Nuova frana al Santuario di Gallivaggio: sicurezza, danni e rinascita del luogo di fede

Il Santuario della Madonna di Gallivaggio, situato nel comune di San Giacomo Filippo, è uno dei luoghi di culto più significativi della nostra Valle e non solo. Oltre 7’000 metri cubi di roccia, detriti e legname si abbatterono sulla chiesa dedicata alla Madonna della Misericordia, considerata il centro spirituale della valle.

La frana del 29 maggio 2018 danneggiò il santuario e la sottostante Statale 36 dello Spluga, ma non lo distrusse completamente. I lavori di messa in sicurezza, consolidamento e restauro puntano a restituire l’edificio ai fedeli e ai visitatori, con la riapertura al pubblico prevista per la fine del 2026.

Frana sopra il Santuario di Gallivaggio

La nuova frana al Santuario di Gallivaggio: che cosa è accaduto

Alle 16.30 del 29 maggio 2018, nel Comune di San Giacomo Filippo (So), si verificava il distacco di almeno 7500 metri cubi di materiale (fra rocce, detriti e legname) che precipitarono sul Santuario mariano di Gallivaggio e la sottostante Statale 36 dello Spluga. Un forte boato ha preceduto il distacco di una consistente porzione della montagna.

Una volta dissolta la nube di polveri e fango, vedere il Santuario, con il suo campanile e le strutture annesse, seriamente feriti, ma ancora integri, fu un evento inatteso e sorprendente. L’area monumentale è stata invasa da pietrisco e massi anche di notevole dimensione.

Non si registrano feriti. Ma lo spavento, fra gli abitanti della zona che hanno udito il fortissimo fragore, è stato tanto. Ciononostante, i proiettili di pietra staccatisi dalla sommità del versante hanno prodotto ingenti e numerosi danni, rendendo inagibile ai fedeli il complesso dedicato a Maria Madre della Misericordia.

Il grande vallo immediatamente sovrastante il santuario ha evitato che lo stesso divenisse solo un ricordo, accogliendo buona parte del materiale 500 metri più sopra. Da quel momento, gli abitanti dell’intera Valchiavenna, monsignor Oscar Cantoni vescovo di Como, le autorità civili e religiose della provincia di Sondrio e di Lombardia e moltissimi uomini e donne da ogni dove, si sono prodigati per ripristinare il complesso del santuario.

Il monitoraggio della frana prima del crollo

La frana di Gallivaggio, nel Comune di San Giacomo Filippo (SO), viene monitorata dal 2011 e già fra dicembre 2017 e febbraio 2018 il CMG ne aveva già segnalato i movimenti anomali agli enti competenti. Dopo la caduta dei primi massi del 13 aprile, nella mattinata dello scorso giovedì 24 maggio il CMG aveva comunicato il superamento della soglia di moderata criticità, attivando la propria sala operativa h24 per seguire l’evolversi dei movimenti della frana e garantire il perfetto funzionamento dei sistemi di monitoraggio.

Da giorni la strada statale 36 dello Spluga, in quel tratto, era totalmente inibita al traffico proprio perché c’era la minaccia di caduta di una frana stimata dagli esperti in circa 5 mila metri cubi. Negli ultimi giorni i tecnici avevano registrato movimenti giornalieri di circa 60 millimetri: l’incombente dissesto stava scivolando verso valle.

Sempre giovedì, nel tardo pomeriggio, si era poi riscontrato anche il superamento della soglia successiva di elevata criticità. Da allora in poi la frana è stata tenuta ancor più sotto stretto controllo fino a quando, il 28 maggio, il report del Centro ha evidenziato il progredire dell’accelerazione e il manifestarsi di una situazione di estrema pericolosità.

Sotto stretta sorveglianza del Centro di monitoraggio geologico di Arpa Lombardia dal 13 aprile, quando si è verificata la prima caduta di massi, il dissesto aveva raggiunto una velocità di circa 2cm/h nelle fasi precedenti il crollo. I dati raccolti a seguito dei sopralluoghi effettuati la sera precedente e nel pomeriggio del 29 maggio hanno infine fornito un ulteriore aggiornamento, comunicato da Arpa a Regione Lombardia alle 16: la frana procedeva a una velocità di circa 2cm all’ora e la situazione era ormai prossima al collasso.

Dal sorvolo effettuato dai tecnici Arpa nei minuti immediatamente successivi alla caduta della frana, i danni provocati alla viabilità della sottostante SS 36 - nuovamente chiusa al traffico da una settimana - e al Santuario della Madonna di Gallivaggio non sembravano particolarmente significativi. L’attività di monitoraggio è proseguita incessantemente per verificare la stabilità dei nuovi fronti rocciosi venuti alla luce a seguito del collasso di parte della parete e Arpa sta effettuando sopralluoghi e rilievi tramite droni nella zona coinvolta.

Servizio Frana di Gallivaggio su Rai 2

Le opere di messa in sicurezza del versante

Il contesto geografico e le caratteristiche del Santuario hanno richiesto particolari accortezze, con iter amministrativi, procedure rigorose e trasparenti per quanto riguarda gli aspetti economici, insieme alla tutela culturale e ambientale. A tutto questo si aggiungono le ulteriori difficoltà causate dalla pandemia, che ha rallentato il regolare dispiegarsi del percorso burocratico.

Innanzitutto, è stato necessario mettere completamente in sicurezza il versante montano, con la realizzazione di un vallo lungo 243 metri e alto fino a 23 metri, per un investimento di 2,5 milioni di euro coperti da Regione Lombardia. Questo manufatto, realizzato con i materiali recuperati dalla frana, ha lo scopo di contenere eventuali futuri crolli, proteggendo sia il Santuario che la sottostante Statale 36.

La parete della montagna è costantemente monitorata da Arpa Lombardia, grazie a un sistema di controllo avanzato, che garantisce un monitoraggio continuo della stabilità del versante. Sono state installate travi sovradimensionate sulla copertura per proteggere le volte affrescate da eventuali nuove cadute di massi.

InterventoCaratteristicheFunzione
Vallo di protezioneLungo 243 metri e alto fino a 23 metriContenere eventuali futuri crolli
Materiali utilizzatiMateriali recuperati dalla franaProteggere il Santuario e la Statale 36
MonitoraggioSistema di controllo avanzato di Arpa LombardiaControllare continuamente la stabilità del versante
CoperturaTravi sovradimensionateProteggere le volte affrescate

La storia del Santuario della Madonna di Gallivaggio

Il Santuario della Madonna di Gallivaggio sorge nel punto in cui il 10 ottobre 1492, la Vergine Maria apparve a due giovani del luogo mentre raccoglievano castagne nei boschi. La chiesa è costruita nel punto più stretto della Valle Spluga, nel luogo in cui il 10 ottobre 1492 Maria apparve a due giovani, delle famiglie Buzzetti e Gianotti, salite nei boschi a raccogliere castagne.

Sedute a riposarsi furono accecate da una luce. «Si mostrò loro una fanciulla che, mano a mano, cresceva nelle proporzioni fino a diventare una donna maestosa». Alle giovani Maria si presentò come Madre di Misericordia.

La storia del santuario inizia il 10 ottobre 1492, quando due ragazze annunciarono di aver visto la Madonna mentre raccoglievano castagne. “Videro apparire questa figura piccola, tutta vestita di bianco, che disse loro: ‘Io sono la mamma di Dio’”, racconta lo storico Guido Scaramellini.

L’evento miracoloso ispirò la costruzione di una cappella lignea, sostituita nel tempo da una chiesa in muratura e infine dall’attuale santuario, edificato tra il 1598 e il 1603 e consacrato nel 1615 dal vescovo di Como Filippo Archinti. Nel 1493 sorgeva già una piccola chiesa in legno, sostituita dall’attuale santuario tra la fine del Cinquecento e i primi del Seicento.

La chiesa è la terza edificata sul luogo dell’Apparizione. Le strutture precedenti, datate 1493 e 1510, furono sostituite dall’attuale edificio, eretto a partire dal 1598 e benedetto nel 1610 dal vescovo di Como Filippo Archinti. La consacrazione avvenne nel 1615.

Architettura e patrimonio artistico

L’interno del santuario è a tre navate con volte a crociera sostenute da colonne monolitiche in granito. Tra le opere d’arte conservate vi sono affreschi di Domenico Caresana, realizzati tra il 1605 e il 1606, e dipinti di Paolo Camillo Landriani e Cesare Ligari.

L’interno custodisce un prezioso ciclo di affreschi realizzato nei primi anni del Seicento da Domenico Caresana, pittore ticinese che lavorò anche nel Duomo di Milano. Tra le opere più significative, l’Incoronazione della Vergine di Paolo Camillo Landriano (1606) e dipinti settecenteschi di Cesare Ligari.

Nel 1631 venne posta nella nicchia dell’altare maggiore la statua della Madonna con il Bambino, attualmente conservata in via provvisoria nella cappella di Santa Marta, all’interno della chiesa di San Lorenzo a Chiavenna. Il santuario è incastonato in un suggestivo anfiteatro alpino, circondato da imponenti massi rocciosi, che contribuiscono al suo fascino spirituale e paesaggistico.

La protezione delle opere dopo la frana

Parallelamente, per preservare il patrimonio artistico del Santuario, già prima della frana furono messi in salvo dipinti, stendardi e oltre 120 oggetti sacri, grazie all’intervento della Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio di Milano, con il supporto della Diocesi di Como, dei Carabinieri, dei Vigili del Fuoco e delle autorità locali.

Dopo la frana, oltre 120 opere tra dipinti, statue e arredi sono state recuperate e messe in sicurezza. Le opere più preziose sono state restaurate dalla Soprintendenza nel 2021 e oggi si trovano nella Cappella dell’Addolorata della Collegiata di San Lorenzo a Chiavenna, mentre la statua della Madonna di Gallivaggio è collocata nella Cappella di Santa Marta, sempre nella Collegiata.

Una volta completato il restauro, potranno tornare alla loro sede originaria. “L’intervento non è solo un recupero dei danni, ma anche un miglioramento sismico dell’intera struttura”, spiega l’ingegnere Virgilio Scalco, direttore dei lavori.

I lavori di restauro del Santuario

Grazie ai fondi messi a disposizione da Regione Lombardia e dalla Provincia di Sondrio, sono iniziati questo mese i lavori di messa in sicurezza e restauro. L’obiettivo è ridare vita al Santuario e restituirlo, nella sua bellezza e sacralità, alla comunità locale e ai pellegrini che da secoli ne custodiscono la memoria.

Da poco più di un mese, infatti, dal 4 aprile scorso, sono partiti i lavori per il restauro del Santuario. L’intervento di recupero, che richiederà oltre due anni di cantiere (820 giorni), ha un costo complessivo di 4 milioni e 635mila euro.

VoceImporto o durata
Durata prevista del cantiere820 giorni
Costo complessivo dell’intervento4 milioni e 635mila euro
Regione Lombardia2 milioni di euro
Provincia di Sondrio con Fondazione Cariplo1.635.000 euro
Diocesi di ComoUn milione di euro

Nelle ultime settimane sono stati montati i ponteggi e mercoledì 28 maggio, alla vigilia dell’anniversario della frana, è stato completato l’allestimento della gru. I prossimi passi prevedono il rifacimento del tetto e il consolidamento della parte muraria.

Altra operazione fondamentale: recuperare tutte le porzioni di fabbrica e gli elementi architettonici sopravvissuti alla frana. Un’attenzione particolare sarà dedicata agli apparati decorativi e agli intonaci.

Si porrà rimedio al danneggiamento dell’affresco di Domenico Caresana nel presbiterio e alle decorazioni di Luigi Tagliaferri nella navata centrale. La frana ha bucato un angolo di un affresco del Caresana. I frammenti sono stati catalogati e verranno riutilizzati per ricomporre l’opera.

Il lavoro più delicato riguarda la pulitura dalla polvere e il consolidamento degli intonaci distaccati. All’esterno i lavori hanno riguardato la ricostruzione di porzioni di muratura perimetrale con materiali coerenti con l’impianto originario e la realizzazione della nuova struttura del tetto, con posa di capriate, travi in larice, soletta in legno lamellare e sistemi di protezione e impermeabilizzazione.

All’interno si è intervenuti sulla volta della navata centrale con operazioni di pulitura e consolidamento di intonaci, stucchi, parti decorate e lignee; particolare attenzione è stata riservata agli affreschi di maggiore pregio, come quelli attribuiti al Caresana, sui quali sono stati eseguiti saggi e verifiche in accordo con la Soprintendenza.

La ripresa del cantiere e le attività pubbliche

Dopo mesi di fermo invernale, il Santuario di Gallivaggio torna al centro del lavoro e della vita della comunità: lunedì 13 aprile riapre il cantiere di restauro, segnando una nuova fase concreta nel percorso di recupero iniziato dopo la frana del 2018.

La ripresa delle attività operative sarà accompagnata anche da due momenti pubblici pensati per condividere il cammino fatto e quello ancora da compiere. Il primo appuntamento è fissato per sabato 16 maggio alle ore 20:30, al Cineteatro Victoria di Chiavenna, con la tavola rotonda “Custodire l’arte e la fede del Santuario di Gallivaggio”.

Il secondo momento sarà invece giovedì 29 maggio, anniversario della frana: alle ore 20:30 è previsto un rosario comunitario davanti al Santuario, per affidare alla preghiera un luogo che resta profondamente radicato nella fede e nella memoria della Valchiavenna.

Nei prossimi giorni sono in programma incontri con la comunità locale per illustrare il percorso che è stato intrapreso. La serata rappresenterà un’occasione di aggiornamento pubblico sullo stato dei lavori e sui prossimi interventi.

La memoria della frana e la dimensione religiosa

Oggi 29 maggio ricorre l'anniversario della frana che nel 2018, colpì l'area, danneggiando il santuario. Giovedì 29 maggio ci sarà un momento di preghiera e ricordo nell’anniversario della frana di sette anni fa.

Alle 20.30, sul piazzale del Santuario di Gallivaggio, ci sarà la recita del Santo Rosario, accompagnata dall’animazione musicale del Coro Nivalis di Chiavenna. Al termine è prevista una presentazione degli interventi in corso.

«Ho sempre affermato che una mano provvidenziale ha tutelato e difeso il nostro Santuario in occasione della terribile frana che lo ha colpito nel 2018. Lungo la sua storia, attraverso l’intercessione della Vergine Maria, il Signore non ha mai fatto mancare il suo aiuto a coloro che si recavano in questo luogo, per trovarvi conforto e misericordia».

«Il restauro del Santuario di Gallivaggio - aggiunge oggi il Vescovo - è un’opportunità per rinnovare e nutrire la nostra fede, la nostra unità e il legame profondo con questo territorio benedetto dal Signore. Il messaggio che arriva da questo luogo tiene insieme, idealmente, due doni grandi: la Misericordia e la Speranza.

La comunità si è sempre affidata al Santuario di Gallivaggio. Ora è il Santuario che si affida alla comunità. Il restauro in corso non è solo un’operazione di recupero architettonico, ma un atto di fiducia nel futuro e nella continua protezione di Maria.

È un luogo che deve tornare a vivere, per accogliere ancora tante persone in ricerca, in preghiera e in cammino. La strada per la riapertura è ancora lunga, ma la fede dei valligiani e dei fedeli di ogni dove sta riportando in vita questo luogo simbolo della Valchiavenna.

Il finanziamento del recupero

Il primo lotto di lavori ammonta a 4’600’000 euro: 3’600’000 da fondi pubblici (Regione Lombardia e Provincia) e 1’000’000 dalla Diocesi di Como e dalla parrocchia. La Diocesi di Como ha un carico economico di un milione di euro.

Da qui l’attivazione della raccolta-fondi e della colletta straordinaria. Domenica 8 giugno una colletta straordinaria in Diocesi, mentre prosegue la raccolta fondi ordinaria.

Questa raccolta si affianca alla campagna fondi già in corso da alcune settimane e che prosegue per finanziare l’attività di ristrutturazione e restauro. Finora abbiamo raccolto circa 300’000 euro attraverso donazioni.

Ad oggi, attraverso la piattaforma gestita da Fondazione Italia per il Dono, sono stati raccolti 280.956 euro grazie a 384 donatori. Il santuario si è affiliato a Italia per il Dono, garantendo massima trasparenza.

I lavori in corso permetteranno di riaprire completamente il Santuario a fedeli e visitatori. In prossimità della Pasqua, tempo di rinascita e di speranza, anche il Santuario di Gallivaggio si affida alla responsabilità condivisa della comunità.

La partecipazione della comunità

L’8 giugno l’intera Diocesi potrà partecipare allo sforzo per il recupero del Santuario con la colletta straordinaria. Per quanto riguarda la campagna di donazioni in corso, il Comitato diocesano per il Santuario di Gallivaggio informa che «Per mantenere la massima trasparenza e garanzia nella raccolta e utilizzo dei fondi è stato costituito un Fondo presso la Fondazione Italia per il Dono, un ente filantropico riconosciuto a livello nazionale.

Qui verranno convogliate tutte le offerte, che potranno pervenire tramite bollettino postale, bonifico bancario o donazione on line. Le donazioni effettuate tramite Italia per il Dono godono delle agevolazioni fiscali previste dalla normativa vigente.

È possibile donare anche per il restauro di opere specifiche: 50 euro per due stelline della navata, 100 euro per il rosone. Sul sito sono visibili tutti i nomi dei donatori e i loro messaggi.

Ogni contributo rappresenta un gesto di cura verso un luogo che appartiene alla fede, alla storia e all’identità della Valchiavenna. Possiamo contribuire tutti e scrivere una nuova pagina della sua storia, così che il Santuario di Gallivaggio potrà continuare ad essere meta di pellegrinaggi e luogo di preghiera, mantenendo viva la devozione alla Madonna della Misericordia.

Una riapertura attesa

L’obiettivo è ridare vita al Santuario e restituirlo, nella sua bellezza e sacralità, alla comunità locale e ai pellegrini che da secoli ne custodiscono la memoria. Una volta completato il restauro, le opere d’arte e la statua della Madonna potranno tornare alla loro sede originaria.

La riapertura al pubblico è prevista per la fine del 2026. I lavori di restauro del Santuario di Gallivaggio sono pronti a ripartire all’inizio di marzo, condizioni meteo permettendo.

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