La corsa alla panchina della Nazionale italiana ha coinvolto profili molto diversi: ex commissari tecnici già conosciuti dal gruppo azzurro, allenatori di primo piano internazionale e candidati considerati più realistici per ragioni tecniche, economiche e contrattuali.
I nomi più caldi sono stati Antonio Conte e Roberto Mancini, mentre tra le suggestioni di massimo livello figurano Pep Guardiola e Carlo Ancelotti; Stefano Pioli rappresenta invece un’alternativa meno mediatica ma potenzialmente praticabile. La scelta finale dipende dal progetto federale, dal budget disponibile e dalla disponibilità degli allenatori ancora legati ai rispettivi club o alle federazioni.
Roberto Mancini, il ritorno dell’allenatore campione d’Europa
Roberto Mancini è il nuovo commissario tecnico della Nazionale italiana e torna sulla panchina azzurra per la sua seconda esperienza. Il tecnico jesino raccoglie l'eredità di Silvio Baldini, chiamato a guidare l'Italia ad interim dopo la gestione Gattuso, con il compito di riportare stabilità e rilanciare una Nazionale reduce da settimane di fortissime tensioni interne.
Nel pomeriggio di martedì il presidente della FIGC Giovanni Malagò ha comunicato di aver scelto Roberto Mancini come allenatore della Nazionale maschile di calcio, in una conferenza stampa a seguito del Consiglio federale della Federcalcio. Malagò ha detto di aver scelto Mancini «per tutta una serie di considerazioni», senza però specificarle con maggiore dettaglio.
Mancini ha 61 anni, è stato un talentuoso calciatore e fa l’allenatore dal 2001. In carriera ha allenato due delle squadre più forti al mondo, Inter e Manchester City, e soprattutto ha già allenato l’Italia, tra il 2018 e il 2023.
Reduce dall’esperienza in Qatar alla guida dell’Al-Sadd con cui ha vinto il titolo nazionale - primo italiano nella storia a riuscire nell’impresa - e la Super Cup, Mancini torna a ricoprire il ruolo che fu già suo per un quinquennio - fino all’estate 2023 - nel corso del quale ha pilotato la Nazionale alla conquista del titolo europeo del 2021 chiudendo la sua prima esperienza con un bilancio di 37 vittorie, 15 pareggi e 9 sconfitte nelle 61 partite disputate.
| Periodo | Bilancio e risultati |
|---|---|
| 2018-2023 | 61 partite, 37 vittorie, 15 pareggi e 9 sconfitte |
| 2021 | Conquista del titolo europeo |
| 2022 | Mancata qualificazione ai Mondiali dopo la sconfitta contro la Macedonia del Nord |
Il percorso con la Nazionale
La parabola di Roberto Mancini è stata molto più lunga e molto più densa. Scelto da un presidente già sfiduciato, Carlo Tavecchio, prese in mano la Nazionale dopo la prima delle tre eliminazioni dal Mondiale, il 28 maggio 2018.
Ereditò il ruolo da Gian Piero Ventura, che per un breve periodo ad interim era stato sostituto da Gigi Di Biagio, e riuscì a entrare nella storia riportando a casa il titolo europeo che mancava dal 1968. La notte di Wembley, dei rigori contro la spocchiosa Inghilterra e dell’immenso abbraccio con Gianluca Vialli, è stata così accecante da trasformarsi in illusione.
Abbiamo, hanno pensato che l’Italia fosse improvvisamente tornata grande. In verità quell’Europeo, giocato in un anno dispari a causa del Covid, conteneva una pozione magica che consentì ai calciatori di sfruttare (con merito) tutti gli episodi favorevoli.
Prima delle due partite decisive, contro Spagna e Inghilterra, vinte entrambe ai rigori, la Nazionale aveva faticosamente battuto ai supplementari l’Austria che si era vista annullare un gol di Arnautovic per un fuorigioco quasi impercettibile. Sigillo di Chiesa, guarda caso, uno degli uomini che Rino Gattuso avrebbe voluto con sé in Bosnia.
Detto ciò, l’impresa targata Mancini rimane nella testa, nel cuore e nella bacheca. Ma il suo tracciato da commissario tecnico, 61 partite con il 60,66% di vittorie, è stato rovinato dalla clamorosa sbandata mondiale del 2022: essere sconfitti a Palermo dalla Macedonia del Nord nella semifinale playoff è un ricordo che ci fa ancora arrossire.
Va anche precisato però che quell’Italia nel girone sprecò due volte in un modo grottesco l’occasione di superare la Svizzera: Jorginho sbagliò un rigore sia all’andata sia al ritorno nello scontro diretto.
Eppure, più del risultato negativo, nella percezione generale Mancini ha pagato le modalità del commiato. Non si dimise subito, difeso dal presidente Gravina, ma ad agosto inoltrato un anno e mezzo dopo, quando ricevette l’offerta dell’Arabia Saudita.
Errore del quale si è poi scusato, ricomponendo il rapporto con la Figc. Non sarebbe strano se gli chiedessero di rientrare immediatamente dal Qatar.
Il possibile sistema di gioco
Come imposterebbe l’Italia? La difesa a tre potrebbe essere confermata. Ma non è sicuro.
La sua Italia sarebbe avvantaggiata dalla continuità nel sistema di gioco: Gattuso aveva individuato nel 3-5-2 il modulo adatto. Avanti allora, con il verosimile rilancio di Giovanni Di Lorenzo a tutta fascia.
Mancini valuterebbe sicuramente la tentazione Zaniolo, che lui convocò a Coverciano nel 2018 prima che debuttasse in Serie A. In quel caso la Nazionale tornerebbe al 4-3-3 o al 4-2-3-1 sacrificando un centravanti.
Un centrocampista di qualità come Fagioli sarebbe certamente considerato. Nel mezzo, spazio ai centrocampisti di gamba: sicuro Tonali, che ha i ritmi da Premier, ma è immaginabile anche la valorizzazione di Pisilli. E occhio al milanista Bartesaghi come terzino sinistro.
Antonio Conte, continuità e intensità sulla panchina azzurra
Antonio Conte è uno degli ex commissari tecnici più accreditati per la Nazionale. Il suo eventuale ritorno garantirebbe continuità al 3-5-2 e riporterebbe a Coverciano un allenatore esperto, vincente e abituato a lavorare con gruppi da costruire in tempi brevi.
Antonio Conte ha accettato la chiamata il 4 settembre 2014 dopo le dimissioni di Cesare Prandelli successive al disastroso Mondiale brasiliano. Ha resistito un biennio, per poi decidere di ricominciare dal Chelsea che gli aveva proposto un programma ambizioso.
Il suo passaggio si concluse dopo un appassionante Europeo francese, nel quale venne eliminato ai quarti di finale da una nazionale molto più forte, la Germania, soltanto ai calci di rigore.
In tanti ricorderanno il gesto da sbruffone di Graziano Pellé che indicò il cucchiaio al gigante Neuer, salvo poi sbagliare il tiro come Simone Zaza. Ma basta leggere i nomi dei due attaccanti per intuire che la Nazionale di dieci anni fa non era migliore di quella attuale.
Il bilancio del biennio 2014-2016
Per certi versi Conte seppe costruire un gruppo solido, efficace, che superò i propri limiti tecnici. Nelle 25 partite della sua gestione, l’Italia perse solo una volta: proprio all’Europeo con l’Irlanda, nell’ultima giornata del girone, quando già la qualificazione era al sicuro.
Un percorso non trascurabile, a dispetto del finale sfortunato. La sua Italia sarebbe avvantaggiata dalla continuità nel sistema di gioco: Gattuso aveva individuato nel 3-5-2 il modulo adatto.
Le possibili scelte tecniche
Con Antonio la continuità del 3-5-2 sarebbe garantita da Di Lorenzo e dalla valorizzazione di Pisilli. Davanti Conte ripartirebbe probabilmente dal gruppo già presente alternando gli interpreti: Scamacca potrebbe trovare più spazio.
Nel mezzo, spazio ai centrocampisti di gamba: sicuro Tonali, che ha i ritmi da Premier, ma è immaginabile anche la valorizzazione di Pisilli.
Il ritorno di Antonio Conte al timone della Nazionale è uno scenario da tenere in considerazione: è già stato a Coverciano tra il 2014 e il 2016, guidando gli azzurri fino ai quarti di finale degli Europei contro ogni pronostico.
Attualmente è sotto contratto col Napoli fino al 2027 ed è proprio questo lo scoglio più grande da superare: non è scontato che Aurelio De Laurentiis liberi il suo condottiero con un anno d’anticipo, data la volontà del presidente di provare addirittura a rinnovare.
Conte costerebbe tanto, forse troppo. L’ex allenatore del Napoli è ben visto dalla componente della serie A.
Il confronto tra Conte e Mancini
Nella rosa di candidati ci sono anche due allenatori che sono già stati ct azzurri: Antonio Conte e Roberto Mancini. Due profili esperti, vincenti, che sanno come e cosa voglia dire sedere sulla panchina dell’Italia.
| Allenatore | Esperienza con l’Italia | Elemento distintivo | Possibile ostacolo |
|---|---|---|---|
| Antonio Conte | 2014-2016 | Gruppo solido e quarti di finale all’Europeo | Contratto con il Napoli e costo elevato |
| Roberto Mancini | 2018-2023 | Titolo europeo del 2021 | Rapporto complicato con la Federazione dopo le dimissioni |
In più, tema da non trascurare, sono entrambi senza squadra: condizione che faciliterebbe il loro approdo in azzurro. Anche in questo caso però c'è qualche piccola riserva: il Mancio non è in cima alle preferenze di Maldini e Conte costerebbe tanto, forse troppo.
Ma si sono lasciati in maniera diametralmente opposta: il primo tra le polemiche per aver accettato la corte dell’Arabia Saudita, il secondo in realtà senza attriti.
La nuova Figc non sembra orientata a seguire quella linea, piuttosto vuole capire quale allenatore è disposto ad accettare la sfida Italia.
Carlo Ancelotti, il profilo di massima esperienza
Nella casella «sogno» rientra il profilo di Carlo Ancelotti. L’italiano è uno dei tecnici migliori nella storia del calcio e rappresenterebbe una scelta di primissimo livello che riporterebbe entusiasmo e ambizione nel movimento calcistico italiano.
E Maldini potrebbe avere buoni argomenti per provare a convincerlo del progetto: Carletto è stato compagno di mille battaglie al Milan sia da giocatore che da allenatore.
In entrambi i casi però, gli intoppi non mancano: oltre all'aspetto economico, su cui entrambi dovrebbero essere disposti a un sacrificio per vestirsi di azzurro, Ancelotti ha anche il «problema» di essere sotto contratto con la Federazione brasiliana.
Certo, l'eliminazione ai quarti con la Norvegia ha fatto finire il tecnico di Reggiolo al centro delle critiche e il suo futuro con il Brasile non sembra del tutto assicurato ma l'esonero non sembra ancora un'ipotesi così concreta.
Pep Guardiola, la suggestione internazionale
Nella casella «sogno» rientra anche il profilo di Pep Guardiola. Lo spagnolo e l'italiano sono due tra i tecnici migliori nella storia del calcio e, entrambi, rappresenterebbero una scelta di primissimo livello che riporterebbe entusiasmo e ambizione nel movimento calcistico italiano.
Con Pep ci sarebbe la stima reciproca tra due grandi ex campioni. Maldini potrebbe avere buoni argomenti per provare a convincerlo del progetto.
In entrambi i casi però, gli intoppi non mancano: oltre all'aspetto economico, su cui entrambi dovrebbero essere disposti a un sacrificio per vestirsi di azzurro.
Il nome di Guardiola appartiene quindi alla fascia delle grandi ambizioni, ma la sua eventuale disponibilità dovrebbe conciliarsi con le condizioni economiche e con il progetto sportivo della Federazione.
Stefano Pioli, l’alternativa più realistica
Tra ex ct e nomi altisonanti, resiste anche la candidatura di un nome meno mediatico dei precedenti: Stefano Pioli.
A 60 anni il tecnico di Parma vorrebbe mettersi alle spalle l’ultima, negativa, esperienza alla Fiorentina e l’Italia sarebbe il modo perfetto per rilanciarsi. Maldini è un suo sponsor dopo che insieme hanno vinto uno scudetto al Milan.
Anche sul economico non ci sarebbero problemi a trovare una quadra. Nonostante ciò, Pioli, al momento, parte in seconda/terza fila.
Dopo l’ultimo anno in rossonero, l’esperienza in Arabia Saudita con Crisitano Ronaldo e il mezzo disastro con la Viola, il tecnico di Parma non scalderebbe gli animi della piazza.
In un momento di così grande disaffezione verso la Nazionale e il calcio più in generale, Malagò preferirebbe un nome più ad effetto per risvegliare i bollenti spiriti degli italiani.
Massimiliano Allegri tra i candidati
Tra le ipotesi per la sostituzione di Gennaro Gattuso è stato indicato anche Massimiliano Allegri, che la Nazionale non l'ha mai allenata.
Per lui si tratterebbe della chiusura di un cerchio, all'interno di una carriera che lo ha visto vincere tanto a livello di club. Così come Conte, anche Allegri difficilmente chiuderebbe le porte all'ipotesi dell'Italia.
La missione più complicata sarebbe convincere il patron Gerry Cardinale a lasciar andare il tecnico livornese, legato al Milan da un contratto in scadenza nel 2027.
Silvio Baldini e gli altri nomi per lo staff azzurro
La corsa per la panchina è limitata a tre nomi: Roberto Mancini, Antonio Conte e Silvio Baldini. Quest’ultimo, in verità, ha poche chance di essere confermato alla guida degli azzurri, dopo le due amichevoli con Lussemburgo e Grecia.
Lo ha spiegato lo stesso presidente federale, quanto oggi sia quasi una scelta obbligata affidarsi a un grande nome.
Malagò ha aggiunto di aver scelto Claudio Ranieri come direttore tecnico della Nazionale, in un ruolo di tramite tra la federazione e l’allenatore, e come nuovo presidente del Club Italia, l’organismo che riunisce e gestisce tutte le Nazionali dell’Italia.
Parlando di Ranieri, Malagò ha detto: «Mi serviva una persona con cui condividere la scelta del commissario tecnico […] cioè che potesse diventare il presidente del Club Italia e il direttore tecnico, e questa persona si chiama Claudio Ranieri».
Ranieri ha 74 anni. Fu un calciatore di discreto livello: tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta giocò soprattutto nel Catanzaro, nel Catania e nel Palermo.
Dal 1985 ha allenato molte squadre in Italia, il Valencia e l’Atletico Madrid in Spagna, il Monaco e il Nantes nel campionato francese, la nazionale greca e diverse squadre in Inghilterra: Chelsea, Fulham, Watford e Leicester.
Divenne molto famoso con quest’ultima, perché nella stagione 2015-2016 vinse il campionato inglese con una squadra che non si pensava potesse andarci neanche vicino.
Negli ultimi anni Ranieri ha allenato il Cagliari dicendo che sarebbe stata la sua ultima squadra; poi è andato alla Roma, prima come allenatore e poi come consulente.
Dopo l’esonero di Luciano Spalletti nel giugno del 2025, l’ex presidente della FIGC Gabriele Gravina chiese a Ranieri di diventare allenatore dell’Italia, ma Ranieri rifiutò per rimanere alla Roma.
La scelta ricadde infine su Gennaro Gattuso, e andò male.
La struttura federale e i vincoli della scelta
È presto per dare certezze, visto che deve essere ancora composta la nuova governance federale, ma è interessante ricostruire il percorso di entrambi sulla panchina più turbolenta del Paese.
Il nuovo presidente della Figc deve capire quali risorse nel dettaglio avrà a disposizione. «Ma è giusto che ci sia attenzione sotto il profilo economico», ha aggiunto Malagò.
La scelta non sarà immediata, ci vorrà qualche settimana. «Il mio è stato un atto d’amore, una follia lucida - ha spiegato Malagò dopo l’elezione -. L’allenatore della Nazionale deve abbracciare questo discorso in tutto e per tutto.»
Se dico basta personalismi, mi riferisco anche a questi soggetti e al club Italia.
A proposito di club Italia: l’idea di Malagò è quella di inserire una figura sportiva, un direttore tecnico della Nazionale e che tenga i rapporti con i club e con i giocatori stessi, alleggerendo il lavoro del c.t. sotto questo profilo.
La figura di Paolo Maldini è la preferita del nuovo presidente federale. E insieme con lui potrebbe arrivare in azzurro anche Ricky Massara, ex ds della Roma e in passato al Milan proprio al fianco di Maldini.
Ha detto inoltre che Andrea Pirlo era stato scelto e «concordato» come allenatore da lui, da Paolo Maldini e da Leonardo, ma che ha cambiato idea dopo aver saputo della collaborazione tra Pirlo e Fonbet.
Malagò ha precisato che né lui, né Maldini, né Leonardo sapevano della collaborazione, e ha detto che Maldini e Leonardo hanno lasciato i loro ruoli in «assoluta e serena consensualità».
Nella sera di venerdì 24 luglio il ruolo di allenatore sembrava ormai assegnato ad Andrea Pirlo, ex calciatore di 47 anni che da allenatore non ha ancora ottenuto granché.
Le cose sono cambiate nel weekend per le critiche al ruolo di Pirlo come testimonial di Fonbet.
Perché la scelta del commissario tecnico è decisiva
Per la FIGC sono stati giorni - ma anche mesi - molto caotici perché la Nazionale è senza un allenatore da aprile, quando Gennaro Gattuso si dimise dopo che l’Italia non era riuscita a qualificarsi per i Mondiali di calcio, per la terza volta di fila.
Oltre a Gattuso, nel frattempo diventato allenatore della Lazio, sempre ad aprile si era dimesso anche del 72enne Gabriele Gravina, che era presidente della FIGC dal 2018, rieletto nel 2021 e nel 2025.
Da fine giugno il posto di Gravina è stato preso da Malagò, che ha 67 anni e dal 2013 al 2025 era stato presidente del CONI, il Comitato olimpico italiano.
Malagò è stato eletto con un’ampia maggioranza e scelto per rilanciare - forse perfino rifondare - il calcio italiano, anzitutto scegliendo il nuovo allenatore della Nazionale.
In questo caso un allenatore non proprio nuovo.

Le principali discriminanti della corsa alla panchina
- Esperienza internazionale: Ancelotti, Guardiola, Mancini, Conte, Pioli e Allegri hanno carriere di alto livello, ma non tutti hanno già lavorato con una Nazionale.
- Conoscenza dell’ambiente azzurro: Conte e Mancini hanno già allenato l’Italia e conoscono il funzionamento di Coverciano.
- Compatibilità economica: il budget federale può favorire profili disponibili a ridurre le proprie richieste economiche.
- Disponibilità contrattuale: Ancelotti, Conte e Allegri sono stati associati alla panchina azzurra anche in presenza di vincoli contrattuali.
- Continuità tattica: Conte potrebbe proseguire con il 3-5-2 già individuato come modulo adatto.
- Capacità di rilanciare l’entusiasmo: i nomi più prestigiosi potrebbero avere un maggiore impatto sulla piazza.
- Rapporto con la Federazione: il precedente commiato di Mancini costituisce un elemento da valutare, nonostante il successo europeo.
La partita è apertissima.