Le dichiarazioni sul calcio legate a Medjugorje

Le dichiarazioni più note sul rapporto tra Medjugorje e calcio riguardano Roberto Mancini, che ha raccontato la propria fede, i viaggi nel paese bosniaco e il sogno in cui gli sarebbe apparsa Vicka, una delle veggenti. Nel 2012 l’allenatore collegò inoltre la vittoria della Premier League del Manchester City a una possibile intercessione dal Cielo, ricordando la coincidenza con il 13 maggio, festa di Fatima.

Il legame tra fede, Medjugorje e calcio comprende anche altri protagonisti: Gigi Buffon ha visitato il luogo di pellegrinaggio e incontrato alcuni veggenti, Zlatko Dalic porta con sé il rosario durante le partite e considera la fede una guida nei momenti difficili, mentre Luka Modrić è stato descritto come credente e devoto alla Gospa. Questo rapporto si inserisce in una tradizione più ampia, nella quale il calcio italiano è stato spesso intrecciato con la vita parrocchiale, gli oratori e pratiche religiose personali.

Roberto Mancini: la fede, Medjugorje e il sogno di Vicka

“Tu credi nelle apparizioni della Madonna?“. Così Pierluigi Diaco chiede e Roberto Mancini della sua fede, dopo avergli fatto sentire la voce di una delle veggenti di Medjugorje, Vicka. Siamo su RaiDue e l’occasione è la prima puntata del nuovo programma condotto da Diaco in seconda serata, “Ti sento“.

“Io ci credo - la risposta dell’ex calciatore e ct - Ho vissuto la mia vita per anni in un oratorio quindi ho sempre frequentato la chiesa, è stata la mia vita e credo che questo mi abbia anche aiutato a crescere bene. Ci sono andato diverse volte (a Medjugorje, ndr), ho parlato con Vicka, con gli altri veggenti…”.

E Diaco interrompe il racconto con una domanda: “È vero che lei ti è apparsa in sogno prima che tu la incontrassi?“. “Sì - risponde sicuro Mancini - Mi è apparsa esattamente com’è… Mi aveva parlato di Medjugorje tanti anni fa il nostro parroco di Genova, della Samp, che lui andava negli anni quando era impossibile quasi andare, quindi siamo parlando dell’82, ’83.

Io non avevo mai visto Vicka ma prima di andare mi è apparsa in sogno, è stata una cosa veramente stranissima e quando sono andato gliel’ho anche detto. Ci siamo parlati diverse volte… Io capisco che ci possano essere persone che non credono in questo, io credo che il pensiero vada rispettato”.

Un lato inedito, questo di Roberto Mancini, raccontato con visibile emozione. Roberto Mancini . Playlist . Roberto Mancini in occasione della trasmissione televisiva “Ti sento” andata in onda su Rai 2 ha parlato del suo rapporto con la fede.

Il Commissario tecnico della Nazionale ha rivelato di aver fatto un sogno in cui ha incontrato la Madonna di Medjugorie e di essersi recato più volte nel paese della Bosnia Erzegovina noto per le presunte apparizioni. È un Roberto Mancini inedito, quello che si è raccontato in TV nella nuova trasmissione di Pierluigi Diaco "Ti sento".

Il Commissario tecnico della Nazionale azzurra, ha messo momentaneamente da parte i temi più strettamente legati al calcio, per parlare di alcuni aspetti più intimi. In primis il suo rapporto con la fede e in particolare la devozione per la Madonna di Medjugorie, apparsagli in sogno.

Dal rapporto con la fede, ai viaggi a Medjugorie con tanto di incontri con le veggenti. Roberto Mancini ha parlato nel nuovo format in onda su Rai Due, dei suoi viaggi nel paese della Bosnia Erzegovina famoso per le presunte apparizioni della Madonna.

L'ex calciatore e attuale selezionatore della Nazionale ha rivelato: "Io credo…Sono andato diverse volte, ho parlato con Vicka (ovvero una delle veggenti più popolari, ndr) e gli altri veggenti. Mi aveva parlato di Medjugorje tanti anni fa il nostro parroco di Genova, della Samp, lui andava negli anni quando era impossibile quasi andare, quindi stiamo parlando degli anni ’80″.

Mancini ha anche raccontato un retroscena relativo ad un sogno: "Io non l’avevo mai vista, eppure prima di andare mi è apparsa in sogno, non ho proprio la minima idea. Non lo so, è stata una cosa veramente stranissima. Ci siamo parlati diverse volte. Io capisco che ci possano essere persone che non credono in questo, io credo che il pensiero vada rispettato".

Roberto Mancini a Medjugorje con Vicka

La visita a Medjugorje e l’incontro con la veggente

A febbraio di quest’anno Brosio spedisce a Roberto Mancini un pacco con dei rosari benedetti dalla Madonna di Medjugorje. Nell’involucro ci sono delle pietre raccolte nel punto in cui il veggente Ivan ha avuto alcune apparizioni.

Il giorno dopo Mancini telefona a Brosio e gli dice di aver fatto un sogno: "Ero in una stanza con un po' di gente e c'era con me la veggente Vicka che, a un certo punto, mi ha sorriso fissandomi negli occhi, tanto che, a un tratto, mi sono girato per vedere se stesse guardando un altro.

Ma, di colpo, Vicka si è mossa e si è diretta verso di me, tanto che, a quel punto, non ho più avuto alcun dubbio. Mi è venuta incontro, si è avvicinata, mi ha fissato ancora guardandomi dritto negli occhi. Poi mi ha dato un bacio sulla fronte.

Ho avvertito proprio la sensazione del contatto fisico di una persona che, però, non avevo mai visto né conosciuto in vita".

Il 25 marzo 2012 Mancini vola a Mostar e da lì raggiunge Medjugorje. E' la sua prima visita. Con l'allenatore del City viaggiano la moglie Federica e la figlia Camilla.

Mancini incontra la veggente Vicka: "Come siamo entrati in casa Vicka ci ha accolti abbracciandoci e salutandoci con un affetto particolare. Ha parlato con Camilla e Federica e poi ci siamo messi in un angolo e le ho spiegato nei dettagli la sensazione che ho avuto quando ho ricevuto il suo bacio in questo sogno che sembrava reale.

Vicka mi guardava con attenzione e sorrideva come se sapesse già tutto e mi ha detto: "E' la Madonna che fa tutto, noi apriamo il nostro cuore e Lei ci dice cosa fare”. Poi ha cominciato a pregare su di noi, incessantemente e con grande intensità".

Mancini e la Premier League vinta con l’aiuto della Madonna

Due giorni prima di Manchester United-Everton, Mancini incontra in un ristorante italiano Nikica Jelavic, attaccante croato dell'Everton. United e City sgomitano per la Premier League e Mancini si rivolge così a Jelavic: "Mi raccomando, tu devi fare gol".

Jelavic ha una particolarità: è nato a Capljina, a pochi chilometri in linea d'aria da Medjugorje. Contro lo United segna due gol e la partita finisce con un rocambolesco 4-4.

I due punti persi dallo United con l'Everton peseranno un sacco nella volata per la Premier League. Il City vince il campionato all’ultima giornata, con un successo all'ultimo secondo del recupero contro il Qpr.

Un miracolo, così lo spiega Brosio, perché l’incontro si gioca il 13 maggio, giorno della festa di Fatima, "una delle date più belle della Madonna". Mancini, in un'intervista all'autore, conferma.

Domanda di Brosio: "C'è stato un intervento dal Cielo?". Risposta del Mancio: "L'ho pensato e lo penso tuttora. Quando ci rifletto mi chiedo come sia stato possibile, perché penso che in Cielo abbiano ben altri problemi da risolvere.

Quando prego capisco però che qualcosa di impossibile quel giorno è diventato possibile: 13 maggio, festa di Fatima, l'anniversario delle apparizioni in Portogallo. Anche José Duque (dirigente portoghese del City, nato vicino a Fatima, n.d.r.) ha notato questa coincidenza straordinaria e sapeva che la Madonna ci avrebbe aiutato. Sono convinto che chi prega è aiutato da Dio".

Le dichiarazioni di Mancini nel contesto del calcio italiano

Dalla lunga intervista di Pierluigi Diaco al Ct della nazionale Roberto Mancini, andata in onda lo scorso martedì all’interno del nuovo programma di Rai Due Ti sento, la foga duplicatrice e sintetizzatrice della stampa italiana ha selezionato (come al solito) pochi stralci.

E a fornire materiale da titolistica sono state in particolare solo le due o tre battute nelle quali il tecnico di Jesi ha “rivelato” la propria fede e l’esperienza mistica avuta con Vicka, una delle veggenti di Medjugorje.

Le virgolette sono di rigore, perché di fatto nell’intervista non ha avuto luogo alcuna rivelazione, dato che la fede di Mancini è cosa nota a chi conosce un poco la sua storia, così come i suoi viaggi in Bosnia-Erzegovina.

Eppure la confidenza del tecnico ha destato stupore, come si trattasse di una fuga di notizie, di una curiosa stranezza, come non si conoscessero gli infiniti legami tra la religione e il calcio italiano, che poi non sono altro che il portato di quelli tra la religione e la società in cui lo sport in questione viene praticato.

Erano quelli gli anni in cui il calcio si giocava più negli oratori che negli stadi, e i calciatori spesso dovevano molto (forse tutto) a qualche Don pallonaro.

Ne ha parlato più volte anche Demetrio Albertini, geometrico centrocampista e oggi affermato dirigente sportivo, cresciuto calcisticamente proprio in oratorio, così come Massimiliano Castellani sulle pagine di Avvenire: “Non c’è oratorio d’Italia in cui, almeno fino agli anni ’90, non abbia mosso i primi passi un campione”.

E la lista in effetti è davvero lunga: si va da “abatino” Rivera a Roberto Boninsegna, dal mitologico Tardelli al portierone Toldo.

Dieci anni dopo l’indagine del Guerin Sportivo, il mondo ancora non si meravigliò più di tanto quando Maradona di fronte alle telecamere del post-partita di Argentina-Inghilterra dichiarò che il gol più famoso della storia lo avesse segnato «un po’ con la testa di Maradona e un altro po’ con la mano di Dio».

E se volessimo allargare lo sguardo, per trovare ulteriori tracce dell’inscindibile binomio misticismo-calcio anche considerando le profezie non propriamente cattoliche, basterebbe pescare a piene mani dalle infervorate cronache del drammaturgo brasiliano Nelson Rodrigues, che negli anni ’60 descrisse il suo tifo per la Fluminense come “un evento con uno sfondo metafisico, una disposizione cosmica a cui non si può - e nemmeno si desidera - sfuggire”, e da quelle del nostro Gianni Brera, che con i suoi scritti rese proseliti di un nuovo culto gli ignari lettori delle pagine sportive: Eupalla la divinità, il manto erboso il suo regno.

Gigi Buffon e gli altri protagonisti del calcio a Medjugorje

Anche Gigi Buffon è stato a Medjugorje. Ci è andato ai primi di luglio del 2012, di rientro dall'Europeo, e lì "ha incontrato i veggenti Mirjana, Jakov, con il quale ha cenato nella sua casa di Bijakovici, e Ivan, che lo ha invitato a due apparizioni nella sua cappella privata".

SuperGigi, nel libro, dice a Brosio: "E’ vero, Medjugorje è un luogo speciale e ho ritrovato qui tante cose che mi hanno detto".

Brosio svela un altro particolare: "Giovedì 25 novembre 2011 tornai a Torino a trovare la Juventus al centro di allenamento e presentai "Profumo di lavanda" (uno dei libri di Brosio, n.d.r.). Lì c’erano ad aspettarmi il presidente Andrea Agnelli e il mio amico Pavel Nedved.

In quell'occasione resi la testimonianza in un famoso ristorante di cucina piemontese, in località Cafasse, e venne a trovarmi un altro grande campione juventino interessato al mio percorso spirituale: Giorgio Chiellini".

Brosio non lo scrive, ma risulta che pure Antonio Conte abbia messo in cantiere un pellegrinaggio a Medjugorje.

Frequentatori abituali di Medjugorje sono Sinisa Mihajlovic, c.t. della Serbia, Abel Balbo, ex centravanti di Udinese e Roma, e Antonio Percassi presidente dell’Atalanta.

Percassi fa donazioni, appoggia progetti e intende "edificare una cappella, dedicata alla Madonna, nel centro di allenamento dell'Atalanta, in cui sorgerà la statua della Gospa scolpita a Carrara da Mirco Felici".

Tommaso Ghirardi, proprietario del Parma, racconta una storia di famiglia: "Ma lo sai che cosa ha chiesto alla Madonna la mia nonna Renata (oggi 93enne, n.d.r.), dopo aver patito una pesante situazione personale e familiare?

Dopo aver scoperto, nel 1948, di essere in attesa di un bimbo - il mio futuro papà, Enrico Ghirardi - chiese alla Vergine di poter partorire proprio nel giorno dell’Immacolata Concezione, 8 dicembre. E quel giorno nacque Enrico. Detto e fatto".

Zlatko Dalic: il rosario e la fede durante le partite

Zlatko Dalic è l’allenatore della Croazia, finalista ai mondiali. Prima di questa competizione non era molto conosciuto, sopratutto in Italia.

Le luci della ribalta sono arrivate con le perfomance dei suoi giocatori, che sono molto legati e a lui e al suo modo di allenare. Perchè Dalic insegna loro non solo le tattiche calcistiche, ma tramanda valori che in uno sport come il calcio si stanno perdendo.

Dalic è cattolico praticante, fin da piccolo fu ministrante nella chiesa francescana vicino casa a Livno, in tempi, quelli del comunismo del dittatore Tito, nei quali mostrare pubblicamente la fede cattolica era spesso motivo di persecuzione, sia a scuola sia sul lavoro.

«Ciascuno di noi - ha detto Dalic in un’intervista a Glas Koncila, settimanale ufficioso dell’Arcidiocesi di Zagabria - in un modo o nell’altro porta la sua croce».

Vengono momenti difficili, e l’uomo non deve arrendersi, lasciarsi affondare, cadere. Tuttavia, «solo con la fede l’uomo può tornare in modo più qualitativo sulla strada giusta.

E’ necessario portare la croce nel modo più dignitoso possibile, portarla con fortezza e forza. Nelle situazioni che sembrano senza uscita, si trova una soluzione, tuttavia è necessario credere».

Dalic pensa che «Dio è presente quotidianamente nella mia famiglia e nella mia vita,… e per tutto ciò che ha fatto nella mia vita posso ringraziare la fede e il buon Dio».

Quando viene inquadrato dalle telecamere, svela La Nuova Bussola quotidiano, Dalic assume talvolta una posa un po’ strana, ha cioè la mano destra in tasca e con la mano sinistra dà indicazioni ai suoi giocatori.

Lo stesso CT croato fornisce la spiegazione di questo fatto: «Il rosario è sempre con me, e quando mi sento un po’ agitato, metto la mano in tasca, stringo il rosario, e tutto diventa più semplice».

Il rosario, luogo dove si reca a pregare e dove è andato prima di partire per la Russia, non è una sorta di amuleto usato con superstizione ma il segno concreto con il quale il Commissario Tecnico della Croazia, per l’intercessione di Maria, si affida con fede al Signore in ogni momento della sua vita, anche professionale, per farsi guidare e trovare la pace interiore nei momenti di maggiore agitazione.

Affidarci a Dio nel bene o nel male, farsi guidare dall’amore di Dio Padre in ogni istante della propria vita. E’ questa la lezione che ci consegna questo uomo che domenica si giocherà la vittoria dei mondiali di calcio contro la Francia.

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Luka Modrić e la devozione alla Gospa

Molti sanno cosa significa Medjugorje. Credenti e non credenti. Tra i credenti cristiani un numero crescente crede nelle apparizioni che dal 1981 avvengono in questa cittadina della Bosnia-Herzegovina.

Fa proprio bene il Milan ad affidarsi a bravi giocatori, anche se anziani, se conducono una vita sana come Luka Modrić. Un credente, tra l’altro, innamorato della Gospa. Che sicuramente lo ha protetto.

Altro che aiuto dal diavoletto, simbolo del club, ritenuto da molti tifosi un autentico porta-sfortuna. La riflessione di Eusebio Ciccotti 15/09/2025.

Ad oggi, dei sei veggenti, che in quel 25 giugno 1981 videro una bella signora (come hanno sempre attestato), la Gospa (Madonna) su una collina (Podbrdo), solo tre hanno ancora le apparizioni quotidiane.

La Vergine Maria, ogni 25 del mese, da decenni, dona un messaggio ai credenti, chiedendo di pregare per “coloro che ancora non conoscono l’amore di suo Figlio Gesù”.

Ieri, 14 settembre 2025, Luka Modrić, con i suoi “splendidi quaranta anni”, come direbbe qualcuno, ha segnato il suo primo gol nel campionato italiano facendo vincere la propria squadra, l’A.C. Milan.

La Gospa lo ha aiutato? Non lo sappiamo. Del resto sui campi di gioco di diversi sport tanti artisti ringraziano il proprio Alto Fattore (come direbbe il Sommo Poeta).

La tradizione religiosa del calcio negli oratori

Alla vigilia delle elezioni del 1976 il Guerin Sportivo intervistava 300 calciatori di Serie A, chiedendogli anticipazioni sul proprio voto - qualcosa di semplicemente impensabile oggi - e la DC era con 141 preferenze la formazione politica più citata.

Il calcio degli oratori era alquanto simile a quel calcio di strada che oggi qualche “geniale” teorico del tiki-taka vorrebbe sempre più “applicare” agli allenamenti intensivi nelle scuole calcio.

Persino Roberto Baggio, nella sua breve parentesi da Presidente del settore tecnico di Coverciano (2010-2013) che diede vita al suo famoso (e mai praticato) piano di rilancio del calcio italiano, ricalcò in fondo la fitta rete degli oratori scomparsi ipotizzandone una nuova formata da un gran numero di “Centri Federali Territoriali”.

Per saperne di più, qui il nostro articolo sul calcio parrocchiale: un pilastro dell’Italia del secondo Novecento.

Oggi che gli oratori sono sempre meno, e ci si è dimenticati in buona parte del proprio passato - la parola “democristiano” è divenuta un’offesa persino nel mondo del calcio, con questa accezione la utilizzò infatti nel 2016 Maurizio Sarri, allora allenatore del Napoli, per giustificare la sua aggressione verbale proprio ai danni di Mancini, che da tecnico dell’Inter si era visto dare del “finocchio” dal suo collega: «Ho detto la prima offesa che mi è venuta in mente, gli avrei potuto dire democristiano» -, l’intervista di Mancini suscita clamore sebbene, come detto, si sapesse dei suoi viaggi a Medjugorje già dal gennaio 2019, grazie a una bella intervista della Gazzetta Dello Sport.

Va registrato quindi come la fede del Ct sia stata considerata dalla nostra stampa al pari di un oggetto misterioso, non collocabile nelle narrazioni sportive esistenti ma proprio per questo notiziabile.

Un oggetto dal quale la società è tanto apparentemente distante quanto potenzialmente (e voyeuristicamente) attratta.

Giovanni Trapattoni e i segni religiosi nel calcio

Chissà che di qui a poco non venga rivalutata anche la figura di Giovanni Trapattoni, nell’immaginario collettivo tra i grandi padri del calcio italiano, magari meno esotico di Guttmann ma più vicino alla nostra tradizione contadina: un padre emigrato nell’hinterland milanese e i lavori da garzone prima di tirare i primi calci al pallone nell’oratorio San Martino di Cusano.

Restano storici gli sversamenti di acqua santa sul manto erboso che il Trap da Ct soleva svolgere prima degli impegni più ardui della sua nazionale.

L’acqua gliela procurava Suor Romilde, sua sorella, e l’allenatore la teneva sempre a portata di mano.

Nell’ultima partita del girone dei mondiali in Corea e Giappone del 2002, arrivò addirittura a usarla a partita in corso, all’83esimo del match quasi perso contro il Messico che gli sarebbe costato la qualificazione.

Due minuti dopo, l’1-1 di Del Piero, per il Trap un segno: «Anche i messicani pregavano e si segnavano. È stata una lotta tra la loro e la mia fede» dirà nel post-gara.

Ct mistico ante litteram.

Medjugorje, il discernimento ecclesiale e il significato dei messaggi

La Nota del Dicastero per la Dottrina della Fede approvata da Francesco non si pronuncia sulla soprannaturalità ma riconosce gli abbondanti frutti spirituali legati alla parrocchia-santuario della Regina della Pace e formula un giudizio complessivamente positivo sui messaggi pur con alcuni chiarimenti.

«È arrivato il momento di concludere una lunga e complessa storia attorno ai fenomeni spirituali di Medjugorje. Si tratta di una storia in cui si sono susseguite opinioni divergenti di vescovi, teologi, commissioni e analisti».

Si apre con queste parole “La Regina della Pace”, nota sull’esperienza spirituale legata a Medjugorje, firmata dal cardinale Víctor Manuel Fernández, e da mons. Armando Matteo, rispettivamente prefetto e segretario per la sezione dottrinale del Dicastero per la Dottrina della Fede.

Un testo approvato da Papa Francesco il 28 agosto, che riconosce la bontà dei frutti spirituali legati all’esperienza di Medjugorje, autorizzando i fedeli ad aderirvi - secondo quanto stabilito dalle nuove Norme per discernere questi fenomeni - in quanto «si sono verificati molti frutti positivi e non si sono diffusi nel popolo di Dio effetti negativi o rischiosi».

Complessivamente positivo anche il giudizio sui messaggi pur con dei chiarimenti su alcune espressioni. Si sottolinea inoltre che «le conclusioni di questa Nota non implicano un giudizio circa la vita morale dei presunti veggenti» e che in ogni caso i doni spirituali «non esigono necessariamente la perfezione morale delle persone coinvolte per poter agire».

I frutti spirituali riconosciuti

I luoghi legati al fenomeno Medjugorje sono meta di pellegrinaggi da tutto il mondo. «I frutti positivi si rivelano soprattutto come la promozione di una sana pratica di vita di fede» in accordo con la tradizione della Chiesa.

Si registrano «abbondanti conversioni» di persone che hanno scoperto o riscoperto la fede; il ritorno alla confessione e alla comunione sacramentale, numerose vocazioni, «molte riconciliazioni tra coniugi e il rinnovamento della vita matrimoniale e familiare».

«Occorre menzionare - si legge nella Nota - che tali esperienze avvengono soprattutto nel contesto del pellegrinaggio ai luoghi degli eventi originari piuttosto che durante gli incontri con i “veggenti” per presenziare alle presunte apparizioni».

Si riportano pure «numerosissime guarigioni». La parrocchia del piccolo paese dell’Erzegovina è luogo di adorazione, preghiera, seminari, ritiri spirituali, raduni di giovani e «sembra che a Medjugorje le persone si rechino soprattutto per rinnovare la propria fede piuttosto che in ragione di precise richieste concrete».

Sono sorte anche opere di carità che si occupano di orfani, tossicodipendenti, disabili e si registra anche la presenza di gruppi di cristiani ortodossi e di musulmani.

Il messaggio della pace

La Nota del Dicastero prosegue esaminando gli aspetti centrali dei messaggi, a partire da quello della pace intesa non soltanto come assenza di guerra ma anche in un senso spirituale, familiare e sociale: il titolo più originale che la Madonna attribuisce a sé stessa è infatti “Regina della Pace”.

«Io mi sono presentata qui come Regina della Pace per dire a tutti che la pace è necessaria per la salvezza del mondo. Soltanto in Dio si trova la vera gioia dalla quale deriva la vera pace. Perciò chiedo la conversione» (16.06.1983).

È una pace frutto della carità vissuta, che «implica pure l’amore per quelli che non sono cattolici». Un aspetto che si comprende meglio «nel contesto ecumenico e interreligioso della Bosnia, segnato da una terribile guerra con forti componenti religiose».

Dio al centro e il ruolo di Maria

Emerge con frequenza l’invito all’abbandono fiducioso in Dio che è amore: «Possiamo riconoscere un nucleo di messaggi nei quali la Madonna non pone sé stessa al centro ma si mostra pienamente orientata verso la nostra unione con Dio».

Inoltre «l’intercessione e l’opera di Maria appaiono chiaramente sottomesse a Gesù Cristo come autore della grazia e della salvezza in ogni persona».

Maria intercede, ma è Cristo che «ci dà la forza, pertanto, tutta la sua opera materna consiste nel motivarci ad andare verso Cristo»: «Lui vi darà la forza e la gioia in questo tempo. Io vi sono vicina con la mia intercessione» (25.11.1993).

Ancora, molti messaggi invitano a riconoscere l’importanza di chiedere l’aiuto dello Spirito Santo: «La gente si sbaglia quando si rivolge unicamente ai santi per chiedere qualcosa. L’importante è pregare lo Spirito Santo perché scenda su di voi. Avendolo si ha tutto» (21.10.1983).

Conversione, preghiera e digiuno

Nei messaggi si ritrova poi «un costante invito ad abbandonare uno stile di vita mondano e un eccessivo attaccamento ai beni terreni con frequenti inviti alla conversione, che fa diventare possibile la vera pace nel mondo».

Proprio la conversione sembra essere il fulcro del messaggio di Medjugorje. C’è anche una «insistente esortazione a non sottovalutare la gravità del male e del peccato e a prendere molto sul serio la chiamata di Dio a lottare contro il male e contro l’influsso di Satana», indicato come origine dell’odio, della violenza, della divisione.

Fondamentali anche il ruolo della preghiera e del digiuno, come pure la centralità della messa, dell’importanza della comunione fraterna e la ricerca del senso ultimo dell’esistenza nella vita eterna.

I chiarimenti sui messaggi

La seconda parte del documento sottolinea come «alcuni pochi» messaggi si allontanino dai contenuti fin qui elencati. E dunque «per evitare che questo tesoro di Medjugorje sia compromesso, è necessario chiarire alcune possibili confusioni che possono condurre gruppi minoritari a distorcere la preziosa proposta di quest’esperienza spirituale».

Se si leggono parzialmente alcuni messaggi, essi possono apparire «connessi ad esperienze umane confuse, ad espressioni imprecise dal punto di vista teologico o ad interessi non del tutto legittimi» anche se qualche errore può non essere «dovuto a una cattiva intenzione, ma alla percezione soggettiva del fenomeno».

In alcuni casi «la Madonna sembra mostrare una qualche irritazione perché non sono state seguite alcune sue indicazioni; avverte così su segni minacciosi e sulla possibilità di non apparire più».

Ma in realtà altri messaggi offrono una giusta interpretazione: «Quelli che fanno predizioni catastrofiche sono falsi profeti. Essi dicono: “In tale anno, in tale giorno, ci sarà una catastrofe”. Io ho sempre detto che il castigo verrà se il mondo non si converte. Perciò invito tutti alla conversione» (15.12.1983).

Ci sono poi messaggi per la parrocchia nei quali la Madonna sembra desiderare un controllo su dettagli del cammino spirituale e pastorale, «dando così l’impressione di volersi sostituire agli organismi ordinari di partecipazione».

Altre volte insiste sull’ascolto e l’accettazione dei messaggi, insistenza probabilmente provocata «dall’amore e dal generoso fervore dei presunti veggenti che con buona volontà temevano che le chiamate della Madre alla conversione e alla pace fossero ignorate».

L’insistenza diventa più problematica quando i messaggi «si riferiscono a richieste di improbabile origine soprannaturale, come quando la Madonna impartisce degli ordini circa date, posti, aspetti pratici, e prende decisioni su questioni ordinarie».

In realtà è la stessa Madonna a relativizzare i propri messaggi sottomettendoli al valore della Parola rivelata nella Scrittura: «Non andate in cerca di cose straordinarie, ma piuttosto prendete il Vangelo, leggetelo e tutto vi sarà chiaro» (12.11.1982); «Perché fate tante domande? Ogni risposta è nel Vangelo» (19.09.1981).

«Non credete alle voci menzognere che vi parlano di cose false, di una falsa luce. Voi, figli miei, tornate alla Scrittura!» (02.02.2018).

Il rapporto con il Vangelo

Nella Nota si indicano come problematici quei messaggi che attribuiscono alla Madonna le espressioni “il mio piano”, “il mio progetto”, espressioni che «potrebbero confondere.

In realtà, tutto quanto Maria compie è sempre al servizio del progetto del Signore e del suo piano divino di salvezza».

Come pure non bisogna erroneamente «attribuire a Maria un posto che è unico ed esclusivo del Figlio di Dio fatto uomo».

Il Dicastero per la Dottrina della Fede sottolinea invece un messaggio che può essere considerato come una sintesi della proposta del Vangelo attraverso Medjugorje: «Desidero avvicinarvi sempre di più a Gesù e al suo cuore ferito» (25.11.1991).

Il culto pubblico e il significato per i pellegrini

«Sebbene questo non implichi una dichiarazione del carattere soprannaturale» e ricordando che nessuno è obbligato a credervi, il nulla osta - emesso dal vescovo di Mostar-Duvno in accordo con la Santa Sede - indica che i fedeli «possono ricevere uno stimolo positivo per la loro vita cristiana attraverso questa proposta spirituale e autorizza il culto pubblico».

La Nota precisa inoltre che «la valutazione positiva della maggior parte dei messaggi di Medjugorje come testi edificanti non implica dichiarare che abbiano una diretta origine soprannaturale».

E pur esistendo - com’è noto - diversi pareri «circa l’autenticità di alcuni fatti o su alcuni aspetti di questa esperienza spirituale, le autorità ecclesiastiche dei luoghi dove essa sia presente sono invitate ad apprezzare il valore pastorale e promuovere pure la diffusione di questa proposta spirituale».

Ferma restando la potestà di ogni vescovo diocesano di prendere decisioni prudenziali nel caso vi siano persone o gruppi che «utilizzando inadeguatamente questo fenomeno spirituale, agiscano in un modo sbagliato».

Il Dicastero invita infine chi si reca a Medjugorje «ad accettare che i pellegrinaggi non si fanno per incontrarsi con i presunti veggenti, ma per avere un incontro con Maria, Regina della Pace».

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