Inizio del nuovo anno liturgico corrente

Il nuovo anno liturgico inizia con i primi vespri della prima domenica di Avvento e non coincide con il 1° gennaio del calendario civile. La prima domenica di Avvento cade verso la fine di novembre o nei primi giorni di dicembre e apre il cammino verso il Natale, che costituisce la celebrazione della prima venuta di Gesù e orienta contemporaneamente all’attesa del suo ritorno alla fine dei tempi.

L’anno liturgico celebra la vita di Gesù distribuendo nel corso dei mesi i momenti più importanti che ha vissuto. Il suo centro e culmine è il Triduo Pasquale, che ricorda la passione, la morte e la risurrezione di Gesù e culmina nella domenica di Pasqua.

Che cos’è l’anno liturgico

L’Anno Liturgico è l’anno della Chiesa, ed è la celebrazione della vita di Gesù distribuita nell’arco di un intero anno. Esso si struttura in diversi periodi: centro dell’anno liturgico è il Triduo pasquale, che culmina nella domenica di Pasqua.

L’Anno liturgico è formato da 52 settimane, come l’anno civile. Il suo inizio, però, non coincide con il 1° gennaio e la sua fine non cade il 31 dicembre.

Esso ha un’impostazione particolare, perché “liturgico”, cioè basato sulla liturgia, che è la preghiera della Chiesa. Nel corso dell’anno, infatti, viene presentato, attraverso le celebrazioni liturgiche, Gesù Cristo, il suo messaggio e la sua vita.

Viene presentata anche la Chiesa, attraverso la figura della Vergine Maria e dei Santi, che hanno vissuto in pienezza l’insegnamento di Gesù. Possiamo dire che l’anno liturgico è il cammino dei cristiani per conoscere e accogliere Gesù nella propria vita.

Quando inizia il nuovo anno liturgico

L’anno liturgico inizia con la prima domenica di Avvento che apre il cammino verso il natale, ed essa è la quart’ultima domenica prima del 25 dicembre.

Si intuisce subito che l’inizio dell’anno liturgico non avviene sempre nello stesso giorno, come per il calendario civile (1 gennaio), ma varia di anno in anno. Dipende dal giorno della settimana in cui cade il S.Natale, che si celebra il 25 dicembre.

Come se ne individua esattamente l’inizio? Aiutandosi con un calendario dell’anno in corso, si parte dal 25 dicembre e a ritroso si cerca quando cade la quarta domenica, che coincide con l’inizio dell’ anno liturgico e quindi dell’Avvento.

Con la prima domenica di Avvento inizia un nuovo Anno liturgico. L’Avvento ha inizio con i vespri della prima domenica e si conclude con i vespri di Natale, il 24 dicembre, e con l’inizio del Tempo liturgico del Natale.

Il significato dell’Avvento

L’Avvento è il tempo dell’attesa: da un lato si celebra la prossima venuta di Gesù, in vista del Natale; dall’altro, più ampiamente, si festeggia la speranza del Suo ritorno con la fine dei tempi (la cosiddetta Parusia, la venuta del Signore Gesù glorificato, con potenza e gloria).

La teologia dell’Avvento ruota attorno a due prospettive principali. Da una parte con il termine “adventus” (= venuta, arrivo) si è inteso indicare il ricordo della prima venuta del Signore; d’altra parte designa anche la sua seconda venuta alla fine dei tempi.

Il Tempo di Avvento ha quindi una doppia caratteristica: è tempo di preparazione alla solennità del Natale, in cui si ricorda la prima venuta del Figlio di Dio fra gli uomini, e contemporaneamente è il tempo in cui, attraverso tale ricordo, lo spirito viene guidato all’attesa della seconda venuta del Cristo alla fine dei tempi.

L’Avvento è un tempo di gioia e speranza, per l’attesa del Salvatore. Il tempo dell’attesa è tempo di vigilanza, ma anche di gioia per la venuta del Signore.

Il periodo di Avvento nella sua proposta di preghiere e di brani biblici per i giorni feriali si divide in due distinte parti. Il primo periodo dall’inizio del tempo fino al 16 dicembre è focalizzato sulle caratteristiche e sui segni del Regno messianico e le condizioni per entrarvi.

La seconda parte dal 17 al 24 dicembre è in funzione di una preparazione diretta al Natale. Testi dell’Antico e del Nuovo testamento evidenziano il rapporto di unità e di compimento tra i due periodi della Storia della salvezza.

Perché l’anno liturgico ricomincia con l’Avvento

Perché il ritorno ogni anno di feste e tempi particolari? È una domanda che come credenti dobbiamo porci per abitare nella fede il tempo.

Esso è, prima di tutto, abitato da Dio: dal “principio” (be-re’shit, Gen 1,1) alla fine «Io sono l’Alfa e l’Omega, il Principio e la fine» (Ap 21,6).

L’anno liturgico è a servizio dell’uomo credente, gli permette di fare del proprio tempo, quindi della propria vita, il luogo e lo spazio dell’incontro e della relazione con Dio.

Nel ritmo temporale la liturgia rende presente il mistero di Cristo, la sua Pasqua, e ci apre alla possibilità di partecipare all’oggi della salvezza. Il tempo nella fede è “salvezza”, è sempre “tempo favorevole”, “giorno della salvezza” (2Cor 6,2; Is 49,8).

“Hodie Christus natus est”; “Hodie Christus resurrexit”, così canta la liturgia! È l’opera di salvezza di Dio che si inserisce nella quotidianità dei nostri giorni.

Il nostro tempo chronos è capace di accogliere il tempo di Dio: il Kairos. La liturgia opera questa inserzione, converte il tempo cronologico in tempo di salvezza.

Giorno dopo giorno, domenica dopo domenica, anno dopo anno, come un sapiente scultore, il Signore scava il nostro cuore, dà forma alla nostra esistenza, plasma in noi i «sentimenti di Cristo Gesù» (Fil 2,5) ci rende «nuova creatura» (2Cor 5,17).

Per noi non c’è un Avvento uguale a quello dell’anno precedente, perché noi non siamo gli stessi e il Signore ci raggiunge là dove siamo, per rinnovare la sua Alleanza, il suo patto d’amore.

La doppia nozione di tempo nella liturgia

La nozione di tempo nella liturgia ha una doppia connotazione. Si parla di tempo, quello del trascorrere dei giorni ed è scandito da un calendario prefissato e preciso; ma c’è anche il tempo nella liturgia, nell’azione liturgica, il quale non ha una connotazione temporale, ma esperienziale.

Per comprendere il tempo della e nella liturgia dobbiamo dimenticare lo schema del calendario civile. L’azione liturgica potremmo dire è “atemporale”, fuori dalla concezione del tempo inteso in senso moderno, anche se fissata in un tempo ben preciso e calcolato.

Quando noi compiamo un’azione liturgica celebriamo sempre e solo la pasqua di Gesù fatta di passione, morte, risurrezione e ascensione al cielo. Dunque, quando noi celebriamo riandiamo a vivere quel momento, quell’esperienza di Gesù.

L’azione liturgica ci porta dentro il mistero “della nostra redenzione”, veniamo “catapultati” nel Golgota, nel sepolcro prima pieno e poi vuoto con la roccia rotolata via.

Nella celebrazione dell’Eucarestia non avviene il ricordo di un momento della vita di Gesù, ma si celebra il memoriale della sua passione, morte e risurrezione. Questo avviene sempre.

La celebrazione dei singoli misteri di Cristo, lungo lo svolgersi dell’anno liturgico, non deve essere interpretata come una riproduzione drammatica della vita terrena di Cristo. Difatti in ogni celebrazione, apparentemente parziale, viene sempre celebrata l’eucaristia in cui avviene il tutto e quindi il mistero è sempre completo, il tutto è sempre in ogni frammento.

La struttura dell’anno liturgico

Il tempo liturgico, quello del trascorrere dei giorni è suddiviso in cinque tempi diversi: avvento, natale, quaresima, pasqua, ordinario.

L’anno liturgico non si compone propriamente di mesi ma di settimane ed è composto dal “Temporale” e dal “Santorale”. Il primo, comprende il ciclo natalizio con i tempi di Avvento e di Natale, il ciclo pasquale con i tempi di Quaresima e di Pasqua, e le 34 domeniche del Tempo Ordinario.

Il Santorale comprende, invece, i giorni in cui la liturgia celebra la memoria dei Santi. Le celebrazioni dei vari santi, fisse e vincolate al giorno dell’anno, prendono il nome di ciclo agiografico o Santorale.

S’individua poi un terzo gruppo di festività dedicate alla Madonna che prende il nome di ciclo mariano.

PeriodoInizioConclusioneColore liturgico principale
AvventoPrima domenica di AvventoVespri del 24 dicembreViola
NataleVespri del 24 dicembreDomenica dopo l’EpifaniaBianco
Tempo Ordinario 1Lunedì dopo la domenica del Battesimo di GesùMercoledì delle CeneriVerde
QuaresimaMercoledì delle CeneriInizio celebrativo del Giovedì SantoViola
Triduo PasqualeCelebrazione della Coena DominiBenedizione pasqualeRosso, bianco e altri colori propri delle celebrazioni
Tempo di PasquaVeglia PasqualePentecosteBianco; rosso a Pentecoste
Tempo Ordinario 2Lunedì dopo PentecosteSabato prima della prima domenica di AvventoVerde

Il ciclo natalizio

Avvento

Questo tempo liturgico dura quattro settimane. Inizia infatti quattro settimane prima di Natale, indicativamente tra il 27 novembre e il 3 dicembre.

Nel Rito romano si usa come colore liturgico il viola, in quello ambrosiano il morello, una sfumatura del viola.

Il colore liturgico dell’Avvento è il viola. La proposta penitenziale che il colore viola richiama è collegata a un parallelismo (voluto e indicato) con la Quaresima.

Il colore rosaceo proposto per la terza domenica di Avvento è la mitigazione di questo richiamo penitenziale. La III domenica di Avvento è detta Gaudete (Gioite).

Natale

Il tempo di natale inizia con la celebrazione del Natale, non con il giorno di Natale. Il tempo liturgico del Natale ha inizio la sera del 24 dicembre, con i vespri, e si conclude la domenica dopo l’Epifania.

Ha dunque una durata dai quattordici ai venti giorni. Come e più dell’Avvento il Natale è un tempo di grande gioia, perché celebra la prima venuta di Gesù, fattosi uomo per amore di tutti noi.

Tradizionalmente noi festeggiamo il Natale con la “Messa di mezzanotte”. Questo modo di dire porta ad insinuare che il Natale inizi alla mezzanotte o che il ricordo della nascita di Gesù si possa fare appena scatta il 25 dicembre.

Ma il Natale ha 4 celebrazioni diverse, da celebrare in 4 orari diversi, per ricordare il Natale. Abbiamo infatti la Messa vespertina, la Messa della notte, Messa dell’aurora e quella del giorno.

La prima può essere celebrata al tramonto del sole del 24 dicembre, la seconda nella notte tra il 24/25 dicembre, la terza alle luci dell’alba e l’ultima nella mattina/giornata del 25.

In tutte e 4 le celebrazioni noi contempliamo il mistero dell’incarnazione.

Il Tempo Ordinario

Dal lunedì successivo e fino al martedì prima del “mercoledì delle ceneri” inizia la prima parte del tempo ordinario che collegato con la seconda parte la cui ripresa si ha il lunedì dopo la domenica di Pentecoste.

Il tempo ordinario, dunque, è diviso in due parti: tra la fine del tempo di natale e l’inizio della quaresima; la seconda parte da dopo la Pentecoste fino all’inizio dell’avvento.

Il tempo successivo all’Epifania rientra nel cosiddetto Tempo Ordinario, ovvero tutti quei periodi dell’anno liturgico durante i quali non si celebrano feste di particolare rilevanza.

Nel Rito romano dura trentatré settimane, divise in due distinti periodi di Tempo Ordinario: dal lunedì dopo la domenica del Battesimo di Gesù, ovvero la domenica dopo l’Epifania, all’inizio della Quaresima (Mercoledì delle ceneri); dopo Pentecoste e fino al successivo tempo di Avvento.

Il colore liturgico del Tempo Ordinario è il verde, sia per il Rito romano sia per quello ambrosiano. Durante il Tempo Ordinario la Chiesa e i fedeli si concentrano sulla lettura e la comprensione dei Vangeli, secondo il ciclo di letture su tre anni stabilito dal Lezionario.

  • Anno A: la maggior parte dei testi evangelici dal vangelo di Matteo.
  • Anno B: la maggior parte dei testi evangelici dal vangelo di Marco.
  • Anno C: la maggior parte dei testi evangelici dal vangelo di Luca.

Il vangelo secondo Giovanni è sempre letto a Pasqua ed è usato per altri tempi liturgici, come Avvento, Natale e Quaresima.

La Quaresima e il Triduo Pasquale

Con il mercoledì delle ceneri inizia il grande tempo della quaresima che termina con l’inizio (celebrativo) del giovedì Santo. La Quaresima dura quaranta giorni e precede la celebrazione della Pasqua.

Questo tempo liturgico ricorda il periodo di quaranta giorni trascorso da Gesù nel deserto. È dunque un periodo di penitenza, preghiera e preparazione alla Pasqua, durante il quale si combatte il peccato per essere degni di Gesù e del suo sacrificio.

La durata di 40 giorni della quaresima sono anch’essi non effettivi ma celebrativi. Infatti, i giorni che intercorrono tra il mercoledì delle ceneri e il giovedì Santo, sono 44, tra il mercoledì delle ceneri e il sabato Santo sono 46.

Ma il carattere penitenziale della quaresima non può essere vissuto nella domenica, pasqua della settimana, poiché è il giorno del Signore e «non può digiunare un invitato alle nozze quando lo sposo è con lui» (cfr. Mc 2,19-20).

A questo conteggio, dunque, vanno tolte le 6 domeniche (le 5 di quaresima e la domenica delle Palme). Si ottengono così i 40 giorni della quaresima, ma sono 38 se arriviamo fino al giovedì Santo.

La Settimana Santa è la settimana che precede la Pasqua ed è la più importante dell’anno. In essa seguiamo Gesù dal suo ingresso a Gerusalemme (Domenica delle Palme), fino al suo arresto, alla Passione, alla morte e sepoltura.

Il Triduo Pasquale come unica celebrazione

Perché il Triduo Pasquale non è tempo di quaresima? Qui, in modo particolare, notiamo la differenza della nozione di tempo nella liturgia rispetto alla concezione nostra quotidiana.

Il Triduo Pasquale è un’unica celebrazione che inizia con il segno di croce nella celebrazione della Coena Domini e termina con il segno di croce della benedizione pasquale.

Noteremo, infatti, che la celebrazione della Coena Domini non termina con la consueta benedizione, ma con la reposizione del Santissimo Sacramento; lo stesso avviene nella celebrazione della Passione del Signore dove a sciogliere l’assemblea sono “solo” parole di benedizione senza alcun gesto.

Se la celebrazione “non viene mai chiusa” da una benedizione, essa non deve nemmeno essere aperta da un segno di croce, infatti, né la celebrazione della Passione del Signore, né la veglia pasquale iniziano con il segno di croce, ma con la prostrazione da parte dei ministri la prima, con la benedizione del fuoco nuovo la seconda.

Anche se avvengono in 3 giorni diversi esse non possono essere considerate 3 celebrazioni separate ma solo un’unica celebrazione distinta in vari momenti, giorni.

Il Giovedì Santo ricorda l’Ultima cena e apre il solenne Triduo Pasquale, il tempo centrale dell’anno liturgico, perché in quei tre giorni Gesù istituì l’Eucaristia, il sacerdozio ministeriale, pronunciò il comandamento dell’amore fraterno.

Inoltre il Venerdì Santo ricorda la Sua morte sulla Croce. Il Sabato Santo ogni celebrazione liturgica è sospesa, per ricordare la discesa di Gesù agli Inferi, mentre ci si prepara per la Veglia Pasquale (la notte tra il sabato e la domenica).

Il Sabato Santo e la Veglia Pasquale

La Veglia pasquale non si celebra il sabato Santo poiché in questo giorno «la Chiesa sosta presso il sepolcro del Signore, meditando la sua passione e morte, astenendosi da celebrare il sacrificio della messa».

La celebrazione della Pasqua avviene nella Veglia pasquale, la quale non ha la caratteristica “tradizionale” della veglia intesa come attesa, ma come unica e vera celebrazione della Pasqua.

La Veglia Pasquale segna la fine della Quaresima e l’inizio della Pasqua vera e propria, quando si festeggia il trionfo di Gesù Cristo sulla morte.

Comincia con la Liturgia della luce, che ha luogo fuori dalla chiesa dove viene acceso il cero pasquale e l’ingresso dei fedeli nella chiesa buia. Segue la Liturgia della Parola con letture sulla Pasqua ebraica (fuga degli ebrei dall’Egitto).

Le campane che sono rimasta mute dal giovedì santo vengono suonate. Viene poi la Liturgia battesimale, con cui viene benedetta l’acqua per il Battesimo e la Liturgia eucaristica che rievoca la morte e risurrezione di Gesù.

Il Tempo di Pasqua

Con la domenica di Pasqua inizia il tempo pasquale e trova il suo termine la domenica della Pentecoste nella quale ricordiamo la discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli nel cenacolo.

La Pasqua è un periodo di cinquanta giorni e dura fino a Pentecoste. Per tutto questo tempo si celebra la gioia della Resurrezione, con un susseguirsi di cerimonie e feste liturgiche durante tutte le domeniche del Tempo Pasquale.

La domenica di Pasqua è la prima domenica dopo il primo plenilunio di primavera; come dice l’annuncio del giorno di Pasqua che viene letto il giorno dell’Epifania del Signore, «dalla Pasqua scaturiscono tutti i giorni santi»: quaresima, Pentecoste, l’inizio dell’avvento.

Quaranta giorni dopo la Pasqua si celebra l’Ascensione di Gesù, che con Pasqua e Pentecoste è una delle feste più importanti del Calendario Ecclesiastico. Si tratta del momento in cui Gesù, dopo essere morto e sepolto, ascese al Cielo.

Cinquanta giorni dopo la Pasqua si festeggia invece la Pentecoste, la discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli che diede inizio alla loro missione evangelica e alla nascita della Chiesa.

Il colore liturgico è il bianco, rosso per la Pentecoste.

Il secondo periodo del Tempo Ordinario

Come già specificato, dopo la Pentecoste inizia il secondo periodo del Tempo Ordinario. Si tratta di periodi di ascolto e contemplazione della Parola del Signore.

I temi cambiano man mano che ci si riavvicina all’Avvento. Il colore liturgico è ancora il verde.

Come ricordato sopra la seconda parte del tempo ordinario inizia il lunedì dopo la Pentecoste per terminare con l’inizio della prima domenica di avvento.

In questo periodo ci sono alcune solennità del Signore: la Santissima Trinità (domenica successiva alla Pentecoste), il Corpus Domini (il giovedì o la domenica successiva alla Santissima Trinità), il Sacro Cuore di Gesù (il venerdì successivo alla domenica del Corpus Domini), Cristo Re dell’universo (l’ultima domenica, XXXIV, del tempo Ordinario).

La domenica, fondamento dell’anno liturgico

La domenica, è il fondamento dell’anno liturgico, perché è il giorno della risurrezione di Gesù. I primi cristiani, in questo giorno, celebravano la Pasqua settimanale; per questo la domenica è il giorno del Signore, il giorno dell’Eucaristia.

Successivamente, per un desiderio di approfondire e vivere appieno i misteri di Gesù, si è sviluppato il ciclo pasquale e il ciclo natalizio.

La celebrazione del mistero pasquale viene compiuta fin da principio settimanalmente nel giorno chiamato domenica. La testimonianza più antica della celebrazione della domenica a Roma ci è offerta da san Giustino nella sua Apologia I, della seconda metà del secolo II: è il giorno regolare dell’adunanza dell’assemblea con la liturgia della parola e la celebrazione dell’eucaristia.

Secondo la tradizione apostolica, che ha origine dallo stesso giorno della resurrezione di Cristo, la Chiesa celebra il mistero pasquale ogni otto giorni, in quello che si chiama giustamente giorno del Signore o Domenica.

In questo giorno infatti i fedeli devono riunirsi in assemblea per ascoltare la parola di Dio e partecipare all’Eucaristia e così far memoria della passione, della resurrezione e della gloria del Signore Gesù e render grazie a Dio, che li ha rigenerati nella speranza viva per mezzo della risurrezione di Gesù Cristo dai morti.

Per questo la domenica è la festa primordiale che deve essere proposta e inculcata alla pietà dei fedeli, in modo che risulti anche giorno di gioia e di riposo dal lavoro. Non venga anteposta alcun’altra solennità che non sia di grandissima importanza, perché la domenica è il fondamento e il nucleo di tutto l’anno liturgico.

I cicli delle letture festive e feriali

La Chiesa suddivide questa serie di anni attraverso la denominazione di Anno A, Anno B, Anno C, a cui corrisponde un ciclo delle letture festive (Ciclo A, Ciclo B, Ciclo C).

Ciascun anno liturgico ha una sua peculiare fisionomia. I Vangeli sono l’oggetto principale della meditazione festiva, senza tuttavia sminuire l’importanza dei testi dell’Antico Testamento e della Seconda Lettura (di solito staccata dal contesto) che li accompagnano.

Durante l’anno A ad offrirci spunti di meditazione su Gesù Cristo è l’evangelista San Matteo; durante l’anno B è San Marco; mentre l’anno C conosce il mistero incarnazionistico salvifico attraverso il Vangelo di San Luca.

San Giovanni, che a più riprese compare pressocchè nella Liturgia della Parola di tutti e tre gli anni, viene proposto in modo particolare durante il tempo di Passione del Signore.

Il ciclo feriale nei diversi tempi liturgici, offre per le orazioni (testi eucologici) gli stessi formulari ogni anno. Per la Liturgia della Parola viene utilizzato nei “tempi forti” (Avvento, Natale, Quaresima, Pasqua) un apposito Lezionario, individuato proprio con questa espressione.

Per il tempo ordinario invece, nelle 34 settimane (prima della Quaresima e dopo la Pentecoste, fino all’inizio del nuovo anno liturgico), vengono presentati due lezionari feriali.

I colori liturgici del nuovo anno

Il colore ha la funzione di comunicare e ricordare al fedele in quale periodo liturgico ci si trova. La differenza dei colori nelle vesti liturgiche ha lo scopo di esprimere, anche con mezzi esterni, la caratteristica particolare dei misteri della fede che vengono celebrati, e il senso della vita cristiana lungo il corso dell’anno liturgico.

  • Viola: indica penitenza, conversione, attesa e suffragio; si usa nei tempi di Avvento e di Quaresima e nella liturgia dei defunti.
  • Bianco: significa risurrezione, purezza e gioia; si usa nel tempo di Natale e nel tempo di Pasqua, nelle celebrazioni del Signore, della Vergine Maria e dei Santi non martiri.
  • Verde: esprime speranza, costanza nel cammino e ascolto perseverante; si usa nel Tempo Ordinario.
  • Rosso: indica amore e martirio; si usa la domenica delle Palme, il venerdì Santo, la domenica di Pentecoste e nelle celebrazioni dei santi martiri.
  • Rosaceo: si può usare la III domenica di Avvento e la IV di Quaresima; stempera il colore viola interrompendo il clima penitenziale.
  • Oro: si usa in sostituzione di tutti i colori ad eccezione del viola e può sottolineare l’importanza di alcune solennità.
  • Azzurro: non è un vero e proprio colore liturgico, richiama il cielo e si può usare nelle celebrazioni che riguardano la Vergine Maria.
  • Nero: può essere usato nella liturgia dei defunti.

Solennità, feste e memorie

Quando ricorre una particolare celebrazione si usa, genericamente, il termine Festa, ma la liturgia ha tre classificazioni delle celebrazioni, secondo la loro importanza: la Solennità, la Festa e la Memoria.

Questi giorni liturgici sono delle soste che invitano a meditare sui misteri della fede o sulla vita dei santi.

Le Solennità sono le celebrazioni più importanti, si riferiscono soprattutto a Gesù e a Maria, ma anche ai santi di particolare rilievo: S. Giuseppe. S.Giovanni Battista, i Ss. Pietro e Paolo.

Le Feste sono le celebrazioni che interessano soprattutto i santi che hanno avuto un particolare ruolo nella storia della Chiesa: gli apostoli, gli evangelisti, i fondatori di ordini religiosi, ad esempio: San Francesco d’Assisi e san Benedetto da Norcia.

Le Memorie, hanno lo scopo di celebrare il ricordo di un santo. Le solennità e le feste possono avere un tempo di preparazione: il Triduo (tre giorni prima della ricorrenza); la Novena (nove giorni prima).

L’Ottava, invece, sono otto giorni che seguono la festa; la Chiesa celebra con particolare solennità l’Ottava di Natale e l’Ottava di Pasqua.

Maria e i santi nel corso dell’anno

La Chiesa, durante l’anno liturgico, celebra dei momenti particolari, delle soste, in cui i cristiani sono chiamati a meditare su alcune figure che hanno vissuto in pienezza la vocazione cristiana.

Il primo esempio che viene presentato è la Vergine Maria. Per la sua particolare vocazione nella storia della salvezza, accanto a Gesù, suo figlio, è Madre di Dio e Madre della Chiesa ed è presentata come modello di vita cristiana.

I Santi sono presentati dalla Chiesa come esempi da seguire, perché sono dei modelli viventi di risposta libera e generosa alla chiamata di Dio. Essi sono dei compagni di viaggio nel cammino dell’anno liturgico; infatti, la Chiesa propone ogni giorno, nel suo calendario, uno o più santi.

La formazione storica dell’anno liturgico

La struttura che scandisce le celebrazioni della chiesa si è venuta a creare in modo graduale a partire dal II secolo. Si è partiti dalla festa annuale della Pasqua, per estendersi ai 40 giorni di Quaresima e per proseguire con 50 giorni della Pentecoste.

Successivamente si è formato anche il tempo del Natale e dell’Avvento. Questa struttura celebrativa che ritma l’anno della Chiesa si è formata gradualmente a partire dal II secolo quando si è definita - oltre alla celebrazione della Pasqua settimanale, di domenica in domenica, festa primordiale di origine apostolica - una grande festa annuale di Pasqua.

Gradualmente si è formato poi il tempo di Natale e successivamente il tempo di Avvento (siamo già attorno al VI secolo).

Più tardi, nei secoli VIII-IX, quando l’Avvento è diventato un’istituzione stabile e generale, Roma anticipa l’inizio dell’anno ecclesiastico alla prima domenica di Avvento.

Il senso spirituale dell’inizio dell’anno liturgico

L’anno liturgico è un vero e proprio cammino di salvezza, perché la Chiesa rende presente il mistero della Redenzione con la sua pienezza di grazia.

Esso, quindi, è un anno di grazia del Signore, per questo il cristiano a contatto con questo tempo deve trasformare la propria vita, rinnovandosi, o meglio, convertendosi, come è avvenuto per i santi.

Lo scopo di questa suddivisione ci consente di scandire gli avvenimenti più importanti che hanno caratterizzato la vita di Gesù, così da comprendere al meglio il significato della fede ed entrare in perfetta sintonia con il messaggio cristiano.

Lasciamoci trasportare dall’intensità della nostra relazione con il Signore Gesù vivendo in modo pieno quell’incontro settimanale «fonte e culmine» della nostra vita cristiana.

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