Il rapporto tra padre Malachi Martin e il Terzo Segreto di Fatima ruota attorno a una questione ancora discussa: se il testo pubblicato dal Vaticano nel 2000 rappresenti l’intero contenuto della rivelazione oppure soltanto una parte di essa. Martin dichiarò di aver letto il Segreto nel febbraio 1960, ma affermò di essere vincolato da un giuramento e di non poter comunicarne le parole precise.
Nelle sue interviste e nei suoi libri, tuttavia, descrisse il nucleo del Segreto come qualcosa di «terrificante» e «orrendo», più grave di una guerra nucleare, dell’annientamento di nazioni o di una persecuzione sanguinosa della Chiesa. Secondo questa interpretazione, il dramma centrale sarebbe una crisi spirituale e dottrinale interna alla Chiesa, fino alla formazione di una “anti-Chiesa” contrapposta alla vera Chiesa di Cristo.
Chi era padre Malachi Martin
Malachi Brendan Martin, talvolta noto con lo pseudonimo di Michael Serafian, nacque a Ballylongford, nella contea di Kerry, in Irlanda, il 23 luglio 1921 e morì a New York il 27 luglio 1999. Fu presbitero, teologo e scrittore irlandese naturalizzato statunitense.
La famiglia era molto religiosa e la fede cattolica era praticata e insegnata. I suoi genitori, Conor e Katherine Fitzmaurice Martin ebbero cinque figli, tra cui Malachi, e cinque figlie. Quattro dei cinque figli divennero sacerdoti, tra cui anche il fratello Francis Xavier Martin, che oltre ad essere un sacerdote fu anche uno storico.
Dopo aver frequentato per tre anni l’University College di Dublino, dove si laureò in filosofia, Malachi Martin entrò nella Compagnia di Gesù nel 1939: come affermò verso la fine della sua vita, Pater Sanctus Ignatius aveva “catturato interamente la mia anima”.
Il suo ingresso nell’ordine dei Gesuiti segnò allo stesso tempo l’inizio di una disciplina che durerà tutta la vita e che alla fine trasformerà questo novizio pienamente “catturato” in uno degli studiosi più eruditi della sua generazione.
Gli studi e l’attività accademica
Dopo aver conseguito un dottorato in archeologia, studi orientali e lingue semitiche presso l’Università Cattolica di Lovanio, Malachi Martin proseguì gli studi post-laurea a Oxford e all’Università Ebraica di Gerusalemme, occupandosi infatti di quello che, nelle sue lettere, definisce una “conoscenza cristologica precristiana”.
Avvalendosi di fonti ebraiche e arabe anteriori all’era cristiana, decifrò le vestigia di quella saggezza “cristologica” e ne meditò il significato. Inoltre, come esperto nel campo della paleografia semitica, pubblicò 24 articoli solo su quell’argomento.
Martin contribuì anche all’ondata di ricerche incentrate sui Rotoli del Mar Morto all’epoca recentemente scoperti, un argomento sul quale scrisse un libro in due volumi. Va aggiunto che questi studi lo portarono dalle biblioteche al campo, a siti archeologici sparsi nel mondo mediterraneo, un’esperienza che senza dubbio lasciò il segno nel suo animo sensibile.
Malachi Martin fu ordinato sacerdote nel 1954 - quindici anni dopo essere entrato nell’ordine dei gesuiti - e quattro anni dopo assunse l’ambita posizione di segretario privato del cardinal Bea, carica che occupò fino al 1964.
In un colpo solo p. Martin diventò un insider del Vaticano: un confidente dei cardinali, con accesso diretto anche al Papa. Questo passaggio avvenne nel 1958, anno del fatidico passaggio da papa Pio XII a Giovanni XXIII.
In concomitanza con questo avanzamento Malachi Martin fu nominato professore presso il Pontificio Istituto Biblico, dove insegnò varie materie, dalla Scrittura all’ebraico, all’aramaico, alla paleografia.
Inoltre insegnò teologia in una filiale dell’Università di Loyola, si associò alle Chiese ortodosse e orientali e fu attivo nel Segretariato per la promozione dell’unità dei cristiani, di cui il cardinal Bea era a capo.
L’uscita dalla Compagnia di Gesù
È vero che Malachi Martin, quando era studente a Lovanio, potrebbe essere stato in parte in sintonia con le nozioni d’avanguardia proposte da teologi come de Lubac, Chenu e Congar, che come lui stesso disse insegnavano “segretamente” dottrine che all’epoca erano considerati “pericolose” se non addirittura eretiche.
Ma con il passare degli anni il suo pensiero cambiò; mentre l’ordine dei Gesuiti, e in misura minore la Chiesa in generale, durante i giorni esaltanti del Vaticano II si stavano spostando visibilmente a sinistra, Malachi Martin sembrò spostarsi nella direzione opposta al punto da abbracciare infine l’assoluta bimillenaria tradizione fino a quel momento affermata inequivocabilmente dal Magistero cattolico.
Accadde così che questo gesuita molto favorito si trovò, sempre più urgentemente, di fronte a un dilemma disperato: restare dov’era e compromettere le sue convinzioni più profonde, oppure rinunciare a tutto ciò che aveva guadagnato con la promozione e buttare via tutto come “semplice paglia”… alla fine Martin scelse quest’ultima strada.
Nel giugno del 1964, solo quattro mesi dopo aver accompagnato Papa Paolo VI in pellegrinaggio in Terra Santa, rassegnò le dimissioni dal Pontificio Istituto e nel febbraio dell’anno successivo chiese di essere rilasciato dall’ordine dei Gesuiti.
La richiesta fu accolta, nel luglio del 1965 Malachi Martin ruppe i legami e partì da Roma. Nonostante diverse voci contrarie, sappiamo sia dalla sua testimonianza che da quella dei suoi superiori che se ne andò in regola, e anche con la benedizione di Papa Paolo VI, che lo mandò in viaggio con un’apposita dispensa.
L’anno successivo stabilì la residenza a New York, dove il cardinale Terence Cooke gli concesse il permesso di esercitare il ministero di sacerdote secolare.
Gli anni negli Stati Uniti
Dopo il suo esodo da Roma e dall’ordine dei Gesuiti, Malachi Martin si ritrovò solo e senza mezzi in un ambiente radicalmente nuovo, un mondo drasticamente diverso da tutto ciò che aveva conosciuto in passato.
Non fu facile, aveva bisogno prima di tutto di mantenersi, e non c’era nessuno che lo aiutasse, nessuno che lo sponsorizzasse. Per sbarcare il lunario accettava qualunque lavoro gli si presentasse: dal lavare i piatti, alla guida di un taxi, ma nello stesso tempo si stava facendo conoscere nell’ambiente intellettuale.
Nel 1967, appena un anno dopo il suo arrivo a New York, gli fu assegnata una borsa di studio Guggenheim che gli permise di intraprendere la sua nuova carriera: quella, in definitiva, di un autore americano di bestseller.
Il primo libro che ne risultò, intitolato “The Encounter: Religion in Crisis”, pubblicato nel 1969, si rivelò abbastanza efficace da fargli vincere il Choice Book Award sponsorizzato dall’American Library Association.
Lo stesso anno Malachi Martin ricevette una seconda borsa di studio Guggenheim, che gli permise di continuare il suo lavoro letterario senza interruzioni. Al primo libro seguirono “Tre papi e il cardinale” (1972), “Jesus Now” (1973) e il primo dei suoi quattro bestseller, “Hostage to the Devil: The Possession and Exorcism of Three Living Americans” (1975).
Oltre ad essere ritenuto una celebrità affascinante e piuttosto pittoresca, Malachi Martin divenne in questo periodo ampiamente riconosciuto come uno studioso di spicco in vari campi.
Lavorò quindi come redattore per l’Enciclopedia Britannica e la National Review ed era anche ricercato per interviste e come ospite alla radio e alla televisione. Nel frattempo continuò a scrivere senza sosta, aggiungendo altri quattordici titoli importanti.
L’elenco si conclude con la pubblicazione nel 1996 di quella che forse è la sua opera magnum: “The Windswept House”, edito in spagnolo col titolo “El Ultimo Papa”.
Il ruolo di Martin nella discussione sul Terzo Segreto
Padre Malachi Martin, un ex gesuita rimasto fedele a Sant’Ignazio di Loyola, che ebbe il privilegio di conoscere integralmente la terza parte del Segreto di Fatima, nei suoi libri raccontò tutto, o quasi, quello che stava accadendo nella Chiesa.
Fu uno dei pochi uomini al mondo che ebbe il privilegio di leggere - interamente - la terza parte del segreto di Fatima. Vincolato al giuramento di mantenere il segreto, non lo rivelò mai, ma qualcosa lasciò intendere nei suoi libri riguardanti la crisi nella Chiesa cattolica.
Martin dichiarò di aver letto il testo una mattina agli inizi del febbraio 1960, dopo aver prestato un semplice giuramento di segretezza. Per questo motivo sostenne di non poter comunicare i dettagli, cioè le espressioni usate.
La sua posizione non consisteva quindi nella pubblicazione di un testo presentato come autentico, ma in una serie di allusioni, interpretazioni e descrizioni del significato generale che egli attribuiva al Segreto.
La pubblicazione ufficiale del 2000
Il 13 maggio 2000 a Fatima venne dato l’improvviso annuncio che il Terzo Segreto di Fatima sarebbe stato finalmente rivelato.
Il 26 giugno, il Vaticano rilasciò ufficialmente il testo del Segreto, completo del supposto facsimile del medesimo nella scrittura di Suor Lucia del 1944, ed un commentario del Cardinal Ratzinger.
La pubblicazione ufficiale presentò una visione nella quale compaiono un angelo con una spada di fuoco, un “Vescovo vestito di Bianco”, vari vescovi, sacerdoti, religiosi, religiose e laici, una città in rovina, una grande Croce e il sangue dei martiri.
Il testo pubblicato dal Vaticano
“Dopo le due parti che già ho esposto, abbiamo visto al lato sinistro di Nostra Signora un poco più in alto un Angelo con una spada di fuoco nella mano sinistra; scintillando emetteva fiamme che sembrava dovessero incendiare il mondo; ma si spegnevano al contatto dello splendore che Nostra Signora emanava dalla sua mano destra verso di lui: l’Angelo indicando la terra con la mano destra, con voce forte disse: Penitenza, Penitenza, Penitenza!
E vedemmo in una luce immensa che è Dio: ‘qualcosa di simile a come si vedono le persone in uno specchio quando vi passano davanti’ un Vescovo vestito di Bianco ‘abbiamo avuto il presentimento che fosse il Santo Padre.’ Vari altri Vescovi, Sacerdoti, religiosi e religiose salire una montagna ripida, in cima alla quale c’era una grande Croce di tronchi grezzi come se fosse di sughero con la corteccia.
Il Santo Padre, prima di arrivarvi, attraversò una grande città mezza in rovina e mezzo tremulo con passo vacillante, afflitto di dolore e di pena, pregava per le anime dei cadaveri che incontrava nel suo cammino; giunto alla cima del monte, prostrato in ginocchio ai piedi della grande Croce venne ucciso da un gruppo di soldati che gli spararono vari colpi di arma da fuoco e frecce.
E allo stesso modo morirono gli uni dopo gli altri i Vescovi, Sacerdoti, religiosi e religiose e varie persone secolari, uomini e donne di varie classi e posizioni. Sotto i due bracci della Croce c’erano due Angeli ognuno con un innaffiatoio di cristallo nella mano, nei quali raccoglievano il sangue dei Martiri e con esso irrigavano le anime che si avvicinavano a Dio.”
Le obiezioni alla versione ufficiale
Alcuni ambienti cattolici tradizionali hanno espresso dubbi sull’interpretazione vaticana e sull’idea che il testo pubblicato esaurisca l’intero contenuto del Terzo Segreto.
Il rinvio al 1960
Il Terzo Segreto doveva essere rivelato nel 1960. Secondo le fonti Vaticane, tale anno sarebbe stato determinato da Suor Lucia, in base alla sua intuizione che la situazione “allora sarebbe diventata più chiara.”
Nel 1946, tuttavia, Suor Lucia dichiarò al Canonico Barthas che era necessario attendere fino al 1960 per la rivelazione del Segreto “perché la SS. Vergine desidera così”.
Non è logico pretendere che un ritardo di 40 anni sia conforme ai desideri della Nostra SS. Madre. Questo ritardo, perciò, è un serio problema per il quale non vi è stata adeguata spiegazione.
Una valida congettura riguardo alla soppressione del vero Terzo Segreto, basata sullo studio di esperti di Fatima, è che la sua pubblicazione nel 1960 avrebbe fornito uno smorzatore alla entusiastica demolizione modernista che avvenne al Concilio Vaticano II.
Anche se il 1960 fosse stato determinato solamente da Suor Lucia, cos’è che sarebbe “diventato più chiaro” come risultato? Nulla! Come indica il perspicace osservatore Jim Larrabee, questa versione del Segreto non è imperniata su alcun anno particolare, né rende nulla “più chiaro”.
Le questioni linguistiche e manoscritte
Ci sono incongruenze nel manoscritto se comparato ad altri manoscritti di Suor Lucia, per non menzionare anche i problemi grammaticali, con frasi come “mezza in rovina e mezzo tremante.”
Ci sono anche frasi e concetti mal costruiti, come ad esempio “le anime dei cadaveri.” Sono “i cadaveri che incontrò” o “le anime che incontrò”?
Un altro sono “le anime irrigate col sangue dei martiri.” Non sono essi i martiri? Allora è il loro proprio sangue? Perché o come irrigare un’anima col sangue? Non erano già irrigate con il loro martirio?
Questo ha qualche senso? E se i “cadaveri” sono i “martiri,” perché pregare per loro? Se non lo sono, chi sono?
La coerenza con i primi due Segreti
Questo Terzo Segreto non sembra coerente con il Primo e il Secondo Segreto. La visione dell’inferno e le parole pronunciate da Nostra Signora sono chiare e dirette.
Questo presunto Terzo Segreto, d’altro canto, è simbolico. Come può questo Terzo Segreto legare correttamente coi testi dei primi due?
Il “Vescovo vestito di Bianco”
Secondo il Vaticano, il “Vescovo in bianco” è Giovanni Paolo II per la presunta correlazione tra il martirio del Vescovo e il tentato assassinio di Giovanni Paolo II il 13 maggio 1981, a Roma.
Questa è solo una presunzione, non un fatto. La correlazione diventa anche più tenue alla luce del fatto che il Vescovo in bianco muore, mentre Giovanni Paolo II non morì.
L’interpretazione offerta dal Vaticano è un “dare il bianco,” secondo il sito Internet di Fatima di Padre Nicholas Gruner, il 27 giugno 2000.
Padre Kramer riporta nel commento che Suor Lucia scrisse a Giovanni Paolo II il 12 maggio 1982, un anno dopo il tentativo di assassinio, affermando che la completa realizzazione della profezia non era ancora avvenuta.
In quella lettera essa non fece assolutamente alcun riferimento al tentativo di assassinio. Padre Kramer continua: “L’interpretazione del Vaticano non ha fondamento né nel testo della visione, né nella comprensione del Segreto da parte di Suor Lucia, come espressa nella sua lettera al papa del 1982. In breve, siamo di fronte ad ‘un’imbiancata’ del Terzo Segreto.”
L’assenza di parole della Madonna
Il commento indica inoltre che, contro ogni aspettativa, non c’è una sola parola di Nostra Signora in questo supposto Terzo Segreto.
Abbondano del pari anche altri problemi. La Congregazione di Maria Immacolata Regina e The Reign of Mary, pertanto, necessariamente sospendono il giudizio finale circa questo testo del Terzo Segreto di Fatima, e pregano che possano emergere segni più evidenti della sua autenticità.
Sebbene crediamo di stare vivendo in tempi Apocalittici, tuttavia non accettiamo l’interpretazione emessa dal Vaticano.
Il racconto dell’intervista ad Art Bell
Una delle principali testimonianze pubbliche di Martin sul Terzo Segreto proviene dall’intervista realizzata da Art Bell il 13 luglio 1998. Padre Malachi Martin morì l’anno successivo.
Art Bell gli chiese se avesse letto il Terzo Segreto e se gli fosse stato mostrato. Martin rispose: “Sì, mi è stato dato da leggere una mattina agli inizi del febbraio 1960”.
Alla domanda se la pubblicazione del Segreto avrebbe potuto provocare uno scandalo per le persone e per la Chiesa, Martin rispose: “Potrebbe essere. E proprio questa è una delle ragioni per cui non è stato pubblicato; ed è per questo che giace in un limbo; da cui difficilmente riuscirà ad uscire”.
Martin aggiunse: “Sarebbe uno scandalo. Su questo non ci sono dubbi. Avrebbe effetti differenti sulle persone, Art. Alcune persone, se sapessero che questo è l’autentico Terzo Segreto di Fatima, si arrabbierebbero terribilmente”.
Il testo letto da Art Bell
Il 14 maggio 1998 Art Bell lesse durante il suo programma una trascrizione presentata con grande cautela. Il preambolo era il seguente: “Ok. Non ho nessun diritto di dire che ciò che segue è autentico. Non ho nessun modo di saperlo. Tutto ciò che posso dirvi è che sento che è vero. Sembra che sia il Terzo Segreto di Fatima. Lo deciderete voi stessi. Eccolo”.
Il testo attribuito alla trascrizione affermava: “Una grande piaga colpirà l’umanità. In nessuna parte del mondo vi sarà ordine. Satana controllerà anche le posizioni più elevate in modo da determinare l’andamento delle cose.
Avrà successo nel sedurre gli spiriti dei grandi scienziati che inventano le armi, con le quali sarà possibile distruggere una vasta parte dell’umanità in pochi minuti. Satana avrà il suo potere. I potenti che comandano le persone le sproneranno a produrre enormi quantità di armi.
Dio punirà gli uomini più duramente del Diluvio. Sarà il tempo di tutti i tempi e la fine di tutte le fini. Il grande e il potente morirà con il piccolo e il debole.
Anche per la Chiesa sarà il tempo della sua prova più grande. I cardinali si opporranno ai cardinali. I vescovi si opporranno ai vescovi. Satana camminerà fra loro.
E a Roma si verificheranno dei cambiamenti. La Chiesa sarà oscurata e il mondo sarà scosso dal terrore.
Nella seconda metà del XX secolo scoppierà una grande guerra. Dal cielo cadrà fuoco e fumo. Le acque degli oceani si vaporizzeranno e il vapore salirà e inonderà tutto.
L’acqua dell’oceano si trasformerà in un velo di vapore. Milioni e milioni di persone moriranno di ora in ora. Coloro che resteranno vivi invidieranno i morti.
Ovunque si getterà il proprio sguardo si vedrà angoscia, miseria, rovina in ogni nazione. Il tempo si sta avvicinando. L’abisso si spalanca senza speranza.
Il buono muore con il cattivo. Il grande con il piccolo. I principi della Chiesa con i fedeli. I governanti con il loro popolo.
Vi sarà morte ovunque a causa degli errori commessi dai non credenti e dai folli seguaci di Satana, che allora, e solo allora, avranno il controllo del mondo.
Alla fine, quelli che sopravvivranno, proclameranno nuovamente Dio e la Sua Gloria ad ogni occasione e Lo serviranno come quando il mondo non era depravato”.
La valutazione di Martin
Quando Art Bell gli chiese se quello fosse il testo che aveva letto nel 1960, Martin rispose: “Non è il testo che mi è stato dato da leggere nel 1960. Ci sono alcuni elementi che appartengono al testo”.
Alla successiva domanda, Martin confermò che alcuni elementi del testo letto da Bell appartenevano al Terzo Segreto, pur precisando che non si trattava del testo completo.
Art Bell domandò quindi se il Segreto potesse essere tanto traumatico quanto suggeriva il testo, o addirittura ancora di più. Martin rispose: “Di più”.
Quando Bell insistette, Martin precisò: “Sì, di più. Molto di più. L’elemento centrale del Terzo Segreto è terribile. E non è in quel testo”.
Martin aggiunse: “Non è nel testo? No, non c’è, grazie a Dio”.
Art Bell osservò che lo shock contenuto nel messaggio avrebbe potuto cambiare le cose e forse avrebbe dovuto essere rivelato. Martin dichiarò di essere pienamente d’accordo, ma spiegò di non avere l’autorità pubblica per farlo e di non sapere se quella sarebbe stata la volontà di Dio.
Il contenuto più grave secondo Martin
Secondo padre Malachi Martin, il Terzo Segreto non avrebbe avuto come essenza principale l’attacco delle forze della natura contro l’umanità.
Alla domanda di Art Bell su ciò che aveva appena letto, Martin rispose: “Quello che lei ha appena letto è, essenzialmente, è l’attacco furioso delle forze della natura… sicuramente, satana sta camminando, ecc., qualcosa del genere, fra gli uomini… ma, essenzialmente, è come se la natura si rivoltasse contro la razza umana”.
Martin proseguì: “Questo è, essenzialmente, con tutte queste terribili catastrofi, un castigo, e questa non è l’essenza del Terzo Segreto, e comunque non è la parte spaventosa”.
Alla fine aggiunse: “Oltrepassa l’immaginazione”.
La lettura attribuita a Martin sposta dunque l’attenzione dalle catastrofi materiali alla crisi della Chiesa, alla perdita della fede, alla confusione dottrinale e alla possibilità di una contraffazione interna della Chiesa cattolica.
La “anti-Chiesa” dentro la Chiesa
Nel suo libro “The Keys of This Blood”, pubblicato nel 1990, Martin descrisse una parte della gerarchia come una forza progressista intenzionata a cambiare la Chiesa dall’interno.
«Alcuni vescovi e prelati assieme ai loro assistenti hanno elevato se stessi ad anti-Chiesa all’interno della Chiesa. Essi non vogliono abbandonare la Chiesa. Non intendono separarsi. Non intendono scuotere l’unità della Chiesa.
Non intendono obliterare la Chiesa, ma cambiarla in base ai loro piani; ed è ad oggi banale nelle loro teste che i loro piani siano inconciliabili con il piano di Dio rivelato fino ai giorni nostri dal successore di Pietro e dalla sua autorità magisteriale.
Essi sono convinti di poter riconciliare questa Chiesa e i suoi nemici attraverso un “decente compromesso”, di essere i soli a capire cosa sta accadendo, e di essere i soli a poter assicurare il successo della Chiesa di Cristo compattandola con quella dei leaders mondiali.
Ma nella loro devota creazione dell’anti-Chiesa dentro la Chiesa - a partire dal Vaticano fino al livello della vita parrocchiale - hanno alfine minato l’unità della Chiesa».
La confusione nella fede cattolica
“Una indagine degli ultimi 50 anni della storia cattolica conduce alla conclusione che il più grande singolo misfatto nell’ambito dell’alto e del basso clero è stata la tolleranza e la propagazione della confusione sugli elementi chiave della fede cattolica fra tutti i cattolici.
Questa tollerata confusione è stata un diretto risultato della dissidenza tollerata di teologi e vescovi riguardo gli stessi elementi chiave. Perché tollerare la confusione significa propagare la confusione.
Un dovere primario e fondamentale di ogni ufficio ecclesiastico e la responsabilità ecclesiale legata a tutti gli uffici nella Chiesa comprendono il chiarimento, l’inconfondibile insegnamento e l’applicazione delle regole basilari e delle credenze fondamentali che la Chiesa sostiene e dichiara esser necessarie alla salvezza.
Se i cattolici hanno qualche diritto nella Chiesa, loro diritto primario è quello di ricevere tale insegnamento inequivocabile e di essere soggetti alla sua schietta e non esitante applicazione”.
Martin identificava quattro elementi nei quali, a suo giudizio, ecclesiastici e membri della Chiesa avevano tollerato e propagato una confusione particolarmente grave:
- l’Eucaristia;
- l’unicità e la verità della Chiesa Cattolica Romana;
- l’Ufficio Petrino del Vescovo di Roma;
- la moralità relativa all’attività riproduttiva umana.
Il compromesso con il mondo
Martin sosteneva che le precedenti regole di comportamento morale della Chiesa Cattolica Romana riguardo ai principi collegati alla vita, al concepimento, al matrimonio, alla morte e alla sessualità, dovessero essere portate in un fraterno allineamento con le prospettive, i desideri e le pratiche del mondo intero.
Secondo questa lettura, l’anti-Chiesa non sarebbe necessariamente una struttura separata e riconoscibile, ma una trasformazione interna della Chiesa, realizzata attraverso compromessi, riforme dottrinali e adattamenti allo spirito del mondo.
La “superforza” progressista e il papato
L’ex padre gesuita spiegava che vi era, e vi è ancora, una “super force” progressista nella Gerarchia cattolica fedele non a Cristo, ma al Nuovo Ordine Mondiale, il cui scopo è quello di cambiare il magistero della Chiesa dall’interno con il pretesto delle “riforme” e del dialogo con i “lontani”.
Questa “super force” stava lavorando, secondo padre Malachi, per mettere sul Trono di Pietro un cardinale progressista, pur non facendo parte del loro gruppo.
Padre Martin raccontò che la “super force” progressista era già all’opera per trovare il giusto successore di Giovanni Paolo II.
«Tutto sarà messo in atto nel prossimo Conclave da una struttura ecclesiale nella quale hanno lavorato per almeno 25 anni e non hanno fatto nulla per piegare, combattere o solo correggere le aberrazioni dello “spirito del Vaticano II”, ma lo hanno fomentato passivamente, non facendo nulla, o attivamente, perché sposavano lo stesso “spirito del Vaticano II”.
Questi cardinali verranno da diocesi nelle quali la vasta maggioranza dei vescovi non conoscerà e non vorrà conoscere nulla di ciò che non gli sembrerà coerente con lo “spirito del Vaticano II”. Le parrocchie e le diocesi dietro di loro saranno già completamente lievitate nello stesso “spirito”.»
La separazione interna della Chiesa
Martin descriveva così le conseguenze dell’elezione del candidato della “super force”:
«I cattolici vedranno allora lo spettacolo di un Papa validamente eletto che separerà l’intero corpo della Chiesa, sciolto dalla sua unità tradizionale e la struttura apostolica orientata al papato che la Chiesa aveva finora creduto di istituzione divina.
Il brivido che scuoterà il corpo della Chiesa Cattolica in quei giorni sarà il brivido della sua agonia. Perché le sue pene verranno dal suo interno, orchestrate dai suoi leaders e dai suoi membri.
Nessun nemico esterno avrà portato a questa situazione. Molti accetteranno il nuovo regime. Molti resisteranno. Tutti saranno frammentati.»
“Windswept House” e la crisi della Chiesa
Ciò che padre Malachi Martin non ha potuto scrivere in “The Keys of This Blood”, lo ha però fatto nel libro “Windswept House”, pubblicato nel 1996.
Si tratta di un romanzo, ma il nostro autore ha affermato che il 95% degli eventi nel libro è reale e l’85% dei personaggi sono persone vere.
Tutto avviene nei giorni nostri, ma comincia nel 1963, quando il 29 giugno, solennità dei Santi Pietro e Paolo e giorno scelto per l’incoronazione del nuovo Romano Pontefice Paolo VI, un gruppo di prelati commette nella Cappella Paolina un orrendo delitto criminale.
Secondo il racconto, si tratterebbe di un rituale satanico in cui, col proprio sangue, i partecipanti giurano fedeltà a Satana, lo incoronano re del Vaticano e si impegnano a cambiare la Chiesa cattolica dall’interno.
Fanta-religione? Libertà artistica o esagerazioni di un romanziere? Ai più scettici viene ricordato che papa Benedetto XVI, nel 2009, ha riconsacrato la Cappella Paolina a porte chiuse, che fu riaperta al pubblico in quello stesso anno dopo i restauri.
E che lo stesso papa Paolo VI, nella famosa omelia del 29 giugno del 1972, fece scalpore, affermando di avere la sensazione che «da qualche fessura sia entrato il fumo di Satana nel Tempio di Dio».
La rappresentazione dell’infiltrazione satanica
Nel libro, padre Malachi offre una rappresentazione di prelati di alto rango, cardinali, vescovi e membri della Curia, che, stringendo un’alleanza con le lobby del Nuovo Ordine Mondiale, lavorano per costringere il Papa regnante ad abdicare.
Il loro obiettivo sarebbe l’elezione di un candidato di orientamento progressista e fedele allo “spirito del concilio”, destinato a cambiare radicalmente la fede cattolica e ad allineare l’operato del mondo cattolico all’agenda del Nuovo Ordine Mondiale.
Il Papa del racconto, inoltre, si opporrà totalmente al Nuovo Ordine Mondiale, difendendo col suo magistero la legge morale naturale, nonché cercando di rinvigorire la cristianità cattolica liberalizzando il Vetus Ordo Missae e provando a riformare il Novus Ordo Missae.
«Al Papa, il Papa Slavo lo definisce padre Martin pensando ovviamente a Giovanni Paolo II, viene consegnato un dossier riservato che mette in luce le storture e i veri e propri crimini commessi da tanti chierici nel mondo.
Ciò accade mentre monta la pressione mondialista perché la Chiesa, attraverso un pronunciamento magisteriale del Papa, proclami alcuni ripensamenti dell’etica cattolica.
Nello stesso tempo il Papa già anziano e malato viene invitato da una cerchia ristretta di Cardinali a dimettersi onde affidare a loro il compito di nominare un Papa più “compiacente” rispetto alle esigenze del “mondo”.»
Pedofilia, satanismo e scandali ecclesiastici
Padre Malachi, circa 10 anni prima che scoppiasse lo scandalo dei “preti-pedofili”, scriveva che «omosessualità e satanismo erano fra i virus più antichi insinuatisi nel corpo politico della Chiesa. La differenza era adesso data dal fatto che l’attività omosessuale e satanica aveva ottenuto un nuovo status all’interno di quel corpo politico».
Nel libro “Hostage to the Devil”, pubblicato originariamente nel 1976 e poi di nuovo nel 1992, padre Martin affrontava cinque casi esemplari di possessione diabolica, chiarendo la reale esistenza del Maligno e consigliando come evitarne la penetrazione nelle nostre vite.
Nella prefazione alla seconda edizione del volume metteva in evidenza la crescita del fenomeno del satanismo, la sua capillare diffusione, la sua penetrazione nella società e l’esposizione sempre più indifesa dei bambini al fenomeno satanista in tutte le sue espressioni.
In particolare scriveva: “In almeno tre grandi città degli USA membri del clero hanno a loro disposizione almeno un coven, luogo di ritrovo per il rituale satanico, pedofiliaco, popolato e mantenuto esclusivamente da membri del clero”.
L’attenzione posta da Martin sul fenomeno della pedofilia nel clero cattolico era evidentemente inusuale per quegli anni, dunque non può che meravigliare.
La Messa e la “nuova chiesa nella Chiesa”
Secondo Martin, l’elemento centrale e più vitale che sarebbe stato distrutto è proprio la Messa.
“Non esiste altra vera Messa nel rito romano. Ecco: questo è il dato cruciale, il riconoscimento chiave su cui tutto ruota! La nostra salvezza è stata operata sul Calvario: e nel profondo essi, gli architetti e i fautori del Nuovo Ordine, esprimono l’odio di Lucifero per il Calvario, perché la Messa è il Calvario”.
Per quanto riguarda la liturgia nuova o “riformata”, la cosiddetta Messa del Novus Ordo, il punto cruciale da sottolineare è che il Calvario è stato in effetti asportato - o almeno reso “facoltativo” - con mezzi estremamente artificiosi.
Seguendo sulle orme di Martin Lutero si è operato il passaggio dall’autentico Sacrificio a una sorta di celebrazione comunitaria, una sorta di pasto “commemorativo”.
Ora, sembra che Malachi Martin non sia arrivato al punto di dichiarare invalida di per sé la Messa del Novus Ordo; tuttavia pensava che tendesse ad esserlo: “Se mi chiedi la mia opinione personale, credo che la maggior parte delle messe del Novus Ordo non siano valide, per un motivo o per l’altro”.
Era inoltre convinto che la creazione liturgica di Annibale Bugnini fosse disastrosa nel suo effetto complessivo: “Penso che la Nuova Messa sia la fonte di tutte le nostre difficoltà”.
La Messa del Novus Ordo ne costituisce, in fondo, il cuore e il centro di quella che può quindi essere definita la Chiesa del Novus Ordo, ciò che Malachi Martin definisce perspicacemente come “una nuova chiesa nella Chiesa”: una chiesa creata dall’uomo fondata sulla scia del Vaticano II, che “è in realtà un’anti-Chiesa”.
Il rapporto tra il Segreto e l’apostasia
Secondo le interpretazioni più forti attribuite a Martin, il Terzo Segreto avrebbe un contenuto apocalittico ed escatologico, in profonda sintonia con le pagine della Sacra Scrittura che parlano del mysterium iniquitatis.
Il Terzo Segreto ha un contenuto apocalittico e corrisponde, pertanto, ai testi escatologici delle Sacre Scritture. È questo ciò di cui parlava il Cardinal Ratzinger quando rivelò che il Segreto riguardava i “novissimi”, ovvero le “ultime cose”, e corrisponde a ciò che è rivelato nelle Sacre Scritture.
Questa linea interpretativa vede nella profezia non una semplice successione di disgrazie, ma una prova radicale della fede, nella quale la Chiesa autentica viene purificata e messa di fronte a una contraffazione interna, seducente e infedele.
Le parole attribuite a Giovanni Paolo II
Papa Giovanni Paolo II, quando gli fu chiesto in Germania riguardo al Terzo Segreto, affermò che “dobbiamo essere preparati a passare grandi prove in un futuro non troppo remoto, prove che ci richiederanno di essere pronti a donare le nostre vite”.
Papa Giovanni Paolo II, all’epoca ancora Cardinale Wojtyła, aveva elaborato questo suo pensiero durante una visita negli Stati Uniti, nel 1976: “Siamo di fronte al più grande e storico conflitto che l’umanità abbia mai sofferto. Penso che gran parte della Società Americana o della Comunità Cristiana non se ne rendano conto.
Stiamo per assistere al confronto finale tra la Chiesa e l’anti-Chiesa, del Vangelo contro l’anti-Vangelo”.
Alla luce della lettura di padre Malachi Martin, questo sarebbe il cuore del Terzo Segreto: non una semplice successione di disgrazie, ma una prova radicale della fede.
Il riferimento a Pio XII
Già Pio XII, nel 1945, parlava del mondo come «sull’orlo di un abisso spaventoso», avvertendo che l’umanità avrebbe dovuto prepararsi a soffrire cose mai viste prima nella storia.
Secondo questa prospettiva, tali parole costituirebbero un’eco indiretta del contenuto del Segreto e della grande prova spirituale destinata a investire la Chiesa e il mondo.
La consacrazione della Russia e il grande castigo
In questa chiave, il Terzo Segreto si collega strettamente alla richiesta di Fatima riguardo alla consacrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria.
Secondo alcune interpretazioni profetiche, la consacrazione non sarebbe stata compiuta nei tempi richiesti, un grande castigo - già preannunciato da molti santi e mistici - colpirà il mondo e la Chiesa.
Tuttavia, la consacrazione della Russia sarà infine realizzata e impedirà il trionfo definitivo del progetto di satana. La “Torre di Babele” dell’anti-Chiesa, cioè il tentativo di costruire una religione globale senza croce e senza verità, non sarà completata.
Gesù Cristo Nostro Signore ha annunciato che il principe di questo mondo è stato scalzato dal suo trono, sul quale pertanto non potrà mai più sedere.
Il regno di Satana sarà distrutto prima che possa venire eretto di nuovo, e per questo la Torre di Babele non verrà mai completata.
La grande tribolazione
Tutta la furia dell’inferno sarà lasciata libera di scatenarsi sulla terra per cercare di detronizzare Cristo Re e per instaurare satana al suo posto.
Sarà il culmine del “mistero dell’iniquità” rappresentato dalla Torre di Babele e dall’apocalittico “mistero di Babilonia”: la “chiesa” contraffatta, la “chiesa dell’eresia” ed il suo “papa”.
Le antiche persecuzioni di Roma impallidiranno al confronto degli orrori che avverranno durante questa grande “tribolazione” che Nostro Signore ci ha predetto nel Santo Vangelo, e che Pio XII disse essere molto vicina.
È questo il cuore, il nucleo del Terzo Segreto, secondo l’interpretazione esposta da padre Paul Kramer e dagli ambienti che ritengono incompleta la pubblicazione vaticana.
Guerra, castigo e rivelazione integrale
Secondo alcune fonti legate a Fatima, riprese da chi studia il Terzo Segreto in questa ottica, il contenuto integrale verrebbe finalmente rivelato solo nel contesto di una grande guerra mondiale, quando ormai gli eventi saranno esplosi.
Poco dopo la primavera del 1991, quando visitai Fatima, la Madonna rivelò a Suor Lucia, secondo una fonte assai affidabile di Fatima, che il Terzo Segreto sarebbe stato rivelato durante il corso di una grande guerra.
Il Terzo Segreto non è ancora stato rivelato pienamente, come lo stesso Cardinale Ratzinger avrebbe ammesso in una conversazione privata con un amico personale di Giovanni Paolo II di nazionalità tedesca.
Quest’ultimo aveva chiesto lumi al cardinale riguardo alla presunta pubblicazione “completa” del Terzo Segreto. Ratzinger rispose: “in verità, non tutto è stato pubblicato”.
Il Terzo Segreto sarà rivelato, ma sarà tardi: ciò avverrà solo dopo che la prossima guerra mondiale sarà ormai scoppiata.
La profanazione dei luoghi sacri
La dissacrazione delle chiese Cattoliche e dei santuari da parte dei fedeli pagani, ed il mischiarsi della vera religione con quelle false, sono il segnale che il castigo avverrà presto, in un futuro assai prossimo.
La profanazione del santuario, di un Luogo Sacro a Dio, è un atto empio, sacrilego e blasfemo che chiede giustizia ed una punizione immediata ed esemplare.
È per questo motivo e per rimanere giusto che Nostro Signore non può pazientare ancora a lungo in presenza delle abominazioni sacrileghe che vengono oggigiorno perpetrate nelle chiese e nei santuari Cattolici.
È proprio contro questa categoria di peccati che Dio disse: “E anch’io agirò con furore; l’occhio mio non li risparmierà… e io non avrò pietà: farò ricadere sul loro capo la loro condotta” (Ezechiele 8,18; 9,10).
La grande apostasia e l’ipotesi dell’antipapa
Alla luce di molte profezie cattoliche, studiate per decenni da autori legati a questa interpretazione, la grande apostasia, predetta dalla Scrittura e attribuita al Terzo Segreto, si manifesterebbe in modo formale sotto il regno di un falso papa, di cui parlarono anche san Francesco d’Assisi e altri mistici.
Il vero Papa, in questo scenario, sarebbe costretto a fuggire da Roma, non riuscendo a compiere la consacrazione richiesta.
Sarà il suo successore - in una fase di Chiesa purificata dal castigo - a consacrare finalmente la Russia insieme ai vescovi del mondo.
Allora la Russia si convertirà, il Cuore Immacolato di Maria trionferà, molti ritorneranno alla Tradizione e vi sarà un tempo di pace dopo la purificazione.
Sulla base delle conclusioni che ho tratto dopo aver studiato le profezie Cattoliche, sin dal 1970, ritengo che la Grande Apostasia, predetta nelle Scritture e nel Terzo Segreto di Fatima, sarà formalizzata sotto il regno dell’antipapa di cui parlò San Francesco di Assisi, durante il pontificato del prossimo successore di Papa Giovanni Paolo II, il quale dovrà fuggire da Roma e non sarà in grado di compiere la consacrazione.
Sarà il Papa successivo a questo, secondo la mia umile opinione e secondo la profezia dello stigmatico Romano Antonio Ruffini, ovvero il secondo Papa dopo Giovanni Paolo II, che consacrerà finalmente la Russia al Cuore Immacolato di Maria, insieme a tutti i vescovi del mondo.
La Russia sarà convertita. Il Cuore Immacolato di Maria trionferà. Un gran numero di Tradizionalisti Russi entrerà in seno alla Chiesa Cattolica.
La Russia sarà convertita e la Chiesa tornerà di nuovo alle Sue tradizioni. Vi sarà pace. Ma questo avverrà dopo il castigo.
Il rapporto con Benedetto XVI e la rinuncia papale
Solo pochissimi anni fa sarebbe stato non solo poco probabile, ma pure poco possibile pensare alla rinuncia di un Papa al munus petrino; nonché alla conseguente elezione di un successore - preparata da anni - che avrebbe lentamente, ma inesorabilmente, aperto processi il cui fine è cambiare la Chiesa cattolica dall’interno.
Il Papa che ha difeso i principi non negoziabili e liberalizzato il Vetus Ordo Missae e che, alla fine ha abdicato, non è Giovanni Paolo II, bensì Benedetto XVI.
Nel libro, padre Malachi Martin elenca qualche nome della “super force”: Joseph Louis Bernardin di Chicago, Basil Hume di Westminster, Paulo Evaristo Arns di San Paolo, nonché Godfried Danneels di Bruxelles.
Il cardinale belga Godfried Danneels avrebbe rivelato al mondo l’esistenza della “mafia di San Gallo” e la scelta dell’argentino Jorge Mario Bergoglio come loro candidato a succedere a Giovanni Paolo II già dal 2002.
Ciò che padre Malachi Martin scrisse in quei due libri, si è avverato tutto o quasi, tranne che in qualche dettaglio, benché non di poco conto.
La visione di Martin sul governo mondiale
Martin considerava le rivelazioni di Fatima “l’evento chiave che spiega la fortuna sempre maggiore dell’organizzazione del Cattolicesimo Romano e l’evento determinante del futuro prossimo della Chiesa nel millennio successivo, il terzo millennio”.
Ed è l’evento determinante. Ed ecco perché gli uomini forti, e con uomini forti intendo persone che praticano l’arte della politica, come Casaroli, che è appena morto, o Papa Giovanni Paolo II, sono quelli che le persone notano sempre come grandi figure nella storia, come Napoleone, Hitler, Stalin.
Hanno il desiderio di un potere indistruttibile. E loro possono opporsi al compatto desiderio di milioni di persone e riescono a imporre il proprio punto di vista, anche se soltanto fino ad un certo punto, fino a quando crollano.
Allo stesso modo, a Roma, ci sono persone che hanno forti volontà. Vivono tutta la loro vita utilizzando la propria abilità politica. Si occupano di macro-governo.
Non è soltanto una religione, è un destino. Loro sono là, fra i grandi.
La cooperazione con le istituzioni internazionali
Alla domanda sul ruolo della Chiesa riguardo a quello che molti indicano come il prossimo governo mondiale, un unico controllo mondiale, Martin rispose che la linea già scelta dai leader, dai manager, dai prelati e dal papato era quella della cooperazione.
La risposta in questo momento è questa: da Giovanni XXIII a Paolo VI ed ora a Giovanni Paolo II, lasciateci cooperare.
Come ha detto Paolo VI nel suo famoso discorso del dicembre 1965: “Lasciateci cooperare con l’uomo per costruire il suo habitat.”
E Giovanni Paolo II era un ardente sostenitore della tendenza verso un governo mondiale per ragioni geopolitiche.
Quando si è rivolto alle Nazioni Unite, nella sua lunga lettera, questo è stato il suo saluto: “Io, Giovanni, vescovo di Roma e membro dell’umanità.”
Ora c’è una politica di cooperazione per la costituzione dell’Unione Europea, con le Nazioni Unite e il Vaticano, e la Chiesa è in lista nella lotta fra l’assemblea generale delle Nazioni Unite e le organizzazioni non-governative.
Il Vaticano, sul colle del Vaticano, ha all’incirca più di 140 ambasciatori di nazioni diverse. Costituisce una parte integrante della nostra vita internazionale.
Ha ambasciatori e rappresentanti in più di 90 nazioni, compresi la Russia ed Israele ed ha alcuni rappresentanti a Pechino, non ancora con uno stato diplomatico, ma presto otterranno anche quello.
Le accuse sul satanismo in Vaticano
Martin affermò che, dopo il rituale descritto in “Windswept House”, era emersa una presenza permanente di chierici che praticavano il culto di Satana, di vescovi e preti coinvolti in condotte sessuali criminali e di religiose impegnate in rituali esoterici.
“Improvvisamente divenne indiscutibile che ora durante questo papato, l’organizzazione della Chiesa Cattolica Romana portava dentro di sè una permanente presenza di chierici che praticavano il culto di Satana e lo apprezzavano; di vescovi e preti che si sodomizzavano a vicenda e sodomizzavano bambini; di suore che praticavano i ‘riti neri’ della wicca, e che vivevano in relazioni lesbiche”.
“Ogni giorno, inclusa la domenica e i giorni santi, atti di eresia e blasfemia erano commessi e permessi ai sacri Altari da uomini che un tempo erano chiamati preti.
Atti e riti sacrileghi non solo erano effettuati dinanzi i sacri Altari, ma avevano la connivenza o almeno il tacito permesso di alcuni Cardinali, arcivescovi e vescovi”.
“Il loro numero totale era minoritario - qualcosa come dall’uno al dieci percento dei consacrati. Ma di questa minoranza, molti occupavano sorprendentemente alte posizioni o ranghi”.
“I fatti che conducevano il Papa ad un nuovo livello di sofferenza erano principalmente due: i sistematici legami organizzativi - la rete, in altre parole - che era stata stabilita fra alcuni gruppi di chierici omosessuali e covens satanisti.
E la disordinata potenza ed influenza di questa rete.”
Il “fumo di Satana” e la purificazione della Chiesa
Secondo una delle interpretazioni proposte, il riferimento di Paolo VI al “fumo di Satana” potrebbe essere collegato alla crisi interna descritta da Martin.
Questa storia potrebbe spiegare benissimo il famoso “fumo di Satana” di cui parlò Paolo VI, probabilmente allorquando venne a sapere, anni dopo, della vicenda.
Martin avrebbe condiviso le parole attribuite al Santo Padre riguardo alla vera natura del Terzo Segreto: “oggi lo vediamo in modo realmente terrificante che la più grande persecuzione alla chiesa non viene dai nemici di fuori, ma nasce dal peccato nella chiesa.
E che la chiesa ha quindi ha profondo bisogno di rimparare la penitenza, accettare la purificazione, imparare il perdono ma anche la necessità della giustizia.”
Sebbene siano molte le resistenze che il Santo Padre ha subito e molte le omertà anche del mondo dell’informazione che sembra preferire la vulgata del Cardinal Bertone all’evidenza sia dei fatti che delle parole del Papa, viene sostenuto che il Terzo Segreto parli proprio della connessione fra satanismo e una parte minoritaria del clero cattolico dedito ad atti abominevoli.
Chi lo conosceva, come padre Martin, ha cercato per tutta la sua vita di lanciare segnali, di indicare l’elemento sconvolgente e raccapricciante dal quale nasce la persecuzione della Chiesa.
È rimasto inascoltato ed è morto nel 1999, prima che scoppiasse negli Stati Uniti lo scandalo pedofilo in tutto il suo orrore.
La questione dell’autenticità
La Congregazione di Maria Immacolata Regina e “The Reign of Mary” sospendono il giudizio finale circa il testo del Terzo Segreto di Fatima pubblicato dal Vaticano e pregano che possano emergere segni più evidenti della sua autenticità.
Se è un inganno, come alcuni sospettano, possa ciò essere reso noto al più presto possibile.
Le dichiarazioni di Martin non costituiscono una trascrizione completa del Segreto. Egli stesso precisò di non poter comunicare il testo e di non riconoscere come autentico il testo letto da Art Bell.
La sua testimonianza, quindi, viene utilizzata soprattutto per sostenere l’ipotesi che il testo ufficiale non contenga l’intero messaggio e che la visione pubblicata debba essere interpretata alla luce di una crisi spirituale interna alla Chiesa.
Resta inoltre la distanza tra il testo ufficialmente pubblicato, composto prevalentemente da immagini simboliche e privo di parole attribuite direttamente alla Madonna, e la descrizione di Martin, secondo cui il nucleo del Segreto sarebbe “molto di più” e “oltrepasserebbe l’immaginazione”.
La domanda che rimane aperta è quindi la stessa posta dagli interpreti tradizionali del messaggio di Fatima: perché non sarebbe stato rivelato per intero il Terzo Segreto?
Il significato spirituale attribuito al Segreto
Non siamo di fronte a una curiosità da appassionati di misteri, ma a un richiamo alla serietà dei tempi.
Se il Terzo Segreto, nella linea interpretativa di padre Malachi Martin, annuncia la grande lotta tra Chiesa e anti-Chiesa, tra Vangelo e anti-Vangelo, allora ogni credente è chiamato a:
- custodire la fede cattolica integrale;
- rimanere fedele al Magistero di sempre;
- rifugiarsi nel Cuore Immacolato di Maria;
- vivere i sacramenti come arma di combattimento spirituale.
Il Terzo Segreto - secondo questa lettura - non viene dato per spaventare, ma per preparare: non spettatori, ma testimoni; non curiosi di segni, ma anime pronte a rimanere fedeli a Cristo quando tutto sarà scosso.
«Chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato» (Mt 24,13).
