Medjugorje: ultime notizie sulla musica, il Mladifest e la christian music

A Medjugorje la musica accompagna la preghiera, la celebrazione liturgica e gli incontri dei pellegrini, diventando una delle espressioni più intense della vita spirituale del luogo. Durante il Festival dei giovani, Mladifest, la musica e la preghiera si uniscono in un’esperienza capace di coinvolgere migliaia di giovani e famiglie provenienti da tutto il mondo.

Il legame tra Medjugorje e la musica emerge anche dalle testimonianze di artisti come Lidia Schillaci e Roberto Bignoli, che hanno raccontato il proprio rapporto con la fede, il canto e il “mistero Medjugorje”.

La musica al Festival dei giovani di Medjugorje

Grande festa in queste ore a Medjugorje. Venerdì sera, il 31 luglio, poco prima della messa si è ufficialmente aperto il Festival dei giovani, Mladifest. Una folla oceanica ha invaso il paesino della Bosnia-Erzegovina, durante la cerimonia di inaugurazione la sfilata con le centinaia di bandiere al vento.

La gioia era palpabile, era ed è una vera festa di fede e amore soprattutto per i ragazzi di tutto il mondo. Poco dopo la celebrazione, raccolta, anche l’Adorazione. Un momento in cui la musica e la preghiera si uniscono, un’emozione che forse solo chi ha vissuto può comprendere.

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Il programma del Mladifest

Il festival continuerà fino al 6 agosto con programmi fitti di preghiera, sante messe, processioni, testimonianze. La musica si inserisce quindi in un programma più ampio, nel quale i momenti di canto e accompagnamento musicale sono collegati alla liturgia, all’Adorazione e alla partecipazione comunitaria.

Il messaggio del 2 agosto e il rapporto tra preghiera e canto

Oggi, 2 agosto, le migliaia e migliaia di giovani e famiglie si sono radunate sotto al Podbrdo per assistere all’apparizione della Madonna alla veggente Mirijana, puntualmente avvenuto. Ancora una volta, nel leggere le parole "dettate" alla veggente, si percepisce un senso di speranza e di tenerezza.

Due i passaggi, in particolare, a nostro avviso da sottolineare: "Mio Figlio è invisibile. ma Lui è la Chiesa che dovete amare e pregare sempre e lottare per essa" e "Quanto più amerete, tanto più sarete lontani dalla morte. Anzi la morte sarà vita".

Un mistero difficile da comprendere ma, in fin dei conti, l'essenza stessa del miracolo che è Dio.

Ecco le parole del messaggio: "Cari figli, io come madre che ama i suoi figli, vedo quanto è difficile il tempo che state vivendo. Vedo le vostre sofferenze, ma voi dovete sapere che non siete soli. Mio Figlio è con voi. È onnipresente: è invisibile però lo potete vedere solo se lo vivete. La luce che illumina la vostra anima e vi dona la pace è Lui."

"Lui è la chiesa che dovete amare e pregare sempre e lottare per essa ma non solo con le parole ma con le opere d’amore. Figli miei, fate in modo che tutti conoscano mio Figlio, fate in modo che sia amato, perché la verità è in mio Figlio nato da Dio, Figlio di Dio."

"Non perdete tempo riflettendoci troppo, vi allontanerete dalla verità con un cuore semplice accettate la Sua parola e vivetela. Se vivete la Sua parola, pregherete. Se vivete la Sua parola, amerete, con un amore misericordioso. Amerete gli uni e gli altri."

"Quanto più amerete, tanto più sarete lontani dalla morte. Per coloro che vivranno la parola di mio Figlio e coloro che ameranno, la morte sarà la vita. Vi ringrazio. Pregate per poter vedere mio Figlio nei vostri pastori, pregate per poterLo abbracciare in essi".

La musica come preghiera e dono spirituale

La dimensione musicale di Medjugorje non riguarda soltanto l’intrattenimento, ma è vissuta come uno strumento per favorire la partecipazione, il raccoglimento e l’espressione della fede. In questo contesto, il canto può diventare una forma di preghiera e un modo per condividere un messaggio spirituale con una comunità internazionale.

La cantante Lidia Schillaci ha descritto in questi termini il significato della musica: “Per me la musica è un dono di Dio”.

La musica ti fa arrivare dritto dentro l'anima delle persone, ha una potenza incredibile, anche le altre arti hanno questa capacità, ma la musica forse ancora di più. La musica è un talento che spendo per me e per gli altri.

Fa bene a me stessa ma sicuramente senza gli altri non avrebbe senso di esistere. È fondamentale che ci siano degli interlocutori ai quali far arrivare il messaggio che tu vuoi dare.

Lidia Schillaci: il percorso artistico e il rapporto con la musica

Abbiamo intervistato la cantante Lidia Schillaci, siciliana, classe 1984 (e che classe!), una voce portentosa, piena di colore, rigore e sentimento, uno strumento grandioso che ha iniziato ad "allenare" fin da bambina.

Come si legge nella biografia sul suo sito ufficiale, è nonna Rosina che intuisce per prima la passione della nipote e che - insieme alla mamma Giovanna - la indirizza verso gli studi musicali. Lidia inizia a studiare musica all’età di 6 anni senza fermarsi mai.

Voci bianche, lirica, conservatorio, prime esibizioni con alcune band. Non è ancora 18enne quando partecipa ad Operazione Trionfo, un programma tv condotto da Miguel Bosè, classificandosi al secondo posto.

Nel 2005 Eros Ramazzotti la sceglie come sostituta di Anastacia, e parte per il suo primo tour mondiale. Ha così inizio una straordinaria collaborazione: per 6 anni Lidia affianca Ramazzotti per quattro tour mondiali che la portano in giro in vari Paesi a calcare i palchi più importanti.

Al suo rientro lavora a Rai1 come voce principale della Big Band del programma Ballando con le stelle condotto da Milly Carlucci. Partecipa al programma di Carlo Conti Tale e quale Show e si classifica seconda sia nell’edizione 2019 che al Torneo dei campioni.

Formidabile la sua interpretazione di Lady Gaga, simile a tal punto che su molte riviste Americane sono state pubblicate notizie della pop star utilizzando la foto di Lidia Schillaci durante la sua esibizione a Tale e quale Show.

Nel 2020 prende nuovamente parte al Torneo dei campioni del programma e si classifica al primo posto, vincendo così la gara.

“La musica è la mia migliore amica”

Al di là della biografia ufficiale, oggi Lidia chi è? Sono tante cose, ogni persona dentro di sé ha tante sfaccettature, tanti lati.

Credo però che quando fai un lavoro come il mio, che ti mette a stretto contatto con te stessa, con le tue emozioni, ti conosci ancora di più. La musica ti porta quasi a fare una auto-psicanalisi.

Ti induce a raccontare qualcosa che non racconteresti mai, e ti dà questa chance per poter parlare di te più nel profondo. Oggi penso di avere una maggior completezza interiore, ho maturato negli anni la distinzione tra quello che voglio fare e quello che voglio invece allontanare.

La parte artistica è quella più emozionale, quando sono sul palco, quando canto, quando mi dedico alla musica, non ho paura di esprimere qualsiasi tipo di emozione. La musica mi ha teso sempre la mano e mi rende molto sicura, è la mia migliore amica.

Ovviamente ho anche amici reali, non tantissimi ma ci sono, e sono veramente quelli che restano accanto pure nei momenti difficili. Ma la musica è oltre me stessa, non posso toccarla ma è un'àncora di salvezza, per me la musica è un dono di Dio.

Ogni artista ha ricevuto questo dono dall'Alto. La musica ti fa arrivare dritto dentro l'anima delle persone, ha una potenza incredibile, anche le altre arti hanno questa capacità, ma la musica forse ancora di più.

La fede di Lidia Schillaci e l’esperienza a Medjugorje

Come vivi la tua fede? La fede mi è stata trasmessa dalla mia famiglia, poi mi sono un po’ persa crescendo, ho voluto mettere in discussione tutto per capire.

Successivamente sono accadute delle cose negative nella mia vita che mi hanno nuovamente indirizzato verso la fede. Proprio quei fatti brutti mi hanno portato a ritrovare una cosa bella, che non pensavo di riscoprire.

Ho cominciato a riavvicinarmi da sola alla fede, il mio rapporto con Gesù e con la Madonna a cui sono profondamente devota è un aspetto molto prezioso e personale. Sono certezze della mia vita perché ho fatto esperienza che è così.

Non sono una che parla molto di fede perché credo sia un aspetto privato, estremamente intimo. Credo però che la fede debba parlare con le azioni, con i fatti, con quello che fai. È inutile parlare troppo e agire poco.

Cosa ha rappresentato per te l'esperienza di Medjugorje? Il mio primo viaggio a Medjugorje è stata una cosa allucinante, assurda, sono partita da sola e non sapevo neanche dove fosse precisamente Medjugorje.

Ho preso tutto il viaggio così, come veniva ed è stata un'esperienza molto, molto, molto profonda. Molto toccante, molto bella, e poi là mi sono successe cose davvero importanti.

Io ho sentito che c'era una protezione su di me, ho provato un'emozione grandissima che non riesco a spiegare a parole, sarebbe riduttivo, non te lo saprei neanche dire.

Quando ho vissuto quest'avventura, quando ho fatto questo viaggio per la prima volta, è successo che ho sentito nel mio intimo, ho riconosciuto una presenza.

Dopo quel primo pellegrinaggio sono stata altre due volte a Medjugorje, con la pandemia non sono più tornata. Ma non è così essenziale tornarci, dopo che hai sentito e capito determinate cose, le conosci già.

Ci torni per rivivere quelle emozioni e scoprirne di nuove. Quando sono riandata sono accadute altre cose importanti nella mia vita, sono arrivati altri messaggi a me personalmente, sono accadute cose positive.

Il primo pellegrinaggio, avrò avuto 24-25 anni, è stato quello più intenso, è stato un viaggio fatto da sola, ricordo che dicevo a me stessa: "vado lì, ma non so, chissà. ".

E man mano che mi avvicinavo a Medjugorje mi chiedevo: "ma cosa cavolo sto facendo? ma dove sto andando?". Dentro di me dicevo: "perché?".

Poi è stato bellissimo, lo ricordo come un pellegrinaggio stupendo. Sono partita con un viaggio organizzato da Roma perché ho sentito che dovevo andare in quel luogo.

La preghiera secondo Lidia Schillaci

Preghi? E che rapporto hai con la preghiera? Assolutamente sì, praticamente sempre. Per me pregare non è solo recitare le preghiere ma rappresenta proprio il dialogo costante con Dio.

Tutti i giorni, in qualsiasi momento. Non è solo dire il Padre Nostro e l'Ave Maria. Anche la Madonna a Medjugorje lo dice: pregare con il cuore.

Che vuol dire parlare, parlare, come quando tu parli con un amico e gli stai raccontando di te. Per me è avere il pensiero a Dio, aprire il mio cuore a Gesù, sapere che è lì pronto a sostenermi, che può darmi un segnale, aiutarmi a trovare una soluzione a ciò che sto vivendo.

Così riesco a compiere le scelte giuste che spesso sono le più difficili. Nella mia vita è stato spesso così. La fede da adulta mi ha aiutato dopo a comprendere situazioni complesse che avevo vissuto.

Roberto Bignoli e la christian music legata a Medjugorje

Roberto Bignoli, musicista e cantante di christian music, scrive il suo primo libro: Il mio cuore canta…

Roberto Bignoli, oltre che cantante ora è anche un autore. Ha pubblicato da poco il suo primo libro Il mio cuore canta. Medjugorje e la musica di Dio, insieme ad Andrea Pagnini per la Edizioni Piemme, disponibile in tutte le librerie italiane.

Roberto Bignoli è un cantautore d’ispirazione cristiana (christian music). Dopo un inizio di carriera dedicato al pop blues e al rock, decide di dedicarsi alla christian music, contribuendo alla sua diffusione in Italia.

In questo libro Roberto racconta la sua esperienza di vita. All’età di un anno contrae la poliomielite, che gli provocherà gravi difficoltà motorie obbligandolo a terapie continue e alle stampelle.

Dopo un’infanzia difficile e il collegio, comincia a suonare musica rock ancora adolescente. Sono gli anni della Beat Generation, dei “figli dei fiori” e il giovane musicista conduce una vita di mille espedienti.

Pur passando per il carcere, l’emarginazione sociale e la devianza nella periferia milanese, non smette mai di comporre e suonare. La sua passione per la musica lo porta a lavorare in ambienti musicali importanti.

Conosce Fabrizio De André, Alberto Fortis, Loredana Bertè, viene invitato a fare da spalla a molti big della canzone fra cui Roberto Vecchioni. Incide i primi dischi e ottiene successi, ma la disabilità entra con prepotenza nella sua carriera e diventa un ostacolo alla sua ascesa.

È un tortuoso percorso personale che giunge al 1984, quando Roberto - folgorato dal “mistero Medjugorje” - decide di scommettere su se stesso e di giocare il proprio talento artistico puntando tutto sulla christian music.

Ed ecco, finalmente, la svolta: un’ascesa irresistibile. Roberto Bignoli - che in questo libro racconta per la prima volta la sua storia - è oggi un artista di fama internazionale, oltre a essere padre e marito felice.

Tiene concerti in tutto il mondo, ha pubblicato dodici album e cinque singoli e la sua Ballata per Maria è la sigla mondiale di Radio Maria diretta da padre Livio Fanzaga.

Nell’ormai trentennale carriera, ha vinto cinque Unity Award, il Grammy USA della musica cristiana internazionale. La “scommessa del cuore” è vinta.

DULCIS MARIA (Totus Tuus) Roberto Bignoli

Il contesto ecclesiale di Medjugorje

Il fenomeno delle presunte apparizioni della Madonna a Medjugorje riguarda gli eventi iniziati il 24 giugno del 1981 nella parrocchia di San Giacomo a Medjugorje, amministrata dai Padri Francescani O.F.M., della Provincia Erzegovinese, nella Diocesi di Mostar-Duvno in ex Jugoslavia (oggi Bosnia ed Erzegovina).

Nel tardo pomeriggio di quel giorno, due ragazze Ivanka Ivanković e Mirjana Dragičević si recano in località Podbrdo, ai piedi della collina Crnica. All’improvviso, Ivanka vede la Madonna (non apparsa a Mirjana).

Le due ragazze continuano il cammino per il villaggio. Lo stesso giorno, verso le ore 18, sei ragazzi vedono nello stesso luogo la figura di Maria con un bambino tra le braccia: oltre a Ivanka e Mirjana, sono presenti Vicka Ivanković, Ivan Dragičević, Ivan Ivanković e Milka Pavlović, Marija Pavlović e Jakov Čolo, che fanno tutt’ora parte dei sei veggenti, si uniscono agli altri ragazzi il giorno dopo, il 25 giugno.

Il 21 luglio dello stesso anno S.E. Monsignor Pavao Žanić, Vescovo di Mostar-Duvno, si incontra con i sei “veggenti”, i quali gli riferiscono l’esperienza da poco vissuta. L’Ordinario resta convinto che «i ragazzi non mentono».

Manifesterà tale convinzione anche alcuni giorni dopo, in occasione dell’amministrazione della Cresima nella parrocchia di Medjugorje. Successivamente, il 19 novembre del 1983, S.E. Monsignor Pavao Žanić invia all’allora Congregazione per la Dottrina della Fede una relazione confidenziale circa la presunta apparizione di Maria, manifestando i suoi «fortissimi dubbi» al riguardo.

Il 12 ottobre dell’anno successivo, la Conferenza Episcopale Jugoslava emette una dichiarazione circa i presunti fatti di Medjugorje, richiamando la competenza dell’autorità ecclesiastica circa la valutazione delle apparizioni e proibendo i pellegrinaggi ufficiali a Medjugorje.

Il 19 maggio del 1986, la Commissione diocesana incaricata di valutare le presunte apparizioni a Medjugorje emette il proprio giudizio: per 11 membri contro 4 Non constat de supernaturalitate.

Nel corso dello stesso anno, il Pro-Nunzio di Belgrado esprime parere negativo sui lavori della Commissione diocesana. L’allora Congregazione per la Dottrina della Fede decide di affidare alla Conferenza Episcopale Jugoslava un nuovo esame del caso.

L’anno successivo, precisamente il 9 aprile hanno inizio i lavori della Commissione della Conferenza Episcopale Jugoslava, che si protrarranno sino all’aprile del 1991.

Il 10 di quel mese viene pubblicato il rapporto finale della Commissione della Conferenza Episcopale Jugoslava circa il fenomeno di Medjugorje, conosciuto come la Dichiarazione di Zadar (Zara).

«I vescovi sin dall’inizio seguono le apparizioni di Medjugorje tramite il vescovo della diocesi, la commissione episcopale e la commissione della conferenza episcopale jugoslava per Medjugorje.

Sulla base delle ricerche sin qui compiute non è possibile affermare che si tratta di apparizioni e fenomeni soprannaturali. Tuttavia, i numerosi credenti che arrivano a Medjugorje provenienti da vari luoghi e spinti da motivi religiosi e di altro genere hanno bisogno dell’attenzione e della cura pastorale innanzitutto del vescovo della diocesi e poi anche di altri vescovi così che a Medjugorje e con Medjugorje si possa promuovere una sana devozione verso la Beata Vergine Maria, in armonia con l’insegnamento della Chiesa.

A tal fine i vescovi forniranno adeguate indicazioni liturgico‒pastorali e tramite la commissione continueranno a seguire e a far luce sugli avvenimenti di Medjugorje».

Il 2 marzo del 1998, dietro richiesta del Vescovo di Saint-Denis-de-La Reunion, l’allora Congregazione per la Dottrina della Fede risponde che i pellegrinaggi privati a Medjugorje sono permessi, a condizione che non si dichiari Medjugorje luogo di apparizioni autentiche.

Si dichiara, inoltre, che la posizione di monsignor Perić circa il giudizio constat de non supernaturalitate non è quella della Congregazione per la Dottrina della Fede.

Il punto di svolta reca la data del 14 gennaio del 2008, quando Benedetto XVI decide di istituire una Commissione internazionale per valutare i presunti fenomeni soprannaturali di Medjugorje.

presidente di tale Commissione è il cardinale Camillo Ruini. Nel gennaio del 2014, dopo circa sei anni di lavori, la Commissione internazionale emette il proprio giudizio.

Nel dicembre del 2015, ricevuta tutta la documentazione, Papa Francesco avoca a sé ogni decisione su Medjugorje. Successivamente, l’11 febbraio del 2017, Papa Francesco nomina monsignor Henryk Hoser Inviato Speciale della Santa Sede per esaminare la situazione pastorale a Medjugorje.

Mentre il 14 gennaio del 2019 viene resa pubblica una disposizione del Pontefice, secondo la quale «è possibile organizzare pellegrinaggi a Medjugorje, sempre che si abbia cura di evitare che siano interpretati come una autenticazione degli avvenimenti».

C’è da ricordare, infine, che, il 27 dicembre 2021, Papa Francesco nomina Sua Ecc.za Mons. Aldo Cavalli come nuovo Visitatore apostolico a carattere speciale per la Parrocchia di Medjugorje, a tempo indeterminato e ad nutum Sanctae Sedis.

Monsignor Cavalli succede all’arcivescovo polacco Henryk Hoser, morto il 13 agosto di quell’anno.

Il messaggio del 25 agosto 2026

“Cari figli, Oggi vi invito: ritornate a Dio, ritornate alla preghiera per diventare i portatori della pace. Figlioli, pregate per la pace che è in pericolo.

La preghiera scorra di nuovo dai vostri cuori e dalle vostre famiglie affinché possiate sentire con gioia la voce di Gesù nei vostri cuori: Pace a voi!

Figlioli, siate portatori di pace e di preghiera per tutti coloro che non pregano. Io sono con voi e prego per voi presso mio Figlio Gesù. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

(Con approvazione ecclesiastica).

Medjugorje, musica e preghiera nella vita dei pellegrini

Le testimonianze raccolte mostrano come la musica a Medjugorje venga percepita in modi diversi ma complementari: durante il Mladifest accompagna la partecipazione collettiva, nella christian music diventa un mezzo di evangelizzazione e, nell’esperienza personale degli artisti, rappresenta uno spazio di dialogo interiore.

Per Lidia Schillaci il canto è un talento da condividere con gli altri e un “dono di Dio”. Per Roberto Bignoli, il “mistero Medjugorje” ha segnato una svolta artistica e personale, orientando la sua attività verso la christian music.

In entrambi i casi la musica è collegata alla fede non soltanto attraverso i testi, ma anche attraverso l’esperienza, la testimonianza e la partecipazione di chi ascolta.

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