Il cucchiaio liturgico è un piccolo utensile utilizzato in alcuni riti cristiani per aggiungere gocce d’acqua al vino durante la consacrazione oppure per trasferire l’incenso dalla navicella al turibolo. Il suo impiego non è tuttavia abituale in Italia, se non sporadicamente, e per questo l’identificazione di un cucchiaio come oggetto sacro richiede un’attenta valutazione della forma, della decorazione, della materia e del contesto di ritrovamento.
Il cosiddetto cucchiaio incudine missionario non corrisponde a una tipologia univoca chiaramente attestata nella documentazione disponibile: il termine può accostare oggetti diversi, dal cucchiaio per incenso conservato ad Alberobello al cucchiaio liturgico bizantino destinato al battesimo, fino agli strumenti collegati all’attività dei centri missionari. La distinzione tra utensile profano, cucchiaio per incenso, cucchiaio eucaristico e cucchiaio battesimale è quindi essenziale.
Il cucchiaio per incenso di Alberobello
Un esemplare catalogato come cucchiaio per incenso è conservato nell’ambito dei beni storici e artistici di Alberobello, in provincia di Bari, e appartiene all’ambito culturale dell’Italia meridionale. L’oggetto è datato post 1890 - ante 1910 ed è classificato come opera o oggetto d’arte.
La materia e la tecnica sono indicate come metallo, doratura e sbalzo. La condizione giuridica dell’oggetto è la detenzione da parte di un ente religioso cattolico, mentre la tutela compete alla Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici della Puglia.
| Elemento | Dati |
|---|---|
| Oggetto | cucchiaio per incenso |
| Datazione | post 1890 - ante 1910 |
| Ambito culturale | Ambito Italia Meridionale |
| Localizzazione | Alberobello (BA) |
| Materia e tecnica | metallo, doratura, sbalzo |
| Tipologia | Opere/oggetti d’arte |
| Codice di catalogo nazionale | 1600132724 |
| Data di compilazione | 1995 |
| Data di aggiornamento | 2006 |
La scheda dell’esemplare di Alberobello lo identifica direttamente come cucchiaio per incenso, ma non fornisce una descrizione analitica della paletta, dell’immanicatura o degli eventuali motivi ornamentali. La presenza della doratura e della lavorazione a sbalzo indica comunque una destinazione decorativa e una volontà di conferire all’utensile un aspetto più solenne rispetto a un comune cucchiaio d’uso quotidiano.

Funzione del cucchiaio liturgico
L’uso del cucchiaio liturgico può riferirsi a due funzioni differenti. Il primo è il cucchiaio eucaristico, impiegato per aggiungere gocce d’acqua al vino durante la consacrazione; il secondo è il cucchiaio per trasferire l’incenso dalla navicella al turibolo.
Il cucchiaio eucaristico è spesso simile a un utensile d’uso profano, salvo la presenza di elementi decorativi simbolici sul manico. Solitamente il manico è diritto, non a collo di cigno.
La materia dei cucchiai eucaristici può essere argento, argento dorato oppure oro. La scelta del metallo e la presenza di una decorazione simbolica sul manico possono contribuire a distinguere un oggetto liturgico da un utensile comune, ma non costituiscono da sole una prova definitiva della sua funzione.
Perché l’identificazione deve essere prudente
Non è probabile che ogni cucchiaio di piccole dimensioni o di materiale prezioso sia un oggetto sacro. L’uso del cucchiaio liturgico, ossia del cucchiaio eucaristico per aggiungere gocce d’acqua al vino durante la consacrazione, o del cucchiaio per trasferire l’incenso dalla navicella al turibolo, non è in uso in Italia, se non sporadicamente.
La forma del cucchiaio eucaristico è identica all’utensile d’uso profano, salvo la presenza di elementi decorativi simbolici sul manico. Solitamente il manico è diritto, non a collo di cigno.
Per stabilire la funzione di un esemplare occorre quindi considerare insieme la forma della conca, il tipo di manico, la presenza di simboli, la materia, la tecnica di lavorazione, la datazione e il contesto nel quale l’oggetto è stato rinvenuto o conservato.
Il cucchiaio liturgico bizantino del VI secolo
Un confronto particolarmente importante è offerto da un cucchiaio liturgico bizantino datato al VI secolo d.C., proveniente da Campagna Lupia, in provincia di Venezia. Il reperto è stato rinvenuto fortuitamente nel 2009 ed è conservato nei depositi della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto, a Padova.
| Elemento | Dati |
|---|---|
| Denominazione | Cucchiaio liturgico bizantino |
| Datazione | VI secolo d.C. |
| Tecnica e materiali | Conca in lamina decorata a incisione; manico con iscrizione fuso in matrice; argento |
| Dimensioni | lunghezza 9 cm, larghezza massima della conca 2 cm |
| Provenienza | Campagna Lupia (Venezia), ritrovamento fortuito, 2009 |
| Collocazione | Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto, Padova, depositi |
| Edizione | Restituzioni 2011 |
Il reperto va identificato con un cucchiaio d’argento, rotto in due parti, con la conca decorata a incisione, dove è la scena di due uomini su una piccola nave a vela fra le onde del mare. I due personaggi, nudi e imberbi, sono raffigurati seduti, di profilo e affrontati, con l’albero al centro: quello di sinistra stringe un remo, quello di destra il timone.
La conca è ovale, allungata, e termina con un ricciolo al colmo del quale è saldato il manico, piegato e tagliato accidentalmente più o meno a metà. Sul manico è presente un’iscrizione, purtroppo incompleta, in lettere capitali quadrangolari dai tratti larghi, ottenuta a matrice e non incisa, anche se rifinita a bulino: CAPONA•VIVA […].

Il significato della nave e del battesimo
L’oggetto, trovato a Campagna Lupia, è stato identificato come un cucchiaio da battesimo di produzione bizantina, databile orientativamente al VI secolo d.C., l’unico finora rinvenuto nel Veneto.
Il reperto fa parte della tipologia dei cucchiai di età romana imperiale e può essere confrontato con esemplari rinvenuti in famosi tesori di argenterie bizantine ritrovati in Italia, in Inghilterra e nel Mediterraneo orientale, area, quest’ultima, di invenzione e diffusione del modello.
Sembra ormai appurato che si tratti di cucchiai liturgici, legati alla conversione e al battesimo di adulti, che li ricevevano in dono o piuttosto li donavano alla chiesa dopo la cerimonia.
Il soggetto rappresentato va dunque interpretato come un’allegoria cristiana, incentrata sulla nave simbolo della Chiesa e metafora della vita cristiana che ha come meta finale l’eternità quale porto di salvezza.
Il significato battesimale è coerente con la citazione: “Il sigillo è l’acqua, gli uomini discendono morti nell’acqua e risalgono vivi.” (Il Pastore d’Erma, Il battesimo).
L'arte bizantina-zanichelli
Forma, decorazione e materiali a confronto
| Caratteristica | Cucchiaio per incenso di Alberobello | Cucchiaio liturgico bizantino |
|---|---|---|
| Datazione | post 1890 - ante 1910 | VI secolo d.C. |
| Area | Italia meridionale | Campagna Lupia, Veneto |
| Materiale | metallo | argento |
| Tecnica | doratura e sbalzo | lamina decorata a incisione; manico fuso in matrice |
| Funzione catalogata | trasferimento dell’incenso dalla navicella al turibolo | cucchiaio da battesimo |
| Decorazione | non descritta analiticamente | scena di una nave tra le onde e iscrizione sul manico |
Il confronto mostra che la denominazione “cucchiaio liturgico” comprende oggetti differenti per cronologia, area geografica, tecnica e funzione. Il cucchiaio di Alberobello è un manufatto moderno o contemporaneo rispetto al reperto bizantino e presenta una lavorazione in metallo dorato a sbalzo, mentre l’esemplare di Campagna Lupia è in argento, decorato a incisione e dotato di un’iscrizione sul manico.
Nel cucchiaio bizantino la decorazione non è un semplice ornamento, ma costituisce il principale elemento interpretativo dell’oggetto. La nave, i due uomini e il riferimento all’acqua collegano la forma del cucchiaio alla conversione e al battesimo.
Stato di conservazione e restauro del cucchiaio bizantino
Il cucchiaio si presentava rotto in due parti, con il manico mancante della appendice terminale, a causa di una frammentazione di natura violenta. La superficie appariva invece annerita dallo sviluppo di solfuri di argento.
I solfuri di argento sono stati rimossi con carbonato di sodio finissimo e successivo lavaggio in una miscela di alcol e acqua distillata. La pulitura è stata rifinita con gomme abrasive per trapano a frusta.
Le parti di lamina deformate nella zona della frattura sono state invece dolcemente ricondotte mediante pressioni esercitate manualmente o con pinzette. I due frammenti sono stati ricomposti e incollati.
Le piccole lacune presenti nella zona di incollaggio sono state integrate per dare più stabilità alla ricomposizione e migliorare l’aspetto estetico e la lettura dell’oggetto.
Il rapporto con l’ambito missionario
Il riferimento al termine “missionario” appartiene a un ambito diverso da quello strettamente tipologico e archeologico del cucchiaio. Il Vademecum del Centro Missionario Diocesano è una guida pratica, uno strumento operativo per orientarsi nel panorama missionario italiano oggi, in grado di rispondere alle domande principali che ogni Centro Missionario Diocesano si pone dinanzi alla necessità di mantenere vivo il fuoco della missione, senza alcuna pretesa di esaustività, ma nel tentativo di un accompagnamento discreto, conciso, pratico per ogni Chiesa locale.
Tra i suoi obiettivi vi è quello di offrire ai CMD una bussola più sicura in una società e in una Chiesa in profonda trasformazione. Il Vademecum del Centro Missionario Diocesano è edito dalla EMI, Editrice Missionaria Italiana, e redatto dall’Ufficio Nazionale per la Cooperazione Missionaria tra le Chiese e dalla Fondazione Missio, a seguito di un lavoro di rete durato oltre un anno, che ha visto coinvolte diverse realtà operanti nel variegato panorama missionario nazionale, nei tre ambiti della cooperazione, formazione e animazione.
Il Vademecum, che si accompagna al nuovo Schema di Regolamento per i Centri Missionari Diocesani approvato dalla Presidenza della CEI il 13 giugno 2012, vuol essere uno strumento, semplice, ma insieme completo, in grado di rispondere alle domande principali che ogni Centro Missionario Diocesano si pone per il suo compito di promuovere la cooperazione missionaria tra le Chiese: con quali motivazioni muoversi? con quali obiettivi? con quali metodi e strutture operative?
Senza alcuna pretesa di esaustività, vuole essere un “prontuario all’uso”, uno strumento ermeneutico attraverso il quale interpretare i fondamenti della pastorale missionaria. Si vuole rendere partecipi di questo lavoro tutte le Chiese Locali, anzitutto nella persona dei loro Pastori - primi missionari - e dei rispettivi Centri/Uffici Missionari, i membri del Consiglio Missionario Nazionale, e tutte le realtà che operano in ambito missionario e costituiscono l’anima della missione sul territorio nazionale, a partire dagli Istituti missionari ad vitam, dagli Istituti religiosi aventi missioni e dagli organismi di volontariato internazionale di ispirazione cattolica.
Distinzione tra oggetto liturgico e strumento missionario
Un cucchiaio per incenso appartiene alla strumentazione liturgica perché serve a prelevare l’incenso dalla navicella e a trasferirlo nel turibolo. Un cucchiaio battesimale bizantino, invece, può essere legato alla conversione e al battesimo di adulti, con un apparato simbolico che interpreta la nave come immagine della Chiesa e della vita cristiana.
Il termine missionario può richiamare la cooperazione tra le Chiese, la formazione e l’animazione pastorale, ma non identifica automaticamente la forma o la funzione di un cucchiaio. Per evitare confusioni, è quindi necessario separare la descrizione materiale dell’oggetto dal contesto religioso, pastorale o istituzionale nel quale esso viene menzionato.
Dati di catalogazione dell’esemplare di Alberobello
- Oggetto: cucchiaio per incenso.
- Localizzazione: Alberobello (BA).
- Ambito culturale: Ambito Italia Meridionale.
- Datazione: post 1890 - ante 1910.
- Materia e tecnica: metallo, doratura, sbalzo.
- Tipologia della scheda: Opere/oggetti d’arte.
- Condizione giuridica: detenzione da parte di un ente religioso cattolico.
- Codice di catalogo nazionale: 1600132724.
- Ente competente per la tutela: Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici della Puglia.
- Ente schedatore: L. 160/1988.
- Data di compilazione: 1995.
- Data di aggiornamento: 2006.
- Licenza dei metadati: CC-BY 4.0.
Confronti storico-artistici
Tra le opere dello stesso periodo sono indicati un wattmetro di The European Weston Electrical Instruments Co. e due galvanometri di Carpentier, Jules, tutti riferiti alla fine o all’inizio dei secoli XIX e XX.
Tra le opere della stessa città sono indicati il trullo in vicolo Chiesa Madre, 2, il trullo in via Monte Sabatino, 56-58, e il trullo in via Monte Nero, 40-44, tutti ad Alberobello.
Tra le opere dello stesso ambito culturale sono indicati gli stalli del coro, di ambito Italia meridionale e datati alla fine del XVI secolo, i santi, dipinto di ambito Italia meridionale della prima metà del XVIII secolo, e il Cristo tra apostoli, fonte battesimale a fusto e opera isolata, di ambito Italia meridionale della seconda metà del XIII secolo.
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