanta giorni dopo la Pasqua.

La scelta del giovedì richiama simbolicamente il Giovedì Santo e l’Ultima Cena, momento in cui Gesù istituì l’Eucaristia insieme agli apostoli. Per ragioni legate al calendario festivo, anche se la festa rimane di giovedì, le celebrazioni possono essere spostate alla domenica successiva.

La solennità nasce nel Medioevo, frutto della pietà eucaristica e della conferma del dogma dopo varie dispute di natura teologica. La festa fu celebrata per la prima volta nel 1247 a Liegi, su richiesta di santa Giuliana di Mont-Cornillon.

Nel 1264 Papa Urbano IV, impressionato dal miracolo eucaristico di Bolsena, istituì con carattere universale la solennità in onore del Santissimo Sacramento da celebrarsi nel giovedì successivo all’ottava di Pentecoste.

Il significato dell’Eucaristia

Il Corpus Domini ricorda la presenza reale di Gesù Cristo nell’Eucaristia. L’Eucaristia è per i cattolici il momento rituale in cui il pane e il vino offerti dal sacerdote che celebra la Messa diventano in tutto e per tutto il Corpo e il Sangue di Cristo, per opera dello Spirito Santo.

In questo miracolo, che torna a essere reale a ogni celebrazione, si rinnova il sacrificio di Gesù, il suo offrirsi interamente agli apostoli nell’Ultima Cena e in generale a coloro che lo seguivano.

La caratteristica fondamentale della festa del Corpus Domini è l’adorazione eucaristica. L’Eucaristia viene esposta perché tutti possano dare prova della propria fede e venerazione verso il Corpo di Cristo.

Gesù ha offerto la Sua carne e il Suo sangue come nutrimento per tutti gli uomini, come strumento di salvezza e promessa di eternità.

La processione eucaristica

Il rito centrale di questa ricorrenza consiste nella processione di un’ostia consacrata, racchiusa in un ostensorio sotto un baldacchino ed esposta alla pubblica adorazione. È una rappresentazione simbolica di Gesù che percorre le strade del mondo.

Portare l’Eucaristia fuori dalla chiesa rappresenta simbolicamente la presenza di Cristo nella vita quotidiana della comunità. Durante la processione, infatti, l’ostia consacrata viene portata tra le strade della città dentro un ostensorio, quasi a indicare simbolicamente che Cristo cammina insieme ai fedeli nella vita quotidiana.

L’ostensorio viene spesso accompagnato da un baldacchino sorretto da più persone e seguito da ministranti, confraternite, religiosi e fedeli. Le strade attraversate dalla processione vengono decorate con fiori, drappi e candele.

Processione del Corpus Domini con ostensorio

Le origini del Corpus Domini

La nascita del Corpus Domini risale al XIII secolo. Tutto iniziò nella diocesi di Liegi, in Belgio, grazie alle visioni di una monaca agostiniana: Giuliana di Cornillon.

In una delle visioni più note vide una luna piena attraversata da una macchia scura. Per lei quell’immagine rappresentava una mancanza nel calendario liturgico: non esisteva ancora una ricorrenza dedicata esclusivamente al Santissimo Sacramento.

Le sue riflessioni iniziarono a diffondersi tra teologi e membri del clero fino a raggiungere il vescovo Roberto de Thourotte, che nel 1246 istituì una celebrazione locale del Corpus Domini nella diocesi di Liegi. La prima festa venne celebrata l’anno successivo e pose le basi per una diffusione molto più ampia.

Un ruolo decisivo lo ebbe Papa Urbano IV, che conosceva già la devozione eucaristica nata a Liegi. Dopo il miracolo di Bolsena, il pontefice promulgò l’11 agosto del 1264 la bolla “Transiturus de hoc mundo”, con cui il Corpus Domini diventò una solennità estesa a tutta la Chiesa cattolica.

Il miracolo di Bolsena e Orvieto

Secondo la tradizione, l’evento avvenne nel 1263 nella chiesa di Santa Cristina, durante la celebrazione della Messa da parte di un sacerdote boemo chiamato Pietro da Praga. Il sacerdote stava attraversando un momento di forte dubbio sulla presenza reale di Cristo nell’Eucaristia.

Durante la consacrazione, però, dall’ostia iniziò a fuoriuscire sangue che macchiò il corporale di lino e alcune pietre dell’altare. Quel gesto venne interpretato come un segno destinato a confermare il significato dell’Eucaristia nella fede cattolica.

La notizia raggiunse rapidamente Papa Urbano IV, che in quel periodo si trovava a Orvieto. Dopo aver fatto verificare l’accaduto dal vescovo della città, il pontefice ordinò che le reliquie del miracolo venissero portate nella città umbra.

Ancora oggi il corporale macchiato di sangue è custodito nel Duomo di Orvieto, costruito anche per conservare e valorizzare questo evento.

La bolla di istituzione della festa conteneva in appendice i testi della Messa e dell’Ufficio del giorno, redatti, in base alla tradizione, da san Tommaso d’Aquino.

Nacquero così alcuni degli inni più celebri della tradizione cattolica, come il “Pange Lingua”, il “Sacris Solemniis” e la sequenza “Lauda Sion”.

Le tradizioni italiane del Corpus Domini

La solennità del Corpus Domini è una delle più sentite a livello popolare. Le celebrazioni che accompagnano questa festa hanno spesso un carattere popolare e si svolgono con processioni, cortei in costume, sacre rappresentazioni e altri eventi che coinvolgono molte persone riunite.

In città come Spello le strade vengono decorate durante la notte precedente alla festa con grandi immagini religiose realizzate interamente con materiali naturali. Questi tappeti floreali accompagnano il passaggio del Santissimo Sacramento e rappresentano uno dei simboli più riconoscibili del Corpus Domini in Italia.

A Spello in Umbria, per esempio, la festività del Corpus Domini viene celebrata con le infiorate. Tutto il centro storico viene rivestito da tappeti e quadri floreali che fanno da scenario al passaggio dell’ostensorio portato dal Vescovo e contenente il Corpo di Cristo lungo un percorso di circa 1,5 km.

A Campobasso, la festività del Corpus Domini è associata ai Misteri. Si tratta di spettacolari Sacre Rappresentazioni in movimento, tra le più solenni e maestose d’Italia, alla quale tutti gli abitanti della città e moltissimi maestri artigiani e artisti partecipano.

Il giorno del Corpus Domini l’arcivescovo celebra la Messa nel cortile dell’Associazione dei Misteri, alla presenza delle autorità cittadine, dei volontari, dei figuranti e dei portatori. Poi le imponenti strutture vengono messe in moto, i figuranti prendono posto, i portatori se le caricano sulle spalle e la processione si avvia per la gioia della folla festante.

La Festa del Corpus Domini di Orvieto è invece caratterizzata dal Corteo delle Dame, una rievocazione storica che ha luogo il giorno precedente la festività e che ripropone scene di vita medievale accompagnate da spettacoli di falconeria e sbandieratori.

Il giorno della festa vera e propria il corteo storico si fonde con la processione religiosa dando vita alla Processione Storica e Religiosa del Corpus Domini, una delle più belle d’Italia, con oltre 400 figuranti in armature e costumi preziosissimi realizzati da sarte e maestri d’armi orvietani.

Le domeniche dopo Pentecoste

Nella prima domenica dopo Pentecoste si celebra la solennità della SS. Trinità. Nelle successive domeniche il lezionario addita ai fedeli il meraviglioso disegno d’amore che, scaturito dalla Trinità, è stato avviato dall’atto creativo di Dio, si è manifestato nell’alleanza del Sinai e ha trovato attuazione, nella pienezza dei tempi, nell’Incarnazione del Verbo.

Dalla seconda domenica in poi, la Chiesa Ambrosiana ripercorre le tappe della storia della salvezza in Israele per riconoscere in ciascuna di esse la progressiva rivelazione dell’amore trinitario. A questo tempo è principalmente abbinato il Vangelo di Luca.

La domenica che precede la festa del Martirio del Precursore non viene mai omessa, qualunque sia il numero delle settimane che separano tale festa dalla Pentecoste. Questa domenica è chiamata anche Domenica dei Maccabei.

Essa propone una memoria cristiana del loro martirio per la Legge come preparazione immediata alla commemorazione del Martirio di san Giovanni il Precursore (Premessa al Lezionario, n. 200).

Nella domenica dei Maccabei, come anche per tutta la successiva settimana, la prima lettura è tratta dai Libri dei Maccabei, gli antichi martiri per la Torà. Nel Lezionario il loro ricordo si configura pertanto come preparazione immediata alla commemorazione del Martirio del Precursore.

I sabati dopo Pentecoste

A partire dal sabato della settimana che segue la SS. Trinità, riprende a svilupparsi il ciclo delle letture avviatosi dopo l’Epifania.

Il Lezionario propone come Lettura le pagine del Pentateuco, commentate ricorrendo al magistero paolino e considerate nella prospettiva del Cristo annunciato dai Vangeli.

Lo schema è a struttura ternaria classica, Lettura, Epistola, Vangelo come tutti i sabati dell’anno liturgico, seguendo l’alternanza degli anni dispari e pari, anno I e anno II, tipico della tradizione ambrosiana che attribuisce al sabato un carattere festivo.

Il sabato che immediatamente precede la Domenica della Dedicazione non deve mai essere omesso, indipendentemente dal numero delle settimane dopo il Martirio di san Giovanni.

Le pericopi dal Pentateuco in tale giorno, incentrate sulla dedicazione della Tenda del Convegno, alludono chiaramente all’imminente solennità della Dedicazione.

I giorni feriali dopo Pentecoste

Nella settimana che segue la Pentecoste, come preparazione alla Domenica della SS. Trinità, le letture riconsiderano la teofania del Sinai quale momento particolarmente manifestante del misterioso disegno di amore del Padre, che nella Pasqua del Cristo si è realizzato e che ha avuto il suo compimento nel dono dello Spirito Santo.

I giorni feriali delle settimane dopo Pentecoste sono a struttura binaria, quindi omettono l’Epistola proponendo solo la Lettura e il Vangelo unico con ciclo pari e dispari. Fanno eccezione le ferie immediatamente successive alla solennità di Pentecoste che, pur avendo le letture a struttura binaria, hanno il Vangelo diverso per gli anni I e II.

Alle ferie delle settimane dopo Pentecoste sono principalmente riservati i libri storici dell’Antico Testamento, la cui lettura si sviluppa in organica connessione con le pericopi veterotestamentarie domenicali.

Le settimane successive alla solennità della Santissima Trinità, fino alla Domenica della Dedicazione, sono caratterizzate dalla progressiva lettura feriale del Vangelo di Luca, indicato dalla tradizione ambrosiana come il testo di riferimento per la predicazione di Sant’Ambrogio nei giorni comuni dell’anno.

Gli altri testi delle Scritture che accompagnano il Vangelo celebrano la storia della salvezza preparata “fino a Giovanni” nell’Antica Alleanza.

Le letture della settimana della domenica che precede il martirio del Battista, rispettivamente dal II Libro dei Maccabei nell’Anno I e dal I Libro dei Maccabei nell’Anno II, non vengono mai omesse, qualunque sia il numero delle domeniche sussistenti tra la Pentecoste e la Festa del Martirio del Precursore.

Le settimane dopo il Martirio di san Giovanni il Precursore

Le settimane dopo il Martirio si aprono con i primi vespri della I domenica dopo la festa del Martirio di san Giovanni il Precursore e si chiudono all’ora nona del sabato che precede la Domenica della Dedicazione del Duomo di Milano.

Il numero di settimane di questo periodo varia da un minimo di sei settimane a un massimo di sette, a seconda degli anni.

Il Martirio di san Giovanni il Precursore, celebrato il 29 agosto, assume nell’anno liturgico ambrosiano una rilevanza teologica particolare. Esso segna la profonda unità presente nell’Antica e nella Nuova Alleanza.

Nello sviluppo dell’anno liturgico la festa del Martirio di San Giovanni segna la profonda unità sussistente tra l’Antica e la Nuova Alleanza ed evidenzia altresì la nuova economia di salvezza cui, nella Chiesa, tutti gli uomini di tutti i tempi sono chiamati ad essere partecipi, “nell’attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo”.

Il martirio per decapitazione di San Giovanni assume una rilevanza teologica particolare segnando la profonda unità presente nell’Antica e nella Nuova Alleanza: da una parte si chiudono i tempi delle profezie e della legge, perché si rivelino la verità e la grazia per mezzo di Cristo; dall’altra, unisce indissolubilmente a Gesù Cristo le profezie e la legge, affinché nulla dell’antica rivelazione vada perduto.

La data del Martirio

La festa del Martirio di san Giovanni il Precursore ricorre il 29 agosto. Qualora il 29 agosto cada di domenica, la festa del Martirio di san Giovanni il Precursore è posticipata al 1° settembre.

I giorni che precedono e seguono la Festa del Martirio di San Giovanni, sebbene si collochino nelle settimane dopo Pentecoste, prendono un nome particolare diverso dagli altri giorni, dato che sono riferiti al tempo e non alla festività.

  • Domenica che precede il Martirio di San Giovanni il Precursore.
  • Lunedì nella settimana che precede il Martirio di San Giovanni il Precursore.
  • Martedì nella settimana che precede il Martirio di San Giovanni il Precursore.
  • Mercoledì nella settimana che precede il Martirio di San Giovanni il Precursore.
  • Giovedì nella settimana che precede il Martirio di San Giovanni il Precursore.
  • Venerdì nella settimana che precede il Martirio di San Giovanni il Precursore.
  • Sabato nella settimana che precede il Martirio di San Giovanni il Precursore.

Le domeniche dopo il Martirio

Dopo la prima domenica, che configura Giovanni quale ultimo profeta dell’Antica Alleanza inviato a rendere direttamente testimonianza all’adempimento delle promesse di Dio a Israele, l’ordinamento delle letture viene sviluppando nelle domeniche immediatamente successive una serie di temi di ordine cristologico, che evolvono in senso ecclesiologico con l’approssimarsi della Domenica della Dedicazione.

Fin dall’età tardo antica l’ordinamento liturgico della Chiesa Ambrosiana prevedeva una specifica domenica dopo il Martirio di san Giovanni il Precursore, caratterizzata dalla pericope evangelica nella quale Giovanni Battista risalta quale ultimo profeta dell’Antica Alleanza inviato a rendere direttamente testimonianza all’adempimento delle promesse di Dio a Israele.

La terza domenica dopo il Martirio cede alla festività dell’Esaltazione della Santa Croce, qualora il 14 settembre cadesse di domenica.

I sabati dopo il Martirio

Procede il ciclo delle letture avviatosi dopo l’Epifania. Il sabato che immediatamente precede la Domenica della Dedicazione non deve mai essere omesso, indipendentemente dal numero delle settimane dopo il Martirio di san Giovanni.

Con la settimana culminante in tale celebrazione sabbatica si conclude in ogni caso la lettura sistematica del Vangelo di Luca, iniziata dopo la festa della Santissima Trinità.

I giorni feriali dopo il Martirio

Le ferie delle settimane dopo il Martirio segnano il passaggio dalla lettura dell’Antica Alleanza alla proclamazione apostolica del Vangelo.

Dal lunedì successivo al Martirio del Precursore viene riproposto ai fedeli nelle liturgie feriali il lieto annuncio del Verbo-Dio fatto carne, annuncio recato alle genti dai diretti testimoni.

Quest’insieme di scritti apostolici presenta la testimonianza resa a Gesù dai suoi Apostoli ed espone le direttive da loro impartite per orientare la vita delle prime comunità dei credenti.

Le settimane dopo la Dedicazione

Le settimane dopo la Dedicazione iniziano con i primi vespri della domenica della Dedicazione e terminano all’ora nona del sabato che precede la I domenica di Avvento. Il colore liturgico è il verde.

La solennità della Dedicazione è fissata alla III domenica di ottobre ed è la celebrazione che marca la parte terminale dell’anno liturgico ambrosiano.

Il significato della Dedicazione del Duomo

La Domenica della Dedicazione è celebrazione che, in consonanza con la tradizione liturgica della Chiesa di Antiochia, dall’antichità ha marcato la parte terminale dell’anno liturgico ambrosiano.

In tale solennità la Chiesa Ambrosiana è spinta a contemplare il riproporsi dell’opera salvifica di Dio nella propria peculiare esperienza di comunità educata alla sequela di Cristo dal magistero di Ambrogio e custodita in questa tradizione di ortodossia dai Vicari di lui.

La solennità della Dedicazione è fissata alla III domenica di ottobre; ad essa si sono venuti in particolare collegando a Milano i più grandi eventi che hanno scandito la storia delle chiese cattedrali.

Si tratta tuttavia di una solennità che originariamente prescinde da tali avvenimenti, vista la sua presenza anche nella Chiesa di Antiochia e in tutte le Chiese che da questa sono derivate in area orientale, fino al Malabar indiano.

Le vicende legate al Duomo di Milano

In ambito milanese alla Dedicazione è associato il ricordo della riconsacrazione della “Chiesa maggiore”, devastata dagli Unni nel 452.

La ricostruzione fu dovuta al metropolita Eusebio, di origine orientale, che celebrò la riconsacrazione attorniato dai vescovi comprovinciali e segnatamente da Massimo II di Torino che tenne l’omelia a noi pervenuta.

  • La consacrazione, nella III Domenica di ottobre dell’836, dell’edificio carolingio di Santa Maria Maggiore.
  • La consacrazione, in quella stessa Domenica del 1418, dell’altare del nuovo Duomo ancora in costruzione da parte del papa Martino V.
  • La consacrazione del Duomo, sempre in quella Domenica del 1577, da parte di San Carlo Borromeo.
  • La riconsacrazione, nella III Domenica di ottobre del 1986 da parte del card. Carlo Maria Martini, dell’altare del Duomo dopo i complessi restauri statici che ne avevano imposto la rimozione.

Le domeniche dopo la Dedicazione

A partire dalla riflessione ecclesiologica connessa alla solennità della Dedicazione, la liturgia della parola delle successive domeniche spinge il proprio sguardo ad abbracciare i confini del mondo, investiti dal mandato missionario nella I Domenica dopo la Dedicazione e destinatari dell’universale vocazione alla salvezza nella II Domenica.

Il percorso giunge infine a travalicare la storia, per contemplare la ricapitolazione di tutte le cose nella regalità di Cristo e la loro sottomissione in lui al Padre, fonte della divinità e della vita, nella Domenica di Cristo Re dell’Universo.

Vissuta in tale prospettiva, la celebrazione del Verbo di Dio, re della creazione e della storia, si traduce naturalmente in una fervente attesa del suo definitivo ritorno, di cui la Chiesa nella successiva I Domenica di Avvento accoglie l’annuncio, presentendone la realtà salvifica nei divini misteri.

I giorni feriali dopo la Dedicazione

Le ultime quattro settimane del ciclo dell’anno offrono Vangeli propri per ciascun giorno, legati ai temi delle diverse domeniche.

La prima settimana, introduttiva alla Domenica del mandato missionario, presenta nelle pericopi evangeliche le chiamate di Apostoli e Discepoli al ministero della parola, ed è seguita nella seconda settimana da Vangeli incentrati sulla sequela di Cristo e sulle esigenze che tale sequela comporta.

Le pericopi della terza settimana, in preparazione della Domenica di Cristo Re, sono focalizzate sul mistero del Cristo nel suo rapporto col Padre.

Infine, l’ultima settimana dell’anno liturgico, introducendo la I Domenica di Avvento, viene formulando, attraverso una serie di parabole, un pressante invito alla vigilante attesa dello Sposo.

Accompagna questi Vangeli la lettura dell’Apocalisse.

La conclusione dell’anno liturgico

Il Tempo dopo Pentecoste conduce progressivamente dalla memoria della Pasqua e del dono dello Spirito alla contemplazione della Chiesa, della sua missione e della regalità universale di Cristo.

La domenica di Cristo Re dell’Universo orienta lo sguardo verso la ricapitolazione di tutte le cose in Cristo. La successiva I domenica di Avvento annuncia il ritorno definitivo del Signore e inaugura un nuovo ciclo liturgico.

«Come ora io, che sono venuto a voi nel nome del Signore, vi ho trovato a vegliare nel suo nome, così lo stesso Signore, in onore del quale celebriamo la solennità di oggi, troverà la sua Chiesa a vegliare alla luce dell’anima, quando verrà a svegliarla».

Vegliare alla luce dell’anima sintetizza il significato delle grandi solennità e delle grandi feste del Signore che scandiscono le settimane dell’anno liturgico, nelle quali il mistero di salvezza scaturito dalla Croce e dal sepolcro vuoto rinnova la faccia della terra.

Il tempo liturgico si rinnova ogni anno per accompagnare i fedeli nella crescita della fede, della speranza e della carità. Lo Spirito Santo, che regna in modo speciale su questa parte dell’anno, agisce sull’intelletto e sul cuore e conduce la Chiesa verso l’attesa del compimento definitivo della salvezza.

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