Musica di quando Maria vede Gesù crocifisso: lo Stabat Mater

La musica tradizionalmente associata a Maria ai piedi della Croce è lo Stabat Mater, un inno latino del XIII secolo che contempla il dolore della Madre mentre vede Gesù crocifisso. La preghiera invita a guardare Maria, a condividere il suo dolore e, attraverso di lei, a fissare gli occhi sulla sofferenza e sull’amore di Cristo.

Un inno tradizionale, e la preghiera e la contemplazione che propone, possono portare il nostro cuore al Calvario. Secondo lo Stabat Mater, non c’è modo migliore di farlo che stare ai piedi della Croce con Maria.

Che cos’è lo Stabat Mater

Scritto nel XIII secolo, questo inno è familiare ai cattolici, molti dei quali hanno cantato i suoi primi 14 versetti recitando la Via Crucis. Il testo, però, è più di una musica di transizione.

Nell’inno latino, l’autore ci invita prima a guardare Maria, e poi a passare da lei alla Croce, chiedendoci infine di fissare gli occhi sul cielo. L’inno inizia chiedendoci di allontanare lo sguardo da Gesù, guardando invece sua madre.

È questo il motivo per il quale gli artisti pop cristiani cantano della Croce, il motivo per cui gravitiamo intorno a immagini della Passione e recitiamo la Via Crucis ogni venerdì. Vogliamo ricacciare indietro il nostro cinismo e meditare davvero sulla sofferenza e la morte di Cristo.

Maria ai piedi della Croce

Sembra controintuitivo distogliere lo sguardo da Gesù per comprendere meglio la sua sofferenza, ma quando vediamo il suo dolore attraverso gli occhi di sua Madre diventa ancora più profondo. Quelle spine hanno perforato la fronte che ha baciato a Betlemme.

Le sue ginocchia insanguinate per il fatto di essere caduto sotto il peso della croce sono le stesse che ha medicato quando era bambino. Non può stringergli le mani ora, perché sono forate e inchiodate alla Croce.

Addolorata, in pianto la Madre sta presso la Croce da cui pende il Figlio. Immersa in angoscia mortale geme nell’intimo dei cuore trafitto da spada. Quanto grande è il dolore della benedetta fra le donne, Madre dell’Unigenito!

Piange la Madre pietosa contemplando le piaghe del divino suo Figlio. Chi può trattenersi dal pianto davanti alla Madre di Cristo in tanto tormento? Chi può non provare dolore davanti alla Madre che porta la morte del Figlio?

Maria ai piedi della Croce

Guardare la Passione attraverso gli occhi della Madre

Se abituati come siamo al pensiero della morte di Dio non possiamo piangere per il suo dolore, guardiamo a Lei. Pensate alle migliaia di madri che oggi tengono i figli morti tra le braccia e piangono.

“Chi può non provare dolore davanti alla Madre che porta la morte del Figlio?”, chiede l’inno, e credo che la risposta sia “Nessuno”. Noi che guardiamo con aria assente il Dio crocifisso appeso nel nostro salotto dovremmo fermarci quando consideriamo che si è lasciato dietro una madre che lo ha visto morire - per noi.

Per i peccati del popolo suo ella vede Gesù nei tormenti del duro supplizio. Per noi ella vede morire il dolce suo Figlio, solo, nell’ultima ora.

Dalla sofferenza di Maria alla Croce di Cristo

Dopo otto versetti, siamo finalmente invitati a spostare lo sguardo da Maria a suo Figlio, ma lo facciamo con una preghiera: “O Madre, sorgente di amore, fa’ ch’io viva il tuo martirio, fa’ ch’io pianga le tue lacrime. Fa’ che arda il mio cuore nell’amare il Cristo-Dio, per essergli gradito”.

Abbiamo dimenticato come piangere una tragedia che ha avuto luogo duemila anni prima della nostra nascita, e quindi chiediamo a lei, il cui dolore è ancora fresco, di volgere il nostro cuore verso suo Figlio. Ti preghiamo, madre, di insegnarci a soffrire insieme a Lui che ha sofferto per me.

Insegnami a piangere il mio peccato che lo ha crocifisso. E lì, accanto alla nostra Madre immacolata, vedendo il dolore che il nostro peccato ha provocato non solo a Lui ma anche a lei, impariamo a soffrire nuovamente.

Il dolore di Maria spezza il nostro cuore indurito di modo che il dolore di Gesù possa trasformarlo.

Il testo dello Stabat Mater

Strofe iniziali

Addolorata, in pianto la Madre sta presso la Croce da cui pende il Figlio. Immersa in angoscia mortale geme nell’intimo dei cuore trafitto da spada.

Quanto grande è il dolore della benedetta fra le donne, Madre dell’Unigenito! Piange la Madre pietosa contemplando le piaghe del divino suo Figlio.

Chi può trattenersi dal pianto davanti alla Madre di Cristo in tanto tormento? Chi può non provare dolore davanti alla Madre che porta la morte del Figlio?

Per i peccati del popolo suo ella vede Gesù nei tormenti del duro supplizio. Per noi ella vede morire il dolce suo Figlio, solo, nell’ultima ora.

La preghiera alla Madre

O Madre, sorgente di amore, fa’ ch’io viva il tuo martirio, fa’ ch’io pianga le tue lacrime. Fa’ che arda il mio cuore nell’amare il Cristo-Dio, per essergli gradito.

Ti prego, Madre santa: siano impresse nel mio cuore le piaghe del tuo Figlio. Uniscimi al tuo dolore per il Figlio tuo divino che per me ha voluto patire.

Con te lascia ch’io pianga il Cristo crocifisso finché avrò vita. Restarti sempre vicino piangendo sotto la croce: questo desidero.

O Vergine santa tra le vergini, non respingere la mia preghiera, e accogli il mio pianto di figlio.

«Stabat Mater» – Himno en honor de los Siete Dolores de la Santísima Virgen María – Canto Gregoriano

La preghiera come meditazione della Passione

La prima volta che ho visto La Passione di Cristo ho pianto. Mentre tornavo a casa dal cinema ho dovuto chiedere ai miei amici di smettere di parlare - non riuscivo a sostenere la minima conversazione dopo aver visto una tale violenza inflitta al mio Salvatore.

Ho provato la stessa cosa quando l’ho visto la seconda volta, e la quinta, e la decima. Tra l’una e l’altra, però, quella brutalità è diventata qualcosa di “scontato”, e come mi ero indurita di fronte alla verità della Passione, lo stesso era accaduto nei confronti del suo adattamento cinematografico.

Ci siamo semplicemente abituati. Diamo per scontato che Dio sia nato in una stalla, senza fermarci neanche un momento a stupirci per questo. Passiamo rapidamente oltre alla resurrezione dei morti e alla guarigione dei lebbrosi, e versiamo a malapena una lacrima quando Dio viene torturato per salvarci.

Ho tracorso molte Quaresime cercando di risvegliare in me i sentimenti che La Passione mi ha fatto provare la prima volta, e se la fede non è una questione di sentimenti, può essere ben più potente quando si affronta davvero il proprio peccato e i suoi effetti su Gesù.

Unire il proprio dolore a quello di Cristo

Fammi portare la morte di Cristo, partecipare ai suoi patimenti, adorare le sue piaghe sante. Ferisci il mio cuore con le sue ferite, stringimi alla sua croce, inèbriami del suo sangue.

Il testo si volge poi al cielo, pregando che la nostra contrizione qui ci santifichi, che meditare sulla Croce ci allontani dal peccato e ci porti ad abbracciare Cristo, qui e nell’aldilà.

È questo l’obiettivo ultimo della nostra preghiera, l’obiettivo di qualsiasi cosa che facciamo: diventare suoi.

Se in questa Quaresima vi sentite insensibili, trascorrete un po’ di tempo a meditare sulla sofferenza di Maria nella Passione. Pregate come lo Stabat Mater, “Uniscimi al tuo dolore”.

Nel meditare sulla sofferenza di Maria e nel chiederle di aprire il nostro cuore a quello di Cristo, possa anche il nostro cuore essere trafitto da una spada per diventare più simile al Suo.

La speranza oltre la Croce

Nel suo ritorno glorioso rimani, o Madre, al mio fianco, salvami dall’eterno abbandono. O Cristo, nell’ora del mio passaggio fa’ che, per mano a tua Madre, io giunga alla mèta gloriosa.

Quando la morte dissolve il mio corpo aprimi, Signore, le porte del cielo, accoglimi nel tuo regno di gloria. Amen.

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