2 Corinzi 5:14: aiuto biblico sull’amore di Cristo

In 2 Corinzi 5:14 l’apostolo Paolo insegna che l’amore del Cristo ci possiede: Cristo è morto per tutti, affinché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risuscitato per loro.

Questo versetto mostra che l’amore di Gesù non è soltanto un sentimento da contemplare, ma una forza che cambia la vita, orienta le decisioni, rinnova il modo di guardare gli altri e conduce al servizio, alla riconciliazione e alla santità.

Il testo di 2 Corinzi 5:14-21

Fratelli, l’amore del Cristo ci possiede; e noi sappiamo bene che uno è morto per tutti, dunque tutti sono morti. Ed egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risorto per loro.

Cosicché non guardiamo più nessuno alla maniera umana; se anche abbiamo conosciuto Cristo alla maniera umana, ora non lo conosciamo più così. Tanto che, se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove.

Tutto questo però viene da Dio, che ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione. Era Dio infatti che riconciliava a sé il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe e affidando a noi la parola della riconciliazione.

In nome di Cristo, dunque, siamo ambasciatori: per mezzo nostro è Dio stesso che esorta. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio.

Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio.

«L’amore del Cristo ci possiede»

L’espressione «l’amore del Cristo ci possiede» indica che Paolo è mosso dall’amore di Gesù e non da considerazioni puramente umane. L’amore ricevuto da Cristo diventa il principio che orienta il suo pensiero, le sue relazioni, le sue fatiche e il suo annuncio.

Poiché l'amore del Cristo ci spinge, al pensiero che uno è morto per tutti e quindi tutti sono morti. Ed egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risuscitato per loro.

L’amore di Cristo ci costringe, essendo giunti alla conclusione che, se uno è morto per tutti, dunque tutti sono morti; e che egli è morto per tutti, affinché quelli che vivono, non vivano piú d’ora in avanti per sé stessi, ma per colui che è morto ed è risuscitato per loro.

Il verbo «possiede» non presenta l’amore di Cristo come una pressione esterna o come una costrizione contro la volontà. Esso descrive un amore così profondo da conquistare il cuore e da spingere il credente a vivere in modo nuovo.

«Uno è morto per tutti»

Il centro del messaggio è la morte di Cristo per tutti. Gesù, che non aveva conosciuto peccato, è morto in favore di persone peccatrici e ha portato su di sé la condanna che l’uomo non poteva eliminare con le proprie forze.

Nel corso della vita, ogni persona accumula colpe, sbagli, fallimenti, errori. Se una persona è onesta con se stessa, e tante persone NON lo sono, riconosce di avere alle spalle una montagna di sbagli e di colpe e di fallimenti.

Queste sono le parole usate nel mondo, ma la parola che Dio usa è peccato. Ogni persona ha alle spalle una montagna di peccati. Ognuno ha ferito altri, ognuno ha agito con stoltezza.

Questa montagna di peccati, di fallimenti e di errori influisce moltissimo su come uno vede se stesso, e come viene visto dagli altri. Considerando tutti gli sbagli passati, spesso si arriva a provare tanta vergogna davanti agli altri.

I fallimenti passati creano una brutta reputazione. Tante persone fanno molto per cercare di nascondere, o di negare, i loro sbagli e fallimenti, sia da loro stessi che dagli altri.

La conseguenza del peccato

Per quanto sia negativo essere visti male dagli altri, e stare male internamente a causa dei peccati accumulati nella vita, questa montagna di peccati porta ad una conseguenza molto, molto peggiore, una conseguenza terribile ma, per il momento, non visibile.

L’unico modo per riconoscere il vero male che il peccato produce è tramite la rivelazione che Dio ci dà nella sua parola, la Bibbia. Nella Parola di Dio, Dio annuncia al mondo che ogni uomo sarà giudicato in base ai propri peccati, e che il salario del peccato è la morte, ovvero, la separazione eterna da Dio.

Il mondo cerca di negare l’esistenza del peccato. Ormai, tante cose che Dio dichiara essere peccati, il mondo le definisce di libera scelta per le persone.

Però, per quanto il mondo possa negare l’esistenza del peccato, il peccato esiste, e produce il suo frutto amaro, sia in questa vita, sia nell’eternità.

La coscienza aggravata e il bisogno di perdono

L’accumulo di peccato produce una coscienza aggravata che non ha vero riposo. Nessun tipo di opera religiosa, né alcun altro tipo di opera, può liberare la coscienza dal peso del peccato.

Il peccato diventa un grande fardello che tiene la coscienza dell’uomo legata. Quindi, la grande montagna di peccati che uno ha accumulato nella propria vita, lo fanno stare male dentro, o lo fanno impegnare in tante cose per nascondere o per negare i propri peccati, e possono creare una reputazione negativa, che porta ad avere difficoltà con gli altri.

Questi problemi spesso producono ansia, depressione, scatti d’ira, e tanti altri problemi. Rovinano veramente la vita.

La soluzione viene da Dio, tramite il vero perdono. Grazie a Dio, esiste una vera soluzione, una soluzione totale e perfetta, una soluzione che è impossibile per noi, ma che è stata provveduta da Dio.

Cristo è morto al posto dei peccatori

Dio è diventato uomo, Gesù Cristo, e ha vissuto una vita perfetta, senza peccato. Quindi, Gesù non aveva colpa.

Poi, è morto sulla croce, lui innocente per noi colpevoli, subendo l’ira di Dio al posto dei peccatori.

Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio.

«Lo fece peccato» significa che Cristo fu reso solidale con la condizione umana segnata dal peccato e morì sulla croce come i peccatori, pur essendo senza peccato.

L’unico modo in cui è possibile togliere veramente la colpa del nostro peccato è che il nostro peccato sia punito; solo in quel modo, la colpa non esisterà più.

Se paghiamo noi la condanna, siamo dunque perduti per sempre. Quindi, è impossibile per l’uomo liberarsi dalla sua colpa.

Dio ha fatto quello che era impossibile per l’uomo. Quando Dio salva una persona, paga il suo debito totalmente in Cristo, e i suoi peccati vengono dimenticati per sempre.

«Tutti sono morti»

La frase «tutti sono morti» indica che la morte di Cristo coinvolge coloro che credono in lui: essi sono uniti alla sua morte e non appartengono più alla loro vecchia condizione dominata dal peccato e dall’egoismo.

Ed egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risuscitato per loro.

Vivere «per se stessi» significa avere come centro i propri desideri, la propria gloria, la propria sicurezza e i propri interessi. Vivere «per colui che è morto e risuscitato» significa appartenere a Cristo e orientare a lui l’intera esistenza.

La salvezza non consiste soltanto nell’essere liberati dalla colpa, ma anche nell’essere liberati dall’autoreferenzialità. Cristo non salva una persona affinché continui a vivere come prima, ma affinché viva per lui.

La morte con Cristo e la novità di vita

Che diremo dunque? Rimarremo forse nel peccato affinché la grazia abbondi? No di certo! Noi che siamo morti al peccato, come vivremmo ancora in esso?

O ignorate forse che tutti noi, che siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte? Siamo dunque stati sepolti con lui mediante il battesimo nella sua morte, affinché, come Cristo è stato risuscitato dai morti mediante la gloria del Padre, così anche noi camminassimo in novità di vita.

Perché se siamo stati totalmente uniti a lui in una morte simile alla sua, lo saremo anche in una risurrezione simile alla sua. Sappiamo infatti che il nostro vecchio uomo è stato crocifisso con lui affinché il corpo del peccato fosse annullato e noi non serviamo più al peccato.

Il battesimo richiama questa unione con Cristo nella morte e nella risurrezione. Il vecchio uomo muore con Cristo sulla croce, Dio crea una nuova persona.

Quanto a me, per mezzo della legge, sono morto alla legge affinché io viva per Dio. Sono stato crocifisso con Cristo: non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me! La vita che vivo ora nella carne, la vivo nella fede nel Figlio di Dio il quale mi ha amato e ha dato sé stesso per me.

Una nuova creatura

Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate: ecco, sono diventate nuove.

Quando Dio salva una persona, non solo toglie completamente tutta la sua colpa, ma gli dà un cuore nuovo. L’opera della salvezza rende la persona realmente una nuova creatura.

La parola tradotta con «nuova» indica una cosa nuova nella sua qualità, qualcosa che non esisteva prima. La persona che è in Cristo è una nuova creazione.

Infatti, tanto la circoncisone che l’incirconcisione non sono nulla; quello che importa è l’essere una nuova creatura.

Si tratta, quindi, di una nuova creazione. Come Dio aveva creato il mondo nel principio, ora, in Cristo, crea nuove creature, tramite la salvezza in Cristo.

La frase «le cose vecchie sono passate» riguarda la vecchia condizione di peccato, colpa, separazione da Dio e vita centrata su se stessi. Quando Dio salva una persona, le cose vecchie sono passate.

Al momento della salvezza, tutti i vecchi peccati di quella persona vengono presi e caricati su Cristo. Tutti i suoi fallimenti, tutti i suoi errori, tutte le cose stolte che ha fatto, vengono presi, e caricati su Cristo, e Cristo paga la condanna per tutte queste cose.

Questi peccati vengono allontanati per sempre dalla persona. Sono passate, non esistono più!

Il cambiamento del cuore

«Se uno è in Cristo, è una nuova creatura»: questo è il dono della nostra fede! Con il Battesimo noi siamo in Cristo, innestati in questo dono d'Amore che ci rende creature nuove.

Paolo vede ogni realtà, ogni situazione con gli occhi della fede perché in Cristo è diventato una nuova creatura. In Cristo anche noi, come Paolo, siamo creature nuove.

L'incontro con Gesù Cristo ti cambia da dentro, ti fa un'altra persona. Se uno è in Cristo è una nuova creatura, questo è il senso di essere una nuova creatura.

Diventare cristiano non è un maquillage che ti cambia la faccia, no! Se tu sei cristiano ti cambia il cuore ma se tu sei cristiano di apparenza, questo non va.

L'uomo vecchio è inchiodato alla croce con la nostra natura peccaminosa. Ora siamo creature nuove, salvate, liberate attraverso la Croce di Cristo.

Per questo possiamo vivere secondo lo Spirito che ci abita e ci ha inserito in Cristo attraverso il Battesimo. Dunque, liberiamo l'uomo nuovo che è in noi.

Non vivere più secondo la carne

Quante volte viviamo come se non fossimo già liberati, schiavi dell'uomo vecchio. Siamo consapevoli di tutto questo?

Scoprendoci amati, possiamo lasciarci guidare dallo Spirito Santo-Amore, liberarci pian piano dal nostro ego per diventare uomini e donne libere di realizzare noi stessi in cammini, progetti di Amore-dono, Amore-servizio.

L’amore di Cristo conduce il credente a rinunciare al dominio sull’altro e a smettere di usare le proprie ragioni come un’arma. In Lui anche il credente vive simbolicamente questa realtà di “morte”, ossia di rinuncia a far valere le proprie ragioni come un’arma contro e per il dominio sull’altro.

Nella resurrezione di Gesù tutti siamo risorti e possiamo risorgere ogni giorno. La risurrezione cioè è il compimento di ogni riconciliazione.

Un nuovo modo di guardare gli altri

Quindi, da ora in poi, noi non conosciamo più nessuno da un punto di vista umano; e se anche abbiamo conosciuto Cristo da un punto di vista umano, ora però non lo conosciamo più così.

Paolo non è mosso da considerazioni umane, ma il suo criterio di valutazione e i suoi rapporti sono ispirati dalla fede in Gesù Cristo morto e risorto.

Non guardare più nessuno «alla maniera umana» significa non definire le persone soltanto sulla base del passato, della reputazione, dell’apparenza, dell’origine, delle debolezze o dei fallimenti.

Profondamente cristologico, il pensiero teologico di Paolo mette al centro Gesù: il Signore di tutti i tempi è, al contempo, presente nel qui e ora dell’esistenza di ognuno di noi.

È Lui che ci permette di uscire dal guscio delle nostre chiusure, dai nascondimenti in noi stessi - tutti e ciascuno prigionieri del proprio narcisismo, gelosamente ripiegati nell’immagine di sé intessuta nel tempo.

Non c’è infatti uomo né donna, appartenenti a lingue o popoli o nazioni differenti, che non abbia in Dio la propria radice vitale: tutti, consapevolmente o meno, siamo protesi verso Lui e dipendiamo da Lui, in Gesù Cristo!

La riconciliazione viene da Dio

Tutto questo però viene da Dio, che ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione.

L’iniziativa della riconciliazione risale a Dio, passa attraverso Cristo e si propaga con la parola dei suoi inviati.

Era Dio infatti che riconciliava a sé il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe e affidando a noi la parola della riconciliazione.

La riconciliazione non è il risultato delle opere umane, della semplice religiosità o dei tentativi dell’uomo di rendersi accettabile davanti a Dio. È Dio stesso che prende l’iniziativa e offre il perdono mediante Cristo.

Un bellissimo brano nel Salmo 103 ci spiega come il sacrificio di Cristo ci libera veramente dalla condanna dei nostri peccati.

Il SIGNORE è pietoso e clemente, lento all’ira e ricco di bontà. Egli non contesta in eterno, né serba la sua ira per sempre. Egli non ci tratta secondo i nostri peccati, e non ci castiga in proporzione alle nostre colpe.

Come i cieli sono alti al di sopra della terra, così è grande la sua bontà verso quelli che lo temono. Come è lontano l’oriente dall’occidente, così ha egli allontanato da noi le nostre colpe.

«Lasciatevi riconciliare con Dio»

In nome di Cristo, dunque, siamo ambasciatori: per mezzo nostro è Dio stesso che esorta. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio.

La supplica apostolica è diretta a ogni persona: lasciarsi riconciliare con Dio significa accogliere il dono della grazia, riconoscere il proprio bisogno di perdono e affidarsi a Cristo.

Quando Dio salva una persona, toglie tutta la sua condanna, e la carica su Cristo Gesù, e Cristo paga totalmente quella condanna.

Così, la persona è totalmente liberata dalla sua colpa. Il suo peccato è stato allontanato da lui, quanto l’oriente è lontano dall’occidente!

Dio non si ricorderà più di quel peccato, perché è stato pagato completamente.

Io, io sono; per amor di me stesso cancello le tue trasgressioni e non mi ricorderò più dei tuoi peccati.

Perché avrò misericordia delle loro iniquità e non mi ricorderò più dei loro peccati.

Non mi ricorderò più dei loro peccati e delle loro iniquità.

Quando una persona viene giustificata per la fede in Cristo Gesù, non c’è alcuna condanna rimasta per quella persona.

Non c’è dunque più nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù, perché la legge dello Spirito della vita in Cristo Gesù mi ha liberato dalla legge del peccato e della morte.

Il ministero della riconciliazione

Dio ci ha riconciliati con sé per mezzo di Cristo e ci ha affidato il ministero della riconciliazione.

Nel nome del Signore risorto ci scopriamo anche noi, come e insieme all’Apostolo, ambasciatori, con la nostra stessa vita, di un messaggio nuovo e vivificante.

Vogliamo non solo lasciare che la Sua presenza viva sia dallo Spirito irradiata in noi e con noi, ma che si propaghi tra noi, uomini e donne che vivono nella fraternità universale e che hanno sete di riconciliazione.

Dio viene glorificato quando aiutiamo chi ha bisogno, e quando gli altri aiutano noi.

È Cristo stesso che ci rende capaci di amare, di perdonare, di essere strumenti di riconciliazione e di pace.

Il ministero della riconciliazione non consiste soltanto nel parlare, ma anche nel vivere in modo coerente con il messaggio ricevuto. Il credente è chiamato a mostrare nella propria vita la misericordia, il perdono e la pace che Dio ha donato in Cristo.

Vivere per Cristo ogni giorno

Ed egli è morto per tutti, affinché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risuscitato per loro.

Questa verità riguarda le scelte quotidiane, le relazioni, l’uso del tempo, le parole, il modo di affrontare le sofferenze e il modo di servire gli altri.

Non basta conoscere il contenuto del versetto; l’amore di Cristo deve diventare il motivo concreto della vita. Paolo mostra che il credente non appartiene più a se stesso, perché è stato comprato dall’amore di Cristo e vive in relazione con il Signore risorto.

Per questo, sia abitando nel corpo sia andando in esilio, ci sforziamo di essere a lui graditi.

Tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, per ricevere ciascuno la ricompensa delle opere compiute quando era nel corpo, sia in bene che in male.

Consapevoli dunque del timore del Signore, noi cerchiamo di convincere gli uomini. A Dio invece siamo ben noti; e spero di esserlo anche per le vostre coscienze.

Camminare per fede

Sappiamo infatti che se questa tenda, che è la nostra dimora terrena, viene disfatta, abbiamo da Dio un edificio, una casa non fatta da mano d’uomo, eterna, nei cieli.

Perciò in questa tenda gemiamo e desideriamo rivestirci della nostra abitazione celeste, affinché ciò che è mortale sia assorbito dalla vita.

Ora colui che ci ha formati per questo è Dio, il quale ci ha dato la caparra dello Spirito. Siamo dunque sempre pieni di fiducia e sappiamo che, mentre abitiamo nel corpo, siamo assenti dal Signore.

Camminiamo infatti per fede e non per visione. La speranza della comunione con il Signore sostiene il credente mentre vive nella condizione presente.

L’abitazione, una dimora non costruita da mani d’uomo, è il corpo vivificato dallo Spirito per la risurrezione finale.

La morte è un esilio dal corpo, ma è anche, allo stesso tempo, il compimento della comunione con Dio.

La riconciliazione e la fraternità

Il Risorto sigilla la storia sotto il segno della misericordia e nella sua carne, in modo definitivo, elimina ogni pretesto di separazione possibile, una volta per tutte.

Lui è morto per questo e senza porre condizione alcuna, in un modo assolutamente gratuito.

La nostra nuova identità in Cristo si rivela dal modo rinnovato con cui viviamo, ossia gustando la gioia di essere riconciliati da ogni divisione e da ogni atteggiamento autoreferenziale o autosufficiente.

La risurrezione cioè è il compimento di ogni riconciliazione. E non è un fatto puramente individuale, né di pochi, o dei soli bravi cristiani.

Solo così possiamo ritrovare il senso pieno ad ogni istante della nostra esistenza terrena, del nostro percorso e passaggio in questo tempo mortale, già portatori di eternità e immortalità.

Il Suo amore ci inondi e nel Suo agape, amore incondizionato e gratuito, si possa ritrovare, sempre e di nuovo, quella gioia e completezza altrimenti irraggiungibile ed effimera.

Come meditare 2 Corinzi 5:14

  • Ricorda l’origine dell’amore: l’iniziativa viene da Cristo, che è morto e risuscitato per noi.
  • Riconosci la nuova appartenenza: chi vive per Cristo non considera più se stesso il centro della propria esistenza.
  • Abbandona lo sguardo puramente umano: in Cristo le persone non sono definite soltanto dal passato o dalle apparenze.
  • Accogli il perdono: Dio riconcilia a sé il peccatore mediante Cristo e non gli imputa le sue colpe.
  • Vivi come nuova creatura: le cose vecchie sono passate e sono diventate nuove.
  • Diventa strumento di riconciliazione: l’amore ricevuto da Cristo può raggiungere altri attraverso parole e opere.
  • Cammina per fede: la speranza cristiana non dipende dalla visione immediata, ma dalla fiducia nel Signore.

In una pausa di silenzio ripenso al mio Battesimo e al dono ricevuto: Signore, donami la consapevolezza dell'essere creatura nuova perché già liberata da Te.

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