Chiesa di Santa Maria dei Vergini: storia, architettura e opere d’arte

La Chiesa di Santa Maria dei Vergini si trova in via Vergini, nel Rione Sanità di Napoli, a pochi passi dalle chiese ipogee del Borgo dei Vergini. L’edificio attuale, ad aula unica e con la facciata interamente in piperno, fu realizzato tra il 1745 e il 1748 da Ferdinando Sanfelice in collaborazione con gli ingegneri Francesco Sciarretta e Giuseppe Astarita.

La chiesa sorge sul sito di un edificio trecentesco omonimo, dotato di ospedale e convento, e conserva testimonianze di epoche diverse: resti del tempio originario, frammenti di affreschi del XVI secolo, il fonte battesimale legato a sant’Alfonso Maria de’ Liguori e opere realizzate o recuperate dopo i bombardamenti della Seconda guerra mondiale.

Origini della chiesa e del complesso religioso

Incerte sono le notizie relative alla fondazione della Chiesa che pare risalga ad epoca antichissima. Una visita pastorale riferisce che nel Cinquecento, in occasione di alcuni lavori, vi fu rinvenuta una lapide sepolcrale scritta “in lettera longobarda” e datata 1358.

L’edificio fu costruito nel 1326, dove si trovava una piccola cappella e un ospedale, entrambi dedicati a Santa Maria del Borgo dei Vergini. La chiesa attuale sorge sul sito di una chiesa del Trecento con lo stesso nome che aveva anche un Ospedale annesso e un convento gestiti dai Padri Crociferi.

La chiesa trecentesca era collocata a una quota inferiore e fu poi semisepolta dalle lave dei Vergini. La chiesa fu quindi ricostruita a fine Cinquecento ad una quota superiore.

La chiesa vide susseguirsi i frati Crociferi di San Cleto e i Padri della Missione. Nel corso dei secoli, la storia dell’edificio si intrecciò quindi con quella degli ordini religiosi, delle istituzioni assistenziali e della comunità del Borgo dei Vergini.

Passaggi di proprietà e trasformazioni tra Cinquecento e Seicento

La Chiesa fu ceduta dai Complateari ai Padri Teatini nel 1533. In quest’anno soggiornò nell’ospizio San Gaetano da Thiene.

Nel 1540 tutto il complesso passò alle monache Benedettine che utilizzarono le proprie doti per ristrutturare la Chiesa ed arricchirla di arredi che andarono dispersi a causa delle alluvioni del 1566 e 1569.

Nel 1585 la Congregazione di nobili istituita da S. Gaetano nel titolo della Vergine della Misericordia fece ristrutturare i locali della Casa da lui fondata che furono destinati ad Ospedale per sacerdoti poveri e pellegrini.

A metà Seicento l’ordine dei Crociferi venne soppresso e la chiesa divenne sede parrocchiale in sostituzione di quella della Misericordiella. Tutti i locali annessi e il convento passarono in proprietà della Curia Arcivescovile che poi li cedette ai Padri della Missione.

La ricostruzione settecentesca

L’edificio assunse la fisionomia architettonica che conosciamo oggi grazie a numerosi interventi di restauro. Nella prima metà del 1700 il complesso fu arricchito di opere d’arte dei maggiori artisti napoletani.

La chiesa attuale ad aula unica e con la facciata interamente in piperno fu realizzata tra il 1745 e il 1748 da Ferdinando Sanfelice in collaborazione con gli ingegneri Francesco Sciarretta e Giuseppe Astarita.

Tra gli interventi di maggior rilievo, quello del XVIII secolo, che donò alla chiesa la sua facciata barocca, opera del celebre Giuseppe Astarita.

La facciata barocca in piperno

La facciata della Chiesa di Santa Maria dei Vergini si affaccia su via Vergini, nel Rione Sanità di Napoli. La sua intera superficie in piperno costituisce uno degli elementi più riconoscibili dell’edificio.

Un sapiente gioco chiaroscurale compone la facciata, fatto di paraste, colonne e piperno, arricchiti da stucchi che delineano un disegno di luci e di ombre.

Al centro troneggia una grande statua dell’Immacolata, che volge il suo sguardo benevolo e misericordioso sui passanti di Via Vergini.

Facciata barocca Santa Maria dei Vergini

La composizione architettonica riunisce elementi verticali e aggettanti, superfici lapidee e decorazioni in stucco. Il risultato è una facciata barocca caratterizzata dal contrasto tra la severità del piperno e il movimento prodotto da paraste, colonne e apparati ornamentali.

L’interno e le testimonianze artistiche

Le foto di prima della guerra descrivono una fabbrica dignitosa, con una bella facciata e l’interno non dissimile da quello di tante chiese napoletane dell’Età Moderna.

La chiesa conserva testimonianze di grande fascino, come il fonte dove fu battezzato uno dei personaggi più amati della chiesa napoletana, sant’Alfonso Maria de Liguori, gli affreschi trecenteschi, scoperti da pochi decenni, e l’archivio parrocchiale, ricco di oltre 140 volumi.

Tra le opere salvate dalla furia bellica, la statua dell’Immacolata di Liberti e Pirotti, e il sepolcro di Galante, il settecentesco San Giuseppe con Bambino. Il fonte battesimale trovò salvezza.

Il fonte battesimale di sant’Alfonso Maria de’ Liguori

Esso è un’importante testimonianza del battesimo di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, vescovo e compositore del noto brano Quanno nascette Ninno (da cui deriva Tu scendi dalle stelle).

Il fonte battesimale rappresenta una delle testimonianze più significative conservate nella chiesa, perché collega la storia dell’edificio alla vicenda religiosa e culturale di sant’Alfonso Maria de’ Liguori.

Fonte battesimale di sant’Alfonso

Le opere aggiunte nel dopoguerra

Il dopoguerra vide l’aggiunta di nuove opere in sostituzione di quelle che andarono perdute: come la tela sull’altare maggiore dell’Immacolata di Roberto Carignani allievo di Michele Cammarano, di Edoardo Dalbono e di Vincenzo Volpe.

A questo periodo risale anche il Cristo Crocifisso di Leone e alcuni affreschi sulla vita di Sant’Alfonso realizzati dal parroco-pittore Don Iginio Pinto.

L’altare maggiore conserva quindi una tela dell’Immacolata realizzata da Roberto Carignani, mentre gli affreschi dedicati alla vita di sant’Alfonso appartengono alla fase di ricostruzione e rinnovamento successiva alla guerra.

I bombardamenti della Seconda guerra mondiale

Questo piccolo edificio di culto fu duramente bombardato durante la Seconda Guerra Mondiale. La Chiesa di Santa Maria dei Vergini fu ridotta quasi in macerie, divorando arredi sacri e opere d’arte.

Solo alcune delle strutture e poche testimonianze del suo passato, sopravvissero alla violenza delle fiamme che divamparono e divorarono ogni cosa.

La distruzione colpì profondamente l’aspetto storico e artistico dell’edificio, causando la perdita di arredi e opere che facevano parte della decorazione della chiesa.

La ricostruzione negli anni Cinquanta

Come un’araba fenice, la Chiesa di Santa Maria dei Vergini risorse dalle proprie ceneri qualche anno più tardi. Negli anni Cinquanta del Novecento, infatti, la ricostruzione restituì la vita all’edificio, ricostruendone e rispettandone la primitiva architettura.

La ricostruzione cercò di mantenere l’impianto e l’identità architettonica della chiesa, restituendo funzionalità all’edificio e preservando le testimonianze sopravvissute alla distruzione bellica.

Tra gli elementi recuperati si ricordano la statua dell’Immacolata di Liberti e Pirotti, il sepolcro di Galante, il settecentesco San Giuseppe con Bambino e il fonte battesimale legato al battesimo di sant’Alfonso.

Gli affreschi riscoperti e le tracce della chiesa trecentesca

Negli anni ’60, durante alcuni interventi di restauro, riemersero dei frammenti di affreschi del XVI secolo e resti del trecentesco tempio originario. Questi reperti rivelarono una storia di Santa Maria dei Vergini più lunga di quanto non si credesse.

Gli affreschi sotterranei e i resti dell’edificio originario hanno permesso di riconoscere la continuità storica del luogo, mostrando come la chiesa settecentesca sia il risultato di una lunga stratificazione architettonica.

Le testimonianze medievali e moderne si affiancano così alle strutture ricostruite nel dopoguerra, rendendo la chiesa un documento della trasformazione urbana e religiosa del Borgo dei Vergini.

Affreschi sotterranei chiesa dei Vergini

La chiesa nel Rione Sanità

Nel Rione Sanità a Napoli, a pochi passi dalle Chiese ipogee nel Borgo dei Vergini, si cela la bellissima Chiesa di Santa Maria dei Vergini. Un piccolo gioiello architettonico che, come lo stesso quartiere in cui si trova, narra una storia di fede, di resilienza e di rinascita.

La posizione in via Vergini inserisce l’edificio in un’area urbana ricca di testimonianze religiose, archeologiche e artistiche. La chiesa dialoga con il tessuto storico del quartiere attraverso la facciata rivolta verso la strada e le tracce conservate nei suoi ambienti.

Come il quartiere Sanità, rinato grazie all’attività de La Paranza di Don Antonio Loffredo, la Chiesa di Santa Maria dei Vergini rappresenta un faro di fede e bellezza.

L’edificio è un monito a non piegarsi di fronte alle avversità e trarre forza e speranza dalla propria storia.

Le principali fasi storiche

PeriodoAvvenimento
1326Costruzione di una piccola cappella e di un ospedale dedicati a Santa Maria del Borgo dei Vergini.
1533La chiesa fu ceduta dai Complateari ai Padri Teatini.
1540Il complesso passò alle monache Benedettine.
1566 e 1569Le alluvioni causarono la dispersione degli arredi.
1585I locali della Casa fondata da San Gaetano furono destinati ad ospedale per sacerdoti poveri e pellegrini.
Fine CinquecentoLa chiesa fu ricostruita a una quota superiore dopo essere stata semisepolta dalle lave dei Vergini.
Metà SeicentoL’ordine dei Crociferi venne soppresso e la chiesa divenne sede parrocchiale.
1745-1748Realizzazione dell’edificio attuale ad aula unica e della facciata in piperno.
Seconda guerra mondialeLa chiesa fu duramente bombardata e ridotta quasi in macerie.
Anni Cinquanta del NovecentoLa ricostruzione restituì vita all’edificio rispettandone la primitiva architettura.
Anni SessantaRiemersero frammenti di affreschi del XVI secolo e resti del tempio trecentesco.

Documentazione e studi

La storia della chiesa è documentata da pubblicazioni dedicate all’architettura, agli affreschi sotterranei e alla storia urbana del quartiere dei Vergini.

  • Napoli Atlante della città storica - Stella, Vergini, Sanità di Italo Ferraro - Edizioni OIKOS Napoli 2007.
  • Guida Sacra della città di Napoli di Gennaro Aspreno Galante - Stamperia del Fibreno Napoli 1872.
  • Notitie del bello, dell’antico e del curioso della città di Napoli per i signori forastieri date dal canonico Carlo Celano napoletano, divise in dieci giornate. Napoli, 1692.
  • Le Chiese di Napoli, Vincenzo Regina.
  • Affreschi sotterranei della chiesa di S. Maria dei Vergini in Napoli, Emilio Ricciardi.

Ricciardi, Emilio (1998) La chiesa di Santa Maria dei Vergini. Napoli, Parrocchia di Santa Maria dei Vergini, 55 pagine.

Il presente lavoro deriva dalla rielaborazione del volume pubblicato a stampa nel 1998, in occasione per celebrare il IV centenario dell’istituzione della parrocchia di Santa Maria Immacolata ai Vergini, centro di uno dei quartieri napoletani più ricchi di storia e di arte.

I documenti ritrovati nel corso della ricerca hanno permesso di delineare senza vistose lacune la storia di una delle zone più interessanti della città di Napoli.

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