Maria Immacolata entra nel simbolismo dell’Apocalisse soprattutto attraverso la “Donna vestita di sole” di Apocalisse 12, immagine che rappresenta nello stesso tempo la Vergine Maria e la Chiesa. Il testo non nomina esplicitamente la madre di Gesù, ma le sue grandi immagini diventano difficili da comprendere senza riferimento al ruolo storico di Maria, madre del Messia e figura della nuova umanità.
La Donna appare “vestita di sole”, con “la luna sotto i suoi piedi” e “sul capo una corona di dodici stelle”: è la creatura piena di grazia, rivestita della luce di Dio, associata alla vittoria di Cristo sul peccato e sulla morte e posta al centro del Popolo di Dio. In lei la riflessione cristiana ha riconosciuto l’inaugurazione della nuova creazione, il privilegio dell’Immacolata Concezione e, nella prospettiva della sua vittoria sulla morte, il mistero dell’Assunzione.

La Donna dell’Apocalisse e il mistero di Maria
L’Apocalisse di Giovanni non parla esplicitamente della madre di Gesù, ma le grandi immagini del capitolo 12 sono incomprensibili senza un riferimento al suo ruolo storico. I due simboli della Donna e del Dragone, “il serpente antico che è il Diavolo e Satana” (12,9), messi a confronto, fanno chiaramente allusione alla scena della Genesi in cui si vedeva il Serpente in lotta perenne contro la posterità della Donna.
La Donna dell’Apocalisse rappresenta l’umanità nuova, sottratta dalla grazia alla presa del Male sotto il suo doppio aspetto di peccato e di morte. Ora, questa umanità nuova è mostrata come una donna nel travaglio del parto (Ap 12,2): il suo “figlio maschio” (cf. Is 66,7) è il Messia davidico che deve “reggere tutte le nazioni con scettro di ferro” (Ap 12,5; cf. Sal 2,9).
Si tratta dunque di Gesù, primogenito della nuova creazione, che sfugge con sua madre all’impresa del Dragone (Ap 12,5 e 13,16). Il resto dei figli della donna è costituito da “coloro che obbediscono agli ordini di Dio e possiedono la testimonianza di Gesù” (12,17).
Se, in quest’ultimo caso, l’umanità nuova è identificata alla Chiesa, non si può affatto sostenere che questa adempia ad un ruolo materno nei confronti di Gesù. Viceversa, è nella persona di Maria che l’umanità antica si è trasformata in umanità nuova per dargli la nascita: Maria entra dunque di diritto nella sfera del simbolismo della Donna.
La Chiesa vi entra anch’essa, in quanto proiezione terrena dell’umanità santificata i cui membri guerreggiamo contro il Dragone (12,17). Il simbolo possiede una duplice valenza: questo fatto sottolinea la relazione, rilevata prima, tra la Chiesa e Maria.
Il testo di Apocalisse 12
Il capitolo si apre con “un segno grandioso” che appare nel cielo: questo segno indica un messaggio da decifrare e si manifesta nel cielo, dunque, si tratta di un messaggio che non appartiene al mondo terreno, ma al mondo di Dio e, come tale, è autorevole e decisivo.
La visione presenta una Donna, un Figlio destinato a governare le nazioni, un Drago che tenta di divorarlo, la fuga della Donna nel deserto, la guerra celeste tra Michele e il Dragone e la persecuzione della discendenza della Donna.
| Simbolo | Riferimento nell’Apocalisse | Significato |
|---|---|---|
| Donna vestita di sole | Ap 12,1 | Maria e la Chiesa, rivestite della luce e della gloria di Dio |
| Luna sotto i piedi | Ap 12,1 | Vittoria sulla morte e sulla mortalità; dominio sulle vicende umane |
| Corona di dodici stelle | Ap 12,1 | Le dodici tribù d’Israele, i dodici Apostoli e il Popolo di Dio |
| Figlio maschio | Ap 12,5 | Il Messia destinato a governare tutte le nazioni |
| Drago rosso | Ap 12,3.9 | Il demonio, Satana, il serpente antico e il simbolo del male |
| Deserto | Ap 12,6.14 | Il luogo della protezione e del nutrimento garantiti da Dio |
| Discendenza della Donna | Ap 12,17 | Coloro che osservano i comandamenti di Dio e possiedono la testimonianza di Gesù |
La Donna vestita di sole
È “una donna vestita di sole”: qual è il significato di questa immagine? Essa rappresenta nello stesso tempo la Vergine Maria e la Chiesa.
La donna vestita di sole richiama lo splendore e la luce di Dio ed esprime una condizione che riguarda tutto l’essere di Maria: Lei è la “piena di grazia”, ricolma dell’amore e della luce del sole che è Dio.
Anzitutto la “donna” dell’Apocalisse è Maria stessa. Ella appare “vestita di sole”, cioè vestita di Dio: la Vergine Maria infatti è tutta circondata dalla luce di Dio e vive in Dio.
Questo simbolo della veste luminosa chiaramente esprime una condizione che riguarda tutto l’essere di Maria: Lei è la “piena di grazia”, ricolma dell’amore di Dio. E “Dio è luce”, dice ancora san Giovanni (1 Gv 1,5).
Ecco allora che la “piena di grazia”, l’“Immacolata” riflette con tutta la sua persona la luce del “sole” che è Dio.
Maria è irradiata dalla luce di Dio che traspare liberamente attraverso la sua persona: lei non è un prisma che devia la luce, ma, completamente trasparente, non trattiene nulla della luminosità che porta.
Maria, rivestita della gloria di Dio, è colei che «piena di grazia» fu destinata a riflettere la luce divina con la sua purezza, proprio come la luna riflette la luce del sole.
La bellezza dell’Immacolata è, dunque, una bellezza ricevuta. Nessuna creatura, neppure Maria, è bella da sé: è Dio «l’autore della bellezza» (Sapienza, 13, 3) che crea la «bellezza delle creature» (ibidem, 13, 5).
Dio, il Santo e il Vivente, è la Bellezza suprema e le sue opere sono «belle-buone» (cfr. Genesi, 1, 9, 12, 25, 31): fra queste spicca Maria.
La luna sotto i piedi
Questa donna ha “la luna sotto i suoi piedi”. La luna evoca il tempo dell’uomo, i giorni e le stagioni, essa è sotto i suoi piedi, in quanto la donna ne ha il dominio, cioè è al di sopra delle vicende umane.
La luna, però, come ci ha insegnato Benedetto XVI nel suo discorso a Piazza di Spagna, in occasione dell’Atto di venerazione all’Immacolata, per la Solennità dello scorso 8 dicembre, indica anche la morte e la mortalità.
Questa donna tiene sotto i suoi piedi la luna, simbolo della morte e della mortalità. Maria, infatti, è pienamente associata alla vittoria di Gesù Cristo, suo Figlio, sul peccato e sulla morte; è libera da qualsiasi ombra di morte e totalmente ricolma di vita.
Come la morte non ha più alcun potere su Gesù risorto (cfr Rm 6,9), così, per una grazia e un privilegio singolare di Dio Onnipotente, Maria l’ha lasciata dietro di sé, l’ha superata.
E questo si manifesta nei due grandi misteri della sua esistenza: all’inizio, l’essere stata concepita senza peccato originale, che è il mistero che celebriamo oggi; e, alla fine, l’essere stata assunta in anima e corpo nel Cielo, nella gloria di Dio.
Ma anche tutta la sua vita terrena è stata una vittoria sulla morte, perché spesa interamente al servizio di Dio, nell’oblazione piena di sé a Lui e al prossimo.
Per questo Maria è in se stessa un inno alla vita: è la creatura in cui si è già realizzata la parola di Cristo: “Io sono venuto perché abbiano la vita, e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10,10).
La corona di dodici stelle
Vi è un altro particolare importante: Maria ha “sul capo una corona” (Ap 12,1), simbolo della sua regalità e la corona è formata da dodici stelle, qui è chiaro il riferimento alle dodici tribù di Israele e ai dodici Apostoli.
Nella visione dell’Apocalisse c’è un altro particolare: sul capo della donna vestita di sole c’è “una corona di dodici stelle”. Questo segno rappresenta le dodici tribù d’Israele e significa che la Vergine Maria è al centro del Popolo di Dio, di tutta la comunione dei santi.
Ella è madre e regina del popolo dell’Antico Testamento e del nuovo Testamento che, insieme, formano il popolo di Dio.
“Regina” è il titolo usato frequentemente dai Cristiani per invocare Maria, sovrana di tutti i fedeli del Signore. In quanto «regina del paradiso» è anche sovrana di tutti gli esseri che lo popolano e soprattutto delle schiere angeliche che l’accompagnano e la incoronano nelle sacre rappresentazioni.
Maria e la Chiesa nella stessa Donna
In questo modo la donna vestita di sole diventa anche simbolo della Chiesa, la comunità cristiana di tutti i tempi.
E così questa immagine della corona di dodici stelle ci introduce alla seconda grande interpretazione del segno celeste della “donna vestita di sole”: oltre a rappresentare la Madonna, questo segno impersona la Chiesa, la comunità cristiana di tutti i tempi.
Essa è incinta e grida per le doglie del parto, nel senso che “porta nel suo seno Cristo e lo deve partorire al mondo: ecco il travaglio della Chiesa pellegrina sulla terra, che in mezzo alle consolazioni di Dio e alle persecuzioni del mondo deve portare Gesù agli uomini”.
Essa è incinta, nel senso che porta nel suo seno Cristo e lo deve partorire al mondo: ecco il travaglio della Chiesa pellegrina sulla terra, che in mezzo alle consolazioni di Dio e alle persecuzioni del mondo deve portare Gesù agli uomini.
La duplice identificazione della Donna con Maria e con la Chiesa non elimina la differenza tra le due figure. Maria è la madre storica di Gesù e in lei l’umanità antica è trasformata in umanità nuova; la Chiesa è la comunità dei credenti che continua a portare Cristo nel mondo.
Il simbolo possiede una duplice valenza: questo fatto sottolinea la relazione, rilevata prima, tra la Chiesa e Maria.
Maria appare come l’archetipo della Chiesa immacolata (Ef 5,27), che partecipa fin d’ora alla gloria del Cristo risorto.
La Chiesa è santa, ma al tempo stesso segnata dai nostri peccati. Mentre infatti Maria è Immacolata, libera da ogni macchia di peccato, la Chiesa è santa, ma al tempo stesso segnata dai nostri peccati.
L’unica insidia di cui la Chiesa può e deve aver timore è il peccato dei suoi membri. Per questo il Popolo di Dio, peregrinante nel tempo, si rivolge alla sua Madre celeste e domanda il suo aiuto.

Il Figlio maschio e la vittoria di Cristo
La Donna partorisce un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro, e il figlio viene subito rapito verso Dio e verso il suo trono.
Il figlio è evidentemente il Messia, come indica la citazione del Sal 2, 9.
Questo dragone ha cercato invano di divorare Gesù - il “figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni” (12,5) -, invano perché Gesù, “attraverso la sua morte e risurrezione, è salito verso Dio e si è assiso sul suo trono”.
È proprio per questo, perché porta Gesù, che la Chiesa incontra l’opposizione di un feroce avversario, rappresentato nella visione apocalittica da “un enorme drago rosso” (Ap 12,3).
Il dragone, sconfitto una volta per sempre nel cielo, rivolge i suoi attacchi contro la donna - la Chiesa - nel deserto del mondo.
La salvezza non deriva dalla forza della Donna, ma dalla vittoria dell’Agnello. “Ma essi lo hanno vinto per mezzo del sangue dell`Agnello e grazie alla testimonianza del loro martirio, poiché hanno disprezzato la vita fino a morire”.
Il Drago, il serpente antico e il male
A questo punto appare un altro segno nel cielo: un drago rosso (Ap 12,3), di questo segno non si specifica che è grande, in quanto si tratta di un simbolo del male e il male, come tale, è limitato.
Questo segno è nel cielo, perché il male, nelle sue molte forme storiche, vuole ostacolare il disegno di Dio sulla terra.
Il drago è rosso, simbolo della guerra e della violenza, ha sette diadema, perché anche lui pretende una regalità, ma esse è rovesciata rispetto a quella di Dio.
Scaraventa le stelle sulla terra in quanto ha come intento quello di distruggere la creazione e di riportare il caos sulla terra.
Giovanni afferma chiaramente al versetto 9 che questo drago è il demonio, satana, che osteggia Dio e vuole mettersi al suo posto.
Il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli.
Egli combatte la donna e la sua discendenza, in quanto sa che la donna vuole portare Gesù al mondo.
Lo stesso Giovanni lo presenta sottolineando che è il «serpente antico», quello che spinse Eva a compiere il peccato originale, nel racconto della Genesi.
I due simboli della Donna e del Dragone richiamano così la promessa della Genesi: il male tenta di colpire la Donna e la sua discendenza, ma la sua potenza rimane subordinata al disegno di Dio.
La Donna nel deserto e la protezione divina
La donna invece fuggì nel deserto, ove Dio le aveva preparato un rifugio perché vi fosse nutrita per milleduecentosessanta giorni.
Il tempo della persecuzione e della tribolazione è, però, un tempo limitato, infatti la donna sta nel deserto “per un tempo, due tempi e la metà di un tempo” (Ap12,14).
Il significato molto consolante è che quindi non dobbiamo temere nulla, perché il Signore è sempre con noi e non permette che siamo tentati oltre le nostre forze.
Ma in ogni epoca la Chiesa viene sostenuta dalla luce e dalla forza di Dio, che la nutre nel deserto con il pane della sua Parola e della santa Eucaristia.
E così in ogni tribolazione, attraverso tutte le prove che incontra nel corso dei tempi e nelle diverse parti del mondo, la Chiesa soffre persecuzione, ma risulta vincitrice.
Le furono date alla donna le due ali della grande aquila, per volare nel deserto verso il rifugio preparato per lei per esservi nutrita per un tempo, due tempi e la metà di un tempo lontano dal serpente.
Allora il serpente vomitò dalla sua bocca come un fiume d’acqua dietro alla donna, per farla travolgere dalle sue acque.
Ma la terra venne in soccorso alla donna, aprendo una voragine e inghiottendo il fiume che il drago aveva vomitato dalla propria bocca.
Allora il drago si infuriò contro la donna e se ne andò a far guerra contro il resto della sua discendenza, contro quelli che osservano i comandamenti di Dio e sono in possesso della testimonianza di Gesù.
L’Immacolata come nuova creazione
In Maria immacolata la Trinità ha iniziato una nuova fase della storia salvifica, inaugurando una creazione nuova all’insegna della fedeltà e dell’integrità.
Maria è essa stessa la creatura nuova, anche se, per la sua nascita immacolata, si rivela la figlia più umana di Adamo.
In essa conosciamo l’inizio della storia di grazia (ci ricorda Adamo prima del peccato); per essa entriamo nel frattempo dei tempi nuovi (da lei è nato il Cristo, nuovo Adamo); attraverso lei intravediamo il futuro della gloria (profetizza la condizione di beatitudine dei redenti).
«Maria immacolata, figlia innocente del primo Adamo».
Maria è la figlia più umana di Adamo. Essendo la creatura su cui è stampata nel modo più perfetto l’immagine del Cristo, l’Adamo vero, è l’icona della creazione nuova.
C’è una condizione della persona e dell’esistenza di Maria che esprime la novità della creazione realizzata in lei ed è la sua condizione immacolata.
Maria immacolata si rivela la figlia più umana di Adamo. L’innocenza originale ricorda lo stato nel quale è stata creata l’umanità, solo che in lei l’innocenza è stata innalzata a un punto tale di densità che il peccato non è potuto sopravvenire.
La prima grazia concessa da Dio a Maria è un mistero di evidente attualità antropologica; essa ci aiuta a rispondere alle domande più cruciali di oggi, soprattutto a quella circa il mysterium hominis.
Maria, figlia di Adamo e madre del secondo Adamo
«Maria, la madre immacolata del secondo Adamo».
Maria è creata in Cristo e in vista di lui come tutti gli uomini (cfr. Colossesi, 1, 15-17), ma in lei la relazione con il Cristo è di tale immediatezza che il peccato non ha potuto incunearsi fra lei e il Salvatore.
Grazie alla sua immediata vicinanza a Cristo, nel quale e in vista del quale tutto è creato, ella è creatura profondamente santificata, che il peccato dell’umanità non riesce a toccare e a macchiare.
Maria è immacolata perché Cristo è santissimo; è piena di grazia perché Cristo con la sua redenzione è la causa di ogni santità.
Maria è santificata non solo in previsione dei meriti futuri di Cristo, ma in ragione della sua relazione immediata con suo Figlio, fonte di grazia, in vista del quale tutto è stato creato.
Grazie alla sua immediata vicinanza a Cristo, prospettiva trinitaria dell’intero creato, ella è creatura profondamente santificata, che il peccato dell’umanità non riesce ad attingere.
In quanto piena di grazia, Maria è posta nel cuore più profondo della creazione e in special modo dell’umanità.
Nella sua immacolatezza Maria appartiene all’umanità creata nell’innocenza e destinata al Cristo.
Questo non la separa dal resto dell’umanità: la sua non è grazia di separazione, ma anzitutto di pienezza.
La sua grazia originaria è anzitutto grazia di pienezza e non di separazione.
Maria immacolata è l’umanità integra, pura, buona, armonica, di nulla mancante, di tutto ricca e adorna.
La causa di questa pienezza di umanità santa è data dalla sua vicinanza a Cristo: Maria è Eva più di Eva perché Cristo è Adamo più di Adamo.
Il rapporto tra Immacolata Concezione e Apocalisse
Si può trarre da ciò una conclusione teologica: se il testo di Ap 12 illumina un aspetto essenziale della Chiesa, sottratta da Dio ai due pericoli del peccato e della morte, le stesse immagini svelano indirettamente la condizione accordata dalla grazia a Maria, madre di Gesù.
Appartenente all’umanità come il suo Figlio primogenito, ella è sottomessa all’odio e agli attacchi del Male personificato, tanto sotto il lato del peccato che sotto quello della morte.
Ma è sottratta ad essi in ragione del suo ruolo materno: la terra inghiotte il fiume vomitato dalla gola del Dragone, che tentava di trascinare la Donna nei suoi flutti (12, 15-16).
Così ella può essere rappresentata come la Donna vestita di sole, che ha la luna sotto i suoi piedi e che è coronata di dodici stelle (12,1): queste metafore cosmiche non sono di troppo per mostrare che la nuova creazione è stata inaugurata in lei.
La riflessione cristiana potrà riprendere a buon diritto queste immagini per rappresentare il duplice privilegio accordato alla madre di Gesù in vista della sua funzione propria: quello della grazia che la preserva dal peccato nella radice stessa del suo essere (Immacolata Concezione) e quello della glorificazione che la strappa alla potenza della morte unendola alla metamorfosi corporale del Figlio (Assunzione).
È impossibile dedurre questa dottrina dal testo con un ragionamento di tipo scolastico. Ma è legittimo leggerla nel testo, se se ne esaminano attentamente i dettagli rapportando Maria alla Chiesa.
La bellezza dell’Immacolata
La solennità dell’Immacolata, mentre ci incita a glorificare Dio per la bellezza riserbata a Maria, madre di Cristo e nostra, ci aiuta anche a confrontarci sul nostro stato di bellezza spirituale.
Si tratta di cosa assai seria, perché la verifica della nostra autenticità cristiana passa anche per tale controllo, se è vero che la bellezza è essenziale per decifrare e realizzare la verità dell’uomo.
Maria, creatura tutta bella
L’immacolata concezione c’invita, in modo del tutto particolare, ad andare a Maria per la via della bellezza; Maria immacolata si offre al nostro sguardo credente nello splendore della grazia redentiva di Cristo e ci attrae.
«Maria è la creatura tota pulchra: è lo speculum sine macula; è l’ideale supremo della perfezione che in ogni tempo gli artisti hanno cercato di riprodurre nelle loro opere; è “la Donna vestita di sole” (Apocalisse, 12, 1), nella quale i raggi purissimi della bellezza umana si incontrano con quelli sovrani, ma accessibili, della bellezza soprannaturale».
La bellezza di Maria non è separabile dalla bellezza di Cristo. Maria è immacolata perché Cristo è santissimo; è piena di grazia perché Cristo con la sua redenzione è la causa di ogni santità; è “Tutta bella” perché è la madre del Re messianico, che è «il più bello tra i figli degli uomini» (Salmi, 44, 3).
«È come la luna; se si spegnesse il sole non la vedremmo più, se invece è splendente, lo è perché i raggi del sole battono su di lei. Così, se la Madonna ha tutte le grazie, le bellezze, la santità, la virtù, le ha perché è unita a Cristo come nessun’altra creatura: Cristo è la sorgente di tutte le bellezze e le grazie di cui rifulge Maria».
Nella bellezza dell’Immacolata è contemplabile la bellezza dell’intera umanità: in essa l’umanità viene restituita all’originaria innocenza e alla bellezza primigenia, e si compie realmente il simbolo della «vergine terra».
La bellezza come riflesso della santità
La via della santità coincide con la via della bellezza. L’esperienza cristiana della bellezza è quella che nasce nell’orizzonte della santità e della contemplazione: la bellezza è sperimentata nella serenità e nel distacco, nella semplicità e nella gratitudine.
La bellezza è percepita come un riflesso dello splendore divino; perciò è bellezza da contemplare, bellezza di cui ringraziare, bellezza da imitare.
C’è una causalità a catena: l’ascetica fa santi, la santità fa belli.
L’esercizio ascetico, pur così severo e affaticante, sbocca nella bellezza.
«L’ascetica - scrive Florenskij - crea non l’uomo “buono” ma l’uomo bello e il tratto distintivo dei santi non è affatto la “bontà”, che può essere presente anche in persone carnali e molto peccatrici, bensì la bellezza spirituale, la bellezza accecante della persona luminosa e luciferente, assolutamente inaccessibile all’uomo grossolano e carnale».
Da tutta l’esperienza neotestamentaria s’evince che la santità consiste nell’essere immacolati nell’amore (cfr. Efesini, 1, 4), cioè nell’essere belli agli occhi di Dio.
La santità è la più alta esperienza della bellezza, perché in essa Dio esprime la sua bellezza, a esempio la bellezza del suo canto.
«Il santo - scrive Enzo Bianchi - è il canto innalzato dalla misericordia del Dio tre volte santo e tre volte misericordioso».
La santità rende graditi a Dio perché fa belli e amabili ai suoi occhi.
L’affermazione di questo primato di Dio mediante le virtù teologali irradia una lucente dimensione estetica: «La Bellezza […] - scrive Cristina Campo - è teologica; sì, è una virtù teologale, la quarta, la segreta, quella che fluisce dall’una all’altra delle tre palesi. Ciò è evidente nel rito, appunto, dove Fede, Speranza e Carità sono ininterrottamente intessute e significate dalla Bellezza».
L’Immacolata nell’iconografia cristiana
Il soggetto si riferisce al concepimento di Maria nel grembo della madre Anna: poiché la Vergine era stata scelta come tramite per l'incarnazione di Cristo, ella doveva essere purissima, cioè immacolata.
Fu l'unica di tutto il genere umano a nascere senza la macchia del peccato originale.
Il tema dell'Immacolata concezione fu al centro di numerose dispute teologiche durante i secoli XII e XIII: da un lato i francescani, sostenitori del dogma, capeggiati da Duns Scoto, dall'altro i domenicani con Tommaso d'Aquino, che ne negavano la legittimità.
Il papato ne ratificò l'esistenza insieme agli altri articoli di fede, con definitiva pronuncia nel 1854.
Il tema appare piuttosto tardi nell'arte sacra, non prima del secolo XVI: dopo una prima fase in cui si diffonde sotto forma di disputa, esso si afferma con l'immagine della Vergine in piedi, che calpesta un serpente o un drago, simbolo di Satana.
L'iconografia fu ispirata dal poema compreso nelle Sacre scritture che va sotto il nome di Cantico dei Cantici.
Dopo la Controriforma, l'immagine dell'Immacolata Concezione si arricchì di elementi nuovi, quali: una mezzaluna crescente (simbolo di castità già appartenuto a Diana/Artemide), una corona di dodici stelle, elementi mutuati dalla donna incinta descritta nell'Apocalisse.
Il serpente e il drago sotto i piedi di Maria
Con la diffusione del culto venne anche a determinarsi, già dal ‘400, la necessità di un modo di rappresentare la Vergine Immacolata.
Il tema dell’immunità di Maria dal peccato originale è stato per secoli molto complesso e solo nel 1854 papa Pio IX ne proclamò il dogma.
Pertanto anche una adeguata iconografia ha subìto un lungo processo di adeguamento e diverse varianti.
Nel ‘500, in pittura, l’immagine più diffusa fu quella di una Madonna con il Bambino in braccio, sopra la luna, spesso accompagnata dai suoi simboli, presa a modello anche nel ‘600.
Soprattutto nelle grandi pale e tele d’altare gli attributi di Maria fanno da contorno alla sua immagine, inseriti in quadretti o nel paesaggio: spesso sono gli angeli che tengono in mano uno specchio, una corona, gigli, rose e altri simboli mariani.
Gli artisti, nella scelta dei simboli mariani, presero come riferimento il Cantico dei Cantici, una sorta di canto nuziale (epitalamio) che, per secoli, la Chiesa ha interpretato come metafora dell’unione tra Cristo e la Chiesa stessa.
Nell’iconografia dell’Immacolata il serpente a volte è attorcigliato intorno alla falce lunare, oppure è raffigurato sul globo, ma sempre in posizione di sottomissione alla Madre di Dio, che gli calpesta il capo, in segno inequivocabile di vittoria del bene sul male, della purezza e dell’innocenza sulle passioni.
Talvolta il serpente tiene fra le fauci una mela, chiara allusione alla colpa di Eva che però non macchia Maria.
Nel libro della Genesi il serpente viene così presentato: «Il serpente era la più astuta di tutte le bestie selvatiche fatte dal Signore Dio. … Allora il Signore Dio disse al serpente …’Io porrò inimicizia tra te / e la donna, / tra la tua stirpe / e la sua stirpe; / questa ti schiaccerà la testa / e tu le insidierai il calcagno’».
In alcune sculture del Cinquecento la Madonna tiene in braccio il Bambino che le offre una mela, simbolica contrapposizione ad Eva che riceve la mela dal serpente.
In seguito al peccato originale Dio maledice il serpente e lo condanna a soccombere sotto il piede della donna che schiacciandogli la testa vince il peccato e trionfa su di esso.
Maria assume così il ruolo affidatole da Dio di corredentrice, avvocata dell’umanità, mediatrice, aiuto nel combattere e vincere il peccato.
Il sole, la luna e le stelle
I simboli con cui la donna vestita di sole viene presentata da Giovanni - sole, luna e stelle - sono celesti; il drago è descritto invece con una simbologia terrestre.
Infatti viene identificato con quel serpente che nel racconto della Genesi spinse Eva al peccato originale, in seguito al quale Dio lo maledisse e lo condannò a soccombere sotto il piede della donna.
Il globo su cui talvolta striscia il serpente tentatore sta a significare il mondo intero e le anime tentate.
Seguendo il racconto dell’Apocalisse il drago viene identificato con Satana, il maligno.
La luna calpestata da Maria nell’iconografia sacra è in genere una semplice falce e nelle innumerevoli raffigurazioni dell’Immacolata a volte è calante, a simboleggiarne ancora la purezza, altre volte crescente, con la gobba rivolta verso l’alto, emblema del trionfo di Cristo sul peccato e sulla morte.
Dopo il Concilio di Trento, in molte opere d’arte, dipinti e sculture, ma anche nelle arti decorative, l’Immacolata non verrà più raffigurata con il Bambino in braccio ma da sola come una figura stante, con le mani giunte o al petto e lo sguardo rivolto verso il cielo oppure in basso, con il capo circondato da una corona di stelle, ma sempre sopra una falce di luna, nell’atto di calpestare il serpente.
Maria viene rappresentata con una veste bianca, simbolo della sua purezza e con il manto azzurro: la colpa di Eva infatti non intacca e non macchia la «tutta pura».
In quest’opera non troviamo però l’elemento iconografico che contraddistingue l’Immacolata: lo stellario, ossia un cerchio o «corona di dodici stelle… sul suo capo».
I simboli del Cantico dei Cantici
Il Cantico dei Cantici, attribuito al re Salomone, fu composto non prima del IV secolo a.C. e narra la storia d’amore tra un giovane e una fanciulla, ripetutamente descritti attraverso similitudini con il mondo vegetale.
Molti dei simboli attribuiti alla fanciulla del poema vengono infatti riferiti all’Immacolata e sono gli stessi simboli poi traslati nelle Litanie medievali e in quelle lauretane.
Il giglio tra le spine
Come un giglio fra i rovi, così l’amica mia tra le ragazze.
Il giglio bianco fra le spine del Cantico diviene simbolo della Immacolata in quanto purezza in mezzo ai peccati del mondo.
Maria come aurora, luna e sole
Chi è costei che sorge come l’aurora / bella come la luna, fulgida come il sole?
La luna è sempre stato uno dei simboli ricorrenti in molte civiltà e religioni del passato; la religione cattolica l’ha collegata alla figura di Maria Vergine, ma prima ancora nella Bibbia simboleggiava il popolo ebraico che illuminava il mondo riflettendo la luce di Dio.
Maria, Madre di Gesù e della Luce, illumina la via di tutti i Cristiani; Giovanni in un passo del suo Vangelo scrive: «Veniva nel mondo la luce vera che illumina ogni uomo».
Nell’Apocalisse lo stesso Giovanni fa intendere che la donna, rivestita della gloria di Dio, è Maria destinata a riflettere la luce divina con la sua purezza, proprio come la luna riflette la luce del sole.
La torre d’avorio e la fontana sigillata
E alla purezza allude la torre d’avorio: Il tuo collo è come una torre d’avorio.
L’avorio ha tre qualità: è bianco, puro e prezioso.
La torre d’avorio indica la inviolata e inviolabile castità di Maria, preziosa e immacolata il cui collo collega il capo alle membra.
Secondo S. Girolamo «Cristo è il capo della Chiesa e la sorgente di tutte le grazie, ma la Vergine Maria è come il collo attraverso il quale queste grazie passano, per rigenerare le membra del Corpo mistico di Cristo».
Maria è anche «torre di Davide», una fortezza invalicabile, inespugnabile dal nemico, inviolabile da alcuna creatura.
Fontana che irrora i giardini / pozzo d’acque vive / che sgorgano dal Libano.
Giardino chiuso ti sei, / sorella mia, mia sposa / sorgente chiusa, fontana sigillata.
Maria è fontana sigillata e il nemico non ha mai reso torbido il suo cuore.
Nel piccolo giardino recintato si trovano Lei e il Bambino: l’hortus conclusus sta a significare la purezza dell’Immacolata.
La palma, il vaso e lo specchio
La tua statura è slanciata come una palma.
Per l’armonia delle curve dei rami e del suo pennacchio la palma è simbolo di bellezza.
Cresce rigogliosa nel deserto e nelle zone aride, restando sempre verde, cioè, viva.
Le radici profonde e il tronco diritto rendono la palma simbolo del giusto che si innalza in alto, verso Dio.
Il giusto fiorirà come la palma, crescerà come il cedro del Libano si legge nel Salmo 92; la palma, insieme al cipresso, al cedro del Libano e all’ulivo è uno dei quattro legni secondo cui fu costruita la croce di Gesù.
Il cipresso è simbolo mariano perché le sue fronde protendono verso l’alto; è un albero sempreverde, ha il legno duro e resistente e quindi longevo.
La Madonna poi è una scala, ovvero il tramite per raggiungere il cielo.
La pietà medievale ha riferito anche il vaso alla Vergine Maria che nei testi dei Padri antichi e medievali, d’Oriente e d’Occidente, viene acclamata come vaso.
Con il titolo di vas viene onorata nelle Litanie lauretane: vas spirituale, vas honorabile, vas insignae devotionis (tempio dello Spirito Santo, tabernacolo dell’eterna gloria, dimora consacrata di Dio).
Speculum iustitiæ, specchio della giustizia, è un’altra invocazione nelle Litanie: Maria, limpida e pura, riflette in sé, come in uno specchio, la luce di Dio oltre che l’armonia, la verità e la bellezza.
È anche speculum sine macula, specchio senza macchia, e speculum pulchritudinis, specchio sempre nitido e luminoso.
Altro simbolo mariano è il tempio di Gerusalemme. Dio aveva due dimore: una nel cielo, l’altra sulla terra. La Vergine Maria è tempio dello Spirito Santo.
Il significato spirituale dell’Immacolata nell’Apocalisse
Ma siamo, per caso, ad avere nei confronti della bellezza di Maria immacolata una passiva contemplazione? Certamente no: siamo piuttosto invitati a imitare quella bellezza.
La contemplazione della Donna vestita di sole diventa così un invito alla trasformazione della vita. Maria non è soltanto il segno della grazia già compiuta, ma anche il modello verso cui tende l’esistenza cristiana.
Il Popolo di Dio, peregrinante nel tempo, si rivolge alla sua Madre celeste e domanda il suo aiuto; lo domanda perché Ella accompagni il cammino di fede, perché incoraggi l’impegno di vita cristiana e perché dia sostengo alla speranza.
Ne abbiamo bisogno, soprattutto in questo momento così difficile per l’Italia, per l’Europa, per varie parti del mondo.
Maria ci aiuti a vedere che c’è una luce al di là della coltre di nebbia che sembra avvolgere la realtà.
Per questo anche noi, specialmente in questa ricorrenza, non cessiamo di chiedere con fiducia filiale il suo aiuto: “O Maria, concepita senza peccato, prega per noi che a te ricorriamo”.
Ora pro nobis, intercede pro nobis ad Dominum Iesum Christum.
Il destino che ci aspetta è la Risurrezione, lo stesso destino di Gesù e di Maria che in Cielo ci attendono e che hanno preparato per noi un posto fin dall’eternità.
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