Il medico di don Tonino Bello: Domenico «Mimmo» Cives

Domenico «Mimmo» Cives è stato il medico di famiglia di diverse generazioni di molfettesi e il medico curante di don Tonino Bello, che assistette fino agli ultimi momenti della sua vita. Il loro rapporto, nato dall’incontro tra la competenza del medico e la profonda umanità del vescovo, divenne un’amicizia intensa, fondata sulla cura, sulla fede e sulla condivisione del dolore.

Cives fu anche colui che confermò a don Tonino la diagnosi della neoplasia e lo accompagnò durante la malattia, fino alla morte del Venerabile. Dopo la scomparsa del vescovo, trasformò quell’esperienza nel libro Parola di uomo, don Tonino Bello, un vescovo per amico, una testimonianza personale sugli ultimi anni di un uomo che continuò a pensare agli altri anche mentre affrontava il proprio calvario.

Don Tonino Bello e Mimmo Cives insieme

Chi era Domenico Cives

Alle prime luci dell’alba dell’8 aprile, sabato Santo, improvvisamente è venuto a mancare a Molfetta il dott. Domenico (affettuosamente chiamato Mimmo) Cives. Medico di famiglia di tante generazioni di molfettesi, lo era stato pure del Venerabile servo di Dio, Mons. Tonino Bello, Vescovo di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi.

È morto all’improvviso, a causa di un infarto, il medico Domenico (Mimmo) Cives, 69 anni. Molto amato dai suoi pazienti, il “dottore della gente”, era stato il medico di don Tonino Bello che ha seguito fino alla morte del Venerabile.

Medico di famiglia a Molfetta, Cives era anestesista ma amava curare i pazienti “svegli”. La sua attività professionale si accompagnò a un forte impegno civile e pastorale: fu consigliere comunale e provinciale e, negli ultimi anni, direttore dell’Ufficio per la pastorale della salute della diocesi di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi.

Era stato consigliere provinciale e anche consigliere comunale d’opposizione nell’era di Antonio Azzolini sindaco. Attivamente impegnato in politica nei ruoli di consigliere provinciale e consigliere comunale di opposizione nell’era dell’amministrazione Minervini, Cives è stato davvero il medico di intere generazione di molfettesi.

La morte e il cordoglio della comunità

Nella gremitissima chiesa Madonna della Pace, Molfetta ha dato il suo ultimo saluto al dottor Domenico Cives, venuto a mancare nella mattinata di sabato. La folta presenza per il suo funerale ha confermato il suo legame profondissimo con la città, essendo lui stato medico di diverse generazioni di molfettesi e, tra gli altri, anche di don Tonino Bello, assistendolo fino all’ultimo momento della sua vita.

Per salutare il dottore sono giunte parole accorate del vescovo, Domenico Cornacchia, a nome dell’intera diocesi: «Unitamente alla curia diocesana, partecipo al dolore che ha colpito la famiglia Cives per la perdita del caro dottore Mimmo, direttore dell’ufficio per la pastorale della salute, e nella preghiera lo affida al Signore della vita».

Anche il sindaco di Molfetta, Tommaso Minervini si è unito al commosso addio del medico: «Di lui ricordiamo gli anni dell’impegno politico ma anche la sua grande umanità visto che tutti concordano sul fatto che sia stato un medico stimato oltre che un uomo di grande sensibilità. Lui che è stato il medico del nostro amato don Tonino Bello è andato via in punta di piedi. Buon viaggio Mimmo. Certo che ad accoglierti, dall’altra parte, hai trovato il nostro amato vescovo».

Il vescovo S.E. Mons. Domenico Cornacchia unitamente alla curia diocesana partecipa al dolore che ha colpito la famiglia Cives per la perdita del caro dottore Mimmo, Direttore dell’ufficio per la pastorale della salute, e nella preghiera lo affida al Signore della Vita. Anche il sindaco di Molfetta, Tommaso Minervini ha espresso il dispiacere per «la notizia della scomparsa del dott. Mimmo Cives, medico stimato, uomo di grande sensibilità».

L’incontro con don Tonino Bello

Cives cresceva in una famiglia cattolica, ma il catechismo e le preghiere col tempo diventano litanie da ripetere. Già da studente, il suo rapporto con il dolore lo porta a mettersi in discussione e a interrogarsi: «La sofferenza mi impone la scelta migliore, il bene per la persona che soffre ma anche la ricerca di un bene “altro” che mi possa aiutare a fare il meglio».

Il vescovo della sua diocesi è Tonino Bello. «Non avevo intenzione di incontrarlo - spiega Cives - ero convinto che la sua fama fosse eccessiva». Ma una sera il parroco organizza una serata per gli intellettuali del quartiere.

Tonino Bello ha inebriato «come un buon vino» il pubblico. «La santità - dice il Vescovo - è alla portata di tutti». E cita una poesia di Trilussa, quella dell’ulivo che un taglialegna vuol far diventare la statua di un santo.

Al termine tutti tacciono stupiti di quelle parole. Per non congedare subito il vescovo, il parroco chiama Cives ad intervenire. «Volutamente ero rimasto al fondo della sala e pensavo che nessuno mi avesse visto. Ma quel “bastardo prete(!)” mi chiamò. Allora mi alzai e con mia figlia di 7 anni andai a parlare delle difficoltà dei miei pazienti a pagare i ticket dei farmici. E Tonino volle conoscermi».

Quale fu la prima cosa che le disse monsignor Tonino Bello? Mi disse: «Mi è piaciuta l’immagine di lei, padre, con la figlia per mano: un’icona della difesa delle nuove generazioni». Inoltre, capendo che il mio bagaglio culturale era scientifico e laico, aggiunse: «noi siamo due rette parallele che si incontreranno nell’infinito».

Subito risposi: «Vescovo, insegnami a pregare!». Quella frase divenne una delle immagini più significative del loro rapporto: due uomini provenienti da esperienze diverse, uniti da un incontro capace di superare le distanze e di trasformarsi in amicizia.

Il medico davanti alla malattia del vescovo

È lei che ha confermato la diagnosi di neoplasia a don Tonino. Come ha reagito? Ha chinato il capo sgomento come tutti i pazienti cui è diagnosticato un tumore… ma ha accettato dall’inizio la sua malattia.

Si è chinato davanti alla volontà di Dio. Ci sono dei disegni che una volta mi sembravano frutto del caos. Poi capii che ero stato chiamato a diventare come il Cireneo che aiutò Cristo sul calvario.

Tonino ha continuato a dare coraggio e conforto a tutti quelli che, come lui, erano saliti su quel Calvario. E come tutti i malati comprese meglio il valore della vita, valore che non comprendi se sei sano.

Sosteneva che se l’uomo è creato a immagine di Dio noi dobbiamo rispettare tutti, guardare tutti gli uomini. Curarli e amarli.

La malattia non cancellò la sua attenzione per gli altri e non ridusse il suo episcopato a una vicenda personale. Anche quando il corpo era ormai segnato dal male, don Tonino continuò a manifestare una fede concreta, capace di tradursi in vicinanza, accoglienza e responsabilità verso ogni persona.

Don Tonino Bello, la testimonianza del medico-amico

«Due rette parallele che si incontreranno nell’infinito»

In passato lo stesso Cives ha raccontato alla stampa locale e nazionale gli ultimi momenti di vita terrena del compianto don Tonino, con una testimonianza tanto forte quando sincera del suo rapporto con lui: «Siamo come due rette parallele destinate a incontrarsi all’infinito».

«Con lui ho sempre avuto un connubio unico, perché mi ha sempre toccato profondamente la sua umanità e la sua capacità di pensare agli altri fino all’ultimo momento della sua vita».

La frase descriveva il modo in cui Cives percepiva il legame con il vescovo: un rapporto nato quasi casualmente, ma diventato progressivamente una relazione umana e spirituale profonda. Il medico non fu soltanto colui che seguì la malattia di don Tonino, ma anche un amico coinvolto nella sua vita, nelle sue parole e nelle sue scelte.

L’ultima giornata di don Tonino

Qual è stata l’ultima volta che ha incontrato don Tonino? Era il suo ultimo giorno. Entrai in episcopio e mi accorsi della gravità della situazione.

Da tempo era a letto e non sopportava neanche il peso del lenzuolo… Il suo corpo era invaso dalle metastasi. Come medico non avevo mai visto un caso così.

Eravamo quattro amici, sempre intorno per scaldarlo con il nostro alito. Una scena natalizia sul Calvario!

Era sera, non c’erano i telefonini e gli dissi «Posso andare a casa, devo sapere se qualcuno mi ha chiamato…». Da diversi giorni non parlava più, chiudeva gli occhi per dirmi sì e li spalancava per dire no.

Gli chiesi se potevo assentarmi e lui chiuse gli occhi. E dissi «Però tu mi aspetti!». Ammiccò con un sorriso e chiuse le palpebre.

Amava dire “parola di uomo” per confermare ciò che diceva e io gli chiesi «Parola di vescovo?». Sorrise ed entrambi fummo soffocati dall’emozione.

Dissi: «Vescovo mi vuoi bene e starai sempre con me?». Non so come, ma incrociò le dite intorno al collo, un gesto straordinario perché non poteva muoversi, e mi abbracciò, coprendomi di lacrime e baci.

Lo adagiai sul cuscino. Era esausto. Corsi a casa per sapere se ci fosse bisogno di me.

Suonarono le campane. A morto. Pensai: «Don Tonino non mi ha aspettato».

La morte di don Tonino raccontata da Cives

Ritornai in episcopio. Nella stanza di Tonino c’erano alcune persone, tra le quali anche monsignor Luigi Bettazzi. Con l’autorità di medico feci uscire tutti tranne un suo amico, don Salvatore Palese.

«Vescovo - gli chiesi - diciamo l’Ave Maria?». Lui non volle pregare da coricato. Mi intreccio le dita intorno al collo e don Salvatore adagiò i cuscini.

Iniziammo la preghiera, mi accorsi che erano i suoi ultimi respiri. Lo adagiai sul letto. Lui guardò fuori dalla finestra, poi un quadretto della Madonna delle Grazie e spirò.

Avevo perso un amico come uomo e la battaglia come medico. Tirai un pugno allo stipite della porta. Uscii per avvisare che don Tonino ci aveva lasciati.

La testimonianza di Cives mostra la doppia dimensione di quel momento: da una parte il medico, consapevole della gravità irreversibile della situazione; dall’altra l’amico, coinvolto dal dolore e dalla tenerezza dell’ultimo saluto.

La promessa: «Parola di uomo?»

L’esperienza della malattia del Vescovo lo colpì profondamente, tanto da tradurla nel libro Parola di uomo, don Tonino Bello, un vescovo per amico.

Dopo la morte del vescovo santo ha scritto anche la prima biografia “Parola di Uomo. Don Tonino, un vescovo per amico” (San Paolo edizioni), pubblicato in ben 4 edizioni e puntualmente andata esaurita.

Alla notizia della sua morte ho ripreso tra le mani, con commozione, il libro da lui scritto e, ancora una volta, mi sono soffermato sulla premessa che motiva il perché aveva deciso di scriverlo.

“La vita è segnata da eventi che invitano alla riflessione e che non ci consentono di rimanere sempre uguali a noi stessi. Non poteva sfuggire a questa regola che, come me, ha convissuto e compatito il tragico destino di un malato, il quale, armato di una fede stupefacente e rifiutando l’aggettivo terminale, ha ingaggiato una lotta impari contro un drago invincibile … Parlerò di un uomo che ha lottato con il coraggio dell’incoscienza, che ha inevitabilmente perso la battaglia contro la morte ma ha ottenuto tante vittorie grazie al calore della solidarietà”.

A pagina 182 del libro, Mimmo motiva il titolo del libro, con queste parole: “… Prima di andare via, temendo di non poterlo ritrovare in vita l’indomani, gli chiesi: ‘Mi starai sempre vicino?’. Allora mi guardò e, sorridendo, col capo fece un cenno affermativo.

‘Parola di uomo?’ incalzai, conoscendo il profondo significato che attribuiva a quella formula. ‘Parola di vescovo, fu la risposta con la quale volle dare maggiore solennità alla promessa».

Il viaggio a Sarajevo e la pace

Molto toccante anche il ricordo dell’esperienza in terra balcanica quando don Tonino, già minato dal male che l’avrebbe portato via pochi mesi dopo, per portare la pace in una Bosnia afflitta dalla guerra.

Il suo impegno per la pace, infatti, continuò rigoroso fino nel 1992, anno in cui don Tonino Bello propose di andare come nonviolenti a Sarajevo, e nonostante l’aggravamento del cancro con che già da tempo lo affiggeva, fu presente.

«La marcia di capodanno del 31 dicembre 1992 - aveva raccontato Cives - costituì di fatto l’addio a don Tonino. Moltissima gente ha voluto stringersi attorno a lui per dirgli il grazie più cordiale ed affettuoso».

«Come presidente di “Pax Christi”, con 550 costruttori di pace, nonostante la sua malattia, volle fortemente andare nella martoriata Sarajevo, per quella che lui definitiva “una carovana di folli”, per deporre un segno di pace in un luogo fortemente martoriato dalle armi».

Non dimentichiamo che don Tonino, presidente di “Pax Christi”, con 550 costruttori di pace, nonostante la sua malattia, ha fortemente voluto andare nella martoriata Sarajevo, “una carovana di folli”, come la definiva lui stesso.

Di quel viaggio disse: «ce ne siamo tornati con una grande tristezza perché le ferite rimangono. Siamo andati lì a deporre un segno di pace, ma chissà quando attecchirà».

Quel segno di pace poi nelle terre dei Balcani ha attecchito, ma ben altre guerre su altri fronti si sono aperte.

La fede di don Tonino nella testimonianza di Cives

La forza del percorso terreno, come ci dice Cives, «don Tonino l'ha trovata nella preghiera».

Un Vescovo rivoluzionario per quei tempi, non molto ben visto dalla sua Chiesa, eppure ha lasciato un segno grande nella Diocesi di Molfetta e non solo. Le sue parole profetiche hanno varcato i confini del tempo, leggendole oggi, quelle parole di oltre venticinque anni fa, sono di un'attualità estrema.

Sono uomini che vivono il Vangelo con radicalità tornando all’antico. Nella diocesi di Molfetta non c’è casa o peschereccio che non abbia l’immagine di don Tonino.

Ma non è l’immagine di un uomo, piuttosto quella di un vivere e di un credere. Un esempio da seguire.

Ciò che don Tonino lasciò a Mimmo Cives

Che cosa le è rimasto di don Tonino? Una delle ultime volte che aveva chiamato a raccolta tutti gli amici, come un padre spirituale, aveva raccomandato una cosa a ciascuno.

A me disse: «tu hai fatto tutto ciò che potevi fare ma bisogna mettere fiori freschi alla volontà di Dio ed accettarla».

Sapeva che mi piace giocare a calcio e mi ha chiesto di dedicargli un goal! Tutti i goal da allora sono suoi!

Inoltre aggiunse: «comportati sempre in modo che chi ti incontra dica “beato il giorno in cui ho incrociato i tuoi passi”. Sii uomo fino in fondo e fino in cima».

L’ultimo incontro tra Mimmo Cives e don Roberto Strano

Nulla faceva presagire che quello sarebbe stato l’ultimo incontro su questa terra. E, invece, per quelle insondabili vie che solo il Signore conosce, Mimmo si è addormentato - per aprirsi allo stupore di Dio.

Proprio, come scriveva don Tonino, nel “Giorno della speranza, in cui si fa il bucato dei lini intrisi di lacrime e di sangue, e li si asciuga al sole di primavera perché diventino tovaglie di altare …”.

E rivolgendosi alla Madonna, continua: “Madre dolcissima, prepara anche noi all’appuntamento con lui. Destaci l’impazienza del suo domenicale ritorno. Adornaci di vesti nuziali. Per ingannare il tempo, mettiti accanto a noi e facciamo le prove dei canti. Perché qui le ore non passano mai” (Maria donna del sabato Santo).

Il dott. Mimmo Cives e don Roberto Strano si erano incontrati nuovamente a Matera nel settembre 2022, in occasione del Congresso Eucaristico nazionale. «Nel settembre scorso, in occasione del Congresso Eucaristico nazionale, celebrato a Matera, venne a trovarmi e abbiamo trascorso insieme un bel momento».

«Alla notizia della sua morte ho ripreso tra le mani, con commozione, il libro da lui scritto e, ancora una volta, mi sono soffermato sulla premessa che motiva il perché aveva deciso di scriverlo».

Sono certo che alle prime luci dell’alba del sabato Santo, don Tonino sia andato a prendere Mimmo per condurlo all’incontro con il Padre.

Avrà recitato, per il suo fidato e amico medico, la stessa preghiera rivolta a Maria, donna dell’ultima ora: “Santa Maria, donna dell’ultima ora, disponici al grande viaggio. Aiutaci ad allentare gli ormeggi senza paura.

Sbriga tu stessa le pratiche del nostro passaporto. Se ci sarà il tuo visto, non avremo più nulla da temere sulla frontiera.

Aiutaci a saldare, con i segni del pentimento e con la richiesta di perdono, le ultime pendenze nei confronti della giustizia di Dio.

Procuraci tu stessa i benefici dell’amnistia, di cui egli largheggia con regale misericordia. Mettici in regola le carte, insomma, perché, giunti alla porta del paradiso, essa si spalanchi al nostro bussare”.

A-Dio Mimmo carissimo, mi mancheranno i tuoi messaggi, la condivisione degli scritti di Diritto canonico di tua figlia, lo scambio di esperienze.

Dal cielo, ricordati anche di me e, dai a don Tonino un abbraccio, ringraziandolo per essere stato in questi trenta anni dalla sua morte, una guida e un testimone esemplare nella mia vita sacerdotale.

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